Guai per la Germania? Indagine per eccesso di export, da parte dell’Ue

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Indagine per eccesso di export questa è l’accusa volta dalla Commissione Ue nei confronti della Germania. Da oggi infatti sarà inviata un’analisi approfondita “sull’elevata eccedenza di bilancio”. L’annuncio è stato dato da José Manuel Barroso che ha anche precisato che l’indagine è finalizzata a capire se Berlino “può fare di più per contribuire al riequilibrio dell’economia europea”. Il surplus commerciale della Germania “può mettere pressione sull’apprezzamento dell’euro e rendere difficile il recupero della competitività dei Paesi periferici dell’Eurozona”. Non è ancora stata aperta la procedura d’infrazione che potrebbe condurre a sanzioni significative, ma è comunque chiaro il monito lanciato a Berlino.

 Anche se la strada sembra in salita infatti è facile sanzionare un paese in cui l’economica è debole e i conti non tornano, più arduo dimostrare che l’economia tedesca invece migliora a scapito di alcuni paesi membri… altra annosa questione è poi che l’enorme attivo tedesco che viene corroborato anche dall’export ha tra i partecipanti proprio i paesi che subiscono di più questa pressione, a iniziare dall’Italia che ha beneficiato dei fornitori tedeschi per 5,1 mld nel 2011 e 5,6 mld nel 2012.

 

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Moody’s e quell’Italia disoccupata, ma… in ripresa!

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Sempre più disoccupazione, ma in ripresa! Questo il quadro impietoso dell’agenzia di rating Moody’s per il 2014. Moody’s si aspetta un ritorno della crescita in Italia dopo due anni di recessione, in un clima globale ”meno incerto”. L’agenzia vede per l’Italia un Pil 2013 fra -2 e -1% (tre mesi fa era fra -2,5% e -1,5%) e fra zero e +1% nel 2014 (era -0,5% e +0,5%).

Continua però la crescita della disoccupazione, prevista fra il 12 e 13% nel 2014.

Crescita senza occupazione, la produzione che non produce posti di lavoro: questa è la “ripresa” economica nell’Eurozona al tempo del capitalismo finanziario.

La culla dell’arte non è interessata alla cultura… solo 8 su 100 hanno interesse!

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La vera decadenza dell’Italia risiede in un dato allarmante: il disinteresse per la cultura. Solo l’8% ha un alto interesse per i prodotti culturali che d’altra parte sono in contrazione in tutta l’Eurozona. Eppure nella “bassa pratica culturale” almeno un italiano su due è interessato, ben più della media europea che si attesta su un 34%. Cosa ci manca quindi? Un balzo in avanti, non fermarci al primo step. Tra aprile e maggio scorsi intervistando oltre 26 mila persone nei 27 paesi dell’Unione, emerge che in Italia si è ridotto anche il consumo di programmi culturali in Tv e Radio (solo il 60% ha detto di averne visto ‘almeno uno negli ultimi 12 mesi, con un calo di 14 punti). Giù in Italia anche tutti gli altri tipi di consumi culturali: -7% per la lettura di libri (solo il 56% ne ha letto almeno uno in un anno), -1% per la frequentazione dei cinema, -8% per le visite a monumenti storici, -4% per le visite a musei e gallerie, -5% per i concerti e per le viste alle biblioteche pubbliche, -2% per i teatri e -3% per balletto e opera. Ed anche per la partecipazione attiva quella degli italiani è molto al di sotto della media europea. Il 62% degli europei confessa di non partecipare ad alcuna attività culturale, percentuale che sale all’80% per gli italiani. Male anche l’uso di internet a scopo culturale: il 27% degli italiani non lo usa mai ed un altro 20% utilizza la rete non più di tre volte al mese.

La ripresa è in ritardo! Arretra ancora il Pil, ma ora si spera nel 2014

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La ripresa? Ci assicurano che ci sarà nel 2014, ma per ora l’unica certezza è che il Pil fa un passo indietro e si porta a -1,8. Poi l’Istat però emana anche quello che dovrebbe essere un dato positivo, nel prossimo anno il nostro Pil sarà +0,7. Ma è davvero positivo? Il governo nelle ultime stime ufficiali indicava -1,7% per il 2013 e +1% per il 2014. Quindi la ripresa è in ritardo? Sembra proprio di sì… E non preoccupa tanto quello 0,1% in peggioramento fatto registrare nel 2013, ma quel -0,3% (da 1 ora si parla di 0,7%) che non promette nulla di buono. Vi ricordate le parole di Romano Prodi all’inaugurazione dell’Eurozona?

