Silvio Berlusconi si appoggia a Marcello Fiori, quello che “si mangiò Pompei”

Cave Canem-tuttacronacaBerlusconi ha scelto il nuovo volto per rilanciare il centrodestra. Si tratta di Marcello Fiori, quello che si mangiò Pompei. Il deilfino incaricato di gestire il debutto dei circoli di Forza Italia ed ex vice di Bertolaso alla Protezione Civile, esibisce un’accusa della magistratura per “abuso d’ufficio continuato”. Sarà il il vero e proprio coordinatore dell’anima movimentista del partito, guiderà la macchina elettorale di Berlusconi, grazie a esperienza e titoli che Gian Antonio Stella, per il Corriere della Sera, si occupa di trovare nel suo curriculum. In qualità di commissario straordinario di Pompei, Fiori può vantare, oltre all’attenzione dei giudici, una serie di spese “stupefacenti” che ne descrivono il modus operandi, e una certa allegria finanziaria nel gestire le risorse affidategli. La serie di episodi emblematici che segnano la sua gestione a Pompei è ragguardevole. Basta non fidarsi delle pubblicazioni ufficiali, anche queste costosissime e inutili: come il libro ricordo extra-lusso a 220 euro a copia per celebrare il lavoro del commissario. 10.929 euro dei contribuenti per 50 copie omaggio dove c’è scritto che l’83% degli 89 milioni di euro spesi nella sua gestione (lo certificò il ministro Sandro Bondi in Parlamento) sono andati al sito. Falso, ha sentenziato l’Osservatorio Beni Culturali, “massimo il 20%”. In passato, il Commissario autorizzò l’acquisto presso la Mastroberardino di 1000 bottiglie di ottimo “Villa dei Misteri”: ogni bottiglia costava 55 euro. Con la stessa cifra avrebbe potuto assicurare al sito di Pompei tre archeologi per un anno. Alla cura del patrimonio italiano, tuttavia, è stata preferita la spesa di rappresentanza, anche se solo un terzo delle bottiglie sono state spedite ai consolati italiani nel mondo, il resto sè rimasto in qualche magazzino adibito a cantina il nuovo soprintendente. C’è poi il discorso sui cani randagi, che ancora scorrazzano per il sito archeologico:

tra il novembre 2009 e il luglio 2010 la bellezza di 102.963 euro per il progetto «(C)Ave Canem». I risultati sono sul sito ufficiale http://www.icanidipompei.com : «55 i cani censiti che sono stati iscritti all’anagrafe canina, curati e vaccinati durante i nove mesi di durata del Progetto. 26 di loro sono stati adottati e oggi vivono felici nelle loro nuove famiglie». Per capirci: 1.872 euro per animale censito. «Nome?» «Bau!». Milleottocentosettantadue euro a «bau». In larga maggioranza sborsati sotto la voce «accudimento e tutela dei cani».  (Gian Antonio Stella, Corriere della Sera)

Blitz Quotidiano ricorda poi alcune delle spese “stupefacenti”, su ragione e finalità delle quali ragguagliano Corte dei Conti e inchiesta della magistratura. Tra queste, “81.275 euro (9600 dei quali al ristorante «Il Principe») per organizzare una degna accoglienza in occasione della visita, annunciata e mai avvenuta, del presidente del Consiglio Berlusconi. 12.000 per la rimozione di 19 pali della luce. 1776 euro per le «divise degli autisti a disposizione del Commissario».  5.755.256 euro alla Wind per il «contratto quadro per la fornitura servizi Spc», cioè l’allaccio delle linee telefoniche. 3.164.282 euro alla stessa società per il progetto «Pompei viva»”:

sul sito, lo spot di un ragazzino che entra nella Villa dei Misteri, scatta una foto col telefonino alla «mulier» di un affresco e quella gentile signora latina si mette a dimenarsi e a cantare in inglese con tutti gli altri personaggi affrescati una cover di «I Will Survive» di Gloria Gaynor. Rock pompeiano. Gajardi ‘sti antichi romani! (Gian Antonio Stella, Corriere dBeni Culturaliella Sera)

