Miccichè tra corrieri e pacchetti… forse era meglio ai trasporti?

miccichè

L’Espresso, in un articolo a firma di Lirio Abbate, racconta di un’altra inchiesta sullo spaccio di cocaina in cui compare, anche questa volta incidentalmente, il nome di Gianfranco Micciché attuale  Sottosegretario di Stato alla Pubblica amministrazione e semplificazione sotto il Ministro Gianpiero D’Alia:

L’istruttoria è cominciata tre anni fa. Con registrazioni e pedinamenti, gli investigatori hanno ricostruito la rete di spacciatori e consumatori che di fatto finanziano il traffico, e scoperto che uno dei destinatari della droga è Ernesto D’Avola, autista di Micciché, all’epoca sottosegretario alla presidenza del Consiglio e tra i più fidati consiglieri di Silvio Berlusconi.

D’avola è bloccato dalla polizia e la sua auto perquisita:

Nella vettura infatti c’è una busta piena di cocaina, con sopra la scritta “On. Gianfranco Micciché”. Viene tutto sequestrato e gli agenti, in due relazioni al questore e alla procura, raccontano: «Il D’Avola consegnava spontaneamente il plico, dicendo che il tutto era di pertinenza dell’on. Micciché. All’interno risultavano custoditi grammi 5 di sostanza stupefacente, che a seguito di accertamento risultava essere cocaina».

D’avola qualche giorno dopo, naturalmente, cambia versione:

D’Avola fa retromarcia e dichiara che la droga era per suo uso personale. L’inchiesta a questo punto prende una direzione diversa, quella dei coca-party, ai quali avrebbero partecipato professionisti e imprenditori molto noti in città: in qualche caso sarebbero state presenti anche figure femminili dello show business e parlamentari. Ma nulla che riguardi Micciché, che dopo le dichiarazioni auto-accusatorie del suo chaffeur non è mai stato sentito dagli investigatori.

Ma facendo un passo indietro nel tempo e guardando nell’archivio de “Il Corriere della Sera” del 29 agosto 2002 c’è riportata una  notizia analoga. Un corriere della droga che viene ricevuto al Tesoro:

La sera del 10 aprile scorso, Alessandro Martello – il presunto spacciatore arrestato nell’ ambito dell’ inchiesta sul giro di cocaina destinata ai vip – entrò al ministero del Tesoro con un accredito della segreteria del viceministro Gianfranco Miccichè. La conferma arriva dagli accertamenti svolti dalla Guardia di Finanza. Due giorni fa gli investigatori hanno consegnato il loro primo rapporto ai pubblici ministeri Carlo Lasperanza e Giancarlo Capaldo. E hanno verificato che furono proprio i collaboratori del politico forzista ad autorizzare l’ ingresso all’ interno del dicastero. Non solo. Nel dossier sono annotati tutti i contatti telefonici e gli «accessi» di Martello dal settembre 2001 al giugno scorso.

“La Repubblica”, in precedenza, nell’articolo del  9 agosto 2002 aveva riportato le parole dell’informativa consegnata alla procura della Repubblica di Roma:

“Circa l’individuazione della persona alla quale Alessandro Martello ha consegnato la cocaina, l’attività informativa posta in essere ha permesso di ipotizzare che questi possa identificarsi verosimilmente in Gianfranco Miccichè, nato il primo aprile del 1954, sottosegretario di Stato all’Economia e finanze. Comunque anche questa volta la consegna è avvenuta all’interno di un edificio e quindi si è stati impossibilitati ad assistere alla cessione”.Un’ipotesi che secondo gli investigatori sarebbe suffragata da un’intercettazione di un colloquio telefonico tra Luca Antinori e Massimo Galletti, due delle persone arrestate, che “è intercorso subito dopo che quest’ultimo ha consegnato la droga, che Antinori ha poi portato direttamente a Martello”. Nella conversazione riportata Antinori, facendo riferimento alla consegna fa un riferimento al “viceministro”.

Miccichè, in un’intervista al Tg2, si è difeso attaccando:

“Sicuramente all’interno di qualche organo di polizia c’è qualche persona deviata che sta puntando a ottenere risultati diversi da quelli che il suo contratto d’onore con l’Arma gli aveva fatto prendere”

La vicenda viene poi ripresa sempre da “La Repubblica” il 9 ottobre 2002:

Non solo al Ministero ma anche nell’ abitazione romana del viceministro Gianfranco Miccichè. Sono due gli episodi di spaccio che vengono contestati all’ attivista di Forza Italia, Alessandro Martello ed in entrambi salta fuori il nome del numero uno degli azzurri in Sicilia. Nel corso dell’ interrogatorio di lunedì, Martello, assistito dell’ avvocato Mauro Torti, ha ammesso di aver comprato e ceduto cocaina anche quel 10 aprile proprio il giorno in cui le telecamere dei carabinieri filmavano il suo ingresso al ministero delle Finanze. Non ha voluto però dire a chi e dove abbia consegnato la droga «acquistata per conto di persone che non avevano rapporti diretti con spacciatori». I sostituti procuratori Giancarlo Capaldo e Carlo Lasperanza sono rimasti soddisfatti dalle parziali ammissioni anche se Martello ha detto di non aver mai venduto la cocaina per trarne guadagno ma per permettersi a sua volta delle serate trasgressive. I magistrati hanno già espresso parere favorevole alla scarcerazione di Martello ora la decisione spetta al gip Giovanni De Donato.

