Omicidio-suicidio causa crisi: le banche vogliono anche le spese funebri

romano_dubrilla-tuttacronacaEra il 25 gennaio 2010 e a Valliera, frazione del Comune di Adria, in provincia di Rovigo, il cadavere di due persone veniva trovato nella loro abitazione. Si trattava dell’impresario edile Romano Borin, di 62 anni, e della moglie, la casalinga 59enne Dubrilla Moschini. Si trattava di un omicidio-suicidio, con l’uomo che aveva ucciso la consorte con un colpo di pistola per poi rivolgere l’arma contro se stesso. Alla base di quel gesto, ci sarebbero le banche. In un memoriale Romano Borin spiega il motivo per il quale vuole farla finita: non vede una via d’uscita dalla situazione finanziaria nella quale la sua attività si trova. La figlia della coppia, Marzia, ha presentato un esposto: “Dal memoriale si evince che Borin fosse conscio che tali operazioni bancarie gli avrebbero impedito il proseguimento di qualsiasi attività. Ultimamente ci è stato chiesto anche di restituire l’oro di famiglia e i pochi soldi lasciati per le spese funebri. Questo non lo accettiamo”.

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In mille ai funerali di Nadia, la 14enne suicida

funerali-14enne-tuttacronacaEra il 9 febbraio e la 14enne Nadia, stanca dei numerosi insulti che le arrivavano sul suto Ask.fm, ha deciso di compiere un gesto estremo gettandosi nel vuoto dal tetto dell’hotel Palace di Cittadella, nel Padovano. Oggi si sono tenuti i funerali della giovane e non sono mancati momenti di tensione anche durante la funzione. Mentre un’amica della ragazzina stava leggendo un messaggio, infatti, un parente di Nadia le ha urlato contro di stare zitta e di andarsene. La giovane è stata portata via sotto shock. La contestazione è giunta perchè i parenti della 14enne accusano gli amici di non aver segnalato quel che stava accadendo a Nadia. Tanti amici e compagni di scuola, compresi quelli delle medie, erano presenti oggi, i vecchi compagni con in mano una rosa bianca. La presidente della Camera Laura Boldrini ha inviato una corona di fiori non potendo partecipare alle esequie per impegni istituzionali a Roma.  Da parte sua il Vescovo di Vicenza, Beniamino Pizzol, ha inviato a don Gianni, parroco di Fontaniva, in occasione dei funerali, una lettera in cui si legge: “Vi invito a vivere la vita in pienezza, gustandone gioie e consolazioni, affrontando con coraggio e realismo le fatiche e le sofferenze, come anche le inevitabili sconfitte che tutti incontriamo nel faticoso cammino dell’esistenza”.

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I funerali del “padre della Nord”: fumogeni per Pippo Spagnolo

pippo-spagnolo-tuttacronacaPippo Spagnolo era un leggendario tifoso genoano e ripeteva sempre: “Ho fatto un patto con chi comanda nell’aldilà, morirò solo dopo che il Genoa avrà vinto il decimo scudetto, quello della stella”. L’ottantenne non ha potuto però assistere al derby della 22a giornata: si è spento la notte precedente. Oggi si sono svolti i suoi funerali e, sul sagrato della chiesa in piazza Alimonda, centinaia di tifosi presenti hanno dato il loro saluto al “padre della Nord” con dei fumogeni con i colori della squadra. Su un lungo striscione appeso alla cancellata della chiesa, il ricordo degli ultras: “Il tuo mito virà per sempre nel cuore del tuo popolo. Ciao Pippo”. Sul feretro colorato di rossoblù, un cuscino di rose a forma di cuore, con i colori della squadra.

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Addio a Joan Fontaine, la star premio Oscar di Hitchcock

joan-fontaine-tuttacronacaE’ morta all’età di 96 anni la star di Hollywood degli anni 40 Joan Fontaine. L’attrice Oscar nel 1942 per il film “Il sospetto” di Alfred Hitchcock si è spenta per cause naturali nella sua casa di Carmel, in California.

Nata il 22 ottobre 1917 a Tokyo, cittadina britannica naturalizzata americana nel 1943, era la sorella minore di Olivia de Havilland, con cui visse una grande rivalità artistica. Dopo un’infanzia segnata da problemi di salute e dalla separazione dei genitori, si trasferì negli Stati Uniti con la madre, della quale adottò il cognome d’arte, e la sorella Olivia. Il suo debutto sul grande schermo risale al 1935 e nel 1941 fu voluta da Alfred Hitchcock accanto a Laurence Olivier per il suo film d’esordio americano, ‘Rebecca, la prima moglie’ che le valse la prima nomination all’Oscar.

Molti furono i grandi registi con i quali lavorò, tra questi: Billy Wilder (“Il valzer dell’imperatore”), Fritz Lang (“L’alibi era perfetto”), George Cukor (“Donne”) e Nicholas Ray (“La seduttrice”). Sposata quattro volte, ha avuto due figlie. Il suo nome è iscritto nella Hollywood Walk of Fame di Los Angeles. L’Oscar vinto per “Il sospetto”, film nel quale recitava accanto a Cary Grant, la rese l’unico interprete di un’opera del regista inglese, donna o uomo, a ottenere l’ambita statuetta. Nello stesso anno, riuscì a battere la sorella, a sua volta candidata con “La porta d’oro” di Mitchell Leisen. Olivia De Havilland si sarebbe poi rifatta nel 1946, imponendosi con “A ciascuno il suo destino”, sempre per la regia di Leisen, e doppiando il successo tre anni dopo con “L’ereditiera” di William Wyler.

Una terza candidatura per la Fontaine risale al 1943, per “Il fiore che non colsi” diretto da Edmund Goulding. Dai suoi quattro matrimoni, si sono sempre conclusi con un divorzio, Fontaine ebbe una figlia, Deborah Leslie, e nel 1952 ne adottò una seconda, Martina, di origini peruviane, che però se ne andò di casa già nel 1963. Una delle vicende più dolorose per l’artista, come lei stessa raccontò nell’autobiografia data alle stampe nel 1978: “No Bed of Roses”, nessun letto di rose per lei.

Cinema in lutto per la morte di “Lawrence d’Arabia”: addio a Peter O’Toole

Peter O'Toole-morto-tuttacronacaE’ morto ieri, all’età di 81 anni, l’attore Peter O’Toole, il leggendario Lawrence d’Arabia. E’ stato il suo agente, Steve Kennis, a diffondere la notizia che sabato ha perso la sua battaglia contro una lunga malattia. Negli anni ’70 l’attore aveva sconfitto un cancro allo stomaco. O’Toole è morto al Wellington Hospital di Londra. L’attore aveva comunicato il suo ritiro dalla recitazione lo scorso anno, dicendo che il suo era “un addio senza lacrime e pieno di gratitudine”. Peter Seamus O’Toole era nato il 2 Agosto 1932 a Connemara, in Irlanda, ma da bambino si era trasferito in Inghilterra con la famiglia. Dopo aver abbandonato la scuola per lavorare come fattorino, ha cominciato ad occuparsi di cronaca per l’Evening Post iniziando inoltre a coltivare la passione per la recitazione, iscrivendosi alla Royal Academy of Dramatic Art.

Dopo aver interpretato i classici della drammaturgia sui palcoscenici inglesi, Peter O’Toole ha debuttato sul grande schermo nel 1959 in un ruolo secondario nel film Lo spadaccino della Louisiana. Nello stesso anno ha sposato la collega Sian Phillips, dalla quale ha avuto due figlie. La coppia ha divorziato nel 1979. Lui e la sua ex-fidanzata, Karen Brown, hanno avuto un figlio, Lorcan. O’Toole detiene lo sfortunato record del maggior numero di nomination all’Oscar, ben 8, come miglior attore protagonista senza averlo mai vinto (tra gli altri, per il suo film più famoso, Lawrence d’Arabia, e per Il leone d’inverno). Strinse la statuetta solo nel 2003, quando gli venne assegnato l’Oscar alla Carriera.

Il suo nome è legato al ‘problematico’ personaggio di Lawrence d’Arabia nel film di Lean nel 1962, che ne fece una stella internazionale. Aveva esordito come protagonista al cinema nel 1960 con Il ragazzo rapito (Kidnapped), per la regia di Robert Stevenson. Dopo il successo con Lawrence d’Arabia O’Toole ha continuato a lavorare nel cinema e in tv recitando in moltissimi film, tra cui spiccano La Bibbia (The Bible: In The Beginning), Lord Jim, James Bond 007 – Casino Royale (Casino Royale), Il leone d’inverno (The Lion in Winter), L’ultimo imperatore e Troy. È stato doppiatore del critico gastronomico Anton Ego nella versione originale di Ratatouille, il film animato della Pixar del 2007.

I funerali di Angelo Rizzoli: “Contro di lui troppi accanimenti”, così Berlusconi

angelo-rizzoli-tuttacronacaAnche il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, ha preso parte ai funerali di Angelo Rizzoli, l’ex editore e produttore cinematografico scomparso ieri a Roma. Al termine della funzione, svoltasi nella chiesa Sant’Eugenio di piazza delle Belle Arti a Roma, l’ex premier l’ha così ricordato: “Era una persona buona, una persona giusta contro cui ci sono stati troppi accanimenti e ingiustizie”.

I funerali di Paul Walker

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Paul Walker, l’attore di Fast and Furious, è stato cremato il 12 dicembre a Glendale, in California. I funerali si svolgeranno in forma privata e solo per la famiglia e i più intimi sabato 14 dicembre, scrive il RadarOnline.

Le sue ceneri saranno divise: una parte sarà seppellita in un’urna, il resto sarà tenuto dalla famiglia in suo ricordo.

Oltre alla famiglia, solo alcuni degli amici più intimi di Walker e le co-star dei film Fast and Furious prenderanno parte alla cerimonia funebre.

La decisione di limitare il pubblico ai funerali è stata presa per proteggere la figlia di Walker, Meadow, che ha perso il papà a 15 anni ed è distrutta dal dolore.

Cody Walker, fratello di Paul, ha eseguito un sopralluogo del cimitero di Los Angeles per scegliere il luogo della sepoltura.

Addio Rombo: l’ultimo saluto al pilota morto al Sic Day

romboni-funerali-tuttacronacaSabato scorso, durante il Sic Day, in un tragico incidente in pista ha perso la vita il pilota Doriano Romboni, di cui oggi si sono tenuti i funerali in provincia di La Spezia, a Ceparana. Oltre 2mila persone si sono riunite per un ultimo saluto e tra questi i vecchi rivali, gli amici e chi non gli ha mai fatto mancare il supporto dagli spalti. C’è stato anche chi, all’arrivo del carro funebre davanti alla chiesa, ha fatto rombare la moto in suo onore. Tra chi l’ha voluto accompagnare in quest’ultimo viaggio, Max Biaggi, che su Twitter ha scritto: “Oggi ti abbiamo onorato caro Doriano. Ti ho toccato un’ultima volta”. Presente anche Loris Capirossi, che non è riuscito a trattenre le lacrime e che era arrivato questa mattina a Follo per la camera ardente. “Doriano è stato un rivale, ma soprattutto un amico sincero – ha affermato commosso -. Quante sportellate che ci siamo dati, lui si arrabbiava, ma alla fine ci si capiva”.  E ancora per dire addio a Rombo sono arrivati Marco Lucchinelli, Ezio Gianola e Alessandro Gramigni, che a stento sono riusciti a trattenere le lacrime quando hanno visto la storica Honda del team Hb, quella degli anni d’oro della 250, posizionata assieme alla tuta e al casco di Rombo nell’androne del Comune dov’era allestita la camera ardente. C’erano anche Loris Reggiani e Andrea Dovizioso. “Una delle persone più vere che abbia conosciuto nell’ambiente delle corse, e che lascia un vuoto grande”, afferma il primo. “Persona emotiva e sanguigna, ma tanto buona. Ero a Latina sabato, ci tenevo a essere qua” afferma invece il pilota Ducati.  Fuori dalla chiesa, nel piazzale addobbato con striscioni, c’è anche Paolo Simoncelli, padre di Marco, scomparso nel 2011. “Le parole sono superflue. È il destino, non c’è nulla da fare. Ognuno ha il suo percorso e quando arriva, arriva”. Anche Paolo Sesti, presidente della Federazione, è arrivato in Liguria: “Non mancheremo di aiutare la famiglia di Doriano – spiega – che era un grande uomo che stava dando tanto a questo mondo”.

