Roche e Novartis: l’accordo per spartirsi i miliardi a scapito dei malati

novartis-roche-antitrust-tuttacronacaAvastin e Lucentis. Due nomi diversi per indicare farmaci che sono identici tra loro ma, nonostante questo, vengono venduti a prezzi diversi. Questo per dire che Big Pharma non ha come priorità quella di guarire i malati ma di fare cassa. E non da poco: si parla infatti di miliardi. Coinvolti sono i due colossi mondiali del farmaco, Roche e Novartis, che si sono messi d’accordo per spartirsi i miliardi dalla vendita dei due farmaci identici. Il tutto a danno dei malati, del servizio sanitario pubblico, delle assicurazioni private. A danno di tutti gli altri, insomma. L’Antitrust italiano, tuttavia, non è rimasto a guardare e ha sanzionato con una multa esemplare: 180 milioni di euro. Roberto Mania, su Repubblica, ripercorre la vicenda:
All’inizio c’è la scoperta di uno scienziato italiano, Napoleone Ferrara, che nei laboratori della California della Genentech (prima che questa venisse rilevata al 100% dalla Roche) individua un principio che blocca il fattore della crescita dei vasi sanguigni. Un principio attivo che con Avastin serve, senza però portare risultati, per la cura di alcuni tumori molti gravi, mentre con Lucentis serve per guarire dalla degenerazione maculare senile, malattia che conduce alla cecità e che nei Paesi industrializzati minaccia un over 60 su tre. Il farmaco è lo stesso ma mentre una dose di Avastin ha un prezzo tra i 15 e gli 80 euro, Lucentis costa più di 900 euro a dose. Cosa fanno Roche e Novartis? Si mettono d’accordo per spartirsi il mercato. La Roche (che controlla Genentech) non registra il farmaco per la cura della malattia agli occhi e incassa alte royalties dalla Novartis per la commercializzazione del Lucentis. E siccome Novartis controlla oltre il 33% del capitale di Roche incassa, oltre ai proventi dalle vendite, la propria quota di utili.

Uno scandalo senza esclusione di colpi: le due multinazionali (ci sono incontri, scambi di mail, telefonate collusive che lo documentano) si sono spartite i compiti per creare l’allarme presso i pazienti sull’uso di Avastin nelle cure oftalmiche, e per  sabotare il valore di ricerche indipendenti che dimostrano invece l’assoluta equivalenza terapeutica dei due farmaci. Poi c’è il lavoro di lobby sulla stampa specializzata, sulle commissioni parlamentari, sugli organismi del ministero. Per il servizio sanitario nazionale tutto questo si è tradotto, per il solo 2012, in una maggiore spesa di 45 milioni di euro. La Regione Emilia Romagna ha calcolato che con il costo sostenuto per acquistare dosi di Lucentis avrebbe potuto assumere 69 medici, oppure 155 infermieri, oppure 193 ausiliari, oppure, infine, effettuare 243.183 visite specialistiche. E ancora: secondo la Società oftalmologica italiana (Soi) ci sono circa 100 mila pazienti che, a causa dei costi elevatissimi di Lucentis spesso non compatibili con i budget dei singoli ospedali, non riescono ad avere accesso alla cura.

Se Avastin dovesse essere del tutto sostituito da Lucentis il costo potenziale per il servizio sanitario pubblico sarebbe, per il 2014, di 678,6 milioni contro i 63,5 stimati in mancanza di sostituzione. La Francia, Paese simile all’Italia, ha adottato esclusivamente il Lucentis e il costo per le casse pubbliche è stato non inferiore ai 700 milioni di euro. Queste sono le regole di Big Pharma. Che però, per una volta, potrebbe non farla franca.

La replica alla notizia è arrivata di buona mattina da Novartis, che “respinge in maniera decisa le accuse relative a pratiche anti-concorrenziali messe in atto assieme alla Roche in Italia” e annuncia la presentazione del ricorso in appello dinanzi al Tar contro la decisione dell’Antitrust di sanzionare l’azienda con una multa da 92 milioni di euro. Anche Roche “respinge con fermezza” le conclusioni del procedimento condotto dal Garante. L’azienda ribadisce in un comunicato che “le accuse sono prive di qualsiasi fondamento” e che “ricorrerà in appello presso tutte le sedi deputate, a tutela della propria immagine e dei propri diritti, certa delle proprie ragioni”.

