Sopravvissuti (un po’ ammaccati) agli ultimi 7 giorni… la nostra top!

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A tutt’ora, i politici del Pd, il partito allo sfascio, commentano quello che sta accadendo con una lettura che, una volta in più, dimostrano quanto lontani siano dagli elettori: le sedi provinciali sono occupate, i giovani del partito hanno acclamato Rodotà manifestando lungo tutto lo stivale, i militanti hanno urlato “Vergogna” ai loro rappresentanti… e il commento che arriva suona simile a: gli elettori sono delusi a causa dei franchi tiratori. Dei franchi tiratori??? Forse è deluso da chi il voto l’ha dato inciuciando con l’acerrimo nemico Berlusconi che, una volta di più, ha compattato il suo partito. Del resto questa è stata la settimana delle elezioni del Presidente, che hanno portato alla ri-nomina di quello stesso Napolitano che fino al giorno prima negava con tutto se stesso la possibilità di tornare sui suoi passi. Come si suol dire… non c’è due senza tre: Berlusconi aveva fatto marcia indietro per poi tornare in campo, Monti aveva assicurato di non essere un politico e che avrebbe fatto rientro alla sua Bocconi… se è vero che il quarto vien da sè, aspettiamo a vedere che inventerà Bersani per riaffacciarsi dalla finestra… Ma veniamo a noi, e a voi! In questa settimana quello che più vi ha incuriosito è stata la lettura che Travaglio ha dato di Marini, il nome condiviso sia da Pd che da Pdl il primo giorno di votazioni. Nome bruciato dallo stesso partito che l’aveva proposto, che ora non risparmia attacchi a chi “l’ha silurato” in sede di voto. Giustamente, conosciamo un po’ chi potrebbe governarci.

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Al secondo posto però ecco il suicidio di Fermo Santarossa, un imprenditore che, messo alle strette, ha preferito il suicidio al dover scegliere chi, tra i suoi dipendenti, licenziare. In uno Stato che strangola, in mezzo a litigi nelle alte sfere interessate solo ai propri interessi, c’è ancora chi conosce il significato del termine DIGNITA’, vissuta sulla propria pelle, non professata solo a parole. Dopo questa notizia, che è l’ennesima immagine di uno Stato malato, questa settimana siamo stati sconvolti dalle tante, troppe, manifestazioni di odio ma non solo. Viene da pensare a debolezza, incapacità di affrontare la vita e le sue situazioni, ad un essere “viziati” nell’anima. Sembra che le persone si aspettino di poter avere sempre e comunque quello che vogliono e, se non l’ottengono, l’unica via d’uscita è la violenza. In particolare, questa settimana, c’è stata l’aggressione a Lucia Annibali, un’avvocatessa sfregiata al volto con l’acido per ordine del suo ex che, creatosi l’alibi, ha ingaggiato due persone perchè facessero il lavoro sporco al posto suo. E sempre in tema di violenze ingiustificate ed ingiustificabili, una telefonata anonima ha permesso ai carabinieri di ritrovare i resti di una donna in un sacco nero, Denise Morello ha perso la vita per mano del suo ex, che “l’amava tanto”, troppo, in maniera così assoluta da aver preferito ucciderla che permetterle di vivere senza di lui e, ancora, Michela Fioretti ha perso la vita per mano dell’ex marito, incapace di sopportare la separazione tanto da preferire uccidere la donna e tentare il suicidio, e poco importa dei due figli piccoli. Ma questa settimana è stata anche la sentenza del caso Scazzi: per l’omicidio della giovane Sarah, Sabrina e Cosima sono state condannate all’ergastolo. Altre due notizie hanno attratto la nostra/vostra attenzione: una coppia sorpresa a far sesso sul cofano dell’auto ha picchiato il proprietario della vettura mentre si è scoperto che la società che produce il musical Shrek non paga gli artisti.  Passando dall’Italia all’estero, per tutta la settimana abbiamo seguito prima l’attentato alla maratona di Boston, in seguito le varie teorie offerte dagli inquirenti per poi osservare la caccia ai due ragazzi sospettati dall’Fbi. Con tutta questa violenza, questa crudeltà gratuita, c’è ancora chi vorrebbe riempire di fiori i cannoni e pensa che, alla fin fine, meglio fare l’amore che la guerra, se poi lo si fa “con perizia”, allora la vita potrebbe tingersi di tinte diverse: vogliamo leggerlo così l’interesse per il Kama Xcitra, che svela il Kamasutra in 3D.

Ci auguriamo che la settimana prossima ci regali qualche sorriso, ci porti un po’ di leggerezza, ne abbiamo bisogno. Per questo vi salutiamo con questo video, per ricordare che abbiamo un bimbo in noi, che ha bisogno di divertirsi e stare bene, cerca armonia e un po’ di leggerezza. Sperando che tutto quello che sta accadendo possa essere presto bilanciato!

Good night, and good luck!