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Anna, abito da sposa per il suo funerale

funerali-anna-tuttacronacaEra il 21 novembre quando Anna Ruggirello e sua madre, Nunzia Cascone, a seguito di un incidente vennero inghiottite dal fiume Sarno mentre si trovavano a bordo della loro Panda. E mentre continuano senza sosta le ricerche lungo il fiume della madre, “Ci immergeremo fino a quando il magistrato riterrà opportuno” spiegano dalla sala operativa dei vigili del fuoco di Napoli, oggi si sono svolti a Messigno, frazione di Pompei, i funerali della giovane. E’ stato suo padre a chiedere che, nel giorno dell’addio, la figlia indossasse un abito da sposa. Il suo sogno era sempre stato accompagnare la figlia all’altare in abito bianco, un sogno che non potrà più realizzare. “oggi sarà un giorno doppiamente triste per la famiglia Ruggirello – spiega l’avvocato Andrea Mario Aprea – dover dare l’addio ad Anna senza che il corpo di mamma Nunzia sia stato ritrovato”. Spiega Il Mattino che “sul fronte dell’inchiesta si attendono i risultati dell’autopsia, eseguita giovedì sera, che saranno noti solo tra 60 giorni, quando il medico legale Antonio Lombardi depositerà in procura la perizia autoptica. In via ufficiosa è trapelata l’indiscrezione che sembrerebbe che nei polmoni della giovane non ci fosse la presenza di acqua. Anna Ruggirello, così come ipotizzato dagli inquirenti al momento del ritrovamento dell’auto con a bordo il corpo della giovane, potrebbe, dunque, essere morta prima di precipitare nel fiume, in seguito a un forte colpo ricevuto alla testa.” Bisognerà comunque attendere il responso finale del medico legale prima che il magistrato tracci una valutazione finale.

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E’ morto l’hair stylist milanese Aldo Coppola

aldo-coppola-tuttacronacaEra malato da tempo il più famoso hair stylist italiano, noto in tutto il mondo, Aldo Coppola, spentosi la scorsa notte nella sua casa a Milano. Coppola aveva 73 anni e contro la malattia ha combattuto con tutte le sue forze, rendendola anche uno stimolo a migliorarsi nel suo lavoro. Lui stesso disse: “da quando sto male mi è tornata la creatività”. A 12 anni, mentre frequentava l’accademia Unasas dove ha appreso la storia del costume e dell’acconciatura, Coppola ha iniziato a lavorare nel salone del padre e solo tre anni dopo era stato nominato Maestro d’arte, vincendo anche il campionato italiano dell’acconciatura femminile. Nel 1961, inizia il connubio con il mondo delle passerelle: Elvira Leonardi Bouyeure, stilista italiana celebre tra gli anni 50 e 60 conosciuta come Biki, l’aveva chiamato infatti a pettinare le modelle che avrebbero sfilato a Firenze, nella cornice di Palazzo Pitti. Dell’hair stylist va ricordata inoltre la stretta collaborazione con L’Oréal e l’apertura di tre saloni nel capoluogo lombardo tra i quali la sede storica, quella in via Manzoni. Al momento, il suo sistema di franchising, presentato sul mercato nel 1992, conta oltre 50 affiliati in tutta Italia. E’ invece del 1993 l’inizio della realizzazione della sua Accademia che oggi ha sede a Milano e Mosca.

Il silenzio su Olbia: oggi i funerali delle vittime del maltempo

sardegna_funerali-tuttacronacaIl silenzio ha invaso Olbia oggi, schiacciata dal dolore e riunita nella preghiera. Al Geopalace si sono svolti i funerali di sei delle vittime del violento ciclone Cleopatra, che ha messo in ginocchio l’isola. I funerali hanno avuto inizio con l’arrivo delle bare, due delle quali bianche. Si trattava del piccolo Enrico, di tre anni, e di Morgana, appena due. Il bimbo era morto abbracciato al suo papà, Francesco Mazzoccu, 35 anni, la cui bara è stata portata a braccio dai suoi compagni di kick-boxing.

Le centinaia di persone giunte per rendere omaggio alle salme, in un’atmosfera di grande commozione, hanno pianto anche la morte di Patrizia Corona, la madre di Morgana, entrambe travolte dal fiume di fango. Esequie funebri anche per Anna Ragnedda, l’anziana annegata nella sua abitazione di via Lazio, e Maria Massa, di 88 , trovata in un canale vicino casa.  ​In mattinata erano state celebrate anche le esequie di tre vittime morte in seguito al crollo di un terrapieno sulla Provinciale 38 tra Olbia e Tempio, in località Monte Pino: Bruno Fiore, 68 anni, della moglie Sebastiana Brundu, di 61, e della consuocera Maria Loriga, di 54.

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“Grazie vigili per la sensibilità”: multa per assistere al funerale della madre

multa-funerale-tuttacronacaLe multe non guardano in faccia nessuno, neanche un figlio in lutto per la morte della madre. E così Franco Dani, fiorentino di nascita ma riese per adozione, ha dovuto pagare 50 euro per aver ignorato il codice della strada mentre si trovava al funerale della madre. La vicenda, accaduta a Rio nell’Elba, nell’Isola d’Elba, lo scorso 31 ottobre, è riportata da il Tirreno che spiega come l’uomo “aveva pensato a tutto in occasione del funerale della sua madre Iliana Berrettima non aveva fatto i conti con il codice stradale.” E così, mentre accompagnava il feretro nella chiesa parrocchia dei santi Giacomo e Quirico martire non ha fatto caso al divieto di sosta che vige nel sagrato e ha parcheggiato la sua utilitaria accanto al carro funebre. Ma la polizia municipale gli ha sottolineato questa mancanza e “al dolore per la dipartita della madre si è aggiunta adesso la multa per divieto di sosta”. Dice Franco Dani: “Ho pagato quanto mi si richiedeva, oltre 50 euro. Ringrazio i vigili per la sensibilità”.

L’ultimo spettacolo: l’addio di Milano a Zuzzurro

funerali-zuzzurro-tuttacronacaAlle 11 di questa mattina, nella chiesa di San Vincenzio in Prato, a Milano, più di 500 persone si sono ritrovate per un ultimo saluto ad Andrea Brambilla, mancato lo scorso giovedì, stroncato da un carcinoma polmonare. Per dirla con Nino Formicola, è andata in scena “l’ultima replica di Zuzzurro e Gaspare”: l’uno ritiratosi dietro il sipario, l’altro disorientato, improvvisamente sul palco da solo. La morte del comico che tutti conoscono e riconoscono come l’ispettor Zuzzurro segna anche la fine di una coppia artistica, di un matrimonio artistico durato 40 anni. Con Gaspare, Nino Formicola, oltre ai familiari, la moglie Pamela Aicardi e i figli, anche gli amici e quella “vecchia guardia” di tanta tv degli anni che furono, come Enrico Beruschi e Marco Columbro, passando per Massimo Buscemi, Carlo Pistarino, Silvio Orlando, Maurizio Nichetti, Ricky Gianco e molti altri che hanno incrociato Brambilla in 40 anni di cabaret, teatro, cinema e Tv. Ma anche gli eredi, come Sergio Conforti (Rocco Tanica negli Elio e Le Storie Tese), Ale & Franz e Valentino Picone, che con il duo artistico sono cresciuti. Al termine della funzione, l’applause della folla. Si chiude il sipario.

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Addio Zuzzurro: è morto Andrea Brambilla

zuzzurro-lutto-tuttacronacaLo scorso settembre Andrea Brambilla aveva rilasciato un’intervista in cui raccontava il suo rapporto con il cancro, spiegando che i medici che lo seguivano “Sono molto vaghi. Sulla guarigione, tacciono. Io faccio lo gnorri e loro cambiano discorso. Ma sono meravigliosi all’Istituto dei Tumori di Milano. Competenti e molto attenti all’aspetto psicologico. Ho invitato il mio oncologo alla prima teatrale del 15 ottobre e gli ho detto: ‘Guardi che se non faccio più ridere, la colpa è sua’”. Voleva buttarsi sul lavoro e scacciare gli incubi della malattia con una risata, continuando a regalarne a noi. Ma non ce l’ha fatta. Oggi, all’età di 67 anni, Andrea Brambilla, noto al grande pubblico come Zuzzurro, è morto, stroncato dalla malattia. A darne la conferma l’Ansa: “E’ morto stasera a Milano Andrea Brambilla, Zuzzurro nel duo con Gaspare. Aveva compiuto 67 anni lo scorso 21 agosto ed era ricoverato all’Istituto dei tumori di via Venezian, a Milano, dallo scorso 7 ottobre per un tumore ai polmoni. Lo conferma Nino Formicola, Gaspare nella coppia dall’ospedale dove si trova con la moglie e i figli di Brambilla.” Le prime voci della sua morte avevano iniziato a rincorrersi fin dal pomeriggio. Il suo compagno di tanti spettacoli inizialmente aveva smentito, ma poi sul suo profilo Facebook è apparso il triste post:

zuzzurro

Lo spettacolo che Zuzzurro aspettava con impazienza, ‘Non c’è più il futuro di una volta 2.0′, alla fine, non è mai andato in scena: rimandato a data da destinarsi dal teatro Leonardo di Milano, proprio per via delle condizioni cliniche del comico, come attestato dal documento del suo ricovero:

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Nato a Varese nel 1946, Zuzzurro aveva debuttato con Gaspare (Nino Formicola) in Rai nel 1976 e aveva raggiunto la popolarità interpretando il personaggio del Commissario Zuzzurro in Drive In, storica trasmissione a firma di Antonio Ricci.

Nel 1986 il duo aveva lasciato temporaneamente il video per dedicarsi al teatro. Il 9 gennaio 2002 Brambilla ha avuto un grave incidente stradale e l’attività della coppia si era così interrotta, per poi ripartire successivamente con nuovi spettacoli teatrali qualche saltuaria apparizione televisiva.

Nino Formicola, parlando della morte dell’amico e collega, ha spiegato: “Ieri sera ha avuto una crisi ed oggi lo hanno sedato. Andrea è morto poco prima delle 22”. All’Ansa ha poi raccontato: “Tra qualche mese sarebbero stati 40 anni che ci conoscevamo. Gli avevano diagnosticato il tumore al polmone in febbraio. Lui ha affrontato la malattia con grande piglio ed energia. Devo essere onesto, pensavo di essere preparato ma non è così”. Formicola, Gaspare nella coppia, aggiunge: “Mi sono reso conto che per quanto uno possa essere lucido, razionale, cinico, non c’è nulla da fare”. E racconta che solo due giorni fa avevano parlato di lavoro: “Andrea era un combattente vero. Voleva tornare in palcoscenico a tutti i costi. Non a caso Veronesi ha scritto un articolo su di lui, proprio oggi, in cui lo citava come esempio”. Formicola annuncia anche che i funerali dovrebbero essere sabato a Milano, ma, precisa, “non so ancora nulla di sicuro, ne dove saranno fatti. Probabilmente vicino a casa sua”.

