Addio a Giancarlo Bornigia. Fondò il Piper e il Gilda

bornigia-morto-tuttacronacaGiancarlo Bornigia si è spento la scorsa notte per un arresto cardiaco al Policlinico Umberto I di Roma, dove era stato ricoverato due giorni fa per problemi al cuore. I funerali avranno luogo lunedì 26 agosto alle ore 11, nella chiesa di Santa Chiara, in piazza dei Giochi Delfici. Bornigia, che avrebbe compiuto 83 anni il prossimo 29 settembre, lavorava come commerciante di automobili quando nel 1965,  con Alberigo Crocetta, ex marò della Decima Mas, e l’importatore di carni Alessandro Diotallevi apre a Roma in via Tagliamento, nel quartiere Coppedè, il Piper. Un locale che lanciò personaggi come Patty Pravo e Renato Zero e che presto diventò un vero e proprio fenomeno di costume diventando una delle icone del boom italiano degli anni ’60. Il fotografo del Messaggero, Rino Barillari, ricorda: “Tutto il mondo ci è passato. Sembrava un santuario, tutti a parlare del Piper. Cambiò il volto della città”. Il figlio del “re delle notti romane”, Giancarlo junior, ha raccontato all’Ansa: “Mio padre era stato ricoverato due giorni fa. Il cuore aveva ripreso a battere ma ci sono state altre complicazioni dovute alla crisi cardiaca. Ha combattuto contro tanti mali nella sua vita, era stato operato per tumori allo stomaco, ai polmoni e ce l’ha sempre fatta. Ha portato in Italia la moda, il costume, le tendenze dall’Inghilterra e da altri paesi europei oltre a gruppi storici come gli Who e i Rolling Stones che hanno suonato dal vivo al Piper. Fino alla fine, anche se in modo diverso, si è dedicato alla vita mondana”. Al Piper si sono esibiti fin dall’inizio i migliori artisti della beat generation italiana tra i quali i Rokes, i Rokketti, l’Equipe 84 e Le Pecore Nere. Non passò molto e si affiancarono anche Fred Bongusto, Dik Dik, Romina Power, Gabriella Ferri e Rita Pavone. E poi ancora Mal, Mia Martini, Loredana Bertè e Mita Medici. Ma non bisogna dimenticare che Bornigia ha portato anche per la prima volta in Italia gli Who, i Pink Floyd, nell’aprile del 1968, e un giovanissimo Jimi Hendrix. In una delle sue ultime interviste, lo stesso Bornigia aveva raccontato, ricordando quando i Genesis suonarono nel locale: “Tutti i concerti di allora al Piper erano degli eventi. Per tanti i Genesis erano un gruppo come un altro, ma comunque il pubblico affollava i locali per ascoltare musica, per conoscerne di nuova e farlo condividendo l’esperienza. Allora tanti gruppi stranieri non erano conosciuti a tutti in Italia, come oggi, per cui per esempio ci è anche capitato che gli Who, dopo il concerto al palazzetto, passassero così al Piper e improvissassero un concerto anche qui con gli spettatori che osservavano pronti a recepire le nuove esperienze”. In una nota del Piper Club, che annuncia la scomparsa del fondatore si legge:  “Bornigia negli anni Sessanta e Settanta contribuì a creare un fermento artistico italiano e un locale di riferimento, dando particolare attenzione alla musica e alle nuove leve. Tra musica e arte Bornigia volle portare al Piper Club anche opere d’arte contemporanee tra cui due dipinti di Andy Warhol, alcuni di Schifano e opere di Piero Manzoni e di Mario Cintoli”. Dopo il successo del Piper, Bornigia, negli anni, ha creato un picolo impero dei locali notturni, gestito poi anche dai figli. E’ stato lui a fondare il Gilda, in via mario de’ Fiori, ancora in mano alla famiglia, e a guidare l’ex Alien, ora Boeme.

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10mila euro per chi darà informazioni sul killer di Domenico Lorusso

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Non sembrano dare risultati le indagini condotte finora per identificare il killer dell’ingegnere di Potenza Domenico Lorusso, ucciso la sera del 28 maggio a Monaco di Baviera. La polizia ha quindi deciso di mettere una taglia sull’assassino e verranno versate 10mila euro a chiunque fornirà informazioni utili per identificarlo, visto che la ragazza della vittima non è in grado di fornire un identikit e il dna prelevato non ha riscontri tra gli schedari. Nel frattempo il fratello di Lorusso, Paolo, è pronto per recarsi in Germania per capire a che punto siano le ricerche.

