Esplosione in una fabbrica in Giappone: 5 morti

esplosione-cina-tuttacronacaHa causato la morte di cinque persone e il ferimento di altre dodici un’esplosione in una fabbrica chimica del gruppo Mitsubishi Materials nella città di Yokkaichi, in Giappone. Secondo quanto riferisce la Nhk, tv pubblica nipponica, l’esplosione non avrebbe provocato incendi. Un portavoce della polizia della prefettura di Mie, nel centro del Paese, ha spiegato che “l’esplosione è stata provocata da una reazione chimica all’interno dello stabilimento”, che produce parti per pannelli solari e componenti per auto. Stando alle prime ricostruzioni, nella fabbrica erano in corso i lavori per sostituire alcuni macchinari.

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Lago al centro di Roma! Nascosto nell’ex Snia, una fabbrica dismessa…

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Zona est di Roma, Largo Preneste, non molto lontano dal centro, c’é un ex fabbrica, la Snia Viscosa, una delle glorie del XX secolo della Roma industriale, da tempo dismessa… Oggi se solo si valorizzasse un po’, la Snia diventerebbe un complesso di archeologia industriale di  eccezionale interesse.  E proprio lì dietro il lungo e monotono muro che costeggia via di Portonaccio ora è venuto alla luce  un lago e da oltre un mese un quartiere intero vuole che quel lago sia per tutti e che tutti ne vengano a conoscenza per poterne godere. Si sono creati anche dei belvedere per ammirarlo, e poi ci si portano le scuole o le associazioni, gente comune. E non pensate che sia solo una pozza, questo è un lago a tutti gli effetti di quasi diecimila metri quadri con una falda che ne rigenera le acque in continuazione.  Basti pensare che è più grande di quello ben più noto di Villa Borghese, e che alcuni prodi del quartiere l’hanno attraversato in canoa. Sarebbe interessantissimo se si potesse abbracciare in un unico percorso ex Snia e lago!

Come racconta Comune-info-net:

La storia della sua nascita è intrigante: il proprietario dell’area negli anni Novanta fa carte false (nel vero senso della parola) per costruire sull’area un centro commerciale, scava scava per fare i piani interrati di parcheggio (un classico dei megasupermarket) e per caso, guarda un po’, incontra la falda acquifera (forse il nome di via dell’Acqua Bullicante non è stato scelto a caso), che riprende possesso dello scavo illegittimo effettuato. Anche grazie all’acqua stessa, la situazione illecita viene alla luce e si blocca tutto. In questi vent’anni la natura, in barba agli scheletri di cemento del centro commerciale ancora presenti, si riappropria di questo angolo di città stranamente non ancora asfaltato e decide di regalare al quartiere un piccolo paradiso: intorno al lago la vegetazione si scatena, diventando casa di animali protetti, a cominciare dai germani reali, mentre nel lago non si faticano a intravedere pesci e libellule. Qualcuno, sorridendo, ha detto: “Il lago è vivo, e lotta insieme a noi”.

Dopo questi vent’anni, intervallati da ulteriori tentativi di speculazione (risparmiamo ad esempio il racconto del tentativo di portare una mega struttura per i mondiali di nuoto), il simpatico proprietario (Antonio Pulcini, noto per le inchieste di Report sulle speculazioni romane) nel 2012 ritenta la fortuna, presentando un nuovo progetto per l’area: quattro torri di trenta piani, ovvero 106 metri l’una. Del lago, ovviamente, neanche l’ombra. Il bando si chiamavaRelitti Urbani, un bando per “riqualificare” aree industriali dismesse, con ovviamente annessi e connessi premi di cubatura collegati al Piano Casa. Il progetto nello stesso anno supera il primo scoglio, dichiarato ammissibile ed avviabile all’attuazione urbanistica dalla giunta Alemanno.

Due mesi fa i partecipanti al Forum del Parco che autogestiscono gli spazi del Parco delle Energie, vengono casualmente a conoscenza di questo progetto, e preoccupati si attivano per diffondere la notizia del pericolo. I risultati non tardano ad arrivare: dopo un mese di mobilitazione serrata del quartiere (e non solo), le amministrazioni municipali e comunali (nel frattempo rinnovatesi nel maggio 2013) si affrettano a rassicurare che il progetto delle torri è fermo, e che non è intenzione portarlo avanti.