“Con l’euro lavoreremo un giorno di meno guadagnando come se lavorassimo un giorno di più”.
Dove sono andate a finire quelle parole? Dove sono i sogni infranti di milioni di italiani che speravano di entrare a far parte degli Stati Uniti d’Europa? Dove è la difesa degli stati membri? Nella condanna dei cittadini greci? Nella debacle di Malta, nella disoccupazione della Spagna e nel Pil negativo dell’Italia?
Oggi, a distanza di anni (che sembrano ormai anni luce) Romano Prodi torna a parlare e lo fa in un ottica diversa. In un intervista rilasciata al Sole 24 Ore risponde così alle domande del giornalista:
Sul deficit/Pil attualmente fissato al 3%
“Non è stupido che ci siano i parametri come punto di riferimento. E’ stupido che si lascino immutati 20 anni. Il 3% di deficit-Pil ha senso in certi momenti, in altri sarebbe giusto lo zero, in altri il 4 o il 5%”. Prodi propone allora di “escludere temporaneamente dal computo del deficit i 51 miliardi versati dall’Italia alla solidarietà europea e usare quelle risorse per investimenti pubblici straordinari”.
La Bce è influenzata dalla Bundesbank
“Un accordo presuppone una politica che lo gestisca e la politica non si fa con le tabelline. Ci fosse ancora un’Europa forte sì. Ma oggi ci sono solo i Paesi e uno solo al comando, la Germania. Anche la Bce, che pure, con Draghi, è l’unico potere forte europeo e ha fatto tanto, non è onnipotente. Ha uno statuto e la Bundesbank in consiglio…”.
Italia, Francia e Spagna dovrebbero battere i pugni sul tavolo
Di fronte a questa situazione i cosiddetti pugni sul tavolo “dovrebbero batterli insieme Francia, Italia e Spagna, ma non lo fanno perche’ ciascuno si illude di cavarsela da solo”. Quanto alla situazione dell’Italia, “in tre anni di austerità il rapporto fra debito e Pil è sempre aumentato. Vuol dire che è una politica sbagliata. Se sforassimo i parametri i tassi andrebbero alle stelle e saremmo daccapo”.

 

La Germania vuole nuove regole, il nuovo obiettivo è strangolare l’Eurozona?

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La Merkel, forte della vittoria alle elezioni e in vista del patto con Spd, rimette sul tavolo gli accordi dell’Eurozona.  Secondo anticipazioni di Der Spiegel, Angela Merkel è intenzionata a chiedere una modifica del Trattati dell’unione europea per mettere in riga con sanzioni veloci gli Stati poco virtuosi in tema di politica di rigore. Il settimanale di Amburgo, nella sua edizione online, aggiunge che la cancelliera ha già informato il presidente dell’esecutivo europeo, Hermann van Rompuy, del suo piano giovedì scorso. Dunque ben prima di aver formato un nuovo governo e una nuova maggioranza, Merkel iscrive il rigore come priorità del futuro programma dell’esecutivo tra centrodestra e Spd a Berlino. Secondo alcuni osservatori qui la socialdemocrazia concederebbe a Merkel la rinuncia da parte della sinistra stessa all’introduzione degli eurobonds, o ad altre concessioni ai paesi dell’eurozona in crisi (Europa meridionale e Francia) in cambio di più impegno per crescita occupazione e potenziamento del welfare state a casa.

Al ministero delle Finanze tedesco si sta già lavorando, secondo Der Spiegel, per studiare come inserire nel Protocollo 14 dei Trattati europei le modifiche richieste, che riguarderebbero nuove regole comuni per il controllo dei bilanci degli Stati nazionali membri dell’eurozona e della loro politica economica. In altre parole: in cambio del sempre più oneroso sostegno finanziario della Repubblica federale al salvataggio dell’euro, Berlino chiede a tutti (anche alla Germania stessa) una decisiva rinuncia di sovranità e devolution di sovranità alle autorità della Ue politica. Un’Europa politica unita e forte nel mondo, pensano evidentemente alla cancelleria, si fa anche così. Pazienza se il costo sociale può essere pesantissimo nell’Europa mediterranea.

Le modifiche che Merkel chiede di apportare ai trattati europei vengono chiamate dalla diplomazia tedesca “contractual arrangements” e sarebbero blindate con cifre e scadenze da rispettare, controllabili da parte delle autorità europee in ogni momento in ogni paese membro dell’Eurozona o del resto dell’Unione. Un’altra modifica che la Germania auspica sarebbe l’istituzione di una specie di ‘ministro delle Finanze dell’euro’. Ma per Merkel non sarà facile imporre questa linea. Sempre secondo Spiegel infatti, le proposte tedesche, comunicate in via confidenziale alla Commissione europea, alla Bce, agli altri governi nazionali. hanno trovato immediate resistenze degli Stati dell’eurozona. E lo stesso Parlamento europeo si prepara a esprimere seri dubbi.

Se tale misura dovesse passare alcuni paesi, Inghilterra in testa sicuramente rivedrebbero la loro posizione in Europa. Difficile sarebbe anche la situazione in Francia dove il partito anti-europeista di estrema destra sembra essere in testa ai sondaggi.

Se questa è l’Europa… i tedeschi accusano il Sud di pigrizia!

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Ci fu chi disse fatta l’Italia bisogna fare gli italiani, ma siamo ancora in evoluzione… chi invece sembra essere un cavallo con i paraocchi è il Die Welt che bacchetta chi vuole introdurre un assegno di disoccupazione europeo e dice che sarebbe l’ennesimo regalo al Sud Europa.

Forse i tedeschi si sono dimenticati che in occasione dell’abbattimento del muro di Berlino tutti gli stati membri sono andati a sostenere l’unificazione della Germania.

Die Welt è il quotidiano conservatore per eccellenza che da sempre è riferimento per un segmento dell’opinione pubblica tedesca che vede come una minaccia al proprio benessere un aiuto al Sud Europa e che considera Grecia, Cipro, Spagna, Portogallo e Italia, Paesi di “pigri” e “inaffidabili”

Die Welt lancia quindi un attacco durissimo e afferma come « l’agio l’autocompiacimento sono sentimenti che non servono all’Eurozona. Senza la pressione dei mercati è tornato tutto al solito tran tran, anche l’Italia ha potuto concedersi una crisi di governo assurda. La Francia non ha mai avvertito la frusta degli investitori, strappando i limiti del Patto di Stabilità ed evitando le riforme necessarie». Per Die Welt non esiste una soluzione facile e comoda alla crisi, e chi la cerca vuole solo curare i sintomi, non guarire la causa delle difficoltà dell’Eurozona. « Questa è una falsa solidarietà, un’ammissione della propria incapacità, ed un pessimo segnale ai disoccupati. Per chi non svolge alcuna mansione è indifferente dove arrivi il sostegno economico. Essi vogliono un lavoro».

