Quei contributi figurativi che riducono le pensioni

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Si chiamano contributi figurativi e minano l’assegno pensionistico. Cosa sono? Ad esempio le assenze per donare il sangue o anche per svolgere un servizio sociale. Come racconta il Sole 24 Ore:

A scoprire in prima persona gli effetti delle nuove regole sono state decine di donatori volontari del sangue, che nelle scorse settimane hanno avviato i conteggi per accedere alla pensione anticipata, verificando che i giorni non lavorati perché dedicati alla donazione non vengono calcolati. Già con un parere dell’ottobre 2012, la gestione ex Inpdap, aveva precisato che la presenza di contribuzione utile ai fini del diritto al trattamento di quiescenza relativa ad assenza diverse da quelle previste dalla norma, poiché non costituisce prestazione effettiva di lavoro, comporta l’applicazione delle riduzioni percentuali.Tale interpretazione, in linea con il tenore letterale della norma, comporta oggettive difficoltà applicative, soprattutto nel pubblico impiego, dove non sempre risulta possibile avere una situazione storica di tutte le tipologie di assenze effettuate dal lavoratore nel corso dell’intera vita lavorativa.

Per queste persone quindi i contributi non verrebbero conteggiati e non sarebbe quindi consentito di andare in pensione anticipata entro il 2017 senza la decurtazione dell’assegno. I dubbi sono sorti e con loro le polemiche tanto che l’Inps ha richiesto ed è in attesa del parere di due ministeri. Questo è l’ennesimo nodo “opaco” della riforma Fornero che prevede decurtazioni per chi accede alla pensione anticipata (cioè prima dei 62 anni) con elevata anzianità contributiva. Decurtazioni che non valgono per chi matura i requisiti contributivi entro il 2017, a patto che l’anzianità contributiva sia determinata da prestazione effettiva di lavoro.

E i donatori di sangue sembra che abbiano invece fatto assenze ingiustificate? Speriamo che si arrivi presto a un chiarimento!

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Berlusconi: il Cavaliere indeciso fa dietrofront

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Non è mai stato così indeciso nella sua vita nè imprenditoriale, né professionale e forse neppure in quella personale. Silvio Berlusconi, l’uomo pratico e fattivo, sembra ora fragile e insicuro. L’atteso videomessaggio che doveva andare in onda per l’inaugurazione del nuovo partito è stato ritirato a pochi minuti dal passaggio televisivo. La notizia è stata confermata da fonti del Pdl a Libero. Ora non è chiaro se andrà in onda domani o dopodomani, se verrà cambiato, se si preferirà attendere prima il verdetto della Giunta e poi annunciare la crisi. Insomma gli scenari sono molteplici e anche se sembra che il governo sia destinato a rimanere in carica, la situazione è in piena evoluzione. Per ora il cavaliere fa dietrofront e osserva!

 

Il videomessaggio alla vigilia della decadenza. Ecco cosa dirà il Cav.

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Non è un grande mistero il contenuto di quel videomessaggio, anche perchè della sua esistenza si sa da diversi giorni. C’è anche chi afferma che possano esistere diverse versioni e si sia scelta quella soft al momento. Un feroce attacco alla magistratura, il lancio di Forza Italia, ma niente crisi. Un videomessaggio soprattutto per ribadire che lui c’è, è in campo e non sarà una condanna o una decadenza a fermarlo, perché già sembra che, consigliato dai suoi avvocati, possa anche scegliere i servizi sociali piuttosto che i domiciliari. Come mai scegliere una via più umiliante rispetto che a quella più “dignitosa” chiuso nei suoi palazzi? Perché i servizi sociali gli consentirebbero di continuare a fare il leader politico del nuovo partito: Forza Italia. La richiesta infatti avrebbe solo due vincoli: rientrare a casa entro le 22, uscire dopo le 7-8.

Come si legge oggi su La Repubblica:

Il video parte col lungo excursus sulla “persecuzione giudiziaria “, sulla famosa “guerra dei vent’anni” e sulla necessità di una riforma. Un unico passaggio sul governo, per intimare a Letta a impegnarsi per ridurre la pressione fiscale. Apprezzamento poi per i cinque uomini Pdl nell’esecutivo – racconta chi ha visto il lungo messaggio – ma non c’è alcun passaggio sulla crisi, nessuna minaccia. Né un riferimento al voto imminente in giunta e alla sua vicenda. Berlusconi lo ignora, quanto meno preferisce dare questa impressione e va già oltre, si sente in campagna elettorale. Il messaggio ai ministri è implicito: “Voi restate pure al governo, io costruisco il mio partito e lavoro ad altro”. L’ex premier è ormai sfiduciato, stanco del tira e molla col Pd e del mancato impegno di Letta nella ricerca di una soluzione ai suoi problemi. È la ragione per la quale Alfano, Lupi, Lorenzin, Quagliariello e De Girolamo hanno concordato tra loro di presentarsi giovedì dal leader, nella nuova sede di Piazza San Lorenzo in Lucina, per rassegnare le dimissioni nelle sue mani e giocare d’anticipo. Rimettendo a lui il compito di respingerle.

Ma da chi sarà formato il suo nuovo partito? Via i vecchi e largo ai giovani. Basta con i soliti volti noti e spazio a volti freschi e acqua e sapone. D’altra parte i panni sporchi si son sempre puliti così! Ma a spaventare Berlusconi sarebbero state le parole di Giuseppe Castiglioni a Piazza Pulita. In tale occasione infatti il sottosegretario alle politiche agricole del Pdl, ha ammesso: “C’è un gruppo di senatori a me più vicini tra i quali Gibiino, Torrisi e Pagano pronti a non seguire Silvio”.

 

Se crolla il governo che ne sarà di pensionati, esodati e cig?

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Cosa ne sarà di pensionandi, pensionati, esodati e cassaintegrati se cade il governo Letta? La riforma Fornero non funziona e questo è un dato di fatto, ma ci sarà il tempo per apportare le modifiche? Molto si cercherà di fare con la legge di stabilità che verrà presentata al Parlamento in ottobre… sempre che il governo regga fino a quella data. Giovannini promette anche misure di contenimento del cuneo fiscale. E il lavoro? Con il governo che è in disequilibrio costantemente sono molti gli interrogativi che per il momento ancora non hanno risposte.

IlSussidiario.net ha riportato quanto dichiarato nell’intervista da Silvano Moffa, ex Presidente della Commissione Lavoro della Camera:

Cosa rischiano pensionati, pensionandi, esodati, cassaintegrati se cade il governo Letta?

In queste settimane stanno venendo a galla tutte le incognite della riforma Fornero. E che fine farà il taglio delle pensioni d’oro su cui pure si è impegnato il governo ma che ha già ottenuto un primo stop dalla Corte costituzionale perché va a toccare i diritti acquisiti dei lavoratori? Tutto dipenderà dalla legge di stabilità che verrà presentata alle camere a ottobre. Sempre che l’attuale governo sia ancora in carica. Secondo il ministro Giovannini, la legge di stabilità conterrà anche misure per il contenimento del cuneo fiscale. IlSussidiario.net ne ha parlato con Silvano Moffa, ex Presidente della Commissione Lavoro della Camera.

Se cade Letta che ne sarà della riforma pensioni? Esodati e cassa integrazioni rimarranno senza copertura? Che fine farà il taglio delle pensioni d’oro?

Non so se il governo cadrà, nonostante le fibrillazioni di questi giorni. Sul fronte delle convenienze reciproche credo che alla fine ci sia un interesse comune dei due poli a tenere in piedi l’attuale esecutivo. Tuttavia, se dovesse cadere sicuramente ci sarà un rallentamento del processo di riforma della riforma, per il recupero delle parti dannose che la riforma Fornero ha introdotto.

Solo un rallentamento?

Secondo me sì, anche perché ci saranno ulteriori passaggi che debbono essere fatti all’interno della finanziaria. È lì che bisognerà trovare le risorse aggiuntive necessarie.

Come giudica l’operato del governo sul tema delle pensioni?

Guardi, già all’epoca del governo Monti, attraverso la Commissione Lavoro della Camera, chiedemmo di impostare un percorso completamente diverso. E in parte riuscimmo a sanare la questione “esodati”. Ovviamente questi temi oggi sono tornati in primo piano.

Qual è l’argomento più urgente da affrontare?

Tutto quello che si riesce a fare per recuperare un equilibrio su un tema così fortemente sbilanciato è positivo. La riforma del lavoro ha infatti ridotto l’area della flessibilità in entrata con conseguenze pesantissime sulla disoccupazione giovanile, con molti contratti a termine che non sono stati rinnovati. A suo tempo dicemmo: attenzione, in questa maniera avete preso come bersaglio la precarizzazione, ma di fatto avete fatto scomparire dal mercato le prime opportunità di lavoro che si presentano a un giovane. In più…

In più?

Il governo si è assunto l’onere di risolvere definitivamente il problema degli esodati esploso a suo tempo e parzialmente tamponato. Con la prossima legge di stabilità dovrà dire in che maniera intende farlo.

Con la legge di stabilità il governo vorrebbe addirittura ridurre il cuneo fiscale…

Non c’è dubbio che bisogna ridurre il cuneo fiscale per andare incontro alle esigenze delle imprese e dei lavoratori. Però, anche qui, il governo dovrà dire con quali risorse intende perseguire questo obiettivo.

È d’accordo con l’idea di introdurre una maggiore flessibilità in uscita per chi è prossimo alla pensione?

Assolutamente sì. È esattamente l’equilibrio che cercavamo di offrire alla Fornero quando proponevamo maggiore flessibilità in entrata e di rendere meno rigido il mercato in uscita. Che significava liberare il mercato del lavoro da tanti vincoli che ne bloccavano l’espansione. Questo purtroppo non è avvenuto: abbiamo mantenuto un mercato rigido con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti.

Cosa ne pensa dell’idea del ministro Giovannini di dare un acconto sulla pensione a chi perde il posto quando è a pochi anni, due o tre, dal traguardo?

In questo modo si cerca di recuperare almeno in parte il danno causato dall’allungamento dell’età pensionabile creando una sorta di scivolo, con un’anticipazione. Voglio solo sottolineare il fatto che stiamo parlando di risorse che appartengono ai lavoratori: non stiamo regalando niente. Stiamo solo accorciando i tempi. In una situazione congiunturale sfavorevole come quella attuale può essere una boccata d’ossigeno. Ma non mi sembra una riforma sistemica del nostro sistema pensionistico.

Giusto il taglio delle pensioni d’oro?

Guardi, a suo tempo cui fu una discussione abbastanza accesa sull’argomento. C’era chi diceva che bisognava ridurle non tenendo conto che si tratta di diritti acquisiti. Altri, come me, dicevano invece: attenzione, mettendo in discussione diritti acquisiti rischiamo di andare a scontrarci con norme di rango costituzionale. Cosa che è puntualmente avvenuta. Quando ero Presidente della Commissione Lavoro, assieme al collega della Commissione Affari istituzionali, mettemmo chiaramente in luce il rischio di incostituzionalità di quella norma.

Sta dicendo che le pensioni d’oro non si possono tagliare?

No, non sto affatto dicendo questo. Si può fare introducendo un elemento di solidarietà, una sorta di bonus di solidarietà che può essere richiesto per un certo numero di anni a chi gode di pensioni fuori dall’ordinario tanto sono elevate. Chiedere a chi oggi si trova in condizioni di maggior benessere, addirittura di una ricchezza oltremisura, un atto di solidarietà mi sembra giusto. Non solo. Sarebbe un obiettivo più facilmente perseguibile e non attaccabile sotto il profilo della norma costituzionale.

Quando andranno in pensione gli insegnanti?

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Da una parte gli esodati dall’altra i cosidetti “quota 96” poi ci sono gli insegnati  vittime anche loro della riforma Fornero che nonostante avessero richiesto la pensione si sono ritrovati senza requisiti per ottenerla. E chi sperava di trovar risposte nell’ultimo atteso decreto legge sulla scuola è rimasto deluso perché di loro non è stata fatta menzione. Insomma fantasmi invisibili a cui i diritti come lavoratori non sono stati riconosciuti. I pensionati della scuola restano infatti bloccati in servizio dalla legge Fornero… ma che insegneranno se alcuni di loro sono distratti e divisi tra la rabbia di non poter andare in pensione e ‘impotenza di veer riconosciuto il loro diritto di lavoratori?

