Venditti a Trieste”Lasciamo stare le Foibe, che sarete stufi di sentirle nominare”

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“Lasciamo stare le Foibe, che sarete stufi di sentirle nominare” con questa frase Antonello Venditti provoca il pubblico in un suo concerto a Trieste e già si sente il brusio in sala. Poi il cantautore rincara la dose “Sono cresciuto a Roma nel quartiere Trieste, quartiere fascista. C’è qualche fascista in sala? Speriamo di no”. A vedere il concerto c’era anche Paolo Rovis, capogruppo in consiglio comunale a Trieste del Nuovo centrodestra. Su Facebook ha scritto: “Alcuni passaggi di Antonello Venditti durante lo spettacolo di ieri sera al Politeama Rossetti di Trieste. Più che un concerto, un lungo racconto personale, intervallato da ottima musica. Mi chiedo, non solo in questo caso, perché un grande e bravo cantautore non si limiti a ciò che sa fare benissimo, cioè cantare e suonare – che peraltro è il motivo per cui il pubblico ha riempito il teatro – e si lanci invece in dissertazioni politiche. Non richieste e, francamente, stonate. La sala in realtà a suo modo ha reagito: silenzio glaciale”.

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Chi è fascista?

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Lucia Annunziata nel suo editoriale sull’Huffington Post scrive “Non infierirò sul destino di Berlusconi”. Il motivo è profondo e trova le sue radici in quell’atteggiamento che la giornalista definisce da “fascistello”. Con tale termine l’Annunziata punta il dito contro chi “ci induce a sfoggiare i muscoli, a esercitarci contro quelli più deboli di noi – i vecchi, gli stupidi, i brutti, i poveri, i neri, le donne, i gay… la lista è infinita”.

E possiamo condividere il senso profondamente civico della frase, in fondo infierire su un uomo e sul suo declino è sempre un segno di arcaico e inutile machismo. Oggi però sorge il problema, che su posizioni come quelle dell’Annunziata o a esse simili, si sta costruendo la figura del personaggio-vittima che sta sostituendo il pregiudicato Berlusconi.  Dobbiamo, dunque, bilanciare il giudizio, anche per rispetto a quanti non sono “fascistelli” ma invece sono state “vittime di una politica scellerata”: cioè le generazioni bruciate. I quarantacinquenni e i trentenni senza lavoro, l’immagine della donna mercificata fra la pubblicità e gli spettacoli di intrattenimento, la mancanza di etica civica, le lacune nelle politiche per gay e coppie di fatto, l’eutanasia, etc…

Ancora l’Annunziata scrive:

“Il fascista più fascista di tutti è a mio parere quella pulsione interiore che ci fa infierire sui nemici vinti. Credo di non avere bisogno di patenti per dimostrare da che parte sono stata in questi venti anni, ma davanti alla conclusione giudiziaria e politica di questo periodo non mi metterò fra chi affonda la lama dell’insulto, della soddisfazione, e ancor meno della volgarità,contro Silvio Berlusconi. Non trarrò piacere dalla condanna di nessuno”.

Non vogliamo infierire quindi, ma non dobbiamo permettere la strumentalizzazione che si può fare del nostro senso etico nel momento in cui non sferriamo l’ultimo colpo fatale… Non dobbiamo permettere che il Cavaliere diventi vittima, ma che sia, lui come altri, solo il soggetto di una condanna per un reato che la magistratura ha ritenuto di dover punire. Per questo, in nome di quanti invece vittime sono, la decadenza dalla carica di Senatore è un atto dovuto. E’ giusto ricordare che avendo completamente ignorato quelle che erano politiche del lavoro o diritti sociali abbiamo costretto una generazione a rimandare forse per sempre la possibilità di costruirsi un avvenire o una famiglia e abbiamo invece favorito un’emigrazione disperata portando via dall’Italia risorse e intelligenza.

L’Atac premia il neofascista, i dipendenti protestano

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E’ “Il Messaggero” a raccontare la storia di Giuliano Falcioni, dipendente di chiare simpatie neofasciste, premiato dall’Atac, il servizio di trasporto pubblico romano. In un articolo di Marco Pasqua si legge come il comportamento encomiabile di Falcioni (che ha messo in fuga due ladri che volevano rubare rame) abbia innescato una polemica all’interno dei dipendenti dell’azienda di trasporto.      