Se questa è l’Europa…

Il sogno di Letta s’infrange sui dati industriali: la Spagna supera l’Italia

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Speranze di ripresa, sogno di un’Italia che ricomincia ad avere dati positivi, la disoccupazione che cala e la fiducia nei mercati internazionali che aumenta nei confronti del nostro Paese al momento sono solo utopie. Reali ci sono solo i dati e purtroppo ancora una volta sono drammatici. L’Italia è l’unico paese dell’Eurozona che, insieme alla Finlandia fa registrare un dato negativo e subisce così il sorpasso da parte della Spagna. Questo senza troppi giri di parole è il panorama che emerge dal rapporto ‘Competitività’ che approverà domani la Commissione Ue a Bruxelles. I dati anticipati dall’Adnkronos non hanno spiragli positivi per lo Stivale. Persino la Grecia, messa in ginocchio dalla crisi, ha migliorato la produttività, insieme alla Spagna che ha sorpassato l’Italia e sembra avviata a riforme che possano davvero dare un impulso alla competitività. Al palo resta il Belpaese che nonostante l’Ue spinga per ridurre le tasse, non riesce a farlo. Male anche i dati sull’energia. Domani  Bruxelles solleciterà Roma ad accelerare le riforme necessarie per la competitività industriale e dunque per la creazione di posti di lavoro. Cambierà qualcosa? C’è ancora tempo per invertire la rotta? Forse, ma il Governo è bloccato sulla decadenza di Berlusconi, sull’Iva e sul finanziamento ai partiti, non c’è spazio per il dramma sociale.

Pil italiano ancora negativo, mentre l’Europa esce dalla recessione

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L’Europa a 17 è uscita “tecnicamente” dalla recessione con un Pil a +0,3% nel secondo trimestre dell’anno. Ma invece si confermano gli incubi italiani, il nostro Pil infatti risulta ancora negativo ed è pari a -0,2%. Inoltre il Prodotto interno Lordo italiano è tra i peggiori dell’Eurozona insieme a Olanda, Slovenia e Cipro. Dove è la ripresa, se l’Italia è ancora in recessione?

L’Europa veleggia fuori dalla recessione, l’Italia fa il gambero

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L’Europa veleggia fuori dalla recessione  secondo la stima flash di Eurostat nel secondo trimestre 2013 il Pil cresce dello 0,3% sia in Eurozona che nella Ue-27. Un valore superiore alle previsioni e soprattutto il primo dato positivo dopo sei trimestri di cali consecutivi. Sicuramente non è l’uscita dai guai perché basta confrontare lo stesso trimestre del 2012 e scoprire che il Pil è a -1,1 in Eurozona e di -0,7 nella Ue, però il dato non è pessimo. E l’Italia? In Italia le cose non vanno, altro trimestre nero a -0,2%. Peggio di noi Cipro a -1,4%. Meglio di noi anche la Spagna con -0,1%. Volano gli Usa a +1,4% e bene in Giappone a +0,6% (anche se c’è stata una frenata rispetto al trimestre scorso in cui l’indice si attestava su +0,9%). Crescita anche  per la Germania, la Repubblica Ceca e la Finlandia con un favorevole +0,7%.

 La ripresa italiana dove sta? Sicuramente nella mente dei politici che continuano a esultare in un clima di instabilità politica che sicuramente non aiuta il nostro Paese. Troppa attenzione ai problemi del Cavaliere e tutto rimandato all’autunno. La spending review sulle auto e sugli aerei di stato è arrivata tardi, quando ormai gran parte delle spese dell’anno in corso sono già state effettuate, quindi se risparmio ci sarà sarà sugli esercizi futuri. Tutto rimandato, il futuro è rosa, ma il Pil dell’Italia fa il gambero rosso ?

E’ in arrivo una nuova crisi economica?

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Sembrava spazzata l’eurocrisi, ma c’è chi è pronto a giurare che invece siamo in una fase in cui si potrebbe ancora intensificare. Come è possibile? Analizzando i tassi d’interesse a livello globali ci si accorge che stanno lievitando e questo è l’effetto del ritiro, graduale, della liquidità della Fed. Quindi il costo del debito per molti paesi europei ancora in contrazione del Pil (come l’Italia) potrebbe risultare insostenibile. La Bce sta quindi pensando a “misure non convenzionali” da mettere in campo per evitare un nuovo crash della moneta unica che potrebbe risultare fatale per molti paesi dell’eurozona.

Mario Draghi avrebbe chiesto ai suoi collaboratori di fare una ricognizione a 360° per individuare quelle misure che, anche se non riuscissero a evitare una nuova crisi, quanto meno la potrebbero mitigare.

 

 

Arrestati alcuni italiani a Francoforte mentre manifestavano alla Bce!

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Violenza nella seconda giornata di “Blockupy” Francoforte. Verso la sede della Bce hanno marciato in 7mila oggi e tutto sembrava procedere tranquillamente. Le strade della capitale economica tedesca erano percorse dai manifestanti pacificamente, fino a quando un piccolo  gruppo di persone a volto coperto ha iniziato a lanciare pietre e fumogeni contro la polizia. La reazione delle forze della sicurezza è stata immediata: spray al peperoncino e lacrimogeni. Oggi l’ordine dato ai poliziotti era diverso da quello di ieri: impedire a ogni costo il passaggio dei dissidenti accanto alla Eurotower!