Niente condizioni per Napolitano: il PD trema

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Napolitano è determinato ad avere carta bianca su un governo che sia forte, vero, di “salvezza nazionale” a cui vincola la durata del suo mandato e l’accettazione dello stesso. Il PD inizia quindi a sentire l’acqua alla gola: il (di nuovo) neo eletto Presidente si aspetta “disponibilità incondizionata” ed una “assunzione corale di responsabilità”. Il nuovo esecutivo non dovrebbe impiegare molto tempo a nascere, visto che le consultazioni sono state fatte da poco e il Presidente conosce la situazione dei partiti. Si prepara quindi ad affermare, nel suo discorso d’insediamento, che la Costituzione non prevede mandati a termine e lui lascerà solo quando considererà di aver portato a termine la sua missione. Tempi brevi quindi, ora che è tornato a stringere in mano pieni poteri, che si vede appoggiato dalla comunità internazionale e che ha la fiducia dei mercati. Tempi brevi, soprattutto, visto il largo lasso di tempo intercorso dalle ultime votazioni. Il PD quindi si trova “incastrato” tra la richiesta di Napolitano e il tentativo di cercare una soluzione alternativa all’alleanza con il PdL, almeno non così scoperta, visti soprattutto i dissidi interni. Ovviamente però i giochi di potere, al loro interno, continuano a riproporli: Rosi Bindi cerca di allontanare l’ipotesi Letta giocando la carta del governo a bassa, praticamente nulla intensità politica: “Penso che un governo di scopo e del Presidente per affrontare le emergenze economiche e sociali del Paese e fare le necessarie riforme istituzionali, non possa essere guidato né avere tra i suoi ministri figure politiche di primissimo piano”: potrebbe essere il suo modo di proporre Dario Franceschini? Ma la sua è solo una delle voci: Franco Marini apre ad un governo con il PdL “Bisogna fare un governo politico, che può avere anche l’esperto e intellettuale dentro, purché con chi si vuole assumere questa responsabilità”: ed ecco quindi la “candidatura” Letta-Alfano. Ma c’è anche chi appoggia l’idea di Andrea Orlando di proseguire un “governo di cambiamento” che venga appoggiato dai grillini e Vendola che pensa ad un governo Barca con dentro la società civile. Un poliedro insomma, con tanti lati spezzati che sembrano destinati a esplodere in nuovi dissensi mentre una domanda aleggia sopra le loro teste: con il gruppo dirigente dimissionario, chi comporrà la delegazione che salirà al Colle? Oltre questo però è chiaro l’aut-aut: o governo o voto. Con un Berlusconi pronto ad un governo politico, la responsabilità di un ritorno alle urne crollerebbe interamente addosso ad PD che già soffre in vista del congresso. Certo però che l’idea di Napolitano, con un governo legato al programma dei saggi e quindi con un mandato chiaro in partenza, potrebbe, al contrario, lasciare la possibilità al gruppo democratico di affrontare più serenamente il congresso. Certo… ammesso riescano a riappacificarsi tra loro. Del resto non è auspicabile per lo stesso partito tornare immediatamente alle urne: dopo le ultime giornate, culminate con le tessere bruciate e le manifestazioni in piazza, sarebbe qualcun altro ad arraffare voti a piene mani…

Napolitano bis: il momento migliore per l’affondo del Cav

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Franco Marini, “bruciato” dal Pd che l’aveva proposto come Presidente con l’appoggio del PdL,  durante la trasmisssione In mezz’ora ha affermato che ”Il Pd deve recuperare credibilità, l’ha persa tutta e non so come ci si possa sedere accanto a interlocutori e leggergli negli occhi” e poi ha aggiunto che c’è un ”dilagare di opportunismo che ha toccato il nostro partito, il gruppo dirigente”. E’ un ”partito dove si sono rafforzati più i potentati che una idea larga di partito”. PD partito allo sbando quindi, in cerca di una identità, o forse più di una, un momento ideale per Berlusconi per sferrare l’ennesimo colpo proseguendo sulla sua linea, più determinato che mai: governo di coalizione, politico, con ministri pidillini di peso. Il Cavaliere va ripetendo che la sua strategia di partito responsabile ha premiato il Pdl, perchè ha preparato il terreno al bis di Napolitano ed ora l’intezione è di tenere un profilo basso e placare chi vuole andare subito al voto e nel frattempo rimarcare: ogni trattativa dovrà imprescindibilmente partire dai suoi 8 punti e nel frattempo, se Amato resta il nome più gettonato nel toto-premier e in molti lo affiancano a quello di Letta, una cosa è certa: il vice dovrà essere targato PdL.

#occupyPD: quando i giovani dicono NO all’inciucio!

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Il senatore del PdL Scilipoti ha lanciato un comunicato: “Voterò il professore Rodotà, politico dell’anticasta”. Ha anche “giustificato” la decisione: “Mi sono lasciato convincere dal tumulto dei 50 dimostranti che da stamattina si sono assiepati a Montecitorio. In fondo, il professore può essere un degno rappresentante dell’anticasta, un esempio di nuovismo a cui non bisogna porre argini”. La sua era una forma ironica, e infatti hanno subito fatto seguito le dovute ‘spiegazioni’: “Il professore è stato deputato al parlamento italiano solo per quattro legislature consecutive (dall’VIII all’XI) mentre solo per undici anni ha calcato i banchi del parlamento europeo; e’ stato per otto anni garante per la protezione dei dati personali, e ora, a soli 80 anni, ha davanti a sé un fulgido e splendente futuro”. Il popolo del web si è sbizzarrito a commentare tali dichiarazioni, ma c’era qualcuno che, altrove, faceva sul serio. Sono i Giovani del Partito Democratico, che, stanchi dell’atteggiamento dei loro “rappresentati”, hanno optato per una manifestazione di protesta che si è estesa lungo tutto lo Stivale. Perchè i giovani dicono NO a un Presidente scelto a tavolino assieme al PdL. Ed ecco allora che #OccupyPD diventa il loro urlo di protesta!

