“In fondo a sinistra”, Fassina a tutto campo su Renzi

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Due visioni della sinistra, due caratteri diversi, due approcci al pubblico dettati da elettori che hanno poco in comune se non sbarrare lo stesso simbolo sapendo già che la metà di loro sarà delusa. Chi vota Renzi può votare anche Fassina o viceversa? Dopo l’intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano da Fassina, il divario tra i due sembra aumentare. Fassina non ha paura a ribadire che  “Barca era il ministro dell’economia perfetto”, anche in Europa ” è un’occasione persa per Renzi se lo lascia da parte”. Nonostante lo scivolone di ieri Fassina vede in Barca davvero l’uomo che potrebbbe segnare la giusta discontinuità e portare l’Italia fuori dalla crisi: “bisogna avere discontinuità sulla politica economica, Saccomanni non potrebbe essere ministro”. Ma perchè in Direzione Fassina si è astenuto e non ha votato per Renzi? “Perché andava chiarita l’uscita di Letta” e poi aggiunge “Renzi governerà con Alfano e deve fare le riforme con Berlusconi speriamo che tenga”.

Il dopo Fassina sarà Yoram Gutgeld? Tagli alle pensioni e privatizzazioni!

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Yoram Gutgeld, noto anche come “il guru di Matteo Renzi”, è il nuovo nome emerso nelle ultime ore come quello del possibile sostituto di Stefano Fassina nella carica di vice ministro all’Economia.

Chi è Yoram Gutgelt? Colui che ha dichiarato in un’intervista di novembre:

L'”abbattimento shock da 20 miliardi delle tasse con i proventi delle privatizzazioni di Poste, Ferrovie, Rai, municipalizzate e dei campioni nazionali quotati; rinuncia alla Tav; lotta all’evasione con l’eliminazione del denaro per i pagamenti tra imprese; 4 miliardi di euro dal ricalcolo delle pensioni sopra i 3.500 euro; contratto unico stabile senza articolo 18 per i lavoratori” e ancora “Siamo il primo bancomat d’Europa nella previdenza. Abbiamo una quota spesa pensionistica di circa 50 miliardi non coperta da contributi versati. C’è una quota importante di pensioni inferiori a 1.000 euro che non possono essere toccate. Ce ne sono però anche più alte e c’è una fetta di pensioni superiori ai 3.000 euro cui non corrispondono contributi versati. Pensiamo sia giusto ed equo rivedere queste pensioni in base ai contributi versati, utilizzando magari questi soldi per fare vero welfare, asili nidi, iniziare a lavorare sul welfare al femminile per esempio”.

A lui aveva risposto un pensionato che era intervenuto nella trasmissione di Santoro, “Servizio Pubblico”:

“Egregio Gutgeld, io sono d’accordo quasi totalmente con quello che dice, ma ciò che dice non è la posizione di Renzi e/o del PD. Infatti l’intervento che stanno facendo sulla de-indicizzazione e sui prelievi di solidarietà prescinde dalla verifica contributiva che invece lei caldeggia. Questo manterrà, nell’ambito delle pensioni “d’oro” la discriminazione tra chi ha una pensione alta per regali vari ricevuti (solitamente dallo Stato) e chi ha una pensione alta avendo versato molti contributi. Qualcosa non va…”

 

Il presepio del Pd: Renzi fa il Bambinello!

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Un presepio anomalo è comparso su Facebook nelle ultime ore e la Natività di Pietro Ivaldi, grazie al lavoro in photoshop di  Ciro Becchimanzi, dirigente renziano del Pd a Prato e blogger è stata trasformata in una vera e propria cartolina del Pd con i protagonisti che nelle ultime settimane hanno sostenuto o contrastato il sindaco di Firenze e oggi neo segretario del Partito Democratico. Grazie a photoshop  al lavoro di Becchimanzi, Renzi conquista il centro della scena e dà il suo volto al Bambinello, che viene vegliato Maria Elena Boschi nel “ruolo” di Maria e Dario Parrini, segretario regionale in pectore che impersona Giuseppe. Il bue e l’asinello sono rispettivamente assegnati a  Nico Stumpo e Stefano Fassina.

