Delrio, il vero vicepremier. Contro le pensioni e a favore delle Province

graziano-delrio-tuttacronacaIeri Matteo Renzi ha presentato la lista dei suoi ministri e oggi, sul Sole 24 Ore, Eugenio Bruno e Davide Colombo prendono in considerazione il ruolo di Graziano Delrio che nel nuovo governo avrebbe più quello di

un vicepremier che di un semplice sottosegretario alla presidenza del Consiglio,  sia per il numero (e il peso specifico) delle deleghe che si troverà a gestire, sia per il legame personale (e politico) con Matteo Renzi.

Dovrebbero allarmarsi gli italiani in base a questa osservazione fattuale? Bisogna guardare per un attimo al passato e si ricorda che Delrio, oltre a essere stato inserito nel “partito dell’odio contro i pensionati”, è stato anche autore della riforma delle Province, che fingendo di eliminarle ne ha ampliato le possibilità di assumere gente, sostituendo ai vecchi carrozzoni locali che rispondevano assai più delle Regioni alla storia della nostra Italia, i potenziali mega carrozzoni delle Metropoli che costeranno anche di più in tasse per i contribuenti. La sua difesa: “Ma è strategico“. Per quel che riguarda i pensionati, lo scorso ottobre l’Ansa riportava le parole di Delrio durante la Leopolda: “Serve rivisitare i tre grandi patti che tengono insieme il Paese.  Il primo è che chi lavora paga le pensioni a chi ha lavorato prima, questo “va riscritto: chi ha pensioni alte deve essere in grado di aiutare chi di pensione prende 400 euro”. Prendere fondi dalle pensioni alte, ha suggerito, in preda al delirio di onnipotenza, “anche per creare centri per l’impiego”. Bruno e Colombo, parlando del medico endocrinologo Delrio, ricordano ancora che è un 54enne di Reggio Emilia cattolico, di sinitra e con nove figli. Nel 2004 e nel 2009 è stato il primo sindaco non comunista della sua città, il che vuole dire che per essere accettato dai comunisti che dominano quelle terre deve essere più comunista di loro.

Nel Governo di Renzi, sarà

un po’ come Gianni Letta per Silvio Berlusconi oppure Enrico Letta per Romano Prodi. Con ancora più deleghe se è vero, come sembra, che si vedrà assegnare le attività dei dipartimenti rimasti orfani di un ministro senza portafoglio. E che solo in un secondo momento potranno essere trasferite ad altri sottosegretari che verranno nominati sempre a Palazzo Chigi.

Coesione territoriale, che comporta la gestione dell’intera partita sulla programmazione dei fondi europei.

Politiche comunitarie, Integrazione.

Pari Opportunità.

Sport.

Giovani.

A Delrio sarebbe pure affidata la responsabilità sul personale della Presidenza, sicuramente quella per la Protezione Civile, altro mega-dipartimento della presidenza, probabilmente quella sui Servizi e quella per l’Editoria. Mentre Integrazione, Pari opportunità e Sport potrebbero nelle sue mani anche dopo l’eventuale riassegnamento.

“Due sono anche le caselle chiave da riempire nell’immediato: il segretario generale di Palazzo Chigi e il capo del dipartimento affari giuridici e legislativi (Dagl). Per consentire alla macchina di viaggiare a pieno ritmo, vista la mole di provvedimenti annunciati e l’importanza dei compiti gestiti, servirà una figura operativa di strettissima fiducia. E non è un caso che tra i nomi circoli con insistenza quello di Angelo Rughetti, ex segretario generale dell’Anci e attuale deputato democratico di stretta osservanza renziana.

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Le pensioni nelle mani di Giuliano Poletti: che ne sarà delle riforme?

giuliano-poletti-tuttacronacaMatteo Renzi ha voluto alla guida del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali Giuliano Poletti, 63enne imolese, una carriera tutta trascorsa dentro la politica e il mondo della cooperazione, che ha scalato fino a diventare presidente nazionale di Legacoop e, da qualche mese, numero uno dell’Alleanza delle cooperative. E Poletti non ha perso tempo a dettare il suo metodo basato su collaborazione e dialogo: “Sono convinto che la condizione essenziale per ottenere buoni risultati sia quella di una collaborazione efficace con il Parlamento e con le forze sociali”. Ora dovrà mettere in campo tutte le qualità di mediatore che gli vengono riconosciute per affrontare le nuove sfide che lo attendono. La prima è l’occupazione ancora in calo (-1,9% dicembre 2013) e quella giovanile sempre più aleatoria e flessibile con una disoccupazione al 41,6%. Senza contare il Jobs Act di Renzi che dovrà essere pronto per marzo. Ancora, sguardo puntato all’alleggerimento del cuneo fiscale. Ma tra le problematiche c’è anche la vicenda “esodati” generata dalla riforma Fornero delle pensioni, sulla quale ci sarà ancora da fare degli aggiustamenti. Sarà poi necessario rinnovare gli strumenti di sostegno al reddito, in particolare il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali e, nello specifico, la Cig in deroga. La nomina di Poletti “è stata una sorpresa” ma non troppo se si pensa che Legacoop, l’associazione che riunisce 15 mila imprese cooperative e di cui è presidente nazionale, mentre il Paese era in piena emorragia occupazionale, fra il 2011 e il 2012, ha aumentato i suoi dipendenti da 480.435 a 492.995 (+2,6%). Oltre a essere stimato da Renzi, Poletti è anche un estimatore del nuovo premier tanto che qualche giorno fa, ad un convegno a Bologna, si diceva convinto che Renzi fosse l’uomo giusto: “Credo che una cosa cui dovrebbe guardare con cura questo presidente sia di evitare di continuare con una produzione legislativa che genera burocrazia, ostacoli, anziché essere un aiuto allo sviluppo”.

Quella clamorosa decisione di Renzi che potrebbe aver ripercussioni sulle Pensioni

pensionpuzzle-tuttacronacaAndrà a posto anche il tassello delle pensioni con il governo Renzi? E’ una domanda che viene naturale porsi ma una premessa è d’obbligo: non si possono dare risposte certe finchè non si conoscerà il nome del nuovo ministro del Lavoro e delle politiche sociali che, tuttavia, potrebbe determinare le mosse del nuovo governo in ambito previdenziale. Per avere una certezza sarà quindi necessario attendere sabato, quando verrà resa nota la lista del nuovo esecutivo. E chiaramente lunedì, quando lo stesso chiederà la fiducia. Al momento sono vari i nomi che circolano, come quello di  Tito Boeri a Lorenzo Bini Smaghi, ma anche Carlo Padoan e Pietro Ichino. Nelle ultime ore, tuttavia, gira con insistenza tra i media anche il nome di Cesare Damiano, attuale presidente della Commissione Lavoro alla Camera, che ha già ricoperto il ruolo di ministro del Lavoro in passato. La sua scelta avrebbe davvero del clamoroso visto che, pur appartenendo entrambi al Pd, hanno visioni distanti tra loro per quel che riguarda diversi punti. In particolare, come sottolineato anche da Irene Canziani su Supermoney.eu, per quel che riguarda il Jobs Act. “E’ illusorio, secondo me pensare che si possa creare nuova occupazione, specie giovanile, cambiando nuovamente le regole del mercato del lavoro. Per creare nuova occupazione, è invece necessaria una spinta allo sviluppo con una nuova politica industriale”. In ogni caso, precisa, “le tempistiche spettano al nuovo premier e al nuovo governo”. Un governo dal quale, almeno attualmente, Damiano si ritiene escluso. Sul suo blog, Damiano “sfida” il nuovo premier Renzi anche sui temi partite Iva e cuneo fiscale: “Il programma di Governo di Renzi – leggiamo – dovrà avere, tra i suoi punti-cardine, la diminuzione del cuneo fiscale. Su questo argomento c’è una forte aspettativa tra le imprese e tra i lavoratori”. Se Damiano risultasse davvero essere la scelta di Renzi, vale la pena ricordare la sua idea di base: la flessibilità in uscita dal mondo del lavoro. Tale idea prevede la possibilità per il lavoratore di scegliere la pensione anticipata in cambio di una penalizzazione economica sull’importo dell’assegno, o di posticipare il ritiro dall’attività, usufruendo di un incentivo. La libertà di scelta sarebbe fissata tra i 62 e i 70 anni, con variazioni sull’assegno da -8% (per chi lascia il lavoro a 62 anni) a +8% (per chi decide di continuare a lavorare fino ai 70).

Pensioni: facciamo il punto della situazione

pensioni-usuranti-tuttacronacaSegnatevi la data: 1 marzo. E’ questo il giorno entro cui, ricorda l’Inps, va presentata la domanda per la pensione. Può andare in pensione, per quel che riguarda i lavori usuranti, chi ha raggiuntoi 61 anni e 3 mesi, tornano però a fare la loro apparizione le finestre mobili. Questo significa che la pensione arriverà solo dopo 12 mesi, che salgono a 18 per i lavoratori autonomi, da quando matura effettivamente la pensione. Dal 2012 le finestre mobili erano state modificate, per cui il neo pensionato poteva ricevere la pensione un mese dopo averla maturata. Per i lavoratori autonomi la soglia però si alza: 62 anni e 3 mesi e sarà necessario, per questi lavoratori, raggiungere quota 97,3 (somma tra età anagrafica e anni di contributi). Questo vuol dire che se un lavoratore va in pensione a 61 anni e 3 mesi, deve anche aver versato almeno 36 anni di contributi (61,3 + 36 = 97,3). La quota da raggiungere per gli autonomi è di conseguenza 98,3. Riporta Blitz Quotidiano:

Il messaggio dell’Inps sottolinea che i lavoratori notturni e turnisti occupati per un numero di giorni lavorativi pari o superiori a 78 l’anno potranno fare richiesta di pensione anticipata con i requisiti previsti per i lavoratori impegnati in mansioni faticose e pesanti (i cosiddetti lavori usuranti).