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Cosa c’è nel passato di Sergio Chiamparino?

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Cosa c’è nel passato di Sergio Chiamparino?
C’è il cimitero monumentale di Torino, c’è una storia di esumazioni sbrigative e di tante famiglie a cui viene sottratto il proprio caro e non hanno neppure più una tomba su cui deporre i fiori. Possiamo pure pensare che non è in un cimitero che si trovano le anime dei defunti o che tutto finisca con la morte o che sarebbe meglio per tutti spargere le ceneri in mare senza avere posti di culto che se ci si pensa bene possono anche risultare macabri. Ma la libertà delle persone è di poter scegliere per i propri cari una tomba, un cimitero, un luogo dove portare anche i nipoti a pregare o magari solo a portare un fiore. Se pure ci può suonare retorico, non abbiamo nessun diritto di vietarlo e soprattutto non dovrebbero eliminare questo diritto le istituzioni.
Al centro dello scandalo essenzialmente una società, la Ics e due calabresi, Antonio Marchio di Albi e Ilario Umbaca di Locri.  Alla società il comune affidò un progetto per 24mila esumazioni in due anni esatti e per 9 milioni di euro. Dovevano essere 34 esumazioni al giorno e invece finirono per essere 108 per ottimizzare le spese per le ossa da traslare e gli operai da pagare. Inizia il contenzioso tra la ditta e il Comune. I familiari non trovano più i loro cari. Ammassati insieme agli altri. Tombe profanate da escavatori impazziti, senz’arte e senza grazia. La polvere e lo scandalo sotto la Mole. La Procura indaga per vilipendio delle bare. La storia va su tutti i giornali. Nella sala del Consiglio salta la poltrona dell’assessore di allora, Beppe Lodi, con delega ai Cimiteri. Il sindaco pro tempore, Sergio Chiamparino, chiede scusa ai cittadini. Ma ormai la frittata è fatta. La proposta choc è quella di cremarli al costo di 430 euro o di rimetterli in terra a soli 830.
Dopo sei anni la tegola della giurisdizione. C’è stato un difetto di giurisdizione, la vicenda va trattata non in sede civile ma in un Tribunale amministrativo. Lo scandalo si riduce ad un pugno di mosche. Il comitato dei parenti è sconcertato. A pagarne solo i due calabresi. Rimasti senza lavoro. Sono accampati sul tetto del cimitero monumentale da più di un mese. Chiedono il diritto di sfamare le loro famiglie. All’Ics subentra un’altra ditta che non ne vuole più sapere. Eppure il contratto prevedeva l’obbligo del reintegro.
C’è un capro espiatorio in questa storia. I calabresi calzano bene. Hanno provato pure ad infangarli per furto di bare, Marchio, e molestie sessuali, Umbaca. Non ci sono riusciti. E li hanno licenziati. Sotto la Mole c’è un forte desiderio di dimenticare quella che è ancora una ferita aperta.  Tutto questo avveniva nel lontano 2004 quindi ora Chiamparino è un uomo nuovo, senza macchia nè peccato?

  

Il comico che fa politica e il politico che fa il comico!

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C’era un tempo che la politica era corrotta, ora la corruzione è politica. C’era un tempo che la politica si svolgeva in Parlamento, ora ai talk show.   C’era un tempo che i comici ironizzavano sulla politica e oggi sono i politici a diventar comici, come i comici diventano a loro volta politici. Schizzofrenie di un sistema che è imploso su se stesso, non riuscendo a comunicare con l’esterno. Pur stando nell’epoca dei social network ci sono politici che vogliono fare accordi dentro palazzi chiusi, escludendo il mondo e gli elettori. Ci sono poi i “comici” che la comunicazione la sanno fare, perché è il loro mestiere… pericoloso è, poi, riuscire a incanalare la politica all’interno dei binari di uno “show”. Se i comici insegnassero ai politici la comunicazione, i ritmi di battuta, la musicalità di un monologo, a levarsi la maschera dell’uomo qualunque con i privilegi del deputato… Se i comici ogni tanto scendessero dal palco e la loro politica smettesse di essere costantemente un climax… forse gli uni imparerebbero qualcosa dagli altri.

C’era un tempo, nel lontano 2013, in cui l’Italia era a un bivio… e fu allora, nel vuoto più totale di istituzioni, nello stallo politico più aberrante che mai si sia potuto immaginare, durante le abominevoli battaglie all’interno del Partito Democratico… che le forze politiche si guardarono in faccia e per la prima volta quegli uomini furono in crisi con loro stessi e con le loro idee, come succede a miliardi di cittadini nel mondo ogni giorno, ma come non avveniva più da secoli nella politica italiana… Ecco iniziò da quella lontana primavera del 2013 la Rinascita dell’Italia!

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La fase nuova di Bersani, ADESSO… I Google Glass?

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“Bisogna prendere atto di una fase nuova. A questo punto penso tocchi al Partito Democratico la responsabilità di avanzare una proposta a tutto il Parlamento. Questa proposta sarà, come nostro costume, decisa con metodo democratico nell assemblea dei nostri grandi elettori”, così ha dichiarato il segretario del Pd.

Ma provare a trovare soluzioni indossando i Google Glass?

Bersani “a pezzi” e slitta la quarta votazione?

