Il maialino rosa della 97enne che fa impazzire il web!

Haekelschwein-tuttacronaca

Sette centimetri di lana rosa per quattro, con tanto di naso e codina, in grado di scatenare il delirio di quasi 22mila fan su Twitter: i maialini che la 97enne nonna Frieda realizza da undici anni all’uncinetto, e che il nipote vende online agli appassionati, sono ormai diventati un oggetto di culto per chi li possiede, in Germania e non solo. Tutto e’ iniziato 11 anni fa, racconta lo Spiegel online, quando il giovane, ormai 39enne, Michael Budde di Gottinga, il nipote di nonna Frieda, torno’ da un mercatino delle pulci con un maialino fatto all’uncinetto. Fatto male, osservò la nonna, che vive nel paese di Hude, a sud di Brema. Comprò  un gomitolo e ne realizzò uno migliore che regalò al nipote. Da allora nonna Frieda, con la pazienza di un amanuense, ne ha preparati oltre 15mila con 270 chilometri di lana, che negli anni, grazie al marketing d’assalto del nipote Michael, hanno fatto il giro del mondo. Come il nano del Favoloso mondo di Amelie, i suoi fan lo hanno infatti portato e fotografato nelle calli veneziane, sui grattacieli di Dubai, sotto la torre Eiffel, a Citta’ del Capo, Memphis, Sumatra, in Australia.  Per i maialini bisognera’ pero’ avere pazienza: nonna Frieda – nata sotto il Kaiser, che ha perso il padre nella Prima guerra mondiale, il marito nella Seconda e ciononostante ha tirato su quattro figli – oggi e’ convalescente. Fra pochi giorni sara’ il suo compleanno. E c’e’ da scommettere che anche quest’anno i fan si ricorderanno di lei, spedendole, come l’anno scorso, centinaia di cartoline di auguri.

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Uno sguardo al Messico con gli occhi di Frida Kahlo

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“Eravamo saliti da poco sull’autobus quando ci fu lo scontro. Prima avevamo preso un altro autobus, solo che io avevo perso un ombrellino. Scendemmo a cercarlo e fu così che salimmo su quell’autobus che mi rovinò. L’incidente avvenne su un angolo, di fronte al mercato di San Juan, esattamente di fronte. Il tram procedeva con lentezza, ma il nostro autista era un ragazzo giovane, molto nervoso. Il tram, nella curva, trascinò l’autobus contro il muro”.
Era il 1925 e Frida Kahlo aveva 17 anni quando  rimase vittima dell’incidente che le cambiò la vita per sempre.
“Non è vero che ci si rende conto dell’urto, non è vero che si piange. Io non versai una lacrima. L’urto ci spinse in avanti e il corrimano mi trafisse come la spada trafigge un toro. Un uomo si accorse che avevo una tremenda emorragia, mi sollevò e mi depose su un tavolo da biliardo finché la croce rossa non venne a prendermi”.
La vita di Frida non è stata facile, dimessa dall’ospedale fu costretta ad anni di riposo nel suo letto di casa. Ed è ora che Frida può dedicarsi ai libri e alla pittura. La sua prima opera è un autoritratto che poi regalerà al suo amore dell’epoca. Vista la sua vena artistica i genitori l’assecondano regalandole un letto a  baldacchino con uno specchio sul soffitto per continuare a fare autoritratti. Quando finalmente le fu rimosso il gesso e potè tornare a camminare, portò i suoi ritratti da Diego Rivera, all’epoca già famoso artista di murales, per avere un suo parere. Stupito dalla bravura della Kahlo, la introdusse  nella società culturale messicana e nella vita politica del paese.E’ il 1928 quando Frida diventa attivista del partito comunista messicano. L’anno successivo invece si sposa con il suo “maestro-guida”: Diego Rivera.Tra viaggi a New York, rientri in Messico e  una vita sentimentale molto movimentata, Frida dipinse nella sua vita numerose tele e soprattutto abbracciò diverse correnti pittoriche pur sempre mantenendo il suo ineguagliabile stile. Ci fu anche il periodo surrealista che culminò con una mostra a Parigi nel 1938. Di questo periodo il quadro più famoso che ricordiamo è “Ciò che l’acqua mi ha dato”:o-matic

Curisità! Il titolo dell’album della band Britannica dei Coldplay del 2009 intitolato Viva la Vida or Death and All His Friends si ispira ad una celebre frase che la Kahlo scrisse su il suo ultimo quadro 8 giorni prima della sua morte. Il frontman della band Chris Martin commentò così la scelta del titolo: « Lei è sopravvissuta alla poliomielite, ad una spina dorsale rotta e un male cronico per decenni. Ha avuto un sacco di problemi e poi ha iniziato questo grande quadro a casa sua che diceva Viva La Vida. Mi è piaciuta questa audacia. »
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