Priebke ha rischiato di far la fine di Bin Laden?

priebke-avvocato-tuttacronacaSpara le ultime cartucce di quella che sembra una storia che ormai tutti vorrebbero vedere conclusa ma che l’avvocato dell’ex generale nazista Priebke tenta di mantenere alla ribalta ogni giorno. Appena ieri aveva detto che il luogo scelto per la sepoltura del boia delle Fosse Ardeatine sarebbe rimasto segreto, ma già ha fatto intendere che prima o poi il silenzio cadrà. “La Comunità ebraica voleva fargli fare la fine di Bin Laden, con le ceneri disperse in mare, per non creare un luogo di pellegrinaggio. Invece chi vorrà potrà rendere omaggio a una figura diventata simbolo di dignità, libertà e sopportazione umana”. Ha quindi aggiunto: “Non ci siamo fatti mettere i piedi in testa né dalle autorità, né dalla comunità ebraica. La famiglia di Priebke ha avuto quel che le spettava, il rispetto della salma che anche nei Paesi incivili è garantito, e il diritto alla pratica religiosa. Abbiamo ottenuto quel che volevamo. dopo una settimana di tentativi di prevaricazione”. E ancora: “Non dirò quando la salma lascerà Pratica di Mare né dove andrà perché sono vincolato dal segreto professionale. La famiglia e la prefettura mi hanno chiesto il massimo riserbo”. Da parte sua Riccardo Pacifici, presidente della Comunità ebraica romana, ad Aushwitz in occasione di un Viaggio della Memoria, commenta: “Non ci siamo mai opposti alla sepoltura di Erich Priebke, purché non avvenisse sul suolo italiano e non diventasse un luogo di pellegrinaggio. E non permetteremo che lo diventi”. E sottolineaz: “Giachini contraddice le sue dichiarazioni precedenti sul fatto di conservare il segreto a proposito del luogo della tomba”. Ma “Noi non staremo al suo gioco, lo sappia”. Per quel che riguarda il paragone con Bin Laden:  “non esiste. Le ceneri le abbiamo viste oggi qui ad Auschwitz e sono quelle di milioni di ebrei, tra cui un milione e mezzo di bambini, mandati a morire dall’ideologia del signor Priebke”. Ma di questi continui scambi di battute sembrano ormai essersi stancati i figli di Priebke, che in una lettera al Prefetto di Roma, Pecoraro, scrivono: “C’è stato un accanimento anche da parte della gente contro nostro padre: ora cali il silenzio”.

Il sindaco che si sente come Priebke: “sono un boia anch’io”

funerali-priebke-resana-tuttacronacaIeri sera a Resana, in provincia di Treviso, don Floriano Abrahamowicz, ha tenuto una messa “per il riposo dell’anima” dell’ex ufficiale delle SS. Era stato lo stesso sacerdote lefebvriano ad annunciare la celebrazione, che si è tenuta nella cappelletta che il religioso ha ricavato nella taverna della sua abitazione di via Nenni, ribattezzandola domus Marcel Lefebvre. Presente, assieme a una trentina di fedeli, anche Loris Mazzorato, sindaco del paese veneto. E proprio il primo cittadino ha affermato: “Priebke è stato il boia delle Fosse Ardeatine. Io sono il boia dei miei cittadini”. Sfoggiando una t-shirt con la scritta “Crimini di stato” e le immagini di Letta e Monti, Mazzorato ha spiegato: “Sono qui perché anch’io, come Priebke, sono costretto a obbedire a degli ordini, alle leggi sbagliate che lo Stato mi impone, pena denunce penali. In cassa ho 4 milioni congelati dal Patto di stabilità. Ma sono obbligato ad aumentare le tasse. Obbedendo a questi ordini anch’io mi macchierò di crimini, alla stregua di altri”. E riguardo il fatto che alle Fosse Ardeatine si sono contati 335 morti: “E io forse non finisco per favorire i suicidi? Aumentando le tasse lascio famiglie nella disperazione e giovani senza speranza”. La storia di Priebke, in tutto questo serve unicamente come pietra di paragone: “Io sono qui a rappresentare il mio Comune per difendere i miei cittadini, non per rendere onore a Priebke”, ha concluso il sindaco.

Fine della telenovela? Trovata una collocazione per la tomba di Priebke

tomba-priebke-tuttacronacaPaolo Giachini, legale dell’ex SS Erich Priebke ha spiegato che “La storia si è risolta”. Come per dire che si è “trovato un accordo con le autorità” sul destino della salma dell’ex capitano nazista, anche se non ha intenzione di rendere noto il luogo prescelto. L’avvocato ha poi ricordato che due erano le ipotesi, in Italia o in Germania, e tra queste “si è trovata una soluzione”, che lui definisce “soddisfacente”. Voci diverse giungono però dalla Germania, dove l’ambiasciata ha fatto sapere: “Per quanto ci riguarda finora, nella giornata di oggi, non abbiamo avuto nessuna telefonata da parte del legale della famiglia di Priebke e non è arrivata nessuna richiesta”. Giachini ha spiegato: “Noi volevamo una soluzione che riuscisse a risolvere le problematiche spirituali-religiose e che non fosse degradante per il ricordo di amici e parenti di Priebke”. E ancora: “Avevamo escluso la cremazione senza un rito religioso e dunque volevamo una sepoltura dignitosa”. Il boia delle Fosse Ardeatine “verrà sepolto in un posto che non rivelo perchè questo è un paese dove circolano non solo personaggi che vilipendono le salme con il pensiero e le parole, ma addirittura delinquenti che aggrediscono le salme”. Infine conclude: “La buona novella è che siamo soddisfatti perché abbiamo ottenuto il rispetto della salma e dei sentimenti dei parenti e degli amici”.

Berlino su Priebke: “speriamo che i suoi resti trovino pace”

priebke-ss-tuttacronacaSi continua a parlare della salma di Erich Priebke e mentre ci si interroga su dove verrà portata il portavoce del ministero degli Esteri, Martin Schaefer, dichiara che Berlino “non è a conoscenza” di presunte richieste di un trasferimento. Il portavoce del cancelliere Angela Merkel, Steffen Seibert, da parte sua ha fatto notare che “il suo nome è legato a orrendi crimini, ma ora è morto e speriamo che i suoi resti trovino pace”.

Diffuso il videotestamento di Erich Priebke

videotestamento-priebke-tuttacronacaNonostante Giachini, legale di Priebke, dichiari che “Non è vero che Erich Priebke non si è pentito”, e aggiunga: “Priebke ha incontrato, in forma privata, i familiari di alcuni caduti delle Fosse Ardeatine”, nell’intervista-testamento dell’ex gerarca nazista, condannato all’ergastolo per l’eccidio del 1944, non lo si sente rinnegare il passato. Nel filmato, ora reso pubblico, l’SS giustifica la strage delle Fosse Ardeatine, quando vennero uccise 335 persone, spiegando che “Il Gap, i comunisti italiani, fecero l’attentato contro una compagnia della polizia tedesca, erano uomini dell’Alto Adige, dunque italiani. Sapevano che dopo l’attentato viene la rappresaglia”. Il fatto a cui si riferisce è l’attentato di via Rasella del 23 marzo 1944, quando a Roma i partigiani attaccarono un reparto delle truppe tedesche, provocando la morte di 33 soldati nazisti. Secondo quanto dice Priebke, gli artefici dell’aggressione sapevano perfettamente quali sarebbero state le conseguenze della loro azione. Precisa l’ex ufficiale: “Kesserling (un generale tedesco) aveva messo l’avviso che la rappresaglia seguiva gli attentati. Loro fecero ciò a proposito perché pensavano che la rappresaglia poteva provocare una rivoluzione della popolazione”. E ancora continua: “L’esecuzione fu terribile ma impossibile dire no”. E prosegue: “Schutz, l’organizzatore della rappresaglia, disse: ‘E’ un ordine di Hitler, chi non lo vuole fare è meglio si metta dalla parte delle vittime e verrà fucilato'”.

E’ giallo sulla salma di Priebke: ancora a Pratica di Mare?

bara-funerali-priebke-abano-laziale-tuttacronacaSe prima era giunta la notizia che la bara dell’ex ufficiale nazista Priebke era stata trasferita in un luogo segreto dall’aeroporto di Pratica di Mare, dove era stata trasportata dopo i tumulti in occasione dei funerali annullati ad Albano Laziale, ora arriva la smentita e il feretro si troverebbe ancora in un hangar. Paolo Giacchini, legale del boia delle Fosse Ardeatine, non ha mancato di lanciare un nuovo attacco, affermando che la salma “è stata sequestrata: i familiari intendono denunciare questo fatto, ma soprattutto vogliono sapere dove è e che venga loro restituita”. L’avvocato ha anche spiegato che il figlio di Priebke gli ha rinnovato il mandato chiedendogli di rivolgersi alle autorità per avere certezze sul feretro.

Destinazione ignota per la salma di Priebke: e i figli negano la cremazione

erich-priebke-tuttacronacaEra stata trasportata dalla polizia all’aeroporto militare di Pratica di Mare, la salma dell’ex generale nazista Erich Priebke dopo che i funerali ad Albano Laziale erano stati sospesi. Il furgone, all’uscita dall’istituto religioso dei lefbreviani, è stato fatto oggetto di una fitta sassaiola e preso a calci riportando danni al parabrezza. Al passaggio, secondo quanto si apprende, sarebbe anche stata lanciata una bomba carta. Ieri sera, però, il feretro è stato portato via per una destinazione ignota. Sulla vicenda della sepoltura dell’ex SS, fonti di governo riferiscono che “si sta lavorando a 360 gradi per dare soluzione al problema, in un contesto tecnico-giuridico estremamente complesso”. Nel frattempo la situazione sembra destinata a complicarsi, dopo che anche la Germania ha detto no alla sepoltura: ci sarebbero infatti anche i figli del boia delle Fosse Ardeatine a rallentare la soluzione. Dall’Argentina e da New York dove vivono, Jorge e Ingo sembra siano categorici su alcune condizioni dettate per il funerale e la sepoltura del loro genitore. La conferma arriva da Palazzo Chigi, da dove fanno sapere: “Sono scarsamente collaborativi”. Attraverso i canali diplomatici, fanno infatti sapere che escludono la cremazione. A spiegare meglio il loro punto di vista è Giachini, l’avvocato che continua ad assisterli nonostante la remissione del mandato avvenuta due giorni fa, “Quello che non accettano è di fare cremare il corpo del loro parente senza che venga celebrato prima il funerale. Perché il funerale non è mai stato fatto, l’ho bloccato io, in quanto quello che si voleva fare non era conforme con le disposizioni che mi erano state date”. Del resto lo stesso legale aveva rigettato la soluzione offertagli dal prefetto Pecoraro: cerimonia protetta e riservata, magari una benedizione della bara nella cappella del policlinico Gemelli dove il corpo era stato portato per la constatazione della morte. Ma “La famiglia mi ha chiesto che si faccia un regolare funerale”, aveva chiosato il legale. Insomma, continuano ad arrivare paletti con i figli che, pur avendo lasciato intendere di non voler farsi carico delle spese, non facilitano una soluzione.

Non lo vuole nessuno: la Germania dice no a Priebke

priebke-tuttacronacaSi trova a Pratica di Mare la salma di Priebke e ci s’inizia seriamente a interrogare su quanto a lungo continuerà tutta questa vicenda. Se questa mattina il sindaco di Roma Ignazio Marino, ad Agorà, aveva detto che  “Il Governo che ha seguito con molta attenzione questa vicenda ha in corso colloqui con il prefetto e non escludo contatti con l’ambasciatore di Germania in Italia”, ora questa pista sembra chiusa. Il primo cittadino aveva aggiunto: “Avevo detto sin dal primo momento no alle esequie solenni. Sono solidale con il sindaco di Albano che si è opposto. Esequie pubbliche o solenni in una Chiesa erano da evitare e mi sembra che la Chiesa stessa abbia sostenuto questa opinione”.  Poi ha spiegato: “Oggi è la giornata delle memoria di quanto avvenne 70 anni fa, una ferita nella storia della nostra città, il ricordo di quando la comunità ebraica fu colpita con una violenza inaudita. Più di mille persone avviate ai campi di sterminio. Qusta città deve ricordare quanto la violenza e l’odio dividono e quanto devono essere vietati questi temi in questi tempi”. E ancora: “da sindaco, posso dire che Roma non poteva accettare il funerale e la sepoltura di un uomo che partecipò all’eccidio delle Ardeatine sparando alla nuca alle persone. Roma non poteva accogliere un boia così”. L’ambasciata tedesca, però, ha smentito Marino e il ministero degli Esteri a Berlino conferma che non ci sono stati contatti ufficiali con Roma. In compenso, il portavoce del ministero degli Esteri Martin Schaefer ha dichiarato: “La cura dei morti tocca allo Stato dove una persona è morta”, “non c’è una responsabilità o un ruolo del governo federale tedesco in questa vicenda, contatti informali sì ma non dipende da noi trovare una soluzione”. Quindi la stessa patria che aveva dato non solo i natali ma anche una divisa al boia delle Fosse Ardeatine chiude le porte al suo cittadino. Nel frattempo il presidente della Comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, assegna tutta la responsabilità di quanto accaduto ieri ad Albano al legale dell’ex generale SS, Paolo Giachini. “Quando sapremo tutto capiremo che qualcuno è stato ingannato da un millantatore che non ha garantito la tranquillità che aveva promesso”. Ha quindi sottolineato: “Ha gestito la salma come fosse cosa sua, era solo un tutore legale di Priebke il cui mandato è scaduto automaticamente con la morte”. Quanto al luogo di sepoltura del nazista Pacifici specifica: ”Dobbiamo smettere di nominare quel nome. Lui è il boia delle fosse Ardeatine e basta. Non ci interessa dove porteranno la salma, l’importante è che non ci sia alcun mausoleo o luogo di pellegrinaggio”.