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Il Pd ha chiesto uno slittamento di qualche ora della quarta votazione, prevista per venerdì pomeriggio, per l’elezione del presidente della Repubblica. Lo si è appreso da fonti parlamentari che precisano come la richiesta sarà esaminata dalla capigruppo convocata domani. La votazione potrebbe anche slittare a sabato.

Ma invece di slittare non potevano pensare anche a un secondo nome nei giorni scorsi? E’ la solita politica che non sa programmare gli imprevisti? Come si pensa di governare un paese se non si è in grado, su un risultato così incerto e in cui le varianti possono essere molteplici, di avere almeno due nomi condivisi e non un solo nome (nome che ha solo generato la frattura profonda del Pd)?

In bianco la seconda votazione per il Presidente della Repubblica

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E mentre Matteo Renzi si incontrerà questa sera in un ristorante della capitale per discutere con i suoi parlamentari e forse incontrare anche Bersani, al Parlamento è bianco che più bianco non si può. Schede Bianche 418, Rodotà 230, Chiamparino 91 e Altri 139.

Intanto è proprio il leader del Pd a “tranquilizzare” i propri elettori dichiarando “una soluzione si troverà”…ma certo che la soluzione c’è, magari come ipotizza qualcuno sul web ‘Sul conte Mascetti ci potrebbe essere convergenza…’

Intanto Bersani promette una “nuova proposta da parte del Pd”… Andreotti o Martelli?

Matteo arriva a Roma!

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Matteo Renzi nel tardo pomeriggio prenderà un treno per Roma. Secondo quanto riferiscono fonti del suo staff, il sindaco in serata dovrebbe vedere il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, per trovare una soluzione sulla scelta del presidente della Repubblica.

Nel frattempo Pier Luigi Bersani, a quanto si apprende da fonti parlamentari, avrebbe “sondato” Franco Marini per capire se, alla luce della prima votazione, l’ex presidente del Senato aveva intenzione di ritirarsi. Ma Marini per ora avrebbe escluso un passo indietro, convinto di potercela fare, con il sostegno del Pdl, dalla quarta votazione.

Bersani e l’arrampicata sugli specchi…

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Dopo che la prima votazione si è conclusa con un nulla di fatto, il segretario del PdL Alfano ha riferito: “Il Pd comunica l’intenzione di votare scheda bianca alla seconda e alla terza votazione. Ne prendiamo atto e invitiamo tutti a impegnare questo tempo per individuare la soluzione più idonea per eleggere il presidente sin dalla quarta votazione”. La risposta di Bersani, l’impegno per “individuare la soluzione più idonea” è riunire domani pomeriggio, tra il terzo ed il quarto scrutinio, i grandi elettori del partito per decidere la linea da seguire per l’elezione del capo dello Stato. Un lasso di tempo molto limitato insomma, utile per chiudersi nelle stanze del potere e decidere “tra sfere alte”, quegli stessi elettori tra i quali non è stato ammesso lo stesso Renzi. Ma questo significa anche escludere completamente non solo la base del partito ma gli stessi militanti. Bersani ha reso noto il candidato, il “loro” candidato, quello condiviso con Berlusconi, solo ieri sera, per evitare contestazioni molto più forti di quelle che hanno effettivamente avuto luogo? Per evitare di dialogare con l’elettorato e con gli iscritti al partito? Un segretario che “propone e dispone” insomma, tagliando fuori i suoi stessi alleati, quelli senza i quali non avrebbe ottenuto la maggioranza alle urne. Forse qualcuno dovrebbe ricordare a Bersani che se avesse corso da solo alle elezioni ora sarebbe il MoVimento 5 Stelle ad avere la maggioranza in quanto primo partito in Italia?

Analizzando il post di Grillo dopo la prima votazione!

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«Nessuno ha spiegato a Bersani che l’Italia è cambiata, che non vuole più accordi sottobanco con lo psiconano. La guerra è finita, arrendetevi. Liberateci per sempre dalla vostra presenza. Capranica è l’ultima raffica dell’inciucio. Queste giornate di primavera ricordano un altro aprile, quello del 1945. La fine di una lunga guerra e la volontà di ricostruzione. Il Paese, come allora, è in macerie. C’è però una differenza, tra il comico e il tragico».  Il richiamo storico per richiamare il Paese a quella unione e compattezza che lo caratterizzò nel dopoguerra quando l’intera nazione era di ricostruire. Grillo sfrutta quindi il sentimento patriottico e richiama le grandi gesta del Paese per cercare di unire nel ricordo gli indecisi che possono ancora fare la differenza.
«Nessuno dopo il 25 aprile si azzardò a girare per le strade in fez e camicia nera. I fascisti si dileguarono o cambiarono casacca», continua Beppe Grillo sul suo blog. Quel cambio di casacca dopo la prima votazione è una perfetta sintesi che mette in rilievo sia le vicinanze tra Pd e Pdl (l’accordo Pdl e Pd che per la base dei democratici è stato vissuto come un inciucio e quindi un cambiar casacca)  sia un invito a “cambiar giacca” e votare Rodotà.

  «Il ventennio mussoliniano si concluse nel peggiore dei modi, ma nel dopoguerra almeno non si candidarono al Governo i superstiti del Gran Consiglio del Fascismo – sottolinea il leader del Movimento 5 Stelle – Non ci fu un inciucio tra Togliatti e Dino Grandi. I responsabili non si ripresentarono come salvatori della Patria come avviene con Berlusconi, Bersani e D’Alema. La Nazione prese atto del disastro a cui l’aveva condotta il fascismo e voltò pagina».  M5S per Grillo è il voltare pagina, è la nuova politica quindi anche qui i termini vengono misurati per indicare la rinascita dell’Italia ponendo al centro del rinnovamento il M5S.

