Dalla degustazione all’ospedale: 16 ragazzi intossicati a Tuscania

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Dalla visita didattica al caseificio alla folle corsa in ospedale, così i è conclusa la giornata di 16 ragazzi che stavano o facendo un corso di cucina a Tuscania presso la Boscolo Etoile Academy ed erano andati in visita in un azienda casearia della zona.

Rossano Boscolo della Boscolo Etoile Academy ha specificato: «Nei nostri programmi – dice Rossano Boscolo, della Boscolo Etoile Academy – sono previste anche visite didattiche in aziende locali. Questa mattina (cioè ieri, ndr) i ragazzi sono andati in un caseificio artigianale di Tuscania e hanno mangiato prodotti caseari: dalla cagliata al formaggio primo sale alla ricotta e forse altro ancora».

I primi malori sono iniziati quando i ragazzi ancora non avevano terminato il tour. Prima un paio di ragazzi, poi altri ancora. Alla fine tutti e sedici stavano male. Cosa sia stato di preciso a provocare l’intossicazione è in corso di accertamento. Lo dovranno accertare i carabinieri del Nas che ieri pomeriggio si sono presentati presso l’azienda artigianale casearia per prelevare campioni da sottoporre ad analisi.

Anche ieri c’era stato un caso in provincia di Rieti. 

 

Ricotta con batteri: un morto e tre gravi intossicati

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Stavolta a perdere la vita per un batterio nella ricotta è stato un anziano di 74 anni arrivato al pronto soccorso dell’ospedale San Camillo de’ Lellis a Poggio Mirteto, in provincia di Rieti.  il pensionato, avrebbe mangiato quei formaggi presso una struttura per anziani che frequentava. L’anziano è deceduto a causa della contrazione di una listeriosi, malattia infettiva che si contrae solitamente ingerendo alimenti contaminati dalla “listeria monocytogenes”, un batterio aerobico che si può trovare nei cibi crudi. Altre 3 persone sono risultate gravemente intossicate tra cui un uomo di 45 anni di Casperia. Ad accomunare le quattro persone il luogo di residenza, la Bassa Sabina, e l’aver consumato, più o meno a inizio mese, ricotta e latticini prodotti da una nota azienda.

I formaggi in via d’estinzione

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Esistono almeno 2000 tipi di formaggi al mondo, ma molti sono in via d’estinzione. Così oggi c’è chi cerca di salvarli. Il più famoso salva-formaggi è forse il britannico Jason Hinds che cerca di non far tramontare quei prodotti che hanno una tradizioni che affonda le sue radici nel passato. Tutti i mesi Hinds visita i casari e assaggia molti formaggi per poi decidere quale conservare.

Sono circa 10 i formaggi da salvare, tra questi ci sono:

Il Montal: un formaggio armeno antichissimo che si produce seguendo una tradizione che si avvale di mezzi rudimentali e deve essere fatta con il latte appena munto e ancora tiepido. Dopo aver fatto le operazioni di lavorazione, la pasta viene messa in anfore di terracotta così come avveniva almeno 5000 anni fa quando iniziò la conservazione degli alimenti nelle otri o nelle anfore.

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Formaggio Verde: è prodotto con il latte munto a mano dalle pecore in alpeggio tre volte al giorno da maggio a luglio e la caseificazione inizia immediatamente. Al latte di pecora (al quale talvolta si aggiunge un po’ di latte vaccino) si unisce il caglio e si lascia riposare per due ore. Il formaggio stagiona in recipienti di tiglio in salamoia (che si forma spontaneamente) per un periodo che può durare anche due anni. I recipienti di legno rimangono in alpeggio sino al termine della stagione del pascolo e, a ottobre, sono trasferiti a valle e collocati in cantina. Qui vengono aperti per consentire all’aria umida di Tcherni Vit (Bulgaria) di favorire la fioritura di muffe nobili che ricoprono il formaggio e penetrano naturalmente nella pasta, trasformando il formaggio in uno dei pochissimi erborinati naturali presenti al mondo.

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Geitost: questo formaggio norvegese prodotto artigianalmente nel fiordo di Sogne ha rischiato di scomparire durante il XX secolo. Ora c’è la cooperativa Undredal Stølsysteri che è una delle poche che oggi lo produce secondo la tecnica tradizionale, e recentemente ha ottenuto la prima autorizzazione concessa in Norvegia a produrre formaggi a latte crudo di capra. La sua lavorazione prevede l’utilizzo del siero che deriva dalla produzione di un caprino a pasta bianca, con l’aggiunta di crema di latte vaccino. Durante la cottura, che dura da otto a dieci ore, il lattosio presente nel latte cristallizza e dà la tipica colorazione marrone.

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Oscypek: prodotto in Polonia, sui monti Tatra, al confine con la Slovacchia, vive una particolare civiltà pastorale sopravvissuta nel tempo sempre uguale a se stessa: è la civiltà dei batza, i capi pastori che a maggio raccolgono le pecore dei contadini e le portano sui pascoli tra gli 800 e i 1500 metri, dove restano fino a ottobre. Nella basutzka (una rudimentale capanna di legno) il fuoco arde giorno e notte: serve per la caseificazione e per affumicare l’oscypek, un formaggio unico al mondo per la sua particolare forma a fuso. Terminata la lavorazione, il formaggio va in salamoia per 24 ore e, una volta asciutto, è collocato in appositi scaffali di legno sul soffitto della capanna. Qui il fumo, giorno dopo giorno, compie il suo lavoro: l’oscypek indurisce e assume un colore giallo bronzo, lucido e omogeneo. Tradizionalmente si serve in fette sottili oppure si fa alla griglia.