Manuela Ghizzoni, deputata Pd, aveva sollevato il problema da tempo la questione e aveva parlato di “schiaffo ai diritti dei lavoratori”. Poi, con la presentazione del decreto, è arrivata la conferma.

I pensionandi restano bloccati in servizio dalla Fornero, che ha abolito la “quota 96” da cui prendono nome. Prima del provvedimento varato dal governo Monti, infatti, il requisito per andare in pensione nel mondo della scuola era il raggiungimento di questa cifra, tra età anagrafica e contributiva (partendo da un minimo di 60 anni di età e 35 di servizio). Molti docenti, a ottobre 2011, avevano già fatto domanda di pensionamento perché avrebbero conseguito la quota entro la fine dell’anno scolastico. Ma la riforma Fornero ha azzerato tutto: alcuni di loro (specie fra gli uomini) adesso dovranno aspettare anche 5-6 anni.

Il Partito Democratico si era fatto carico della questione, facendone addirittura uno dei punti del programma di governo per il settore scuola: “Occorre permettere il pensionamento di quanti (docenti e Ata) sono rimasti ‘impigliati’ nella riforma Fornero, in particolare sanando l’ingiustizia subìta dai lavoratori della scuola della cosiddetta quota 96”.

Ma perché non mandarli in pensione? Per una questione meramente economica che al momento non è quantificabile, ma se solo si calcolano quelli stimati dal Miur e quindi si ritiene vero il dato di almeno 3500 professori prossimi alla pensione, si capisce che non è sopportabile per lo stato italiano tale somma.

 

Bella ciao… ovvero ecco come cambiano le pensioni per alcuni settori!

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Pensioni che tutelavano i lavori più pesanti come quelli dei marittimi, poligrafici o degli sportivi oppure quelli in cui l’età ha un ruolo determinante come nel mondo dello spettacolo per gli attori, i ballerini e cantanti verranno modificate con una nuova legge che dovrebbe arrivare in Consiglio dei Ministri, lunedì 9 e trovare applicazione già dal 1° gennaio 2014. Saranno così chiuse le vecchie “finestre mobili” e arriveranno i nuovi requisiti. Naturalmente sono salvi però i comparti della Difesa e Sicurezza e i Vigili del Fuoco che se inclusi nel provvedimento avrebbero accresciuto notevolmente il risparmio della spesa pubblica. Il provvedimento invece così come arriverà in aula farà risparmiare 526,4 milioni di euro.  Lo stesso Sole 24 ore in un articolo a firma di Davide Colombo afferma:

“È facile immaginare come sarebbero cresciuti i risparmi sulla spesa pensionistica con l’inclusione anche di questi comparti che, nel loro insieme, contano su circa 500mila addetti, pari al 15% dei dipendenti pubblici”.

Ma come cambieranno le regole del pensionamento? Per i marittimi la pensione di vecchiaia scatterà con 5 anni di anticipo:

“Per i marittimi il diritto alla pensione di vecchiaia arriva con cinque anni di anticipo rispetto ai requisiti anagrafici generali, mentre per l’anzianità speciale riconosciuta a chi ha almeno 10 anni di “effettiva navigazione” o di “servizio di macchina” o di “stazione radiotelegrafica”, dai 56 anni (con 20 di contributi) si passerà dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2017 a 57 anni, mentre dal 2018 si salirà a 58 anni”.

Nel mondo dello spettacolo invece cambiano le regole per ballerini, attori e cantanti:

“Per ballerini e tersicorei l’età di pensionamento di vecchiaia sale di un anno, da 45 a 46, mentre per gli attori è previsto l’aumento da 63 a 64 anni, sempre dal 1° gennaio prossimo. Le attrici vedranno cambiare i requisiti anagrafici con più gradualità: un anno ogni due, per allinearsi all’età pensionabile degli uomini nel 2022. Adeguamento anche per i cantanti con il sistema di calcolo misto della pensione: andranno in vecchiaia a 61 anni, da gennaio, gli uomini mentre per le donne c’è una scalettatura da 57 a 61 sempre entro il 2022″.

L’adeguamento per gli sportivi professionisti è anch’esso previsto entro il 2022:

“Alla stessa data è previsto l’allineamento graduale uomo-donna per gli iscritti al fondo sportivi professionisti: a 53 anni gli uomini subito, da 49 a 53 le donne”.

Il nuovo sistema poi riguarderà anche i poligrafici delle aziende in crisi:

“Per i lavoratori poligrafici di aziende in crisi, infine, il prossimo gennaio passa da 32 a 35 anni il requisito contributivo necessario per il ritiro anticipato, venendo a cadere il vecchio abbuono di tre anni. Il requisito contributivo sale ulteriormente a 36 anni nel 2016 e 37 anni nel 2018″.

Ma non si configura la disparità giuridica fra differenti soggetti dello Stato uniti dalla qualifica di lavoratori?

La Polonia nazionalizza le pensioni private. Accadrà anche in Italia?

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La Polonia non è il primo Paese ad aver deciso di nazionalizzare la previdenza privata, prima di lei erano giunte alla stessa conclusione anche l’Argentina e l’Ungheria. La “mossa” permette di ridurre il debito pubblico e nel caso della Polonia questo verrà ridotto di ben l’8%.

Accadrà anche in Italia? Come si legge sul Sole 24 Ore:

La possibilità di individuare forme per annettere al bilancio dello Stato parte se non tutto il patrimonio della previdenza privata, è stata occasione di ipotesi anche nei corridoi dei palazzi italiani: si va dall’annessione dei titoli di debito sovrani, come accaduto in Polonia, alla creazione di vincoli di portafoglio, passando dall’imposizione – per gli strumenti di primo pilastro – di una tassazione da strumento speculativo, non conforme con gli obiettivi previdenziali…

I fondi pensione complementari italiani, in particolare, presentano costi particolarmente bassi se confrontati con quelli di analoghi strumenti europei e con rendimenti medi che negli ultimi otto anni – crisi compresa – hanno battuto quello dei Tfr, alternativo nelle scelte dei lavoratori italiani. Il fianco scoperto del sistema italiano di secondo pilastro è rappresentato dalla gestione prudente – che impedisce per esempio di investire in paesi considerati nel 1996, epoca della definizione del decreto che stabilisce i criteri di investimento – “rischiosi”; Cina, Brasile, Russia compresi; dall’altra l’alta esposizione in titoli di Stato in particolare italiani, per quasi 30 miliardi di euro: titolo il cui merito di credito è sceso complice i declassamenti delle agenzie di rating, tanto da spingere le autorità di vigilanza ad invitare a prendere “con le pinze” le indicazioni relativi alle soglie minime. E infine, oltre al “pericolo polacco”, sono da considerare le condizioni fiscali dei fondi pensione: divenuti particolarmente convenienti negli ultimi due anni a causa dell’inasprimento dell’imposizione fiscale di altri strumenti utilizzati analogamente come forma di risparmio di lungo termine: da una parte il recentissimo decreto 102 che taglia le detrazione per le polizze Vita e dall’altra l’imposta definita dal decreto Salva Italia dello 0,15% sul totale affidata in gestione a fondi comuni, Etf, gestioni finanziarie.

Gli statali costano troppo… in pensione per decreto!

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Gli statali che lavorano fino a 70 anni costano troppo e così arriva il decreto per mandarli in pensione.

Il decreto legge 101/2013 contiene una norma che obbliga la pubblica amministrazione a pensionare tutti i dipendenti che ne abbiano maturato i requisiti entro il 2011, facendo salvi i limiti previsti nei diversi ordinamenti. In questo modo vengono tagliati tutti i contenziosi che si erano aperti fra gli enti pubblici e quei dipendenti – soprattutto alti dirigenti e professori universitari – che vogliono restare al lavoro fino a 70 anni.

Il decreto 101,  che tra l’altro allunga fino a tutto il 2015 la validità dei requisiti pensionistici pre riforma Fornero, consentirà di mandare in pensione il personale in soprannumero nella pubblica amministrazione. Si dà forza di legge primaria a quello che, spiega Marco Rogari sul Sole 24 Ore, era:

“un dispositivo che era già stato espresso in una circolare (la n. 2/2013) dal Dipartimento Funzione pubblica, condiviso dai ministeri dell’Economia e del Lavoro, ma che poi annullata dal Tar Lazio (n. 2446/2013). Bisogna insomma evitare che il contenzioso che s’è aperto dopo il varo della riforma delle pensioni si consolidi con danno economico per amministrazioni obbligate a gestire al ribasso il costo del personale”.

Con l’applicazione della Legge Fornero si era infatti creato un blocco per le amministrazioni che da una parte non riuscivano a pensionare i dipendenti che erano costretti a rimanere sino a tarda età sul posto di lavoro, dall’altra però avevano l’esigenza di fare spending review e quindi pensionare chi alle soglie della pensione aveva avuto un aumento di stipendio grazie agli scatti di anzianità di servizio. Le amministrazioni pubbliche quindi si trovavano a dover pagare stipendi più alti a persone che erano costrette a rimanere sul posto di lavoro.

Non è un caso che in media vadano in pensione più tardi quelli che hanno gli stipendi più alti:

“A impugnare gli atti di pensionamento sono soprattutto alti dirigenti e professori universitari, che per resistere alla procedura di collocamento a riposo avevano opposto l’articolo 24 comma 4 del decreto “Salva Italia”. […]

Nel 2012, stando ai dati forniti dall’Inps nell’ultimo Rapporto annuale sulle nuove pensioni ex Inpdap, sono state 109.076 le nuove pensioni. La Cassa dov’è stato registrato il più alto numero di nuove liquidazioni è quella dei trattamenti pensionistici statali (58%) seguita dalla Cassa pensioni dipendenti degli enti locali (38%). […] Se si guarda agli importi complessivi dei nuovi assegni erogati dall’Inps ad ex dipendenti pubblici – intesi come media delle prestazioni dirette e indirette – si scopre che questi variano dai 4.549 euro mensili per la Cassa pensioni sanitari (sono il 3% delle nuove prestazioni sorte nel 2012) ai 1.502 euro mensili della Cassa pensioni insegnanti. Gli importi medi più elevati si registrano nell’ambito della magistratura (8.225 euro mensili), settore seguito dall‘Università (3.546 euro) e delle Forze Armate (2.614 euro). Ma se in quest’ultimo caso l’età media alla decorrenza del pensionamento è attorno ai 59 anni, per i magistrati si sale al 68,7 mentre per l’Università a 65,1. Solo per il personale delle aziende autonome (1.311 pensionamenti l’anno scorso) si è riusciti ad andare oltre, con un’età media al momento dell’incasso del primo versamento Inps di 72,2 anni”.

Quale generazione vedrà la decadenza di Berlusconi?

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Luciano Violante, esponente Pd, scelto tra i  “saggi” nominati da Giorgio Napolitano per le riforme, è intervenuto oggi alla sede del Pd di Torino. L’assemblea era stata indetta per discutere la proposta di appello alla Corte costituzionale da parte della giunta delle elezioni del Senato. Sorprende che Violante abbia affermato:

“Silvio Berlusconi ha il diritto di difendersi davanti alla Giunta del Senato come qualunque altro parlamentare, né più né meno. Occorre rispettare le regole anche per i nostri avversari. E’ molto facile applicare le regole solo per gli amici, è molto più complicato farlo per gli avversari” e poi ha aggiunto “non ho mai pensato a salvacondotti per Berlusconi… Io non sono favorevole a trasformarlo in una vittima”.

Da quando un condannato è una vittima? Al limite le vittime sono altre… come sorprende ancora che si parli di “difesa”. Non ci sono forse stati 3 gradi di giudizio per difendersi?  Sì, ma per quelli che sono “più uguale degli altri” c’è la possibilità di essere giudicati dai propri pari, sembrerebbe la Magna Charta del 1215 invece è una realtà del 2013.

