L’incidente della Jolly Nero: si allunga la lista degli indagati

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Per la tragedia della Jolly Nero sono ora indagati, oltre al comandante della nave, Roberto Paoloni, e il pilota Antonio Anfossi, anche il presidente del gruppo Messina Andrea Gais e altri due dipendenti al vertice della compagnia di navigazione: il primo ufficiale Lorenzo Repetto e il terzo ufficiale Cristina Vaccaro, che erano sul cargo insieme a Paoloni. Gais è indagato in quanto legale rappresentante della società per responsabilità amministrativa. Le nuovi iscrizioni dei nomi nel registro degli indagati del fascicolo potrebbe essere legata all’esito della perizia dei consulenti della Procura, gli ammiragli Mario Caruso e Michele Boccalatte. Stando all’esito delle perizie effettuate a bordo dai periti nominati dai pm, nè il personale di bordo della nave della Messina, nè il comandante Paoloni, nè il pilota salito a bordo Anfossi potevano sapere a che velocità stava viaggiando la Jolly Nero al momento dell’impatto nè quale rotazione avevano i motori. Secondo gli esperti la nave era in buone condizioni sotto molti aspetti, ma un’avaria aveva messo fuori uso tutti i contagiri di bordo. Ma qui s’inserisce l’incrocio della perizia con le registrazioni delle due scatole nere, risultati che avevano aperto in effetti a possibili nuovi avvisi di garanzia. Sembra ora più concreta l’ipotesi che a bordo della Jolly Nero non tutto funzionasse alla perfezione, e gli inquirenti sospettano che il personale di bordo fosse a conoscenza dell’anomalia dei contagiri e che abbia ritenuto l’avaria non importante, come se potesse essere rimessa a punto successivamente. Ma restano anche ancora in piedi le ipotesi su due veri e propri errori umani: l’eccesso di velocità e una manovra impostata in modo sbagliato. Resta l’interrogativo su come mail motore non sia entrato in “marcia avanti”: i test a bordo dei periti hanno dato esisti positivi. E a bordo il pilota Anfossi – è quasi certo – ha dato l’ordine di invertire i motori e dare un impulso in avanti deciso. Ma il motore sarebbe rimasto spento, secondo quanto raccolto finora dalla Procura. Secondo il Secolo, il problema del’inceppamento sarebbe dovuto a una valvola nel meccanismo di avviamento, che doveva restare “chiusa” e che poteva essere invece importante per dare più energia all’avviamento.

Strage di Genova i tre nodi da indagare.

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3 nodi da sciogliere per ricostruire la dinamica della strage di Genova. Il primo ruota intorno al blocco temporaneo della valvola pneumatica di avviamento, cioè del meccanismo che consente l’inversione della rotazione dei motori e, dunque, il passaggio dalla marcia indietro alla marcia avanti. Secondo gli esperti un blocco temporaneo della valvola avrebbe impedito al comandante di massare dalla marci indietro alla marcia avanti portando il portacontainer contro la torre. Il secondo nodo invece è un problema legato alle comunicazioni che vennero fatte quella notte. In particolare si dovrà capire cosa fu detto tra la plancia di comando e la sala macchine e tra la plancia e la società armatrice e i rimorchiatori. L’ultimo nodo dovrà chiarire la  manutenzione dei macchinari e della strumentazione di bordo. Intanto nella giornata di oggi sono stati recuperati anche gli ultimi due corpi che mancavano all’appello.

 

L’armatore incolpa i rimorchiatori! Il balletto delle accuse sui cadaveri?

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La Compagnia Messina, armatore della Jolly Nero, accusa i rimorchiatori per l’incidente avvenuto in porto a Genova. “Non riusciamo ad accettare che i due rimorchiatori, anche ammesso che la macchina della nave fosse ferma, non siano stati in grado di tenere una nave di medie dimensioni come la Jolly Nero”. 

Acquisite le telefonate della notte al porto di Genova.

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Sono state acquisite dalla procura di Genova le telefonate intercorse durante la notte dell’incidente  tra i rappresentanti della Compagnia Messina e gli ufficiali della Jolly Nero. Subito dopo l’urto con la torre di controllo sono saltate le comunicazioni radio tra la nave e le autorità portuali, ma secondo altre fonti, sarebbero poi, state sostituite da comunicazioni proseguite via cellulare.  Il contenuto delle telefonate verrà analizzato e incrociato con i dati provenienti dalla scatola nera. 

Intanto i sommozzatori dei vigili del fuoco, che da giorni lavorano al recupero dei resti della torre di controllo avrebbero individuato in mare la cabina dell’ascensore. I pompieri ora porteranno sott’acqua l’attrezzatura necessaria per poter aprire la cabina. Si ritiene che i corpi delle due persone disperse possano trovarsi all’interno. E’ stato poi ritrovato, semisepolto nella melma, il registratore digitale delle trasmissioni Vhf dei piloti: una volta recuperata, l’apparecchiatura sarà messa sotto sequestro.

Dalla tragedia alla rabbia sale la protesta a Genova! Jolly Nero e l’oscura verità.

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Manifestazione di solidarietà a Genova, ma in mezzo alla disperazione spunta la rabbia. Migliaia di persone a piazza Matteotti e una città che si blocca, quasi pietrificata, per 15 minuti. Chiudono le banche. Chiudono i negozi. Chiudono i supermercati. Sospese le attività nelle scuole e nelle università. I primi ad affollare la piazza sono gli operai delle Riparazioni navali, seguiti da quelli di Fincantieri e dai camalli del porto.

 Ma dalla tragedia alla protesta il passo è breve. Un gruppo di lavoratori portuali ha contestato durante la cerimonia in ricordo delle vittime della tragedia avvenuta nel porto di Genova urlando «Date la parola ai lavoratori», «Fate tacere le istituzioni». Alcuni lavoratori hanno tentato di salire sul palco, ma sono stati fermati dalla polizia.

Ma cosa è successo quella notte?

«Prima si è sbriciolata la palazzina. Cinque secondi dopo la torre ha cominciato a ondeggiare ed è crollata in una nuvola di fumo. Non potevamo fare nulla». È il racconto di Marco Ghiglino, il comandante del Genua, il rimorchiatore che era a prua della Jolly Nero quando la nave si è schiantata contro la banchina. Il Genua è un’imbarcazione di 30 metri con 60 tonnellate di tiro: «Ma anche se avessimo mandato le macchine oltre ogni limite – dice – non ce l’avremmo fatta a fermare la corsa di quella nave». La sera di martedì, racconta ancora Marco Ghiglino, il Genua si è agganciato alla Jolly Nero alle 22,15 e un quarto d’ora dopo ha iniziato a fare il suo lavoro. Per uscire dal canale la Jolly ha impiegato una ventina di minuti, con il rimorchiatore di poppa, lo Spagna, che ogni tanto correggeva la rotta per tenere la Jolly parallela alla diga. Un’ora e un quarto dopo la partenza, l’incidente. «Abbiamo sentito Fabio (il collega che comandava lo Spagna) dire alla nave che era a 70 metri dalla banchina e poi abbiamo eseguito il loro ordine di continuare a tirare a tutta» afferma ancora Marco, dicendo di non aver sentito, dalla sua posizione, se la nave abbia o meno attivato le sirene per avvisare che c’era un problema. Ma nonostante lo sforzo dei rimorchiatori, la Jolly ha proseguito la sua corsa. «Non potevamo fare nulla di più – ripete Marco – abbiamo visto il crollo e abbiamo solo potuto telefonare al 115. In due minuti erano già lì».

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