Fuoricorso da 8 anni? I genitori possono “staccare la spina”

fuoricorso-cassazione-tuttacronacaLa Cassazione riconosce ai genitori il diritto di “staccare la spina” al figlio “bamboccione” in determinati casi. Tra questi, anche se si tratta di uno studente universitario fuoricorso da 8 anni. Sono Selene Pascasi e Giovanni Parente che, sul Sole 24 Ore, riportano le sentenze in cui è la Cassazione a dare diritto ai genitori di ribellarsi alle richieste del figlio. Se maggiorenne, infatti, mamma e papà possono non essere tenuti a mantenerlo. In particolar modo se ha superato i 30 anni e non ne vuole sapere nè di studiare nè di cercare lavoro:

“Fuori corso da otto anni? Stop all’assegno di mantenimento. A sostenerlo è stata la sentenza 1585/2014 della Cassazione. I giudici negano, così, a un ventottenne studente universitario – fuori corso da ben otto anni – l’assegno percepito. Il ragazzo, tra l’altro, aveva già lavorato nel settore turistico alberghiero, quindi aveva dimostrato di avere la capacità di trovare un impiego. Non può, pertanto, assumere rilevanza la mancanza di reddito. Al massimo il genitore deve solo versare gli alimenti”.

E se superati i 30 anni la laurea è ancora un traguardo lontano e di cercare un lavoro la figlia non ha proprio voglia, ecco che la Cassazione dà ragione al genitore che taglia i fondi:

“A precisarlo è la sentenza 27377/2013 della Cassazione. A pesare sulla decisione, sia il fatto che la ragazza disponesse già di un patrimonio personale in grado di garantirle il sostentamento sia la sua oziosità in quanto non si era mai impegnata né negli studi, né nella ricerca di un lavoro. E lo stop all’assegno va venir meno anche il diritto della madre convivente alla casa familiare in caso di trasferimento fuori sede”.

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Vogliono difendere la figlia dalla bulla: finisce in rissa tra genitori

lite_donne-tuttacronacaPresunto bullismo in una scuola di Roma e i genitori accompagnano la figlia a scuola per denunciare la vicenda al preside. Ma una volta davanti all’edificio la famiglia incrocia proprio la sospetta bulla, anche lei accompagnata da madre e padre. A questo punto i genitori della presunta vittima scelgono di affrontare la ragazzina a parole, con le buone, ma l’adolescente aggredisce quella che per lei è un’aguzzina e le procura lesioni giudicate poi guaribili in pochi giorni. A quel punto scoppia la rissa: il papà della presunta bulla recupera nella sua auto un’ascia e interviene a sua volta provocando la fuga di genitori, figli e insegnanti che cercano riparo nella scuola. Tutti denunciati i protagonisti, con accuse diverse, dai danneggiamenti alle minacce.

Quando l’ “ironia” diventa sfregio contro un morto… imbrattato il murales di Giuliani

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Doveva essere uan portesta di alcune “mamme” contro la presenza del centro sociale Zam, ma si trasforma in polemica per quel naso rosso inflitto sulla faccia del murales che ricorda Carlo Giuliani. Dove è l’ironia? Eppure per queste donne l’agghiacciante imbrattamento di un murales che ricorda un ragazzo morto al G8 è ironico… “Questa mamma ha dileggiato un morto per protestare contro un centro sociale. Non ci si può dimettere da mamma, ma ci si può però preoccupare per i suoi figli”, dice Mirko Mazzali, consigliere comunale di Sel. Ma le mamme hanno anche inviato una missiva al sindaco con tanto di filastrocca “All’osteria delle Bierre – Senza sbirri fra le pa**e – Mica si vendono dietorelle – Qui si vendono le canne”. Il riferimento alla Br è per via di una disegno sul muro del ristorante dello Zam, un autonomo degli anni Settanta. Forse bisognerebbe ritornare a capre il senso dell’ironia e soprattutto l’arma potente che nelle mani sbagliate può uccide anche il ricordo di un ragazzo morto e il simbolo che oggi è diventato Carlo Giuliani. Forse bisognerebbe come genitori anche avere la sensibilità per rispettare il dolore della perdita di un figlio e non asfaltare un ricordo facendo “ironia”.

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Nonno si masturba al ristorante con la nipote di 11 mesi in braccio

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Il nonno di una nipotina di appena 11 mesi è stato arrestato in flagranza di reato dai carabinieri di Oria, in provincia di Bari, mentre era al ristorante con i familiari per festeggiare San Valentino. Approffittando della distrazione dei genitori si è appartato con la nipote di 11 mesi e tenendola in braccio ha compiuto atti di autoerotismo cercando di coprirsi con la tovaglia. Il 60enne di Francavilla Fontana, già con precedenti, è stato quindi arrestato fra lo stupore degli altri commensali.

 

Bimba di 6 anni, lasciata al gelo, senza scarpe e maltrattata, Reggiano sotto shock

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Una bimba di 6 anni è stata lasciata al freddo e al gelo, con la faccia rivolta contro il muro, ma una pattuglia durante un normale giro nella zona assegnata si è accorta di lei. Così gli agentidi Castelnovo Monti, nel Reggiano, hanno raggiunto la bambina che presentava anche dei graffi sul volto ed era febbricitante. La bimba ha dichiarato agli agenti di essere in punizione perchè è una “monella”. I genitori, di 30 e 40 anni, hanno dichiarato ai carabinieri di non credere alle bugie della piccola, ma gli agenti hanno trasportato la bambina in ospedale. I medici hanno rilevato che la piccola al momento del ricovero aveva 38,5 di febbre e i graffi erano guaribili in 7 giorni. I carabinieri hanno anche denunciato i genitori e attivato i servizi sociali.

 

L’inferno nella comunità Domus Alba, ragazzi presi a cinghiate

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«Mi hanno picchiato con una cintura, sulla schiena. Lo facevano spesso. E non potevo dirlo a nessuno». A confessarlo è Manuel (nome di fantasia), che lo ha rivelato a una maestra, la quale ha fatto avviare insieme alle colleghe un’indagine. Manuel è uno degli adolescenti ospiti della comunità “Domus Alba” di Alice Castello, piccolo paese della bassa Vercellese. Un rifugio sicuro che invece diventa inferno e insieme a Manuel ci sono altri adolescenti tutti tra gli 11 e i 17 anni, due femmine e quattro maschi. Oltre a lui risulterebbe anche un altro ragazzo che avrebbe subito maltrattamenti. Sono ragazzi provenienti da Torino, Milano, Trecate, tutti con un passato difficile, con gravi problemi comportamentali, spesso violenti. Alcuni arrivati lì per scelta dei genitori, incapaci di governarli, altri invece per decisione del tribunale. Un luogo di riabilitazione che diventa invece luogo di tortura e solo ieri i genitori hanno appreso che i loro figli non erano stati affidati a una struttura organizzata e competente, ma vivevano in camere fatiscenti in una delle piazze del Paese, non in regola con le normative 626, a cui erano stati messi i sigilli perché alcuni operatori erano stati accusati di maltrattamenti. Poi, in serata, la decisione di accompagnare i giovani in ospedale e mettere la parola fine a quella «Domus» gestita dal 2012 dalla Sereni Orizzonti. «Davamo pieno credito alla struttura. Vogliamo capire e avere giustizia», raccontano i genitori in lacrime. Chiarimenti che vogliono anche i vertici dell’azienda: «Siamo costernati per quanto accaduto. E siamo a completa disposizione della magistratura», dichiara Valentino Bortolussi di Sereni Orizzonti. Intanto i ragazzi sono già stati ricollocati in altre strutture protette. Là dove, forse, saranno finalmente al sicuro.

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I segni della crisi: in Italia sempre più under 35 vivono con i genitori

bamboccioni-tuttacronacaAll’ultimo Rapporto sulla coesione sociale sono state allegate delle tabelle elaborate in base a dati Istati che hanno rilevato come 6 milioni 964 mila i giovani tra i 18 e i 34 anni vivano con almeno un genitore. Si tratta del 61,2% degli under 35 non sposati. Una percentuale che nel 2012 risulta in crescita di due punti sul 2011. L’indagine ha emergere che è in crescita il numero di under 35 non ancora indipendenti ma che si devono appoggiare ai genitori e che non sono ancora in grado di progettare un futuro. Si tratta di 31mila giovani in più rispetto all’anno precedente, che ancora mangiano e dormono con la mamma e il papà. E soprattutto non sono solo ventenni: se tra i 18 e i 24 anni vivono a casa con i genitori in 3 milioni 864 mila, la cifra non si abbassa più di tanto andando a guardare tra i 25-34enni (3 milioni 100 mila). In altre parole a cavallo tra i 20 e 30 anni chi ancora non si è sposato in quasi la metà dei casi se ne sta con i suoi piuttosto che andare a vivere per conto proprio. Tornando alle percentuali, riferite alle persone celibi e nubili under 35, si scopre come il fenomeno sia più accentuato al Sud (68,3%, pari a 2 milioni 36 mila ragazzi).

I due bimbi che riescono a vendere una casa in una settimana!

ellapenny-tomass-tuttacronacaElla Penny, di 8 anni, con il fratellino Tomass, minore di due anni, sono riusciti in un’impresa che si rivela difficile anche per molti adulti: riuscire a vendere casa. Per di più, si sono divertiti e hanno fatto risparmiare ai loro genitori circa 6mila euro di tasse. I due bimbi di Tauton, in Inghilterra, hanno realizzato a mano un volantino, costituito da uno schizzo della casa e un numero di telefono per i potenziali acquirenti, che poi hanno distribuito loro stessi. Non solo, hanno anche lasciato un cartello fuori dalla loro casa, dove le persone avrebbero potuto lasciare i propri recapiti ed essere ricontattati.  I loro genitori, Dave e Liene, erano all’oscuro di tutto e sono rimasti molto sorpresi quando hanno ricevuto due offerte distinte, proprio della cifra che loro avevano richiesto. La famiglia ha potuto così trasferirsi nella casa che sognava da tempo. “Siamo soddisfatti – ha commentato Ella – E’ stato bello quando abbiamo saputo che due persone volevano comprare la nostra casa”. Tomass ha aggiunto: “E’ stato facile vendere la casa, un giorno potrei fare l’agente immobiliare”.