Così accade che alle parole del “saggio” una donna di 72 anni, in polemica con le frasi dell’ex giudice, lasci la riunione. Lei è Vittoria Silvestri e alle parole di Violante ha replicato:  “Mio marito è stato assunto alla Fiat solo dopo aver presentato il certificato penale. Perché noi del Pd dobbiamo difendere un delinquente?”

Ma nonostante la base lasci la riunione Violante è andato avanti per esporre la sua linea: “Attenti al voto segreto, qualcuno farà scherzi e poi daranno la colpa a noi. Non ci sono scherzi né sotterfugi ma l’applicazione delle regole sì. La decadenza sarà votata, nei tempi giusti”.

Quale generazione vedrà la decadenza di Berlusconi?

Berlusconi fa il gambero: “il governo deve continuare”

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Ieri i venti di guerra, oggi invece la pacificazione. In meno di 24h siamo passati dal «Sarebbe disdicevole se il governo cadesse, ma naturalmente non siamo disponibili a mandare avanti un governo se la sinistra dovesse intervenire su di me, sul leader del Pdl, impedendogli di fare politica».

Queste erano le dichiarazioni di Silvio Berlusconi, nella giornata di ieri, in collegamento telefonico  da Bassano del Grappa durante una riunione dell’Esercito di Silvio. Il leader del Pdl, poi aggiungeva «Abbiamo fatto le larghe intese, di pacificazione per vedere se si potesse mettere fine alla guerra civile, quella guerra fredda partita dopo il ’48 invece avete visto quello che è successo siamo ancora in mezzo al guado»

E sempre ieri in clima da guerra fredda c’era stata l’immediata  replica del ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini: «Il ricatto di Berlusconi va respinto al mittente a stretto giro di posta: non violeremo mai le regole dello Stato di diritto per allungare la durata del governo».

Oggi, lasciato l'”esercito” arriva la riflessione di quello stesso Silvio Berlusconi che sembra nella notte aver avuto un ripensamento e torna su suoi passi come un gambero: “Non farò cadere il governo Letta” e aggiunge “L’esecutivo sta facendo cose egregie e deve andare avanti nella sua azione”.

E in mattinata è arrivata anche la firma sui referendum dei radicali per la “Giustizia Giusta” e il Cavaliere ha dichiarato anche:  “Auguro al premier Letta di restare a Palazzo Chigi” e poi ha proseguito “Ricordo che questo governo è stato voluto fortissimamente da me… Sono convinto che l’Italia abbia bisogno che il governo continui a governare”. Poi il Cavaliere ha concluso: “E addirittura non sono d’accordo con certe critiche perché questo governo sta anzi facendo cose giuste”.

Un Cavaliere dimezzato? Ieri una dichiarazione oggi l’opposto? I media spiazzati e gli approfondimenti dei giornalisti stracciati, le agenzie di stampa sudano cercando di rincorrere il Berlusconipensiero e lui concede autografi al banchetto dei radicali! Quanti elettori del Pdl forse avranno bisogno di uno psichiatra per non correre il rischio di diventare schizzofrenici?

Quella tassa pericolosa che immobilizza: la Taser. Ora sarà Service Tax.

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Si sarebbe dovuta chiamare Taser, l’erede dell’Imu, ma poi nelle stanze dei bottoni qualcuno si è accorto che non era certo un bel nome! Se si digita su google si scopre facilmente, per chi non lo sa, che Taser è un’arma da difesa che fa uso dell’elettricità per far contrarre i muscoli del soggetto colpito. Se ne sono accorti anche su internet che qualcosa non andava, insomma oltre al pagamento la beffa:

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Si è quindi deciso di tornare a un bel nome rassicurante, che ben si sposa con il governo di servizio ai cittadini:  “Service tax”.

Naturalmente ora sul web il dibattito è su tutti gli studenti fuori sede che saranno costretti a pagare la tassa sulla casa in affitto o chi non può mettersi una casa e quindi sceglie la locazione piuttosto che l’acquisto:

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Insomma il dibattito è aperto!

Una volta era “a mia insaputa” ora è per “merito mio”!

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E’ dura la vita del politico. Bisogna saper fare le promesse, ma bisogna anche dimenticarle… ma non sempre, solo quando si governa, perché se si è poi dentro le larghe intese ma “all’opposizione” allora ecco le promesse vanno mantenute. Se si viene poi accusati di qualche piccola irregolarità ecco che si applica l’ormai celebre  ” a mia insaputa”, ma se invece si punta i piedi e si rischia di far cadere il governo subito vale la regola del “merito mio”! Nella dura vita del politico bisogna anche stare attenti agli avversari, ma a volte sono più pericolosi gli uccelli, ed ecco che bisogna optare per un bel silenzio stampa. Scegliere una legge poi non è certo semplice, bisogna tutelare il patrimonio del figlio o quello dell’amante? L’azienda di famiglia o la casa del cognato? E in questi dilemmi che fanno passare le notti in bianco s’inseriscono anche i verdi scissionisti che a volte, con un linguaggio colorito, insultano chi il colore lo ha già e mettono in imbarazzo il leader del partito. Ci sono gli scandali dei quali mai nessuno si macchia perché sono solo speculazioni politiche della fazione opposta, ma a volte sono così fastidiosi da andare a rovinare le serate eleganti. Ci sono le auto blu che partono come Lancia e diventono Smart dopo i continui tagli alla spesa pubblica. Ci sono le colazioni e i pranzi con i leader internazionale e le differenti etichette da ricordare… e se si scordano, sarà stato un black out di memoria, non certo “un’insaputa”. Tra non sbagliare verbi e dondolarsi sulle sedie, a volte per errore, basta una legge che si mette per “traverso” a rovinare la fulgida carriera di un eccellente leader. Questa è la dura legge della politica.

Passo dopo passo verso la pensione… con il prestito: ecco la nuova riforma!

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Archiviata la proposta Damiano – che prevedeva un’età di pensionamento flessibile tra 62 e 66 anni con tagli sull’assegno previdenziale dal 2% all’8% – perché ha costi troppo elevati, ora il ministro del lavoro, Enrico Giovannini prova a gettare l’asso e ha fare un poker che potrebbe essere la giusta quadratura per riformare la Legge Fornero e contenere allo stesso tempo i costi.

Il ministro, al Sole 24 Ore, ha parlato di “uno schema per cui, supponiamo, chi è a due o tre anni dal pensionamento e lascia il lavoro potrebbe per tale periodo ricevere un sostegno economico che poi dovrà ripagare negli anni successivi: si tratterebbe di una sorta di prestito, senza costi aggiuntivi sul sistema pensionistico”.

Le parole di Giovannini, in pratica, lasciano intendere che i lavoratori potranno anche lasciare il posto prima del raggiungimento dell’età anagrafica previsto dalla Fornero, ma non a spese dello Stato. In pratica otterrebbero dalla mano pubblica (probabilmente dall’Inps) un anticipo in forma di prestito della loro pensione, da restituire però negli anni attraverso un successivo taglio del futuro assegno previdenziale.

Ma cosa può comportare questo tipo di riforma? Uno degli esempi più banali potrebbe essere quello di un pensionato che si ritrova a restituire, attraverso il taglio dell’assegno previdenziale, il prestito di cui ha usufruito man mano che va avanti con l’età e che probabilmente i costi della salute aumentano e l’inflazione preme. Inoltre chi risarcirebbe il prestito in caso di morte del pensionato?

Il ministro è poi tornato a parlare delle pensioni d’oro, quelle superiori ai 20 mila euro  al mese e ha ribadito che Nessun riequilibrio del sistema previdenziale,   può essere effettuato esclusivamente intervenendo su questi assegni, poiché il numero di pensionati d’oro è davvero esiguo.

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Ecco che spunta il Lodo Violante, aria pulita per Berlusconi. Il web s’indigna?

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Era nell’aria ed è arrivata quella che potrebbe essere un’abile mossa per salvare il leader del Pdl. Mancano poco più di 10 giornidalla riunione della giunta per le elezioni del Senato, chiamata a discutere e votare la decadenza di Silvio Berlusconi secondo quanto previsto dalla legge Severino, ma ora quella data fa meno paura.

Come si può leggere in un intervista rilasciata da Violante al Corriere della Sera:

“La Corte Costituzionale ha ritenuto che il procedimento davanti alla Giunta è di carattere giurisdizionale. Quindi la Giunta, se ritenesse che ci fossero i presupposti, potrebbe sollevare l’eccezione davanti alla Corte. Ma questa non sarebbe dilazione; sarebbe applicazione della Costituzione”.

Proprio su questo parere si è espresso positivamente anche il costituzionalista Andrea Manzella, direttore del Centro Studi sul Parlamento della Luiss di Roma: “È meglio trasferire tutto, tout court, ad un giudice terzo e indipendente: la Corte Costituzionale”.

Ma sul web il dibattito è aperto e sono molti gli elettori che in queste ore hanno fatto sentire il loro dissenso.

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Sarà questo l’uovo di Colombo per garantire al Cavaliere l’agibilità politica?

Berlusconi ai ferri corti con il Pdl, chiede il “silenzio stampa” ai falchi

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Berlusconi è davvero ai ferri corti con i suoi? C’è davvero una frattura difficilmente sanabile nel Pdl?

«In questa situazione di difficoltà per il nostro Paese e di confronto tra le forze politiche, il dibattito all’interno del Popolo della Libertà, che nasce come chiaro segnale di democrazia, viene sempre più spesso alimentato, forzato e strumentalizzato dagli organi di stampa». Silvio Berlusconi, con una nota, invita i suoi parlamentari a evitare ogni polemica. Un vero e proprio “silenzio stampa”!

Nello scritto l’ex premier sottolinea che «la passione e l’impegno generoso dei nostri dirigenti e dei nostri militanti, anche negli ultimi giorni, vengono riportati e descritti a tinte forti, quasi fossero sintomi di divisione e di contrasto». Pertanto, Berlusconi invita tutti, e in particolare i “falchi” «a non fornire con dichiarazioni e interviste altre occasioni a questa manipolazione continua che alimenta le polemiche e nuoce a quella coesione interna, attorno ai nostri ideali e ai nostri valori, che è sempre stata ed è il tratto distintivo del nostro movimento».

Cosa bolle nella pentola del Pdl? Cosa sta cucinando Silvio Berlusconi? O chi sta cucinando l’ex leader?

Il ventennio è finito, parola di Walter Veltroni. E ora?

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Una guerra lunga 20 anni? O sarebbe meglio parlare del ventennio del Cavaliere? In ogni caso con la sentenza della Cassazione quell’era è finita. Walter Veltroni non ha dubbi e osserva da lontano le turbolenze della politica italiana.   

Gli anni passano, ne sono trascorsi quasi venti, eppure sembra che non riusciamo a liberarci di quello che nel 2008 lei definiva «il principale esponente dello schieramento a noi avverso»…
«Però secondo me si è chiuso un ciclo. La sentenza della Corte di cassazione è la conferma della conclusione del ventennio berlusconiano. Questo sarebbe dovuto avvenire sul piano politico, se la sinistra non avesse compiuto una serie di errori che hanno impedito la vittoria alle elezioni di febbraio. Questo ventennio si sta concludendo, si è concluso, e al di là dei suoi rantoli e dei suoi sussulti bisognerà che i due principali soggetti politici, il Pdl e il Pd, lo capiscano e agiscano di conseguenza». 
A giudicare dall’esito del vertice di Arcore, il Pdl sembra piuttosto intenzionato a difendere fino all’ultimo il padre-padrone del partito. Cosa dovrebbe fare, invece, secondo lei?
«Non dovrebbe seguire Berlusconi sulla linea della radicalizzazione estrema e dell’esasperazione. Dovrebbe invece cambiare natura al soggetto di centro-destra italiano, che non può continuare a essere un soggetto populista e irriguardoso delle regole ma cominciare a prefigurarsi per il futuro di questo Paese come un soggetto moderato analogo a quello di altri Paesi europei. Le ultime dichiarazioni di Alfano da Arcore sembrano purtroppo andare in una direzione opposta».
 