Alla fine ci sono stati diversi feriti e molti arresti. Tra i fermi anche decine d’italiani che erano arrivati a Francoforte da  Napoli, Padova, Venezia, Bologna e dalle Marche. Tra questi c’era anche il consigliere comunale di Venezia, Beppe Caccia.

Alle ore 20.00 solo due italiani sono stati rilasciati mentre gli altri si trovano ancora in stato di fermo. Intanto il corteo continua a fronteggiare la polizia e a ondate le forze dell’ordine irrompono tra i manifestanti e ne arrestano alcuni.

Le manifestazioni degli indignados oggi si sono svolte in oltre 80 città europee al grido di “I popoli uniti contro la Troika”, cioè Commissione Europea, Bce e Fondo monetario internazionale.  La protesta è sempre quella di attuare politiche tese a discriminare alcuni cittadini europei a favore di altri.

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Dura la ripresa… Draghi è scettico

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La Bce terrà sotto stretta osservazione gli sviluppi dell’economia dell’Eurozona e «siamo pronti ad agire». Lo ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi, rispondendo alla domanda se l’istituto abbia ulteriori strumenti o abbia invece esaurito il proprio arsenale. Il consiglio della Bce ha avuto una «lunga» discussione sui tassi d’interesse prima di decidere di lasciarli invariati. E la decisione è stata presa per «consenso», ha detto Draghi. «L’inflazione scesa ancora» e la previsione di ripresa nel secondo semestre «è soggetta a rischi al ribasso».

Piazza Affari gira in negativo dopo le parole del presidente della Bce, Mario Draghi, che vede una ripresa a rischio nel secondo semestre. Il listino milanese, che in mattinata guadagnava oltre un punto percentuale, è arrivato a perdere lo 0,33 per cento. Contrastati i bancari con Mps che perde il 2,6% mentre volano la Bpm e Mediobanca entrambe +3,6 per cento.
Frenano anche le Borse europee.

Cipro riaprono le banche… lesi i diritti di tutti i cittadini!

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Dopo quasi due settimane di chiusura, domani le banche di Cipro riaprono i battenti al pubblico nel tentativo di tornare lentamente alla normalità dopo un blocco cominciato lo scorso 16 marzo. Gli sportelli degli istituti di credito – secondo quanto annunciato in serata dalla Banca Centrale – torneranno ad essere operativi da mezzogiorno fino alle 18. I risparmiatori dovranno però fare i conti con rigide misure restrittive per il movimento dei propri soldi, prese apposta per evitare una fuga di capitali all’estero dopo il pesante prelievo forzoso (si parla del 40%) che verrà applicato su tutti i depositi oltre i 100.000 euro custoditi nella Bank of Cyprus, nella Laiki Bank e nella Hellenic Bank, rispettivamente il primo, il secondo e il terzo istituto di credito dell’isola. Il prelievo è stato imposto a Cipro dall’Eurogruppo nell’ambito dell’accordo raggiunto a Bruxelles nella notte tra sabato e domenica per il piano di salvataggio del sistema bancario cipriota. Le misure di controllo sui capitali nelle banche dureranno una settimana e includeranno anche limiti per l’uso delle carte di credito all’estero (5.000 euro al mese) e il trasferimento all’estero di contanti (3.000 euro), inoltre si potrà prelevare in contanti un massimo di 300 euro al giorno sia con carta di credito che con assegni. Chi deve recarsi all’estero non potrà portare con sè più di 1.000 euro in contanti e, in caso si abbiano titoli di Stato in scadenza, l’intestatario potrà prelevare solo il 10% dell’importo complessivo.

Perchè i cittadini di Cipro non si appellano alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo? Ledere il patrimonio di un cittadini con queste pesanti sanzioni significa mettere in ginocchio le prossime generazioni, significa umiliarlo e torturarlo psicologicamente, significa ledere i diritti fondamentali di ogni uomo. E’ una vergogna per il genere umano quello che è stato fatto ai ciprioti

Nella notte Anastasiades strappa l’accordo alla troika!

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Dopo le parole dure di ieri sera del Presidente cipriota Anastasiades che aveva senza timore accusato la troika di non voler trovare un accordo e aveva denunciato l’ostruzionismo dichiarando: “Volete costringermi alle dimissioni? Vi propongo una cosa e la rigettate, ve ne propongo un’altra e la rigettate, che volete che faccia? Se volete le mie dimissioni, ditelo”,  durante la notte l’Eurogruppo ha dato l’ok al piano di salvataggio di Cipro. Cosa prevede l’accordo?

La Laiki Bank sarà chiusa attraverso un processo controllato e i suoi asset finiranno in una ‘good bank’ e in una ‘bad bank’. Per i depositi sotto i 100mila euro scatterà la garanzia europea, quindi saranno salvi. Inoltre, non ci sarà alcuna tassa o prelievo sui depositi, ma un’altra forma di ‘bail-in’: si congelano cioé i depositi sopra i 100mila euro, che verranno poi convertiti probabilmente con obbligazioni dello Stato.