Gli occupati nei turni e nelle ore notturne per un numero di giorni da 64 a 71 l’anno possono conseguire il trattamento pensionistico ove in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 35 anni e, se lavoratori dipendenti, di un’età minima di 63 anni e 3 mesi, fermo restando il raggiungimento di quota 99,3, se lavoratori autonomi, di un’età minima di 64 anni e 3 mesi, fermo restando il raggiungimento di quota 100,3.

Anche per questi lavoratori la decorrenza della pensione scatta dopo 12 mesi se dipendenti e dopo 18 mesi se autonomi. I lavoratori con un numero di giorni di turni o di notti l’anno tra 71 e 77 che maturano i requisiti nel 2014, possono invece conseguire il trattamento pensionistico ove in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 35 anni a 62 anni e tre mesi se lavoratori dipendenti (con quota 98,3) e con 63 anni e 3 mesi se lavoratori autonomi (con quota 99,3).

Per gli iscritti alla gestione pubblica impegnati in attività usuranti il requisito per la richiesta di pensione sempre in presenza di almeno 35 anni di contributi è di almeno 61 anni e 3 mesi e quota 97 e tre mesi tra età e contributi.

Verso il governo Renzi: il cambiamento passa anche per le pensioni? Le nuove idee

renzi-pensioni-tuttacronacaIl governo Letta non è stato in grado di dare molte risposte per quel che riguarda il tema delle pensioni e ci si chiede che ne sarà della riforma ora che Matteo Renzi è chiamato a diventare presidente del Consiglio. Lo stesso ex-sindaco fiorentino ha più volte anticipato che, per quel che riguarda la questione esodati, il Governo sarebbe intenzionato a trovare rapide soluzioni per risolvere il dramma di molte persone rimaste intrappolate dalle nuove norme, vigenti dal primo gennaio, insite nella riforma Fornero. Va ricordato che, per quel che riguarda il toto-ministri, è stato più volte avanzato il nome di Tito Boeri, che ha già fatto pervenire la proposta del reddito minimo garantito. Si tratterebbe di un assegno pari a 400-500 euro probabilmente da destinare in primis agli esodati, vista l’impossibilità al momento di estendere il reddito minimo garantito indistintamente a tutte le età. Passando a parlare di precoci e usuranti, difficilmente otterrà l’approvazione il prestito Inps ideato da Giovannini ma Cesare Damiano, sul proprio sito, spiega che una minoranza del Pd sia al lavoro su un documento da presentare a Renzi dove vengono sottolineate i punti politico-economici di maggior urgenza da affrontare e, chiaramente, non mancano il tema degli esodati e l’introduzione di un criterio di flessibilità la quale dovrebbe consentire ai lavoratori di raggiungere la pensione anticipatamente, permettendo così di svecchiare il mondo del lavoro attraverso un necessario turnover generazionale. Ovviamente, segnali positivi continuano ad attenderli anche i Quota 96 della scuola, con la speranza che un nuovo governo riesca finalmente ad offrire qualche risposta.

Renzi al governo? Pessime notizie sul fronte pensioni!

homer_facepalm-pensioni-tuttacronacaSe il segretario generale della Cgil Camusso è intervenuta sulla nomina del commissario straordinario nominato per riformare l’Inps, Vittorio Conti, sottolineando che non bisogna comunque abbassare la guardia sulla questione di una riforma delle pensioni che limiti le irrazionalità della legge Fornero, ora che sempre più si avvicina un governo Renzi, aumentano notevolmente le preoccupazioni di chi spera di riuscire a varcare la soglia del pensionamento. Si parla infatti in queste ore del toto-ministri e per ilMinistero del Lavoro si fanno i nomi di Tito Boeri, Lorenzo Bini Smaghi, Carlo Padoan, presidente dell’Istat e Andrea Guerra, amministratore delegato di Luxottica. Sembra che il nome più accreditato sia quello di Tito Boeri e proprio da qui le preoccupazioni per quel che riguarda il tema pensioni. Negli ultimi tempo, infatti, intervenendo sulla questione ha sconfessato il prestito pensionistico e si è mostrato convinto che, con qualche aggiustamento, la riforma delle pensioni targata Monti-Fornero sia il meglio per la situazione economica del Paese. A quanto pare, per avere buone notizie dovremo attendere ancora a lungo…

Pensioni: si torna a parlare di flessibilità

pensioni-flessibilità-tuttacronacaIl tema pensioni resta caldo ma immobile: il governo ancora non è stato in grado di offrire risposte e del resto è a sua volta più che mai tra ballante, con Letta che ha perso vari ministri, Renzi impegnato nel pressing, Forza Italia e i 5 Stelle che vogliono le urne e il presidente della Repubblica, che ha voluto questo Governo, sotto accusa. Un cambio, forse, porterebbe anche risposte sul tema pensioni, ma l’unica certezza, al momento, è che se ne continua a parlare. Al riguardo, Cesare Damiano, intervistato da Il sussidiario, è tornato a parlare della flessibilità come criterio giusto, seppur costoso, per una vera riforma della previdenza. “Continuo a sostenere la flessibilità in uscita anche se costa. Con la drastica, anzi draconiana riforma Fornero, tra il 2020 e il 2060 dalle pensioni verranno drenate risorse superiori ai 300 miliardi di euro. Una cifra imponente di trasferimento da stato sociale a debito. E io penso che possa essere restituita ai pensionati in termini di flessibilità: se di quei 300 miliardi gliene portiamo via uno, non cambia niente. In questo modo faremmo anche giustizia sociale”.

Settimana nuova, problemi vecchi: le pensioni

esodati-inps-tuttacronacaE’ l’agenzia di stampa Adnkronos a riportare, in base a un rapporto dell’Inps sulle operazioni di salvaguardia che fa il punto della situazione al 20 gennaio scorso, che solo uno su cinque esodati ha ottenuto la liquidazione della pensione. Si tratta di 33.147, su un totale di 162.147, posizioni salvaguardate con cinque differenti provvedimenti. L’Inps ha certificato le posizioni alla data del 20 gennaio e si tratta di 82.458 di cui 62.383 relative alla prima salvaguardia che prevede la copertura di 65mila posizioni, 14.450 alla seconda salvaguardia, che prevede 55mila coperture e 5.625 alla terza che prevede 10.130 coperture. Nel rapporto viene precisato inoltre che, in relazione alle ultime due salvaguardie per 32mila coperture complessive, per la quarta relativa a 9mila coperture è in corso la presentazione delle domande alle direzioni territoriali del lavoro delle istanze degli interessati con termini di scadenza fissati al 26 e 27 febbraio a seconda della categoria di appartenenza. Ancora si legge che le attività di certificazione saranno concluse entro giugno 2014. Per la quinta salvaguardia relativa a 23mila posizioni deve ancora essere pubblicato il decreto interministeriale di attuazione. Si prevede comunque che le attività di certificazione saranno concluse entro il 2014. Spiega il Sole 24 Ore:
Il rapporto analizza nel dettaglio la tipologia dei lavoratori salvaguardati e il relativo anno di decorernza della pensione limitatamente alle 82.458 posizioni certificate, di cui 33.147 già liquidate. Nel dettaglio quanto all’anno di decorrenza nel 2013 sono stati certificati 35.594 esodati, nel 2014 sono previsti 23.294, nel 2015 altri 13.488. A seguire 5.902 andranno in pensione nel 2016, mentre 2.474 nel 2017. Tra i già certificati ve ne sono 76 che andranno in pensione nel 2020, 7 nel 2021 e uno addirittura nel 2022. Quanto alla provenienza degli esodati già certificati la gran parte (35.139) vengono dalla mobilità ordinaria, seguono i lavoratori dei fondi di di solidarietà con 18.795 esodati, i prosecutori volontari con 16.741 esodati, il lavoratori cessati con 7.180 esodati, la mobilità lunga con 3.202 esodati, gli esonerati con 1.226 esonerati, i congedati per assistenza figli con 98 esodati e i prosecutori volontari dopo la mobilità con 77 esodati.
Il Parlamento continua tuttavia a prestare attenzione al tema degli esodati, con la riforma Fornero che ha lasciato delle posizioni senza lavoro e senza pensione. Per questo motivo la commissione lavoro della Camera ha formulato un’ipotesi di soluzione condivisa da tutti i partiti e la presidente Laura Boldrini ha annunciato che il testo proposto dalla commissione sarà esaminato dalll’aula entro il mese di marzo. Cesare Damiano, presidente della commissione lavoro, ha spiegato all’Adnkronos: “Rispetto ai primi tre contingenti salvaguardati che ammontano a 130mila esodati sono state liquidate 33mila pensioni. C’è una sproporzione. Perciò abbiamo chiesto all’Inps un monitoraggio costante con una relazione trimestrale. Intanto la commissione ha formulato una proposta che affronta in modo risolutivo il problema eliminando alcuni paletti della riforma e aggiustando alcune date. Viene così consentito a chi ha maturato i requisiti di andare in pensione con le regole precedenti alla riforma Fornero. A questo punto l’auspicio è che il governo ci metta le risorse necessarie e che tutto il Parlamento faccia propria la proposta della commissione che non riguarda nuove famiglie di esodati da salvare ma interviene con criteri generali e omogenei per risolvere definitivamente ilproblema”.

La decisione del Governo per le pensioni… è non decidere!

PENSIONE-tuttacronacaIeri ci si attendeva risposta da parte della Commissione bilancio che doveva prendere una decisione per il pensionamento del personale scolastico quota 96. Sul tavolo c’era la proposta Ghizzoli-Marzana e si era parlato di ottimismo perchè, come detto dallo stesso Ghizzoni, “Questa volta ci sono le coperture finanziarie e non vi è motivo per respingerlo”. Si trattava dell’ultimo passaggio istituzionale, ma è stato richiesto il rinvio direttamente dal Governo, come ha spiegato l’On. Manuela Ghizzoni, proprio al fine di acquisire maggiori chiarimenti sotto l’aspetto finanziario. Il Governo ha avanzato la richiesta dopo sollecitazioni da parte della Ragioneria dello Stato. Ancora Ghizzoni, nel dar comunicazione del rinvio ha affermato “Condivido, la considerazione finale del Presidente Boccia: c’è un’intesa trasversale (assai rara, dati i tempi) tra i gruppi per dare soluzione a questa vicenda. Sfruttiamola per indirizzare il governo sulla giusta (e unica) via da imboccare”. Si sa che il Governo dipende dalle decisioni della Ragioneria e dal ministero delle Finanze e ora ci si chiede se gli onorevoli Ghizzoni e Boccia saranno in grado, nei prossimi gioni, di convincere i ragionieri tecnici sulla bontà e validità della loro richiesta mentre per i quota 96 la pensione è sempre più un miraggio.

