La richiesta: “Confermare condanna Stasi per materiale pedopornografico”

Alberto-Stasi_tuttacronacaL’unico indagato per la morte di Chiara Poggi continua ad essere il suo allora fidanzato, Alberto Stasi, per il quale ora è stata chiesta la conferma per la condanna per detenzione di materiale pedopornografico. A chiederlo Sante Spinaci, sostituto procuratore generale della Cassazione, che ha sollecitato ai giudici della Terza sezione penale il rigetto del ricorso di Stasi. Nel marzo scorso, i giudici di secondo grado avevano condannato Stasi a trenta giorni di reclusione, convertiti in una multa di 2.540 euro, in relazione alla detenzione di 17 frammenti di un film pedopornografico. Il giovane era stato invece assolto dall’accusa di divulgazione. Contro la sentenza d’appello, la difesa di Stasi ha fatto ricorso in Cassazione, chiedendo l’assoluzione di Stasi dall’accusa. Angelo Giarda, avvocato dell’ex fidanzato di Chiara Poggi, in Cassazione ha detto: “Alberto Stasi non aveva il programma per scaricare i video dei frammenti di materiale pedopornografico trovati sul suo pc e per i quali è stato condannato per detenzione di materiale pedopornografico. Il fatto non è un reato perchè non è stato provato lo scaricamento dei file e dunque manca la visibilità del materiale che è l’elemento tipico di questo reato”. Il legale ha inoltre definito la condanna di Stasi una “macroscopica violazione di legge”.

Delitto di Garlasco: tutto da rifare!

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Secondo il pg “l’autore dell’omicidio ben conosceva la vittima come pure la casa» e «non ci sono elementi che parlino di altre persone” all’infuori di Stasi “che potessero avere un movente per uccidere Chiara Poggi”. Di più, secondo la pubblica accusa, Alberto Stasi la mattina del 13 agosto sarebbe stato colto dal “panico” e sarebbe rientrato a casa Poggi “per controllare se Chiara era viva o morta”. Dopo la requisitoria di ieri del procuratore generale Roberto Aniello, secondo il quale Alberto Stasi è colpevole, arriva oggi la sentenza della Cassazione: annullata l’assoluzione per l’ex bocconiano: il processo è da rifare! Non è quindi valsa a nulla l’arringa del difensore del ragazzo, Angelo Giarda, che aveva affermato: “Durante i 6 anni del procedimento nessun giudice ha identificato gravi indizi di colpevolezza su Alberto Stasi”. Secondo l’avvocato, quello che “non ha funzionato è lo sforzo investigativo disposto dall’ufficio del pubblico ministero, che si è ostinato su Stasi”. Per il legale, che a sua volta aveva sospettato si potesse trattare di “un caso di premeditazione con dolo d’impeto”, non ci sono prove che determino che i fatti si siano svolti in questo modo mentre “gli indizi evocati dall’accusa non attengono mai alla prova diretta del fatto principale, ma a profili di contorno”. Intanto però la Cassazione ha deciso: si riparte da zero, con Stasi ancora una volta sul banco degli imputati.

I file di Stasi che dovevano rimanere segreti, ma…

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Quel maledetto 13 agosto, dopo la cena a casa di Chiara, Alberto era preoccupato del suo cane. Stava per piovere e sicuramente l’animale che si trovava nel giardino avrebbe tentato di mettersi al riparo in casa, ma trovando la porta chiusa avrebbe iniziato a graffiare la porta e abbaiare. Così Stasi decise di fare un salto alla sua abitazione per far riparare il cane in casa e lascio il suo computer da Chiara. La ragazza, mentre aspettava, si mise a vedere sul pc di Alberto le foto che riguardavano la loro recente vacanza a Londra. Poi scaricò dei file su una pennetta usb e probabilmente aprì alcune cartelle senza nome. Qui erano conservate le foto “indecenti” scattate proprio durante la loro vacanza: piedi e fondoschiena femminili che spuntavano da pantaloni a vita bassa. In alcune cartelle c’erano invece degli spezzoni di filmato con bambine costrette a fare sesso. Materiale che gli stessi inquirenti hanno definito “raccapricciante”.

Stasera alla madre di Chiara, Rita Poggi, quando le viene chiesto durante “Chi l’ha visto?” come avrebbe reagito sua figlia se veramente avesse aperto quelle cartelle, la donna risponde: «Si sarebbe arrabbiata molto».

Fu questo a innescare la lite che portò poi alla tragica fine di Chiara?

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