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Personalizza il Bacio!

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Finito Natale si inizia a pensare a San Valentino e quest’anno Perugina lancia una divertente novità: la possibilità di personalizzare il messaggio del Bacio. L’operazione si chiama «I miei baci per te»: «Da oggi – spiega Nestlè, proprietaria del marchio – per raggiungere il cuore del partner, destinare un pensiero a genitori o figli, o esprimere i propri sentimenti agli amici, basterà collegarsi a www.shop.baciperugina.it e decidere se scrivere un unico messaggio, tanti o una composizione. Si creerà così un’esclusiva dedica per raccontare i propri sentimenti, e la propria scatola verrà confezionata a mano con cura e dedizione presso la fabbrica del cioccolato Perugina e arriverà direttamente a destinazione». Personalizzare il cartiglio contenuto nel cioccolatino, del resto, «non può che riportare all’antica tradizione dei Baci. Era il 1922 quando Luisa Spagnoli creò il famoso Bacio Perugina. La storia narra che i bigliettini, nascosti all’interno dell’incarto argentato, fossero il modo in cui Luisa e il suo amato Giovanni Buitoni si scambiavano messaggi d’amore». Federico Seneca, direttore artistico di Perugina, «decise quindi di aggiungere i bigliettini anche nei baci Perugina destinati al pubblico. Da più di 90 anni i Baci Perugina racchiudono al loro interno aforismi e citazioni che li rendono il dono perfetto per comunicare i propri sentimenti».

Quando la sportività… perde a tavolino! Birindelli beffato dal giudice!

 

birindelli-tuttacronacaAveva riportato negli spogliatoi i suoi giocatori, una squadra di Esordienti, a causa di una lite scoppiata tra genitori sulle tribune. L’Italia intera ha applaudito il gesto… punito invece da Federcalcio: sconfitta a tavolino per 3-0, un punto di penalizzazione in classifica e una multa di 100 euro, dovuta però al comportamento tenuto dai genitori sugli spalti. Non sono invece stati presi provvedimenti nei confronti dell’ex terzino bianconero, anche se il suo comportamento è ancora sotto osservazione. Il Giudice Sportivo ha prose la decisione in linea con il regolamento, il quale prevede che, in caso di abbandono della partita, prevede sconfitta e penalizzazione: “Il giudice sportivo territoriale – si legge nel comunicato della Federcalcio provinciale – esaminati gli atti ufficiali da cui si rileva che la gara è stata sospesa al 14’ del 2º tempo in quanto il Pisa 1909 ha rinunciato al proseguimento della disputa della stessa, visto l’articolo 53 comma 2 delle norme federali, decide di infliggere al Pisa 1909 la punizione della perdita della gara per 0-3, nonché la penalizzazione di 1 punto in classifica”. La multa inflitta alla società è invece simbolica, ma significativa: “per intemperanze dei propri sostenitori”, soprattutto perché nei confronti dell’allenatore non è stato preso alcun provvedimento. Multa e penalizzazione erano inevitabili, ma il valore del gesto di Birindelli, che ha fatto discutere e riflettere tutto il nostro calcio, è stato riconosciuto, mentre sono stati indirettamente puniti i genitori protagonisti della lite.

Coca-Cola presenta… la gioia di essere genitori!

cocacola-spot-tuttacronacaUn altro spot della Coca-Cola che fa impazzire il mondo. Ideato per il mercato argentino dall’agenzia Santo Buenos Aires, il video che racconta come le mille difficoltà di crescere un figlio non riescono a scalfire la gioia di essere una famiglia ha totalizzato oltre 2 milioni di visualizzazioni in appena due settimane. Protagonista dello spot è una coppia che vive l’esperienza del primo figlio, tra euforia, fatica e rinunce. E nonostante l’entusiasmo iniziale sembri scemare pian piano, la pubblicità termina rassicurando i futuri genitori: non c’è nulla in grado di portare più gioia di un figlio.

Sugli spalti si litiga? I giocatori tornano agli spogliatoi!

birindelli-tuttacronacaL’educazione allo stadio passa anche per i genitori, quindi meglio iniziare a educare gli adulti, di modo che i giovani abbiano un buon esempio a cui far riferimento. Un esempio in tal senso l’ha offerto nei giorni scorsi l’ex difensore della Juventus di Lippi Alessandro Birindelli, che attualmente ricopre la carica di allenatore degli esordienti del Pisa. L’ex terzino ha riportato i suoi giocatori negli spogliatoi abbandonando la partita valida per il campionato regionale esordienti della Toscana tra la sua squadra e Ospedalieri a seguito di un battibecco tra due genitori sugli spalti che stava per sfociare in contatto fisico. Come riporta Calcioblog:

secondo la ricostruzione fatta da chi era al campo di gioco, il tutto è iniziato quando uno dei bambini della squadra del Pisa commette una serie di errori: all’ultimo sbaglio, uno dei genitori presenti in tribuna chiede animatamente a Birindelli di toglierlo dal campo, mentre il padre del ragazzino, sentitosi offeso, ha cominciato a replicare all’esagitato. Alessandro Birindelli, a quel punto, chiede al direttore di gara di interrompere momentaneamente la partita e si rivolge ai genitori presenti in tribuna invitando alla calma.

Nulla da fare, la lite continua e a quel punto, dopo aver avvisato il direttore di gara, l’ex calciatore della Juve invita i suoi esordienti a ritornare negli spogliatoi. Una presa di posizione forte, quella del tecnico dei giovani del Pisa, che pare sia stata approvata anche dalla maggior parte delle persone presenti nella tribuna del campo di gioco. La società nerazzurra, dal canto suo, subito dopo l’accaduto ha appoggiato in pieno la decisione di Birindelli. Queste le parole del ds Umberto Aringhieri:

E’ un gesto educativo e formativo. Se non si comincia a educare i genitori, i bambini, che sono i giocatori del futuro, non impareranno mai.

“I nostri figli non si drogano”: la polizia mostra loro le foto in Facebook…

festine-droga-tuttacronacaAlcuni ragazzi delle città a sud di Ancona ricevevano in regalo, da parte di amici in gita in Olanda, dosi di stupefacenti acquistate nei coffee shop. Il fatto è finito la centro dell’inchiesta dei regalini alla droga da Amsterdam, che presenta interessanti retroscena. Come racconta il Messaggero, tra questi, anche il fatto che i genitori non credano che i figli adolescenti facciano uso di droghe e si convincano solo quando la polizia mostra loro le immagini postate dai ragazzi su Facebook che li ritraggono in pieno sballo, mentre fumano hashish e marijuana. I giovani erano convinti, sostengono gli stessi, che essendo sostanze in libera vendita il loro comportamento non fosse reato. Spiega ancora il quotidiano:

L’inchiesta è destinata ad allargarsi e coinvolgere studenti di altre città a sud di Ancona. Ai cinque universitari di Osimo e Castelfidardo di 21 anni denunciati per spaccio, potrebbero affiancarsi nuovi indagati. La Polizia sta mettendo in controluce la ragnatela di rapporti che il quintetto aveva intessuto con i coetanei. Il gruppo è, infatti, composto da un trentina di studenti, residenti in varie città della Valmusone. I cinque raggiunti da avviso di garanzia sono tutti ragazzi benestanti, di buona famiglia. Ma nei mesi scorsi anche i loro altri amici erano partiti in mini comitive di 5 o 6, alla volta di Amsterdam.

Gli investigatori sospettano, pertanto, che non siano stati i soli ad aver escogitato il trucco di utilizzare la Posta per recapitare il “fumo” a casa degli amici. Il Commissariato di Osimo per ora ha intercettato alcuni plichi, sequestrando 6-7 dosi e risalendo ai mittenti della lettere olandesi grazie anche agli elementi di prova forniti dai social network. Certo la vicenda ha lasciato un retrogusto di amarezza ai genitori dei 21enni: disorientati ma scettici alle parole dei poliziotti, si sono dovuti ricredere davanti alle foto postate su facebook che ritraevano i loro ragazzi supini intenti a fumare un narghilè.

“Mi dispiace” e “mi manchi”: la baby squillo scrive alla madre

baby-squillo-lettera-tuttacronacaIl Messaggero ha spiegato che una delle baby squillo dei Parioli, la cui madre è stata arrestata, sentendosi sola e lontana da amici e parenti, ha chiesto agli assistenti sociali di poter comunicare con la genitrice. E così, una missiva è giunta a Rebibbia. L’adolescente scrive: “Ciao mamma, ti scrivo dalla casa dove mi trovo. Non sai quanto mi dispiace che tu sia in carcere per colpa mia. Mi manchi”.  Rapida è giunta anche la risposta. “Ma che dici, amore? Devi pensare solo a te stessa, devi cercare di recuperare, per crescere bene e nel modo giusto”. Del resto, alla donna è stata tolta la patria potestà di entrambi i figli e ora la ragazzina si trova in una casa famiglia. Qui è circondata da attenzioni e cure, ma aspetta con ansia il giorno della settimana in cui può ricevere la visita dei parenti. “Zia, andava ripetendo la piccola nei mesi della follia, come faccio a fare tanti soldi? Io voglio guadagnare, perché voglio vivere bene, alla grande”. La zia tentava di liberarla da una simile ossessione: “Le dicevo, ricorda sei una gran bella ragazza, puoi fare la modella, provare nel campo della moda. Sembrava convinta a tentare questa strada e si era fatta fare anche un book da una fotografa molto brava”.  Ma poi c’è stato l’incontro con Mirko Ieni, Nunzio Pizzacalla, Riccardo Sbarra, Marco Galluzzo, e lei e la sua amica hanno iniziato a prostituirsi e a drogarsi in viale Parioli. “Eppure -racconta ancora la zia al Messaggero– la situazione e il disagio di Agnese, ma anche quello del fratellino, erano stati segnalati agli assistenti sociali. Mia sorella non ce la faceva a gestire questi ragazzi, non aveva la forza perché soffriva di disturbi alimentari. Era bulimica ed è dimagrita di colpo da 160 a 50 chili. Purtroppo, devo ammetterlo con dispiacere, ma non sapeva fare la mamma, anche se sono assolutamente convinta che lei non avesse capito in alcun modo che la figlia si prostituisse”.  Di una cosa, però, la donna è convinta: è bene che la ragazzina stia nella casa-famiglia. “Deve avere punti di riferimento certi”. Punto di riferimento che non è neanche il fratello 12enne, visto che la ragazza lo viveva come un ulteriore limite alla possibilità di vivere meglio. E a raccontarlo, si legge ancora sul quotidiano romano, è sempre la mamma nel verbale di interrogatorio in cui dice di aver parlato dei suoi dubbi su quanto stava combinando Agnese con lo psichiatra che seguiva il ragazzino, e anche con gli assistenti sociali. “E ora che sta a Rebibbia -dichiara il suo difensore, l’avvocato Nicola Santoro- lei e la figlia stanno mostrando di avere bisogno l’una dell’altra”.

