Finalmente anche in Italia arrivano le sponsorizzazioni: Termini-Vodafone

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Tempo di crisi, ma anche epoca di miracoli come quelli degli sponsor che permettono di restaurare il Colosseo (targato Tods’s Della Valle), la Fontana di Trevi (targata Fendi) e ora anche la Stazione della Metropolitana, quella più trafficata della Capitale: Termini. La stazione della metro alla Stazione centrale di Roma cambierà nome e si chiamerà Termini-Vodafone. Sarà anche adottato il colore rosso della compagnia telefonica, creato un Vodafone Store temporaneo  nel piazzale della Stazione, con servizio Wi Fi gratuito sull’intera area di piazza dei Cinquecento e tutti i passeggeri, in arrivo e in partenza da Roma, e i cittadini potranno usufruire dei servizi offerti da Vodafone. La contropartita la sponsorizzazione, ma sembra davvero una manna dal cielo per Atac. Ora la macchina è in fase di sperimentalizzazione, ma se tutto andrà a buon fine, dopo i tre mesi iniziali, ci potrebbe essere un milione all’anno che finirebbe nelle casse dell’azienda di trasporto romana, che non si dovrebbe più preoccupare di quei tagli operati al servizio di pubblico trasporto.

 

 

I ladri colpisono in centro a Roma: furto a casa Fendi

furto-fendi-tuttacronacaStando alla prima ricostruzione sarebbero entrati nel primo pomeriggio di oggi i ladri che si sono introdotti nell’appartamento di Alessia, una delle figlie delle sorelle Fendi, le stiliste di moda. La donna avrebbe scoperto l’accaduto quando ha fatto ritorno alla sua abitazione in un palazzo situato in via Montoro, a due passi da piazza Navona, dopo aver trascorso fuori il fine settimana. Lo stabile è abitato da vip e professionisti, tra cui l’ex-ministro dell’Interno Beppe Pisanu e vi sarebbe anche la vigilanza. I ladri, introdottisi dall’ingresso principale, avrebbero sottratto numerosi e costosi gioielli, ma il bottino totale non è stato ancora calcolato. Sul caso sta indagando la polizia che ha ascoltato i vicini di casa e raccolto i primi indizi sul posto.

Ci siamo svendendo! Loro Piana ai francesi è questa la ripresa?

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L’Italia è in svendita e non è una novità, il problema però è sull’ampiezza del fenomeno e sulle case di qualità che stanno passando a investitori stranieri. Se si auspica che ci sia chi investe in Italia, bisogna anche preservare i marchi che hanno fatto al storia del nostro paese e invece è notizia delle ultime ore che Loro Piana  (oltre 130 punti vendita in tutto il mondo e un fatturato nel 2011 superiore al mezzo miliardo di euro) è stata acquistata dal prestigioso marchio francese Lvmh che ha rilevato l’80% dell’azienda. La leader mondiale del cashmere si aggiunge così all’ormai lunga lista di prestigiosi marchi  che non hanno più nulla, a parte il nome, di italiano: Bulgari, Fendi, Acqua di Parma ed Emilio Pucci, sono tutti nel grande business di  Arnault. Anche se i due leader, i fratelli Sergio e Pier Luigi Loro Piana, a cui resta il 20% dell’azienda si dicono fieri di  “associare oggi il nostro nome al gruppo Lvmh”  e aggiungono “Il gruppo diretto da Bernard Arnault è quello maggiormente in grado di rispettare i valori della nostra azienda, la sua tradizione e il desiderio di proporre ai suoi clienti dei prodotti di qualità ineccepibile” per gli italiani rimane l’amaro in bocca.

In fondo è solo un acquisizione, qualcosa che avrebbe interessato solo gli analisti economici e invece è balzata alla cronaca e alla politica come una bomba lanciata nel mezzo di una manifestazione. Come mai? Perché l’Italia è fragile, spaventata e depressa nonostante gli annunci del Premier che gridano alla ripresa e alla felicità per il cambio di rotta in Europa, l’italiano sà benissimo che quella ripresa se ci sarà sarà lenta, dolorosa e suonerà all’inizio come un ennesima agonia a cui sottoporre i cittadini e le imprese. Così i grandi marchi che hanno la possibilità di avere a disposizione ricerche di mercato competenti e internazionali, decidono di vendere. E’ un segnale per tutti, è una misura concreta del malessere italiano e non di un solo marchio, ma di un economia che non regge e non ha prospettive.

Che fare?

«Il governo avvii un’indagine, magari con un gruppo di studi interministeriale, per comprendere i motivi che portano alla fuga di grandi aziende simbolo del Made in Italy e della produzione italiana, con i casi che si stanno moltiplicando esponenzialmente» hanno ad esempio chiesto il deputato Michele Anzaldi e il presidente della commissione Cultura Andrea Marcucci (entrambi ndel Partito democratico). «Il presidente del Consiglio Enrico Letta da sempre ha mostrato grande sensibilità per la difesa del nostro sistema produttivo, ne conosce a fondo le potenzialità. Per questo è opportuno che utilizzi tutti gli strumenti in possesso del governo per comprendere le motivazioni che portano alla vendita all’estero dei pezzi pregiati del nostro sistema. Occorre capire se si tratta solo della legittima volontà di fare cassa o se ci sono cause ulteriori che portano gli imprenditori italiani a ritirarsi dal fare impresa».

Ma quale è la situazione reale? Facciamo un passo indietro e vediamo quali marchi sono stati acquisiti all’estero:

Lamborghini, Ducati, Valentino, Bulgari, Fendi, Ferrè, Emilio Pucci, Gucci, Bottega Veneta, Parmalat.

Dall’alta moda, alla meccanica, passando per la gioielleria e arrivando all’alimentari tutte le nostre eccellenze sono state vendute e a volte svendute. Sono investimenti o sono un sintomo di un’economia che sta minando le basi dei grandi marchi? Siamo diventati terra di conquista o attiriamo investitori? La ripresa parte dall’Expo2015, intanto le nostre eccellenze, che non sono un evento ma una realtà quotidiana, affondano… c’è qualcosa che ci sfugge!

 

Il sito che ti vende i “tarocchi”: dalle borse ai vestiti

www.myfashiondream.com-tuttacronaca

Erano oltre 65.000 i prodotti di abbigliamento ed accessori di marca, nazionali ed internazionali, contraffatti, reperibili sul sito www.myfashiondream.com. Alla base c’era una società cinese che aveva più volte trasferito l’indirizzo Ip tra gli Usa e l’Olanda.

I prodotti proposti in vendita erano distribuiti su 1172 pagine, visitate giornalmente da migliaia di utenti; 128 sono i marchi falsificati tra cui Armani, Moncler, Louis Vuitton, Ferrari, D. G., Prada, Gucci, Fossil, Fendi, Adidas, Bulgari, Cartier, Diesel, Rayban, Versace, Hogan, Rolex, Cavalli, Nike, Oakley, Kappa, Givenchy, Boss, Carrera, Longines.

Le Fiamme Gialle, d’intesa con l’autorità giudiziaria, hanno chiesto anche ad alcune delle case licenziatarie dei marchi di eseguire delle perizie sui prodotti: è stato accertato che i prodotti erano di elevata qualità, tale da trarre in inganno i potenziali acquirenti anche perché posti in vendita a prezzi non eccessivamente inferiori a quelli ufficiali di mercato. Alcuni modelli, poi, non erano neppure commercializzati dalle case produttrici ufficiali.  Più taroccati di così non si può! Quanti siti del genere esistono in rete che danneggiano i nostri marchi d’alta moda?

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