La salma di Priebke trasportata in aeroporto: si riflette sul da farsi

funerali-priebke-tuttacronacaLa salma di Erich Priebke, dopo che i funerali erano stati annullati, ha lasciato la chiesa di San Pio X ad Albano Laziale (Roma), dove si sarebbero dovute svolgere le esequie, a bordo di un furgone blu giunto sul posto poco dopo la mezzanotte ed entrato da un accesso secondario. Ora, mentre la salma si trova all’aeroporto militare di Pratica di Mare, spiega Marino: “So che si sta riflettendo sulle decisioni da prendere e non escludo che ci siano contatti tra il nostro governo e quello tedesco”. Il Prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro ha confermato di essere “in contatto con Berlino” e di contare di “risolvere la situazione in giornata”. Il primo cittadino della Capitale, riferendosi alla possibilità di concedere la sepoltura a Roma, ha spiegato:”Non potevamo accettare. Priebke partecipò attivamente all’eccidio di 335 persone sparandogli alla nuca. La Capitale non poteva accettare di accogliere con delle esequie un boia così violento”. “Io non ho la patente per attribuire la responsabilità di quanto accaduto ieri ad Albano Laziale – ha poi aggiunto -, ma penso che il governo abbia fatto bene a decidere di trasportare la salma in un’area militare”. Nel frattempo, sono in corso accertamenti per verificare gli autori degli incidenti scoppiati davanti alla chiesa e dei momenti di tensione seguiti all’uscita del feretro.

Rissa ai funerali di Priebke: calci e sputi contro il feretro

funerali-priebke-tuttacronacaIl sindaco di Albano Laziale, Marini, aveva tentato di vietare i funerali dell’ex ufficiale SS Priebke, impedendo l’accesso al feretro nella cittadina con con un’ordinanza immediatamente esecutiva che ha schierato i vigili al confine comunale. E’ stato il prefetto di Roma a imporre che venissero fatti. E l’ira dei cittadini si è scatenata. I manifestanti hanno preso d’assalto il feretro e la polizia ha tentato di mantenere la situazione sotto controllo, non riuscendo ad evitare però che la vettura venisse colpita da calci e sputi.

Ma ad Albano sono arrivati anche i neonazi, che hanno accusato i primi di aver preso a calci il carro funebre con la bara. Ancora una volta le forze dell’ordine sono dovute intervenire tra i due gruppi che si sono fronteggiati davanti alla chiesa. Gli agenti in tenuta anti-sommossa, li hanno divisi. Sono volati insulti. I gruppi di destra facendo il saluto fascista hanno gridato “boia chi molla”. Polemiche sul prefetto: c’è chi chiede le sue dimissioni. Ancora alle 19.30 circa secondo alcune agenzie la cerimonia non sarebbe iniziata.

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Funerali ad Albano per Priebke: ma nessuno vuole la salma

funerali-priebke-tuttacronacaSono stati annunciati per le ore 17.30 di oggi i funerali dell’ex generale nazista Erich Priebke, che si terranno in forma privata all’istituto Pio X di Albano, dalla Confraternita dei padri Lefebvriani. Davanti all’edificio sono in corso delle proteste, con uno striscione che recita “Priebke boia”. E se in molti dicono “Lo portino alla discarica che è qui vicino”, tra la folla ci sono anche degli estremisti di destra: alcune persone sono venute alle mani. Albano laziale è città riconosciuta medaglia d’argento al valore della Resistenza e il suo sindaco, Nicola Marino, ha provato a fermare il transito del feretro con un’ordinanza ma il Prefetto ha rigettato l’ordinanza: può passare. “Albano è una città molto sensibile per tradizione storica in virtù della medaglia d’argento al valore della Resistenza. – Aveva detto il primo cittadino – Non potremmo permetterlo per rispetto dei caduti, di chi ha combattuto, e delle famiglie che hanno perso parenti nell’eccidio delle Fosse Ardeatine”. Resta però da risolvere il problema della sepoltura. Da Pomezia è arrivato un secco no dal sindaco Fabio Fucci “all’ipotesi paventata nelle scorse ore della tumulazione dell’ex generale nazista nel cimitero militare tedesco pometino”, si legge in una nota. “Sono meravigliato – dichiara il Primo Cittadino – dall’eco giornalistica che ha avuto la proposta del sig. Shindler che, a mio parere, non è meritevole di alcuna attenzione. Sono fermamente contrario all’ipotesi paventata che, ad oggi, non ha alcun fondamento di ufficialità. Ho già contattato il referente del cimitero militare tedesco per avere informazioni in merito e, da quello che mi risulta, una tumulazione a Pomezia non sarebbe tecnicamente realizzabile, dal momento che il cimitero tedesco ospita solo militari caduti in guerra. I crimini del regime nazista – conclude Fucci – sono un segno indelebile della nostra Storia, e chi li ha commessi deve essere giudicato e poi cancellato dalla memoria collettiva. Pomezia non accoglierà mai uno di loro”. Ma per il corpo del nazista non c’è posto neanche nel suo paese natale, Hennigsdord, cittadina pochi chilometri a nord di Berlino. L’amministrazione comunale ha fatto sapere all’agenzia Dpa che il regolamento cimiteriale prevede la sepoltura solo per i residenti, oppure in presenza di una tomba di famiglia.

In Italia però, alla vigilia del 70° anniversario del rastrellamento degli ebrei di Roma, il ministro per le Riforme Costituzionali Quagliarello, a Mix24 su Radio 24 ha detto: “Credo che il diritto cristiano a una sepoltura dignitosa vada preservata per tutti”. Quanto al divieto del Vaticano a celebrare funerali all’ex ufficiale SS, Quagliariello dice: “Ma questa è un problema di convenienza. La cosa importante è tenere la vita e la morte, fino a che possibile, fuori dalla vita polemiche pubbliche”.  Sveva Belviso, capogruppo capitolino Pdl, interpellata durante la trasmissione Agorà su Rai Tre, ha affermato: “Priebke ha diritto di essere sepolto a Roma, perché è morto a Roma ed era residente a Roma”, aggiungendo: “È una questione delicata e questo ha portato il sindaco Marino a prendere una posizione, anche condivisibile, e a dire ‘Roma non vuole che sia sepolto quì. Ma questa sarà un’altra delle cose su cui dovrà tornare indietro, perché un sindaco deve fare i conti con le norme”. In merito alla sepoltura dell’ex SS è intervenuto anche Massimo Cacciari, in un’intervista al Messaggero: È assurdo che il sindaco gli rifiuti una sepoltura”. E ancora: “È un dibattito macabro e perfino grottesco che si arrivi a discutere se seppellire o meno una persona”, afferma. “Siamo di fronte alla morte di un vecchio. Lo si seppellisca”, rimarca, spiegando che “qui non è in discussione il pentimento e tantomeno il perdono. Priebke è morto, che Dio ne abbia misericordia”.

Addio Funky Professor. E’ morto Marco Zamperini

marco-zamperini-tuttacronacaSi è spento la scorsa notte, all’età di 50 anni, Marco Zamperini, probabilmente stroncato da un infarto. Conosciuto come Funky Professor, era uno dei più importanti technology evangelist italiani e uno dei più attivi divulgatori dell’innovazione del nostro Paese. Laureato presso l’Università Statale di Milano, dopo aver lavorato come consulente indipendente nell’ambito di progetti di sviluppo software per grandi industrie italiane. era entrato in Etnoteam, realtà storica dell’Ict italiano, nel 1990 per diventare poi, 10 anni più tardi, Chief Technology Officer per la Direzione Generale Telecomunicazioni e Media. L’anno successivo viene nominato direttore delle attività di ricerca e sviluppo e responsabile delle attività di evangelizzazione tecnologica, mentre dal 2005 al 2007 ha ricoperto il ruolo di direttore del marketing e della comunicazione. Dopo esser stato Direttore del Marketing e della Comunicazione, nel 2007 viene nominato Chief Technology Officer della Value Team S.p.a. Zamperini è stato anche, tra 2011 e 2012, professore presso l’Università IULM di Milano. Sono state innumerevoli le sue lezioni nelle scuole e nelle università per far appassionare i più giovani alla tecnologia. I funerali saranno domani alle 14.45 alla Chiesa Santa Francesca Romana di Milano.

Shock! Il figlio di Priebke: “seppellitelo in Israele”. Il Vicariato: esequie in casa

priebke-funerali-figlio-tuttacronacaOggi, 14 ottobre, il Vicariato di Roma ha diffuso una nota “in merito alla celebrazione dei funerali del signor Erich Priebke”. Si legge: “La richiesta è stata presentata al parroco non dai familiari del defunto, ma da una signora a nome dell’avvocato del signor Priebke, nella mattina di sabato 12 ottobre. L’autorità ecclesiastica, considerate tutte le circostanze del caso, ha ritenuto che la preghiera per il defunto e il suo affidamento alla misericordia di Dio – finalità proprie della celebrazione delle esequie religiose – dovessero avvenire in forma strettamente privata, cioè nella casa che ospitava le spoglie del defunto. Pertanto, nel rispetto della legge della chiesa, non è stata negata la preghiera per il defunto, ma è stata decisa una modalità diversa da quella abituale, riservata e discreta. La proposta è stata rifiutata dall’avvocato del signor Priebke. Pertanto, nel rispetto della normativa canonica, tutti i ministri cattolici, nella diocesi di Roma, si atterranno alle disposizioni stabilite”.