…Ad oggi, qualcuno spera che le ultime dichiarazioni delle amministrazioni che decreterebbero lo stop definitivo del progetto delle quattro torri siano un buon segno.

Il lago è anche pulito tanto che le analisi fatte per determinarne l’inquinamento sarebbero anche entro i limiti imposti per la balneazione.

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11 arresti a Prato per false residenze

rogo-fabbrica-prato-tuttacronacaE’ stato il Gip del tribunale di Prato ad emettere i provvedimenti a seguito dei quali la Guardia di Finanza ha eseguito 11 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di appartenenti ad una presunta associazione a delinquere composta da italiani e cinesi che a Prato favoriva il rilascio di falsi certificati di residenza ad immigrati di origine cinese. Nell’inchiesta è coinvolto anche un pubblico ufficiale che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, aiutava l’associazione a ottenere illecitamente, in cambio di denaro ed altre utilità, le iscrizioni all’anagrafe di cittadini cinesi che non ne avevano i requisiti ed erano entrati in Italia illegalmente. Stando quanto si apprende, dalle indagini sarebbe emerso che almeno 300 cittadini cinesi hanno usufruito dell’associazione per avere i documenti.

Il caso di Prato e la Kyenge incolpa gli italiani. Di chi ci possiamo fidare?

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La Kyenge incolpa gli italiani per la strage avvenuta a Prato nella fabbrica di abbigliamento e ha ragione.  Ma ha ragione perché l’Italia ha soprattutto  la colpa di tollerare questi comportamenti sul suo territorio, l’Italia ha colpa di non avere risorse e mezzi per accertare chi, come questi imprenditori cinesi, viola non solo le regole basilari di dignità umana, ma anche la sicurezza sul lavoro. La Kyenge ha ragione, ma a questo punto l’unica cura, veramente possibile, sarebbe chiudere le frontiere e ammettere il proprio fallimento, lasciando che  i cinesi e le altre comunità di stranieri vadano a fare imprenditoria in quelle nazioni dove i loro diritti sono tutelati, unitamente ai diritti del paese ospitante. La Kyenge ci accusa affermando «La comunità cinese ha le sue colpe, noi abbiamo le nostre. I cinesi hanno bisogno di uscire dalle loro comunità chiuse, ma per farlo devono potersi fidare di noi. E noi forse non abbiamo dato loro tutta la protezione necessaria», spiega. «I bambini cinesi di Prato sono ormai italiani di terza generazione. Parlano i dialetti locali. Vanno a scuola e si direbbe che siano perfettamente integrati. Ma quando crescono ed entrano nell’età lavorativa si trovano praticamente tutti rinchiusi all’interno delle varie imprese a carattere familiare». E, aggiunge, «se sono sfruttati, non denunciano. Noi dovremmo dare loro la sicurezza della protezione, se denunciano lo sfruttamento. La loro difesa passa per un percorso di immigrazione regolare». Quindi il ministro chiede «ai membri della comunità cinese di sentirsi cittadini a pieno titolo e di non esitare a denunciare una situazione che non va». Kyenge rivolge un monito anche alle Istituzioni affinché «si faccia crescere la sensibilità sul tema della dignità del lavoro».

La Kyenge ha ancora una volta  ragione  a dire che i cinesi sono chiusi nella loro comunità perché non si fidano delle nostre istituzioni, ma quanti italiani hanno ancora  fiducia nello Stato? Basta dare un’occhiata alle statistiche!  Quale italiano che accende la televisione e vede quelle immagini di tragedia e dramma all’interno della fabbrica di Prato, può credere in uno Stato che permette ai cinesi di lavorare e vivere in situazioni disumane, mentre  sale l’angoscia per gli italiani sempre più disoccupati  che non hanno neppure la possibilità di crearsi un futuro? Perché gli italiani devono tollerare che i cinesi possano violare le leggi? Loro una comunità di cui si fidano ce l’hanno,  ma gli italiani ? In fondo la Kyenge, ministro senza portafoglio, parla di protezione necessaria per i cinesi, ma dove sono quelle per la tutela dei nostri figli? Dove solo quelle per i pensionati? Dove sono le tutele per i disabili o per i malati? Dove è lo Stato di diritto se i cittadini italiani sono solo numeri di conto corrente per chiedere tasse  mentre scadono i servizi? Non ci sono tutele, è perfettamente giusto il discorso della Kyenge: l’integrazione è un lusso che non possiamo permetterci!  E allora, non illudiamo gli stranieri, non promettiamogli un futuro, lasciamoli andare in altre nazioni a realizzare i loro sogni e quando e se potremo li accoglieremo… Se le condizioni del nostro paese miglioreranno. Ora è solo sfruttamento e un biglietto da visita per l’estero.