Baby squillo,tra i clienti anche dipendenti del Vaticano

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E’ infinita la lista dei clienti delle baby prostitute e come racconta Il Tempo non ci sarebbero solo dipendenti di grandi compagnie telefoniche come la Wind e la Tim, non ci sarebbero solo i dirigenti di aziende, ma anche persone che lavorerebbero a vario tipo in Vaticano. Non religiosi, ma civili.

Come si legge su Il Tempo:

Un lungo lavoro investigativo che sta facendo venire alla luce come le due minori incontrassero nell’appartamento ai Parioli i clienti, che a volte partivano anche da altre regioni d’Italia per avere con loro rapporti sessuali. Alcuni pagavano coscienti di avere di fronte delle minorenni, altri, invece, una volta entrati nella casa a luci rosse, capivano che erano ragazzine sotto i 18 anni e hanno deciso di chiudersi la porta alle spalle senza alcun rapporto sessuale.

Indagando sul sesso, comunque, la procura è arrivata anche a scoprire un giro di droga, soprattuto cocaina, che veniva consegnata alle ragazze a volte come corrispettivo della cifra richiesta per il rapporto sessuale, altre invece perché le minori la usavano il sabato sera in alcuni locali dell’Eur.

Una delle due liceali, che è seguita da un’assistente sociale dei minori, ha più volte avuto atteggiamenti violenti in famiglia, insultando la madre e a volte anche rubando oggetti di valore in casa… «In occasione di un rientro a casa in tarda ora e dopo un giorno di assenza ai miei richiami – ha raccontato agli investigatori la madre della minore – mi si è avventata addosso tentando di strangolarmi. Sono riuscita a divincolarmi solamente grazie all’intervento di mio marito che è riuscito a chiamare le forze dell’ordine, che provvedevano a riaffidare la minore alla sottoscritta. Chiedo un intervento da parte delle autorità competenti nei confronti di mia figlia affinché non possa recare ulteriore danno a se stessa e ai suoi familiari e non continui nella sua condotta sregolata».

Baby-prostitute: “Berlusconismo le ha legittimate”. Così Sonia Alfano

sonia-alfano-babysquillo-berlusconiNell’ultima puntata di “KlausCondicio”, il talk show su You Tube diretto da Klaus Davi, è intervenuta l’europarlamentare liberaldemocratica Sonia Alfano che, affontando il tema delle minorenni che si prostituivano ai Parioli ha detto: “Baby squillo? È colpa di Berlusconi”. L’europarlamentare spiega: “Il fenomeno delle baby prostitute c’è sempre stato, ma Berlusconi ne ha prodotto una legittimazione sociale e culturale. Con il caso Ruby molti uomini, anche anziani, vedendo l’esempio di un politico, per la precisione l’ex Presidente del Consiglio, che andava con una diciassettenne, si sono sentiti attratti dalla capacità di questa persona di essere considerata interessante per una ragazzina di quell’età a tal punto da fare loro invidia. Per me questo è veramente devastante come messaggio”.  E ancora: “Io credo che queste cose esistessero anche prima, ma il fatto che un politico, una persona che tra l’altro ha anche guidato il Paese in determinati frangenti, abbia fatto una cosa del genere, in un certo senso normalizzandola, si è tradotto in un messaggio ancora più grave è ancor più devastante. Ecco perché dico che c’è un degrado culturale. Se poi guardiamo i messaggi che la televisione lancia quotidianamente, rispetto ai quali si cerca di fare intendere che studiare non serve a nulla, ma che va bene andare a sgambettare, che va bene offrire il proprio corpo pur di fare carriera, ecco che poi ci ritroviamo davanti a queste situazioni nell’ambito delle quali è la mamma a pilotare in tutto la figlia”.

Baby squillo dei Parioli: iscritta nel registo degli indagati la maggiore delle due

babysquillo-tuttacronacaIndagata “per aver indotto alla prostituzione la sua amica”, oggi quindicenne. E’ quanto ha scritto il giudice nell’ordinanza nei cofronti di Mirko Ieni e Marco Galluzzo, i protagonisti adulti della vicende sulle baby squillo dei Parioli. Ora, dunque, anche la maggiore delle due, 16 anni da pochi giorni, è stata iscritta nel registro degli indagati. La notizia è giunta a poche ore dall’arresto di due pusher che avrebbero fornito droga alle liceali. Nel mirino dell’inchiesta c’è infatti anche la droga, con le adolescenti che hanno ammesso davanti ai magistrati di far uso di cocaina, anche assieme ai loro clienti, e di averla passata, in alcuni casi, a loro coetanei. Anche Ieni dovrà rispondere delle accuse per aver fornito droga alle giovani e ad altre due donne. Come spiega Repubblica: “L’altro arrestato è un imprenditore edile, M.G., 49 anni, soprannominato dalle prostitute ‘cliente bambus’, probabilmente dal nome di un bar in zona Parioli, vicino all’abitazione in cui avvenivano gli incontri, oppure dal nome della cocaina, in gergo detta ‘bamba’. All’uomo, cliente abituale delle due ragazzine, è contestato anche il reato di induzione alla prostituzione minorile per aver avuto rapporti sessuali con le due minori e per aver proposto loro incontri sessuali con un’altra coppia di persone. L’uomo era solito pagare le prestazioni sessuali anche con la fornitura di dosi di cocaina.”

Baby squillo dei Parioli: nelle intercettazioni anche il tariffario

baby-squillo-tuttacronacaAzzurra e Aurora, erano questi i nomi d’arte delle baby squillo dei Parioli, protagoniste dello scandalo delle ragazzine usate come escort da un’organizzazione a capo della quale, secondo gli inquirenti, si trovava Nunzio Pizzacalla, 35enne caporale dell’esercito ora in manette. Nelle carte processuali si trovano anche delle intercettazioni dalle quali si risale al tariffario dei servizi delle giovani. Nella conversazione su WhatsApp intercettata il 19 maggio indica a una delle ragazzine quanti soldi chiedere ai clienti: “x le cifre c’è una rettifica facciamo direttamente entro le due ore 300 e superate fino a mezza giornata 500″. Il 26 maggio, invece, il militare abruzzese chiede conto del guadagno della giornata: “Fino ad adesso quanti clienti ha visto” e “So’ soldi fai bella figura magari chissà potrebbe essere interessato alla relazione”. E se una delle ragazzine non si faceva trovare agli appuntamenti, erano rimproveri: “Senti non so se x te è un gioco ma oggi ti dovevi fare una persona forse due x me e un lavoro e un guadagno mentre tu stavi a dormire loro ti hanno chiamato ed e saltato tutto.” Il 15 giugno, infine, l’uomo chiede alla giovane la propria percentuale sugli incassi.Fino adesso mi devi 110. Su le prime erano 30 perché ti sei fatta dare 100 ma su 150 sono in realtà 45 ma ne prendo 40″. A far scattare le indagini è stato un messaggio, sempre su WhatsApp, scritto da una delle ragazzine e letto dalla madre, che l’ha consegnato ai carabinieri: “Ti scrivo qui perché non mi funziona il computer. Allora descrizione fisica: alta quasi 1.70 mora capelli lunghi occhi marroni gambe lunghe 5 di seno il peso non lo so con precisione ma sono un po’ in carne, ho 3 tatuaggi tutti non visibili uno sul senso uno sull’inguine e uno sulle costole ho il piercing sulla lingua ma lo posso togliere e ho il segno del piercing all’ombelico che ho tolto tempo fa. Descrizione personale: penso di essere una ragazza solare allegra mi piace andare a ballare e frequentare locali, amo molto il sesso con gli uomini meglio se più maturi di me, non ho tabù a parte (omissis). Per il resto sono una ragazza normalissima mi piace uscire bevo e fumo.”

Gli italiani non ce la fanno! Il 37% chiede aiuti economici ai genitori

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La famiglia come principale ancora di salvataggio in questa burrasca che è la crisi economica che affligge l’Italia. A rivelarlo è Coldiretti secondo la quale il 37% degli italiani si è visto costretto a rivolgersi ai genitori per un aiuto economico. Il 14% ha preferito chiedere ai parenti mentre l’8% si è fatto aiutare dagli amici. Per quel che riguarda le banche, ha ricevuto richieste dal 14% degli italiani in difficoltà, questo a causa di costi elevati, mancanza di garanzie o per altri ostacoli opposti all’accesso al credito. Sempre secondo l’indagine, se appena il 45% dei nostri concittadini riesce a far fronte appena alle spese, ben il 10% delle famiglie non arriva a fine mese. Un 42% degli italiani, tuttavia, riesce a salvare qualcosa del reddito mensile e ad alimentare il risparmio familiare. Tutto questo porta a un netto calo dei consumi, con il 68% degli italiani che ha ridotto la spesa o rinunciato all’acquisto di nuovi capi d’abbigliamento, il 53% che evita spese per viaggi e vacanze e il 52% per la tecnologia. Anche la vita sociale ne risente, con il 49% che rinuncia a bar, discoteche o ristoranti nel tempo libero. Inoltre il 42% preferisce rinviare la ristrutturazione della casa, il 40% non cambia l’auto o la moto mentre un 37% risparmia sull’arredamento. Tagli anche per quel che riguarda la cultura e lo sport: alle prime attività ha detto addio il 35%, alle seconde il 29%.

