“Per imparare non c’è niente di meglio, dopo uno sbaglio, …

andare-tuttacronaca… che raccogliere le idee e andare avanti. E invece quasi tutti si fanno prendere dalla paura. Hanno così paura di sbagliare che sbagliano. Sono troppo condizionati, troppo abituati a sentirsi dire quello che non devono fare. Prima in famiglia, poi a scuola e per finire nel mondo del lavoro.”

-Charles Bukowski- (Il capitano è fuori a pranzo, 1998)

Finirà tutto in una bolla? Anche le start-up?

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Ogni anno sono finanziate a centinaia, vengono spesi milioni di euro o dollari da investitori pubblici e/o privati, sono molti i giovani che ci provano e inesorabilmente vengono delusi. Di cosa parliamo? Di start-up, ovvero di quelle idee geniali, che dovrebbero replicare il successo di Facebook e invece falliscono. Cosa succede? Ora c’è un sito  www.startupover.com redatto dal blogger Andrea Dusi che analizza tutti i fallimenti.

«Tutti parlano di startup, di quanto sia entusiasmante mettersi in proprio, ma nessuno parla degli errori e dei fallimenti» spiega Dusi che è anche il fondatore di Wish days, l’azienda che ha messo esperienze e viaggi in cofanetti da vendere in libreria: un piccolo miracolo imprenditoriale nato nel 2006 e che oggi conta 120 dipendenti e 45 milioni di euro di fatturato. «Anche io ho fallito con la mia prima startup nel 2003 ma non è un buon motivo per non parlarne. Persino Kickstarter (tra le più note piattaforme di crowdfunding per idee imprenditoriali) fa in modo di non mettere in evidenza i progetti che non ce l’hanno fatta: se si cerca su Google non compare niente nei primi risultati» a parte le denunce di utenti scontenti. Nel blog per ora sono riportati i casi più eclatanti, ma Dusi sostiene di aver raccolto in questi anni dettagli su almeno 1200 aziende innovative andate in fumo. Tra queste Catch Notes (app per prendere appunti, 9 milioni di dollari bruciati), Songbird (browser per musica digitale, 17 milioni di dollari bruciati), Wantful (startup che voleva fare business con la personalizzazione dei regali, 5 milioni e mezzo di dollari bruciati) ed esempi più illustri come Google Reader (della serie: anche i big possono fallire).  

Secondo un recente studio pubblicato da Italia Startup (l’associazione di categoria delle neo-imprese italiane) nella Pensiola al momento ci sono 1227 imprese innovative, 113 startup hi-tech finanziate, 97 incubatori e acceleratori (64 pubblici e 33 privati), 32 investitori istituzionali (6 pubblici e 26 privati), 40 parchi scientifici e tecnologici (37 pubblici e 3 privati), 65 spazi di coworking e 33 competizioni dedicate alle startup. Numeri che però non descrivono le criticità del settore. Eppure il tasso di fallimento tra le neo aziende è molto alto. Circa l’80-85% non arriverebbe ai primi 3 o 5 anni di vita.

«Il fatto che un alto numero di start-up fallisca è assolutamente fisiologico e non è necessariamente un male», spiega Giuseppe Folonari, responsabile degli investimenti in H-Farm, uno degli incubatori più noti in Italia con 52 aziende finanziate e 7 successi imprenditoriali conclamati (sua l’agenzia di comunicazione H-Art rivenduta a più del doppio del valore). «In un mercato piccolo e in crescita come quello italiano, il rischio di fallire è più grande perché ha un impatto sulla fiducia e porta a un errore di spesa sul conto economico – continua Folonari – Non credo però sia corretto parlare di bolla startup: è vero sono aumentate le richieste, ma è aumentata anche la qualità dei progetti e poi perché si crei una bolla una dovrebbe esserci una pioggia di soldi che al momento non c’è».

Per il segretario generale dell’Italian Business Angels Association, Tomaso Marzotto Caotorta, «il rischio bolla per gli investitori al momento non c’è». «Ciò che invece preoccupa è l’attività di selezione delle idee che meritano un finanziamento. La nostra associazione valuta ogni anno circa 350 proposte ma appena il 5% riesce ad ottenere il nostro supporto economico: servirebbe un sistema di scrematura già all’interno degli incubatori. Insomma, meno startup in giro ma di maggior qualità».