Pensioni: il giorno della verità. E trapela ottimismo…

pensioni-tuttacronaca5 febbraio 2014. E’ oggi il giorno nel quale si troveranno le risposte? La commissione bilancio discute l’ennesimo testo, il disegno di legge unificato delle proposte di Ghizzoni del Pd e Marzana del M5S. Il nuovo testo, che riguarda molti insegnanti della scuola che non possono andare in pensione per quello che è stato un errore nella riforma del ministro Fornero, è stato elaborato per evitare nuove bocciature dalla commissione bilancio, e da quanto ha dichiarato l’onorevole Ghizzoni trapela ottimismo: ” Questa volta ci sono le coperture finanziarie e non vi è motivo per respingerlo”. Se passerà la nuova proposta, verrebbe esteso a circa 4mila insegnanti il diritto di andare in pesione utilizzando i requisiti validi prima della riforma Fornero, potendo andare così in pensione con la famosa quota 96 tra contributi e età anagrafica. Ci si augura, quindi, che finalmente arrivino delle risposte, considerato che anche i sindacati hanno attaccato duramente il governo Letta “Per non aver raccolto ancora in nessun provvedimento legislativo gli emendamenti presentati più volte in difesa della quota 96, nella convinzione che nessuna risoluzione di natura giudiziaria, facente seguito a ricorsi legali degli interessati, ha dato torto ai ricorrenti e che l’alto numero di precari nel comparto esigono dalla politica un atto di coraggio”. Ora, come spiegato in Supermoney, non resta che aspettare la decisione della commissione bilancio, che da sempre ha dato problemi e bocciato le varie proposte per mancanza di fondi. Questa volta la speranza è che vengano trovati i soldi, circa 35 milioni di euro per il 2014 secondo il censimento Miur e poi 107 per i successivi tre anni.

Che futuro ci aspetta? “Paura per le pensioni”

Pensioni-1-tuttacronacaE’ il Giornale a titolare un articolo, a firma Francesco Forte, “Paura per le pensioni”, nel quale si sottolinea che “Si discute della ricca poltrona di presidente dell’Inps ma non della bomba sotto que­sta poltrona, ossia la situazione economica dell’Inps”. Sottolinea ancora l’autore: “Nel 2015, così continuando, il pa­trimonio netto dell’Inps diventa negativo per 5 miliardi. Certo, la gestione finanziaria ha molte partite contabili che la fanno differire da quella di cassa, nuda e cruda. Ma questa non è mi­gliore di quella finanziaria, sem­mai peggiore, perché le entrate ef­fettive per contributi e altri introi­ti sono 275 miliardi e le uscite 385,6, con un deficit di 110,5, os­sia il 9,5% del Pil.” Come ricorda Forte, tuttavia, va ricordato che lo stato eroga all’Inps 92 miliardi, per prestazioni assisten­ziali e a invalidi civili di sua com­petenza, che sono coperti dal si­stema tributario a carico del con­tribuente statale. Tuttavia: “Resta un saldo negativo di 18 miliardi, che lo sta­to copre con anticipazioni al­l’Inps. Questa è la cassa. Se si guarda alla gestione di contabili­tà economica dell’Inps, si torna a 10 miliardi circa di deficit fra cre­diti e debiti nati nell’esercizio: i 10 che vanno a diminuire il patri­monio.” Ma va considerato che la crisi ha peggiorato le cose:

Le spese aumentano, men­tre le entrate contributive risento­no del calo occupazionale. Ma ci sono anche altri problemi, fra cui due nuovi di zecca del 2012 che il governo Monti ha scaricato sul­l’Inps. Due patacche finanziariee anche politiche che costituisco­no le mine vaganti che bisogne­rebbe disinnescare. Si chiamano ex Inpdap ed esodati. Il governo Monti ha avuto la brillante idea di dare all’Inps già sovraccarico di casse integrazioni ordinarie e in deroga, che dilatavano la sua spe­sa, anche l’ente previdenziale dei dipendenti pubblici, l’Inpdap, il cui bilancio è in deficit, perché il pubblico impiego è stato sfoltito con prepensionamenti, che ridu­cono la spesa per personale, ma aumentano quella per pensioni, anche se di meno e riducono l’in­troito per contributi previdenzia­li. Il deficit dell’ex Inpdap nasce da lì e non è facile tapparlo, se non si modificano le leggi e la prassi attuale, per cui in cambio dei pensionati pubblici si metto­no in ruolo i precari della pubbli­ca amministrazione.

Senza dimenticare il tema esodati:

C’è,per l’Inps,un’altra mina va­gante, di portata ancora maggio­re: il bubbone degli «esodati». Si tratta di lavoratori che hanno pat­teggiato il prepensionamento, con una buona uscita «ponte» che – con le regole vigenti prima della riforma delle pensioni del governo Monti- consentiva di ar­rivare alla età per la pensione sen­za oneri aggiuntivi. Elsa Fornero, ministro del lavoro del governo Monti aveva calcolati gli esodati nel limbo in 65mila. L’Inps, rifatti i calcoli, inizialmente li ha stima­ti in 319mila. Ora si sostiene sia­no circa 350mila. È però difficile stabilire chi ha realmente patteg­giato l’esodo prima della riforma che ha elevatol’età pensionabile. E il governo Monti non aveva pen­sato di sterilizzare i prepensiona­menti in corso mentre varava il decreto sulle pensioni: forse non voleva toccare gli esodandi, che riguardavano settori come le ban­che, la scuola, le poste ove questi patti erano molto popolari. Dopo i primi 65mila esodati, ne sono stati salvati altri 65mila e a sgoc­cioli, un po’ di altri. Da ultimo, con emendamenti nella legge di stabilità, altri 17mila, consenten­do ai sindacati e ai politici che hanno promosso le operazioni di farsi dei meriti. Ciò aumenta le pensioni sia Inps che ex Inpdap. Molti contributi previdenziali, inoltre,non vengono riscossi.C’è il lavoro nero e le imprese, soffo­cate da contributi altissimi, sono spinte a evadere. Alcune gestioni Inps ex autonome sono in deficit: con il rischio di aumenti dei con­tributi dei loro iscritti. Ci sono i fal­si invalidi e le indennità di casse integrazioni date anche a chi fa un lavoro in nero. Occorrerebbe occuparsi di meno della poltrona di presidente dell’Inps e di più dei suoi costi e ricavi.

Dimissioni di Mastrapasqua: si riaprirà la partita sui contributi pensionistici?

pensioni-mastrapasqua-tuttacronacaMastrapasqua ha rassegnato le sue dimissioni da presidente dell’Inps e ora sembrano riaccendersi le speranze dei parenti delle vittime della strage alla stazione di Bologna e di altri atti di terrorismo. Quello che ci si augura, è che possa essere sbloccata l’annosa partita sui contributi pensionistici. Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dei parenti delle vittime del 2 agosto 1980 e deputato Pd, dice: “Ora speriamo che il successore di Mastrapasqua sia minimamente attento a far rispettare la legge, la 206 del 2004”, cioè quella che prevedeva gli indennizzi pensionistici, ma che fin qui era rimasta inattuata. Come scrive Repubblica:
Bolognesi e la sua associazione da anni puntano il dito contro l’Inps per le ‘resistenze’ sulla partita dei benefit pensionistici: l’istituto di previdenza “è stato uno specialista nel creare problemi su questa vicenda. Ora che Mastrapasqua se ne va, speriamo che sia la volta buona per accelerare e non bloccare di nuovo la soluzione di questo tema”, auspica Bolognesi. Di fatto, secondo il presidentedell’associazione dei parenti delle vittime, “basterebbe una circolare interpretativa per mettere a posto almeno sei delle otto questioni aperte” e sbloccare i contributi previdenziali. E magari il nuovo corso dell’Inps sarà più disponibile e attento, sperano i parenti delle vittime. “Le risorse ci sono, la questione è istruita, ormai è solo la voglia dell’Inps di risolvere questa faccenda una volta per tutte che va trovata”.

Pensioni minime troppo basse: in Italia gli anziani non sono garantiti

pensioni-minime-tuttacronacaIl Comitato per i diritti sociali del Consiglio d’Europa ha stilato un rapporto nel quale evidenzia le sette violazioni della Carta sociale europea compiute dall’Italia, dove l’ammontare delle pensioni minime è “inadeguato” e non c’è una legislazione in grado di garantire alle persone anziane lo stesso livello di vita del resto della popolazione. Il documento, che è stato reso noto ieri, è composto da 50 pagine e prende in esame il periodo che va dal primo gennaio 2008 al 31 dicembre 2011. Come spiega il Sole 24 Ore, l’analisi condotta dal Comitato ha riguardato anche le politiche per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale, le norme che devono garantire il diritto alla sicurezza sui luoghi di lavoro e quelle relative all’accesso ai servizi sanitari e all’assistenza sociale. Scrive ancora il quotidiano:

La Carta sociale europea, firmata a Torino nel 1961 e rivista nel 1996, è una delle convenzioni internazionali alla base dell’attività del Consiglio d’Europa, l’organismo paneuropeo a cui aderiscono 47 Paesi. Naturale complemento alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo che tutela i diritti civili e politici degli individui, la Carta garantisce i diritti sociali ed economici in materia di alloggio, salute, istruzione, occupazione, circolazione delle persone, non discriminazione e tutela giuridica. Il Comitato per i diritti sociali ha il compito di verificare la compatibilità delle situazioni nazionali con quanto indicato nella Carta.

