Sospeso tra musica e cinema Cremonini arriva a Venezia!

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Reduce da “La Teoria dei Colori”, Cesare Cremonini si è immerso nell’atmosfera del Lido nell’inusuale ruolo di giurato per assegnare il premio Soundtrack Stars alla migliore colonna sonora della 70ma edizione del festival.”E’ un regalo che mi hanno fatto, l’ennesimo di quest’anno speciale”, dice all’Adnkronos il cantante che poi ha aggiunto: “In questa giuria cerco di dare il mio contributo da musicista, nella maniera più seria e responsabile possibile, però mi pongo anche come persona libera che cerca di assorbire emozioni, lezioni di vita ed ispirazioni che ogni giornata di cinema di questa Mostra mi può dare. Un bagaglio che mi porto a casa ogni giorno”.

Al cinema Cremonini, non nasconde di pensarci dopo l’esperienza che ha avuto come attore nel film di Pupi Avati “Il cuore grande delle ragazze”, ma non ha fretta di arrivare di nuovo davanti alla telecamera: Penso che in futuro tornerò a recitare, anche per mettere le rughe che pian piano arriveranno al servizio di qualche regista per qualcosa di bello e grande come il cinema”, scherza. “Mi mandano copioni e mi propongono ruoli, ma non è il mestiere che cerco. Io sono un musicista e al cinema guardo con molta calma senza l’urgenza di una presenza costante”.

E nell’immediato che progetti ha Cremonini?

Naturalmente  un altro disco: “Sto lavorando ad un nuovo album e le due cose insieme sarebbero ingombranti anche perchè io mi immergo totalmente nella mia musica. Do tutto me stesso. Quindi una cosa alla volta. Adesso mi concentro sul nuovo disco e su un grande tour che ho in mente per l’anno prossimo e che sarà il mio tour più importante”.

Al Lido arrivano le Potterheads: Radcliffe non riesce a raggiungere la toilette

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Scene inusuali per il Festival del Cinema di Venezia che oggi sta vivendo l’invasione delle Potterheads, i fan della serie di Harry Potter accorsi per salutare Daniel Radcliffe, l’ex maghetto protagonista alle Giornate degli Autori e del film della beat generation ‘Giovani ribelli’ di John Crokidas. Daniel, occhi azzurri, gran sorriso e scarpe rosa, interpreta Allen Ginsberg, scrittore omosessuale, in una storia a tinte forti in cui trovano spazio la poesia, un omicidio e un amore.

Il giovane interprete è stato letteralmente assediato nello spazio della terrazza Disaronno in cui si stanno svolgendo gli incontri per la stampa.

Come scrive il Gazzettino.it:

Un serio problema di ordine pubblico si è creato quando Radcliffe ha espresso il bisogno di dover andare in bagno e ha tentato di raggiungere la toilette: è stata aperta la porta e orde di ragazzine impazzite lo hanno rincorso fin dentro la toilette. Non è stato facile tenerle a bada e domani sera sarà ancor più difficile quando nella stessa location è annunciato in onore del film un party ufficiale con Daniel Radcliffe, dj della Karaoke Night.

E’ quasi Venezia: nell’intervista con l’Huff, il pensiero del Presidente!

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Il Presidente della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, mercoledì  alla sua 70esima edizione, non usa mezzi termini, ma  un linguaggio duro  e un po’ di turpiloquio per descrivere  il suo pensiero e le sue opinioni. Ecco l’intervista di Alberto Barbera ad Andrea Purgatori di cui  proponiamo solo alcuni passaggi, quelli che a nostro parere sono fondamentali per capire  la filosofia e  l’indirizzo  della Mostra a pochi giorni dall’inizio.

Direttore Alberto Barbera, che compleanno sarà?
“Quello di una Mostra coraggiosa, perché abbiamo fatto scelte radicali. Ad esempio, ci saranno in concorso due documentari e due film che definirei estremi, in cui viene dissolto il concetto di narrazione cosi come lo conosciamo”.

Quali sono?
Jiaoyou di Tsai Ming-Liang, dove c’é solo contemplazione e la profondità sta dentro l’inquadratura, nell’immagine che sei costretto a guardare per molti minuti e ti fa ritrovare la densità del mondo. Qualcosa che lo spettatore di oggi non è più abituato a fare. Idem Die frau des polizisten di Philip Groning, che ci ha sempre messi di fronte a una sfida. L’ultima volta con un film muto, sull’estraniazione dal mondo. Questo invece fa esplodere il racconto in frammenti che toccherà allo spettatore rimettere insieme come in un puzzle. Centosettantacinque minuti da vedere tutti dall’inizio alla fine. Un film duro, tecnicamente bellissimo”.

Non c’è il rischio che la sala si svuoti?
“Il rischio ce lo prendiamo tutto. Forse qualcuno uscirà, forse li odierà. Non importa. Potevamo pure decidere di metterli fuori concorso, ma se non facciamo noi delle proposte cosi, chi le fa?”.

Non è che questa selezione più che coraggiosa sia obbligata, visto che Venezia è schiacciata tra Cannes e Toronto?
“Ma no. Le scelte dei direttori dei festival sono determinate dai tempi di lavorazione dei film. Quelli che erano pronti a marzo, sono andati a Cannes. Quelli che non erano pronti, li hanno proposti a Venezia. E quelli che non ci sono non erano ancora pronti oppure non mi hanno convinto e non li ho presi. Chi dice che Venezia soffra la competizione con Cannes e Toronto dice una c*****a”.

Possibile che non ci sia neanche un film che le è sfuggito?
“Uno si”.

Il film di Daniele Luchetti?
“No, Daniele mi ha telefonato e mi ha detto: Alberto, abbi pazienza ma devo ancora riprendermi dall’ultima volta che sono stato in concorso a Venezia con I piccoli maestri e questo non te lo faccio neanche vedere. Mi e’ dispiaciuto, ma è andata cosi. Invece avrei voluto tantissimo 12 Years a slave di Steve McQueen, un film sulla schiavitù. Ma il marketing ha deciso di puntare sul mercato americano. Secondo me, sbagliando. Ma col marketing non vinci mai”.

Quindi, niente rinunce?
“Assolutamente. Tutti i film che volevo, li ho avuti. Quelli che andranno a Toronto o a New York, li ho visti e non li ho presi per le ragioni più diverse. Venezia continua ad essere il festival che fa tendenza, il resto sono balle”.

È anche il primo anno senza un film della Medusa di Berlusconi in concorso.
“Certo. E questo impoverimento dello scenario fa parte del problema. È indubitabile che Medusa abbia ridotto enormemente produzione e distribuzione, ma anche Rai Cinema ha ridotto investimenti e acquisti. Quindi, se persino i due top player fanno qualche passo indietro, tutto questo non può non avere una conseguenza sul complesso dell’industria, dell’offerta e della qualità”.

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