Assisi, Basilica di San Francesco: Giotto “ritrovato” nella Cappella di San Nicola

Adesso  la Basilica di San Francesco, seriamente danneggiata dal sisma del 1997,  è tornata al suo splendore. Tutti i  restauri pittorici sono stati completati, con l’ultimo intervento nella Cappella di San Nicola, situata nella Basilica Inferiore, mentre è ancora vivo il ricordo della mostra  del 2010, “I colori di Giotto”, tenutasi direttamente sui ponteggi, durante  l’esecuzione dei lavori quando i visitatori, in un’occasione unica e difficilmente ripetibile, poterono ammirare gli affreschi a distanza di pochi centimetri dall’opera. Ma i restauri non  hanno dato solo  nuova vita alle strutture e alle pitture, perché sono stati anche l’occasione per la rivitalizzazione  degli studi  che da tempo riguardano la corretta attribuzione degli affreschi stessi, che una volta si riconduceva “in toto” a Giotto. La storia di queste attribuzioni è lunga e complessa. Le prime a essere oggetto di una più attenta indagine furono “Le storie di Isacco,”situate nella parte alta della navata della Chiesa Superiore, dapprima riattribuite ad un non meglio identificato Maestro di Isacco, poi a Giotto e successivamente al pittore della scuola romana Pietro Cavallini, uno dei pochi in grado ai suoi tempi, secondo la critica, assieme a Giotto e ad Arnolfo di Cambio, di valorizzare e far emergere la volumetria della rappresentazione, in un’epoca ancora dominata  dal rigido “appiattimento” bizantino delle figure.

Poi  entrarono in discussione le 28 Storie di San Francesco situate nella parte bassa della navata. Sembrava quasi un sacrilegio togliere a Giotto la paternità di queste opere,ma alcuni studiosi anglosassoni come Rintelen, Oertel e Meiss  ci provarono seriamente in completo disaccordo con gli studiosi italiani. L’unico dubbioso rimase sempre Federico Zeri ed ora lo studio ravvicinato che si è potuto fare sugli affreschi sembra dargli ragione, come dichiarato dal direttore dei restauri Bruno Zanardi che attribuisce il ciclo a un pittore della scuola romana, probabilmente lo stesso Pietro Cavallini  delle Storie di Isacco

Ma Giotto, ridimensionato forse definitivamente nella Basilica Superiore, ritorna come protagonista degli affreschi della Cappella di San Nicola, situata a destra dell’altare nella Basilica Inferiore.Trascurata già in passato e restaurata per ultima, la cappella ha dato forse la sorpresa più grande. Qui tutti si trovano concordi. La tavolozza  pittorica e la forza dei corpi  protesi a cercare la loro dimensione tridimensionale nello spazio, somigliano troppo agli affreschi della Cappella degli Scrovegni, perché ci siano dubbi sulla paternità di Giotto. E poi c’è un ‘altra curiosa particolarità  e si tratta della sigla GB trovata sul materiale lapideo all’interno della cappella stessa. Chi può essere se non Angiolo di Bondone detto Giotto?

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