«Il teatro Capranica, ieri sera a Roma – aggiunge, facendo riferimento alla riunione dei grandi elettori di Pd e Sel, durante la quale Bersani ha annunciato la candidatura di Marini – ricordava un altro teatro, il Lirico di Milano, dove Mussolini tenne l’ultimo discorso il 16 dicembre del 1944 per ricompattare i resti delle camice nere. Capranica è l’ultima raffica dell’inciucio».  Poi sferra l’attacco finale e paragona Bersani a Mussolini avvicinando il teatro Capranica al Lirico di Milano, fondendo passato e presente, chiamando in causa uno degli episodi più condannati della storia italiana: il ricompattamento delle camicie nere il 16 dicembre del 1944.

«Nessuno ha spiegato a Bersani che l’Italia è cambiata, che non vuole più accordi sottobanco con lo psiconano come è avvenuto negli ultimi vent’anni. Il Paese vuole togliersi, definitivamente, il sudario in cui l’hanno avvolta i caporioni del pdl e del pdmenoelle. La guerra è finita, arrendetevi. Liberateci per sempre dalla vostra presenza. Siamo esausti».

Ora che il pericolo è stato scongiurato, Grillo può veramente avere delle chances in più da giocarsi… vediamo chi alla fine riuscirà a portare a casa la partita per ora il primo set è andato alla Democrazia.

Marini è bruciato!

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La seconda votazione inizierà alle 15,30. «Marini non è passato. A questo punto bisogna fermarsi e trovare una soluzione diversa. Insistere sarebbe impensabile», ha detto Matteo Orfini (Pd) su Twitter, confermando di fatto il ritiro della candidatura di Marini.

Stessa considerazione l’ha fatta anche Walter Veltroni «Il risultato della prima votazione per il presidente è talmente chiaro che insistere su questa strada sarebbe un grave errore».

«Se non ci sono novità Sel continuerà a votare per Rodotà. E la novità può essere che il Pd fermi la giostra», il commento di Nichi Vendola.

«Quali sono i fatti nuovi a cui mi riferisco? Il Pd che decide di fermare la giostra. Ovvio che continueremo a votare Rodotà. Chiedo a coloro che si definiscono riformisti dov’è il grande riformismo», replica Vendola ai cronisti a Montecitorio

Franco Marini è scongiurato? Analisi della politica italiana dopo la prima votazione

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Quale Italia oggi ha votato attraverso i suoi grandi elettori Franco Marini? Probabilmente l’Italia di Bersani e di Berlusconi, gli unici italiani che con la loro volontà hanno voluto dare alla nazione un Democristiano della Prima Repubblica. Abbandonata ogni idea di cambiamento, quello stesso tanto sbandierato durante le elezioni, Bersani ha saputo solo esprimere la fragilità di cui è protagonista assoluto. La fragilità di Bersani è un po’ la chiave di quello che avremmo visto nel futuro se Marini ce l’avesse fatta. Forse abbiamo scongiurato una politica vecchia e debole che, sentendosi superata e inadeguata a dare risposte al Paese, si è dovuta piegare alle alleanze più scandalose per non abbandonare il potere. Franco Marini è l’espressione tipica, l’emblema di questo tipo di politica: non è stato eletto in Abruzzo, ma l’hanno candidato a Presidente della Repubblica come un novello Forrest Gump. Ma di evoluzioni Franco Marini ne ha fatte tante nel corso degli anni.

Se nel 1985 Franco Marini fu chiamato ‘il lupo marsicano”, perché era bravo a guidare un branco, aveva un grande spirito individualista ed era pronto a mordere, quando serviva, per tirare dritto per la propria strada, nel 2007 fu invece travolto dallo scandalo di Affittopoli per il suo appartamento ai Parioli, zona chic di Roma. Marini, trasformatosi in uomo di casa, accolse i giornalisti dichiarando  “un milione di euro per un piano rialzato e uno scantinato vi sembrano pochi? Sono indignato, anzi no sono proprio incazzato”. Chissà dove aveva trovato quel milione di euro!

Mascetti, Lario, Valeria Marini e Santo Versace… e Bersani?

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Allo spoglio dei voti non poche sono state le “proposte” degli elettori: tra gli altri sono stati candidati Raffaello Mascetti, Veronica Lario, Santo Versace… persino Marini, Valeria Marini! Brutta caduta e pessimo colpo per il segretario Dem Pierluigi Bersani. Al momento, giungono voci, sembra sia impegnato in un rapido meeting con gli uomini di fiducia, tra i quali Enrico Letta, per capire quale mossa effettuare ora. Il tempo è poco, pochissimo, al più tardi alle 15.30 inizierà una nuova elezione e Bersani deve trovare il modo di traghettare le elezioni almeno fino alla quarta chiamata, quando sarà sufficente la maggioranza per eleggere il successore di Napolitano. Una delle possibilità vagliate potrebbe essere quella di dare, come indicazione di voto, scheda bianca.

