Dopo 3 anni in carcere, l’India si ricorda dei due giovani italiani

Elisabetta-Bonconpagni-Tomaso-Bruno-tuttacronaca

Non se ne parla molto sui media del caso di Tomaso Bruno ed  Elisabetta Boncompagni detenuti in India da tre anni e accusati dell’omicidio del loro compagno di viaggio, Francesco Montis. La storia risale a tanti anni fa, quando i tre, conosciutisi a Londra, intrapresero un viaggio in India. Poi l’incidente il 4 febbraio, quando Francesco si sente male e muore. Il ragazzo, di 30 anni, già soffriva di salute per un’ernia del disco e una tosse perenne, che secondo la madre, era provocata dal fumo. Tomaso ed Elisabetta immediatamente chiamano i soccorsi e contattano l’ambasciata italiana, ma quando Francesco arriva in ospedale si può constatare solo il decesso.

In 48 ore vengono arrestati Tomaso ed Elisabetta con l’accusa di aver ucciso volontariamente il loro amico e si ipotizza che tra i tre ci fosse una relazione poi finita male. in particolare, secondo quanto affermano le accuse indiane, Elisabetta avrebbe avuto una relazione con Francesco, poi il rapporto sarebbe diventato a tre e Tomaso avrebbe ucciso, con la complicità di Elisabetta, l’amico.  Ma questa supposizione non ha prove, anzi a pagine 73 della sentenza di condanna depositata si legge:

Il movente che ha spinto i due accusati ad uccidere Francesco Montis non si può dimostrare per insufficienza di prove. Tuttavia si può comunque ipotizzare che Tomaso ed Elisabetta avessero una relazione intima illecita

Ora forse si è a una svolta il prossimo 22 ottobre ci dovrebbe essere la nuova udienza in Corte Suprema a Nuova Delhi e forse dopo tre anni in carcere a Varanasi, in India si riuscirà finalmente a trovare giustizia visto che i primi due gradi di giudizio li hanno condannati all’ergastolo.

La madre di Tom, Marina Maurizio, rimasta finora a Varanasi per stare accanto al figlio, tornerà in Italia dove resterà per due settimane in attesa della nuova udienza che è già slittata altre due volte.

«È una situazione paradossale, un incubo senza fine anche se la parola fine non è ancora stata scritta – ha detto Marina Maurizio -. Mio figlio ed Elisabetta sono innocenti e sono certa, come lo sono i due ragazzi, che la Corte Suprema riuscirà a fare luce su una vicenda davvero grottesca. Tom e Eli avevano aiutato Francesco nel momento in cui era stato colto da malore. Hanno fatto di tutto per salvargli la vita».

L’Italia in un tutto questo rimane in silenzio, senza aiutare i connazionali vittime della giustizia indiana e abbandonati a loro stessi da tre anni.

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