Prato: dalle lacrime, alle polemiche

prato-incendio-tuttacronacaHanno perso la vita in sette persone a Prato, nell’incendio divampato in una fabbrica tessile gestita da cinesi. Ora, dopo un primo momento di sconforto, ex imprenditori e lavoratori del settore gridano la propria rabbia. Strozzati da concorrenza e regole ferree hanno perso il lavoro, come un ex proprietario di un’azienda locale che si chiede: “Subivamo continui controlli, noi, su tutto. Come è possibile che i cinesi possano invece operare in queste condizioni?” Nel capannone non si trovava solo la fabbrica di confezioni, ma anche un dormitorio così che, accanto a materiale altamente infiammabile, si trovavano dei loculi dove riposavano i lavoratori. E mentre la procura di Prato ha aperto un’indagine per omicidio colposo plurimo, un imprenditore che ha chiuso la sua azienda 11 anni fa, Massimo Nuti, tiene a sottolineare: “Mi hanno fatto chiudere. Per un’azienda in regola non è possibile sopravvivere. Loro fanno una concorrenza scorretta”. Con lui Alessandro Mati: “La mia azienda ha chiuso nel 2008, era un’impresa regolare. Ma non ce la faceva più, la concorrenza cominciava a essere spietata. Il titolare ha mandato a casa 50 dipendenti, 50 famiglie sulla strada. Ed ecco come vivono i lavoratori cinesi, quattordici ore di lavoro al giorno, dormono e mangiano in loculi, senza igiene, senza sistemi di sicurezza, sottopagati. Come può un’azienda in regola competere in queste condizioni?” Lo stesso procuratore della Repubblica Piero Tony ha dichiarato: “La maggior parte delle aziende sono organizzate così: è il far west. I controlli sulla sicurezza e su ciò che è collegabile al lavoro, nonostante l’impegno dei tutte le amministrazioni e delle forze dell’ordine, sono insufficienti. Siamo sottodimensionati: noi come struttura burocratica, ha spiegato il procuratore, siamo tarati su una città che non esiste più, una città di 30 anni fa”. Anche dal Colle arrivano moti di indignazione, con il Presidente della Repubblica che sollecita “interventi concertati a livello nazionale, regionale e locale per far emergere da una condizione di insostenibile illegalita’ e sfruttamento” realtà produttive e occupazioni che possono contribuire allo sviluppo economico”. E il ministro del Lavoro Giovannini ha reso noto che nel 76% delle aziende del distretto di Prato sono state rilevate irregolarità nei primi 9 mesi del 2013. Il tasso medio, nella regione Toscana, è del 63%. “Ho parlato con il segretario generale del ministero per valutare i passi da fare” ha aggiunto Giovannini, ricordando come “al ministero spetti il controllo sulla regolarità dei lavoratori mentre ad altri spetta verificare le infrastrutture delle aziende ed i sistemi antincendio”.

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Il rogo della fabbrica-dormitorio a Prato: ipotesi di omicidio plurimo

incendio-prato-tuttacronacaLa procura di Prato ha aperto un’inchiesta a seguito dell’incendio della fabbrica-dormitorio tessile in cui hanno perso la vita sette lavoratori cinesi. I reati per i quali è stata aperta sono quelli di omicidio colposo plurimo, disastro colposo, omissione di norme di sicurezza e sfruttamento di mano d’opera clandestina. Piero Tony, il procuratore della Repubblica, al riguardo ha affermato: “E’ il far west. I controlli sulla sicurezza e su ciò che è collegabile al lavoro, sono insufficienti”.

L’orrore dell’ operaio cinese: ha cercato di rompere il vetro, ma ha trovato le sbarre

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L’orrore della fabbrica cinese a Prato, non ha fine. Uno degli operai morti nell’incendio ha tentato di salvarsi rompendo il vetro di una finestra, ma ha trovato le sbarre a impedirgli la fuga. Il suo corpo è stato trovato nell’unica parte dove c’erano i cosiddetti “loculi” adibiti a dormitorio. Quella parte della fabbrica non è crollata ma è diventata la tomba per quell’operaio che è stato ritrovato con il braccio fuori dalla finestra, tra le sbarre. Gli altri invece sono stati ritrovati sotto le macerie del soppalco che è crollato. Alla fine il bilancio dovrebbe essere di 7 morti, ma potrebbe aggravarsi dato che alcuni feriti sono in ospedale in condizioni critiche.