“L’accordo raggiunto mette fine alle incertezze su Cipro e sulla zona euro”, ha detto il presidente dell’eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, spiegando che “l’intesa evita la tassa e ristruttura profondamente il settore bancario di Cipro”. “Il programma contiene un approccio deciso per affrontare gli squilibri del settore finanziario. Ci sarà un’appropriata riduzione, con il settore bancario che raggiungerà la media europea nel 2018. Inoltre, Cipro s’impegna ad un programma di consolidamento dei conti, riforme e privatizzazioni”, ha detto Dijsselbloem. Le misure previste dall’accordo si limiteranno solo alle due banche maggiormente problematiche, cioé Laiki e Bank of Cyprus. La Laiki sarà risolta subito, in una bad bank e in una good bank, e quindi scomparirà. Gli asset buoni finiranno nella Bank of Cyprus, così come la liquidità d’emergenza della Bce (Ela), che deve essere restituita. Tutte le altre non saranno toccate. I depositi sotto i 100mila euro della Laiki saranno garantiti, quelli sopra i 100mila subiranno delle perdite che saranno decise durante il processo di liquidazione. Anche la Bank of Cyprus subirà delle perdite, ma non sarà l’Eurogruppo a stabilirlo, bensì lo farà nelle prossime settimane la troika, assieme alle autorità cipriote.

Il direttore del Fmi Christine Lagarde raccomanderà al Fmi di partecipare al piano di salvataggio di Cipro: lo ha detto Lagarde al termine dell’eurogruppo, spiegando come l’intesa raggiunta sia “buona”, perché “protegge i depositi sotto i 100mila euro, limita le misure alle due banche maggiormente problematiche e divide il peso tra Ue e Cipro in modo equo”.

L’accordo per il salvataggio di Cipro mette di buonumore le Borse europee e in rialzo appaiono anche i futures americani. In evidenza Vodafone (+2,3%) dopo le indiscrezioni su contatti per la cessione della sua quota nella joint venture con Verizon Communications per 135 miliardi di dollari. Bene Londra (+0,64%), Parigi (+1,4%), Francoforte (+1,07%) e Madrid (+1%). Milano (+0,6%) decelera ma si mantiene in linea con gli altri listini.

Ultimo tentativo per salvare Cipro… ma basterà?

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Il presidente cipriota Nikos Anastasiades si gioca l’ultima carta in una serie di incontri per salvare l’isola. A Bruxelles colloqui con il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, con il presidente della Commissione Jose Manuel Barroso – che hanno annullato la loro presenza al vertice Ue-Giappone di domani a Tokyo nella speranza di arrivare ad un’intesa – con il direttore dell’Fmi Christine Lagarde e con il governatore della Bce Mario Draghi, in pratica i massimi esponenti della troika, Ue, Bce e Fmi.

Si lavora su un piano di salvataggio che prevede fondamentalmente un prelievo forzoso del 20% sui depositi bancari di oltre 100mila euro custoditi nella Banca di Cipro e del 4% su quelli per lo stesso ammontare in altre banche. Le misure devono essere varate entro lunedì: termine oltre il quale la Bce non garantirà più liquidità al Paese.

La posta si alza e Cipro fa marcia indietro. Cade accordo con la Troika?

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L’annunciato accordo fra il governo di Cipro e la troika (Ue, Bce e Fmi) per il salvataggio dell’isola sarebbe a rischio. Lo ha riferito l’agenzia ufficiale cipriota Cna, come riportano le tv locali. Le difficoltà sarebbero cominciate a causa delle sempre più alte richieste avanzate dalla rappresentante del Fmi.

Ma quanto ci speculano sull’Italia?

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Come abbiamo fatto a diventare così importanti? nonostante le prospettive di crescita siano migliorate a livello globale, l’Fmi afferma che l’incertezza conseguente alle elezioni in Italia mette a rischio l’intera economia dell’Ue che potrebbe ripercuotersi (insieme alla politica di bilancio Usa) a livello mondiale. Il Fondo Monetario Internazionale dice in pratica che il nostro “villaggetto Italia” con la sua problematica di reperire una maggioranza certa e formare un governo potrebbe far collassare l’intero sistema economico mondiale. Siamo un bel po’ forte! Anzi siamo FIGHISSIMI! Noi, visti sempre un po’ come i “furbetti” della parocchietta, mandolini e pizza, corrotti fino al midollo, fino a quella vertebra dell’Mps connessa indissolubilmente ai partiti… noi quel popolo di navigatori, poeti e malandrini, possiamo mettere a rischio non solo l’euro, ma tutto il sistema finanziario del globo. E pretendono pure che noi ci crediamo!

Nella prospettiva dell’economia globale, spiegano gli economisti di Washington, “sono emersi nuovi rischi e i vecchi pericoli rimangono”. In particolare, “nel breve periodo, i rischi chiave – spiega il Fmi – sono correlati agli sviluppi nell’area dell’euro, inclusa l’incertezza legata al risultato delle elezioni in Italia, e alla politica di bilancio americana”.
Il problema forse è assai più complesso. L’America perde terreno sulla China e ha bisogno di nuovi “territori di conquista”, l’Eu fa paura e cerca in tutti i modi di spezzare i legami tra le nazioni. E se c’è la Merkel che spinta anche dal suo entourage vorrebbe vedere morti tutti i ciprioti, impiccati i greci e incornati gli spagnoli e fa una politica spietata come una corrida ai danni di tutti i Paesi del Mediterraneo che furono i primi a intervenire in sostegno della Germania quando ci fu la riunificazione dopo la caduta del muro di Berlino, dall’altra ci sono gli States che cercano il loro spazio. In tutto questo affogano le famiglie, si suicidano gli imprenditori, speculano i cinesi.
Tra lo spread che sale e scende pilotato dall’alta finanza, tra un Monti in ginocchio davanti alla sua eroina Angela (più musa di Beatrice per Dante) e un Bersani attonito che riceve il mandato e con il fardello sulle spalle è pronto a instaurare una oligarchia piuttosto che cedere lo scettro a un Renzi che avanza di giorno in giorno nei consensi popolari… noi diventiamo i veri attori dell’Economia Mondiale!
E FORZA ITALIA non si può neppure dire!