Tra i pastori in adorazione si riconoscono la senatrice Maria Rosa Di Giorgi con in braccio in bambino-Dario Nardella, il portavoce Marco Agnoletti e Brenda Barnini, candidata sindaco a Empoli, il senatore Andrea Marcucci, il sottosegretario alle infrastrutture Erasmo D’Angelis, il ministro Graziano Delrio, in ginocchio come Dario Franceschini e la parlamentare renziana Simona Bonafè.

Enrico Letta invece è raffigurato come un agnello ai piedi della culla-mangiatoia.

E poi i consiglieri regionali Enzo Brogi e Nicola Danti ma anche, un po’ distanti che indicano il Bambinello, Piero Fassino e Walter Veltroni. Sullo sfondo, lontani, Bersani, D’Alema e gli sfidanti Cuperlo e Civati, mentre in alto, nel ruolo di cherubini, con il cartiglio Gloria in eccelsis Dei, il coordinatore della campagna di Renzi, Stefano Bonaccini e altri strettissimi collaboratori del sindaco: Luca Lotti, Matteo Biffoni e Marco Carrai.

Ultimo tocco, anzi ritocco, del ”presepe” nel quale anche l’autore si è raffigurato seminascosto, un tacchino che troneggia sul tetto di colonne in rovina.

C’era una volta “a mia insaputa” ora è “non ce ne siamo accorti”… sulle pensioni!

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Drammatico, ma anche involontariamente umoristico così lo descrive Alberto Stasera su Repubblica il grande taglio populista alle pensioni d’oro che casualmente ha lasciato invariate quelle dei politici. Al centro della polemica di Stasera il viceministro Stefano Fassina:

Nonostante il volto perennemente imbronciato, il viceministro dell’Economia Stefano Fassina è capace di irresistibile umorismo (involontario). Interrogato sul perché il prelievo di solidarietà che la legge di stabilità reintroduce sulle pensioni superiori a 90 mila euro lordi l’anno non colpisca anche le pensioni dei parlamentari, ha risposto al Fatto: «Non ce ne siamo accorti». Ma guarda un po’ che singolare dimenticanza.

Il viceministro però si è pentito e garantisce che rimedierà con un emendamento alla Camera, altrimenti «sarebbe un drammatico problema di equità». Troppi emendamenti dovrà presentare il viceministro, visto che di drammatiche iniquità è tappezzato l’intero provvedimento. A cominciare proprio dagli interventi sulle pensioni, territorio privilegiato delle scorrerie legislative di uno Stato incapace di colpire le vere ricchezze sottratte al fisco per 120 o più miliardi. Sacrosanto l’obiettivo di introdurre un reddito minimo per i poveri e i giovani disoccupati, ma ipocrita e probabilmente incostituzionale il mezzo per reperire gli scarsissimi fondi. Le cosiddette pensioni d’oro, che ovviamente suscitano lo sconcerto di che vive con meno di mille euro al mese, non sono tuttavia il valsente di ricchi rentier, ma il salario differito di ex lavoratori dipendenti che hanno versato (quasi tutti) contributi e imposte sui redditi fino all’ultimo centesimo.

Il provvedimento, improntato a un’evidente demagogia, colpisce meno di 30 mila persone e dà un gettito modesto. Ma soprattutto costituisce l’ennesimo vulnus al principio costituzionale della parità di tassazione a parità di reddito, da poco confermato dalla Corte costituzionale, che ha bocciato il precedente contributo di solidarietà imposto dai governi Berlusconi e Monti. Chi ha buoni redditi può benissimo accettare di pagare un contributo se sarà effettivamente destinato alla solidarietà sociale, come avrebbe potuto pagare l’Imu. Ma il viceministro Fassina dovrebbe spiegare perché il prelievo colpisce solo i pensionati e non tutte le centinaia di migliaia di contribuenti che guadagnano oltre 90 mila euro l’anno e i pochi (noti al fisco) oltre i 300 mila euro. Il che produrrebbe oltretutto un gettito ben più ragguardevole. Ma si sa, non c’ è nulla di più facile che colpire le pensioni.