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La “dieta dei farmaci”… Quanto spendiamo? Sono dannosi?

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Se parlate con i vostri amici, parenti o semplici conoscenti vi diranno che loro fanno un uso limitato di farmaci, anzi sì e no prendono un’aspirina l’anno eppure in Italia si sta diffondendo il largo uso di medicinali, soprattutto quelli da banco che hanno costi elevati e spesso, nel migliore dei casi, non hanno l’effetto che promettono. Ogni anno, come rivela Il Fatto Quotidiano,  spendiamo 5,1 miliardi di euro in farmaci che non servono a curare delle patologie. Al primo posto c’è il paracetamolo con le sue  3.042.300 confezioni vendute nei primi sei mesi del 2013. Se poi abbiamo un raffreddore ecco arrivare le dosi massicce di nafazolina, un decongestionante nasale, che si situa al secondo posto, subito dietro il paracetamolo con 1.913.808 flaconi venduti. Gli altri farmaci che divoriamo e che ormai fanno parte della “dieta dei farmaci” di molti italiani sono  fermenti lattici, gel antinfiammatori, analgesici,  lassativi e antinfiammatori per bocca.

Nello specifico rientrano anche i rimedi che promettono di migliorare l’aspetto fisico: dal ventre piatto, alle creme anticellulite per le donne dai 15 ai 64 anni, farmaci anticalvizie e integratori alimentari per gli uomini.

Ma gli italiani terrorizzati dal mal di mare o d’auto spendono in braccialetti che promettono di placare il senso di nausea. In realtà come spiegano alcuni medici “Premono su un punto del polso che non c’entra col meccanismo della nausea” così come il braccialetto di rame contro l’artrite: “Non scaricano energia negativa perché il rame non interagisce con il nostro fisico”. In buona posizione si trovano anche le vitamine naturalmente differenziate per i vari componnti della famiglia, dal padre alla madre, dal figlio alla nonna, ognuno ha la sua e alla fine se ne comprano almeno 3 tipi diversi. Ma sono davvero indispensabili? Secondo alcuni medici basterebbe un’alimentazione diversa basata su più frutta e verdura. Le vitamine in eccessopoi non vengono assimilate e sono eliminate con le urine. Senza contare che sovradosaggio è addirittura nocivo: troppa vitamina D fa aumentare la pressione, provoca nausea o debolezza. Altro problema è l’impotenza sessuale, che vede schiere di sessantenni (ma non solo) spendere 40 euro per pillole blu. Ma c’è anche chi vuole prendere l’alternativa naturale (che può costare fino a 30 euro) contenente presunte erbe afrodiasiache dell’Amazzonia o dell’Asia. L’omeopatia poi è un altro mito. Anche qui gli italiani ceh si avvicinano alla medicina alternativa sono molti, ma i risultati non sono sempre quelli sperati, se funziona in alcuni casi e su alcuni soggetti, può non aver effetto su altri.

E poi l’annoso dilemma dei vaccini. Quest’anno in Italia è ricorso alla vaccinazione antinfluenzale solo il 7,3% circa il 155 rispetto a dieci anni fa… forse si sta cambiando rotta e davvero si sta promuovendo la vaccinazione solo per le categorie a rischio come i cardiopatici e i diabetici. Ma invece sui farmaci da banco la “dieta” continua.

 

Allarme farmaci a Roma

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E’ allarme farmaci a Roma! Non si trovano antitumorali, eparine, antipsicotici e broncodilatatori. La denuncia viene da Roma, che, dopo l’esposto alla Procura presentato a luglio, mercoledì 15 gennaio ha scritto all‘Aifa,l’Agenzia del farmaco. Colpa, sottolinea Federfarma, del mercato parallelo dei farmaci in Paesi europei più redditizi.

Alla Aifa Federfarma Roma chiede “immediati provvedimenti” per evitare ulteriori contingentamenti di medicinali che metterebbero a rischio la salute e la vita stessa dei cittadini.

“A distanza di sei mesi nulla è cambiato, anzi la situazione è peggiorata”, si legge nella lettera scritta dal presidente dell’associazione, Franco Caprino, che evidenzia come siano oramai “tantissime le farmacie a Roma che si lamentano per l’assenza di molti di questi farmaci”.