E lei ritiene davvero immaginabile un Pdl senza Berlusconi?
«Lo devono immaginare loro, in primo luogo, come è naturale che sia. In nessuna parte del mondo le leadership sono infinite e illimitate nel tempo. In ogni caso loro avrebbero dovuto porsi il problema nel corso di questi anni, e lo debbono fare adesso, con tanta più urgenza».
Qualcuno di loro chiede addirittura un’amnistia ad personam.
«Io penso che non sia possibile nessuna della soluzioni che la destra chiede in questo momento, perché in questo Paese esiste il principio di legalità che vale per tutti i cittadini e al quale tutti gli uomini politici coinvolti in vicende giudiziarie si sono attenuti. Bisogna prendere atto che c’è stata una sentenza».
 
E cosa dovrebbe fare, secondo lei, un Berlusconi che accettasse questa sentenza?
«Lui può continuare, se vuole, a esprimere le sue idee sulla vita pubblica di questo Paese. Ma esistono leggi, se non codici morali minimi, che sanciscono che chi ha subito condanne definitive non possa svolgere funzioni istituzionali. Punto e stop. Naturalmente è giusto che la giunta delle elezioni del Senato approfondisca in qualche giorno tutti gli elementi di valutazione. Non bisogna dare l’impressione che ci sia una specialità al contrario. Il senatore Berlusconi non va trattato diversamente da come si tratterebbe qualunque altro parlamentare. Ma poi si decide, e si decide lì. E si deve decidere in ottemperanza alle leggi esistenti».
 
E se Berlusconi, privato del seggio e ridotto gli arresti domiciliari, decidesse di continuare a guidare comunque il suo partito? Se anche da lì facesse la campagna per le prossime politiche?
«Questo è un problema del Pdl, non mio. Sono loro che devono decidere se identificare il loro futuro con il destino personale di un uomo che ha avuto una sentenza di quelle dimensioni, o se invece vogliono reinventare la loro fisionomia politica. Non vorrei però che alla fine di questo ventennio, insieme a Berlusconi finisse anche il bipolarismo. Identificare il bipolarismo con Berlusconi può essere un errore tragico per l’intero Paese. Noi non abbiamo bisogno di tornare ai governi contrattati della Prima Repubblica, alla proporzionale e ai partiti padroni della vita pubblica. Il bipolarismo è un valore, come lo è l’alternanza. Se usciamo dal bipolarismo, se torniamo alla proporzionale, cadiamo in un baratro nel quale ci sono solo governi contrattati di larghe intese. E io non so quale delle due cose sia peggiore dell’altra».
 
Ma se il Pdl facesse cadere il governo, lei ritiene possibile la ricerca di un’altra maggioranza, magari per un Letta-bis, o pensa invece che sarebbero inevitabili le elezioni anticipate a novembre?
«Penso che quelli del Pdl sarebbero dei pazzi e degli irresponsabili a far cadere il governo:Io credo comunque che prima di andare a votare, anche nei prossimi mesi, bisogna assolutamente cambiare la legge elettorale. Come ha giustamente detto il presidente della Repubblica».
 
A giudicare dai toni che il Pdl usa in queste ore, non sembra che l’orizzonte dell’esecutivo sia lunghissimo…
«Questo governo è un’anomalia, però in questo momento deve fronteggiare l’emergenza economica e quella della legge elettorale. Quindi faccia ciò che deve fare per aiutare la ripresa dell’economia italiana ma al tempo stesso si impegni subito per la riforma elettorale».
 
E se invece la situazione precipitasse, il Pd dovrebbe affrontare le elezioni candidando Enrico Letta o Matteo Renzi?
«Le dico quale sarebbe lo sviluppo ordinato di questa vicenda. Si fa subito la legge elettorale che cambia il Porcellum e poi all’inizio del prossimo anno si va a nuove elezioni. Alle quali va il candidato che viene scelto da elezioni primarie del Pd». 
Da fare quando, queste primarie?
«Subito. Io sono perché il Pd convochi subito il congresso. Sono perché Renzi si candidi a segretario del partito, perché sono contrario alla separazione dei ruoli tra segretario e candidato premier. Ma sono favorevole a istituzionalizzare la norma in base alla quale, come è successo per Renzi con Bersani, al momento delle elezioni anche altri possano candidarsi alla premiership con apposite primarie. Una cosa però ci tengo a dirla: non sopporto le discussioni su “ex dc” ed “ex pci”. Questo è il contrario del Partito democratico, che è nato per superare questa distinzione. Basta con questa storia: ciascuno rappresenta tutti, quale che sia la storia dalla quale viene. Il Pd non è nato per mettere insieme due mezze mele, l’una diversa dall’altra: nessuno mangerebbe una mela metà rossa e metà verde, o bianca, perché apparirebbe come un frutto malsano. Se vogliamo essere un’alternativa credibile al centro-destra, se non vogliamo che sia solo Papa Francesco a parlare dei valori in una società, se vogliamo recuperare una coerenza tra valori e programmi che la sinistra ha perduto o dimenticato, dobbiamo essere innanzitutto un partito unito. E dobbiamo essere più di sinistra, parola che per me, come ho cercato di argomentare nel mio libro, significa cambiamento e non conservazione, società aperta e non bloccata, eguaglianza e opportunità diffuse. Questa sinistra può arrivare al 40 per cento, non al 25. È la vocazione maggioritaria senza la quale il Pd non ha ragione di esistere».
Lei è per Renzi segretario. E non pensa che la scelta di un altro candidato premier indebolirebbe automaticamente il governo Letta?
«Io penso che Renzi e Letta possano convivere, e mi auguro che convivano. Sono due energie, due risorse utilissime. E non sono le sole. Anche per il futuro si possono trovare delle forme di convivenza. Se uno fa il candidato premier, e l’ altro il ministro degli Esteri o dell’Economia, è una cosa che accade nei grandi partiti. Ricordo che Obama e Hillary Clinton duellarono aspramente, alle primarie, poi uno ha fatto il presidente e l’altra il segretario di Stato…».

Arriva la Bibbia di Arcore… Può essere blasfema?

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C’è chi lo troverà ironico e c’è invece chi potrebbe anche pensare che sia blasfemo illustrare la “Bibbia di Arcore”, cioè  un vera e propria Bibbia che racconta la vita politica di Berlusconi alla maniera delle Sacre Scritture. L’autore, Luigi Dossena, è un militante di Crema che ha mostrato alle telecamere la Bibbia.

“Il libro è frutto di 5 anni di lavoro – ha spiegato l’autore-, una delle mie opere è stata anche autografata da Andreotti e spero che oggi gli avvocati e i magistrati protagonisti di questa vicenda possano fare altrettanto”.

Poco più in là, su un tronco d’albero, un cartello con la scritta “Per Silvio SOLO la grazia di Dio, come sempre, elezioni subito”.

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Silvio Berlusconi diventa donna nell’articolo di Travaglio

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Perché Silvio Berlusconi è in isolamento e in silenzio? Il “mistero” lo svela Marco Travaglio con un articolo pubblicato dal Fatto Quotidiano dal titolo “Rea Silvia”. Qui Berlusconi imita  Bradley Manning e si veste da donna:

“Non è vero, come insinua la stampa comunista, che l’illustre pregiudicato passi il tempo a picchiare la testa contro il palo della lap dance rimpiangendo i bei tempi andati e rimuginando sulle possibili vie di fuga. Anche le convocazioni dei giuristi di corte per compulsare le varie opzioni finalizzate all’agibilità politica […] sono soltanto fumo negli occhi.

“Ben altra è la strategia vincente, che richiede però massima discrezione e lunga preparazione. Non a caso i fedelissimi sono impegnati da giorni a paragonare B. ai grandi condannati e/o detenuti della storia: “Mandela” (copyright Minzolini), “D’Artagnan” (Quagliariello), “Yulia Tymoshenko” (Santanchè), “Pasolini” (Sgarbi), “Pertini” (Barani), “Juan Domingo Peròn, Kakuei Tanaka, Thaksin Shinawatra, Nelson Mandela, Yulia Tymoshenko, Aung San Suu Kyi” (Libero ), “Aldo Moro” (Rotondi), “Dante Alighieri, Silvio Pellico, Enzo Tortora, Alfred Dreyfuss, Giovannino Guareschi” (Il Giornale), “Gandhi, Tymoshenko, Mandela, Erdogan, Havel, Giulio Cesare, i partigiani” (L’Esercito di Silvio), “Socrate” (Susy De Martini), “Galileo Galilei” (ri-Barani), “Che Guevara” (Amicone), “Adriano Sofri” (Italia Oggi), “Valentino Rossi” (Lara Comi), “Gramsci” (Paolo Guzzanti), “unico Dio” (Antonio Razzi), “Gesù Cristo” (ri-Rotondi e Alfano).

“Le inutili e pretestuose ironie che hanno accompagnato gli illustri accostamenti non ne colgono la portata strategica, anche se qualche perplessità avrebbero suscitato nel Caimano gli apparentamenti col partigiano rosso sangue Francesco Moranino, condannato per 7 omicidi e poi graziato da Saragat, e con i criminali nazifascisti e ciellenisti amnistiati da Togliatti, evocati rispettivamente dal senatore Lucio Malan e dal ministro Mario Mauro.

“Ma ormai la strada è segnata, gli indugi sono rotti, il dado è tratto. I bene informati lo chiamano Lodo Arsenio Lupin, dal nome del celebre perseguitato politico che, per conservare l’agibilità, cioè per non finire in galera, ricorreva a mirabolanti e riuscitissimi travestimenti. Ecco spiegati tutti quei parallelismi storici.

“Dal 1 agosto, giorno dell’infausta condanna, il Caimano è in sala trucco e parrucco per studiare il camuffamento migliore, onde poter continuare a circolare a piede libero in Parlamento, fischiettando senza farsi notare.

“Scartato Pellico, che si chiamava Silvio ma finì pur sempre ai Piombi e allo Spielberg, dunque porta sfiga; escluso Tortora (che fra l’altro rinunciò all’immunità per andare in carcere), per eccesso di pappagalli nella voliera di Arcore; impossibile Mandela, per insufficienza di fard; inaccettabile Gramsci (dicono che fosse comunista); sconveniente Pasolini (pare che fosse f****o); improbabili Socrate, Dante e Galileo (troppo intellettuali per non essere di sinistra); da evitare pure il Che (troppo alto), Gandhi (troppo magro), la Tymoshenko (troppo pallida) e Dreyfuss (Gasparri non sa chi sia); sconsigliabili Dio e Gesù Cristo, per concorrenza sleale; si starebbe optando per un travestimento da Bradley Manning.

“Già scelta la parrucca da bella brunetta per il decisivo coming out a reti unificate: “Ebbene sì, sono sempre stato donna: ma tutti mi dipingevano come un maschio, anzi come un macho. Per questo frodavo il fisco: per dimenticare. Chiamatemi Silvia”. Seguiranno terapia ormonale e intervento chirurgico a Casablanca, 1689 km da Hammamet”.

“Se date la grazia a Berlusconi, la voglio anch’io!” Così un pregiudicato

grazia-pregiudicato-berlusconi-napolitano-tuttacronacaTomas Mazzi, piccolo pregiudicato veronese di 46 anni condannato con sentenza definitiva a quattro mesi per violenza a pubblico ufficiale mentre era sotto l’effetto dell’alcool, ha presentato domanda di grazia al Presidente Napolitano. Come spiega il suo avvocato difensore, Guariente Guarienti, nel documento è però indicata una “condizione”. Si legge infatti: “La mia domanda di grazia è condizionata al fatto che venga concessa la grazia all’on. Silvio Berlusconi, sempre che questi, direttamente o indirettamente, la chieda”. E quindi prosegue: “Onestamente riconosco di aver subito più condanne di quante ne ha subite l’ex presidente del Consiglio; osservo tuttavia come si tratti di reati di gran lunga meno gravi”. La condanna di Mazzi è attualmente sospesa per la verifica dell’idoneità dell’abitazione dell’uomo ad accoglierlo agli arresti domiciliari.