Nel frattempo, l’ANSA ha raggiunto telefonicamente il figlio di Priebke, Jorge, che da Bariloche provocatoriamente ha dichiarato: “Dove dovrebbe essere seppellito mio padre? Per me anche in Israele, così sono contenti…”. L’uomo ha detto: “Quasi tutto è un’ingiustizia. Perché quella gente non guarda quanto succede in Medio Oriente, Siria, Iran oppure quei poveracci a Lampedusa che muoiono nel Mediterraneo? Perché continuano invece a prendersela con uno dei tempi della guerra finita più di 60 anni fa? Che la smettano di ‘joder’ (rompere, ndr), sono dei risentiti, quelli rompono nel mondo fin da prima di Cristo”. Alla domanda su chi siano ‘quelli’, risponde: “Gli stessi di cui stiamo parlando. Ma ora basta – conclude – mi sono arrabbiato troppo. Meglio non parlare più”. Ma ha anche esposto la sua idea: che suo padre, ex generale SS, fosse una vittima. “Il processo contro mio padre è stata una falsificazione fatta dagli ebrei. L’ho visto quando sono stato a Roma. C’era molto rancore”. “Credo che quanto sia successo a mio padre sia dovuto al fatto che era l’unico ancora vivo tra quelli delle Fosse Ardeatine, l’unico che aveva raggiunto i cento anni”. E precisa: “ormai non ci sono più neanche i suoi vecchi amici”. Alle Ardeatine “non ebbe una responsabilità diretta. Agì per obbedienza dovuta nei confronti dei superiori. Può essere che abbia sparato due volte”. Nel sottolineare di “aver sempre saputo poco della guerra”, e di essersi “aggiornato solo di recente”, spiega che neanche il padre “parlava più di quei tempi”.  Alle Ardeatine “il capo era Kappler, poi c’erano Wolff, Hass e gli altri. Lui era nel gruppo, non so in quale ruolo. Non era certo il ‘numero tre’, forse il ‘numero dieci’ o giù di lì. Molti dicono che era il capo del carcere di Roma: neanche questo è vero, e non lo è neppure la storia che lui teneva in mano la lista” con i nomi dei prigionieri prima che entrassero nelle grotte. “In questi giorni – precisa – su internet stanno uscendo delle cose tremende, quasi mio padre fosse colpevole di tutto. Sul web scrivono tanti giovani, che non sanno niente sulla guerra, gli ebrei o il nazismo”. “Quello che leggo è falso. Non è per esempio vero che abbiamo vissuto nascosti con un altro nome. Qui a Bariloche mio padre ha avuto incarichi pubblici”, aggiunge, precisando che nel 1994, prima di essere ‘scoperto’ da una rete tv americana, Priebke aveva fatto “diversi viaggi, in Italia, Germania, Francia, Inghilterra e gli Stati Uniti”. “Mio fratello Ingo vive d’altra parte a New York, anche se va spesso in Germania. Ma noi – conclude – non ci vediamo da anni”. Jorge ha quindi precisato che non parteciperà ai funerali del padre. “L’ultima volta che ho sentito mio padre è stato una quindicina di giorni fa. Non era malato, stava bene”. E ancora: “Siamo molto tristi, anche se ora sto un po’ meglio. A chiamare eravamo sempre noi, lui non poteva fare telefonate internazionali. L’ultima volta che l’ho sentito abbiamo parlato un minuto, non di più, come facevamo sempre. Mi raccontava poco, che aveva qualche visita, che stava bene… Mi aveva detto ‘alla prossima’. Poi non ha più risposto, né ha voluto sapere niente di nessuno. Credo si sia lasciato andare”. Alla domanda se intenda partecipare ai funerali del padre, Jorge Priebke afferma: “A parte il fatto che ho dei problemi fisici, non abbiamo i soldi per il biglietto. In Argentina – precisa – prendo la pensione minima e ho una macchina vecchia di 35 anni”. “Quando c’è stata l’estradizione in Italia di mio padre, qui tutti si sono lavati le mani, come Ponzio Pilato”, afferma ancora, riferendosi alla reazione della comunità tedesca locale e della Germania nei confronti dei familiari di Priebke a Bariloche.

Il legale di Priebke se la prende con la Chiesa: negate le esequie

Erich-Priebke-tuttacronacaInizialmente Paolo Giachini, l’avvocato di Erich Prieblke, responsabile della strage delle Fosse Ardeatine e morto venerdì scorso all’età di 100 anni, aveva annunciato il funerale dell’ex SS per martedì, alla vigilia del 70° anniversario della deportazione degli ebrei di Roma. Ma le polemiche non si placano e nessuno vuole accogliere le esequie del boia che mai si è pentito: anche il Vicariato di Roma le ha rifiutate in forma privata. Ora il legale torna all’attacco e commenta: “Lo sdegno del popolo italiano, della gente vera, sincera, è profondo, anche nei confronti della Chiesa che sta dimostrando la sua viltà”. Giacchini ha sostenuto che “Una grossa fetta del popolo italiano è sconcertata che i diritti religiosi, sanciti nella nostra Costituzione e che una mente umana non diabolica riconosce, vogliano essere negati a una persona defunta”. E proseguito: “Nel rispetto della normativa canonica, tutti i ministri cattolici, nella diocesi di Roma, si atterranno alle disposizioni stabilite dall’Ordinario”. L’avvocato ha quindi aggiunto: “Il diritto canonico parla di peccatori manifesti, Priebke veniva regolarmente confessato, è stato assolto dal clero, lo accettavano in Chiesa fino a pochi mesi fa, adesso non possono tirarsi indietro. Dico solo che lo hanno voluto a Roma per giudicarlo e condannarlo e ora se ne vogliono liberare”. Resta il fatto che l’Italia non può e non deve dimenticare le terribili pagine della sua storia. Dal 19 al 21 ottobre tornerà infatti nella Capitale l’iniziativa ‘Roma ricorda: occupazione e deportazione, resistenza e liberazione’, il viaggio della memoria nei luoghi della Shoah che coinvolge studenti e insegnanti di 24 scuole superiori romane.

“Il Che peggio di Priebke”: la dichiarazione shock in Facebook

iannone-che-priebke-tuttacronacaSi fanno sempre più accesi i toni quando si parla del funerale dell’aguzzino nazista delle Fosse Ardeatine, Erich Priebke, morto due giorni fa all’età di 100 anni. Il Vicariato spiega che “Non è prevista nessuna celebrazione esequiale in una chiesa di Roma”. Ribatte  Giachini, legale dell’ex SS, “I Patti Lateranensi prevedono che ciascuno possa fare pratiche religiose laddove la sede lo consente. Per cui anche Priebke ne ha diritto. La chiesa è dei fedeli e Priebke era un fedele”. E aggiunge che “da 2mila anni non è mai stato cacciato nessuno da una chiesa e non mi risulta che si possa fare neppure legalmente”. Giachini spiega comunque che “sarà una cerimonia funebre privata, parteciperanno parenti e amici stretti. Non deve avere un tono che possa avere riscontri politici e di solennità. Per fissare con precisione il luogo dei funerali aspettiamo il certificato di morte affinché si possa traslare la salma”. In questo clima arriva un post su Facebook destinato a incendiare gli animi. A pubblicarlo il presidente di centrodestra della Provincia di Salerno, Antonio Iannone, che comunica la sua revisione della storia mettendo sullo stesso piano Che Guevara e l’aguzzino nazista delle Fosse Aredeatine Erich Priebke, morto qualche giorno fa all’età di 100 anni. Si legge nel post: “Ernesto Che Guevara è un macellaio peggiore di Priebke nei primi anni del regime di Fidel Castro a Cuba”. Come ricorda il Mattino: “Parametrati nazismo e rivoluzione comunista. Un ritorno a prima dello scorso aprile quando in occasione della celebrazione del 25 aprile, lo stesso Iannone aveva «revisionato» il suo predecessore Edmondo Cirielli, oggi parlamentare di Fdi, che aveva cancellato il ruolo dei partigiani e l’importanza della Resistenza nella nascita dell’Italia repubblicana. Al 25 aprile Iannone aveva invitato a guardare come «testimonianza di libertà per la pacificazione nazionale». Una svolta, sembrò, rispetto a Cirielli che aveva menato fendenti contro le «rappresentazioni idilliache e mitiche della Resistenza» e evocato il ricordo del «sacrificio dei giovani soldati degli eserciti alleati, in particolare del conteningente Usa, immolati sull’altare di un altra Patria per l’affermazione degli ideali di libertà e democrazia». Dei partigiani e della Resistenza nulla. E fu polemica. La stessa che certamente animerà oggi Iannone.”

Le Fosse Ardeatine non si dimenticano: no a celebrazioni per Priebke

fosse-ardeatine-tuttacronacaL’Italia non dimentica i suoi morti. Dopo che dall’Argentina è arrivato il rifiuto ad accogliere la salma di Erich Priebke, l’avvocato dell’ex generale nazista che si macchiò le mani nella strage delle Fosse Ardeatine, ha annunciato che i funerali si sarebbero svolti a Roma. Ma il questore della Capitale, Fulvio Della Rocca, d’intesa con il prefetto Giuseppe Pecoraro, ha precisato che sarà vietata qualsiasi forma di celebrazione in forma solenne. La Questura di Roma prenderà comunque tutte le misure di sicurezza adeguate nel caso di una celebrazione privata dei funerali in chiesa, che non sarebbe comunque vietata. Il presidente dell’Anpi di Roma, Francesco Polcaro, ha a sua volta preso la parola: “Ribadiamo che questi funerali non possono trasformarsi in una manifestazione di apologia del nazi-fascismo. Chiediamo alle autorità competenti di vigilare su questo punto e procedere, secondo le legge italiana qualora si manifestasse con simboli, gesti, slogan contrari alla nostra Costituzione”. I funerali si svolgeranno probabilmente martedì, giorno della vigilia del 70° anniversario della deportazione degli ebrei dal Ghetto di Roma, avvenuta il 16 ottobre 1943. In occasione del suo centesimo compleanno, l’ex ufficiale aveva rilasciato una lunga intervista testamento, nella quale non ha rinnegato il suo passato: “Ho scelto di essere me stesso”. Alla domanda se si sentisse ancora nazista, rispondeva: “La fedeltà al proprio passato è qualche cosa che ha a che fare con le nostre convinzioni. Si tratta del mio modo di vedere il mondo, i miei ideali, quello che per noi tedeschi fu la Weltanschauung ed ancora ha a che fare con il senso dell’amor proprio e dell’onore. La politica è un’altra questione. Il Nazionasocialismo è scomparso con la sconfitta e oggi non avrebbe comunque nessuna possibilità di tornare”. E ancora: “Nei campi le camere a gas non si sono mai trovate, salvo quella costruita a guerra finita dagli americani a Dachau”. Anche Riccardo Pacifici, presidente della Comunità ebraica di Roma, ha preso la parola: “Esistono delle certezze nella religione. Quelli delle Fosse Ardeatine sono degli angeli e si occuperanno di lui per l’eternità. Priebke farà i conti con loro nell’altro mondo”. E ha aggiunto: “E’ difficile provare emozione di fronte alla morte di un criminale -un soggetto che nell’arco della sua vita, e qui rimane l’amarezza, non ha mai mostrato nessun momento di cedimento e non ha mai confessato i suoi peccati di gioventù. Non si è mai pentito delle azioni criminali, non ha mai avuto pietà per le sue vittime e neanche per i loro familiari”. E conclude: “Io personalmente oggi non riesco né a ridere né a piangere”. MA anche il Vicariato ha presentato un no all’ipotesi di celebrare martedì nella Capitale i funerali dell’ex SS, Erich Priebke. “Non è prevista nessuna celebrazione esequiale in una chiesa di Roma”, si legge in una nota. Anche il sindaco della Città Eterna Marino è entrato nella questione spiegando che “Qualunque forma di funerali solenni” di Erich Priebke nella Capitale “sarà negata”. Il primo cittadino ha sottolineato che Roma “è una città antinazifascista che ha sofferto drammaticamente”. “Proprio nei giorni in cui si ricorda il 70esimo anniversario del rastrellamento del ghetto, Roma non può diventare luogo di manifestazioni a favore di chi ha inflitto tanta sofferenza alle persone che vivono in questa città”, ha aggiunto.

Incidente mortale sulla statale del Brennero: perde la vita un poliziotto

andreabattaglia-tuttacronaca_moto_autoE’ stato fatale un sorpasso in moto al 26enne Andrea Battaglia, poliziotto di Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza. Il giovane si è schiantato contro un’automobile in fase di sorpasso sulla statale del Brennero, vicino a Colle Isarco. L’incidente è avvenuto ieri sera e l’agente della Questura di Bolzano, in servizio da tre anni al commissariato del Brennero, è morto sul colpo. Nello scontro sono rimasti coinvolti anche due veicoli e sono tre le persone ferite. Non sono ancora però chiare le circostanze dell’incidente.

Claudia, uccisa a 13 anni da un automobilista 18enne

claudia_quattrocchi-tuttacroancaAveva solo 13 anni Claudia Quattrocchi, che ha perso la vita nella tarda serata di ieri travolta sulle strisce pedonali in corso Sicilia ad Augusta, in provincia di Siracusa. La ragazza, che si trovava in compagnia di un’amica rimasta sostanzialmente illesa, è stata colpita in pieno ed è morta poco dopo essere stata condotta al pronto soccorso dell’ospedale “Muscatello”. Il conducente della Fiat Punto bianca che ha investito le giovani si è in un primo momento allontanato, salvo poi, nel cuore della notte, presentarsi dai carabinieri. Si tratta di un  diciottenne che è stato denunciato in stato di libertà per omicidio colposo e omissione di soccorso.