La Fanpage di Bersani presa d’assalto

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Bersani non aveva fatto una parola sulla sua fanpage, nessun commento per la scelta di Marini come Presidente della Repubblica, ma è stata la base a protestare anche sui social network. Così Bersani non solo è stato contestato all’uscita del teatro capranica dove ieri sera si era svolta la riunione per votare Franco Marini alle elezioni del Presidente del Repubblica, ma anche attraverso internet. Insomma Bersani ha fatto l’en plein.

Ecco la raccolta divertente dei posti arrivati in fanpage:

 “Bersani, non fare il pirla: Rodotà è candidato di altissimo profilo. Ok la solidarietà. Ma adesso dai il via libera a Rodotà. Senza se e senza ma. E poi fai un passo indietro e fai un accordo programmatico con Grillo per un governo sostenuto da altra figura…”

“Bersani, ma li leggi i commenti? Lo vedi che cosa vogliamo? Non me ne frega niente se il Pd muore dopo aver votato Marini, cavoli vostri, la tragedia è che muore l’Italia. La consegnate a piene mani alla distruzione finale, invece di puntare alla sua rinascita. Dire che fate schifo è ancora farvi un complimento”

“Votare Rodotà è un must”,

“Delusione e amarezza per la scelta di Marini”.

 “Noi ‘la base’ non contiamo proprio niente? Bersani hai perso con questa scelta. Dead man walking. E’ solo questione di tempo, verrai seppellito dai voti altrui alle prossime elezioni. E la cosa brutta di tutto questo è che saremo noi a subirne le conseguenze non tu che spenderai tranquillo e pacifico i nostri soldi.VERGOGNATI”,

“Così si fa il gioco di Grillo… non voterò mai più PD”

“Marini??? VERGOGNA! Il paese di nuovo consegnato al pornonano! Ma quando andremo in rovina ci ricorderemo mentre saremo lì a preparare le forche!”.

“Se riuscirete a far eleggere un Marini, un D’Alema od un Amato al Quirinale, avrete commesso il più grande ed incomprensibile suicidio politico che si ricordi in Italia. Se non per convinzione e fibra morale, fate almeno qualcosa di sensato per istinto di conservazione. VOTATE RODOTÀ c*****o! Ma chi vi voterebbe più dopo quest’ennesima p*****a? Io non riuscirei mai a votare Grillo, ma non mi sognerei mai di votare PD un’altra volta”

“Pierluigi, ma sei ubriaco?”

 “Bersani cambia spacciatore”.

 

VINCONO I FRANCHI TIRATORI E PERDE FRANCO MARINI!

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Marini non raggiunge il quorum utile per la sua elezione a Presidente della Repubblica. Dopo la prima votazione è quindi tutto da rifare sono stati i Franchi tiratori a vincere in Parlamento. L’Italia può tirare un sospiro di sollievo… resta aria di cambiamento fino alla prossima votazione. Solo 524 invece dei 672.

Da questa prima analisi gli italiani possono “gioire” perchè forse nonostante il pessimo comportamento dei B & B i partiti hanno ancora una forza interna da esprimere e una capacità di ribellarsi ai leader quando le scelte sono ingiuste e dettate solo da interesse. Oggi in Parlamento c’è stata la volontà di dire “NO” agli inciuci, ai giochi di potere e alla fragilità della vecchia politica che vuole solo conservare i suoi privilegi e il suo potere. Che Presidente può essere Franco Marini eletto con un accordo a tavolino di Berlusconi e Bersani? Quanto può essere super partes o quanto vittima di un ricatto della destra e della sinistra?  Forse abbiamo evitato la Prima Repubblica per la prima votazione, ora bisogna stringere i denti fino alla quarta!

I militanti contestano: PD=VENDUTI

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Contestazioni fin dalla mattina fuori da Montecitorio. Se ieri sera i militanti del PD avevano mostrato cartelli che chiedevano fosse votato Rodotà, oggi i toni si sono inaspriti e quello che si legge principalmente nei cartelli, indirizzati al gruppo dirigente del PArtito Democratico, è PD=VENDUTI. La base dell’elettorato chiede che il “bipartizan”Marini non sia votato e si scaglia contro Bersani e i dirigenti colpevoli di aver “inciuciato” con Berlusconi. Anche i social network sono diventati una piazza da dove s’innalzano grida di protesta mentre ieri è stata la serata del “mail bombing” verso le caselle di posta elettronica dei deputati del PD. Il messaggio è sempre uno: No a Marini, Sì a Rodotà!

Cosa ci ricorderemo del Presidente Napolitano?

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Il presidente Politico… con la P, come provvidenza, ma anche come partitocrazia. Di questo Presidente sicuramente le leggi ad personam firmate anche se fossero palesemente incostituzionali, tanto poi che la Consulta le ha bocciate, le missioni internazionali di pace armata, il rapporto ad alta tensione con la magistratura, la scelta di Monti per strangolare il popolo italiano con le tasse, ma eliminare i finanziamenti ai  partiti o fare una nuova legge elettorale e la perla dei 10 saggi a fine legislatura. Le 10 personalità tra cui spiccano quattro garanti dei partiti e dinosauri riesumati dalla burocrazia più retrograda e nominati. Naturalmente nessuno sotto i 40, nessuna donna. Un vero simbolo della democrazia. Ma perchè fu necessario si chiederanno le generazioni future? Per eliminare il pericolo che la casta venisse toccata, lesa e si preferì far convogliare il Pd nel Pdl piuttosto che avere il coraggio di andare alle elezioni e di ascoltare il popolo italiano. Quella sinistra decongelata, acnora così intrisa di Democrazia Cristiana, non poteva ammettere nessun tipo di cambiamento. Il parlamento è per i politici e per i loro interessi, poi ci sono tanti incarichi nelle principali aziende partecipate da poter usare come arma di scambio.  Il presidente Napolitano ha incarnato tutto questo e ha consentito che Bersani diventasse dittatore dopo che lui era stato Re per sette anni, incoronato proprio dal New York Times che lo appellò Re Giorgio.