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Emmentaler: anche il formaggio più noto svizzero a causa della sua lunga e complessa tecnica di produzione e soprattutto per la grandezza (è uno dei formaggi più grandi al mondo) che ne rende difficile la manipolazione, rischia di estinguersi.Il latte conferito da piccoli allevatori locali due volte al giorno (1200 litri per una forma) è lavorato crudo e intero.  Al latte si aggiunge siero-innesto autoprodotto, si caglia a 32° C; quindi si procede alla rottura della cagliata, alla cottura della pasta e alla messa in forma. Le forme sono pressate, poste in salamoia e, dopo una sosta di alcuni giorni nel locale di salagione, trasferite in cantine calde e umide, capaci di provocare quella fermentazione propionica che favorirà i celebri buchi nella pasta.

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Agrì di Valtorta:  Un piccolo formaggio cilindrico di latte vaccino intero a pasta cruda la cui particolarità è data dalla tecnica di produzione che richiede tre giorni di lavorazione e una speciale manualità da parte del casaro. L’Agrì è un formaggio dal sapore dolce, aromatico e dal profumo delicato. La pasta è bianca e morbida nel formaggio fresco, ma diviene più compatta in quello stagionato ed è sempre priva di occhiatura.

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Formadifrant: Simbolo del prodotto antispreco per eccellenza, questo formaggio è creato per salvare le forme di formaggio di malga “difettose” o che semplicemente non potevano essere avviate alla stagionatura, perché magari gonfiate o con la crosta spaccata. Nulla si poteva perdere o non riutilizzare, in questa civiltà contadina dove tutto era frutto di grandi sacrifici e tantomeno i formaggi ottenuti con il latte delle vacche che pascolavano sugli alpeggi ed esprimevano nei profumi e negli aromi tutta la ricchezza delle centinaia di erbe spontanee presenti nel foraggio.

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Maxi sequestro di anabolizzanti per bovini e maiali!

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Sono 17.000 le confezioni di farmaci veterinari, sequestrati pochi giorni fa dal Corpo Forestale dello Stato, per un valore complessivo di 2,5 milioni di euro. A chi erano destinati? A bovini e suini allevati sul nostro territorio italiano. Nello scandalo sono stati coinvolti farmacisti, allevatori, grossisti e veterinari attivi in Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna, coordinati da un grossista specializzato nella rivendita di farmaci veterinari. Il fatto ha destato sconcerto per l’ampiezza dell’area e per il numero di persone che è stato coinvolto nel traffico clandestino. 101 perquisizioni che hanno portato a 65 persone indagate.

Come entravano in possesso dei farmaci? Un gruppo di allevatori acquistava un quantitativo superiore a quello che veramente veniva somministrato agli animali e le dosi in eccesso venivano smerciate clandestinamente.

Quali erano i farmaci?

Sostanze illecite come: cortisonici, ormoni ed antibiotici.

Quali sono le conseguenze?

Che carne, latte e formaggi possono subire alterazioni o quantomeno il consumatore non è avvisato che sta ingerendo attraverso le carni e i suoi derivati antibiotici, ormoni e cortisone.

Il trucco era semplice, un gruppo di allevatori compiacenti acquistava farmaci in quantità superiore a quello somministrato realmente agli animali e le dosi in eccesso venivano utilizzate per il mercato clandestino.

Lo scandalo poi, secondo il “Fatto Alimentare”, ha un grande impatto sull’alimentazione essendo quasi il 15% dei capi bovini trattati con farmaci e medicinali illegali per  aumentare la massa muscolare. I dati sarebbero stati diffusi attraverso un centro specializzato, istituito dal Ministero della salute. 

 

 

Happy hours per abbattere la crisi, lo scelgono 16,5 mln di italiani!

Happy hour al posto della pizzeria, sono sempre più i giovani che decidono di optare per una cena a base di stuzzichini e aperitivi. Lo studio è della Coldiretti/Censis che ha analizzato il fenomeno. I motivi della scelta sono essenzialmente due: il costo più basso rispetto alla pizzeria o al ristorante e la maggiore socializzazione. Nelle grandi città poi il fenomeno si espande a giovani e meno giovani. In particolari contesti metropolitani, ad esempio, come Milano, Torino o Roma, l’aperitivo e i luoghi in cui incontrarsi per farlo, sono diventati uno dei pilastri della relazionalita’ di persone dalle caratteristiche socio demografiche anche molto diverse. La Coldiretti dichiara, inoltre, che ci sono oltre 415 mila italiani che partecipano regolarmente a community sul web centrate sul cibo. L’happy hour è dunque anche un modo per assaggiare ed imparare a conoscere i diversi tipi di vino di cui e’ particolarmente ricca l’Italia ma anche per gustare formaggi, salumi, olive o anche semplicemente pizzette speciali, il tutto a costi estremamente contenuti.happy hour cocktail

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