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Volatile risucchiato dal motore: atterraggio d’emergenza per Easy Jet

easyjet-atterraggio-emergenza-tuttacronacaHa dovuto effettuare un atterraggio d’emergenza all’aeroporto di Pisa, da dove era appena decollato, il pilota di un volo Easy Jet diretto a Londra. La causa: il motore dell’aereo aveva risucchiato un volatile. Il comandante si è reso conto che qualcosa non andava e si è così rivolto alla torre di controllo dell’aeroporto toscano di tornare indietro. In seguito le operazioni si sono svolte senza problemi con i passeggeri che sono stati fatti scendere in attesa che la compagnia predisponesse un volo sostitutivo per Londra Gatwick, poi egolarmente partito nel pomeriggio. Lo scalo, a seguito dell’atterraggio di emergenza, è rimasto chiuso al traffico per circa un’ora, con i vigili del fuoco e gli altri mezzi di emergenza schierati sulle piste e pronti a intervenire in caso di incendio.

Muore solo un clochard milionario. Ora però arrivano gli eredi…

guido_ricci-clochard-milionario-tuttacronacaGuido Ricci è morto a 77 anni, lo scorso mercoledì, in un ricovero per malati terminali vicino all’ospedale San Martino, a Belluno. L’uomo era noto agli abitanti della città, a cui chiedeva magari un piatto caldo o un caffè, quando non un bicchiere di vino, e sempre presente agli eventi cittadini, dove approfittava del buffett. Un clochard. Che morendo ha lasciato un patrimonio stimato in circa 20 milioni di euro tra conti correnti e proprietà immobiliari, fra cui un appartamento a Belluno, uno in San Marco e altri al Lido di Venezia e uno ad Acapulco, in Messico.. Solo, non ha lasciato alcun testamento, se si eccettua quello che un medico indagato per circonvenzione era riuscito a farsi intestare. Ma ora quei documenti, dal momento che c’è un’inchiesta della magistratura, sono bloccati. Ora che si sono tenuti i funerali, puntuali spuntano gli eredi. Tra i primi a comparire dei perenti del Padovano, il figlio di una cugina con il quale non risulta ci fossero rapporti, che rientrerebbero nei possibili eredi essendo di sesto grado: l’eredità, in mancanza di testamento, spetta ai parenti fino al sesto grado. Ma poco dopo sono arrivati dei parenti che lo scalzano in linea di successione: Antonio Fanna (Junior), figlio di Antonio Fanna (Senior), fratello del nonno materno dell’ultramilionario bellunese. Ergo, cugino di quinto grado. Al momento è lui l’erede delle sostanze di Ricci. Nato il 7 aprile 1926, residente a Villorba (Treviso), Fanna non ricorda molto del cugino. In cimitero, subito dopo il funerale, confessa sottovoce di non aver avuto grandi occasioni per conoscere Ricci. Gli ultimi incontri si fermano all’infanzia, o quasi. “Conoscevo poco Guido, anzi pochissimo”. Il figlio è comparso al funerale: un ultimo saluto, per chi non conosceva ma che potrebbe fargli piovere addosso una fortuna.

Nessun deficit di assistenza: i primi risultati dell’autopsia di Bevilacqua

alberto-bevilacqua-autopsia-tuttacronacaSono giunti i primi risultati dell’autopsia, accertamento richiesto dal legale di Michela Macaluso, compagna dello scrittore, su Alberto Bevilacqua. L’autopsia, che si è svolta presso l’istituto di medicina legale della Sapienza, ha fatto emergere uno scompenso cardiaco dovuto a un’insufficienza multiorgano. Il legale della sorella dell’autore ha affermato che dall’esame “non sembrerebbero emersi deficit al livello di assistenza e di terapia”. Per gli accertamenti era stato nominato il professor Enrico Marinelli. Franco Caroleo Grimaldi, il penalista, ha detto: “purtroppo quando c’è un lungo decorso, si va a generare un deficit del sistema immunitario che produce complicazioni (come piaghe da decubito o infezioni) che alla lunga non possono che condurre a un esito letale”.

Addio al cantante di “Che sarà”: si è spento Jimmy Fontana

jimmy-fontana-morto-tuttacronacaAvrebbe compiuto 79 anni il cantautore Jimmy Fontana, che si è spento oggi nella sua abitazione a Roma. A dare la notizia il suo agente, Pasquale Mammaro. Fontana, anche controbassista e attore, era malato da tempo. Il massimo successo lo conobbe negli anni ’60. “Che sarà” e “Il mondo” sono tra i suoi brani più noti.

Jimmy Fontana, al secolo Camerino, era nato il 13 novembre 1934. Dopo il diploma in ragioneria, si trasferisce a Roma per frequentare l’università di Economia e commercio ma già è forte in lui la passione per il jazz che l’ha spinto a imparare a suonare il contrabbasso da autodidatta. Nella capitale frequenta jazzisti e inizia la collaborazione con la Roman New Orleans Jazz Band. Lasciati gli studi, si dedica completamente alla musica e sceglie il suo nome d’arte:  Jimmy (in omaggio al sassofonista Jimmy Giuffre) Fontana (scelto a caso, così raccontava, dall’elenco telefonico). Dopo l’esperienza nella Flaminia Street Jazz Band, decide che è venuto il momento di formare un gruppo tutto suo e dà vita al  Jimmy Fontana and his Trio con tre dei ragazzi della Flaminia Street: Giusti al pianoforte, Santoni al contrabbasso, Bionda alla batteria. In questo periodo conosce Leda, la donna che diventerà sua moglie e gli darà quattro figli: Luigi, Roberto, Andrea e Paola. E’ la fine degli anni ’50 quando intraprende la carriera da solista e si avvicina alla musica leggera. Per lui arrivano i primi successi con Diavolo e Bevo e nel 1961 anche la prima partecipazione al Festival di Sanremo dove, in coppia con Miranda Martino, presenta Lady luna, scritta da Armando Trovajoli e Dino Verde.


Il primo, vero grande successo arriva con Il mondo (testo di Gianni Meccia, musica scritta in collaborazione con Carlo Pes e arrangiamento di Ennio Morricone), in gara a Un disco per l’estate 1965. Nello stesso anno debutta al cinema in due “musicarelli”: Viale della canzone e 008 Operazione ritmo. Più avanti negli anni parteciperà ad altre produzioni, come il film musicale Io bacio… tu baci e la commedia La voglia matta. E’ solo l’inizio. Negli anni successivi arrivano La mia serenata e La nostra favola, cover della canzone di Tom Jones Delilah; il lato B del 45 giri La nostra favola è la canzone A te, tratta dall’aria Je crois entendre encore dall’opera di Bizet I pescatori di perle. Nel 1970 arriva L’amore non è bello (se non è litigarello), sigla della trasmissione televisiva Signore e signora. L’anno dopo scrive la musica (in collaborazione con Italo “Lilli” Greco e Carlo Pes) e parte del testo insieme a Franco Migliacci di Che sarà: l’idea è di presentarla a Sanremo e Fontana è il produttore, a Los Angeles, di Josè Feliciano che registra tre versioni della canzone: in italiano, in spagnolo (Que Serà) e in inglese (Shake a Hand). Il brano arriverà sì al Festival, ma saranno i Ricchi e Poveri a interpretarlo. Dopo questa vicenda non riesce più a raggiungere il successo degli anni precedenti e per alcuni anni si trasferisce a Macerata dove per cinque anni gestisce un bar da lui aperto. Il cantautore torna nel 1979 con Identikit, sigla della serie tv Gli invincibili, che riscuote un discreto successo, confermato poi da Beguine, presentata al Festival di Sanremo 1982. Negli anni successivi tenta il rilancio con il gruppo I Superquattro insieme a Gianni Meccia, Nico Fidenco e Riccardo Del Turco, con i quali partecipa a molti programmi tv. Fra le sue ultime apparizioni, il Festival di Sanremo del 1984, nel gruppo Squadra Italia, appositamente costituito per l’occasione: il brano era Una vecchia canzone italiana.

I medici indagati per la morte di Bevilacqua. Che è accaduto?

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Sono stati iscritti nel registro degli indagati, per la morte dello scrittore Alberto Bevilacqua, quattro medici della clinica Villa Mafalda. Nei loro confronti si ipotizza il reato di omicidio colposo. La Procura ha chiarito che si tratta di un “atto dovuto”, necessario per procedere con l’autopsia, accertamento richiesto dal legale della compagna dello scrittore, Michela Macaluso.

nel registro ci sono i nomi del direttore sanitario della clinica, Mario Maggio e i professori che hanno avuto in cura lo scrittore negli 11 mesi di ricovero: Antonio Ciccaglioni, Claudio Di Giovanni e Giuseppe Gentile.

Nei mesi scorsi i legali della compagna dello scrittore, Michela Macaluso, avevano presentato a piazzale Clodio una denuncia contro ignoti per lesioni colpose sostenendo che la struttura non fosse adeguata per le condizioni di Bevilacqua.

Morto Alberto Bevilacqua, letteratura in lutto

bevilacqua-alberto-tuttacronacaAlberto Bevilacqua è morto a Roma il 9 settembre 2013. Scrittore, regista e sceneggiatore italiano, Bevilacqua si è spento a 79 anni. Bevilacqua ricoverato a gennaio in terapia intensiva per uno scompenso cardiaco che lo aveva colpito l’11 ottobre 2012. Le fonti della clinica privata di Roma Villa Mafalda hanno spiegato che ha avuto una degenza a fasi alterne: a segni di miglioramento nelle sue condizioni di salute, in questi mesi seguivano fasi di netto peggioramento. A confermare la notizia della scomparsa le fonti della Mondadori, la casa editrice che aveva pubblicato le sue ultime opere. Nel frattempo, è già iniziata la polemica. L’avvocato Rosa Zaccaria, che assiste Michela Macaluso, da oltre 10 anni compagna dello scomparso scrittore ha detto: “Proprio stamani che avevamo avuto il via libera per una perizia di parte che accertasse le sue condizioni, abbiamo appreso la notizia del decesso. Dalla direzione di Villa Mafalda nessuno ci aveva avvisato. Lo abbiamo appreso dal nostro consulente che si era recato a trovarlo”. I familiari hanno “immediatamente chiesto al pm Elena Neri di procedere con l’autopsia in modo da accertare le cause del decesso”. La Procura di Roma aveva aperto un fascicolo per lesioni colpose nei confronti dei vertici di Villa Mafalda, procedimento che tuttora non risulta archiviato.

Alberto Bevilacqua era nato a Parma il 27 giugno 1934. Erano i primi anni 50 quando, su invito del responsabile del supplemento letterario della Gazzetta di Parma Mario Colombi Guidotti, iniziò a pubblicare i suoi scritti. La polvere sull’erba, del ’55, sua prima raccolta, ricevette l’apprezzamento di Leonardo Sciascia. Sei anni dopo, con L’amicizia perduta, pubblica la sua prima raccolta di poesie ma il suo primo successo editoriale fu il romanzo La califfa, del 1964. Due anni dopo vince il Premio Campiello con Questa specie d’amore. Di entrambi ha curato la trasposizione cinematografica, vincendo con Questa specie d’amore il David di Donatello per il miglior film.

Nel 1968 lo scrittore si aggiudica il Premio Strega grazie a L’occhio del gatto mentre quattro anni dopo è Un viaggio misterioso a fargli arridere la vittoria al Premio Bancarella, che vincerà anche nel 1991 per I sensi incantati. Nel 2000, con La polvere sull’erba, vince il Premio Stresa narrativa mentre per La camera segreta riceve, nel 2011, il Premio Nazionale Letterario Pisa Sezione Poesia. Il suo ultimo lavoro in prosa, Roma califfa, è uscito per Mondadori nel 2012. L’ultima esperienza cinematografica risale invece al 1999, con Gialloparma, tratto dal suo libro omonimo pubblicato due anni prima.