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L’allarme è stato dato da un ex carabiniere Leonardo Tuci, membro dell’Associazione nazionale carabinieri in congedo: “Stavo passando con la mia auto quando ho visto una colonna di fumo provenire dal capannone. Mi sono avvicinato e ho visto che c’erano alcuni cinesi che mi venivano incontro piangendo e urlando. Sono corso verso il capannone e ho visto un cinese che con un estintore in mano per cercare di spegnere l’incendio. Allora ho preso anche io un estintore per aiutarlo. Era stremato, anche per il freddo, e continuavo a sentire le urla dei cinesi”.

Morte in fabbrica, a Prato va in fumo un’impresa tessile: 3 morti e 2 feriti gravi

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Tragico incidente questa mattina in un’impresa tessile di Prato gestita da cittadini cinesi. L’incendio, scoppiato alla periferia della città nell’area del Macrolotto, ha ucciso tre persone. Sono invece sei gli ustionati gravi. Si tratta di una ditta di confezioni di abiti. Le fiamme hanno causato il crollo di una parte del fabbricato che sarebbe adibito a dormitorio: piccoli ambienti ricavati con pareti di cartongesso e dove probabilmente si trovava a dormire l’uomo trovato morto. I Vigili del Fuoco stanno lavorando per capire le cause dell’incendio e per mettere in sicurezza la fabbrica.

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Chi produce la Bibbia? La Cina!

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Anche la Bibbia è un business e così i cinesi, il Paese più ateo del mondo, si è aggiudicato il primato con 107 milioni di testi sacri prodotti, in unica fabbrica, a Nanjing, nel sudest del paese, tra il 1987 e il 2012. Alla fine degli anni ’80, quando le religioni sono ricominciate a essere praticate più apertamente, grazie alle sovvenzioni date dalla e British United Bible Societies e dalla fondazione Amity, il mercato è diventato florido! Dal 1988, anno di inizio delle attività sono passati dai 500mila libri stampati (quasi tutti per il mercato cinese) ai 12 milioni dell’anno scorso di cui oltre il 40% era destinato al mercato estero. Ora la fabbrica impiega 600 dipendenti e i suoi capannoni continuano a espandersi di anno in anno. “Abbiamo creato un modello di business di successo”, si è vantato il vicedirettore della Fondazione Almaty con il giornale governativo Global Times. “Siamo felici di servire le chiese di tutto il mondo e di usare i profitti derivati dalla pubblicazione delle Bibbie per aiutare i più deboli”. Pensando ai più deboli, la fondazione Amaty riceve anche donazioni per più di 12 milioni di euro all’anno provenienti da tutto il mondo.

 

La dura protesta degli animalisti, sangue sui banconi della carne

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Protesta dura, durissima degli animalisti che sono andati allo spaccio di una fabbrica che produce carni a Soglowek, in Israele, a tirare sangue finto sul bancone dove sono esposte le carni. Gli attivisti del movimento “269 Life” sono stati in seguito arrestati.

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Risarciscono la moglie del lavoratore morto 60 anni fa: solo 444,76 euro

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Severino Busacchini, morì a 30 anni, in fabbrica, il 30 marzo 1954, 3 mesi dopo aver sposato la moglie Eleonora. Il rimborso Inail la vedova non lo ha mai avuto. Ora a distanza di 60 anni arriva, ma non tiene conto dell’inflazione e vengono quindi stimati 444,76 euro che equivalevano più o meno a 1 anno e mezzo di stipendio del 1954. E’ la nipote Annalisa Lonati di Nave quindi che dovrà produrre i documenti atti ad accertare che lei è l’erede, poiché Eleonora non si risposò e non ebbe mai figli.

Annalisa Lonati al Corriere della Sera dichiara:

“«Quasi certamente quella pratica sarà rimasta sepolta in qualche cassetto. Ma mi chiedo come mai decidere di portarla a termine dopo 60 anni. Sarebbe stato forse più dignitoso per tutti cestinarla»”.