Pensioni: finalmente qualcosa si muove!

pensioni-tuttacronacaDopo tanto parlare, è arrivata una buona notizia sul fronte pensioni, anche se colpisce solo determinati lavoratori: una piccola parte dei circa 4.000 impiegati del personale scolastico rientrante nei Quota 96, infatti, potrà fruire dei requisiti pre riforma Fornero e andare in pensione a partire dal primo settembre. Ma nel frattempo si sono aperti spiragli anche per esodati e precoci. Per quel che riguarda i Quota 96, potranno andare in pensione coloro che, nel 2011, si trovavano in stato di congedo straordinario (per motivi di salute o per assistere un parente) o si trovavano ad aver fruito del permesso di 3 giorni al mese regolamentato dalla legge 104. Tutti i Quota 96 che abbiano i requisiti suddetti dovranno inoltrare la domanda di pensionamento alla DTL entro il 26 febbraio 2014. Punto di svolta quindi, anche se c’è ancora molto da fare per giungere a una risoluzione definitiva. Per quel che riguarda esodati e precoci, invece, il ministro Franceschini ha assicurato, per il 2014, un allargamento di esodati salvaguardati e lo stanziamento di maggiori fondi. Come spiega Supermoney.eu, la criticità più rilevante è costituita dal tipo di intervento che va predisponendo ormai da settimane il governo, che invece di riformare le norme introdotte dalla riforma Fornero punta alla messa a disposizione dei lavoratori di strumenti da adottarsi su base volontaristica. Certo, si continua a lavorare nel tentativo di incrementare la flessibilità in uscita, ma il rischio concreto è che non si proceda alla riforma strutturale invocata non solo dalle parti sociali ma anche dagli stessi giuslavoristi, in primis Epifani, da sempre favorevole ad invertire la rotta rispetto al disposto Fornero. Sempre acceso infine il dialogo sulla pensione anticipata donne con opzione contributivo e sull’ipotesi del prestito pensionistico INPS avanzata dal ministro Giovannini. Dopo la risoluzione parziale del caso Quota 96 ogni discussione può essere condotta con maggiore serenità, ma il dibattito sulle pensioni 2014 INPS rimane comunque molto acceso. Tante sono ancora le criticità che attendono infatti una soluzione definitiva.

Riforma delle pensioni: le nuove idee

pensioni-nuove-idee-tuttacronacaTra gli obiettivi del governo c’è anche quello di rendere più flessibile il sistema previdenziale e le idee arrivano da ogni partito. Enrico Giovannini, ministro del Lavoro, propone le sue, che riguardano lavoratori precoci e usuranti nonchè il comparto scuola. Come sintetizza Domenico Ferlita, per quel che riguarda la prima categoria, l’idea sarebbe di permettere loro di andare in pensione una volta raggiunto il massimo dei contributi versati. Gli impiegati, sempre per quel che concerne le nuove idee, potranno optare per l’allungamento della loro attività lavorativa rispetto ai parametri previsti dalla precedente Riforma Fornero. Capitolo esodati: per evitare di vedere ingrossarsi ulteriormente le fila, si pensa di dare un sostentamento economico oltre ad avere la possibilità di accesso alla pensione senza dover attendere quattro anni a tutti coloro che hanno raggiunto i requisiti contributivi e si trovano senza un lavoro. Non va inoltre dimenticata la proposta del prestito pensionistico, idea sulla quale si sta ancora lavorando e che pone una questione fondamentale: dove reperire le risorse? Perchè l’idea è di offrire una sorta di ausilio erogato dallo Stato per tutti coloro che lasciano l’attività lavorativa dopo i trentacinque anni di contributi versati, da restituire con la decurtazione del 10% nel momento in cui l’ex lavoratore percepirà l’assegno mensile. Una sorta di prepensionamento facoltativo, del quale potrebbero usufruire anche i Quota 96 del comparto scuola.

Pensioni: la recente legge-finestra e la beffa per gli statali

pensioni-tuttacronacaUna recente legge-finestra per le pensioni del settore pubblico offre la possibilità di uscire dal posto di lavoro e andare in pensione con i requisiti pre-Fornero a coloro che abbiano usufruito, nell’anno 2011, di congedo familiare o della legge 104 per l’assistenza di un parente. Tale normativa, come spiega il Secolo XIX parlando di quanto accade a Savona, ha mandato in tilt i patronati dei sindacati dove si lavora alacremente per preparare le domande, che non dovranno superare il termine del prossimo 26 febbraio. Le perplessità tuttavia sono diverse, visto che si tratta di un’opzione che non solo pone limitazioni prigide ma anche piuttosto discutibili. A partire dal confine temporale: non è chiaro perché si apra l’opzione soltanto per colore che hanno usufruito della 104 nel 2011 e non in altri anni. Spiega inoltre il quotidiano che in tutta Italia il numero progressivo non potrà superare le 2.500 domande accolte, mentre soltanto nel savonese le richieste stilate supereranno il migliaio. Il comparto coinvolto, infatti, è ampio: si va dai dipendenti dell’Asl a quelli degli enti pubblici e della scuola. Persone che avevano perso le speranze e per le quali si apre uno spiraglio, con la consapevolezza, però, che il numero complessivo è assai ristretto e che spetterà all’ Inps stilare una graduatoria i cui parametri non sono ancora del tutto chiari. In gioco dovrebbero entrare la maggiore o minore vicinanza ai requisiti pensionistici e la data di presentazione della domanda. Contando che i requisiti validi sono quelli pre-Fornero, quindi, per gli uomini, i 65 anni di età e i 20 di contributi oppure i 40 di contributi, mentre per le donne i 61 di età e i 20 di contributi.

Altro che “l’Italia s’è desta”: continuiamo a ‘dormire’ mentre crolliamo

battaglia-terme-tuttacronacaGli occhi sono sempre puntati sulle cose “grandi”. I media ci assalgono con notizie che giungono da Roma, Milano, Napoli,  Torino. Sentiamo parlare di Regioni e di metropoli. Assistiamo all’incapacità decisionale del governo e a una sicurezza nel futuro che crolla così come si sbriciola Pompei. Ma quanti italiani non vivono in quei centri? Quanti provano indignazione per quello che accade nei loro piccoli paesi o nelle zone periferiche? Perchè è vero che a Venezia non ci si cura delle vetrate delle chiese in frantumi, ed è gravissimo, ma molto c’era anche nei piccoli centri, e anche lì le cose vanno alla deriva. Così oggi abbiamo deciso di provare, almeno per un attimo, a volgere lo sguardo altrove. A quello che non si conosce. Il paese si chiama Battaglia Terme ed è il comune più piccolo della provincia di Padova. Anni fa, sulla sua guida, si leggeva che si trattava di un “ridente paesello ai piedi dei colli (Euganei, ndr.)”. Ora non si ride più. Al massimo si sorride a denti stretti. A Battaglia c’era la fabbrica della Magrini Galileo, ora ci sono i suoi esodati. C’erano i “barcaroli”, che remavano sul canale che lo attraversano, importantissima via di comunicazione nei tempi che furono, ora c’è un Museo della Navigazione praticamente sconosciuto. Ma a Battaglia c’era anche, e c’è tutt’ora, una fonte termale e una grotta naturale. E c’era lo stabilimento dell’Inps costruito ancora in epoca fascista che per decenni ha richiamato turisti in cerca di cure termali e ha distribuito salute agli abitanti della zona. Oltre, chiaramente, a creare innumerevoli posti di lavoro.

Ora resta la Contea, altro stabilimento termale, e resta lo scheletro di una struttura vuota che da anni non si sa come riutilizzare. Fortuna ha voluto che almeno il parco esterno venisse riordinato dando così la possibilità di un fresco rifugio alla calura estiva a pensionati e bambini. In tutti questi anni diverse amministrazioni si sono succedute e, come accade a Roma, le stesse facce si alleassero con i “nemici” delle elezioni precedenti, ma nulla è cambiato. E ci si chiede: se è così difficile riuscire ad amministrare un comune da 4mila abitanti, come possono riuscire a decire qualcosa tutte le teste che ci sono in Parlamento? Il fatto è che anche le casse di questo piccolo paese si sono prosciugate, così come quelle statali, e ora come ora è impossible puntare dita contro. Ma in precedenza? Perchè non intervenire prima che piccole crepe diventino macerie? E’ lo stesso passato recente di Battaglia a offrirci la metafora di questo Paese. Là dove c’era aqua dove tutti attingevano, ora non restano che sterparglie.

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(Per onor di cronaca: l’acqua, in senso letterale, è in seguito tornata a scorrere lungo il canale e questo frangente di “secca” è stato dovuto a dei lavori di manutenzione. Ma certe immagini restano difficili da scordare)

Quindi Battaglia come centro industriale, porto per le merci e via di comunicazione, oltre che “Terme” proprio per il suo essere un luogo di cura. Cosa manca all’appello? Una villa e un castello. Se chiedete agli abitanti del luogo, vi nomineranno Villa Emo, dal nome suo precedente proprietario e ora ribattezzata Villa Selvatico-Sartori. Miracolosamente salvata da un destino di degrado. Ma, soprattutto, il Castello del Catajo. Eretto da Pio Enea I Obizzi tra il 1570 e il 1573, vanta anche, come ogni castello che si rispetti, il suo fantasma, Lucrezia Obizzi, che trovò la morte tra quelle mura. 350 stanze, un ampio parco, un laghetto, una scuderia. Non manca nulla a questa splendida dimora. A parte l’intelligenza umana che non è riuscita a dargli il giusto lustro. Il castello, nel corso del 2013, è stato messo all’asta due volte, prima a 11 milioni e mezzo, in seguito a 9 milioni e 200 mila euro. Ma ancora “grava” sulla famiglia Dalla Francesca. C’è crisi, ci sono alti costi di gestione. La famiglia l’ha visto come un bene privato ma le poche visite e i ricevimenti che vi vengono organizzati non sono sufficienti a mantenere in piedi un simile pezzo di storia. I muri si sgretolano, i dipinti svaniscono. Le stanze che fino a 30-20 anni fa erano visitabili ora sono state chiuse al pubblico. E diciamocelo, in un castello dov’è avvenuto un fatto di sangue, chiudere la stanza dell’omicidio con la famosa pietra ancora insanguinata è come negare al visitare l’anima stessa della magione. Così ora verrà venduto, al migliore offerente ammesso che qualcuno si prenda il disturbo di riscoprire questo piccolo paese che era una perla e i cui marciapiedi ora sono rovinati dalle radici dei troppi alberi che sorgono lungo le (poche) strade. In Italia svendiamo tutto. Svenderemo anche tutte i nostri patrimoni che ignoravamo di avere. Molti, in visita al Catajo, sono i turisti che si chiedono perchè non hanno potuto visitare la stanza dalla finestra della quale si è appena affacciata una donna subito scomparsa. Non si racconta più loro la triste storia di Francesca e della sua anima che ancora vi dimora e che, ogni tanto, proprio da quella stanza osserva il mondo fuori. Chissà, forse anche lei si troverà a condividere la sua casa con ricchi magnati russi o di una qualche altra nazionalità. E forse non capirà. Come del resto non ci capiamo noi. Neanche se sediamo nel consiglio comunale del nostro stesso paese e più che l’italiano parliamo il dialetto. Una sola lingua, ma ormai non ci unisce più. E quest’estate intoneremo l’inno e canteremo infinite volte “L’Italia s’è desta”. Peccato poi abbia reclinato nuovamente il capo. Buona notte, Italia, con l’augurio che torni presto una nuova alba da osservare.