Non solo quelle dei «paperoni» da 90 mila euro l’anno, ma persino quelle dei pensionati (d’argento?) che percepiscono 1.441 euro lordi al mese, cui è stato congelato l’assegno da due anni e quelli da 1.486 euro che dovranno rinunciare a parte dell’indicizzazione a partire dal 2014, se la legge di stabilità passerà alla Camera così com’è. I fortunati che poi hanno una pensione da 2.972 euro lordi mensili non avranno alcun aggiornamento al costo della vita, con effetti moltiplicativi crescenti negli anni. Se poi l’adeguamento al costo della vita sarà abolito per tutti come qualcuno vorrebbe, andiamo incontro a un aumento della fascia di povertà e semi-povertà. Attendiamo con ansia l’emendamento del viceministro Fassina sulle pensioni dei parlamentari e magari che si accorga anche degli altri «problemi drammatici di equità», che è facile prevedere daranno molto lavoro alla Corte costituzionale.

Nuovo attacco di Brunetta a Fazio e la Littizzetto “s’immola”

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Che tempo che fa è ancora nella bufera di Brunetta. Il parlamentare del pd infatti ha sferrato un nuovo attacco a Fabio Fazio e alla Rai:  se Maradona è stato indecente con il suo “gesto dell’ombrello” rivolto al fisco italiano, è la tesi dell’ex ministro, “più grave ancora è il comportamento di Fazio”.

Il capogruppo del Pdl alla Camera ha spiegato all’agenzia Ansa di aver “depositato un’interrogazione alla Commissione di Vigilanza Rai sull’episodio indecente accaduto ieri sera a ‘Che tempo che fa’, con Maradona impegnato nel gesto ‘dell’ombrello’, ed elevato così a testimonial dell’evasione fiscale. Più grave ancora è il comportamento di Fazio”.

Secondo Brunetta, “più grave del comportamento dell’ex calciatore, appare quello di chi gli ha approntato il palcoscenico. Se Maradona è infatti noto per le sue intemperanze, e dunque non stupisce si sia esibito nel gesto dell’ombrello contro Equitalia, davvero offensiva è la condiscendenza manifestata dal conduttore Fabio Fazio che ha lasciato che il suo pubblico tributasse un’ovazione per quell’atto di volgare offesa, che irride la legge e gli italiani onesti”.

Per questo il capogruppo del Pdl, che già nella puntata precedente di ‘Che tempo che fa’ aveva polemizzato con Fazio per il suo compenso, ha depositato

“un’interrogazione al presidente della Commissione di Vigilanza sulla Rai, Roberto Fico, sull’indecente episodio accaduto ieri sera ‘Che tempo che fa’, con l’esibizione di Diego Armando Maradona impegnato nel gesto ‘dell’ombrello’, ed elevato così a testimonial dell’evasione fiscale in casa di chi paga il canone per vedersi sbeffeggiato. L’interrogazione chiede di far luce su eventuali compensi fatti giungere per vie traverse a Maradona e se nel contratto di Fazio esistano clausole che lo vincolino a rispettare il decoro della Rai e quali siano le sanzioni in caso di violazione”.

Il gesto di Maradona era già stato ampiamente condannato dal viceministro dell’Economia Stefano Fassina. Intervenuto nel programma Mix 24, su Radio 24, il dem aveva affermato: “E’ un gesto miserabile che va perseguito.  (VIDEO)

In difesa di Fabio Fazio è subito scesa in campo la Littizzetto che ha voluto fare ironia:

“Guardi caro Brunella (sic) io sono disposta anche ad andare via da qui. Facciamo così lei viene qui a Che tempo che fa e io prendo il posto di capogruppo del Pdl”. Poi la bordata: “Tanto le nostre misure sono compatibili. Anche lei può mettersi qui sulla scrivania di Fazio”.

Forse però in questo caso dell’ironia non c’era proprio bisogno e sicuramente non si sentiva l’esigenza di ritornare per l’ennesima volta su una battuta ormai inflazionata.

“Avanti pancia a terra”, così Letta dopo la pace con Fassina

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“L’incontro è stato positivo. Ora avanti pancia a terra”, secondo fonti di Palazzo Chigi, ha commentato così il premier Enrico Letta le dimissioni scongiurate da parte di Stefano Fassina. Ora il vice ministro seguirà la legge di Stabilità in Parlamento e il confronto con le parti sociali per migliorarla. Letta e Fassina hanno “ragionato su come superare i problemi di collegialità che Fassina ha posto”. Letta ha incontrato il vice ministro a sorpresa il 19 ottobre visto che inizialmente l’incontro era in programma per lunedì. Letta e Fassina, riferiscono fonti di Palazzo Chigi, “hanno esaminato insieme il complesso della situazione e valutato come gestire ora sia il passaggio della legge di stabilità che il vice ministro seguirà in Parlamento sia il confronto con le parti sociali per migliorarla”. Premier e vice ministro, riferiscono le stesse fonti, “hanno anche ragionato su come superare i problemi di collegialità posti da Fassina”.