Il vantaggio per chi opera nel mercato parallelo, che siano aziende produttrici, grossisti o farmacie con autorizzazione all’ingrosso, è meramente economico:l’esportazione viene infatti effettuata solo per quei farmaci che in Italia hanno un prezzo al pubblico/farmacia inferiore rispetto a quello degli altri Paesi europei, guadagnando così sulla plusvalenza che si matura nel vendere il farmaco sul territorio estero.

Per questo, aggiunge Caprino.

“chiediamo un intervento deciso per arginare il fenomeno dell’export parallelo, ipotizzando addirittura il blocco temporaneo delle esportazioni parallele, così da poter garantire la continuità terapeutica a migliaia di cittadini oramai costretti ad affannose ricerche per i farmaci che quasi sempre sono poi introvabili”.

Già nell’esposto alla Procura Federfarma aveva denunciato l’esistenza di un ‘mercato parallelo’ dei farmaci destinati all’Italia ma venduti all’estero, dove si guadagna di più, che tra l’altro provoca la mancanza di tali medicinali proprio nelle nostre farmacie. In sostanza si sostiene che grossisti e farmacisti comprano medicinali destinati al mercato italiano e li vendono su mercati dove si guadagna di più, come Germania o Regno Unito. Ciò comporterebbe, secondo Federfarma Roma, la carenza o anche l’irreperibilità per lunghi periodi di molti farmaci e un contingentamento degli stessi da parte delle aziende.

Il risultato finale è che spesso i pazienti, anche affetti da gravi patologie, non trovano le medicine loro necessarie. Tra i farmaci interessati dal ‘mercato parallelo’, antidepressivi, prodotti per il trattamento del morbo di Parkinson e dell’ipertensione e antiepilettici.

Nell’esposto Federfarma Roma faceva anche alcuni esempi, come il Mirapexin 2,1 che in Italia costa 53,10 euro al netto dell’Iva e dello sconto, cioè ‘prezzo ex factory’, mentre in Germania il costo in farmacia è di 275,10 euro, sempre ‘ex factory’.

Barbareschi shock, è in fin di vita?

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In fin di vita o quasi questa è la verità che Luca Barbareschi ha rivelato al settimanale  “Di Più” dicendo di aver abbandonato tutti gli impegni di lavoro per problemi di salute. «Ho il fegato devastato», ha dichiarato sottolineando che le sue condizioni sono veramente gravi. Le cure sono indispensabili: «Mi sono trascurato per tanto tempo, adesso se non mi curo posso morire». Ad aggravare le condizioni del fegato è stato un uso eccessivo di farmaci. «Non ho niente di incurabile, ma devo obbligatoriamente curarmi. Mi devo curare, sono andato avanti trascinandomi, trascurando i postumi della broncopolmonite avuta lo scorso anno non curata a dovere», ha dichiarato l’attore. «Ora i medici mi hanno obbligato a fermarmi e io non posso fare diversamente… Il mio unico obiettivo è osservare le cure prescritte. Se così sarà entro la fine dell’anno la situazione potrebbe risolversi, altrimenti le conseguenze potrebbero per me essere molto gravi».

Quando l’anziano è solo business, nel mirino le case di cura

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Nel mirino dei Nas ora ci sono le case di cura, strutture spesso inadeguate in cui gli anziani e i disabili sono maltrattati o non ricevono le cure del caso. In Italia ne sono state chiuse  18. La task force istituita dal ministro Lorenzin sembrerebbe dare i primi frutti sono infatti 102 le persone segnalate all’autorità giudiziaria e 174 a quella sanitaria.  Sarebbero già state riscontrate 174 violazioni penali e 251 amministrative. La maggior parte dei casi riguarda farmaci o cibi scaduti somministrati agli anziani e ai disabili. A Roma alcuni anziani erano alloggiati in un seminterrato fatiscente, privo di abitabilità ed in pessime condizioni di manutenzione.  I tre anziani ospitati in una Comunità erano in esubero rispetto alle capacità ricettive della struttura.