La Grecia rileva le filiali cipriote sul suo territorio!

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Il governo di Nicosia ha raggiunto con quello di Atene un accordo in base al quale la Grecia rileverà le succursali della banche cipriote in territorio ellenico ponendo così fine a giorni di incertezza sul destino di tali sedi. Intanto da Bruxelles arriva l’allarme dalla Commissione Ue: “Nella situazione attuale è molto importante che Cipro approvi le leggi sulla risoluzione delle banche e sulla restrizione dei capitali” ha detto infatti un portavoce.

Mosca rifiuta il prestito a Cipro e la Germania esulta!

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Michalis Sarris, ministro delle finanze cipriota, ha lasciato oggi Mosca, dove ha negoziato per due giorni un aiuto russo senza che finora sia stato annunciato alcun accordo. Sarris ha chiesto una estensione di 5 anni di un prestito russo di 2,5 miliardi di euro, con una riduzione del tasso di interesse, e proposto investimenti nel settore bancario ed energetico in cambio di un sostegno finanziario per risolvere la crisi dell’isola.

Mosca non è interessata alle proposte di Cipro, ha detto il ministro delle finanze russo Anton Siluanov annunciando che il negoziato è finito. Una decisione temuta e che ora potrebbe spingere Cipro nel baratro della bancarotta.

La questione di Cipro non può essere risolta solo dai contribuenti dell’Eurozona, i creditori delle banche di Cipro devono condividere il peso del salvataggio. Lo ha detto il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, in un’intervista al quotidiano greco Ta Nea. Il ministro delle finanze tedesco ha aggiunto che l’eurozona è pronta ad aiutare Cipro, ma l’isola deve impegnarsi a risolvere il problema alla radice. Aiuti sì, ma con strangolamento dei cittadini. La Germania nella crisi finanziaria sta creando il suo “impero” sulla pelle di coloro che, oltre ad aver avuto politici corrotti e collusi che hanno sperperato il denaro pubblico, ora si trovano a dover fare i conti con l’egemonia dell’Eu sempre più targata dalla politica della Merkel a tutela dei tedeschi anche sui cadaveri dei greci, ciprioti, spagnoli e forse italiani!

Tafferugli a Cipro… dopo l’annuncio della fusione delle banche sale la tensione!

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Sale la tensione a Cipro: davanti alla sede del Parlamento di Nicosia si registrano tafferugli tra manifestanti e polizia. I media locali riferiscono che a protestare sono soprattutto dipendenti della Laiki Bank (Banca Popolare). I disordini sono sorti dopo le voci circolate sulla possibile chiusura dell’istituto di credito in seguito ad una fusione con la maggiore Bank of Cyprus. La Banca Centrale del Paese ha però smentito categoricamente la chiusura.

Ue preoccupata per Cipro!

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Finalmente qualcuno ha messo lo stop all’egemonia tedesca e alla “casta” internazionale dell’alta finanza! Cipro ha alzato la testa e ha detto “NO!” Un grido che dovrebbe risuonare in Europa, dovrebbe frenare la “dittatura” a cui ci siamo sottoposti abbassando la testa e prendendo come esempio dalla Germania, un Paese che non ha risentito della crisi, solo perchè ha potuto fare la politica che voleva. Attraverso le sue manovre finanziarie si è imposto con violenza gettando la Grecia nella povertà assoluta e la Spagna nel dramma della disoccupazione. Poi ha tentato con l’Italia e ora era la volta di Cipro… Ma c’è chi ha detto BASTA! Adesso a chi toccherà?

Quello che è certo ormai è che Cipro non avrà bisogno di fare ricorso al prelievo forzoso su depositi bancari presenti sull’isola. Lo ha riferito poco fa la Tv Sigma citando una fonte vicina al governo. I leader dei partiti ciprioti, poi, hanno deciso all’unanimità di creare un «fondo di solidarietà », che dovrebbe impegnare i beni dello Stato come base per un prestito d’emergenza. Lo ha detto il numero due del partito democratico al governo, Averof Neophytou.

«La situazione a Cipro è molto seria ed è della massima urgenza che le autorità facciano chiarezza e presentino la loro proposta»: questa la posizione della Commissione Ue secondo quanto riporta un portavoce. «La Commissione Ue ha sempre detto fin dal principio che Cipro pone un rischio sistemico per tutta la zona euro».

L’Italia attaccata dalla Svezia!

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Dalla Svezia, fuori dall’Euro, un duro attacco all’Italia. Altroché Cipro, il maggior pericolo per la ripresa dell’area euro è costituito dall’Italia, ha affermato il ministro delle finanze della Svezia Anders Borg, paese che come detto non fa parte dell’euro. “E’ importante capire quanto sia profonda la crisi europea”, ha detto durante una conferenza a Stoccolma, secondo quanto riporta Dow Jones. Secondo Borg per quanto le situazioni di Spagna e Cipro siano preoccupanti, lo sono meno di quella dell’Italia che deve ancora riuscire a formare un nuovo governo.