La stabilità che destabilizza il Governo: Fassina pronto alle dimissioni?

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Avrebbe deciso Stefano Fassina! Secondo le indiscrezioni raccolte  dall’Huffington Post in ambienti politici il vice ministro all’Economia, ha già pronte le dimissioni e attenderebbe solo il ritorno di Letta dagli Stati Uniti per presentarle. Alla base della decisione ci sarebbe l’estromissione a cui il vice di Saccomanni sarebbe stato “sottoposto” in occasione dei lavori preparatori per la legge di stabilità.  Provvedimento che, anche in base alle deleghe ricevute, avrebbe dovuto seguire e difendere durante l’iter parlamentare che inizierà in Senato il prossimo 22 ottobre. Del resto Fassina non ha nascosto di non condividere quasi nulla dell’impianto della manovra che Letta e Saccomanni si preparano a firmare. In un durissimo post pubblicato solo ieri proprio su Huffpost, Fassina ha praticamente smontato pezzo per pezzo la legge di stabilità.

La stabilità destabilizza il Governo?

Dr Jekyll e Mr Hyde ovvero la spesa pubblica e il cuneo fiscale

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La legge di stabilità spacca il Pd e in particolare a sollevare dubbi è proprio il viceministro all’economia Stefano Fassina. La domanda che ormai sembra esser diventato un vero e proprio tormentone politico è: si può tagliare la spesa pubblica per finanziare il cuneo fiscale? Si possono in sostanza “ridimensionare” i servizi al cittadino per mettergli in tasca pochi euro in più al mese?  ”Certo che è possibile, – ha affermato Fassina – ma bisognerebbe avere il coraggio intellettuale e politico di smetterla con la retorica degli ‘sprechi’ e dire la verità: tagliare 50 miliardi all’anno vuol dire intervenire brutalmente sulle condizioni di vita delle persone”.

Stiamo davvero in presenza di una legge di stabilità in cui la spesa pubblica e il cuneo fiscale non sono altro che il Dr Jekyll e Mr Hyde?

Vola in rosso il conto di Alitalia:294 milioni di debito in solo 6 mesi

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I conti in rosso volano in alto per Alitalia: 294 milioni di debito in solo 6 mesi. In peggioramento rispetto ai 201 milioni dello stesso periodo del 2012.   Intanto il Governo non si affida solo a Air France ma cerca altre strade. E’ lo stesso ministro dei  Trasporti Maurizio Lupi, che al termine dell’incontro con il suo omologo francese Frederic Cuvillier, afferma “nessuna preclusione”. La sua affermazione è in linea con quanto affermato questa mattina da Flavio Zanonato che aveva affermato: “”Non è detto che solo i francesi possano immettere capitale. Stiamo lavorando a una soluzione ponte con il coinvolgimento di alcune banche. Oggi l’azienda deve essere difesa finanziariamente, in modo che possa attuare tutto il piano di ristrutturazione del management e tornare con la capacità di fare alleanze da una posizione di forza”, e poi aveva aggiunto “In questa fase bisogna evitare che Alitalia sia preda di acquirenti che possano avere interessi strategici diversi da quelli del nostro Paese. Mi preoccupa l’ipotesi che una compagnia sposti tutto l’asse del trasporto aereo centrale in Francia, con l’Italia marginalizzata”.

Il ministro Lupi ha quindi ripreso e rilanciato quanto già confermato da Zanonato e ha spiegato che “non c’è alcuna preclusione da parte del governo italiano” a un aumento della quota di Air France-Klm in Alitalia, ma a condizione che si riconosca il “ruolo strategico” del mercato e del vettore italiano e che ci sia “la salvaguardia dei livelli occupazionali e dello sviluppo”.