Gravissimo il bimbo di 4 mesi coinvolto ieri sera nell’incidente di Caselle

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Sono gravissime le condizioni del bambino di 4 mesi coinvolto ieri sera nell’incidente stradale sulla tangenziale per l’aeroporto di Caselle, nel Torinese. Ancora non è chiara la dinamica, ma dai primi rilievi, sembrerebbe che un furgone, per cause ancora imprecisate, sia andato a urtare contro il new jersey, un pezzo di quest’ultimo si sarebbe staccato e avrebbe invaso la corsia opposta nel momento in cui stava passando l’auto con a bordo la famiglia del bambino. I genitori sono rimasti feriti in modo lieve, ma il piccolo, ricoverato al Regina Margherita di Torino sarebbe lottando tra la vita e la morte.

Se questa è una madre: baby squillo spinta a prostituirsi a discapito della scuola

baby-squillo-tuttacronacaHa solo 14 anni e la madre si preoccupa se lo studio ruba tempo alla prostituzione. E’ questa la sconcertante realtà emersa dalle conversazioni intercettate sul telefono della “baby squillo” più giovane coinvolta nel giro di prostituzione ai Parioli, a Roma. Come riporta il Corriere della Sera, era la madre a chiedere alla figlia di lavorare, “perchè io sto a corto, dobbiamo recuperà” e a nulla vale che la figlia non stia bene, “Sto male e già ho detto”, e ancora: “Mo’ vedo che posso fà. Comunque pure se, eh… comincio tardi… cioè oggi ma veramente sto male… domani dopo scuola si vede, dai”. La madre le chiede di andare a ritirare il biglietto per uno spettacolo. “Mi ha chiamato la professoressa di latino. Voleva sapere perché non stai andando. Gli ho detto che non si sente bene. Mi ha detto: pensa che domani verrà a scuola? Cosa hai intenzione di fare? Dimmelo perché se no… ci prendiamo in giro. Andiamo dagli insegnanti e glielo diciamo”. E la figlia: “Ma io voglio andarci a scuola. E’ che non ci ho tempo per fare i compiti”. Inutile anche che la figlia si lamenti che, dopo aver fatto i compiti, è stanca per andare agli appuntamenti: “Allora devi fare una scelta: puoi alternare i giorni. Qui una soluzione bisogna trovarla, se no ti ritiro”. E la figlia: “Non mi puoi ritirare mamma non ci ho 16 anni. Ci voglio andare”. A questo punto, la madre le consiglia di organizzare meglio il suo tempo: “E allora fai una cosa scusami… Allora c’è la possibilità di stare a scuola, studiare due ore così stati già là…”. La madre è stata arrestata ma intanto nell’indagine è spuntata anche la pista della pedofilia. Tra i cinque arrestati, infatti, compare anche il commerciante Michael Mario De Quattro, accusato di aver prodotto materiale pedopornografico per aver filmato rapporti sessuali con una delle due ragazzine ricattandola e chiedendole in seguito 1.500 euro per non rendere pubblico il video. L’uomo nega e dice che ignorava la giovane fosse minorenne. Al momento ci sono venti i clienti identificati e indagati, oltre a diversi i computer sequestrati. Si sospetta che le ragazzine siano state sfruttate anche per filmini pornografici.

Nel frattempo accade anche un fatto eclatante che mette in allarme gli inquirenti. La Bmw x6 del commercialista, arrestato poiché presumibilmente coinvolto nell’inchiesta sulle baby squillo, viene data alle fiamme . Una vendetta o una minaccia? Chi c’è dietro a questo atto? Si vuole intimidire il commercialista o si è voluto fare un gesto eclatante per protestare contro la prostituzione minorile? L’auto bianca era parcheggiata in una strada dei Parioli, poco lontano dallo studio del professionista, i vigili del fuoco hanno trovato tracce di benzina sul cofano. . Il commercialista dice di essere innocente “le ragazze si presentavano come diciottenni, non sapevo che fossero minorenni”, e gli avvocati affermano che “il suo ruolo è assolutamente marginale “. Però qualcuno ha dato fuoco alla macchina del professionista, e chi ha appiccato le fiamme conosceva il commercialista, sapeva che la Bmw bianca era sua, voleva colpire proprio Sbarra. I carabinieri ritengono poco plausibile che il rogo sia opera di un piromane che per caso ha incendiato quell’auto. “In genere – spiega un investigatore – quando i piromani agiscono danno fuoco a più macchine. Difficilmente si limitano ad incendiarne una sola”.

“Ragazze doccia”: quando la prostituzione frequenta la scuola

ragazze-doccia-tuttacronacaProstituirsi a scuola, a soli 14, 16 anni, per avere in cambio dei regali. E’ lo scandalo che è scoppiato a Milano, dove si parla del fenomeno scolastico delle “ragazze doccia”. Il nome, come spiega il Corriere della Sera, deriva da un semplice accostamento: come una doccia al giorno loro fanno sesso tutti i giorni. I fatti avvengono nei bagni delle scuole in cambio di oggetti e sono stati scoperti da un equipe di professori guidata dal prof. Luca Bernardo, diretto del reparto di pediatria del Farebenefratelli del capoluogo lombardo. Non si tratta di reale necessità, è piuttosto una ricerca di divertimento da parte di ragazzine di buona famiglia gran parte delle quali iscritte a scuole private. Anche in questo caso, come in quello delle baby squillo del Parioli, la tecnologia è uno dei punti focali: il tutto nasce in classe, grazie agli smartphone utilizzati anche per inviare i “menù” delle prestazioni che le adolescenti offrono. Poi gli orari e quindi l’incontro nel bagno. Il compagno avventura viene scelto in base a quello che si desidera ottenere in cambio.  Il prof Bernando spiega: “Ad oggi abbiamo individuato otto ragazze, ma ci risulta che il fenomeno sia molto più esteso”. Inoltre, non si tratterebbe di un unico incontro giornaliero: le ragazze si vendono anche a più persone nell’ambito di una giornata. Il professore ha inoltre spiegato che non è facile ottenere confessioni dalle “ragazze doccia”, mentre il timore è che il fenomeno non resti circoscritto alle scuole: “Non posso pensare che in questi ambienti non girino anche soldi – dice – Inoltre sembra che ora ci siano dei ragazzi, dai diciassette anni in su che fanno da procacciatori di clienti e il timore è che nel giro, già molto preoccupante, stiano entrando anche dei clienti adulti”.

Interrogate le baby squillo: prostitute per compare cose griffate

baby-squillo-parioli-tuttacronacaLe baby squillo del Parioli sono state interrogate dai magistrati riguardo al giro di prostituzione minorile in cui erano state coinvolte a partire da annunci sulla rete per poi passare nelle mani di Mirko Ieni, che organizzava gli appuntamenti e le accompagnava. Spiega la 14enne, la più giovane delle due: “Tutto è iniziato quasi per caso, un giorno ci siamo collegate su una bacheca di annunci e incontri per trovare dei lavoretti ed essere indipendenti”. Proprio lei inizialmente aveva paura, e per questo motivo le prime volte lavorava con l’amica, 16enne da pochi giorni. Guadagnavano “200 euro per i soli preliminari o 300 per un rapporto completo”. E poi, “Piano piano poi ho iniziato a lavorare da sola, prendevo 100 o 150 euro, finché Mirko, che era un nostro cliente, non è diventato il nostro protettore”. Con lui la giovane incomincia a lavorare ogni giorno e ad avere due incontri in 24 ore. Lui si prendeva la metà di quanto guadagnavano. Il desiderio delle due ragazzine era guadagnare per poter essere indipendente, la più giovane anche per aiutare economicamente la madre, che la rimproverava ma prendeva ugualmente i soldi che lei portava a casa. “Pensava che spacciavo, mi rimproverava ma alla fine li prendeva perché ne avevamo bisogno”, afferma. Ma i soldi servivano anche per lo shopping e per sniffare. “E’ vero che ho offerto droga alla mia amica, era lei che voleva farlo da tempo”, spiega la 16enne. A volte i clienti o gli intermediari pagavano le prestazioni anche solo con la coca.

Litiga con i genitori e si cala dal balcone, ma precipita. 15enne viva per miracolo

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Una banale lite tra genitori e figlia adolescente che poteva però trasformarsi in tragedia per una 15enne romana che ha tentato di scappare calandosi dal balcone di un quarto piano della Capitale, nel quartiere Vescovio, ma poi la giovane ha perso la presa ed è precipitata. Ad attutire la caduta  ci ha pensato una finestra aperta al secondo piano dell’edificio. La ragazza ha riportato solo lievi lesioni che sono state medicate al policlinico Umberto I.

 

Da Lolita a Papi girl? I fiumi di parole sulle baby-prostitute dei Parioli

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C’è già chi impugna una penna o meglio ha già iniziato a battere sulla tastiera per raccontare come le baby-prostitute dei Parioli siano frutto di un modello deviato che ci deriva dalla società delle Papi girl e di modelli femminili sbagliati prodotti a uso e consumo del pubblico televisivo. Da Non è la Rai alla Cyrus che da ragazza acqua e sapone si è trasformata in modello provocante capace di creare un business sulle sue provocazioni. In realtà il fenomeno è molto più ancestrale e non per questo meno aberrante… ma smettiamola di voler dare una connotazione 2.0 a quello che purtroppo è solo una realtà che c’è sempre stata. Bisogna combatterla, ora si hanno più mezzi per farlo, dalle intercettazioni telefoniche ai social network, capire chi si utilizza la rete come una trappola per “pescare” lolite desiderose di essere notate. Sì, perché a 15 anni si ha voglia di crescere e di farlo in fretta, perché a 15 anni si ha quel gusto di stupire, di essere sopra le righe e per questo si può cadere vittima di chi sfrutta le debolezze dell’adolescenza a scopo di lucro e compie uno dei reati peggiori che possano esistere: lo sfruttamento della prostituzione minorile. La prostituzione rende schiavi e le due ragazzine lo erano. Emarginate dalle esperienze adolescenziali e gettate in uno squallido mondo di bassezze umane.