Dalla riforma delle pensioni d’oro ora si passa a quella delle pensioni di latta!

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La lunga intervista del ministro Enrico Giovannini interessa gran parte degli italiani perché sono stati toccati i temi bollenti che rischiano di far esplodere un autunno caldo: le pensioni d’oro, la legge Fornero, il lavoro, la disoccupazione, la giustizia sociale.

Il primo tema, quello a lungo dibattuto, che in questi giorni sembra essere diventato uan pallina da ping pong che rimbalza sui tavoli della politica, è quello delle pensioni d’oro. Enrico Giovannini oggi, a sorpresa, fa traghettare il discorso dalle pensioni d’oro a quelle di latta. Quindi non più detrarre una parte del diritto acquisito a chi ha una pensione di un certo rilievo economico, ma piuttosto andare a innalzare chi ha una pensione troppo bassa.

“È vero, ma il grande tema non sono le pensioni d’oro, ma le tante persone che hanno pensioni di latta. Il problema delle pensioni d’oro riguarda relativamente poche persone, ed è un problema di giustizia sociale. Ma pensare che intervenire semplicemente sulle pensioni altissime riesca a finanziare un’azione fortemente perequativa per le pensioni più basse, semplicemente non è nei numeri. La quantità di denaro che si risparmierebbe è insufficiente a compensare i milioni di pensionati che percepiscono importi molto bassi”. Così Giovanni si è espresso sul tema delle pensioni d’oro.

Ma allora occorre ripensare al sistema pensionistico nel suo insieme?

“Questo governo non ha intenzione di intervenire sulla riforma già fatta. Bisogna affrontare il tema delle pensioni d’oro per poi decidere cosa fare del frutto di questo intervento. Dopodiché dobbiamo anche capire cosa sia una pensione d’oro”.

Avete fatto una stima di quante siano complessivamente?

“I dati di Istat e Inps sono facilmente consultabili. Ha destato molta impressione la lista dei primi dieci, che arrivano a percepire 91mila euro al mese. Parliamo di decine, o di centinaia di persone, a seconda di dove si fissa l’asticella. Si capisce bene che un intervento su centinaia di persone non è sufficiente per cambiare la situazione, sono due problemi diversi”.

Quindi cosa serve?

“La vera questione è che se un sistema economico non cresce, se i giovani di oggi hanno carriere lavorative molto discontinue – e quindi avranno pochi contributi – tutto ciò genererà pensione ancora più basse nel futuro. Questo è il problema che ci dobbiamo porre: da un lato per accelerare la crescita, dall’altro per aumentare il lavoro a tempo indeterminato o continuativo, per assicurare nel futuro pensioni adeguate. In tanti tra quelli che oggi hanno pensioni molto esigue sono già oggi a rischio povertà”.

Quando inizierete a mettere mano al problema?

“Ci stiamo lavorando. Nel corso del mese di settembre concluderemo il lavoro e valuteremo se inserire qualche elemento nella legge di stabilità o fare un provvedimento diverso. Ma questo è solo un pezzo del puzzle, legato poi al tema degli esodati e ad una serie di manutenzioni sul sistema pensionistico che vanno fatte, senza per questo stravolgerlo”.

Con quale tempistica si risolverà il problema degli esodati?

“Speriamo entro settembre”.

Avete intenzione di intervenire anche sul cuneo fiscale per ridurlo?

“È un impegno del presidente del Consiglio. Nella legge di stabilità vedremo quel che sarà possibile fare in termini di compatibilità finanziaria. Probabilmente non si risolverà tutto in un anno, ma ci stiamo lavorando”.

Qualcuno parla dell’intenzione del governo di fare un tagliando alla legge Fornero.

“Stiamo incontrando avvocati che gestiscono i contenziosi sul mercato del lavoro, perché ci sono delle critiche rispetto ad alcuni aspetti operativi delle cause lavoristiche che determinano incertezza dei tempi della giustizia, mettendo in difficoltà le imprese. Non siamo intervenuti su questo aspetto con il decreto lavoro, ma è uno dei problemi che ci stiamo ponendo. Ci saranno alcuni interventi in futuro, su questo e su qualche altro tema, dalla prossima settimana inizieremo a rifletterci”.

Per esempio?

“Altre questioni rispetto alle quali abbiamo già avviato il lavoro, a partire dalla riforma del sistema dell’impiego. Una riforma strutturale indispensabile in questo paese – sulla quale siamo già al lavoro – la cui mancanza ha fatto sì che pochissime persone arrivano nel mondo del lavoro attraverso il sistema dell’intermediazione pubblica, mentre in altri paesi è avviato e mette perfettamente in collegamento domanda e offerta”.

Tensione a piazza Montecitorio, manifestante tenta di darsi fuoco

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Sit in nervoso quello di fronte a piazza Montecitorio dove in protesta c’erano i docenti ‘inidonei’ e i precari della scuola. L’amministrativa precaria Virginia Taranto, 55 anni, napoletana, separata e con figli a carico, da giugno senza stipendio, ha tentato di darsi fuoco, fortunatamente bloccata dai colleghi e dagli altri manifestanti presenti in piazza. «È stato un attimo – racconta Anna Grazia Stammati, dell’esecutivo nazionale Cobas – nessuno di noi era a conoscenza del suo intento suicida. Ha tirato fuori una bottiglia di alcol pronta a darsi fuoco. È disperata». Provvidenziale l’intervento dei colleghi per fermarla. «Subito dopo – spiega la sindacalista – ha avuto un malore ed è arrivata l’ambulanza per assisterla. La verità è che viviamo una situazione drammatica e il governo si mostra sordo alle nostre richieste. La giornata era iniziata bene ma ha rischiato di finire nel peggiore dei modi. Poi è arrivata la notizia che il cdm ha deciso di rinviare alcune decisioni a lunedì, ma nessuno è venuto a informarci delle scelte assunte e così in piazza è prevalsa la disperazione».

E’ un governo di servizio ai cittadini quello che rimanda ogni decisione a lunedì, mentre in piazza le persone si danno fuoco? Se l’esecutivo è bloccato dalla sentenza Mediaset perché continuare con gli annunci e rimandare le decisioni invece di prendere atto che le larghe intese hanno fallito?

Brunetta e i 4 milioni per il Festival di Ravello. Il Pd attacca!

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Clima teso tra querele e comunicati stampa alla Regione Campania dove la Fondazione Ravello, presieduta da Renato Brunetta, è stata protagonista un duro attacco da parte dei democrats campani. Lo scontro si è generato dopo che il Presidente della regione Campania, Stefano Caldoro, Pdl, ha destinato un finanziamento da 4 milioni di euro   alla tradizionale rassegna Ravello Festival. Questo ha fatto esplodere l’ira del segretario provinciale del Pd di Salerno, Nicola Landolfi, che ha criticato aspramente la ripartizione delle risorse e ha voluto esprimere il suo dissenso con una frase molto forte che indicava tale contributo “una rapina a mano armata”. La querela non ha tardato ad arrivare.  Landolfi ha anche sottolineato come il finanziamento fosse dello stesso importo di quello stanziato per il Giffoni Film Festival.  La Fondazione Ravello – prosegue la nota – ha dato mandato agli avvocati di mettere in campo ogni iniziativa legale volta alla tutela del suo buon nome, del suo prestigio internazionale, e di quello delle personalità che la rappresentano’’. Ma il Pd non si è lasciato sfuggire l’occasione di una controreplica. Il capogruppo in Consiglio regionale Raffaele Topo ha annunciato a sua volta che alla ripresa dei lavori dell’Assemblea il gruppo regionale Pd ’’presenterà un’interrogazione urgente per conoscere i criteri e le procedure utilizzate in ordine all’assegnazione dei Fondi del Piano di Azione e Coesione sociale dalla Regione Campania adottato con apposita delibera n 225 del 12/7/2013’

Scandalo in Sardegna. La Regione paga 136mila euro a una società della Santanché.

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La cifra certo non è da capogiro, ma va a gravare sul bilancio nettamente in rosso della Regione Sardegna. Quei 136mila euro di soldi pubblici alla società “Visibilia srl” di Daniela Santanchè, per sette inserti “interamente dedicati alla Sardegna” che saranno pubblicati su Il Giornale, diretto dal compagno della parlamentare Pdl e di proprietà di Paolo Berlusconi, stanno dando scandalo. La delibera è stata approvata  l’8 agosto scorso, nell’ultima riunione preferiale della giunta sarda, ma non è sfuggita a Luca De Carolis de Il Fatto Quotidiano che ha scritto:

“Soldi pubblici che andranno “a favore della Società Visibilia srl”, come recita il documento. Ovvero, alla concessionaria di pubblicità “responsabile del progetto editoriale”, che ha come amministratore unico e proprietaria la Santanchè, compagna del direttore del Giornale, Alessandro Sallusti. Sempre nei pensieri di Cappellacci. Già l’estate scorsa, il governatore aveva destinato 141mila euro e 200 euro (Iva inclusa, quella volta) alla Visibilia per 6 inserti. Ovviamente, sul quotidiano di Sallusti. […] Quest’anno gli inserti saranno sette, di 4 pagine ciascuno. Informa la delibera:

“Il progetto editoriale è dedicato alle azioni che hanno connotato l’attività istituzionale della Regione nei diversi settori strategici. Nell’ambito degli inserti saranno sviluppati i temi del turismo, dell’ambiente, dei trasporti, dell’economia, della sanità, dell’innovazione tecnologica, dell’agricoltura e della zona franca”.

Interessante l’ultima voce, relativa al progetto di rendere la Sardegna “un paradiso fiscale, una sorata di Montecarlo estesa”, come afferma il sito http://www.zonafrancasardegna.com. Un’idea pressoché irrealizzabile, norme alla mano. Ma Cappellacci la sta cavalcando, in vista della Regionali del prossimo anno. Quindi, quattro pagine a tema con i soldini regionali. Ma quando usciranno i sette inserti? La delibera non riporta date. Il portavoce del governatore, Alessandro Serra, afferma: “Saranno in edicola tra settembre e ottobre”. Incerta la data, sicure le polemiche”.

Sicure le polemiche, per l’appunto. Infatti la decisione non è passata sotto silenzio, anche per la scelta della tempistica di promuovere il turismo alla fine dell’estate:

“Mario Bruno (Pd), vicepresidente del Consiglio regionale, ha dato notizia della decisione su Facebook. E punge: “Quale ricaduta dovrebbe portare la pubblicazione sul Giornale di questi inserti di propaganda, quali effetti concreti sul turismo o sul lavoro? E perché proprio sul giornale della famiglia Berlusconi?”. Il portavoce di Cappellacci replica: “La nostra campagna ‘Sardegna è tutta un’altra storia’ è stata pubblicata su l’Espresso, La Repubblica, Il Sole 24 Ore, persino su Tiscali (di proprietà dell’ex sfidante di Cappellacci, il Pd Renato Soru, ndr). Si polemizza solo perché questa volta lavoriamo con il Giornale: questo è un atteggiamento bifronte”.

Obiezione: ma pubblicare un inserto sul turismo dopo l’estate non è un controsenso? “Noi vogliamo ampliare la stagione turistica della Sardegna”. Certo è che sulle spese per la “pubblicità istituzionale” Cappellacci proprio non si tira indietro. L’estate scorsa stanziò senza bando 796mila euro, versati a trenta tra emittenti e società, tra cui appunto la Visibilia della Santanchè”.

Berlusconi come Cristo? Alfano spiega l’esigenza del giusto processo.

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«L’esempio di Cristo evidenzia l’esigenza di un giusto processo e i limiti di un giudizio popolare». Ha detto poi il vicepremier nel corso di una tavola rotonda al Meeting di Comunione e liberazione, intervenuto a un dibattito sul tema delle carceri. Alfano ha fatto questo riferimento mentre illustrava un episodio di cui è stato protagonista durante una visita in un carcere in cui il parroco lo invitava a guardare i detenuti come se fossero nella condizione di Cristo.

«Figuratevi per me – ha detto Alfano – l’esempio di Cristo non poteva essere più pertinente perché evidenzia l’esigenza di un giusto processo e i limiti di un giudizio popolare».