Ritirati farmaci Geymonat: difetti nella qualità

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L’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, ha deciso di vietare l’utilizzo di nove farmaci della Geymonat a causa di difetti nella produzione. Il provvedimento che ha scopo cautelativo ha riscontrato difetti di qualità nei seguenti prodotti:

Alvenex 450 mg per l’insufficienza venosa,  Gastrogel 2 g/10 ml per l’ulcera gastrica, Sucrate 2 g gel orale per l’ulcera, Intrafer 50 mg/ml per le anemie, Nabuser 30 per l’Artrite, Citogel 2g/10 ml per l’ulcera, Ecom per le infezioni dermatologiche, Venosmine 4% per le varici, Testo Enant per patologie sessuali.

I farmaci dall’azienda erano già stati ritirati dal mercato a settembre per difetti di produzione.

Nel corso delle indagini effettuate dal Nas dei carabinieri infatti erano state rilevate gravi violazioni delle norme di Buona Fabbricazione.

L’obiettivo, ha spiegato l’Aifa, “è quello di ridurre ogni rischio, anche solo ipotetico, per la salute dei pazienti”. Se sarà verificata la “totale assenza di difetti di qualità” le confezioni potrebbero essere ancora utilizzabili entro la data di scadenza riportata in etichetta.

Come spiega La Repubblica:

Il provvedimento arriva in seguito a un’indagine condotta dalla Procura della Repubblica di Frosinone e dai Nas di Latina che aveva portato già lo scorso giugno al ritiro dei lotti di Ozopulmin, supposte per neonati prodotte dalla stessa azienda, che non contenevano il principio attivo indicato.

Ora il sospetto di difetti di qualità si è esteso ad altri prodotti e riguarda la possibile presenza di un quantitativo di principio attivo inferiore a quello approvato e indicato in etichetta. Il provvedimento è solo cautelativo, in attesa dei risultati delle analisi dell’Istituto Superiore di Sanità. Se venissero confermati i difetti di qualità, i farmaci verranno tolti definitivamente dal mercato. In caso contrario il provvedimento verrebbe revocato e i farmaci potrebbero essere utilizzati entro la data di scadenza.

“l divieto di utilizzo di alcuni prodotti – sottolinea Stefano Vella, direttore del Dipartimento del Farmaco dell’Istituto Superiore di Sanità – rappresenta un segnale di tranquillità per i pazienti italiani perché i controlli vengono fatti. Sia l’Aifa sia l’Iss eseguono controlli silenziosi ma costanti, e a tappeto, senza guardare in faccia nessuno”.  Secondo Vella il ritiro dei farmaci non avrà nessuna conseguenza sulla salute degli italiani perché “non si tratta di salvavita, né di prodotti di prima necessità, né in esclusività”.

Un antibiotico al giorno… non toglie il medico di torno!

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L’allarme è scaturito dai dati del rapporto Osmed 2012 che, nel suo report annuale, ha fotografato una resistenza agli antibiotici soprattutto diffusa nella popolazione anziana, ma non solo. Gli antibiotici vengono ormai somministrati per  una semplice influenza o un raffreddore. Già qualche giorno fa l’allarme era scattato negli Usa, con il  Centers for disease control and Prevention (cdc), l’autorità federale che si occupa di salute, che aveva affermato:  “Ogni anno negli stati uniti due milioni di persone si ammalano a causa di batteri resistenti agli antibiotici e almeno 23.000 persone muoiono per infezioni correlate”.

Certo la resistenza non è una novità, l’aveva già studiata nel 1945 Alexander Fleming  che raccomandava cautela nella somministrazione dell’antibiotico e soprattutto sottolineava che non era difficile produrre in laboratorio microbi resistenti alla penicillina e che quindi lo stesso, poteva accadere con il corpo umano.

I medici lanciano l’allarme e avvertono che se non si cambia la somministrazione presto si potrebbe tornare ai tempi in cui molte persone morivano per infezioni ordinarie.

 Il batterio in verità già esiste e si chiama Cre. Il Cre è capace di sviluppare difese contro quasi tutti gli antibiotici presenti sul mercato. L’unica buona notizia è che è ancora raro ma ha già provocato 600 morti e la sua presenza è stata individuata in almeno 44 Stati e l’allarme è scattato quando un membro del Cdc, il dottor Michael Bell, ha affermato “Ci stiamo avvicinando sempre più al precipizio”

E in Italia il Rapporto Osmed non lascia molti margini “l’uso inappropriato degli antibatterici non rappresenta soltanto un problema di costi a carico del SSN, ma anche un problema di sanità pubblica; esso infatti favorisce l’insorgenza di resistenze batteriche con progressiva perdita di efficacia di tali farmaci”. Insomma spendiamo tanto e rischiamo altrettanto.