«Il mio amico ha apprezzato molto la tua amichetta. Vi voleva invitare in barca a Ponza, ma per il week end siamo già in 15». Questo è uno dei “famosi” sms  dal commercialista Riccardo Sbarra — arrestato nell’operazione «Ninfa» con altre quattro persone — a una delle due baby squillo dei Parioli che aveva da poco lasciato un cliente e poi aggiungeva «Tu mi piaci, hai amichette giovani e io adoro le lolitine», scriveva ancora il professionista solo pochi giorni prima di finire in manette, oppure, con un altro sms a una delle giovanissime prostitute: «Venite a casa mia e ci restate, se volete».

Parlare di “Lolite” è già voler dare una dimensione romanzata, intellettuale e in fondo far veicolare un immagine distorta di quello che è accaduto a due ragazzine vittime di un meccanismo perverso che non erano neppure in grado di dominare o a cui non sapevano ribellarsi. Non chiamiamole quindi “Lolite”, non cerchiamo attraverso un termine di risvegliare il mito di Nabokov su una storia che non è scritta su una pagina, ma che sarà una ferita profonda che quelle ragazze che si porteranno per sempre dentro la loro testa, quegli orridi ricordi, quei maledetti soldi e quell’adolescenza negata.

1 anno da incubo! Bambina chiusa nel bagagliaio dalla nascita

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Il primo anno di vita di una bimba è stato da incubo. Tra l’orrore e la tragedia, la storia sembrerebbe incredibile, ma purtroppo invece sembra che sia solo allucinante. Nata un anno fa sarebbe stata tenuta dalla madre di nazionalità portoghese, denutrita e e disidratata nel bagagliaio dell’auto,  a Terrasson, nella Francia sudorientale. I genitori entrambi disoccupati sono stati arrestati, con l’accusa di abuso e maltrattamento di minore, dopo che il meccanico, che stava controllando la macchina, ha sentito dei gemiti e ha aperto il bagagliaio trovando la bambina in pessime condizioni igieniche, febbricitante e sofferente. Immediatamente sono scattati i soccorsi e sembrerebbe che la piccola sia stata tenuta nel bagagliaio sin dalla nascita per questo soffrirebbe di disturbi motori e psichici. La donna ha detto alla polizia di averla partorita in segreto e di averla tenuta nascosta a tutti, anche a suo marito. La coppia ha altri tre bambini dai 4 ai 10 anni, che sono tutti stati sottratti loro dai servizi sociali.

La buona stella di Verdone!

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Carlo Verdone da domani torna dietro e davanti la macchina da presa per raccontare una nuova storia comica, drammatica, italiana e malinconica che strappa un sorriso regalando un’emozione e una riflessione. Torna per raccontare un ex marito, vedovo alle prese con i figli ormai grandi e una vicina, Paola Cortellesi, che si trasformerà nella buona stella per mediare nel rapporto difficile tra padre e figli. Torna con una riflessione sull’Italia di oggi dove i figli anche se adulti hanno bisogno ancora di un confronto con i genitori, torna a raccontare quelle sensazioni di assenza e di rapporti interrotti difficili da riallacciare, Carlo Verdone torna con il film di San Valentino che dovrebbe essere la fotografia di uno spaccato della società di oggi, dove in mezzo a tante difficoltà, forse anche “I posti in piedi in Paradiso” sono esauriti e non rimane altro che augurarsi di stare “sotto una buona stella”.

Nel frattempo sarà trasmesso anche uno spot che vede protagonista il comico romano in prima linea per la lotta contro la fibrosi cistica:

Lo spot per le malattie reumatiche: attenzione ai bambini

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Lo spot per le malattie reumatiche punta a sensibilizzare un problema che da sempre si ritiene, erroneamente che possa toccare solo persone in età adulta, mentre bisogna fare attenzione ai soggetti in età pediatrica. In Italia ogni anno sono almeno 10.000 bambini colpiti da una forma reumatologica. Lo spot vuole sottolineare come serva maggiore attenzione a quei segnali che spesso da genitori e insegnanti sono scambiati per capricci.

La Repubblica scrive:

Eppure basterebbe “Semplicemente guardarli”: questo è il monito della campagna di sensibilizzazione lanciata nei giorni scorsi da Apmar, l’Associazione persone con malattie reumatiche, che insieme alla Società italiana di pediatria (Sip), alla Federazione italiana medici pediatri (Fimp) ed al Sindacato medici pediatri di famiglia (SiMPeF), rivolge un appello a genitori, insegnanti e medici affinché superino i pregiudizi e guardino con attenzione i bambini, a casa come a scuola.

La sorella di Parolisi: “Sono convinta che mio fratello sia innocente”

francesca-parolisi-tuttacronacaLa sorella di Salvatore Parolisi, Francesca, è stata intervistata a La vita in diretta. Alla vigilia della prima udienza del processo di Appello, ha detto: “Sono convinta che mio fratello sia innocente. Dimostrino il contrario portando delle prove fondate e ci ricrederemo. Ma non potranno farlo, perchè le prove contro di lui non ci sono. Semplicemente perchè non è lui l’assassino di Melania”. Del fratello, che ha incontrato in carcere, spiega che “È sfiduciato. Non si aspettava la condanna in primo grado”. E ancora: “I media lo hanno dipinto brutto. Lui non è cosi”. Riconosce però che abbia sbagliato a tradire la moglie, Melania Rea: “L’ho rimproverato per i suoi tradimenti. Se potessi farlo, lo picchierei. Non lo perdonerò per aver tradito Melania”. Sempre nel corso dell’intervista, la donna ha  mostrato i disegni che Salvatore manda alla figlia Vittoria, che non ha ancora potuto incontrare in carcere, dal giorno del suo arresto. “Vittoria parla al telefono con il padre e dice: ‘Ho solo te, la mamma è in cielo’. Le telefonate della piccola sono piene di baci e abbracci rivolti al padre. Fa tenerezza è un peccato che non lo possa incontrare, perchè ha bisogno di lui”. Francesca Parolisi ha anche speso alcune parole  sul presunto giallo del tesoretto: 137mila euro scomparsi dal conto di Parolisi: “Quei soldi non sono affatto spariti abbiamo fatto tutto alla luce del sole”. La donna ha mostrato una lettera di Salvatore in cui le chiede di provvedere economicamente alla piccola accordandosi con i genitori di Melania a cui è affidata: “Ma la signora Rea mi ha detto di riferire a Salvatore che a loro non serve nulla. Serve solo sapere la verità”.

L’appello di Parolisi al telefonista anonimo

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Solo quattro giorni al processo d’Appello per il caso Melania Rea e Parolisi, ex caporal maggiore dell’Esercito, condannato all’ergastolo in primo grado perché giudicato colpevole dell’omicidio volontario aggravato della moglie Melania Rea, si appella a colui che per primo vide il corpo a terra e telefonò da una cabina telefonica in piazza San Francesco per avvertire del cadavere della donna. Parolisi lancia l’appello attraverso i suoi legali:

«Nessuno ti ha mai visto, nessuno sa chi sei. La tua mancanza di coraggio non sta aiutando in nessun modo la vera giustizia – dice -. Cos’hai visto, quando l’hai visto e cosa hai fatto. Da uomo a uomo, ti prego, riprendi il tuo coraggio. Fammi uscire da questo tunnel ed aiuta soprattutto Melania a trovare pace e verità».

Atreyu 2013: show di La Russa con Viva la Mamma contro la Kyenge

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Ignazio La Russa, ironizza sulla sulla proposta (o presunta tale) di Cecile Kyenge di sostituire i termini “mamma” e “papà” con “genitore 1″ e “genitore 2″. L’ex ministro della Difesa si è anche messo a cantare i nuovi testi riscritti di Mamma di Beniamino Gigli e di Viva la mamma di Edoardo Bennato.

Respinta la richiesta di Parolisi: porte chiuse anche in appello

parolisi-processo-tuttacronacaAveva fatto richiesta di un processo pubblico per il secondo grado di giudizio Salvatore Parolisi, l’ex caporalmaggiore dell’Esercito condannato all’ergastolo lo scorso 26 ottobre a Teramo per l’omicidio della moglie, Melania Rea. In quell’occasione, il gup Marina Tommolini l’aveva infatti ritenuto colpevole di aver ucciso la donna con 35 coltellate nel boschetto di Ripe di Civitella del Tronto, in provincia di Teramo. Ora il presidente della Corte d’Assise d’Appello dell’Aquila, Luigi Catelli, ha respinto la richiesta di Parolisi e la prima udienza del processo d’appello, che si terrà il prossimo 25 settembre, si svolgerà secondo procedura a porte chiuse.

Nuove rivelazioni sul caso Melania Rea

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Rocco Parolisi scende in campo per la difesa del fratello Salvatore e in un’intervista telefonica a Quarto Grado afferma: «Forse Salvatore sa qualcosa, ma non parla. Viene da chiedersi: ma se fosse stato minacciato da qualcuno e per timore lo tenesse nascosto?»

Naturalmente sono le parole del fratello dell’imputato per la morte di Melania Rea e vanno, quindi, vagliate attentamente: «Stando agli atti e secondo il mio pensiero – dice Rocco – Salvatore è innocente, ma è il giudizio di un fratello». L’uomo ha poi aggiunto «Noi non sappiamo quello che è successo,  ma se avessimo una pista alternativa, l’avremmo fornita agli inquirenti. Vogliamo la verità, perché teniamo alla nostra famiglia e a quella di Melania».

Rocco entra anche nel rapporto tra Salvatore e Melania:

«Escludo l’amore cieco per Melania, ma mio fratello voleva bene al nucleo familiare», e prosegue. «Non sapevo che tra loro ci fosse crisi: l’ho scoperto qualche giorno dopo l’accaduto. Sono rimasto male quanto sono venuto a conoscenza della storia parallela e provo rabbia per il fatto che Salvatore non ne abbia informato subito la magistratura».

«Salvatore era un ragazzo tranquillo, un ‘bonaccione’ – ricorda il fratello Non si allontanava mai da casa, giocava nel quartiere». Sulla circostanza per la quale nessun amico abbia mai difeso il fratello, Rocco replica: «È vero: ma dobbiamo partire dal presupposto che si è arruolato giovane e ha lasciato nella prima adolescenza tutti i suoi amici (che ora sono sparsi per l’Italia per lavoro). Da quando Salvatore si è arruolato e lavorava per lo Stato, queste amicizie sono venute meno. Gli unici amici che potrebbe avere, sono i commilitoni».

