Il cinema indossa il lutto: morto Carlo Mazzacurati

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Il cinema indossa il lutto dopo aver appreso la triste notizia della morte di Carlo Mazzacurati, attore, regista e sceneggiatore padovano che si è spento dopo una lunga malattia, all’ospedale di Monselice. Mazzacurati, 57 anni, aveva esordito nel 1979 quando, grazie a dei fondi ricevuti in eredità, realizzò il film in 16mm, Vagabondi, premiato quattro anni più tardi dalla casa di produzione e distribuzione indipendente Gaumont. Mazzacurati era anche presidente della Fondazione Cineteca di Bologna e aveva vinto il leone d’Argento al Festival di Venezia con la sua opera più famosa “Il Toro”.

Mazzacurati vide crescere il suo successo negli anni Ottanta, quando si trasferì  a Roma e dove iniziò a lavorare ai testi di alcune trasmissioni televisive e, contemporaneamente, al film «Notte Italiana» (1987) insieme a Franco Bernini, e a opere come «Il prete bello» (1989), collaborando anche alla sceneggiatura di «Marrakech Express» insieme a Gabriele Salvatores, «Fracchia contro Dracula» di Neri Parenti e «Domani accadrà» di Daniele Luchetti.

Alla regia approda negli anni Novanta e Duemila quando si dedica a «Vesna va veloce» (1996), «L’estate di Davide » (1998) e «La Lingua del Santo» (2000), oltre che alla serie dei «Ritratti», documentari su Mario Rigoni Stern, Andrea Zanzotto e Luigi Meneghello. L’ultima sua opera è il film «La sedia della felicità», che dovrebbe uscire il 24 aprile. Il film è stato presentato in anteprima al festival del Cinema di Torino sotto la direzione di Paolo Virzì.

Come attore ha recitato piccole parti per Nanni Moretti in «Palombella rossa» (1989), «Caro diario» (1994), «Il grido d’angoscia dell’uccello predatore» (2001) e nel «Caimano» (2006), oltre che per Cosimo Messeri in «Zeldman», sempre nel 2006. Nel 2009 ha co-prodotto con Angelo Barbagallo ed Edoardo Scarantino il film-documentario «The One Man Beatles», sempre di Messeri, candidato ai David di Donatello 2010 come miglior film documentario. Nel novembre scorso ha ricevuto il «Gran Premio Torino» per la carriera.

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Educazione siberiana di Gabriele Salvatores!

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”Ai cattivi maestri della politica, preferisco Nonno Kuzja, il cattivo maestro che ha il volto di John Malkovich, protagonista di ‘Educazione siberiana”’: cosi’, alla vigilia delle elezioni, Gabriele Salvatores presenta il suo nuovo film, tratto dal bestseller omonimo di Nicolai Lilin. Del resto, spiega il regista, meglio confrontarsi con cattivi maestri che con nessun maestro.  E poi, precisa, il ‘cattivo’ e carismatico personaggio protagonista del film ha anche principi condivisibili. Il denaro, ad esempio, ”non deve entrare nelle case perche’ e’ sporco”, mentre la regola regina dell’educazione siberiana è risassunta nella massima ‘Un uomo non puo’ possedere piu’ di quanto il suo cuore possa amare’.

Il codice di comportamento della comunita’siberiana (un’organizzazione criminale, con risvolti mistici, fatta da ‘delinquenti onesti’) prevede, tra le altre cose, il disprezzo del denaro e del potere, il rispetto e la difesa dei piu’ deboli, l’odio per poliziotti e comunisti e l’amore per armi e tatuaggi, oltre ad una nostalgia un po’ ‘no global’ per un mondo che si sta dissolvendo.

‘Educazione siberiana’,con John Malkovich, Peter Stormare e Eleanor Tomlinson, rappresenta una svolta nella carriera di Salvatores. A 60 anni, spiega, ”esco dal guscio”. ”E’ la prima volta di una produzione in cui non sono coinvolto, la prima volta con attori con cui non avevo mai lavorato prima, la prima volta di un film internazionale a tutti gli effetti, concepito in Italia ma che trova coproduzioni europee con una storia comprensibile anche fuori dai confini nazionali”.

‘Educazione siberiana’ ”non e’ un film sociale ne’ politico”, spiega Salvatores, ma l’intento e’ quello di ”creare, nell’indifferenza dilagante, qualche crepa emotiva in cui si puo’ infilare una riflessione”.

Dispiaciuto per l’assenza del film al Festival di Berlino, il regista racconta il motivo della mancata ammissione di ‘Educazione siberiana’ tra i film in concorso. ”Non e’ stato riconosciuto come un film italiano – spiega – a differenza di altri miei film come ‘Io non ho paura’ in cui le cannottiere, i bambini, i campi di grano e il sud rimandavano direttamente all’Italia”.

A pochi giorni dalla Notte degli Oscar, Salvatores rivela di avere apprezzato soprattutto l’interpretazione di Daniel-Day Lewis in ‘Lincoln’ di Steven Spielberg e quella di Joaquin Phoenix in ‘The Master’ di di Paul Thomas Anderson. Il regista, Premio Oscar per il miglior film straniero con ‘Mediterraneo’ (1991), rivela che il suo film preferito, tra quelli in corsa per l’ambita statuetta, e’ ‘Vita di Pi’ di Ang Lee. ”In pochi saranno d’accordo con me – conclude Salvatores – ma io premierei ‘Vita di Pi’ perche’ mi ha fatto vedere immagini che non avevo ancora visto al cinema”.

Purtroppo però il film di Salvatores, presentato ieri sera in anteprima alla critica italiana non ha convinto i giornalisti. Sicuramente penalizzato dall’essere tratto  un grande libro, che da tutti è adorato, il film, pur avendo dietro la macchina da presa un regista lontano anni luce dalla retorica, risente comunque di una matrice didascalica che viene a interrompere troppe volte la narrazione per poter avvicinare lo spettatore a una realtà lontana e non conosciuta. Il misto tra religione e mafia, tra riti ed esecuzioni e una storia immensa che copre una arco temporale di 10 anni (dal 1980 al 1990) sicuramente non ha convinto fino in fondo, ma resta comunque un perno di sperimentalizzazione e di partenza per un “nuovo” (se mai verrà) cinema italiano che si ponga con un occhio più internazionale.

Il 28/2 arriva EDUCAZIONE SIBERIANA di Gabriele Salvatores

 

Salvatores dice no al Ttf e inizia un film!

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