La Pitonessa chiede aiuto alla sinistra? Il Pd salvi Berlusconi! Arriverà il colombo?

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Nessun giro di parole, nessun mezzo termine, il tempo è scaduto e sembra non esserci neppure un secondo per la riflessione. Il Pdl ha paura e va all’attacco? Ultimatum, ricatti, aut aut ormai sono all’ordine del giorno e non stupiscono più neppure gli elettori che inermi sia a destra che a sinistra devono assistere a questi scontri politici che si basano su interessi “privati” che si vogliono far diventare “pubblici” mentre loro sono a casa sommersi nel dramma delle bollette da pagare, delle spese per la scuola dei figli, del caro benzina e delle mille tasse che stanno per travolgere i loro conti. La Santanché però mira solo a chiedere aiuto al Pd e salvare Berlusconi:

”Il Pd deve salvare Berlusconi, non ha scelta, altrimenti vorrebbe dire togliere la volontà politica a dieci milioni di italiani. In gioco c’è la democrazia”.  

”Io confido nel premier Letta, che parli col segretario Epifani. Non si assumeranno la responsabilità di portare un paese nel caos, non ci credo”, dice Santanchè. ”Non potremmo più sostenere i nostri carnefici, mi pare ovvio. Vogliono davvero far cadere il governo?”.

Se la giunta votasse la decadenza, ”allora, siccome la nostra Costituzione dice che il popolo è sovrano – aggiunge Santanchè – io voglio che la sentenza su Silvio Berlusconi la emetta il popolo italiano con il voto”.

 Ma siamo sicuri che l’elettorato di destra possa amare questa richiesta d’aiuto da parte del Pdl al Pd?

Chiara la risposta di Letta:

“È sbagliato sovrapporre due livelli che sono differenti e tali devono restare. Una cosa è l’agenda del Paese, le misure che dobbiamo approvare, il piano politico dell’azione dell’esecutivo, un’altra sono gli atti interni del Senato, la giunta si dovrà esprimere in base ad un’analisi giuridica, non politica, dunque i due piani sono distinti”.

Gli fa eco Davide Zoggia, responsabile organizzativo del Pd:

“Il Pd non accetterà ricatti e la responsabilità di far saltare eventualmente il governo per la vicenda di Silvio Berlusconi sarebbe del Pdl. Bisogna rimettere la realtà con i piedi per terra. Lo dico con chiarezza ai colleghi del Pdl che invito ad assumersi le proprie responsabilità e a smetterla con il tentativo di scaricare sul Pd i problemi che riguardano il loro partito”.

Alea iacta est e forse bisogna solo attendere il colombo… porterà buone o cattive notizie?

Carlo Azeglio Ciampi è in clinica, operazione all’anca!

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Il presidente emerito Carlo Azeglio Ciampi è stato ricoverato nella clinica privata Santa Maria a Bolzano. Secondo il bollettino reso noto dal direttore sanitario Kritzinger, il presidente Ciampi è stato sottoposto a un intervento di artroprotesi all’anca.

Le condizioni generali sono buone. Ciampi sta trascorrendo un periodo di riposo a Siusi, località in provincia di Bolzano.

Il governo dei castelli di sabbia spazzato via dal vento d’autunno?

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Il governo era fragile, le larghe intese erano maglie consumate e gli annunci di Letta sulla tenuta del governo erano castelli di sabbia. Le perturbazioni atmosferiche degli ultimi giorni e le tensioni della sentenza Mediaset hanno scatenato una bufera d’agosto che forse non consentirà al governo di arrivare all’autunno caldo che già aveva prospettato il premier Letta. La dichiarazione di Berlusconi rilasciata a un’intervista al settimanale Tempi non lascia molti dubbi sul futuro di questo esecutivo:

“Diranno che e colpa mia se i ministri del Pdl valuteranno le dimissioni davanti al massacro giudiziario del loro leader eletto da milioni di italiani. Ma io mi domando: se due amici sono in barca e uno dei due butta l’altro a mare, di chi è la colpa se poi la barca sbanda?”

Ma quale è il nodo da sciogliere? Un indizio ci viene dalle parole di Mario Mauro:

“Non possiamo far diventare il Parlamento il quarto grado di giudizio, non può essere questa la soluzione”, la soluzione, aggiunge, deve essere “politica”. “Amnistia e indulto, come nel dopoguerra con l’amnistia di Togliatti”. Perché oggi, dati gli indicatori economici, la situazione è “anche più difficile di allora” e “chiudere quasi 20 anni di contrapposizioni che ci hanno portato a questa situazione è interesse di tutti”.

Ma dove è stata la guerra? Dove sono stati gli uomini che sono morti per un ideale? Qui ci sono solo suicidi della disperazione legati alla disoccupazione e all’impossibilità di vedere un futuro. Siamo in un dopoguerra? E chi ha fatto la dichiarazione? Chi ha vinto? Chi ha perso? Che territori abbiamo liberato? Come si può parlare oggi di amnistia e indulto? Un provvedimento generale lascerebbe impuniti tutti i criminali e i cittadini onesti, sono stati meno furbi, più stupidi?

Pensavamo che fosse giunta l’ora di edificare i palazzi delle riforme, invece ci ritroviamo con gli annunci entusiastici trasformati in castelli di sabbia spazzati via dal vento autunnale!

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Tra Alfano e Letta, il pendolo è Berlusconi. Scoccherà l’ora della crisi?

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Distanti, lontani e con una visione completamente diversa sulla vicenda sull’agibilità politica di Silvio Berlusconi. Le larghe intese sono spaccate, a brandelli e divisi. Nonostante si cerchino argomenti, come l’Imu su cui trovare un’intesa, il nodo principale dell’incontro non può essere sciolto: Berlusconi fa da pendolo… farà anche scoccare l’ora della crisi di governo? Secondo fonti del Pdl, Alfano avrebbe fatto presente che non è possibile che un partito resti dentro la coalizione se l’altro partito della coalizione fa decadere il leader del partito alleato per un atteggiamento pregiudiziale del Pd che non tiene conto del parere di illustri giuristi che esprimono dubbi sulla retroattività della legge Severino. 

“In uno stato democratico il principio di legalità è un principio a cui tutti devono soggiacere, perché davvero la giustizia deve essere uguale per tutti”. Lo ha detto il segretario del Pd Guglielmo Epifani commentando le prime notizia dopo il vertice a Palazzo Chigi. 

E se Letta da Vienna affermava che sarebbe stato ”paradossale” avvitarsi in ”questioni interne” ora che ”la terra promessa” della ripresa è così vicina, oggi sembrerebbe invece “paradossale” rimanere al governo con le condizioni dettate dal Pdl. 

Come vi cucino l’Italia: videomessaggio shock di Berlusconi e la crisi

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E’ davvero già tutto pronto per far scoppiare la crisi in Italia? Dopo l’ultimatum lanciato ieri da Silvio Berlusconi attraverso il ministro dell’interno e vicepremier, Angelino Alfano, sembra che al Pd non resti molto tempo per bloccare la caduta dell’esecutivo. Dieci giorni per fermare i lavori della Giunta per le Elezioni e riconsiderare la costituzionalità della legge Severino. La “patata bollente” ora è nelle mani dei democrat e davvero può diventare una bomba a orologeria in grado di polverizzare la maggioranza o di distruggere il partito. Se infatti il Pd dovesse decidere di far decadere Berlusconi dalla carica di senatore l’esecutivo andrebbe a casa immediatamente, nel caso contrario, gli elettori si allontanerebbero ancora di più da questo partito, già da molti visto come un’ombra che si ripara nelle grandi alleanze, più che una forza di sinistra che promuove iniziative politiche. La road map della caduta del governo è pronta? Secondo il quotidiano La Repubblica ci sarebbe già un crono-programma con i tempi della nascita di Forza Italia, della crisi e del voto anticipato.  E a questo servirebbe il videomessaggio che sarebbe già pronto. Una dichiarazione shock,  una sorta di riedizione di quello della discesa in capo del 1994 di Berlusconi. Dopo vent’anni e una condanna definitiva il film si ripete? Ci sarà un rimpasto o gli italiani saranno cucinati a puntino dalla crisi?

 

Gli avvisi di Schifani che “gridano” all’instabilità del Governo!

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Definiamoli “avvisi” anche se quelli di Renato Schifani sembrano vere e proprie grida che minano la stabilità di governo. Il capogruppo del Pdl  al Senato, avverte il Pd in vista del voto in Giunta al Senato sulla decadenza di Silvio Berlusconi da senatore. La tenuta del governo sarebbe seriamente compromessa “se il Pd respingesse – sottolinea Schifani – le richieste del Pdl di approfondire la legge Severino sull’incandidabilità. Per noi sarebbe impossibile parlare di un percorso comune”. Il messaggio del Centrodestra è chiaro: se il Pd accelerasse a settembre sulla decadenza di Silvio Berlusconi da senatore, l’esecutivo potrebbe cadere. Al centro del dibattito c’è il decreto legislativo del 31 dicembre 2012, che dà attuazione alla legge anticorruzione (la cosiddetta legge Severino) nella parte riguardante l’etica in politica, quella in cui si stabilisce l’incandidabilità a parlamentare italiano ed europeo di chi sia stato condannato in via definitiva a pene superiori ai 2 anni di reclusione per delitti non colposi punibili nel massimo con almeno 4 anni di carcere. Ma può esistere, ci si chiede, un governo di servizio al cittadino a prescindere dall’etica politica? 

L’annunciazione di Letta, in una domenica d’estate a Rimini

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Il Premier Letta a Rimini non si risparmia e lancia annunci e buoni propositi in questa domenica d’estate riminese che vede la politica in primo piano, in un clima rovente tra tensioni, sentenze e pre-campagne elettorali. Ecco quindi Enrico Letta che apre al dialogo e forse anche alla pacificazione?

“Dobbiamo far vincere la forza fecondatrice dell’incontro. L’incontro vince sempre sul conflitto”. Lo ha detto il premier Enrico Letta, intervenendo all’incontro inaugurale del Meeting annuale di Comunione e liberazione, che si apre oggi a Rimini. Letta ha sottolineato che occorre mettere da parte “i professionisti del conflitto” e vincere la logica dello scontro elettorale basato sulla “paura che vinca l’altro o la propria superiorità morale”.

E se qualche giorno fa Marco Travaglio si era schierato contro la nota del Colle affermando che “Mai durante l’Italia repubblicana e pure monarchica, un capo dello Stato era mai intervenuto su una condanna definitiva” e scriveva che “il partoriente ha scodellato un mostriciattolo che copre l’Italia di vergogna”, ora invece Letta ritorna sulla forza fecondatrice. Sembra proprio che in politica ci sia voglia di un nuovo nascituro che faccia dimenticare il passato! Un erede nel Pdl? Una scissione nel Pd? Una rivoluzione nell’M5S? Quale sarà il futuro dell’Italia?

Intanto il Premier Letta precisa: “L’incontro non vuol dire che le differenze scompaiono. Fa paura solo a chi è incerto della propria identità e dei propri valori”. E poi aggiunge: L’Italia “è il paese dei guelfi e ghibellini, del tutti contro tutti” ma “l’identità solida non ha paura dell’incontro: si è convincenti se si ha una visione credibile se si realizzano le cose, non si è convincenti se il consenso si usa solo per evitare che arrivi il nemico. E’ modo di far politica che non mi appartiene”.

E dopo i Guelfi e Ghibellini il presidente del Consiglio getta un occhio alla cultura: L’istruzione che è fondamentale è stata bistrattata negli ultimi anni” D’altra parte anche Napolitano aveva richiamato l’attenzione sull’emergenza rappresentata da “una grave forma di impoverimento spirituale, culturale”,  e aveva parlato dell’esigenza di trovare una reazione per invertire la rotta.

Quindi ritornare alla formazione per cercare di evitare il tracollo dell’impoverimento, ma anche dare una speranza agli italiani su questa ripresa che tarda ad arrivare. Letta a Rimini ha molte certezze e si sbilancia: “L’uscita dalla crisi è a portata di mano. E’ possibile a seconda di cosa facciamo. Se guardiamo al futuro usciremo dalla crisi. Una crisi che è stata ed è terribile”.  Quindi basta individuare i binari giusti, non sbagliare la mira e andare dritti fino alla fine del tunnel?