Nel 2007 aveva guidato la rivolta dei tassisti contro il sindaco Veltroni e contro la liberalizzazione delle licenze. Poi, “Zara31, al secolo Giuliano Falcioni, da tassista era passato a lavorare in Atac, dove era stato assunto nel 2010. Già responsabile dei Trasporti per la Fiamma tricolore, non ha mai nascosto, sulla sua pagina Facebook, le sue simpatie neofasciste, tra amicizie nella galassia nera e commenti. Ora l’Atac ha deciso di premiarlo, per «aver compiuto azioni esemplari sul posto di lavoro». L’encomio gli è stato attribuito dall’amministratore delegato in persona, Roberto Diacetti, nel corso di un incontro avvenuto nella sede centrale dell’azienda, in via Prenestina. Da addetto alla sicurezza, «all’interno della rimessa autobus di Magliana, ha sorpreso due malfattori e li hamessi in fuga, recuperando 10 chili di rame appena trafugato dai cablaggi delle vetture in sosta sul piazzale », ha spiegato in un comunicato stampa l’Atac.

Ma i dipendenti hanno protestato:

Una premiazione che non è passata inosservata ad un gruppo di dipendenti, che ha inviato una e-mail di protesta al Messaggero. «Per anni Falcioni è stato distaccato nella segreteria del consigliere comunale Federico Guidi, ed è finito sui giornali per i suoi commenti su Facebook di chiaro stampo fascista. Mentre noi ci facciamo il mazzo sulle vetture il signorino viene premiato. Qui cambiano i sindaci ma non il sistema».

Indagati 2 poliziotti per il raid fascista del figlio di Alemanno

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Due poliziotti coprirono e falsificarono le prove per il figlio del sindaco Gianni Alemanno, Manfredi, quando si trovò coinvolto in una rissa di stampo fascista.

Come riporta La Repubblica dopo che il caso era stato sollevato dal Fatto Quotidiano:

Nel giorno della festa della Repubblica di quattro anni fa, Manfredi Alemanno, allora quattordicenne, partecipò insieme a 4 coetanei e 4 ragazzine, a una festa nella piscina di un condominio della Camilluccia, quartiere della Roma bene. I giovani, una volta nel comprensorio, iniziarono cori che inneggiavano al duce e alzarono le mani per il saluto romano. Un gesto a quanto pare molto caro al rampollo della famiglia Alemanno, visto che, nell’estate 2012, alcune fotografie di un viaggio in Grecia con gli amici lo ritraggono, fiero, nella stessa posa. Il pomeriggio di quel 2 giugno, però, le esternazioni di estrema destra furono bloccate da chi aveva organizzato quella festicciola: uno degli adolescenti presenti zittì i canti fascisti e invitò il gruppetto a lasciare la festa.

A questo punto la situazione degenera e uno degli amici di Manfredi, dopo aver dichiarato di far parte del Blocco Studentesco (l’organizzazione giovanile di CasaPound) chiama al cellulare dei maggiorenni per avere “vendetta”. Sono 4-5 ragazzi a introdursi alla festa dei minorenni e iniziano a picchiare anche con un casco l’adolescente che di era opposto alle manifestazioni fasciste. Alla fine del raid punitivo Manfredi fugge a bordo di un auto guidata dal poliziotto autista, Macellaro e viene riportato a casa. Il poliziotto non farà mai parola con nessun dell’accaduto pur avendo assistito fuori dal cancello al pestaggio. Poi entra in gioco un altro ispettore, Ronca che opera nel commissariato Flaminio che mette a verbale la testimonianza di una ragazzina che era presente alla festa. La giovane viene convinta a dichiarare che non ha nessuna certezza che alla festa fosse veramente stato presente il figlio del sindaco. Più volte le è ripetuta la domanda e alla fine la ragazzina desiste, così che la presenza del figlio del sindaco nel raid viene insabbiata.  

Ora sono stati indagati i due poliziotti e sembra che la vicenda sicuramente si ripercuoterà sull’elezioni per il rinnovo del sindaco di Roma.

Nonostante nella nostra costituzione sanzioni “chiunque pubblicamente esalti esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo”, sembra che il figlio del sindaco può permettersi anche il saluto romano come è ritratto in alcune foto scattate qualche anno fa in Grecia insieme a dei suoi amici.

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Quando inizieremo ad applicare la legge a tutti i cittadini sanzionando anche i figli di? Vogliamo cambiare la Costituzione e non riusciamo ancora ad applicare quella vigente?

 

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