 

Ecco la sinistra di Bersani! A far l’amore con Alfano. Le foto “impressionanti”!

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Il Pd è lacerato in modo profondo, ma secondo Bersani in un momento di separazione ci vuole la condivisione e quindi Bersani abbraccia… Alfano! Nessun laceramento possiamo dormire sonni tranquilli, il segretario del Pd ha traghettato direttamente il partito dentro al Popolo della Libertà. Le foto sono impressionanti, Alfano e Bersani chiacchierano amabilmente alle spalle degli elettori di destra e di sinistra, mentre aspettano che inizi la votazione per il Capo dello Stato. Questa è l’Italia che ci attende!

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Saviano sospende il giudizio su Franco Marini!

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Ieri sera nell’ultima puntata della stagione de “Le Invasioni Barbariche”, Daria Biganrdi ha ospitato Roberto Saviano. Lo scrittore sta promuovendo il suo nuovo libro dal titolo “Zero Zero Zero”, sul traffico di cocaina, non ha voluto esprimersi sulla scelta del Pd di votare come Presidente della Repubblica Franco Marini: “Non conosco abbastanza la figura di Marini, ma chiunque sarà eletto, lo valuterò sulla base dei temi che mi interessano”.

 

I renziani votano scheda bianca! Tra harakiri e combattimenti il Pd si sfalda

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“I renziani in prima battuta voteranno probabilmente scheda bianca, ci auguriamo che il partito sia in grado di fare una sintesi migliore”. Lo ha detto Vittoriano Solazzi del Pd in collegamento da Montecitorio. “Non voterò Marini – ha aggiunto Solazzi – persona ottima e degnissima, però credo che non stiamo intercettando la domanda che c’è nel nostro elettorato e nella società”.

Perchè non esprimere una preferenza invece su Rodotà? Solo per cercare di rimettere in circolo il nome di Prodi, sicuramente migliore di Marini, ma non era un segnale di vero cambiamento votare per Rodotà?

Marini e il complotto contro Prodi… verso un Presidente complottista?

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Stiamo andando verso un Presidente complottista… Questa sarà l’immagine che l’Italia darà all’estero e la politica assumerà nuova linfa per tramare, fare alleanze sotterranee ed “evirare” il popolo di quella sovranità di cui gode attraverso la Carta Costituzionale.

«E’ vero, io e D’ Alema complottammo contro Prodi». Un vecchio articolo a firma di Francesco Verderami sul Corriere della Sera (29 maggio 2001) racconta il complotto che operarono Marini e D’Alema ai danni di Prodi:

A suo tempo la vicenda era stata catalogata come un caso politico dai contorni poco chiari e pieno di indizi compromettenti, la cui riservatezza stava a metà strada tra il terzo mistero di Fatima e il segreto di Pulcinella. Fu durante una cena, alla vigilia della campagna elettorale, che Marini decise di sollevare quel dito di polvere, e a distanza di qualche mese l’ ex segretario del Ppi conferma le parole pronunciate quella sera, «anche se bisogna dargli una valenza storica e non di cronaca. Perché io sono convinto che non bisogna disperdere il risultato della Margherita». Sarà, ma con quella storia l’ Ulivo deve oggi fare i conti, da lì è chiamato a ripartire, dal 9 ottobre del 1998. «E’ vero, io e D’ Alema complottammo contro Prodi. Solo che io non mi sono mai pentito, Massimo sì. Ha provato perfino a riappacificarsi con Romano. Chissà, forse sperava di salvare palazzo Chigi. Che volete farci, uno il coraggio o ce l’ ha o non ce l’ ha».

Poi Marini, tutto contento come un uomo dalla fronte inutilmente spaziosa (cit.), continuò il racconto:

Un paio di commensali interruppero di colpo la masticazione, altri gli riservarono uno sguardo interrogativo. Marini non si curò e proseguì, disse che con Prodi «da quando era successa quella cosa», dai tempi del complotto insomma, «non ci parliamo più»: «Sì, ci siamo incrociati alcune volte a Strasburgo, ma non ci siamo nemmeno salutati. E’ andata così». Marini ripetè a cena di non essersi pentito, «non mi sono pentito», perché in politica non esistono peccati, semmai progetti che non coincidono con progetti altrui e portano allo scontro. Pentirsi avrebbe significato rinnegare quel progetto che l’ ex leader popolare aveva coltivato assieme a D’ Alema, e sulla cui fine parlò più volte: «Fu incredibile come si comportò durante la partita del Quirinale». Per ripararsi dal freddo e dalla solitudine con cui Bruxelles accoglie gli europarlamentari, una sera Marini raccontò a un amico democristiano passato con il Polo che non avrebbe mai potuto perdonare D’ Alema, «non si può perdonare un simile errore». L’ asse tra i due era nato nei giorni delle trattative elettorali per la composizione delle liste del ‘ 96, si era poi saldato con l’ avvento di Marini a piazza del Gesù ed aveva condotto l’ allora segretario dei Ds a palazzo Chigi. A quel punto il Colle toccava al Ppi, «tocca a noi il Quirinale», annunciò pubblicamente Marini. A Bruxelles certe notti non passano mai: «Mi ricordo la cena a quattro. Io, D’ Alema, Veltroni e Mattarella. “Siamo d’ accordo, allora. Votiamo la Jervolino”. Poi Massimo si fece convincere che era meglio eleggere Ciampi.