Addio a Giancarlo Bornigia. Fondò il Piper e il Gilda

bornigia-morto-tuttacronacaGiancarlo Bornigia si è spento la scorsa notte per un arresto cardiaco al Policlinico Umberto I di Roma, dove era stato ricoverato due giorni fa per problemi al cuore. I funerali avranno luogo lunedì 26 agosto alle ore 11, nella chiesa di Santa Chiara, in piazza dei Giochi Delfici. Bornigia, che avrebbe compiuto 83 anni il prossimo 29 settembre, lavorava come commerciante di automobili quando nel 1965,  con Alberigo Crocetta, ex marò della Decima Mas, e l’importatore di carni Alessandro Diotallevi apre a Roma in via Tagliamento, nel quartiere Coppedè, il Piper. Un locale che lanciò personaggi come Patty Pravo e Renato Zero e che presto diventò un vero e proprio fenomeno di costume diventando una delle icone del boom italiano degli anni ’60. Il fotografo del Messaggero, Rino Barillari, ricorda: “Tutto il mondo ci è passato. Sembrava un santuario, tutti a parlare del Piper. Cambiò il volto della città”. Il figlio del “re delle notti romane”, Giancarlo junior, ha raccontato all’Ansa: “Mio padre era stato ricoverato due giorni fa. Il cuore aveva ripreso a battere ma ci sono state altre complicazioni dovute alla crisi cardiaca. Ha combattuto contro tanti mali nella sua vita, era stato operato per tumori allo stomaco, ai polmoni e ce l’ha sempre fatta. Ha portato in Italia la moda, il costume, le tendenze dall’Inghilterra e da altri paesi europei oltre a gruppi storici come gli Who e i Rolling Stones che hanno suonato dal vivo al Piper. Fino alla fine, anche se in modo diverso, si è dedicato alla vita mondana”. Al Piper si sono esibiti fin dall’inizio i migliori artisti della beat generation italiana tra i quali i Rokes, i Rokketti, l’Equipe 84 e Le Pecore Nere. Non passò molto e si affiancarono anche Fred Bongusto, Dik Dik, Romina Power, Gabriella Ferri e Rita Pavone. E poi ancora Mal, Mia Martini, Loredana Bertè e Mita Medici. Ma non bisogna dimenticare che Bornigia ha portato anche per la prima volta in Italia gli Who, i Pink Floyd, nell’aprile del 1968, e un giovanissimo Jimi Hendrix. In una delle sue ultime interviste, lo stesso Bornigia aveva raccontato, ricordando quando i Genesis suonarono nel locale: “Tutti i concerti di allora al Piper erano degli eventi. Per tanti i Genesis erano un gruppo come un altro, ma comunque il pubblico affollava i locali per ascoltare musica, per conoscerne di nuova e farlo condividendo l’esperienza. Allora tanti gruppi stranieri non erano conosciuti a tutti in Italia, come oggi, per cui per esempio ci è anche capitato che gli Who, dopo il concerto al palazzetto, passassero così al Piper e improvissassero un concerto anche qui con gli spettatori che osservavano pronti a recepire le nuove esperienze”. In una nota del Piper Club, che annuncia la scomparsa del fondatore si legge:  “Bornigia negli anni Sessanta e Settanta contribuì a creare un fermento artistico italiano e un locale di riferimento, dando particolare attenzione alla musica e alle nuove leve. Tra musica e arte Bornigia volle portare al Piper Club anche opere d’arte contemporanee tra cui due dipinti di Andy Warhol, alcuni di Schifano e opere di Piero Manzoni e di Mario Cintoli”. Dopo il successo del Piper, Bornigia, negli anni, ha creato un picolo impero dei locali notturni, gestito poi anche dai figli. E’ stato lui a fondare il Gilda, in via mario de’ Fiori, ancora in mano alla famiglia, e a guidare l’ex Alien, ora Boeme.

Travolta famiglia in bici: muore una donna

galzignano-incidente-tuttacronacaUn’uscita in bicicletta con la famiglia si è risolta in tragedia a Galzignano Terme, in provincia di Padova. Ieri sera, poco dopo le 22, su viale delle Terme una Ford Focus ha travolto un’intera famiglia e provocato la morte di Nicoletta Lissandrin, 47 anni, moglie dell’assessore al bilancio del Comune di Galzignano Stefano Miola. Anche il marito è rimasto ferito nell’incidente in cui sono stati coinvolti anche i due figli della coppia e la fidanzata del primogenito. Stando a una prima ricostruzione, la coppia si trovava in bicicletta con i tre ragazzi quando la vettura blu li ha travolti sopraggiungendo alle loro spalle lungo un tratto rettilineo. La donna è morta sul colpo, dopo essere stata colpita in pieno, mentre Miola ha riportato ferite alla testa, oltre che in più parti del corpo, ed è stato ricoverato. I ragazzi, illesi, sono sotto choc, così come pure l’investitore. Molte le persone accorse sul luogo dell’incidente, a iniziare dal sindaco e dall’ex sindaco, a cui si sono aggiunti parenti, amici e il parroco. Sul ciglio, in mezzo all’erba, le ruote di una bicletta nera. Le altre sono finite nel fosso. E per decine di metri sono rimasti i segni dell’impatto che ha trasformato in tragedia una gita di 5 ciclisti.

Lutto fra i Dj è morto il grande Marzio Dance

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Lui re della notte è morto all’alba a Scandicci. Marzio Dance, al secolo Marzio Mugnaioni, uno dei disc jockey più amati e più popolari, è stato stroncato dalla leucemia che gli ha strappato la vita in soli 3 mesi, a 59 anni.   “Ha combattuto come un guerriero, ma non ce l’ha fatta”, ha raccontato il suo socio storico, Max Ferri, con cui era diventato un grande protagonista della disco dance anche nel Nord est, dopo essere diventato famoso in Toscana e non solo, su Facebook.

Aveva cominciato a suonare i suoi primi dischi negli anni settanta a Firenze diventando famoso in Italia e in Europa con il ”Tnt Kamasutra”, discoteca di Lugugnana di Portogruaro negli anni ’90.

Lui aveva rivoluzionato il mestiere del disc jockey facendolo diventare un vero e proprio spettacolo. Non metteva e toglieva dischi, non mixava, non si limitava a rimanere nell’ombra ma faceva uno show, rendendosi protagonista con il microfono e scandendo i tempi con la voce.

I funerali si terranno lunedì alle  9.30, alla chiesa di Gesù Buon Pastore in via Pisana.

 

Si sente male durante il campo scout, 14enne muore il giorno dopo

-chiara-bano-tuttacronacaHa lottato tra la vita e la morte per un giorno ma alla fine Chiara Bano non ce l’ha fatta. La ragazzina, 14enne di Campodarsego, in provincia di Padova, si era sentita male mentre si trovava al campo scout a Bagolino, nel Bresciano. Colta da un malore davanti ai suoi compagni, si è accasciata a terra. Il suo cuore ha cessato di battere questa sera, quel cuore che, a quanto si è appreso, era affetto da una malformazione per la quale Chiara era già stata operata nell’ospedale di Padova. I suoi compagni avevano subito allertato i soccorsi e sul posto erano arrivati l’ambulanza, l’auto medica e anche l’elicottero: di qui il trasporto d’urgenza in ospedale e la lunga lotta dei medici per tentare salvarle la vita.

Strade insanguinate in Veneto: perdono la vita 3 motociclisti, 2 feriti

-moto-incidente-tuttacronacaSono morti tre motociclisti, e altri due sono rimasti feriti, sulle strade venete nell’arco di sole 40 ore. La prima vittima delle due ruote è stata Michele Lunardi, 32enne di Rosà, in provincia di Vicenza. Alle 7.30 di venerdì mattina, mentre si trovava in sella al suo scooter per recarsi a lavoro, non ha visto un fuoristrada che si era fermato per girare a sinistra. La Yamaha del giovane si è schiantata sulla fiancata della Mercedes. Il 23  è volato in aria per poi sbattere contro un palo della luce e finire4 ore più tardi, nonostante gli sforzi dei sanitari, è morto all’ospedale di Bassano. Nello stesso giorno, alle 23, ha perso la vita il 28enne Diego Giacometti, a Meledo di Sarego, sempre nel Vicentino. Il giovane cuoco stava percorrendo la provinciale “500” sulla sua Kawasaki 1000, quando si è trovato di fronte una Ford Fiesta, guidata da una albanese di 21 anni, che stava svoltando a sinistra per immettersi in una laterale. Il motociclista è piombato sull’asfalto spegnendosi sul colpo. Solo poche ore dopo, alle 10 di sabato, un 22enne albanese residente a Rosà ha sbattuto contro una Peugeot, non avendo visto che l’auto stava svoltando. Il giovane è stato portato al San Bassiano e ricoverato in Rianimazione in prognosi riservata con un trauma cranico e uno sfondamento toracico con vasta lesione ai polmoni. Ancora nel Vicentino, a Rossano Veneto, tre ore più tardi il 43enne B.C., di Castelfranco Veneto, in provincia di Treviso, in sella a una moto e con un passeggero, S.P., 17, di Bassano, si è scontrato con un’auto. L’uomo è poi finito contro un muro, riportando diverse lesioni: successivamente è stato trasferito nell’Unità di terapia intensiva di Vicenza, in prognosi riservata. Solo contusioni per il 17enne. L’ultima vittima di questo week-end di strade sanguinate si è avuta alle 23.30 di sabato sera, sempre sulla Sp 500, a Pedocchio di Brendola, il 47enne Luca Grison, di Schio, con la sua Harley Davidson, forse in sorpasso, ha toccato lo specchietto retrovisore di un’Alfa Romeo condotta da un immigrato, ha perso il controllo della moto, ed è precipitato nel fosso che costeggia l’arteria e si è schiantato contro il muro di sostegno di un ponticello: morte istantanea.

I nostri 7 giorni: le immagini che restano impresse

7giorni-tuttacronacaE’ stata una settimana che ha lasciato tante ferite quella appena trascorsa. Con immagini di incidenti ed esplosioni diffuse dai media che lasciano ammutoliti di fronte alla rapidità con cui, a volte, si consuma una tragedia. Si terranno domani i funerali delle 78 vittime del disastro ferroviario di Santiago de Campostela, in Galizia, una tragedia in cui anche un giovane italiano ha perso la vita e a seguito della quale il macchinista “con il vizio della velocità” e forse distratto dal telefono è stato arrestato. Ma l’Italia è stata funestata anche da altri drammi questa settimana. Come nel caso dell’esplosione nel Pescarese, partita da un deposito giudiziario di botti illegali e che ha coinvolto la fabbrica di fuochi d’artificio là accanto. Hanno perso la vita quattro persone, una delle quali è già nota come eroe. Si tratta di Alessio Di Giovanni, il 22enne che, dopo la prima deflagrazione, è accorso in soccorso dei suoi familiari, sfidando il pericolo. Perchè davanti al dramma le reazioni possono essere le più diverse. Chi presta aiuto, chi preferisce tenersene fuori ma, armato di un cellulare con fotocamera incorporata, vuole una testimonianza di quanto accaduto, forse per condividerla, forse per una qualche forma di morbosità. E’ stato il caso di Milano, dove una donna, Barbara Papetti, è stata investita da un autobus ed il suo corpo martoriato è rimasto incastrato sotto il mezzo. I vigili hanno faticato a contenere la folla di curiosi che cercava di rubare scatti di quella scena. Ma non è solo la curiosità a far stringere le persone tra loro: c’è anche l’affetto, la tristezza, il ricordo. C’è la voglia di dare un ultimo saluto, tutti assieme, perchè a volte per dire addio serve appoggiarsi agli altri per trovarne la forza e superare assieme quel momento. E i funerali di Andrea Antonelli sono stati questo: il ricordo di un campione, di un amico, di un figlio. Il saluto a chi è sempre andato di corsa, terminando il viaggio prima di quanto ci si potesse aspettare.