Morire per uno sputo: la storia di Domenico Lorusso

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Aveva povato a difendere la sua ragazza colpita da uno sputo Domenico Lorusso, morto per una coltellata al petto in un parco pubblico vicino al fiume Isar a Monaco di Baviera. La polizia, che ha ricostruito l’omicidio, cercano l’assassino, fuggito subito dopo. Tornerà ora in Italia il corpo dell’ingegnere di 31 anni originario di Potenza e trasferitosi in Germania per lavorare in una società aeroportuale. L’omicidio è avvenuto alle 22 di martedì, mentre lui e la fidanzata rientravano in bicicletta verso il centro della città. Una passeggiata su due ruote, brutalemnte interrotta quando l’assassino, sconosciuto e probabilmente ubriaco, ha sputato alla ragazza, anche lei potentina come l’ingegnere, senza alcun motivo. Lorusso si è rivolto all’uomo per chiedere le ragioni del suo gesto, quando la situazione è degenerata. L’assassino ha estratto il coltello con cui ha sferrato il colpo al petto. La fidanzata ha chiamato i soccorsi, ma non è bastato: Lorusso è morto dopo essere stato ricoverato all’ospedale “Klinikum Rechts der Isaar”. Ora si cerca l’autore dell’ingiustificabile gesto, di età vicina ai 35 anni, con capelli corti e neri e vestito con un giaccone scuro. La microcriminalità è un fenomeno presente nelle maggiori città tedesche e l’ingegnere non è la prima vittima italiana. Due anni fa un altro italiano, il 23enne Giuseppe Marcone fu ucciso a Berlino, dove lavorava nel ristorante del padre. Fu investito da un’auto mentre usciva dalla metropolitana del Kaiserdamm, mentre scappava da due giovani che lo avevano aggredito senza motivo. All’epoca, i responsabili furono condannati a due anni e 4 mesi di reclusione.

Uno sguardo a Montesacro… il circo acquatico

Circo_Arbell_anni_40 - tuttacronaca

Le origini risalgono al 1800, in quell’epoca nel quartiere Montesacro di Roma ove viveva Emilio Bellucci, il fondatore della stirpe, allora impegnato a condurre una nota farmacia. I tre figli, studenti in medicina lo aiutavano in questa professione, ma presto uno di essi, Armando, si innamorò perdutamente di Maria Lelli, cavallerizza in un piccolo circo che in quel periodo stava lavorando a Roma.

Da questa relazione, fortemente ostacolata dai genitori di lui, ebbe origine il lungo e felice connubio della famiglia Bellucci con il magico mondo del circo.

Il giovane abbandonati gli studi e le farmacia, creò, nel giro di pochi mesi, il circo “Arbell” grazie ai risparmi accumulati con fatica e sacrificio.

Dopo i primi difficili momenti, giunse il meritato successo a coronare l’ammirevole forza di volontà e la passione verso il mestiere dei due giovani. Uno dei figli di Armando, Emilio, sposò poi, Italia Riva appartenente ad un’altra famiglia circense. Dalla loro unione nacquero Armando, Gemma, Roberto, Gilda, Renato, Loredana e Mario, che insieme formarono il circo EMBELL RIVA.

Nel corso degli anni alcuni dei fratelli Bellucci decisero di intraprendere nuove esperienze ed il 4 agosto 2002 Loredana con il marito Mario Medini (figlio di Renato Medini e di Hella, una delle celebri Sorelle Medrano) debuttarono a Vibo Marina con l’attuale complesso ACQUATICO BELLUCCI che oltre a farsi apprezzare nel nostro Paese, ha effettuato tournée in Portogallo, Spagna, Croazia, Slovenia e Romania.

Oggi ad affiancare Mario Medini e Loredana Bellucci nella gestione dell’Acquatico Bellucci ci sono le figlie Sandy e Jennifer, ottime artiste diplomatesi all’Accademia del Circo di Verona, consigliate da Andrea Bertinelli per quanto riguarda le pubbliche relazioni e la programmazione delle tournée. Un team molto affiatato che prosegue una tradizione ormai centenaria.

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