Consumiamo in media una compressa al giorno, 30 scatole a testa l’anno e consumare farmaci è ormai come bere il caffè la mattina. In 12 anni le quantità di medicinali assunte dagli italiani sono quasi raddoppiate: nel 2012 sono state prescritte 985 dosi giornaliere ogni mille abitanti, nel 2000 erano 580. La spesa nel 2012 è costata 25,5 miliardi di euro, di cui il 76% a carico del Servizio sanitario nazionale. In media, per ogni cittadino italiano, la spesa per farmaci è stata di 430 euro.

Le dosi giornaliere prescritte ogni mille abitanti a carico del Servizio Sanitario Nazionale in regime di assistenza convenzionata sono state 985 (in aumento rispetto all’anno precedente del 2,3%), corrispondenti ad oltre 1 miliardo di confezioni dispensate (18,4 confezioni pro capite), con un incremento del +0,6% rispetto al 2011.

In farmacia ci vanno soprattutto le donne per comprare antidepressivi, a seguire le maggiori prescrizioni sono per  il cancro alla mammella.

Si mantiene sempre superiore nelle donne in età fertile rispetto agli uomini l’utilizzo dei farmaci del sangue e degli organi emopoietici, verosimilmente per il maggior consumo di antianemici. Il 60% degli uomini over 74 utilizza farmaci per il sangue e organi emopoietici per la prevenzione cardiocerebrovascolare. Più frequente è l’utilizzo di antimicrobici nelle donne, in particolare nelle fasce di età adulta. Il 30% degli uomini ultra74enni utilizza farmaci per il sistema genito-urinario, essenzialmente per il trattamento dell’ipertrofia prostatica. Costantemente superiore nelle donne rispetto agli uomini la prevalenza d’uso dei farmaci per l’apparato muscolo-scheletrico, dovuta alla maggior frequenza di utilizzo dei bifosfonati per la cura dell’osteoporosi.

25mila farmaci illegali sequestrati alla frontiera

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E’ allarme farmaco. Nell’ultima settimana sono stati circa 25mila i farmaci illegali bloccati alla frontiera e destinati al consumo interno nel nostro paese. Oltre a fiale, compresse e creme che vengono usati nella perdita di peso o per aumentare le prestazioni sportive o quelle sessuali sono stati sequestrati anche medicinali antitumorali. L’operazione, denominata PANGEA VI, è stata coordinata da AIFA, ministero della Salute, Agenzia delle Dogane, NAS e ISS.

Maxi sequestro di anabolizzanti per bovini e maiali!

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Sono 17.000 le confezioni di farmaci veterinari, sequestrati pochi giorni fa dal Corpo Forestale dello Stato, per un valore complessivo di 2,5 milioni di euro. A chi erano destinati? A bovini e suini allevati sul nostro territorio italiano. Nello scandalo sono stati coinvolti farmacisti, allevatori, grossisti e veterinari attivi in Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna, coordinati da un grossista specializzato nella rivendita di farmaci veterinari. Il fatto ha destato sconcerto per l’ampiezza dell’area e per il numero di persone che è stato coinvolto nel traffico clandestino. 101 perquisizioni che hanno portato a 65 persone indagate.

Come entravano in possesso dei farmaci? Un gruppo di allevatori acquistava un quantitativo superiore a quello che veramente veniva somministrato agli animali e le dosi in eccesso venivano smerciate clandestinamente.

Quali erano i farmaci?

Sostanze illecite come: cortisonici, ormoni ed antibiotici.

Quali sono le conseguenze?

Che carne, latte e formaggi possono subire alterazioni o quantomeno il consumatore non è avvisato che sta ingerendo attraverso le carni e i suoi derivati antibiotici, ormoni e cortisone.

Il trucco era semplice, un gruppo di allevatori compiacenti acquistava farmaci in quantità superiore a quello somministrato realmente agli animali e le dosi in eccesso venivano utilizzate per il mercato clandestino.