Per questo secondo il ministro svedese la penisola rappresenta il “maggiore fattore di rischio” a carico dell’economia di eurolandia. Indirettamente Borg ha invece ridimensionato il caso Cipro, affermando innanzitutto che fronteggia problemi simili a quelli che hanno avuto, e superato, paesi vicini della Svezia come Islanda e Lettonia. Peraltro vista la mole di Cipro e dell’Ue il salvataggio dell’isola sarebbe comunque un “problema limitato”. Semmai Stoccolma vede in questa vicenda una conferma del suo scetticismo a partecipare all’unione bancaria a cui puntano i paesi Ue, ha concluso Borg.

La Germania blocca gli aiuti a Cipro!

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Il governo tedesco ha messo in guardia Cipro da ulteriori ritardi e da una possibile bocciatura dell’approvazione delle condizioni utili a ottenere il pacchetto di salvataggio. “Finché il Parlamento non avrà deciso, non ci sarà alcun programma di aiuto”, hanno riferito fonti governative, riprese dall’agenzia di stampa tedesca Dpa. “Senza un programma di aiuto, la liquidità per aiutare le banche cipriote è in pericolo”.

Il governo non ha la maggioranza… affonda Cipro, aiuti dalla Raf ai britannici!

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Il governo non ha la maggioranza, il ministro delle Finanze si dimette, l’euro crolla e le borse arrancano. Nel giorno del voto del Parlamento cipriota sui prelievi forzosi dai conti correnti, la situazione sui mercati è a dir poco rovente. Le Borse europee sono scivolate nel finale di seduta sui timori che Cipro non trovi un accordo. Maglia nera è Madrid (-2,36%), seguita da Milano (-1,5%) e Parigi (-1,39%) e Francoforte (-1,03%). Contiene al mezzo punto invece le perdite Londra. L’euro è invece scivolato ai minimi da novembre fino a 1,2856 dollari per il probabile stallo sul salvataggio di Cipro.
Il ministro delle Finanze cipriota Michalis Sarris potrebbe presentare le proprie dimissioni al proprio rientro, previsto in giornata, da Mosca dove si è recato stamani per discutere con i responsabili russi della situazione creatasi sull’isola in seguito alla richiesta dell’Ue di applicare un prelievo forzoso straordinario sui depositi bancari.
Il presidente cipriota Nicos Anastasiades non ha i numeri per ottenere in Parlamento il sì al prelievo forzoso sui depositi bancari proposto dall’Ue. Mentre le banche restano chiuse per evitare una corsa ai depositi (la riapertura si avrà solo giorvedì mattina) in mattinata sono previste manifestazioni fuori dal Parlamento, mentre l’attenzione è sul dibattito politico.
Il presidente cipriota Nicos Anastasiades – ‘garantè dell’accordo con i partner internazionali – potrebbe non riuscire a raccogliere la maggioranza dei voti sul pacchetto di interventi, visto che la coalizione che lo sostiene può contare solo su 28 dei 56 seggi dell’assemblea di Nicosia, mentre l’opposizione socialista e comunista ha già annunciato un voto contrario.
Una eventuale bocciatura avrebbe conseguenza imprevedibili sulla stabilità finanziaria dell’isola, con pesanti ricadute sull’Eurozona e sulla moneta unica, come hanno dimostrato le tensioni di ieri sui mercati internazionali. Anastasiades ha ammonito i deputati che un voto contrario sull’accordo porterebbe al crollo del settore finanziario dell’isola con un rischio concreto di bancarotta.
Un aereo militare britannico (Raf) è in volo verso Cipro con a bordo un milione di euro destinati ai militari britannici e alle loro famiglie sull’isola. Lo riferisce il ministero della difesa britannico. Il ministero della Difesa britannico ha inoltre fatto sapere di non escludere che altri simili voli possano partire verso Cipro. Ha poi reso noto di aver contattato i militari per chiedere se preferiscano che i loro salario per il mese di marzo e per quelli futuri venga accreditato in conti bancari nel Regno Unito.

Cipro, la tassa e la paura dei mercati finanziari!

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E’ partita la corsa alle modifiche per la contestatissima tassa sui depositi bancari che Bruxelles ha imposto a Cipro come parte integrante di un pacchetto di misure che porterà a un prestito da 10 miliardi all’isola del Mediterraneo. Nella serata di ieri l’Eurogruppo ha raccolto le indicazioni provienti dagli analisti, dal mondo della politica e dagli addetti ai lavori e ha richiesto ufficialmente che fossero esentati dal prelievo forzoso i depositi sotto i 100mila euro (che secondo l’impianto originario sarebbero colpiti al 6,75%, mentre sopra quella soglia la tassa era prevista al 9,9%). In cambio, anche se con la forte opposizione della Russia, si potrebbe arrivare ad aliquote superiori al 15% per i grandi patrimoni.

Questa indicazione sarebbe sostenuta anche fuori dall’enclave dei ministri delle Finanze dell’Eurozona, cioè da Fmi, Unione Europea e Banca Centrale Europea. Tanto che da più parti ci si domanda chi abbia allora fatto pressione per la struttura originaria, dopo lo scaricabarile di ieri e la secca smentita tedesca all’ipotesi che quell’impianto fosse stato disegnato proprio su pressione di Berlino. Mentre monta la rabbia e la protesta dei cittadini ciprioti, e le banche restano chiuse per cercare di tamponare la corsa al ritiro dai conti corrente, il Parlamento è chiamato nel pomeriggio a votare la misura – una volta che ne saranno definiti i contenuti. A testimonianza di quanto la questione si sia allargata dal piccolo Paese da poco più di un milione di abitanti, si registra anche l’intervento ufficiale di Washington, che ha chiesto una soluzione “equa e responsabile” alla vicenda.