Strano che la Merkel la pensi in maniera nettamente opposta:  “L’eurocrisi non è ancora finita, ma dalla crisi l’Ue uscirà più forte” che poi aveva aggiunto sulla Grecia “Alla solidarietà europea appartiene anche il principio degli sforzi da compiere da parte di chi viene aiutato. Mettere semplicemente soldi a disposizione, senza la disponibilità a riforme di fondo dall’altra parte, è una soluzione che giudico sbagliata fin all’inizio della crisi. Sono felice che siamo riusciti a convincere a imboccare un’altra via. Così la Grecia e gli altri Paesi colpiti hanno dovuto intraprendere importanti riforme”.

Quindi siamo destinati all’oblio? Per fortuna che il Premier Letta ha la soluzione in tasca: “L’Europa oggi ha istituzioni che non permettono di decidere. Non si può non cambiarle. Le istituzioni devono essere legate ai cittadini. L’Europa così com’è non va”.

Quindi basta andare in Europa e dire di cambiare politica e soprattutto fare una revisione delle istituzioni. Un gioco da ragazzi e si è fuori dalla crisi! Infatti anche sul lavoro la formula è certa per il Presidente del Consiglio:

“L’Europa aiuti a creare lavoro accanto al rigore nei conti perché nessuno di noi vuole fare debito. Vorrebbe dire scaricarlo sui figli. Nessuno lo farebbe a casa: perché farlo come nazione? Tutto ciò che faremo lo faremo senza fare nuovi debiti”.

Quindi non ci dobbiamo preoccupare di nulla, ci penserà l’Europa a tirare fuori l’Italia dalla crisi e dalla disoccupazione giovanile?

Ma Letta non risparmia neppure l’Alta Finanza “Per un nuovo inizio c’è bisogno che si rimetta la finanza al proprio posto, la crisi è nata perché la finanza è uscita dal proprio ruolo ed è diventata al centro di tutto. Dobbiamo fare la lotta ai paradisi fiscali”.

Altro punto caldo e risolvibile in pochi mesi. Letta quindi è ottimista e chiarisce che per una ripresa basta invertire la rotta della politica italiana, dell’Europa, dell’Alta finanza… Quando arriverà l’annuncio che possiamo camminare sulle acque?

L’entusiasmo di Letta inonda Rimini, Napolitano cauto.

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“I giovani non li lasceremo soli: lavoreremo e faremo di tutto perché riescano ad avere opportunità”. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Enrico Letta, visitando una mostra sull’Europa al Meeting di Comunione e Liberazione. “Grazie a un’Europa e a un’Italia migliore – ha concluso Letta – daremo ai giovani quelle opportunità che altri, in altre parti d’Europa, hanno già oggi”.

Il videomessaggio di Napolitano invece risolta molto più cauto:  “Dobbiamo riuscire a competere con Paesi che sono cresciuti al di là di ogni previsione possibile e soprattutto in ritmo e intensità. Dobbiamo saper reggere le sfide, che sono le sfide dell’innovazione, della competitività, della produttività, e che sono le sfide di una rimodulazione efficace del nostro modello di economia sociale e di mercato”.
Al suo arrivo, Letta ha anche incontrato una famiglia di immigrati originari del Benin. La famigliola, padre, madre e due bimbi, stava pranzando con una colazione portata da casa nella hall della fiera di Rimini che ospita la kermesse di Cl. Alla fine del suo giro per gli stand e le mostre e prima di avviarsi a pranzo, il premier li ha visti e si è fermato per un breve saluto con la famiglia, abbastanza stupita per l’inconsueto incontro. Berlusconi invia aerei sulle spiagge, mentre il Premier stringe la mano agli immigrati, uno stile e una politica diversa… ora ci si augura che non inizi una nuova campagna elettorale. 

8 milioni di euro per l’ascensore abusivo del Senato

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Sembrerebbe quasi l’ultima freddura o vignetta satirica sui quotidiani e invece purtroppo dovranno essere spesi ben 8 milioni di euro dei contribuenti per eseguire i lavori di ripristino di un ascensore abusivo costruito a Palazzo Giustiniani, in un’ala attigua agli uffici di proprietà del Senato.
Il giudice ha stabilito che il ministero delle Finanze dovrà risarcire un privato cittadino. Una battaglia che è durata 20 anni con perizie, esposti e sentenze.

La famiglia Marchioni, che ha vinto la causa, è proprietaria di un’ala confinante del Palazzo monumento occupato dalle residenze e dagli studi del Senato (ora dal quello dell’ex presidente Schifani). Il cantiere è stato aperto nel 1989. Nel 1994 in un’area comune venne alzato un muro e incorporata una parte del cortile per realizzare un ascensore da cui si accede ai vari piani.
Quelle 27 tonnellate di ferro hanno reso inagibili l’appartamento al piano di sotto della famiglia Marchioni (oltre a tre locali dell’albergo Pantheon Royale Suite): un danno stimato agli 8 milioni e 365 mila euro. Il ministero dell’Economia e delle Finanze era stato condannato in via definitiva a pagare i danni.

 

Letta entusiasta anche dopo ferragosto

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Niente e nessuno può spegnere l’entusiasmo del Premier Letta che dopo ferragosto torna a esprimere le sue idee sull’Italia  e l’Europa in un intervista rilasciata a Sussidiario.net, alla vigilia dell’apertura del Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini.

“Dobbiamo, prima di tutto, avere maggiore fiducia in noi stessi. Uscire da quella cappa di sottovalutazione, autolesionismo, benaltrismo che troppo spesso ci toglie ossigeno. Dimostrare all’Europa e al mondo che non c’è più bisogno che ci si dica di fare i compiti a casa”.

Poi Letta ha aggiunto:

“I sacrifici  li abbiamo fatti e li stiamo facendo non perché ci sia qualcuno a imporceli, ma perché siamo un Paese adulto che vuole ricominciare a costruire il futuro dei propri figli. Un Paese che vuole parlare quel linguaggio della verità e della responsabilità al quale il presidente Napolitano, proprio dal Meeting di Rimini, due anni fa, ci ha richiamato. L’Italia può farcela: questo è il messaggio”.

Poi Letta ha concluso:

“il mondo cambia e corre e che l’Italia, da sola, non può semplicemente reggere questa rivoluzione. Può, invece, farcela e tornare a competere solo dentro una Europa più solida e unita, anche e soprattutto sul piano politico. Parlo però di un Europa diversa da quella che abbiamo osservato in questi anni di crisi”.

Il governo terrà? Umore nero del Cavaliere

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Estate grigia e umore nero per il Cavaliere che ha già iniziato a far campagna elettorale facendo sfrecciare nei cieli italiani gli aerei che inneggiano a Forza Italia e a Silvio Berlusconi. Il governo terrà? I primi entusiasmi per la nota di Napolitano sono svaniti con la stessa rapidità con la quale a suo tempo si sono volatilizzati gli applausi del manipolo di aficionados che sostavano in via del Plebiscito, dopo le prime parole pronunciate dal giudice Esposito. «Il Dottore più legge quella nota e più si incazza», sostiene una delle più assidue frequentatrici telefoniche dell’ex presidente del Consiglio.

Intanto il Cavaliere mastica amaro: non ci sta a chiedere la grazia perché significa accettare «una sentenza ingiusta». Non ci sta a decadere da senatore perché «mi farebbero a fette tutte le procure». Non ci sta ad essere dichiarato incandidabile per due se non sei anni come vorrebbe la legge-Severino. Soprattutto non ci sta a garantire la sopravvivenza del governo sino al 2015, come vorrebbero il presidente della Repubblica e del Consiglio, «mentre io dovrei stare a raccontare storielle in un centro anziani o di recupero di tossicodipendenti». Mastica amaro, l’ex premier, mentre lascia ai suoi consulenti il tempo per cercare una soluzione che lo costringa magari anche all’affidamento ai servizi sociali, ma garantendogli che comunque la pena accessoria verrà estinta assieme a quella principale.
Ieri pomeriggio, a sgomberare i dubbi sulle reali attese del Cavaliere, ha provveduto il ministro Gaetano Quagliariello spiegando a tutti, Colle compreso, che la tenuta del governo sino al 2015 è tutta da costruire perché sarebbe impossibile per i ministri del Pdl restare in un esecutivo dove la maggioranza si divide in giunta sul destino politico del leader del secondo partito di maggioranza. In buona sostanza un altolà indirizzato a palazzo Chigi e al Quirinale – da uno dei ministri del Pdl da sempre più sensibile alle ragioni del Colle – al Pd e a tutti coloro che immaginano un futuro politico del Pdl senza Berlusconi, o con Berlusconi fuori dal Parlamento, nonostante per anni abbiano sostenuto che sia Forza Italia che il Pdl non fossero altro che «partiti di plastica» senza propria autonomia. Un avvertimento che serve anche a ricompattare un partito che si stava pericolosamente spaccando tra falchi e colombe.

Tra quelli con l’auto blu ministeriale e coloro che sono sicuri di guadagnarsela sul campo, magari dopo un passaggio elettorale che «metterà a tacere i cacadubbi come nel 2008 e nel 2013». Anche se il Pdl è normalizzato ed è lontano il tempo dei “coraggiosi” del Teatro Olimpico, a Berlusconi restano però tutti i dubbi su ciò che potrebbe succedere una volta affossato il governo Letta. La prospettiva del voto è tutt’altro che certa e le incognite restano alte anche per la tenacia con la quale il Capo dello Stato insegue la riscrittura della legge elettorale. Nel Pdl c’è chi cerca di prendere tempo nella Giunta per le immunità del Senato tentando di arrivare ad ottobre nella speranza che il Quirinale aiuti la ricerca di «una soluzione politica» che difficilmente ci sarà. Ma il Cavaliere comincia a sospettare anche di questi «tentativi dilatori» che gli vengono suggeriti dall’interno del Pdl da coloro che sperano di poter chiudere anche la finestra elettorale autunnale.

PAURE Stretto nell’angolo e preoccupato anche per il destino delle proprie aziende in caso di crisi di governo, Berlusconi lascerà ancora fare i suoi avvocati per qualche altro giorno ancora, ma non ci sta a restare per lungo tempo senza lo scudo parlamentare ed in balia di procure che – a suo dire – potrebbero convocarlo a raffica o disporre perquisizioni in ogni dove. Contestare l’applicabilità della legge-Severino resta quindi l’ultimo baluardo della difesa dietro il quale ieri l’ex Guardasigilli Nitto Palma ha provato a riparare il Cavaliere che però non si fida più delle promesse e senza soluzione politica è pronto a giocarsi il tutto per tutto facendo saltare il banco.

Napolitano ringrazia Siracusa… Ma l’Ue sta a guardare?

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Giorgio Napolitano rende onore agli abitanti di Siracusa che hanno soccorso e nutrito gli immigrati sbarcati sulla costa il giorno di ferragosto.

”Le immagini trasmesse ieri dalla TV delle decine di bagnanti, sulla spiaggia di Morghella – Pachino, che si sono spinti generosamente in mare per aiutare profughi provenienti dalla Siria, in gran parte bambini, a raggiungere la riva mettendosi in salvo,sono di quelle che fanno onore all’Italia” scrive in una nota il Capo di Stato.

Le immagini, aggiunge ancora Napolitano, ”mostrano come – di fronte alla tragedia, quotidianamente vissuta a Lampedusa e altrove, di quanti cercano asilo fuggendo da guerre e persecuzioni – prevalga negli italiani un senso di umanità e solidarietà più forte di ogni pregiudizio e paura”.

Ma l’Ue sta a guardare? L’Europa non ha confini che dovrebbero essere tutelati da tutti gli stati membri? L’Ue non si dovrebbe far carico della migrazione?

Il ballo della Grazia e il governo che diventa una Chimera!