 

Shanghai e la bomba d’acqua dei tifoni. 30 voli cancellati

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La bomba d’acqua è arrivata portata dai tifoni Fitow e Danas, la città è stata colpita da 152 millimetri di pioggia, un vero record negli ultimi 52 anni. Oltre 600 case allagate e oltre 50 strade impraticabili. Due operai sono morti in una fabbrica nel distretto di Jiading ieri mattina. I due, un uomo e una donna sono rimasti folgorati, con ogni probabilità, dai fili elettrici mentre attraversavano la zona allagata. Cancellati 30 voli.

Cattive notizie dalla Bosch, 5 mln di lavastoviglie sono a rischio incendio

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Sarebbero circa 5 milioni le lavastoviglie importate importate in tutto il mondo in cui è stato riscontrato un problema tecnico e quindi ora sarebbero a rischio incendio. A dirlo è il quotidiano tedesco  Die Welt, che consiglia a tutti i proprietari di lavastoviglie Bosch di controllare se il loro modello è stato prodotto tra 1999 e il 2005.

Il problema era stato riscontrato il 30 agosto e sul sito del noto marchio di elettrodomestici era stato comunicato di consigliare appunto la data di produzione come  i “misura volontaria di sicurezza”. Si invitava anche, nell’eventualità si fosse possessori di un modello che rientrava in tale arco temporale di produzione, a far sostituire gratuitamente un pezzo soggetto a surriscaldarsi. L’azienda precisava che il rischio di incendio era  “in casi estremamente rari”. Però, aggiungeva, “bisogna che una persona sia presente quando la lavastoviglie è in funzione”. Ora che si è capita l’entità del problema e la vastità di lavastoviglie vendute con questo difetto di fabbrica,  bisognerà, in Germania, attendere almeno fino alla metà del mese di settembre.  Inoltre il giornale denuncia il fatto che il rischio-incendio era noto da ben quattro anni, da quando cioè, nel 2009, mezzo milione di questi elettrodomestici erano stati “richiamati” dagli Stati Uniti dove si erano già registrati 51 incidenti e 30 incendi.

 

In Cina si muore per le scorie chimiche, ma le autorità negano

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In Cina si muore per le scorie chimiche anche a distanza di anni. Per l’esattezza sono 4 anni che l’impianto chimico Xianghe nella cittadina agricola di Zhentou nella provincia cinese dell’Hunan ha chiuso, ma le persone continuano a morire di cancro causato da esposizione a metalli pesanti. Troppe morti e se i giovani cercano di fuggire altrove chi rimane davanti a se a poche speranze di rimanere in vita. Gli agricoltori hanno smesso di vendere i loro prodotti, che in quella zona della Cina, sono l’unica risorsa per vivere da quando l’impianto ha chiuso e molti sono stati licenziati. Quel terreno è inquinato e la pioggia è veleno, come si può vivere a contatto con un inquinamento così massiccio? Naturalmente le autorità locali negano, anzi ribattono che hanno speso 16 milioni di yuan per la pulizia del suolo e hanno fatto sapere che ora la terra è stata bonificata e può essere coltivata di nuovo. Ma la gente non ci crede. Lo scorso anno alcuni abitanti hanno sottoposto un campione di terreno ad una analisi presso un laboratorio privato. I test hanno rivelato un livello di cadmio di 93,8 milligrammi per chilogrammo laddove in base alle norme nazionali i terreni agricoli dovrebbero contenere non più di 0,3-0,6 milligrammi di cadmio per chilogrammo.

Ma i funzionari locali sostengono che tutte le prove addotte sono prive di scientificità. Il governo locale ha offerto un unico risarcimento di 3.800 yuan (circa 400 euro) per tutti i residenti che vivono in un raggio di 500 metri del sito incriminato indipendentemente dal loro stato di salute oltre ad un pagamento una tantum di 1.200 yuan per ogni pezzo da 667 metri quadrati di terreni agricoli di proprietà di abitanti del villaggio. Ma per ottenere tali somme i residenti hanno dovuto firmare un accordo promettendo di non aderire ad eventuali petizioni o proteste.

Pagati per rimanere in silenzio? Morire nell’assoluta indifferenza?

Per capire la gravità del fenomeno basta analizzare la popolazione presente in uno dei tre villaggi quando nel 2004, prima dell’apertura dell’impianto chimico destinato a produrre indio, un metallo utilizzato nei pannelli solari e negli schermi a cristalli liquidi, la popolazione raggiungeva circa le 1000 unità, oggi ne sono rimaste circa 300.