Keep calm and vote Rodotà… i militanti non ci stanno e protestano Bersani

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Protesta davanti al teatro Capranica di Roma dove era in corso l’assemblea dei grandi elettori del centrosinistra. “Keep calm and vote Rodotà”, si legge sui cartelli issati dai militanti del Pd: “Noi non voglismo l’inciucio con Berlusconi, ci vuole il cambiamento”, hanno spiegato. L’appello alla manifestazione era girato nel pomeriggio su Facebook, appena circolata la voce della candidatura di Franco Marini.

Fassina ha poi affermato ”Franco Marini è in grado di ricostruire una connessione sentimentale con il paese”. E qui la terapia di gruppo non basta più!!!

Buonanotte e buona dittatura a tutte/i!

Fioroni attacca Renzi fa male al Paese. E lui, è la medicina?

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Per Giuseppe Fioroni (Pd) quella di Matteo Renzi contro Anna Finocchiaro e Franco Marini è “una pesante aggressione, un errore politico che fa male al Paese”, nata dalla mancanza di “rispetto nella diversità di vedute”, ancora peggiore perché interna a uno stesso partito. Insomma nel partito democratico la democrazia è scomparsa, vige una dittatura dettata dagli alti vertici a cui tutti si devono adeguare. Una voce fuori dal coro è una malattia da curare e Fioroni, laureato in medicina e chirurgia all’Università Cattolica del Sacro Cuore, sa come debellare questo cancro che sta logorando il Pd. Fiorioni continua in un intervista al TgCom24:

“Aggredirli con la voglia di umiliarli non è dignitoso. Bisognerebbe collegare la lingua al cervello prima di sferrare un colpo”.

Lo ringraziamo di questa teoria media, un luogo comune, che si erge a difesa di un partito allo sbando in un’Italia che anche oggi conta i suoi suicidi per la crisi.

Franco Marini visto da Travaglio

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Franco Marini: ex sindacalista della C.I.S.L., poi politico democristiano con Andreotti e poi con vari slalom diventato Presidente del Senato nel 2006, concluse poi magnificamente la sua presidenza con la seduta il giorno in cui cadde Prodi la seconda volta per mano dei mastelliani tra fette di mortadella sventolate, bocce di champagne stappate e lui che diceva “Signori non siamo in un’osteria” che forse è un po’ pochino come reazione per un Presidente del Senato. Ma proprio anche lui nell’ottica del bipartisan, del fatto che non bisogna mai contraddire il centro-destra, ha lasciato un po’ fare tutto quello che si voleva e ha lasciato soprattutto insultare in tutta quella legislatura i senatori a vita che venivano trattati come delle pezze da piedi, soltanto perché si permettevano ogni tanto di votare la fiducia a Prodi.
Diciamo che tra i candidati di casta: “Prendere uno per sbattere l’altro” si dice a Torino, stiamo parlando di uno peggio dell’altro. Restano i candidati che sono stati votati, la top ten che è uscita dalle quirinarie sul portale degli iscritti al MoVimento 5 Stelle e lì devo dire che sono usciti dei nomi che a me non hanno affatto sorpreso perché io conosco abbastanza bene la base del MoVimento 5 Stelle perché molto spesso ho incontrato, ho fatto conferenze, negli anni scorsi quando era una base ancora in fieri, nessuno pensava che poi si sarebbe trasformata addirittura in un movimento che ha sfiorato il primo posto alle elezioni, il primo posto di partito più votato.

Alla faccia di tutti gli italiani che chiedono un Presidente “meno politico”!

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Alla faccia di tutti gli italiani che chiedono un Presidente “meno politico”… Scordiamocelo! Sembra che B & B abbiano invece deciso per una personalità politica che possa far uscire le istituzioni dallo stallo in cui si sono messe. Un uomo politico (che faccia parte quindi di quell'”enclave” di potere e di privilegi) che faccia da tramite fra due forze del Paese che hanno smesso di essere in dialogo fra loro. I nomi più quotati sono sempre gli stessi Giuliano Amato, Franco Marini, Massimo D’Alema anche se, poi, nei prossimi giorni sarà stilata una vera e propria rosa di nomi. Gli unici “outsider” previsti al momento sono Emma Bonino e Giuseppe di Rita, quest’ultimo presidente del Censis. Quindi un “uomo” o forse una donna (perché sembra che vogliano anche puntare su una figura femminile) che comunque faccia parte dell’apparato. Sembrano accantonate le proposte del M5S che aveva lanciato il nome di Gino strada o comunque di una personalità che uscisse fuori dall’ambito politico.

Una bella botta quella dei trombati… pensioni d’oro e liquidazioni!

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Una bella botta sì, essere “trombato”, ma la vera mannaia ricadrà sul bilancio dello stato che dovrà liquidare e pensionare i politici che non sono entrati in parlamento. Pensionati con un bel conto in banca, pensionati in barba alla legge Fornero. Pensionati di platino (non le pensioni d’oro, che poi d’oro spesso non sono), privilegiati anche nel loro essere stati “licenziati”!

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