Via del Corso allagata a Roma. Maltempo? No, tubatura scoppiata

via-del-corso-tuttacronacaRoma fa i conti con il maltempo… e anche con le tubature! Nella centrale via del Corso, infatti, si è rotta una tubatura all’altezza di Palazzo Ruspoli che ha allagato la strada obbligando la chiusura del tratto da largo Goldoni a largo Chigi, vicino alla Presidenza del Consiglio. Il problema non é dovuto al maltempo e ha portato all’interdizione al traffico e ai pedoni mentre sono abbassate la maggior parte delle serrande dei negozi.

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La crisi porta a tutto: l’uomo che vende foto hard della moglie in rete

foto-hard-tuttacronacaInternet porta alla luce la situazione drammatica vissuta dalle famiglie italiane. Tra queste c’è quella di un 35enne che vive in un piccolo Comune nella provincia di Ancona. L’uomo, come scrive il Messaggero, è un padre e marito innamorato dei figli e della compagna, cresciuto con sani valori, ma costretto ad imboccare strade che fino a qualche tempo fa non avrebbe mai immaginato di percorrere.”Vendo foto hard, non mie, di mia moglie nuda, senza viso naturalmente”. E spiega: “Non mi giudicare male perché lo facciamo solo per bisogno, non per piacere”. Operaio specializzato, quando la ditta per la quale lavorava è stata travolta dalla crisi, lui ha dovuto rinunciare al sogno di comprare casa. Scrive il quotidiano: Tutto ha inizio un giorno di due anni fa, mentre era seduto a tavolino con la moglie passando in rassegna uno dei tanti siti di annunci in cerca di occupazione. Scorrendo l’elenco, si è imbattuto nell’inserzione di una donna che offriva autoscatti osé a pagamento. Si sono guardati negli occhi e hanno deciso anche loro di provare. Si è aperto un mondo a luci rosse dove lo scambio di immagini dietro compenso è solo la punta dell’iceberg. Gli acquirenti “sono per la maggior parte uomini sui 50, 60 anni”. A volte “capita che qualcuno chieda qualcosa di più, come l’invio di intimo usato, poter assistere a un amplesso via webcam o peggio. Poco fa mi ha chiamato un signore disposto a pagare 100 euro per una prestazione”.

Sciopero della fame, a Bologna protestano i ristoratori

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Sono 26 i ristoranti di Bologna e provincia che hanno aderito allo sciopero indetto per lunedì 9 dicembre per protestare contro le tasse e la burocrazia. Nell’Emilia, laddove la buona cucina è da sempre un eccellenza e un vanto, si rischia davvero di chiudere. Mario Ferrara  chef e imprenditore dello storico e rinomato ristorante Scacco Matto di Bologna, vuole protestare e stigmatizzare l’ormai insostenibile situazione finanziaria cui è soggetta la totalità degli imprenditori che operano nel campo della ristorazione. “Subiamo una pressione fiscale che sfiora il 70%“, sottolinea Ferrara, “il costo del lavoro è insostenibile, i nostri dipendenti ci costano due volte e mezzo la loro busta paga”. Ma l’azione non vuole affatto nuocere o contrapporsi ai manovali della ristorazione, “I dipendenti anzi abbracciano totalmente la scelta d’azione dei ristoratori, perché conoscono benissimo i sacrifici che fanno quotidianamente per tenere aperti gli esercizi”.

Secondo gli imprenditori che aderiscono allo sciopero i dipendenti sono però gli unici ad essere consci della situazione: “Associazioni di categoria e classe politica”, dicono, “non sono state infatti sino ad oggi in grado di recepire le nostre difficoltà e istanze”. È anche per questo che il Movimento – e lo rivendica con forza – non ha nessun colore o credo politico e non è appoggiato da nessuna organizzazione di categoria – “Queste hanno troppa burocrazia al loro interno per riuscire ad organizzare uno sciopero che veda coinvolta solo una parte degli iscritti”.

I ristoratori però non scioperano solo per il loro settore: “Ci rendiamo conto che queste problematiche sono trasversali a tutti i reparti produttivi e hanno ripercussioni negative su tutta la società, è il paese intero che ne soffre. In molti si stanno muovendo per reagire, anche noi vogliamo e dobbiamo fare la nostra parte. Non è detto che il nostro movimento non diventi nazionale, abbiamo già diversi contatti in tal senso. Speriamo che qualcuno sia disposto ad ascoltarci, altrimenti saremo costretti ad adottare forme di protesta più dure, come sospendere l’emissione degli scontrini fiscali”.

Fame nera… aumenti dei furti pari al 35% in quattro mesi!

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«Ma cosa vuole che denunci. Non posso rovinare una persona che per fame ha preso dagli scaffali due scatole di tonno. Non me la sento. Recuperiamo la merce, a volte la paghiamo noi del supermercato o qualche cliente che ha visto la scena». Questa la testimonianza del titolare di  un negozio di alimentari a Pordenone, ma purtroppo il suo non è un caso isolato.  I dati parlano chiaro: l’aumento di furti nei supermercati cittadini e in quelli della provincia negli ultimi tre – quattro mesi è intorno al 35 per cento.