Pensiero condiviso anche da Michele Padovani, amministratore dell’incubatore privato Istarter (appena 9 aziende finanziate su 405 progetti analizzati). «Non credo sia un problema di capitali, che nel Paese sono presenti in abbondanza. Credo, invece, che questi vadano organizzati al meglio e messi nelle condizioni di raggiungere i progetti veramente meritevoli. Di recente l’ecosistema che ruota attorno al concetto di start-up ha fatto registrare un incremento degli attori così significativo da indurre a pensare che in questo abbia inciso anche una componente “modaiola”. Ma credo che nel prossimo futuro prevarrà la vecchia legge della natura per la quale solo i soggetti più forti sopravviveranno».

Il cartello stradale… con record di errori!

cartello-napoli-tuttacronacaSe esistesse un Guinness dei primati per le indicazioni stradali, questo cartello probabilmente darebbe buona prova di sè. Come spiega il Mattino, è affisso in piazza della Repubblica, a Napoli, a due passi dal consolato americano. Sicuramente non passa inosservato: il cognome del poeta si “arricchisce” di una ‘z’, mentre il quartiere Fuorigrotta perde una lettera, le abbreviazioni sono sincopate e anche a Vittorio Emanuele viene regalata una nuova pronuncia…

Il Caimano visto da Moretti: gli errori della sinistra secondo Nanni

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Un lungo viaggio all’indietro per capire il presente ripercorrendo un viaggio negli errori della sinistra, senza risparmiare nessuno. Le responsabilità di Berlusconi possono prescindere da quelle di chi avrebbe dovuto mettere un freno e non lo ha fatto, chi ha sottovalutato il conflitto d’interesse, chi “ha tenuto in vita Berlusconi” con quell’ultimo atto di tradimento a Prodi il giorno delle elezioni del Presidente della Repubblica?

Queste sono le domande di Nanni Moretti che  nel suo ultimo libro ritrae tutti gli errori della sinistra. Nessuna clemenza, perché se si “assolvono” gli errori si può facilmente cadere nella tentazione di commettere di nuovo l'”atto impuro”.

In “Berlusconi, errori sinistra dal ’94 a oggi”, Moretti Parla anche delle manifestazioni a Roma, quelle che hanno attraversato tutta la città e dal Palazzo di Giustizia sono arrivate alla Rai e poi al ministero della Pubblica Istruzione. Nell’intervista rilasciata all’Espresso (in edicola domani), si ripercorre un iter che ha segnato profondamente la cultura e la società italiana:

“Manifestazioni non di parte, ma dalla parte di tutti i cittadini. Ancora oggi sono fiero quando penso che nelle nostre manifestazioni siamo riusciti a coinvolgere anche una parte degli elettori del centrodestra. […] Volete sconfiggere Berlusconi per via giudiziaria, ci hanno ripetuto per anni, lo ripetono anche ora. Noi, in realtà, volevamo che la legge fosse uguale per tutti e che non si facessero leggi apposta per evitare processi a uno solo. I girotondi li facevamo per ricordare, anche a noi stessi, che ci stavamo ormai abituando a considerare normali cose che in una democrazia non sono affatto normali: per esempio che un uomo possa essere proprietario di tre reti televisive e in più che possa fare politica, e in più che possa diventare capo del governo”.

Si attribuiscono le colpe della caduta del governo Prodi a Fausto Bertinotti:

In quel periodo Berlusconi era percepito come perdente anche dal centrodestra, che timidamente stava cercando un altro leader. Prodi aveva una sua credibilità e il governo non era impopolare. Se Rifondazione non avesse fatto cadere quel governo, l’Ulivo avrebbe governato per dieci anni con Prodi e dal 2006 con Veltroni. Se invece si fosse andati a votare subito dopo la caduta di Prodi, l’Ulivo avrebbe vinto da solo, senza Rifondazione.