abbraccio-folla-tuttacronacaMa non sono solo le tragedie ad unire: c’è anche l’aspettativa, la gioia, la condivisione di momenti importanti. E se anche si è lontani, tenersi informati equivale ad annullare le distanze e sentirsi parte di un gruppo, prendere parte a qualcosa di grande, d’importante. Basta vedere come le telecamere si accendono sulla visita del Papa in Brasile in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù, sia che si tratti di una visita alle favelas che un incontro in spiaggia. Così come è accaduto anche con la nascita del Royal Baby, tanto attesa nel Regno Unito ma che ha catalizzato l’attenzione di tutto il mondo. Del resto non tutti i giorni vede la luce una persona che un giorno potrebbe regnare e le vite dei reali inglesi sono da sempre “sotto stretta osservazione” da parte dei loro sudditi. E così già si parla del principino George Alexander Louis e ci si domanda se davvero Harry manterrà la promessa di aiutarne i genitori offrendosi come baby sitter. Ma se l’Inghilterra ha un nuovo erede al trono, il Belgio ha già salutato il suo nuovo re, dopo che Alberto II ha abdicato in favore del figlio Filippo. Ma non sono solo le teste coronare ad unire un popolo. Anche lo sport è in grado di farlo. Si stanno svolgendo in questi giorni i Mondiali di Nuoto di Barcellona e gli italiani, si sa, sono sempre pronti a tifare per i loro campioni. E se da oggi si è iniziato a incitare i nuotatori in vasca corta, nei giorni precedenti si è gioito per le medaglie di Martina, Tania e… Tania e Francesca. Perchè se una gara si vince “in solitaria”, altre volte hai bisogno di avere accanto qualcuno con il tuo stesso obiettivo. In questo caso, il podio! Ma non sono solo gli umani a “fare squadra”: anche le zanzare milanesi sembrano essere determinate a muoversi in gruppo… e non è propriamente un bene. Com’è apparso evidente da una nota pubblicata in Facebook da una donna che ha scritto al sindaco Pisapia per chiedere vengano presi provvedimenti al riguardo. Insomma, il gruppo a volte è condivisione, altre supporto, altre ancora ci serve per trovare qualcuno che ci dia il coraggio… di spiccare il salto, non importa se siamo umani o anatroccoli…

GOOD NIGHT, AND GOOD LUCK!

“O bella ciao”, l’ultimo saluto a Laura Prati

laura-prati-funerali-tuttacronacaCerimonia laica e religiosa oggi a Cardano al Campo, dove la giornata è stata dichiarata lutto cittadino, per i funerali del sindaco Laura Prati. Tra i presenti, vari sindaci di altri paesi e città, soprattutto lombardi,  accompagnati dai rispettivi gonfaloni. Tra le autorità cittadine anche Costantino Iametti, il vicesindaco che il giorno della sparatoria era rimasto a sua volta ferito. Il 78enne ha affidato le sue parole alla presidente del Consiglio comunale, Elena Mazzucchelli: “Sono troppo emozionato e non riesco a parlare, ma ho scritto qualcosa per Laura”. Iametti ha chiesto che il suo “lavoro venga portato avanti da tutta la nazione”. E ai due giovani figli ha detto: “Quando guarderete al cielo la stella che brilla di più è la vostra mamma”.

Intervenuto anche il ministro Orlando, che a sua volta si è rivolto ai figli della donna: “Vostra mamma è caduta sul lavoro, perchè la politica è bella quando è un lavoro”. Il ministro dell’Ambiente ha parlato di una donna “che ha messo la sua vita a servizio dello Stato democratico”. Orlando ha portato il cordoglio del Governo ma anche quello personale del premier Enrico Letta. “Sbaglia chi vi dirà che i politici sono tutti uguali – ha detto – e che la politica non serve a nulla. Chi ve lo dice, vuole che tutto resti uguale”. In casi come questo, con un sindaco ucciso e pianto da tutta la sua comunità, ha aggiunto Orlando, “il cordoglio deve essere più forte” anche perchè dall’attuale “grave crisi usciamo solo stringendoci alle tante Laure” che ci sono in Italia.  Al termine della funzione laica, tutti si sono uniti per un ultimo saluto, intonando “O bella ciao”.

L’ultimo saluto ad Andrea Antonelli: per lui una folla commossa

antonelli-funerali-tuttacronacaSi sono svolti oggi, al campo sportivo di Sanfatucchio, a Castiglione del Lago, i funerali del pilota Andrea Antonelli, morto tragicamente domenica scorsa in un incidente a Mosca nel Mondiale Supersport. Sulla bara un cuscino e una maglietta con il suo nome e il suo numero, l’otto. Accanto all’altare la moto, il casco e una tuta. Quasi tutto il paese ha accompagnato il feretro, stringendosi attorno ai genitori, Arnaldo e Rossella, e al fretello Luca. Gremite le gradinate dello stadio, con tanti amici che hanno indossato magliette bianche con la scritta “sempre con noi”. E’ stato l’arcivescovo emerito di Perugia, monsignor Giuseppe Chiaretti, a celebrare la messa: “Un caro amico di tutti si è spento in maniera tragica e preghiamo quindi per lui. Lo abbiamo amato e lo amiamo perché era un bravo ragazzo”. Anche Lorenzo Zanetti, il pilota che accidentalmente l’ha investito, era presente ed ha abbracciato la famiglia del collega,  con il padre che gli ha detto: “Ora hai un tifoso in più, ti seguirò ora che mio figlio non c’è più, Andrea vorrebbe così”. Sempre Arnaldo ha aggiunto: “Andrea mi avrebbe detto:’ma che è tutta questa gente? E’ una gara come tutte le altre, vai tranquillo, gli avrei risposto. E’ lui dall’alto, che non mi fa più piangere. Ringrazio chi ci è stato vicino, ringrazio tutta questa gente che è qui per una festa. La tragedia sarà da domani”. Al termine del funerale il feretro è stato salutato da un nuovo lungo applauso. Poi i tanti presenti allo stadio sono usciti dall’impianto, tutti rivolgendo un gesto d’affetto al feretro e ai familiari del pilota.

Incidente mortale in provincia di Fermo: perde la vita una 19enne

chiara-massi-incidente-tuttacronacaEra in sella a una moto insieme al fidanzato la 19enne Chiara Massi, quando un’auto con a bordo tre giovani pachistani ha travolto il loro mezzo scaraventandolo in aria. Per la ragazza è intervenuta anche l’eliambulanza ma è stato tutto inutile: Chiara è morta poco dopo, a causa delle ferite riportate. L’incidente è avvenuto sul lungomare Europa di Porto San’Elpidio, in provincia di Fermo, nelle Marche.

Parla il padre di Beatrice Papetti: uccisa una seconda volta dalle leggi italiane.

beatrice_papetti_tuttacronacaGabardi El Habib, il magrebino che si era costituito una settimana dopo aver investito e ucciso la 16enne di Gorgonzola Beatrice Papetti, è uscito dal carcere ed è agli arresti domiciliari. La decisione è stata così commentata dal padre della ragazza, Nerio Papetti: “Le leggi italiane hanno ucciso mia figlia per la seconda volta”. Per l’uomo è infatti “assolutamente inaccettabile” che il gip abbia disposto i domiciliari per l’investitore. Ha quindi aggiunto che “non è normale che accadano disgrazie simili e il responsabile vada fuori. Ho amici e colleghi stranieri che mi raccontano di come sia severa la legge nei loro Paesi, questa persona ha la famiglia all’estero, scapperà. Le leggi italiane hanno ucciso mia figlia per la seconda volta”. Dopo l’arresto, il pm di Milano, Laura Pedio, titolare delle indagini condotte dai carabinieri, aveva chiesto il carcere come misura cautelare per il marocchino, mentre la difesa, con l’avvocato Giovanni Marchese, aveva chiesto i domiciliari, spiegando anche che l’uomo “non è un pirata della strada”. Alessandro Santangelo, gip di Milano, ha disposto i domiciliari perchè, da quanto si è saputo, è una misura idonea a garantire le esigenze cautelari: principalmente il pericolo di reiterazione del reato e poi quelli di fuga e di inquinamento probatorio. L’uomo, infatti, è accusato di omicidio ma nella forma colposa mentre l’altro reato contestato, l’omissione di soccorso, non prevede la misura cautelare.

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L’ultimo saluto a Vincenzo Cerami: oggi i funerali a Roma

Vincenzo-Cerami-funerali-tuttacronacaSi sono svolti alla Chiesa degli Artisti i funerali di Vincenzo Cerami, lo scrittore e sceneggiatore che ci ha detto addio mercoledì dopo una lunga malattia. Alla cerimonia, sobria e intensa, hanno preso parte, tra gli altri, Roberto Benigni con Nicoletta Braschi, Ettore Scola, Nicola Piovani, Marco Bellocchio, Raffaele La Capria, il sindaco di Roma Ignazio Marino, Walter Veltroni, Antonio Albanese, Laura Morante, il ministro dei Beni culturali Massimo Bray.


Durante la funzione Mariano Rigillo ha letto un brano dal Vangelo, Silvia Siravo ha recitato la preghiera degli artisti, mentre Norma Martelli, moglie di Piovani e interprete di molti spettacoli di Cerami, ha letto alla fine alcuni suoi versi concludendo: “Grazie poeta da tutti gli attori per tutte le parole con le quali ci hai fatto giocare”. Erano circa 200 le persone che, all’esterno, hanno riservato un ultimo applauso all’autore che tanto da dato alla nostra arte. Il feretro è tumulato al cimitero Flaminio.

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Il mondo del cinema e della cultura piange: è morto Vincenzo Cerami

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Lutto nel mondo del cinema italiano: è morto lo scrittore, sceneggiatore e drammaturgo italiano Vincenzo Cerami. Era stato candidato all’Oscar nel 1999 per “La Vita è bella” con Roberto Benigni. Cerami era malato da tempo. Nato a Roma il 2 novembre 1940, figlio di genitori siciliani, alla scuola media era stato allievo di Pier Paolo Pasolini, un incontro che ha sempre ritenuto determinante per le sue scelte successive. Nel 1976 ha fatto il suo debutto nel mondo letterario con il romanzo Un borghese piccolo piccolo,satira delle frustrazioni piccolo-borghesi da cui verrà tratta anche una fortunata trasposizione cinematografica. In seguito, tra le altre opere, ha scritto Addio Lenin (1981), il romanzo fantastico La lepre (1988) e il racconto musicale realizzato con Nicola Piovani Il signor Novecento (1994). Nel 1996 pubblica Consigli a un giovane scrittore (1996), divertita escursione nel mondo della scrittura mentre in Fattacci (1997)racconta e analizza quattro delitti saliti alla ribalta della cronaca italiana. Cerami ha scritto anche racconti, raccolti in La sindrome di Tourette. La sua ultima opera è stata Vite bugiarde, uscita nel 2007

Ma Cerami non si è dedicato solo alla letteratura: ha scritto per il cinema, collaborando con registi quali Bellocchio, Amelio e Benigni. Come commediografo lo ricordiamo quale autore di L’amore delle tre melarance; L’enclave des Papes, 1984; Sua maestà, 1986 e Ring, 2000. In gioventù Cerami si era dedicato anche all’attività sportiva in qualità di rugbista, salvo poi interrompere la carriera nel Frascati a causa di un incidente di gioco. Fino al 2009 ha inoltre ricoperto l’incarico di Ministro dei Beni Culturali del governo ombra del PD al Governo Berlusconi IV. Nello stesso anno, nel mese di giugno, ha ricevuto l’incarico di assessore alla cultura al Comune di Spoleto. La posizione era condizionata  all’elezione a sindaco di Daniele Benedetti, elezione poi effettivamente avvenuta. La sua decennale esperienza, che ha prodotto pagine e sceneggiature che s’imprimono nella storia culturale del nostro Paese, l’ha poi condivisa con gli studenti della scuola di cinema di Cinecittà ACT MULTIMEDIA, dove ha lavorato come docente.

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