«Ho parlato con Salvatore due mesi fa» conclude Rocco Parolisi,«era sfiduciato per come sono andate le cose e mi ha detto che è pronto a sostenere la sua innocenza. È un ragazzo testardo e con forza d’animo. Non credo che per lui ci sarà un’altra condanna». L’appello per il processo è fissato per il prossimo 25 settembre  all’Aquila, nel primo grado Parolisi è stato condannato all’ergastolo.

Melania:Parolisi scrive a Corte appello,'condanna infondata'

Sposa bambina violentata nel Padovano: indagati il padre e il marito

sposa-bambina-tuttacronacaNon ricordava nulla del Bangladesh, la sua terra. Viveva in Italia, frequentava la scuola e aveva molti amici, oltre a due fratellini e dei genitori con i quali c’era un buon rapporto. Prima del Natale del 2011, la confessione al padre: era innamorata. Da allora è trascorsa solo qualche settimana prima che il genitore la conducesse nel Paese natale dicendo che andavano a trovare dei parenti. La verità era diversa: lei si è trovata sposata a un cugino del padre che ora ha 34 anni. Era l’uomo a cui era stata promessa il giorno della sua nascita, con lo stesso genitore che gli aveva messo in braccio la neonata. Nel luglio 2012, il neosposo è arrivato in Italia e da allora vive a casa del cugino che è diventato anche suo suocero, in un comune della provincia di Padova, nel Camposampierese. Da quel giorno ha costretto la giovane moglie, ora quindicenne, ad avere rapporti con lui. La sposa bambina ha subito le stesse pressioni dal padre: doveva andare a letto con il marito. Ora la ragazzina si trova in una comunità e trascorre il suo tempo piangendo e sententdo la mancanza della madre. Nel frattempo, il pubblico ministero Francesco Tonon ha concluso l’inchiesta su questa vergognosa vicenda. E vuole portare davanti ai giudici del Tribunale sia il padre, sia il cugino-marito con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e di violenza sessuale. La giustizia italiana non riconosce come matrimonio una simile unione: si tratta di violenza sessuale.

Il neonato picchiato a Palermo: per lui arriva un benefattore anonimo

neonato-picchiato-benefattore-tuttacronacaNessuno si è offerto per adottare il piccolo Giorgio, il bimbo palermitano destinato a rimanere sordo e cieco a causa delle percosse inflittegli dai genitori. Il bimbo era stato ricoverato a Ferragosto e di lui hanno chiesto informazioni solo un paio di professionisti e la titolare di un’associazione umanitaria, anche se nessuno ha avanzato richiesta di affidamento. Però, stando al “Corriere della Sera”, ora sarebbe apparso un anonimo benefattore milanese disposto a occuparsi di tutte le spese per le cure e il mantenimento del piccolo. Giorgio Trizzino, direttore sanitario dell’ospedale dei bambini di Palermo, ha spiegato: “Mi ha detto che provvederà da oggi per tutta la vita di Giorgio al suo mantenimento. Pronto a trasferirlo a Milano. Offrendo quanto serve per la riabilitazione e per tutte le cure necessarie a una struttura pubblica o privata”. E’ la stessa persone che, in passato, ha assicurato in forma anonima cure costose e coperto spese per bisognosi e senzatetto. I genitori, privati della patria potestà e con il divieto assoluto di avvicinarsi all’ospedale, sono nel frattempo indagati per tentato omicidio ma liberi.

Parolisi chiede di aprire l’aula per il processo d’appello

parolisi-processo-appello-tuttacronacaLo scorso 26 ottobre, a Teramo, Salvatore Parolisi è stato condannato all’ergastolo dal gup Marina Tommolini perchè ritenuto colpevole di aver ucciso con 35 coltellate, nel boschetto di Ripe di Civitella del Tronto (Teramo) la moglie Melania Rea. Il processo, con rito abbreviato, si è svolto secondo la procedura a porte chiuse. Ora che si avvicina la data del processo di secondo grado, che si terrà il 25 settembre, sostenendo che contro di lui siano state dette cose non vere, vuole affrontare un processo pubblico. Parolisi, detenuto nel carcere teramano di Castrogno, dove nel frattempo si è anche diplomato come perito agrario, ha presentato una richiesta scritta al presidente della Corte d’Assise d’Appello dell’Aquila, Luigi Catelli, che assieme all’altro giudice togato Armanda Servino e alla giuria popolare, sarà chiamato a giudicarlo. Parolisi, che non ha mai voluto parlare davanti nè ai giudici nè ai pm teramani dopo i primi interrogatori, chiede che vengano aperte le porte dell’aula dove si terrà il processo: “per permettere alla gente di vedere come va il processo e capire tante cose”. Non si esclude che la richiesta possa essere il preludio a una sua partecipazione attiva: potrebbe aver deciso di fornire una sua ricostruzione o di fare dichiarazioni spontanee. La sua richiesta è comunque attualmente al vaglio del presidente della Corte, che fino ad oggi non si è pronunciato.

Genitori indagati per tentato omicidio: avrebbero picchiato un neonato

neonato-picchiato-palermo-tuttacronacaRespingono le accuse di aver  picchiato il loro figlio di appena tre mesi un padre e una madre che sono indagati dalla procura per tentato omicidio. Era il 14 agosto quando il piccolo venne portato in ospedale dai genitori con le braccine, le gambe e la testa fratturate. Stando agli adulti, si sarebbe ferito cadendo mentre tentava di “gattonare”. Ma all’ospedale Di Cristina di Palermo i medici hanno capito che il neonato, ora ricoverato in rianimazione e che rischia di perdere la vista e l’udito, era stato picchiato. Dopo che i sanitari hanno accertato che il piccolo era stato vittima di “sindrome di maltrattamento”, il tribunale dei minori lo ha inserito nella lista dei bambini da adottare. Il padre e la madre sono entrambi disoccupati e la donna ha raccontato ai carabinieri di essere depressa. “Spesso è mio marito ad occuparsi di nostro figlio, ma anche lui soffre di depressione e forse per farlo stare zitto lo ha picchiato”, ha riferito ai militari. Dagli esami del sangue a cui sono stati sottoposti non risulta nessuna assunzione di alcol e droghe. Stando ai medici, il neonato era stato picchiato anche in passato: lo dimostrerebbero le fratture ormai ricomposte evidenziate dagli esami radiografici.

Pisa: sono stati i bimbi del corso di nuoto a lanciare l’allarme per Rachele

bimba-morta-piscina-pisa-tuttacronacaSono sconcertati gli sviluppi delle indagini della procura di Pisa sulla morte della piccola Rachele, la bimba morta in una piscina comunale della città lo scorso mercoledì. Se già si era a conoscenza che le due istruttrici sono state indagate dalla procura per omicidio colposo, ora emerge dal video delle telecamere di sorveglianza che non solo una delle due donne non era in campo ma anche che la piccola è rimasta sott’acqua senza essere soccorsa almeno 4-5 minuti. Inoltre, nessuna delle due, che sono state indagate dalla procura per omicidio colposo, si è accorta di quanto stava accadendo: è stato un altro bambino del corso a lanciare l’allarme. L’istruttrice che non appare nella ripresa  era ai bordi piscina, come da regolamento, mercoledì mattina all’ora della tragedia? E per quali motivo né lei né la collega si sono accorte che la piccola stava annegando? Per ora si possono faresolo ipotesi perchè, come spiegano gli investigatori, le risposte arriveranno solo dopo indagini approfondite e un’analisi più dettagliata del filmato. Al momento della tragedia le due istruttrici hanno raccontato ai carabinieri  di aver visto la bambina affondare quasi in verticale. Si sono quindi tuffate e, afferratala, hanno praticato respirazione bocca a bocca e massaggio cardiaco, poi ripetuto dal medico del 118. “E’ stato un malore”, avevano detto. Ma anche tale ipotesi è messa in discussione dall’autopsia effettuata. I risultati ufficiali si avranno soltanto tra un mese, ma secondo Carlo Porcaro D’Ambrosio, medico legale della famiglia della piccola, l’esame non avrebbe “rivelato evidenze macroscopiche di patologie pregresse” e dunque la piccola al momento della sciagura pare fosse in perfetta salute. Pierpaolo Medda, padre della piccola e medico psichiatra all’ospedale di Pisa, era accorso in bicicletta dopo essere stato avvertito dell’incidente, ma ha trovato la figlia già morta. Dopo aver accusato un malore, è stato lui stesso ad avvertire la moglie Cristiana Manzi, anche lei psichiatra.

Niente più mamma e papà: la consigliera vuole chiamarli genitore primo e secondo

genitori-mamma-papà-tuttacronacaL’idea, che ha già provocato le prime polemiche, arriva dalla neo consigliera comunale con delega sui diritti civili di Venezia, Camilla Selbezzi: sostituire dai moduli le parole “mamma” e “papà” con “primo e secondo genitore”. E’ il senatore veneto Antonio De Poli (Udc) a criticare la proposta: “arebbe una decisione insensata e priva di logica”. Il senatore ha spiegato: “Le parole ‘mamma’ e ‘papà’ sono le più belle. Pensare che discriminino i gay offende non solo chi crede nella famiglia ma francamente chi, pur schierandosi dalla parte dei gay, ritiene la famiglia un valore fondamentale da tutelare. Anche con le parole”. E a chi potrebbe attaccarlo di conservatorismo risponde: “Non è così che si tutelano i diritti delle minoranze”. E sottolinea: “Per noi dell’Udc la famiglia è fondata solo sul matrimonio tra uomo e donna. Chi ha una posizione diversa dalla nostra non può permettersi di estirpare la cultura e l’identità della nostra società con la scusa del rispetto nei confronti delle diversità. Così non si tutelano i diritti civili , si fa solo un regalo a chi vuole allontanare il dialogo e il confronto civile tra chi ha posizioni politiche diverse sulla questione». «Auspico – conclude l’esponente Udc – che presto verrà un chiarimento puntuale da parte del sindaco Orsoni che è rimasto non a caso sorpreso da questa iniziativa singolare».