‘Vigileremo sul progetto industriale dell’azienda, con chiunque lo si farà”, ha aggiunto Lupi, ribadendo l’intenzione del governo di preservare”gli scali italiani” e l’ex compagnia di bandiera, per evitarne la marginalizzazione. “Vogliamo che sia ribadito da un piano industriale e dagli investimenti relativi” che Alitalia “non sia considerata una compagnia regionale”, ma mantenga la sua posizione su scala internazionale.

In ogni caso, ha poi sottolineato, “siamo in presenza di aziende private e quindi giustamente i governi non entrano nelle trattative tra le due aziende”, ma allo stesso tempo il suo ministero e quello francese hanno “rivendicato e condiviso che il ruolo che i governi devono assumere è il ruolo di controllo della strategicità di questo settore di fronte alla nuova apertura di scenario del mercato dei trasporti”, su cui si affacciano nuovi attori di spicco.

Intanto in serata dopo due consigli di amministrazione arriva una minuscola ricapitalizzazione da 100 milioni di euro, che darà solo una lieve boccata d’ossigeno alla compagnia di bandiera. Servivano almeno tra i 300 e 400 milioni per soddisfare le necessità finanziarie e di liquidità della società. Il consiglio ha previsto un’assemblea per il prossimo 14 ottobre per varare l’operazione.

I militanti fischiano Violante e Fassina alla Festa del Pd

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Ieri dopo il duro confronto tra militanti e Violante nella sede torinese dei democratici, alla Festa del Pd è andato in scena l’atto secondo. Lo scontro con la base è stato palpabile sin dall’inizio del discorso dell’ex presidente della Camera, ritenuto il teorizzatore della necessità di concedere un salvacondotto giudiziario a Silvio Berlusconi. Così in piazza D’armi la situazione è degenerata, fin quasi a sfuggire il controllo e i protagonisti del dibattito sono stati costretti a lasciare il campo alle domande del pubblico.  Fischi e frasi pesanti anche contro Stefano Fassina, presente insieme a Violante, al presidente del Pd piemontese Andrea Giorgis  e al docente del Politecnico Mario Calderini alla Festa del Pd.

La base non ha risparmiato nessuno:

«Berlusconi – ha detto un militante rivolto a Violante – non dobbiamo difenderlo noi».

«Il Pd – ha aggiunto un altro – non deve subire i ricatti del Pdl».

«Vorrei sapere cosa ne pensi di Berlusconi, ha già tanta gente che lo difende, non c’era bisogno che lo facessi tu».

Violante ha difeso la sua proposta, spiegando che non si trattava di concedere una via d’uscita al leader del Pdl, quanto di permettergli di difendersi in giunta al Senato quando si dovrà decidere della sua decadenza. «Tanto più si rispetteranno le regole e le procedure tanto più la sua decadenza, una volta votata, sarà inappuntabile. Altrimenti rischiamo di farlo passare per vittima». Spiegazioni che non sono bastate al popolo del Pd, che ha continuato a rumoreggiare. Alla fine sia Violante che Fassina hanno proposto al segretario provinciale del Pd Altamura di organizzare un’assemblea per dare spazio a tutti i militanti. «In astratto è facilissimo essere intransigenti. Ed è facile dire “mai con Berlusconi”», ha detto il viceministro del Lavoro. «Nessuno di noi è a proprio agio in questo governo con il Pdl. Non accetteremo i ricatti di Berlusconi, state tranquilli. Però se chi è in platea pensa che noi sul palco siamo tutti delinquenti, il dialogo è inutile». La proposta ha avuto se non altro il merito di riportare la calma e permettere di chiudere il dibattito.

Fassina si scontra con Travaglio: lei deve studiare la costituzione

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Fassina a Travaglio: lei deve studiare la costituzione e se poi dobbiamo accontentare la platea allora diciamolo.

Ma come si può parlare così da uomo di sinistra del Pd… Ma siamo sicuri che Fassina non sia del Pdl?

Ma Fassina ha sempre e comunque la sua aria di supponenza o qualche volta riesce anche a levarsi la maschera e diventare l’uomo fragile, una barca alla deriva senza più il suo timoniere?

E piovono gli insulti su Twitter:

“Ogni volta che parla Fassina una tessera del PD si incendia per autocombustione”.

“Fassina uno dei responsabili del tracollo Pd, dovrebbe prenderne atto, come altri. Politicamente impresentabile”.