Quando gli strumenti fatti con gli alimenti servono per combattere la fame

no_hunger-orchestra-tuttacronacaCercherà di sensibilizzare al problema della fame del mondo, domani, l’ONG Action Against Hunger (Azione contro la fame), che ha organizzato un evento per risvegliare le coscienze, visto che “è inaccettabile che 3.1 milioni di bambini muoiano ogni anno a causa della fame in un mondo che saprebbe come prevenirla e produce abbastanza cibo per tutti.” Domani a Madrid, Parigi e Londra, si terranno dei concerti nell’ambito dell’inziativa No Hunger Orchestra per mostrare che “la musica e il cibo muovono il mondo” e questo perchè entrambe “hanno il potere d’ispirare le persone”.

Cos’hanno di particolare i musicisti che si esibiranno? Insegnano che si può fare musica con qualsiasi oggetto, come spiega il liutaio Alberto Mengs. “Con qualsiasi cosa abbiate in casa si possono fabbricare strumenti musicali”. Nel caso specifico, hanno creato degli strumenti con prodotti che vengono direttamente dall’Africa, il continente dove il problema della fame è più sentito. Lorenzo Puy, uno dei musicisti, ha spiegato che “La musica parla direttamente a chi l’ascolta e qui stiamo parlando di fame”.

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Canili a rischio… I Comuni non pagano le rette e i cani muoiono di fame.

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Sono almeno 400 i canili a rischio fallimento in Italia. I comuni non riescono a pagare le rette per le associazioni che si prendono cura dei cani.

Mentre da una stima effettuata su 1000 comuni quelli virtuosi che pagano nei tempi prestabiliti sono solamente 35 e tutti nel nord Italia, circa 300 comuni pagano le rette entro i 18 mesi mentre ci sono oltre 650 comuni che sono in ritardo con i pagamenti di oltre due anni fino a sei-sette anni.

I canili sono quindi al collasso, con un debito che ammonta a 400 milioni di euro. Questo fa sì che le strutture non riescono più a mantenere determinati standard e poco a poco assumono l’aspetto di lager. Tempo di crisi e soprattutto mantenere un cane oggi costa, così si intensificano gli abbandoni e calano notevolmente le adozioni, tanto che alcuni canili hanno spostato il mercato delle “adozioni” all’estero verso la Germania e il Nord Europa.  

Attualmente i cani che sono a rischio vero di morire di fame sono circa 40.000 di questi 28.000 si trovano nei canili del sud sui 150.000 ospitati nei rifugi italiani occorre che si proceda al pagamento delle rette in tempi rapidissimi.

Le tradizioni di Papa Francesco… una giornalista gli regala il mate!

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Con un papa argentino poteva mai mancare il mate? Sarebbe come eleggere un papa napoletano che non prende caffé: una contraddizione. La foto della donna che glielo offre ha fatto il giro del mondo. Lei è nientedimeno che la nostra collaboratrice della redazione di Buenos Aires di Ciudad Nueva, la signora Virginia Bonard, in questo momento nostra corrispondente a Roma.

Colta di sopresa, come tutti noi, dall’elezione del cardinale di Buenos Aires, Virginia ha approfittato dell’udienza concessa ai giornalisti per avvicinarsi. Bergoglio l’ha subito riconosciuta, dato che la giornalista lavora in arcivescovato all’ufficio stampa e nella vicaria dei bambini, e l’ha subito chiamata sorpreso: “Virrrrginia!”
Si sono scambiati poche parole, colme di emozione e lei gli ha chiesto di non dimenticare i familiari delle vittime di Cromañon (nel 2004 durante un concerto rock, l’incendio di una sala ha provocato la morte di un centinaio di giovani, situazione che Bergoglio ha seguito molto attentamente), degli anziani, dei poveri, degli ammalati e dei bambini. Tutta commossa gli ha regalato il mate, composto da un contenitore che si ricava dalla scorza seccata di una zucca tipica dell’Argentina ed una cannuccia metallica bucherellata alla base, che serve per aspirare l’infusione di un erba amara (yerba mate) usata soprattutto nel Cono Sud (Argentina, Uruguay, sud del Brasile, Cile) come stimolante.
Un pò come a Napoli il caffé, il mate rappresenta un motivo di socializzazione. L’acqua deve essere ben bollente e si usa un unico contenitore e una unica cannuccia. Il calore dell’acqua impedisce la trasmissione dei batteri (bah, a me hanno sempre detto così, ma preferisco non farci troppo caso). La cerchia dei presenti riceverà a turno l’infusione per poi passarla di nuovo all’incaricato di distribuirla. Nel frattempo si fa colazione o merenda, si lavora avendo a fianco il termos con l’acqua e tutto il necessario che viene trasportato in contenitori di cuoio tipici da queste parti, o si fa una pausa, oppure quattro chiacchiere con gli amici dell’isolato, in casa o fuori, o mentre si passeggia o si viaggia in auto (facendo attenzione a passarlo al conducente al momento opportuno). I distributori di benzina hanno una macchina speciale che distribuisce acqua calda e mate di plastica da viaggio, tutto usa e getta. Oppure lo si prende tornando a casa dal lavoro e al posto della cena se il bilancio familiare non la consente, accompagnato da un pezzo di pane. Il mate è uno stimolante, anche abbastanza forte, attutisce sia la sensazione di stanchezza che… la fame.
Agli argentini piace una yerba più leggera, non cosí amara come in Uruguay (dove infatti si usa il sinonimo di prendere un “amargo”). In Paraguay, dove le temperature sono elevate tutto l’anno con poche eccezioni, il mate è diverso e si prende ben freddo, si chiama “tereré”, dissetante e rinfrescante. Nel resto dell’Argentina c’è chi ci aggiunge un po’ di zucchero o una scorza di arancia o di limone per dare più sapore. I puristi non ammettono eresie: pura yerba e ci vanno piano a mischiarla tutta all’acqua, per farla durare di più: magari un paio di litri di acqua senza che perda completamente il sapore.
Altre tradizioni dell’Argentina sono: il classico “asado” della domenica (la carne cotta alla brace) seguito dalla chiacchierata tra i commensali (la “sobremesa”), un compleanno (che qui si festeggia rigorosamente con amici e parenti), un caffé dopo essersi ritrovati magari per caso in strada. Tutto è motivo per rinsaldare rapporti e alla fine dei conti dirsi: restiamo amici e ricordiamoci sempre.
Santità, qui a Buenos Aires tutti la ricorderanno sempre. Speriamo proprio che le sia utile il regalo della nostra corrispondente. Viene dal cuore, come le sue parole di questi giorni.