Si iniziò una dura lotta tra le autorità e la popolazione locale, tanto che la notizia non poté essere passata sotto silenzio ed ebbe rilievo nazionale. Nel 2009 l’impianto fu chiuso e allora le autorità furono costrette ad ammettere che alcune persone erano morte di cancro per esposizione a metalli pesanti ma da sempre gli abitanti della zona sostengono che il numero reale delle persone colpite è due o tre volte superiore al numero ufficiale. Ora gli abitanti hanno iniziato a compilare delle proprie liste: ogni volta che muore una persona viene appurata se la morte è stata causata dal cancro e a quel punto viene inserita nella lista.

La Cina naturalmente non vuole ammettere che probabilmente la bonifica che è stata fatta non è stata sufficiente e che i danni dell’impianto si propagano anche a distanza di tempo. Servirebbero davvero interventi risolutivi, ma naturalmente i prezzi potrebbero essere molto elevati e soprattutto far nascere il sospetto che l’industrializzazione cinese è stata pagata soprattutto in termini di vite umane da molti agricoltori che vivevano a ridosso di fabbriche inquinanti. Anche se la Cina ha iniziato un processo di disinquinamento quanti anni occorreranno per bonificare i terreni inquinati? Quante persone moriranno nell’indifferenza? Quanti si cercheranno di far tacere dando un magro contributo e chiedendo in cambio l’assoluta connivenza con questo disastro ambientale?

Reginetta di bellezza per professione e fabbricatrice di bombe per hobby

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Due attività che davvero lasciano stupite, anche perché nell’immaginario collettivo chi si potrebbe sognare che una reginetta di bellezza, sorridente, leggiadra e simpatica possa per hobby, insieme ai suoi amici fabbricare e lanciare esplosivi?  Kendra McKenzie Gill, 18 anni, lo scorso 8 giugno ha vinto una borsa di studio da 2.000 dollari venendo eletta miss Riverton, una cittadina dello Utah, e con la speranza di poter accedere alla competizione statale. La  stessa Kendra McKenzie Gill, sabato scorso è stata arrestata insieme ad altri tre coetanei per aver scorrazzato in auto nel quartiere lanciando bottiglie di plastica riempite con una sostanza caustica – un prodotto per pulire il water – avvolta in fogli d’alluminio. Lanciavano i contenitori, instabili e quindi esplosivi, contro alcuni conoscenti o contro le porte delle case. Nessuno è rimasto ferito, ma i giovani sono stati incriminati e rischiano da 1 a 15 anni: «Non abbiamo ancora capito perché lo abbiano fatto – ha spiegato il procuratore Blake Nakamura – Ma ovviamente erano in possesso di esplosivo, li accusiamo di averli lanciati vicino a persone e abitazioni, e quindi di aver potuto causare ingenti danni». Secondo uno dei ragazzi, si sarebbe però, trattato solo di uno scherzo, magari “spaventare a morte” un amico.

 

Allarme inquinamento a Rovigo, va a fuoco un’impresa di riciclo

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C’è paura alla Polimero di San’Apollinare dopo che una fitta colonna di fumo nero visibile a distanza di chilometri ha fatto scattare l’allarme inquinamento. L’incendio si è sviluppato nel primo pomeriggio nel deposito della fabbrica di riciclo di materie plastiche sita nella frazione di Rovigo. Le cause dell’incendio sono ancora da accertare, mentre si cerca di capire se nel rogo siano stati coinvolti operai dell’azienda.

Intanto l’Arpa sta eseguendo i campionamenti, ma per ora avrebbero escluso la presenza di diossina nell’aria. Sul posto sono sopraggiunti i Vigili del Fuoco di Rovigo e Ferrara.

Di cosa si occupa l’azienda?

In particolare l’azienda si occupa di riciclo di polietilene ad alta ed a bassa densità, oltre che del polietilene lineare (settore film ed estrusione). Con i propri impianti è in grado di convertire materiale plastico di scarto, in granulo di polietilene rigenerato da riutilizzare come materia prima per la produzione di nuovi manufatti e prodotti.