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Quota 96: la penalizzazione della riforma Fornero

quota96-tuttacronacaL’ora x sta per scattare: entro il 7 febbraio gli operatori scolastici devono presentare la domanda di cessazione dal servizio. Tra i molti che si presentaranno all’appuntamento, di questi, buona parte appertiene ai Quota 96, che già nel settembre 2012, raggiunti i requisiti indicati dalla legge 247/2007, pensavano d’iniziare una nuova fase della loro vita. Quello che servirebbe loro per riuscire finalmente a raggiungere la meta, o almeno sperare sia possibile, come spiega Ciro Troccoli,

c’è bisogno solo di una forte azione legislativa da parte della Ministra Carrozza, accompagnata dallo slittamento della data fissata per le domande di pensionamento. Spostamento che non creerebbe alcun problema tecnico-amministrativo per la predisposizione degli adempimenti scolastici. Slittamento, del resto, già adottato per l’anno scolastico 2012/13, dal mese di gennaio al marzo 2012. E molte sono le donne che accetteranno di andare in pensione con le norme Fornero. Per costoro, ma ciò vale per tutti, significa rinunciare ad almeno 300/400 euro mensili, non avendo altre alternative, pur avendo raggiunto da tempo i requisiti della normativa vigente prima della legge 201/2011, legge Monti-Fornero sulle pensioni che, ricordiamo, ha arretrato la data per andare in pensione al 31/12/2011, anziché al 31/08/2012 come previsto dalla legislazione scolastica. Riforma che oltre ad aver stravolto il calendario scolastico e la normativa che lo regola, ha sconvolto la vita a quelle migliaia di persone (circa 4000) che già si ritenevano in pensione dal 1 settembre 2012.

Penalizzato chi sceglie di andare in pensione. Penalizzati anche gli alunni che si trovano come docenti, a volte, insegnanti disillusi che vorrebbero essere altrove, ma, causa crisi, continuano a sedere ogni mattina al loro posto. Ciò naturalmente comporta domande alle quali è difficile dare una risposta. Perchè viene anche da domandarsi, visto lo stato attuale della scuola italiana che manca dei fondi necessari, come potranno in mancanza di aggiornamenti costanti docenti in età teoricamente pensionabile dare la giusta istruzione alle nuove generazioni? E non è una domanda da poco, visto che recenti studi hanno dimostrato che i giovani italiani sono “inoccupabili” proprio perchè non hanno le competenze richieste. Le stesse competenze che dovrebbero apprendere a scuola e non con metodi educativi “arcaici” in un’era 2.0.

Il piano di Giovannini per le pensioni

pensioni-tuttacronacaContinuano i lavori al governo per quel che riguarda le pensioni e, in particolare, al piano per la possibile uscita anticipata rispetto all’età di pensionamento con il contributo di Stato, aziende e lavoratori. A renderlo noto è il ministro del Lavoro Enrico Giovannini, che spiega che il progetto deve avere “robustezza finanziaria”. Stando a quanto riferisce il ministro, si tratterà di uno “strumento flessibile in funzione delle esigenze soggettive dei lavoratori”. E ha aggiunto, rispondendo a una domanda sul possibile anticipo dell’assegno rispetto all’età prevista dalla riforma Fornero: “Stiamo lavorando sugli aspetti tecnici. Il procedimento è complesso. Può prevedere anche il contributo da parte delle aziende. L’idea è di avere una contribuzione da parte di tutti e tre i soggetti (lavoratore, impresa ma anche Stato, ndr) ma ci deve essere robustezza finanziaria”. Al piano collabora anche il ministero dell’Economia e si sta “valutando come ottenere uno strumento flessibile in funzione delle condizioni soggettive del lavoratore”. Ma il ministro ha anche sottolineato che il piano per “favorire la transizione” sul pensionamento, non prevede tuttavia modifiche delle regole della legge Fornero, che ha riformata la previdenza italiana, spiegando che “lo strumento allo studio è finalizzato a favorire la transizione, su base volontaria, dal lavoro alla pensione, fermi restando i requisiti dell’attuale normativa. Tale strumento – spiega – andrebbe incontro a persone e a imprese (come quelle di minori dimensioni) che attualmente non possono utilizzare gli strumenti previsti”. In una nota del ministro si legge:

«Con riferimento alle dichiarazioni del Ministro Giovannini sul cosiddetto “prestito pensionistico” si ribadisce che, come già dichiarato fin dal mese di settembre, lo strumento allo studio è finalizzato a favorire la transizione, su base volontaria, dal lavoro alla pensione, fermi restando i requisiti dell’attuale normativa. Tale strumento andrebbe incontro a persone e a imprese (come quelle di minori dimensioni) che attualmente non possono utilizzare gli strumenti previsti in materia dalla legislazione vigente. Si ribadisce che l’ipotesi alla quale si sta lavorando non modificherebbe le regole pensionistiche attualmente esistenti, ma offrirebbe uno strumento aggiuntivo cui si accederebbe su base volontaria, con il possibile coinvolgimento delle imprese, come già avviene nei casi previsti dalla legge per le aziende di maggiori dimensioni. Sono quindi destituite di ogni fondamento le ipotesi e le letture circolate a seguito delle dichiarazioni odierne del Ministro, il quale ha semplicemente ribadito, rispondendo ad una domanda di un giornalista che chiedeva se l’idea del “prestito pensionistico” fosse ancora presa in considerazione, concetti già espressi nelle settimane scorse».

Il democratico Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro della Camera nota:

«Ci fa piacere – premette – che il Governo stia lavorando in queste ore “per elaborare una proposta robusta che eviti il formarsi di nuovi esodati”. Questa dichiarazione del ministro Giovannini la stiamo aspettando da tempo. Ormai è chiaro a tutti che, nonostante una serie di interventi che hanno portato complessivamente alla salvaguardia di oltre 160 mila lavoratori rimasti senza reddito a seguito della “riforma” Fornero, il tema dei cosiddetti esodati non può dirsi risolto. Non a caso come Partito Democratico abbiamo invocato già nella scorsa legislatura, e riproposto nell’attuale, il tema dell’introduzione di una normativa di flessibilità nell’uscita dal lavoro verso la pensione. Adesso – conclude Damiano – anche il Governo parla di un anticipo del pensionamento rispetto agli attuali tetti: si tratta di capire nel merito quale sarà la proposta e, soprattutto, di chiedere che l’Esecutivo si confronti da subito e davvero con i disegni di legge che, su questo argomento, sono attualmente in discussione alla Commissione Lavoro della Camera».

Lavoratrici, usuranti e precoci: pensioni e le ultime novità

pensioni-tuttacronacaLa Riforma pensioni attualmente insita nella legge di Stabilità del governo Letta non convince i lavoratori e per questo motivo sono molte le proposte che vengono avanzate per apportavi delle modifiche, che riguardano in particolar modo la pensione anticipata donne, lavori usuranti e precoci. Per quel che riguarda la prima categoria, sembra che per le lavoratrici possa riaprirsi un piccolo spiraglio. Qualora passasse la modifica alla circolare Inps che aveva anticipato al 2014 la possibilità di accedere alla pensione anticipata, per l’intero 2015 le donne potrebbero uscire anticipatamente dal lavoro attraverso l’opzione contributivo. Sarebbe dunque possibile per le donne, come spiega Erica Venditti, andare in pensione anticipata fino al 31/12/2015 con 57 anni di età e 35 anni di contributi se dipendenti oppure 35 anni di contributi ma 58 anni se autonome, a patto di vedersi calcolare l’assegno pensionistico con calcolo contributivo, da qui il nome “opzione contributivo”. Ma al governo si parla anche di lavoratori precoci e usuranti, per i quali la possibilità di accedere alla pensione anticipata potrebbe essere insita nella proposta di Giovannini sul prestito pensionistico. Questo significa che potrebbero uscire anticipatamente dal lavoro, 2 o 3 anni prima di aver raggiunto i requisiti pensionistici necessari, avendo una sorta di prestito dall’Inps da rendere poi una volta raggiunti i requisiti effettivi.

La decurtazione sull’assegno pensionistico finale sarebbe pari al 10-15%, quindi e un po’ come se il lavoratore per i primi anni facesse un prestito a se stesso. Le decurtazioni in entrambi i casi sono ragguardevoli, ma crediamo che nonostante l’amaro in bocca, molti cittadini, se passassero queste proposte di pensione anticipata, sceglieranno comunque di uscire dal lavoro prima, temendo ulteriori Riforme pensioni che posticipino ulteriormente il raggiungimento dell’agognata pensione.