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Non ci sono più alternative dopo il discorso di Giorgio Napolitano che ieri ha voluto prima ribadire la necessità della tenuta di governo e poi quell’apertura al leader del Pdl al quale ribadiva di non aver mai ricevuto la richiesta di Grazia e che se mai fosse arrivata avrebbe valutato.

Piero Longo, avvocato del Cavaliere, in un’intervista a Radio Capital, si dice convinto che: “la grazia verrà prima o poi formalmente richiesta. L’ agibilità politica è poi altra cosa ma se venisse chiesta e data la grazia ci potrebbero essere novità perché questa può riguardare parzialmente la pena”. Il fatto che poi possa essere estesa anche alle pene accessorie, continua Longo, “dipende dalla decisione del Presidente della Repubblica, bisognerà vedere che tipo di provvedimento di clemenza verrebbe eventualmente concesso”. In ogni caso Berlusconi non uscirà di scena: “Farsi da parte significa non essere più un punto di riferimento e io non credo che questo possa accadere”. Parole poi smentite dallo stesso Longo: “Smentisco categoricamente di aver dichiarato che l’ex premier prima o poi chiederà la grazia. In una breve conversazione con Radio Capital mi sono limitato a precisare le fonti normative per il beneficio che il Presidente della Repubblica può concedere a sua assoluta discrezionalità”.

Ma Berlusconi, professatosi sempre innocente, perché dovrebbe chiedere una Grazia piuttosto che subire il “martirio” di una condanna che lo renderebbe quasi un “santo” agli occhi degli elettori?

Ora però sembra riaffacciarsi invece l’ipotesi di chiedere la Grazia. Un balletto di conferme, smentite, passi avanti, passi indietro, che formano una coreografia sempre più complessa in una tensione politica che se non rischia di esplodere rischia quanto meno di implodere su se stessa, priva ormai di ogni legame con la base, con quegli elettori che soprattutto nel centrosinistra hanno ormai smesso di ascoltare i loro rappresentanti e sono solo preoccupati per il lavoro, le tasse, la casa e l’anno che verrà… Ma il governo ora ha come prerogativa quella di andare avanti anche se ormai più che un governo di larghe intese è diventato una Chimera che lancia  annunci e prevede riprese, mentre la disoccupazione dilaga e il Pil scende.

L’Europa veleggia fuori dalla recessione, l’Italia fa il gambero

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L’Europa veleggia fuori dalla recessione  secondo la stima flash di Eurostat nel secondo trimestre 2013 il Pil cresce dello 0,3% sia in Eurozona che nella Ue-27. Un valore superiore alle previsioni e soprattutto il primo dato positivo dopo sei trimestri di cali consecutivi. Sicuramente non è l’uscita dai guai perché basta confrontare lo stesso trimestre del 2012 e scoprire che il Pil è a -1,1 in Eurozona e di -0,7 nella Ue, però il dato non è pessimo. E l’Italia? In Italia le cose non vanno, altro trimestre nero a -0,2%. Peggio di noi Cipro a -1,4%. Meglio di noi anche la Spagna con -0,1%. Volano gli Usa a +1,4% e bene in Giappone a +0,6% (anche se c’è stata una frenata rispetto al trimestre scorso in cui l’indice si attestava su +0,9%). Crescita anche  per la Germania, la Repubblica Ceca e la Finlandia con un favorevole +0,7%.

 La ripresa italiana dove sta? Sicuramente nella mente dei politici che continuano a esultare in un clima di instabilità politica che sicuramente non aiuta il nostro Paese. Troppa attenzione ai problemi del Cavaliere e tutto rimandato all’autunno. La spending review sulle auto e sugli aerei di stato è arrivata tardi, quando ormai gran parte delle spese dell’anno in corso sono già state effettuate, quindi se risparmio ci sarà sarà sugli esercizi futuri. Tutto rimandato, il futuro è rosa, ma il Pil dell’Italia fa il gambero rosso ?

Nuti, M5S, un’ariete contro il Colle? “L’Italia non ha più il Presidente”

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Dopo la nota sul caso Silvio Berlusconi, l’M5S, attraverso il suo capogruppo Riccardo Nuti attacca il Presidente della Repubblica:

“Secondo me l’Italia non ha più un Presidente della Repubblica. Un Presidente della Repubblica dovrebbe dire basta a queste indecenze e non incitarle!”.

Nuti aggiunge anche:

“Come può un Presidente della Repubblica avallare delle riforme costituzionali derogando la Costituzione stessa? Come può definire che questo Governo sta facendo cose importanti quando ha solo effettuato rinvii e i cittadini percepiscono il nulla da questa azione lodata da Napolitano? Come può un Presidente della Repubblica chiedere a questo governo una riforma della Giustizia? Un governo ricattato da un condannato per frode fiscale, un corruttore (processo Mills), e con in corso altri processi, dovrebbe riformare la giustizia?”

Il Colle richiama alla responsabilità e la sentenza deve essere applicata

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“Governo prosegua, crisi sarebbe fatale, no instabilità”, serve un’azione di governo per il rilancio dell’economia” Queste le prime parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che in una nota è intervenuto dopo giorni di polemiche, relative alla sentenza della Cassazione sul processo Mediaset.
“Di una sentenza definitiva non si può che prendere atto e applicarla – poi aggiunge Napolitano –  al riguardo nessuna domanda mi è stata indirizzata”. Parole che lasciano intendere che non sia arrivata alcuna richiesta ufficiale di grazia, per il momento. Nella nota è anche scritto che per Silvio Berlusconi sarebbe “escluso il carcere, ci sono norme che sanciscono alternative”. E sulle ricadute politiche della sentenza aggiunge: “Toccherà a Silvio Berlusconi e al suo partito decidere circa l’ulteriore svolgimento, nei modi che risulteranno legittimamente possibili, della funzione di guida finora a lui attribuita, preminente per tutti dovrà essere la considerazione della prospettiva di cui l’Italia ha bisogno”.

In sostanza Napolitano espone i fatti, richiama al senso di responsabilità, alle necessità del Paese. La sentenza si deve applicare, ma resta ancora l’incognita relativa all’incandidabilità di Berlusconi.

Oggi Marina Berlusconi aveva ribadito il suo secco “no” alla politica, quindi il “trono” sembra per il momento non avere un erede. L’Italia è in vacanza ma a Forza Italia, al Colle e al Governo le acque sono turbolente.

 La nota completa è la seguente:

“La preoccupazione fondamentale, comune alla stragrande maggioranza degli italiani, è lo sviluppo di un’azione di governo che, con l’attivo e qualificato sostegno del Parlamento, guidi il paese sulla via di un deciso rilancio dell’economia e dell’occupazione. In questo senso hanno operato le Camere fino ai giorni scorsi, definendo importanti provvedimenti; ed essenziale è procedere con decisione lungo la strada intrapresa, anche sul terreno delle riforme istituzionali e della rapida ( nei suoi aspetti più urgenti ) revisione della legge elettorale. Solo così si può accrescere la fiducia nell’Italia e nella sua capacità di progresso. Fatale sarebbe invece una crisi del governo faticosamente formatosi da poco più di 100 giorni; il ricadere del paese nell’instabilità e nell’incertezza ci impedirebbe di cogliere e consolidare le possibilità di ripresa economica finalmente delineatesi, peraltro in un contesto nazionale ed europeo tuttora critico e complesso.

Ho perciò apprezzato vivamente la riaffermazione – da parte di tutte le forze di maggioranza – del sostegno al governo Letta e al suo programma, al di là di polemiche politiche a volte sterili e dannose, e di divergenze specifiche peraltro superabili.

Non mi nascondo, naturalmente, i rischi che possono nascere dalle tensioni politiche insorte a seguito della sentenza definitiva di condanna pronunciata dalla Corte di Cassazione nei confronti di Silvio Berlusconi. Mi riferisco, in particolare, alla tendenza ad agitare, in contrapposizione a quella sentenza, ipotesi arbitrarie e impraticabili di scioglimento delle Camere.

Di qualsiasi sentenza definitiva, e del conseguente obbligo di applicarla, non può che prendersi atto. Ciò vale dunque nel caso oggi al centro dell’attenzione pubblica come in ogni altro.

In questo momento è legittimo che si manifestino riserve e dissensi rispetto alle conclusioni cui è giunta la Corte di Cassazione nella scia delle valutazioni già prevalse nei due precedenti gradi di giudizio; ed è comprensibile che emergano – soprattutto nell’area del PdL – turbamento e preoccupazione per la condanna a una pena detentiva di personalità che ha guidato il governo ( fatto peraltro già accaduto in un non lontano passato ) e che è per di più rimasto leader incontrastato di una formazione politica di innegabile importanza. Ma nell’esercizio della libertà di opinione e del diritto di critica, non deve mai violarsi il limite del riconoscimento del principio della divisione dei poteri e della funzione essenziale di controllo della legalità che spetta alla magistratura nella sua indipendenza. Né è accettabile che vengano ventilate forme di ritorsione ai danni del funzionamento delle istituzioni democratiche.

Intervengo oggi — benché ancora manchino alcuni adempimenti conseguenti alla decisione della Cassazione — in quanto sono stato, da parecchi giorni, chiamato in causa, come Presidente della Repubblica, e in modo spesso pressante e animoso, per risposte o “soluzioni” che dovrei e potrei dare a garanzia di un normale svolgimento, nel prossimo futuro, della dialettica democratica e della competizione politica.

A proposito della sentenza passata in giudicato, va innanzi tutto ribadito che la normativa vigente esclude che Silvio Berlusconi debba espiare in carcere la pena detentiva irrogatagli e sancisce precise alternative, che possono essere modulate tenendo conto delle esigenze del caso concreto.

In quanto ad attese alimentate nei miei confronti, va chiarito che nessuna domanda mi è stata indirizzata cui dovessi dare risposta.

L’articolo 681 del Codice di Procedura Penale, volto a regolare i provvedimenti di clemenza che ai sensi della Costituzione il Presidente della Repubblica può concedere, indica le modalità di presentazione della relativa domanda. La grazia o la commutazione della pena può essere concessa dal Presidente della Repubblica anche in assenza di domanda. Ma nell’esercizio di quel potere, di cui la Corte costituzionale con sentenza del 2006 gli ha confermato l’esclusiva titolarità, il Capo dello Stato non può prescindere da specifiche norme di legge, né dalla giurisprudenza e dalle consuetudini costituzionali nonché dalla prassi seguita in precedenza. E negli ultimi anni, nel considerare, accogliere o lasciar cadere sollecitazioni per provvedimenti di grazia, si è sempre ritenuta essenziale la presentazione di una domanda quale prevista dal già citato articolo del C.p.p.. Ad ogni domanda in tal senso, tocca al Presidente della Repubblica far corrispondere un esame obbiettivo e rigoroso — sulla base dell’istruttoria condotta dal Ministro della Giustizia — per verificare se emergano valutazioni e sussistano condizioni che senza toccare la sostanza e la legittimità della sentenza passata in giudicato, possono motivare un eventuale atto di clemenza individuale che incida sull’esecuzione della pena principale. Essenziale è che si possa procedere in un clima di comune consapevolezza degli imperativi della giustizia e delle esigenze complessive del Paese.

E mentre toccherà a Silvio Berlusconi e al suo partito decidere circa l’ulteriore svolgimento – nei modi che risulteranno legittimamente possibili – della funzione di guida finora a lui attribuita, preminente per tutti dovrà essere la considerazione della prospettiva di cui l’Italia ha bisogno. Una prospettiva di serenità e di coesione, per poter affrontare problemi di fondo dello Stato e della società, compresi quelli di riforma della giustizia da tempo all’ordine del giorno. Tutte le forze politiche dovrebbero concorrere allo sviluppo di una competizione per l’alternanza nella guida del paese che superi le distorsioni da tempo riconosciute di uno scontro distruttivo, e faciliti quell’ascolto reciproco e quelle possibilità di convergenza che l’interesse generale del paese richiede. Ogni gesto di rispetto dei doveri da osservare in uno Stato di diritto, ogni realistica presa d’atto di esigenze più che mature di distensione e di rinnovamento nei rapporti politici, sarà importante per superare l’attuale difficile momento”.

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