Lo scandalo poi, secondo il “Fatto Alimentare”, ha un grande impatto sull’alimentazione essendo quasi il 15% dei capi bovini trattati con farmaci e medicinali illegali per  aumentare la massa muscolare. I dati sarebbero stati diffusi attraverso un centro specializzato, istituito dal Ministero della salute. 

 

 

Il traffico dei medicinali contraffatti… un business simile a quello dell’eroina

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Un “buon investimento” in tempo di crisi? Il mercato dei medicinali contraffatti. Un vero scandalo che nel 2010 ha fruttato ben 75 miliardi di dollari, un mercato più florido di quello che oggi, viene stimato per il traffico di droga, e a differenza degli stupefacenti, presenta meno rischi. Il business è stato sfruttato sia dalle “multinazionali del fake”, sia da improvvisati santoni che hanno approfittato delle lentezze burocratiche e delle norme inadeguate.  E chi pensa che la contraffazione dei farmaci riguardi solo alcune categorie come ad esempio il viagra o le pillole per dimagrire, sbaglia. Oggi il fenomeno è in espansione e si allarga di giorno in giorno arrivando a includere anche medicinali fondamentali come gli antitumorali, i salvavita e antibiotici. E non è neppure un fenomeno che riguarda solo i Paesi in via di sviluppo, perché questi farmaci arrivano anche in Occidente e in particolare in Italia. Il 50% dei farmaci venduti in rete è contraffatto e solo lo scorso anno sono stati sequestrati circa 3,75 milioni di farmaci per un valore complessivo di 10,5 milioni di dollari.

Cosa causa l’assunzione di questo farmaco? E’ inutile, quando va bene, e dannoso se qualcosa non va nel verso giusto. Ma purtroppo per chi si dedica a questo traffico le pene sono lievi per non dire che sono nulle. Dalla loro parte c’è la difficoltà di tracciare il mercato da cui proviene e la transazione fatta su internet, inoltre se si riesce a risalire a chi ha immesso sul mercato il prodotto contraffatto prima bisogna dimostrare che fosse a conoscenza della truffa e anche nel caso che si possa provare la mala fede spesso si incorre in una sanzione simile a quella prevista per la contraffazione di un accessorio di marca.

La Oms che fa? Discute sulla differenza tra farmaci non in regola e farmaci falsificati, per trovare delle definizioni corrette e delle pene commisurate ai reati… ma mentre si discute la gente muore.  Finora soltanto il Consiglio d’Europa ha adottato nel 2011 una convenzione per combattere il farmatraffico, con Medcrime, il testo non vincolante è stato firmato da 22 paesi, tra cui l’Italia. Troppo poco per contrastare un mercato in crescita esponenziale e che, a differenza di quello delle borse e delle magliette false, mette a rischio la salute pubblica.

Ma per farsi un’idea del fenomeno e dei guadagni a esso correlato basta un esempio. 1000 dollari investiti in eroina fruttano 20 mila mentre investendo in farmaci si arriva anche a 400 mila e sono spesso quindi le industrie di farmaci originali che investono anche sul “mercato parallello” per non perdere il profitto.

Ma ci sono anche aziende, la minoranza, che invece si sta attrezzando affinché i loro farmaci non vengano contraffatti:  filigrane, scritte invisibili, codici. Basterà?

Che aridità d’animo verso Morgan! Jessica lo lascia su Facebook.

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Non c’è più rispetto per nessuno… non c’è più la dignità di risolvere i propri problemi privatamente. Non c’è più moralità, nè etica, nè sensibilità. Solo la pubblicità, quella più becera, che viaggia in rete e approda sulla stampa. Oggi è  Jessica Mazzoli, l’ex concorrente di X Factor diventata fidanzata di Morgan e madre di sua figlia Lara, ha lasciare Morgan, in ospedale per una rehab, via Facebook:

«Ho necessità di riprendere in mano la mia vita – ha scritto Jessica poco dopo le 15.30 di oggi- lo devo a me stessa e a mia figlia Lara. Ho provato in ogni modo a costruire una famiglia con Marco, il mio amore per lui è stato davvero grande e forse lo è ancora».
«Mi accorgo, però, di essere impotente contro i suoi demoni, quei demoni che lui stesso aveva dichiarato di voler definitivamente sconfiggere, quei demoni che ancora oggi, in una stanza di ospedale, continuano ad esser presenti… L’arrivo di Lara era la grande occasione, nulla, purtroppo, è cambiato nonostante i buoni propositi e le tante promesse… Sono stanca, delusa, amareggiata. Ho atteso, sperato, combattuto… Ho deciso di tutelare me stessa e la mia bambina, dare lei una vita, una famiglia… Entrambe abbiamo bisogno di luce… Sono consapevole che la scelta di allontanarmi, sia oggi, la cosa migliore»