Miccichè tra corrieri e pacchetti non stava meglio ai trasporti?

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Miccichè ringrazia Dell’Utri… questo è cambiamento?

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«È la resurrezione. Lo devo a Berlusconi, grande stratega, protagonista assoluto di questo governo», che «potrà durare anche cinque anni, ma ogni mattina bisognerà aprire la finestra per vedere se c’è ancora». Lo afferma Gianfranco Miccichè, neo sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla Pubblica Amministrazione e Semplificazione, in un’intervista al Corriere della Sera. Oltre a Berlusconi, Miccichè ringrazia Raffaele Lombardo, «che per l’asse Mpa-Grande Sud ha fatto telefonate a Verdini e Berlusconi invocando la mia nomina, chiesta anche alla consultazione di Letta. Anche Marcello Dell’Utri – aggiunge – credo abbia avuto un peso nelle scelte che ha fatto Berlusconi. Non mi vergogno di dirlo. Quando scoprirò che è veramente mafioso non lo saluterò. Ma ancora oggi non ci credo». Parlando delle liti con Alfano, Schifani e Castiglione, «se ne sono dette di peggio Bersani e Berlusconi, eppure ora stanno insieme. Si litiga anche all’interno della propria area, ma poi con l’età subentrano altri sentimenti», commenta Miccichè. Riunire tutti «è il miracolo di Berlusconi. Ma ricordiamo che lo ha potuto fare perchè in un paio di Regioni ha vinto il premio di maggioranza con i voti da noi portati».

Tra i velati ricatti dei voti portati in alcune regioni, i ringraziamenti a Dell’Utri e le lotte intestine… così s’insedia un sottosegretario della Repubblica italiana? Ma un po’ di rispetto per i cittadini?

Il caso Miccichè scoppia in rete!

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Scoppia la polemica in rete dopo che Gianfranco Miccichè, leader di Grande Sud, è stato nominato Sottosegretario di Stato alla Pubblica amministrazione e semplificazione sotto il Ministro Gianpiero D’Alia.

Ma Chi è Gianfranco Miccicché?

Il padre era un alto dirigente del Banco di Sicilia. Compie i suoi studi in scuole laiche a Firenze e a Palermo. Suo fratello Gaetano è Direttore Generale di Banca Intesa Sanpaolo, l’altro fratello Guglielmo è il vice presidente del Palermo; di cui suo zio Luigi,  fu consigliere alla fine degli anni cinquanta.

Nel 1984, grazie alla conoscenza di Marcello Dell’Utri, diventa dirigente di Publitalia ’80, azienda di Silvio Berlusconi, per la quale diviene direttore della sede di Palermo prima e di Brescia poi.

L’11 gennaio 1988 Miccichè, che all’epoca lavorava ancora presso Publitalia, venne interrogato nell’ambito di un’inchiesta sul traffico di droga a Palermo, in quanto sospettato di essere uno spacciatore. Miccichè rispose: “Non sono uno spacciatore ma solo un assuntore di cocaina”. Non comportando il fatto reato, la posizione venne archiviata mentre gli spacciatori vennero arrestati il successivo 14 aprile.

L’8 agosto 2002 venne invece diramata un’informativa dei Carabinieri che sostanzialmente accusava Gianfranco Miccichè di farsi recapitare periodicamente della cocaina presso gli uffici del ministero delle Finanze, in cui all’epoca ricopriva il ruolo di vice ministro. L’informativa fu emessa in seguito ad indagini testimonianti, anche tramite supporti audiovisivi, le “visite” che il presunto corriere Alessandro Martello faceva indisturbato presso il ministero, pur non essendo un soggetto accreditato ad entrarvi. Anche le intercettazioni confermerebbero la versione degli organi di polizia. Dal canto suo, Miccichè ha smentito categoricamente, avanzando a sua volta l’ipotesi di un servizio d’ordine deviato[23].

Ma la storia con la cocaina e l’amicizia con Dell’Utri è solo uno dei tanti lati oscuri dell’uomo che dichiarò

« Falcone-Borsellino, che immagine negativa trasmettiamo subito col nome dell’aeroporto di Palermo.» Insomma secondo Miccicché intitolarlo ai due giudici che avevano perso la vita nella lotta contro la mafia era un segnale “negativo”… forse era meglio Bunga Bunga?

E’ lo stesso Miccicchè che il  18 settembre 2012 ribadisce: «Continuo ad essere convinto che intitolare l’aeroporto di Palermo a Falcone e Borsellino, significa che ci si ricorda della mafia. L’aeroporto di Palermo lo intitolerei ad Archimede o ad altre figure della scienza, figure positive».

Ma sulla mafia Miccichè si era espresso diverse volte, soprattutto per prendere la difesa di Pietro Lunardi, Ministro delle Infrastrutture, che nel “lontano” 24 agosto 2001, aveva dichiarato “con mafia e camorra bisogna convivere”, Miccichè gli fece eco dichiarando che “se per fare gli appalti dovessimo aspettare che finisca la criminalità mafiosa allora non partiremmo mai”.

Senza dubbio è una persona competente da nominare come Sottosegretario di Stato alla Pubblica amministrazione e semplificazione…

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