Il sindaco ha anche emesso un’ordinanza nella quale invita la popolazione a non uscire di casa e a non raccogliere verdura, in attesa degli accertamenti scientifici sulla possibile diffusione nell’aria di sostanze nocive. Auto della polizia municipale hanno percorso la città per annunciare il contenuto dell’ordinanza alla popolazione, mentre veniva evacuata la piscina comunale all’aperto che si trova in linea d’aria a circa 3-4 chilometri dalla fabbrica.

“Una palla di fuoco!”, così i testimoni dell’esplosione in fabbrica

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Un camion che urta alcuni tubi durante una manovra e innesca una forte esplosione a cui segue un enorme incendio nell’impianto della Williams Olefins di Geismar, a 60 miglia da New Orleans, in Louisiana. I feriti sarebbero già sette, ma ci l’esplosione avrebbe anche provocato un numero ancora imprecisato di vittime.

Le squadre di soccorso sono ancora al lavoro per mettere in salvo il personale dell’impianto e le autorità hanno raccomandato ai residenti di non aprire le finestre in quanto i fumi della combustione potrebbero essere tossici. Nell’azienda produce etilene e propilene, due gas estremamente infiammabili, comunemente usati come reagenti nell’industria petrolchimica.

Uno sguardo a… La Bagna Cauda

La ricetta puoi trovarla QUI!

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Adriano Olivetti… La storia siamo noi.

Adriano Olivetti… Documentario Rai.

Adriano Olivetti… In me non c’è che futuro di Michele Fasano

Gente di Ivrea… Adriano Olivetti

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Uno sguardo a Ivrea e… al passato!

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Uno sguardo a Ivrea… e alla storia.

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Uno sguardo a… IVREA, Piemonte.

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Rogo in Germania: 7 morti tra cui 6 bambini!

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Sono divampate le fiamme, nelle prime ore dell’alba, al primo piano di un palazzo nella città di Backang, vicino a Stoccarda. L’allarme è stato dato quando le fiamme sono state viste fuoriuscire dalla finestra e l’edificio era ormai avvolto da una coltre di fumo. Domare le fiamme nell’edificio non è stato semplice perchè lo stabile è un “labirinto” in cui vi sono anche due ristoranti, una fabbrica di cuoio e vari negozi. Centinaia di vigili del fuoco sono stati impegnati in questa operazione che ha richiesto diverse ore. La causa del rogo non è chiara, anche se probabilmente è stata innescata da una stufa a legna installata al primo piano. Non si esclude neppure l’ipotesi di un incendio doloso causato da odi razziali. Nell’edificio vivevano 13 persone e inizialmente ne mancavano 11 all’appello. Poi i vigili sono riusciti a raggiungere tre persone che si erano rifugiati sul terrazzo e altre 3 persone ferite che sono state immediatamente trasportate in ospedale. Al momento le vittime accertate sono 7 di cui 6 bambini, ma il bilancio non è definitivo.

 

Si muore all’Ilva e s’indaga su 8 persone!

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A Taranto si muore… e non solo d’esalazioni! Così il pm di Taranto Antonella De Luca ha fatto notificare otto avvisi di garanzia per omicidio colposo per l’incidente in cui oggi e’ morto l’operaio Ciro Moccia ed e’ rimasto ferito gravemente un suo collega, Antonio Liddi, della ditta esterna Mr cui e’ affidato l’appalto di rifacimento nel reparto cokerie. I destinatari del provvedimento sono dipendenti dell’Ilva e dell’azienda d’appalto Mr. Tra loro c’e’ anche il direttore del siderurgico Antonio Lupoli. LA MORTE SUL LAVORO E’ SEMPRE EVITABILE!

Incidente all’Ilva: un morto e un ferito grave!

ilva - morti sul lavoro

Un operaio, il 42enne Ciro Moccia, è morto e un altro Antonio Liti,  è rimasto gravemente ferito in un incidente avvenuto questa mattina all’Ilva di Taranto. L’incidente è avvenuto alla batteria 9 delle cokerie: i due sono caduti mentre erano insieme sul piano di carico. Sospeso il lavoro in fabbrica.

SI SPARA IN FABBRICA! 5 MORTI

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Sono almeno 5 i morti nella sparatoria avvenuta oggi alla Kronospan di Menznau, nei pressi di Lucerna, un’azienda per la lavorazione del legno. Ci sono anche diversi feriti, alcuni in gravi condizioni. Lo riferisce la Radio svizzera citando fonti di polizia.

Incendio in un cantiere in Russia: 10 morti e 13 feriti, due dei quali gravi

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