E il post rimbalza sul Twitter, di Selvaggia Lucarelli, accusata nei giorni scorsi di ‘cannibalizzare’ le disavventure di Morgan per farsi pubblicità, che cinguetta: «Lascia Morgan con un comunicato su fb, mentre è in ospedale. Poi ero io quella che gli doveva rispetto e discrezione».

Insomma Morgan non sarà riuscito a liberarsi dai suoi demoni, ma sicuramente nessuno ha fatto nulla per aiutarlo. Hanno solo sfruttato il suo ricovero per farsi tutti pubblicità, quella più indegna e amorale. Che esempio traggono le adolescenti in internet? Come siamo scesi così in basso?

La strana malattia di Ratzinger… tra conferme e smentite!

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Il Papa emerito sta veramente male? A quanto sembra le sue condizioni di salute sarebbero molto preoccupanti e lo testimoniano le ultime foto in cui Benedetto XVI appare stanco e molto invecchiato rispetto a quando aveva lasciato in elicottero la Città del Vaticano dopo le sue dimissioni da Papa. A mostrare la gravità della malattia ci sarebbe la giornalista spagnola Paloma Gomez Borrer (una vera eccellenza tra i vaticanisti) che avrebbe messo in dubbio la possibilità che il Papa Emerito risieda a lungo nel monastero Mater Ecclesiae.

Secca la smentita dal Vaticano. Padre Federico Lombardi ha ribadito che non c’è nessuna novità sulla salute di  Ratzinger. Le voci però non si sono quietate e c’è chi attribuisce questo calo fisico anche a un dosaggio diverso nel dosaggio dei farmaci che normalmente Benedetto XVI assume da anni.

Morgan scappa dall’ospedale, ma per poche ore

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Dopo la polemica innescata su twitter da Selvaggia Lucarelli, Morgan, entrato in ospedale rehab, dopo pochi giorni avrebbe tentato la fuga. Novella 2000 scrive sul sito: “Morgan è scappato dall’ospedale di Monza, ma la sua fuga è durata neanche mezza giornata. Poche ore fa il cantante ha lasciato la sua stanza sfuggendo al trattamento sanitario obbligatorio ottenuto dopo il ricovero di venerdì 5 aprile. A piedi Morgan, vero nome Marco Castoldi, si è dileguato senza farsi vedere per raggiungere la sua abitazione. Le forze dell’ordine lo hanno già ritrovato”.

Morgan aggressivo e confuso per colpa dei farmaci, ricoverato!

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Selvaggia Lucarelli, pochissimi minuti fa, ha pubblicato uno status su Facebook che farà sicuramente discutere. Il soggetto di questo status è Morgan, ex cantante dei Bluvertigo e conduttore di X-Factor.
Morgan ricoverato da ieri all’ospedale di Monza. Pare mix di farmaci. Pare fosse molto aggressivo e confuso e sia stato difficile ricoverarlo.”, queste le parole della Lucarelli apparse sul social network. I fan, intanto, restano in attesa di sapere qualcosa di più sulla vicenda.

Bambina curata dall’Aids… nuova frontiera della medicina!

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Una bambina è stata curata dall’Hiv grazie a una serie di cure messe in atto fin dalla sua nascita.

Anche se non vi sono al momento certezze che rimanga in salute anche in futuro, la bimba, nata in Mississippi, Usa, nei suoi primi due anni e mezzo di vita non ha dato segni di infezione.
Alla bambina è stato somministrato un cocktail di farmaci in dosi più massicce e in tempi più immediati di come si faccia di solito e questo sembra abbia fatto regredire il virus.
Il caso apre la speranza per una cura dell’Aids per i bambini dell’Africa, dove il virus è particolarmente diffuso, ma apre anche nuovi spiragli per la possibilità di una sconfitta definitiva del’Hiv.

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