Ma non si può scordare neanche la vicenda del restauro del Teatro Grande, che dimostra come spesso l’attrazione per le spese faraoniche non rovina solo i bilanci, ma procura danni alle istituzioni che si dovrebbero tutelare. Per duemila anni è rimasto intatto, tranne che per una struttura leggera semovibile studiata dal grande architetto Amedeo Maiuri: c’è uno spettacolo, si mettono le tavole, finito lo spettacolo si tolgono. Marcello Fiori  ha pensato bene di distribuire una colata di cemento armato.

Quell’inaugurazione della Scala alla quale non parteciperà Letta…

letta-inaugurazione-scala-tuttacronacaIl prossimo sabato sera si terrà l’inaugurazione della Scala di Milano ma da Palazzo Chigi rendono noto che Enrico Letta non vi prenderà parte per motivi familiari, anche se non mancheranno le istituzioni visto che sarà presente Giorgio Napolitano. Nessun tentativo di non sovraesporsi mediaticamente alla vigilia delle primarie, anche perché, spiegano ancora gli uomini del premier, domenica Letta si recherà regolarmente alle urne. A Montecitorio, tuttavia, diverse sono le interpretazioni che circolano sull’assenza. Come spiega l’Huffington Post:

c’è chi indica l’insofferenza del presidente del Consiglio nei confronti del sindaco di Milano come uno degli argomenti che hanno pesato nella scelta. Non è un mistero che Giuliano Pisapia guardi con simpatia al sindaco di Firenze, che con le sue dure prese di posizione sta mettendo e non poco in difficoltà l’esecutivo. Ma il terreno su cui lo scontro è più acceso è quello dell’Imu. Già, perché il primo cittadino meneghino si è sempre posto in prima linea nella battaglia dei sindaci per garantire le coperture del mancato introito della tassa sulla casa, arrivando a dire prima del Consiglio dei ministri che ha sbloccato la situazione che era pronto “a sfiduciare l’esecutivo”, perché “se il governo non manterrà gli impegni sull’Imu ci troveremo di fronte a una rottura istituzionale estremamente grave”. Una polemica mai sopita che ha portato il primo cittadino milanese ad affermare proprio questa mattina che l’Imu è un pasticcio fatto dal governo, quindi: “La via d’uscita la deve trovare il governo soprattutto se è un governo che ha un presidente del consiglio del centrosinistra”.

Un fronte di frizione si è poi aperto nei giorni scorsi proprio intorno al principale teatro milanese. Perché un codicillo della decreto cultura che equiparava tutte le fondazioni lirico-sinfoniche avrebbe imposto alla Scala la riduzione del Cda da 11 a 7 membri, obbligato il teatro a ridurre il numero di soci privati e, di conseguenza, tagliare finanziamenti e introiti. Una questione su cui Letta è intervenuto personalmente, promettendo di risolverla nell’ambito della legge di stabilità.

Tuttavia, dallo staff minimizzano e ci tengono piuttosto a sottolineare che Letta si troverà a Milano lunedì, per un incontro con il presidente della Commissione Ue José Barroso. Ma tra le ipotesi c’è anche il timore delle proteste. Ancora l’Huffpost ricorda:

Autonomi e centri sociali stanno preparando una dura contestazione al ministro Fabrizio Saccomanni, che, al contrario, avrebbe confermato la sua presenza. E un bagno di fischi alla vigilia delle primarie non sarebbe un buon viatico per i gazebo democratici. Senza contare che anche l’opposizione è sul piede di guerra, con l’ex vicesindaco Riccardo De Corato a scagliarsi contro il ministro dell’Economia: “Ma come, i milanesi rischiano di pagare 44 milioni di “mini-Imu“ e lo vedremo in smoking sul tappeto rosso come se niente fosse? E gli regaliamo pure il biglietto”.

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