Cinque indagati per la morte di Tito Traversa

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Sono cinque le persone indagate per la morte di Tito Traversa  il free climber dodicenne precipitato il 2 luglio ad Orpierre, in Francia, durante un allenamento, e spirato dopo tre giorni di coma. 

Secondo le responsabilità ipotizzate dal magistrato sarebbero indagati: il titolare dell’azienda produttrice dei gommini, che ha sede in Lombardia, è indagato in quanto nella confezione non erano presenti istruzioni per il montaggio; Il titolare del negozio deve rispondere di avere venduto i gommini senza fornire tali istruzioni; il responsabile della società B-Side deve rispondere dell’organizzazione della spedizione a Orpierre, dove era in programma la manifestazione sportiva. E infine i due istruttori sono chiamati a rendere conto dell’omesso controllo sul corretto montaggio dell’attrezzatura.

Dramma in Francia: una famiglia si toglie la vita in hotel

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L’ipotesi più accreditata al momento è quella di un dramma familiare che ha portato 4 persone a togliersi la vita all’interno di un hotel. Sono stati rinvenuti, infatti,  in una stanza d’albergo di Bordeaux, nel sud-ovest della Francia, i cadaveri di due adulti e di due adolescenti. I due genitori sono stati trovati impiccati mentre i figli, di  13 e 16 anni, erano senza vita nel letto.  L’uomo, 45 anni, e la donna, 43 aveva appeso alla porta della stanza un foglio con l’avvertenza: «non entrate, chiamate la polizia». All’interno, un altro messaggio spiegherebbe in modo piuttosto chiaro le intenzioni suicide dei due adulti. Il sito on line del quotidiano locale Sud-Ouest riferisce che «i genitori avrebbero prima fatto prendere dei farmaci ai figli, poi si sarebbero tolti la vita». Il giornale precisa che la famiglia era di origine bretone e che alloggiava al terzo piano di questo hotel-residence, in un miniappartamento, dall’11 agosto.

 

I giovani americani costretti a casa con i genitori per la crisi

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Non sono più solo gli italiani, anche gli americani sono costretti a vivere con i genitori per la crisi che negli ultimi anni si è abbattuta sull’American Dream. Lo rivela un sondaggio di Pew Research Center, secondo cui 21,6 milioni di ragazzi tra i 18 e i 31 anni vivono con i genitori. Una cifra record, la più elevata degli ultimi 40 anni. E’ il 36% che è ormai costretto a vivere con mamma e papà. A volte si esce di casa per andare all’università, ma poi si torna a casa, i costi per vivere da soli sono troppo elevati e gli stipendi sono troppo bassi.

“La maggior parte dei miei amici, una volta laureati tornano a vivere a casa perché anche se hanno un lavoro non possono permettersi di pagare l’affitto e di rimborsare i prestiti allo stesso tempo”, spiega Stephanie Levonne, 20 anni, studentessa di New York.

La quota dei ragazzi che vivevano con i genitori nel 2007 era pari al 32%, e nel 2009 al 34%.

Lasciano la figlia in camper per fare una gita a Venezia

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Hanno lasciato la loro figlia di 10 anni chiusa in camper perché la piccola non voleva andare a fare una gita a Venezia di notte insieme ai genitori. Il padre ha 47anni, la madre 36, entrambi tedeschi di Dresda. La coppia è stata denunciata dai carabinieri di Cavallino che hanno dovuto anche cercare di ricostruire la vicenda. La famiglia, a quanto sembra, era arrivata sabato sera con il camper intorno alle 20, a Punta Sabbioni, da dove avevano poi volevano imbarcarsi a bordo di uno dei vaporetti che collegano la località a Venezia. L’idea era quella di potersi godere una vista nelle prime ore della notte e passare una serata indimenticabile. Ma quando sono giunti, la bambina si è rifiutata di seguirli all’imbarcadero. I genitori non ci hanno pensato su molto e hanno deciso di chiudere la bambina nel camper e di andare a Venezia ugualmente. La bambina però è riuscita a uscire dal mezzo, tirandosi la porta dietro. In poco tempo si è resa conto di non riuscire più ad aprire il camper e si è avventurata in lacrime all’imbarcadero in cerca di mamma e papà. Alla fine stremata si è seduta su un marciapiede e qui è stata notata da una signora di Jesolo che si è avvicinata e ha cercato di confortare la bambina. Poi la donna ha deciso di chiamare i carabinieri e la piccola è stata condotta in caserma. Qui sono iniziate le ricerche dei genitori che sono stati rintracciati poco dopo la mezzanotte, appena scesi dal vaporetto, di ritorno da Venezia. Denunciati per abbandono di minore, hanno fatto poi rientro al camper con la figlia.

Killer a 13 anni, Marcelo Pesseghini stermina la propria famiglia

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Ha solo 13 anni il baby killer che avrebbe sterminato la sua famiglia per poi togliersi la vita. Marcelo Pesseghini, originario di una zona a nord di San Paolo in Brasile, avrebbe ucciso i genitori, entrambi poliziotti, la nonna e la zia prima di recarsi tranquillamente a scuola usando l’auto della madre. Poi si è tolto la vita. Gli investigatori non hanno ancora trovato il corpo reato, ma sulla sua pagina Facebook, il ragazzo utilizzava la foto di un killer dei videogame, Assassin’s Creed.

Aggiornamento 10 agosto  2013, 13,50:

Secondo quanto riporta 24Horas.cl, un testimone avrebbe raccontato agli inquirenti che sarebbe stata la madre di Marcelo Bovo Pesseghini, Andreina Bovo (35) a insegnare al figlio a guidare mentre il padre, il sergente Luis Marcelo Pesseghini (40), gli avrebbe insegnato a maneggiare l’arma. Il testimone, che era un collega della donna, fu il primo a scoprire i corpi dopo essersi recato nell’abitazione preoccupato che la Bovo non si fosse presentata al lavoro. In un primo momento suonò senza avere risposta, poi tornò con altri colleghi e in quel momento trovarono i cadaveri. Secondo le prime perizie della polizia, il padre sarebbe stato ucciso tra le 12 e le 18 ore prima rispetto al resto della famiglia. Secondo gli investigatori, il minore lo avrebbe ucciso quanto la madre non era in casa: ipotesi derivata dall’analisi della scena del crimine e dalla posizione dei corpi. Venne quindi uccisa in un secondo momento, con un colpo di pistola alla testa, da dietro. L’uomo sarebbe invece stato ucciso nel sonno. La nonna (65) e sua sorella (55), a loro volta uccise con armi da fuoco, sarebbero state uccise nel sonno all’incirca quando è morta la madre. Immagini della scena del crimine diffuse dalla televisione brasiliana lo scorso giovedì, infine, mostrano il corpo del minore lateralmente a quello del padre mentre la madre si trova ai piedi del letto, come se si fosse inginocchiata accanto al marito al momento della scoperta. Le indagini proseguono.

Bimbo cade nella vasca delle tartarughe: gravissimo.

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Ha solo 10 mesi il bambino che è caduto nella vasca delle tartarughe, scavata in giardino, in una palazzina di Calcinato (Bs). I genitori, originari del Senegal, quando si sono accorti che il bambino era in acqua lo hanno immediatamente soccorso, ma il piccolo era già in arresto cardiaco. Immediato l’arrivo dell’eliambulanza del 118 e il medico, con un vero e proprio salvataggio che ha del miracoloso, è riuscito ha far riprendere al bimbo il battito cardiaco. Ora è ricoverato nell’ospedale di Brescia, dove sta ancora lottando tra la vita e la morte. Sul posto anche i carabinieri di Desenzano e di Calcinato per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente.

 

Panico in terapia neonatale, si bloccano le macchine per 40 minuti.

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40 minuti di terrore al Santobono quando, durante l’orario di visita, i macchinari hanno smesso di funzionare. Il blocco delle apparecchiature è avvenuto alle 15.30 di domenica e «le apparecchiature hanno ripreso a funzionare alle 16,10 e fino a quel momento i neonati sono stati tenuti in vita con i respiratori manuali, grazie alla professionalità e al tempestivo intervento dell’équipe di medici e infermieri di turno», così si legge in una nota che i genitori, otto coppie, dei bambini ricoverati hanno divulgato per «avviare le dovute indagini per accertare le responsabilità».

L’azienda ospedaliera attraverso i suoi vertici ha immediatamente escluso conseguenze per la salute dei neonati e si è affrettata a dichiarare che si è trattato di un episodio imprevedibile in una struttura dagli impianti da poco rinnovati e completamente a norma. L’ospedale ha nominato anche un esperto per chiarire le cause ed evitare in futuro il ripetersi di tali blocchi.

Sulla vicenda c’è un fascicolo aperto dai carabinieri della stazione Vomero. I militari sono intervenuti in ospedale domenica scorsa e hanno constatato l’effettivo stop del funzionamento dei macchinari in terapia intensiva neontale e anche nella rianimazione pediatrica. Sentiti due dirigenti medici dei reparti, acquisita la documentazione relativa alla manutenzione delle apparecchiature che era stata regolarmente eseguita quattro giorni prima, il 10 luglio scorso.