Cosa dice il vostro cane? Ora lo scienza lo spiega!

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Tutti i proprietari di cani dicono la stessa cosa. Sono capaci di dire esattamente quello che pensa il loro animale. Non vi sforzate di spiegare che questa pretesa facolta è il frutto del loro amore per l’animale, rischiate di contrariarli e di passare per un profano.

Del resto possono ora sostenere che la loro idea ha un appoggio scientifico. Ricercatori americani hanno in effetti constatato che è possibile identificare con precisione le emozioni dei cani semplicemente osservando i loro cambiamenti di espressione facciale. E lungi da essere un affare per iniziati. Lo studio ha esattamente stabilito che dei volontari dotati di piccola esperienza della compagnia canina erano comunque capaci di capire quando un cane era felice, triste, in collera o sorpreso alla sola osservazione di una foto della testa dell’animale.

Per Tina Bloom, la psicologa conduttrice del progetto “non c’è alcun dubbio che gli uomini sono capaci di riconoscere gli stati emozionali sugli altri umani e di leggere con precisione le loro espressioni facciali. Noi abbiamo dimostrato che sono ugualmente capaci di esswere precisi quando si tratta di identificare le espressioni del viso di un cane”, ha detto dans le Journal Behavioural Processes nel quale è stato pubblicato lo studio.

Per arrivare a questa conclusione, Tina Bloom e la sua equipe hanno presentato delle foto di Mal, un berger belga di cinque anni che esprimevano diverse emozioni, a cinquanta volontari divisi in due gruppi in base alla loro esperienza con i cani.

Per provocare queste espressioni facciali, i ricercatori hanno rimproverato il cane quando volevano che esprimesse tristezza, gli hanno fatto feste se volevano che fosse felice, lo hanno sorpreso nel mezzo di un momento di agitazione o lo hanno snervato prendendolo di sorpresa travestiti da ladri… Al punto di ottenere una serie di foto con tutta la gamma delle espressioni facciali differenti.

Risultato, l’emozione più largamente riconosciuta era dio gran lunga la felicità con l’ 88% di risposte buone , seguita da vicino dalla collera con il 70% di risposte positive. Un po’ più del 45% dei partecipanti allo studio è stato capace di riconoscere quando Mal sembrava aver paura, mentre il 37% hanno saputo identificare la tristezza nell’aria di cane bastonato di Mal.

Alla fine, le espressioni canine che si sono dimostrate essere le più complicate a riconoscere sono state la sorpresa e il disgusto che hanno raccolto rispettivamente il 20% e il 13% di risposte buone.

Fatto notevole, i ricercatori hanno constatato che i partecipanti poco abituati alla presenza canina erano nei fatti i più svelti a capire quando un cane è in collera o ha disgusto. Per i ricercatori è certamente perchè i proprietari di cani sono convinti della non aggressività del loro animale e identificano qusta espressione come un semplice segnale di voler giocare.

Tina Bloom spera che nuove ricerche siano condotte su specie di animali differenti al fine di poter determinare se questa apparente empatia naturale con la razza canina si può applicare a tutti i mammiferi o se si applica all’inverno per l’evoluzione e la prossimità di cui l’uomo e il cane danno prova ormai da migliaia di anni.

 

Scene da dopoguerra… Atene 2013! E l’Europa sta a guardare?

A chi toccherà poi? All’Italia? Alla Spagna? Al Portogallo? A Malta?

 

 

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