La tassa sarà progressiva per Cipro…

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L’Eurogruppo ha concesso a Cipro più flessibilità sull’applicazione della tassa sui depositi bancari. “Le autorità cipriote – si legge in una nota al termine della riunione dei ministri delle Finanze dell’ eurozona – introdurranno una maggiore progressività nella tassa una tantum rispetto a quanto deciso il 16 marzo, fermo restando il tetto degli introiti stabilito”. Nicosia è stata invitata a “salvaguardare” i depositi sotto i 100mila euro.

L’Europa che vuole uccidere i deboli!

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Non c’è altro che la volontà di scannarsi in Europa. Non esiste cooperazione e muta assistenza… certo non è un’opera di beneficenza, ma non dovrebbe neppure essere un esercito pronto a bombardare finanziariamente i Paesi più a rischio dell’Eurozona. Aiuti, ma a scapito dei cittadini… tanto gli uomini di potere, i maggiori responsabili del disastro economico, si salvano sempre!  E così si va al voto per Cipro, per “inabissare” un isola che con il solo turismo potrebbe portare all’Europa molte risorse… ma a nessuno interessa lo sviluppo e la crescita, quello che bisogna salvaguardare è il benessere dei pochi eletti, cittadini tedeschi in prima linea, che hanno usufruito dei soldi di tutta Europa per riunirsi dopo il crollo del muro di Berlino e far coincidere due economie opposte e che ora lesinano gli aiuti agli altri. MA SONO TEDESCHI… CHE VOGLIAMO FARE? IL NAZISMO NON A CASO ERA NATO IN GERMANIA!

Giulio Sapelli, docente all’Università di Milano e membro dell’International Board dell’Ocse per il non profit, ha dichiarato: “La decisione presa dai ministri delle Finanze dell’Eurozona smentisce un principio cardine del Trattato di Maastricht come la libera circolazione dei capitali: si tratta di una scelta pazzesca, con conseguenze gravissime”.

GUAI SU GUAI PER CIPRO… ORA ANCHE DALLA RUSSIA!

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La tassa sui depositi bancari ciprioti imposta dalla Ue e dal Fmi in cambio di un piano di salvataggio da 10 miliardi di euro potrebbe incidere negativamente sulla decisione della Russia di estendere, alleggerendone le condizioni, il credito di 2,5 miliardi di euro concesso a Cipro nel 2011. E’ il monito del ministero delle finanze russo Anton Siluanov, che ha criticato oggi l’iniziativa presa dall’Euro Gruppo ”senza consultare la Russia”, che detiene anche la presidenza di turno del G20.

Terremoto finanziario… Cipro alimenta la paura, giù Milano!

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La crisi dell’Eurozona torna la prima voce di preoccupazione sui mercati mondiali e i sintomi sono quelli già visti: mercati azionari sotto pressione, euro in calo e spread che si allarga. La decisione presa nella notte tra venerdì e sabato all’Eurogruppo di allestire un prestito da 10 miliardi per Cipro ha gettato nel panico gli investitori. Non tanto per le dimensioni dell’intervento coordinato, quanto per l’inedita scelta di applicare una tassa una tantum sui depositi bancari quale parte fondamentale del pacchetto: del 6,75% e del 9,9% rispettivamente per le giacenze inferiori e superiori a 100mila euro, per un contributo totale previsto a 5,8 miliardi. A Piazza Affari il Ftse Mib – il principale indice della Borsa Italiana – si muove in calo del 2,3%. Come sempre accade in queste situazioni, a farne maggiormente le spese sono i titoli dei gruppi bancari

Terremoto finanziario a Cipro… martedì restano chiuse le banche!

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Il governo di Cipro, nel timore che le banche dell’isola possano perdere altri miliardi a causa del panico innescato dalla decisione dell’eurozona di tassare i depositi, ha deciso che martedì prossimo gli istituti di credito resteranno chiusi per «ferie».
La chiusura – come riferiscono vari siti web locali – potrebbe essere estesa anche a mercoledì dopo che già domani, lunedì, le banche resteranno chiuse in seguito alla festa religiosa del cosiddetto ‘Lunedì pulitò, l’equivalente ortodosso del ‘Mercoledì delle Ceneri’. Il governo di Nicosia, intanto, ha rinviato a domani il voto del Parlamento, previsto inizialmente per oggi, per approvare l’accordo raggiunto ieri con i ministri delle Finanze dell’eurozona che prevede, in cambio di un piano di aiuti per circa 10 miliardi di euro, un pesante prelievo sui depositi bancari.

Portoghesi in piazza!

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Centinaia di migliaia  portoghesi sono scesi in piazza contro il piano di austerità varato dal proprio governo. A Lisbona i manifestanti si sono incontrati a Piazza del Commercio, davanti al Ministero delle Finanze per chiedere al governo di centro destra di dimettersi. Numerosi manifesti che hanno inneggiando a riconsegnare il potere al popolo e a sottrarsi da questa schiavitù finanziaria.

Bce: puntare a competitività e mercato di lavoro

Nel bollettino di gennaio si legge che la crescita continua ad essere debole ma si attende graduale ripresa nella seconda metà del 2013.

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Domani i ministri delle finanze dell’Eurozona potrebbero dare il via libero vincolato per il nuovo afflusso di denaro a favore della Grecia.

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