Riaprono i cantieri lavoro-pensioni: contratto unico, esodati e prestito

pensioni-tuttacronacaMatteo Renzi ha presentato ieri, via newsletter, la bozza del suo Jobs Act, ma non è l’unico cantiere che riapre. Mentre il leader del Pd presenta il programma che poggia sul contratto unico e l’assegno universale per chi perde il lavoro, il ministro Dario Franceschini annuncia nuove misure “salva-esodati” da varare nei prossimi mesi. Intanto Giovannini sta affinando la sua proposta sul cosiddetto “prestito previdenziale” per consentire ai lavoratori rimasti senza lavoro di beneficiare con 2 o 3 anni di anticipo di parte della pensione già maturata. Delle possibili novità per quello che riguarda le pensioni ne parla il Sole 24 Ore:

Martedì scorso il ministro Franceschini ha annunciato che nei futuri interventi del governo sul tema del lavoro ci saranno anche dei provvedimenti specifici per gli esodati da attuare in un’unica tranche oppure poco per volta. Interventi di sostegno che dovrebbero andare ad aggiungersi alle misure di tutela già previste dall’ultima legge di stabilità: il salvataggio per il 2014 di altri 17mila soggetti oltre ai 6mila indicati in prima battuta. E sempre nella direzione della “tutela” si colloca il pacchetto al quale sta lavorando il ministro Giovannini che prevederebbe la possibilità di riconoscere con un anticipo di 2 o 3 anni la pensione maturata a lavoratori rimasti senza impiego e senza ammortizzatore sociale con almeno 62 ani di età e 35 di contributi. Una sorta di “prestito previdenziale” su cui il Governo potrebbe confrontarsi con le parti sociali entro fine mese. E sempre entro fine gennaio dovrebbero arrivare le prime indicazioni delle 25 task force di esperti istituite dal Commissario straordinario per la revisione della spesa, Carlo Cottarelli, per giungere alla definizione della nuova spending review. Tra i capitoli nel mirino di Cottarelli anche quello delle pensioni medio-alte, a partire da quelle con connotazione retributiva (calcolate sulla base dello stipendio e non solo dei contributi versati). Pensioni d’oro e d’argento, dunque su cui tra l’altro ieri sera la Camera ha approvato una mozione della maggioranza che impegna il Governo a una puntuale verifica dell’attuazione del contributo di solidarietà introdotto con l’ultima legge di stabilità.

Esodati: solo uno su tre ha ricevuto l’assegno

esodati-tuttacronacaSi torna a parlare di esodati, lavoratori che hanno perso il posto o si sono licenziati in vista della pensione che sarebbe scattata per loro nel 2012, ma si sono ritrovati improvvisamente a fare i conti con la riforma Fornero e in molti casi rinviando di parecchi anni l’appuntamento con l’assegno previdenziale, ritrovandosi senza lavoro e la pensione che sembra essere un miraggio. Il governo ha cercato di capire come risolvere la situazione e negli ultimi due anni si contano 5 interventi di “salvaguardia”, incluso quello contenuto nella legge di Stabilità approvata prima di Natale. Tutti questi, come riporta il Corriere, consentono di andare in pensione con le regole in vigore fino al 31 dicembre 2011, cioè prima della riforma Fornero, a chi ha determinati requisiti. Si è così costruito nel tempo un sistema complesso di regole a maglie sempre più larghe: dai lavoratori in mobilità a quelli che si erano licenziati, cioè dagli esodati in senso stretto a categorie assimilate, come i contributori volontari, persone che pur non lavorando più avevano scelto di proseguire la contribuzione all’Inps per andare in pensione, fino a comprendere, con l’ultima legge di Stabilità, anche i lavoratori che si sono licenziati prima del 2012 e poi hanno ripreso a lavorare (purché non a tempo indeterminato) anche se dovessero guadagnare bene (finora per questi c’era un tetto di 7.500 euro l’anno). Un sistema sempre più complicato, quindi, dove magari qualche poveraccio resta fuori da ogni tutela e altri sono fin troppo protetti. E come se non bastasse, l’attuazione di questi provvedimenti procede molto a rilento. Ecco come ne parla Enrico Marro:

L’iter è estremamente complesso: si parte con la legge, poi c’è il decreto ministeriale attuativo, quindi la circolare Inps. Nel frattempo passano parecchi mesi. Quando finalmente tutto è pronto, la domanda va presentata alla direzione territoriale del ministero del Lavoro , che fa una prima verifica, e poi la passa all’Inps per tutta l’istruttoria del caso. Finora solo la prima salvaguardia, decisa a metà del 2012, cioè un anno e mezzo fa, può ritenersi conclusa. Per la seconda e la terza, anche se i termini di presentazione delle domande sono scaduti da tempo (21 maggio e 25 settembre 2013), l’esame delle pratiche è ancora in corso. Secondo un monitoraggio dell’Inps aggiornato al 13 dicembre scorso, la situazione è la seguente. Le prime 3 salvaguardie erano state varate per mandare in pensione complessivamente 130 mila persone, le domande accolte finora perché con i requisiti in ordine sono quasi 80 mila e le pensioni in pagamento meno di 27 mila. Insomma, solo uno su tre col diritto certificato alla pensione sta incassando l’assegno. Come mai? E come mai ci sono 50 mila domande in meno del previsto? Certamente sullo scarto tra platea stimata e domande accolte pesano le lungaggini procedurali e qualche calcolo sbagliato: per esempio, con la seconda salvaguardia si volevano tutelare 40 mila lavoratori in mobilità, ma le certificazioni finora inviate sono solo 5.432. Probabile quindi che ci sia stata una sovrastima di questa categoria. Sulle poche pensioni liquidate, invece, ci sono anche altre spiegazioni. Dice il direttore generale dell’Inps, Mauro Nori: «La differenza maggiore tra diritto certificato ed erogazione della pensione l’abbiamo sui lavoratori in mobilità. In molti casi queste persone resteranno ancora per anni con il sussidio previsto e la pensione scatterà solo dopo. Quindi anche se hanno il diritto certificato, l’assegno non poteva essere già messo in liquidazione». Gli esodati, dunque, ci accompagneranno ancora per molti anni.

Del resto, ai 130 mila potenziali beneficiari delle prime tre salvaguardie ne vanno aggiunti 9 mila della quarta decisa lo scorso agosto, che potranno presentare domanda fino al 26 febbraio 2014, e altri 17 mila previsti dalla legge di Stabilità, per un totale che supera le 156 mila unità. Con un costo davvero pesante: circa 11 miliardi e mezzo in nove anni, dal 2012 al 2020, che dovranno essere spesi per pagare pensioni che altrimenti (applicando i requisiti dalla riforma Fornero) non si sarebbero pagate. E che la storia degli esodati si esaurisca con la quinta salvaguardia è davvero improbabile.

Opzione Donna: il pensionamento possibile fino al 2017

opzione-donna-tuttacronacaE’ Noemi Secci, in un articolo pubblicato su BlastingNews, a parlare dell’Opzione Donna, ossia un regime sperimentale che prevede il pensionamento anticipato, secondo la Legge 243/2004, per le lavoratrici dipendenti che abbiano raggiunto 57 anni d’età , o per le autonome che ne abbiano raggiunti 58 (ai quali vanno aggiunti 3 mesi, per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita), più almeno 35 anni di contributi. Come spiega l’autrice del pezzo:

La pensione per chi usufruisce dell’opzione è calcolata interamente con il metodo contributivo, anche per chi avrebbe normalmente usufruito del calcolo misto, o retributivo sino al 31/12/2011: tale metodologia comporta delle penalizzazioni, rispetto alle suddette tipologie di conteggi, che variano da caso a caso, a seconda dell’età, delle annualità maturate e delle retribuzioni percepite.

Per quel che riguarda i nuovi termini per usufruire del regime sperimentale, spiega Secci:

Dalla domanda di pensionamento alla fruizione del trattamento devono trascorrere 12 mesi per le dipendenti, e 18 per le lavoratrici autonome (compreso chi abbia effettuato, nell’arco della vita lavorativa, sia lavoro dipendente che “in proprio”), in quanto continuano ad applicarsi le “finestre” previste dalla vecchia normativa.

Sull’argomento, la circolare Inps numero 35 del 2012 aveva, di fatto, ristretto notevolmente la platea delle destinatarie, in quanto affermava che, per utilizzare l’Opzione, fosse necessario non solo maturare i requisiti entro il 31/12/2015, ma anche percepire effettivamente il trattamento previdenziale, anticipando, così, il termine ultimo della domanda al 01/12/2014 per le lavoratrici subordinate, ed addirittura al 01/06/2014 per le autonome (secondo altre interpretazioni, i termini sarebbero il 30/11/2014 per le dipendenti ed il 31/05/2014 per le autonome).

Fortunatamente, è stata presentata, in data 21/11/2013, una risoluzione, approvata da Camera e Senato, con la quale si dichiara che tale punto della circolare Inps 35/2012 è evidentemente contrario al disposto della legge (art.1 co.9 L. 243/2004): di conseguenza, è stato richiesto al Governo un intervento immediato per sollecitare l’INPS alla modifica della circolare stessa, in modo che il 31 dicembre 2015 sia considerata la data entro cui maturare i requisiti, non la data ultima di percezione del trattamento.

Per effetto di questa modifica, l’ultima data utile di percezione della pensione si sposterebbe dunque al 01/07/2015 per le autonome, ed al 01/01/2017 per le prestatrici di lavoro subordinato.

Allo stato dei fatti, non resta che attendere  una nuova circolare, Inps o anche ministeriale (da parte del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali), che confermi la chiara volontà interpretativa statale, rendendo ufficiale la modifica.

Esodati, Quota 96, lavoratori precoci: pensione e possibili cambiamenti nel 2014

pensioni-tuttacronacaIl 2013 è ormai agli sgoccioli ma, nonostante l’attesa e le speranze, non ci sono stati sviluppi sul tema delle pensioni per quel che riguarda gli esodati, i Quota 96 e i lavoratori precoci. Resta quindi da chiedersi cosa aspettarsi per l’anno che sta per iniziare, soprattutto se dovesse cambiare qualcosa al Governo con delle nuove elezioni, dopo che il Governo Letta non ha offerto risposte soddisfacenti per quel che riguarda le tre categorie citate. E’ Matteo Carriero che, sul sito Balsting.News presenta delle possibili previsioni legate anche alla sfera politica del nostro Paese. Nell’articolo si legge:
Eventuali previsioni di riforma pensioni per esodati, lavoratori precoci e Quota 96 devono essere inquadrate nell’ottica di un possibile rivolgimento politico: Matteo Renzi continua a lamentarsi duramente dell’operato del governo e sempre più opinionisti vedono come verosimile un ritorno alle elezioni prima dell’estate 2014.