La Baronessa Rothschild uccisa per un segreto che riguardava la Orlandi?

rothschild-orlandi-tuttacronacaPotrebbe esserci una svolta, dopo 33 anni dalla morte, sul caso di Gabriella Guerin, la donna di Ronchis, in provincia di Udine, governante della baronessa Rothschild, uccisa in circostanze misteriose nel novembre del 1980 sui monti Sibillini, nelle Marche, in provincia di Macerata. Un’ipotetica riapertura dell’inchiesta ruoterebbe attorno a due casi: quello di Emanuela Orlandi e quello della nobildonna inglese Ellen Dorothy Jeannette Bishop, meglio nota come baronessa Rothschild. La Guerin lavorò proprio per la nobildonna inglese, prima come cuoca e poi come governante e segretaria fino a quel novembre dell’80 quando entrambe scomparvero e vennero ritrovate, cadaveri, nel gennaio 1982. La prima ipotesi fu quella di morte per assideramento e solo nel 1989 fu associata a un duplice omicidio premeditato. Il killer è rimasto ignoto ma sembra abbia ucciso le sue vittime per strangolamento.  Quello che resta ignoto è il movente. Le indagini, incentrate negli ultimi anni sul legame tra la Banda della Magliana, “Renatino” De Pedis, i cardinali Marcinkus e Poletti, i rapimenti della Orlandi e della giovane romana Mirella Gregori, potrebbero estendersi, grazie alle dichiarazioni di un “supertestimone”, anche al giallo insoluto dell’assassinio della baronessa. E con lei anche a quello della friulana Guerin. S’ipotizza infatti che la Rothschild, amica del cardinale Marcinkus, potente esponente della banca vaticana dello Ior, possa essere venuta a conoscenza di qualche segreto, fatto che avrebbe reso necessaria la morte sua e della governante, che nel tempo era divenuta anche amica e confidente. Un segreto che forse potrebbe avere a che fare proprio con il rapimento della Orlandi.

“Emanuela Orlandi è morta”, lo dice il pm!

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E’ il pm Giancarlo Capaldo a non aver più dubbi “Emanuela Orlandi è morta”. Intanto Marco Fassoni Accetti, l’uomo che si è autoaccusato del sequestro di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori  ai pm Capaldo e Simona Maisto dice: “Tutto iniziò con le microspie nelle auto dei monsignori. Poi arrivammo ai sequestri”.

Questa non è una delle tante rivelazioni shock che per 30 anni hanno affollato le pagine dei giornali per poi rivelarsi infondate.  E’ lo stesso pm Capaldo ad aver dichiarato a un giornalista del Corriere della sera di essere vicino alla soluzione del caso.

Sul Corriere della Sera si ricostruisce uno “scenario” o meglio “una lotta tra fazioni all’ombra del Cupolone”:

“Di più: i nomi degli alti prelati ai quali (senza che ciò comporti un loro coinvolgimento) avrebbero fatto riferimento i gruppi di potere coperto dal cui scontro sarebbe germinato il sequestro di Emanuela e Mirella. Premessa necessaria: la Procura prende sul serio il superteste indagato. Finora non ha mostrato di curarsi del materiale artistico di Accetti – film e foto sui temi della morte, del potere, del sesso – che a taluni fanno balenare l’ipotesi pedofilia. Tanto più che lui stesso ha fornito le liberatorie per le riprese ai minori e il sito non è stato sequestrato. A Piazzale Clodio, piuttosto, intendono approfondire e riscontrare – vista la gran mole di eventi, inseriti nel loro contesto geopolitico – tutto ciò che l’uomo racconta”.

Ma da dove inizia il coinvolgimento di Accetti? Bisogna tornare ai tempi in cui il “supertestimone” era collegiale al al San Giuseppe De Merode.Qui conobbe alcuni  religiosi che gli mettono a disposizione abiti talari e locali per attività filmiche grazie all’interessamento del suo direttore spirituale Pierluigi Celata.

“«Sacerdoti un po’ peccatori mi proposero: visto che sei così bravo con la cinepresa, vuoi renderti utile?» Siamo alla fine dei ’70, tempo di guerra fredda. Di spie, cordate e camarille. Le azioni del «nucleo di controspionaggio», elenca Accetti, nascono per «tutelare il dialogo con i Paesi del Patto di Varsavia» (il che coincideva con la linea Casaroli) e contrastare la gestione di Ior e Apsa”.

E poi l’articolo continua tra microspie e possibili intrighi vaticani:

“«Volevamo condizionare in senso progressista le scelte del Consiglio per gli affari pubblici della Chiesa… Agivamo nell’area di monsignor Backis (cardinale lituano presente al recente conclave, ndr)». Accetti comunque un episodio lo cita: «Nella sua Fiat collocammo microspie per attenzionare persone che erano con lui». Altre figure vicine erano «monsignor Martin, della Prefettura pontificia, e Deskur, preposto alle Comunicazioni sociali», nonché «il cardinal Hume, alle prese con i debiti della sua diocesi»”.

Il bersaglio, giunti alla fine del 1978, era il “papa polacco”:

“«Ci opponevamo ai finanziamenti a Solidarnosc e in generale alla spinta anticomunista di Wojtyla». Per questo, vittime di ricatti e dossieraggi sarebbero stati il cardinal Caprio (anni prima espulso dalla Cina, spiato con cimici «sotto la moquette gialla») e monsignor Hnilica (condannato per il caso Calvi), oltre a Marcinkus, discusso capo dello Ior, all’uomo d’affari Thomas Macioce e al cardinal O’Connor”.

Poi nella storia entrano anche il destino di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori nel 1981:

“È dall’81, con l’attentato al papa in piazza San Pietro – in vista del quale il «ganglio» (come rivelato dal Corriere lo scorso 18 maggio) avrebbe svolto «azioni di supporto» a favore dei Lupi grigi – che il loro destino inizia a essere segnato. «Le prelevammo dopo la promessa dei servizi segreti ad Agca di liberarlo entro due anni: la Gregori, cittadina italiana, serviva a premere per la grazia presidenziale. Io ci misi le mie capacità di sceneggiatura…»”.

Poi l’articolo però si conclude con l’ennesimo dubbio:

“Accetti sostiene che Katy Skerl, la diciassettenne strangolata nel gennaio 1984 a Grottaferrata, fu uccisa nell’ambito dello stesso scontro di potere. È tale narrazione circostanziata e minuziosissima, seppure mai suffragata da chiamate in correità, che induce la Procura all’ottimismo?”.

Era campione internazionale a 12 anni… è morto Tito Traversa.

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Ci si interroga sulla morte di Tito Traversa, 12 anni e già campione italiano e mondiale di arrampicata sportiva. L’astro nascente del climbing italiano era partito con gli altri allievi della scuola Beside, lunedì scorso da Torino. Il gruppo si sarebbe dovuto allenare in Francia per alcuni giorni. Martedì, Tito aveva iniziato il riscaldamento  allenandosi su una parete verticale a Orpierre. Qualcosa non va per il verso giusto e Tito cade da 20 mt di altezza, sbattendo la testa violentemente. Entra in coma e oggi il suo cuore cessa di battere. I genitori,  Giovanni Traversa e Barbara Sirio, hanno consentito a donare gli organi.

Secondo quanto dicono i suoi istruttori l’incidente si sarebbe verificato a causa dell’attrezzatura. Perché quel giorno il ragazzo non avrebbe usato l’attrezzatura personale e di conseguenza, sempre secondo gli istruttori, alcuni “rinvii”, come vengono tecnicamente chiamati i fermi attraverso cui far scorrere le corde di sicurezza, avrebbero ceduto e il ragazzo è caduto nel vuoto.

Aggiornamento: 

Nascerà un’associazione in memoria di Tito secondo la volontà già espressa dai genitori del ragazzo.

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Sconvolgenti rivelazioni sull’Orlandi: quanto è attendibile Accetti?

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Convocato ieri nuovamente a Piazzale Clodio, Marco Fassoni Accetti, il fotografo che ha raccontato di aver partecipato al sequestro Orlandi e di essere stato uno dei telefonisti  (la perizia fonica è in corso), ha raccontato i motivi che, secondo lui, avrebbero portato il gruppo che sequestrò la ragazza a non liberarla subito. Ci furono dei fatti «non preventivati» che fecero «precipitare la situazione». Doveva tornare presto a casa ma fu «trattenuta», con il risultato di trasformare un «finto sequestro» in un giallo infinito.

Interrogato per ore dal   procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo alla presenza dell’avvocatessa Maria Calisse, nel confronto di ieri il magistrato ha cercato di avere nomi “sicuri” di complici e avversari del gruppo. Un gruppo «formato da laici ed ecclesiastici, con il supporto di fiancheggiatori della Stasi» che lo stesso Accetti ha coinvolto nelle dichiarazioni di maggio scorso, quando sostenne che l’accordo firmato dallo Ior sul crack Ambrosiano nel 1984 fu dettato dal ricatto dei sequestratori.

«Io non faccio chiamate in correità – insiste il superteste – fornisco il contesto e numerosi riscontri». Un quadro dettagliato, questo è certo. Il «nucleo di controspionaggio» avrebbe rapito la Orlandi e Mirella Gregori (46 giorni prima) per compiere pressioni per conto di ecclesiastici «orientati in senso progressista». Due gli obiettivi: indurre Alì Agca a ritrattare le accuse ai bulgari di complicità nell’attentato al papa (in cambio di una sua futura liberazione) e colpire lo Ior di Marcinkus.

«Nostra controparte – specifica Accetti – erano persone legate all’avvocato Ortolani (poi condannato per il crak Ambrosiano) e altre vicine a Thomas Marcinkus». La guerra all’ombra del Vaticano, quindi, troverebbe nuovi spunti. Emanuela «doveva tornare a casa in 24 ore», ma ciò fu impedito «prima perché il 23 giugno non avevamo in mano la denuncia di scomparsa da produrre in fotocopia ad Agca». E questo trova riscontro: la famiglia fu invitata a non sporgere subito denuncia al Collegio romano, nella speranza di una «scappatella».

In un secondo momento – e siamo al 24-25 giugno – «perché ci arrivò voce che la commissione bilaterale tra Stato vaticano e italiano per esaminare la situazione dello Ior, fissata al 30 giugno, non sarebbe arrivata a un accordo». «E’ bene tenerle», sarebbe stato l’ordine impartito da non meglio precisati ambienti agli esecutori dei sequestri.

Poi avvennero due eventi deflagranti secondo Accetti: l’appello del 3 luglio di papa Wojtyla, che diede al caso rilievo planetario, e il rilancio delle accuse ai bulgari da parte di Agca, l’8 luglio, al grido di «Sono lo strumento del Kgb!».

Terrorismo,scandali finanziari e fazioni politiche in Vaticano che si sarebbero intrecciate con il destino delle due ragazza scomparse ai tempi della guerra fredda. Ora lo Ior, nelle cronache degli ultimi giorni, è ancora nella bufera, ma sulla verità dell’Orlandi e della Gregori ancora non si vede la luce a 30 anni dalla scomparsa.

 

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