 

Keep calm and vote Rodotà… i militanti non ci stanno e protestano Bersani

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Protesta davanti al teatro Capranica di Roma dove era in corso l’assemblea dei grandi elettori del centrosinistra. “Keep calm and vote Rodotà”, si legge sui cartelli issati dai militanti del Pd: “Noi non voglismo l’inciucio con Berlusconi, ci vuole il cambiamento”, hanno spiegato. L’appello alla manifestazione era girato nel pomeriggio su Facebook, appena circolata la voce della candidatura di Franco Marini.

Fassina ha poi affermato ”Franco Marini è in grado di ricostruire una connessione sentimentale con il paese”. E qui la terapia di gruppo non basta più!!!

Buonanotte e buona dittatura a tutte/i!

Facebook diventa il ring di Fassina con i renziani! Trema il Pd.

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Bersani non vuole le larghe intese e preferisce invece la Lega (dopo aver corteggiato inutilmente il M5S). Questa linea apre il dibattito interno al Pd dove alcuni esponenti di primo piano giudicano quella del segretario una missione impossibile. Tanto da indurre Stefano Fassina, responsabile economico del partito, ad intervenire sul suo profilo Facebook: “E’ grave che, in ore decisive per la costruzione di un governo adeguato alle sfide di fronte all’Italia, una parte del Pd intervenga per indebolire il tentativo del Presidente incaricato Bersani prospettando una possibile maggioranza con il Pdl per un dovere del presidente. I cittadini italiani alle elezioni hanno chiesto inequivocabilmente cambiamento, sia sul terreno dell’etica pubblica sia sul terreno della politica economica”.

Quindi Fassina attacca il Pdl: “Un partito guidato da chi per venti anni ha praticato un uso proprietario e personalistico delle istituzioni e delle risorse pubbliche e ha portato l’Italia sull’orlo del baratro non può essere interlocutore di un governo di cambiamento. Oggi, senso di responsabilità vuol dire cambiamento. Qualunque compagine governativa, in qualunque forma presentata, sarebbe impossibilitata dal sostegno del Pdl a realizzare il cambiamento. Non sarebbe tanto un problema del Pd. Sarebbe un danno enorme per la residua credibilità delle istituzioni democratiche perchè non si riuscirebbero a affrontare le emergenze politiche e economiche. Gli obiettivi di parte, di una parte del Pd, almeno in una fase così delicata, non dovrebbero essere anteposti all’interesse del Paese. Indebolire il tentativo di Bersani vuol dire avvicinare le elezioni”.

Pronta la risposta della deputata Pd Simona Bonafè, una delle più strette collaboratrici di Matteo Renzi: “Non so a chi si riferisca Fassina. La strada che ha intrapreso Bersani è in salita e lo sapevamo anche prima del mandato esplorativo. E’ difficile ma legittimo il tentativo di Bersani e speriamo vivamente che vada a buon fine. Prima è, meglio è per il Paese. Io qualche perplessità ce l’ho e se il tentativo di Bersani dovesse fallire allora tutto si rimanderebbe a Napolitano. Se tornare alle elezioni lo deciderà il Presidente della Repubblica, ma dobbiamo usciere dallo stallo il più presto possibile. Io non sono pregiudizialmente ostile. Sul rapporto con i parlamentari del M5S ha aggiunto:  Non ho ancora avuto l’occasione di confrontarmi con i colleghi del M5S, certo è che se le loro proposte sono No Tav e referendum sull’euro, allora non ci siamo”.

I politici brancolano nel buio, sotto shock e in difficoltà numerica!

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Fassina: “mai con il Pdl è causa di tutti i mali, bisogna focalizzarsi su conflitto di interesse”.

La Santanchè ribatte che “forse agli italiani in questo momento interessa il problema occupazionale”

Il Pd sembra allo sbando con un Bersani delegittimato e un alzata di popolo perchè si cambi tendenza radicalmente e si affidi la leadership a Renzi. Le reazioni sembrano investire trasversalmente il mondo politico ancora sotto shock dopo la grande vittoria di un movimento che resta incomprensibile ai più proprio per la sua “non collocazione” politica.

CHI HA SPENTO LA LUCE AL PD? Bersani è imploso?

“Non toccheremo l’art. 18” così Fassina. Ma esiste ancora? E per chi esiste?

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