Se il Governo Letta dovesse reggere per il prossimo anno potrebbero arrivare nuove misure per gli esodati, ma è estremamente difficile prevedere una soluzione definitiva del problema, dato il comportamento del governo fino a oggi. Per i Quota 96 della scuola le speranze sono ormai quasi nulle: la situazione è chiara ed è inutile girarci intorno, la Ragioneria di Stato non ha intenzione di stanziare i fondi necessari a restituire la pensione agli insegnanti penalizzati ingiustamente da un errore della Legge Fornero. Per le pensioni di lavoratori precoci e usuranti il 2014 è un mistero: davanti alla richiesta di un più equo trattamento date le peculiarità delle due categorie gli esponenti politici (in blocco) hanno da alcuni mesi tappato le orecchie, chiudendosi nel più assoluto silenzio. Qualche piccola misura di riforma pensioni nel 2014 potrebbe giungere per loro, ma resta più probabile l’ipotesi di un mantenimento della situazione attuale.

Ma se dovessero esserci nuove elezioni? Cosa potrebbe cambiare in termini di riforma pensioni per esodati, lavoratori precoci e Quota 96 della scuola? Ovviamente in tal caso molto dipenderebbe da chi potrebbe vincerle, con Renzi al momento senz’altro favorito alla guida di un eventuale nuovo governo. Tuttavia occorre ricordare che in ogni caso i tempi sarebbero lunghi e sperare in modifiche rapidissime sarebbe comunque utopico, inoltre, sebbene Renzi si sia sempre presentato come uomo del fare, in opposizione al Governo Letta del non fare, del rinviare, solo il tempo potrebbe effettivamente rivelare il grado di intraprendenza del nuovo segretario del PD.
Le previsioni sulla riforma pensioni 2014 per esodati, Quota 96 e lavoratori precoci sono a nostro giudizio, quindi, piuttosto fosche, con piccoli interventi per gli esodati e probabilmente poco o nulla per le altre categorie citate, tuttavia (come hanno dimostrato le elezioni di febbraio 2013) è sempre difficile prevedere l’esito delle urne in questo periodo storico italiano, quindi sarà necessario attendere per scoprire la reale tenuta del Governo e gli sviluppi di possibili elezioni.

Si attendono risposte per la pensione. E poi? Si fa i nonni in affitto!

pensionati-lavoro-tuttacronacaCi si preoccupa molto per quella che sembra sempre più una meta utopistica: il raggiungimento della soglia della pensione. La Legge di Stabilità non ne fa accenno, la riforma Fornero ha messo in difficoltà molti lavoratori e nel frattempo i giovani guardano all’estero in cerca di un’opportunità. Ma cosa succede a chi quel traguardo l’ha già tagliato? Le pensioni sono basse, le spese aumentano, spesso si devono anche aiutare figli ormai adulti che hanno perso il lavoro. E allora chi può far conto solo sulla pensione minima, o i prepensionati che si sentono troppo giovani per essere già esclusi dal mondo del lavoro cercano una nuova opportunità. Il modo scelto è quello del lavoro occasionale e spesso in nero e il fenomeno appare evidente in rete, dov’è in atto un boom di annunci. A rilevare la questione è Vladimiro Polchi che sulle colonne di Repubblica racconta la storia di alcuni di questi pensionati. Come quella di Rodolfo, “Sono un ragioniere, ho ancora l’auto e ci vedo bene. Ho 75 anni e mi piace lavorare”. E allora: “Per l’annuncio online mi ha aiutato mio nipote mi serviva un’entrata in più, visto che con la pensione a malapena riempio il frigorifero”. Non dice il suo cognome, visto che i suoi sono piccoli lavoretti in nero: “Vado a pagare le bollette per alcuni condomini della mia palazzina e tre volte a settimana porto a scuola i bambini di una famiglia della zona”. Gli anziani si offrono per mansioni semplici, fanno il nonno a ore oppure offrono consulenze. Per rendersi conto di quanto accade nella terza età basta scorrere Kijiji.it (grande sito di annunci gratuiti online) a fronte di un aumento del numero generale di annunci pari al 10% nei mesi di settembre e ottobre 2013 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, gli annunci che vedono protagonisti i pensionati in cerca di nuova occupazione sono cresciuti di ben il 54%. I nonni alla conquista di internet, ma niente social per loro, si cerca lavoro. “Questa tendenza — afferma Roberto Tucci, responsabile sviluppo di Kijiji in Italia — mostra come ormai gli annunci online siano diventati un aiuto per persone di ogni età”. E tale tendenza è riscontrata anche da Bakeka.it, dove si trovano i “nonni in affitto”. Una signora accanto a una sua foto sorridente scrive “Babysitter, nonna solare con gioia di vivere, amo bambini e animali”. E un’altra: “Sono una contabile, neopensionata, colta. Cerco in Milano un part time, anche nel fine settimana”. Non mancano profili ancora più elevati. Un ex manager affida a internet il suo annuncio: “Pensionato giovanile, ex export area manager, conoscenza lingue, cerca collaborazione seria”.

Il vecchio continente non è un paese per anziani, manovra sulle pensioni!

Pensionati-tuttacronaca

Si era detto, poi erano arrivate le smentite e ora invece arrivano le conferme. Non solo l’Italia, ma l’intero vecchio continente non è più un paese per gli anziani. Coloro che hanno maturato un diritto acquisito con tanti anni di duro lavoro avranno alla fine solo uno schiaffo in faccia da chi avrebbe deciso di affrontare le difficoltà economiche solo e unicamente falcidiando la classe sociale più fragile: i pensionati. In nome del populismo e della discriminazione tra cittadini disoccupati, in mobilità, esodati e pensionati, saranno proprio questi ultimi a pagare per gli errori passati dei governi. Non importa se le pensioni siano di platino, d’oro, d’argento o di latta, è il concetto di pensionato che si vuole colpire. Gli anni di contributi pagati cancellati dall’ottica che ora bisogna pensare ai giovani, ai ceti in difficoltà, ai disoccupati… ma invece di creare nuove possibilità di lavoro sembrerebbe che si voglia raschiare il barile annullando un diritto consolidato negli anni.

Scrive Bernardo De Sol su Libero:

È un attacco concentrico e qualche effetto (taglio) lo avrà. La manovra a tenaglia sulle pensioni iniziata nell’ultimo anno con il non adeguamento dei trattamenti all’inflazione per quelli superiori a soglie modeste (fino a 3.000 euro lordi), è solo un primo bossolo tracciante di una strategia ben più sottile e diffusa. Giusto lunedì l’aula di Palazzo Madama comincerà l’esame del disegno di legge sulla Stabilità per il 2014 predisposto dal governo di Enrico Letta. E la deindicizzazione delle pensioni è proprio annidata tra gli articoli.Male proposte – anche fantasiose – sono ben più corpose. «In materia pensionistica», sintetizza Pier Luigi Franz sottile studioso di norme e lacciuoli normativi, «ci si trova di fronte ad un delirio di proposte ed emendamenti in cui il qualunquismo e il pressappochismo la fanno da padrone con lo scopo solo di catturare voti in vista di future elezioni».

Franz parla di una sorta «di tiro al bersaglio da parte dei senatori di tutti i gruppi politici che hanno fatto a gara per chi l’ha sparata più grossa con l’unico obiettivo di colpire e addirittura anche con effetto retroattivo i vitalizi di maggiore importo, impropriamente ritenuti “d’oro” anche a fronte di versamenti di contributi previdenziali per oltre 40 anni, e di bloccare per altri anni la rivalutazione Istat delle pensioni ». (…)

Nella sventurata ipotesi che il Senato – nonostante il parere di non ammissibilità – dovesse approvare alcuni di questi bizzarri emendamenti la quasi totalità delle pensioni di professionisti, dirigenti, manager e quadri (anche non iscritti all’Inps ma ad altre casse previdenziali) non verrebbe rivalutata neppure nel 2014 dopo il blocco biennale imposto dal governo Monti, ma addirittura potrebbe subire un nuovo pesante taglio per finanziare gli esodati, nonostante la Consulta con sentenza n. 116 di quest’anno abbia già bocciato proprio la decurtazione dei vitalizi superiori ai 90mila euro decisa del governo Berlusconi nell’estate 2011 e poi confermata dal governo Monti. Provvedimenti errati e incostituzionali che già quest’anno (e il prossimo costeranno) alle casse dello Stato un aggravio milionario per la restituzione di quanto furbescamente sottratto. (…)

L’idea è di far pagare un’aliquota aggiuntiva dello 0,1% per le pensioni che vanno da 1 fino a 6 volte il minimo;0,5% per quelle che superano dalle 6 alle 11 volte le pensioni minime; 10% per i pensionati che superano il minimo di oltre 15-20 volte; 15% per chi è al di sopra delle minime di 20-25 volte e così procedendo fino ad arrivare alla sforbiciata del 32% per le pensioni al di sopra di 50 volte il minimo. L’emendamento pentastellato farà forse da cavallo di Troia per rivoluzionare il pianeta pensionistico (oltre 160 miliardi di spesa l’anno), visto che il 5% appena dei pensionati (quelli con trattamenti di platino) si mangia la metà di quel che spende lo Stato per il sistema previdenziale, 45 miliardi. Ma c’è dell’altro e sempre in ambito giuridico, ma questa volta europeo. La raffica – che potrebbe falciare tutti (pensionati d’oro o di stagno, dipendenti pubblici con il ricco retributivo e lavoratori privati con il ben più parco contributivo) arriva dalla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo che lo scorso 8 ottobre ha stabilito il principio secondo cui «in caso di difficoltà finanziarie, che impediscono per di più il rispetto di obblighi internazionali, uno Stato può imporre alcuni tagli alle pensioni di una determinata categoria di persone». (…)

Che resta dunque da fare agli anziani? Migrare? Cercare lavoro in rete? Trovare un paese in cui poter continuare a percepire la propria pensione al sicuro? Il bivio per i pensionati sembra segnato o emigrare o lavorare!

Se crolla il governo che ne sarà di pensionati, esodati e cig?

Pensioni-governo-letta-crisi-tuttacronaca

Cosa ne sarà di pensionandi, pensionati, esodati e cassaintegrati se cade il governo Letta? La riforma Fornero non funziona e questo è un dato di fatto, ma ci sarà il tempo per apportare le modifiche? Molto si cercherà di fare con la legge di stabilità che verrà presentata al Parlamento in ottobre… sempre che il governo regga fino a quella data. Giovannini promette anche misure di contenimento del cuneo fiscale. E il lavoro? Con il governo che è in disequilibrio costantemente sono molti gli interrogativi che per il momento ancora non hanno risposte.

IlSussidiario.net ha riportato quanto dichiarato nell’intervista da Silvano Moffa, ex Presidente della Commissione Lavoro della Camera:

Cosa rischiano pensionati, pensionandi, esodati, cassaintegrati se cade il governo Letta?

In queste settimane stanno venendo a galla tutte le incognite della riforma Fornero. E che fine farà il taglio delle pensioni d’oro su cui pure si è impegnato il governo ma che ha già ottenuto un primo stop dalla Corte costituzionale perché va a toccare i diritti acquisiti dei lavoratori? Tutto dipenderà dalla legge di stabilità che verrà presentata alle camere a ottobre. Sempre che l’attuale governo sia ancora in carica. Secondo il ministro Giovannini, la legge di stabilità conterrà anche misure per il contenimento del cuneo fiscale. IlSussidiario.net ne ha parlato con Silvano Moffa, ex Presidente della Commissione Lavoro della Camera.

Se cade Letta che ne sarà della riforma pensioni? Esodati e cassa integrazioni rimarranno senza copertura? Che fine farà il taglio delle pensioni d’oro?

Non so se il governo cadrà, nonostante le fibrillazioni di questi giorni. Sul fronte delle convenienze reciproche credo che alla fine ci sia un interesse comune dei due poli a tenere in piedi l’attuale esecutivo. Tuttavia, se dovesse cadere sicuramente ci sarà un rallentamento del processo di riforma della riforma, per il recupero delle parti dannose che la riforma Fornero ha introdotto.

Solo un rallentamento?

Secondo me sì, anche perché ci saranno ulteriori passaggi che debbono essere fatti all’interno della finanziaria. È lì che bisognerà trovare le risorse aggiuntive necessarie.

Come giudica l’operato del governo sul tema delle pensioni?

Guardi, già all’epoca del governo Monti, attraverso la Commissione Lavoro della Camera, chiedemmo di impostare un percorso completamente diverso. E in parte riuscimmo a sanare la questione “esodati”. Ovviamente questi temi oggi sono tornati in primo piano.

Qual è l’argomento più urgente da affrontare?

Tutto quello che si riesce a fare per recuperare un equilibrio su un tema così fortemente sbilanciato è positivo. La riforma del lavoro ha infatti ridotto l’area della flessibilità in entrata con conseguenze pesantissime sulla disoccupazione giovanile, con molti contratti a termine che non sono stati rinnovati. A suo tempo dicemmo: attenzione, in questa maniera avete preso come bersaglio la precarizzazione, ma di fatto avete fatto scomparire dal mercato le prime opportunità di lavoro che si presentano a un giovane. In più…

In più?

Il governo si è assunto l’onere di risolvere definitivamente il problema degli esodati esploso a suo tempo e parzialmente tamponato. Con la prossima legge di stabilità dovrà dire in che maniera intende farlo.

Con la legge di stabilità il governo vorrebbe addirittura ridurre il cuneo fiscale…

Non c’è dubbio che bisogna ridurre il cuneo fiscale per andare incontro alle esigenze delle imprese e dei lavoratori. Però, anche qui, il governo dovrà dire con quali risorse intende perseguire questo obiettivo.

È d’accordo con l’idea di introdurre una maggiore flessibilità in uscita per chi è prossimo alla pensione?

Assolutamente sì. È esattamente l’equilibrio che cercavamo di offrire alla Fornero quando proponevamo maggiore flessibilità in entrata e di rendere meno rigido il mercato in uscita. Che significava liberare il mercato del lavoro da tanti vincoli che ne bloccavano l’espansione. Questo purtroppo non è avvenuto: abbiamo mantenuto un mercato rigido con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti.

Cosa ne pensa dell’idea del ministro Giovannini di dare un acconto sulla pensione a chi perde il posto quando è a pochi anni, due o tre, dal traguardo?

In questo modo si cerca di recuperare almeno in parte il danno causato dall’allungamento dell’età pensionabile creando una sorta di scivolo, con un’anticipazione. Voglio solo sottolineare il fatto che stiamo parlando di risorse che appartengono ai lavoratori: non stiamo regalando niente. Stiamo solo accorciando i tempi. In una situazione congiunturale sfavorevole come quella attuale può essere una boccata d’ossigeno. Ma non mi sembra una riforma sistemica del nostro sistema pensionistico.

Giusto il taglio delle pensioni d’oro?

Guardi, a suo tempo cui fu una discussione abbastanza accesa sull’argomento. C’era chi diceva che bisognava ridurle non tenendo conto che si tratta di diritti acquisiti. Altri, come me, dicevano invece: attenzione, mettendo in discussione diritti acquisiti rischiamo di andare a scontrarci con norme di rango costituzionale. Cosa che è puntualmente avvenuta. Quando ero Presidente della Commissione Lavoro, assieme al collega della Commissione Affari istituzionali, mettemmo chiaramente in luce il rischio di incostituzionalità di quella norma.

Sta dicendo che le pensioni d’oro non si possono tagliare?

No, non sto affatto dicendo questo. Si può fare introducendo un elemento di solidarietà, una sorta di bonus di solidarietà che può essere richiesto per un certo numero di anni a chi gode di pensioni fuori dall’ordinario tanto sono elevate. Chiedere a chi oggi si trova in condizioni di maggior benessere, addirittura di una ricchezza oltremisura, un atto di solidarietà mi sembra giusto. Non solo. Sarebbe un obiettivo più facilmente perseguibile e non attaccabile sotto il profilo della norma costituzionale.

Nell’Imu ci sono 700 milioni per gli esodati!

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Il Consiglio dei ministri, convocato per le 17 di questo pomeriggio, sarà decisivo per la controversa abolizione definitiva dell’Imu 2013. L’obiettivo del governo è quello di cancellare la tassa sia sulla prima, che sulla seconda casa: per la copertura economica dell’operazione servono 4,6 miliardi, ci saranno aumenti delle accise su alcolici, giochi e tabacchi. Ma alla quadratura dei conti mancherebbe un altro miliardo, ma si sono stanziati 700 milioni per gli esodati. Secondo fonti de La Stampa è stato trovato l’accordo quindi per dare la pensione a 10mila esodati in due anni. Arrivano anche 400 milioni per rifinanziare la cassa in deroga. Insomma si è dati un colpo al cerchio e uno alla botte: il Pdl può sventolare la carta dell’Imu e il Pd risponde con esodati e cassa in deroga… la quadratura politica è perfetta, quella finanziaria meno. Chi pagherà?

Camusso contestata a Milano

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E’ stata fortemente contestata Susanna Camusso al termine di un convegno che si è tenuto alla Camera del lavoro a Milano. Le proteste sono partite da un gruppo di lavoratrici che hanno gridato:

“I sindacati lavorano solo per gli esodati e hanno abbandonato gli altri. Il sindacato deve parlare per tutti”. In particolare le dimostranti chiedevano a gran voce come mai si continuasse a parlare degli esodati della riforma Fornero, mentre nessuno parlava più degli esuberati della prima crisi, che ancora oggi combattono per vedersi riconosciuti contributi e pensione.

La protesta poi è continuata con  le contestatrici che si sono avvicinate al palco e hanno denunciato le condizioni “troppo penalizzanti” riguardo all’età pensionistica in Italia.

Ci sono esodati ed esodati… Pietro Franco Tali è esodato con 7 mln!

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Ex amministratore delegato della Saipem, Pietro Franco Tali, si era dimesso lo scorso 5 dicembre dopo essere stato iscritto nel registro degli indagati per delle presunte tangentipagate dalla società in Algeria. Come si legge nella relazione depositata dalla stessa Saipem, il manager ha percepito una una buonauscita di 3,81 milioni, a titolo di tfr e di incentivazione all’esodo a cui poi si sono aggiunti 2,28 milioni di bonus. Inoltre è stata pagata la retribuzione annua pari a 837mila euro. Insomma si sono sfiorati i 7 milioni di euro per un indagato costretto a  rassegnare le dimissioni. Ma da dove sono usciti questi soldi? La Saipem è una controllata Eni che a sua volta fa capo al ministero del Tesoro… quindi dalle casse dello Stato italiano!

Vendola e lo sguardo sul lavoro!

Vendola al forum ansa parla di lavoro per tutti, tutela degli esodati, la caduta dell’industria e la crisi dell’agricoltura.

Il leader di Sel: ‘Monti ha presentato il suo programma con una certa supponenza ma in realtà si tratta di qualcosa di molto modesto”

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Esodati! Partite 25mila lettere Inps di copertura

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“Per gli esodati stiamo integrando l’agenda!” Il Prof prende lezioni da Bersani?

Per il momento gli esodati però restino comodamente in bilico!!!

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“Esodati? Ci pensi Monti” così il leader del Pd. PERIZIA PSICHIATRICA SU BERSANI?

 

“Esodati? Che siano nell’agenda Monti non me ne posso occupare solo io!” 

SENZA PAROLE!!! Come scavarsi una fossa da soli… Se non fosse per umanità, per correttezza, per giustizia… quanto meno lo facesse per la campagna elettorale! IRRESPONSABILE BERSANI!

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