Massimo D’Alema poi spiegò a Moretti che nel 1998 non si poteva andare subito al voto, voto che per Moretti avrebbe vinto l’Ulivo senza bisogno di Rifondazione comunista:

«No, guarda, ti sbagli, nel ‘98 non si poteva andare a votare». Mi spiegò che non si potevano fare le elezioni perché c’era la guerra in Kosovo e la legge di bilancio da approvare. Mi raccontò che furono proprio Veltroni e Mussi a bussare alla sua porta chiedendogli di fare il presidente del Consiglio. Molti lo hanno criticato per delle scemenze, ma i suoi errori sono tutti politici, tutti visibili, tutti mai riconosciuti. Non era tra gli elettori per il presidente della Repubblica lo scorso aprile, ma non credo sia stato triste il giorno in cui i 101 non hanno votato per Prodi.

Poi il commento di Moretti sul Pd:

In questi anni ai vertici del Pd ci sono stati personalismi senza personalità e soprattutto una grande confusione. Dopo le elezioni del 2013 pochi avevano già deciso che dopo quei risultati il governo con il Pdl fosse l’unico possibile, erano pochi ma sono stati decisivi. Gli altri, Bersani per primo, erano confusi. Poi sono arrivati i 101 elettori che nel segreto hanno votato contro Prodi, che sembra avere l’unico torto di averli fatti vincere due volte.

Poi il governo Letta:

Per come è stato messo insieme, sembra la realizzazione dei peggiori luoghi comuni e pregiudizi del Movimento 5 Stelle sul Partito democratico. Mi sembra che sia vissuto dai più come qualcosa di transitorio. L’elettorato e i militanti si sono messi in letargo per tornare in tempi abbastanza rapidi al voto.

Ma il primo errore fu nel 1994:

C’è stata nel 1994 — con un monopolista televisivo che si candidava a guidare il governo — una straordinaria rottura delle regole democratiche. Per fronteggiare questo fatto straordinario c’era bisogno da parte della sinistra di una risposta straordinaria, anche sul piano simbolico. Non c’è stata nemmeno una risposta ordinaria, semplice, piccola. E invece traccheggiare, sottovalutare il conflitto di interessi, ritenersi più furbi dell’avversario, assuefarsi lentamente a una costante, incredibile anomalia per un paese democratico.

Ma chi vincerà le prossime elezioni? Moretti risponde:

Chi vincerà? Ci vuole un cambiamento di costume, culturale. Vincerà chi capisce che il gioco è cambiato e che bisogna farne uno completamente nuovo. Ci volevano altri strumenti per contrastare Berlusconi, un altro tipo di persone, un altro modo di fare politica. Un’altra solidità, un altro rigore. Un’altra integrità.

“Gli errori, come pagliuzze, galleggiano alla superficie; …

verità-perla-tuttacronaca… chi cerca perle deve tuffarsi in profondità.”

-John Dryden- (Tutto per amore, 1677)

Raffaele Sollecito e gli orrori della Cassazione

raffaele-sollecito
Prima ha avviato la raccolta fondi per poter pagare le spese processuali. Ora Raffaele Sollecito, in attesa di tornare in aula dopo che la Cassazione ha annullato il processo d’appello che l’aveva assolto, con Amanda Knox, dall’accusa di aver ucciso, insieme a Rudy Guede, la povera Meredith Kercher, su Facebook cerca di smontare quella sentenza. E vi aggiunge critiche e obiezioni. Secondo l’ingegnere pugliese, infatti, si tratta di una decisioni piena di “errori che sembrano orrori”. Ecco quindi che spiega:

“Il giudizio di Cassazione è inappellabile e quindi ritengo sia doveroso per i Giudici di Cassazione emettere delle sentenze più oculate e circostanziate. Nel nostro caso sono stati scritti numerosi errori, che sarebbe più giusto definire orrori: Innanzitutto è stato sancito che in un processo penale in Italia il ruolo della difesa è del tutto marginale, infatti in tutta la sentenza non c’è scritto nulla che riguarda il contributo della difesa alla ricerca della verità e men che meno l’apporto dei suoi consulenti che sono stati del tutto ignorati, come se non fossero neanche esistiti. Gli orrori più evidenti sono:
Non è vero che il perito d’ufficio abbia mai sostenuto che sulla traccia mista di DNA ci sia il profilo di Raffaele: ha dichiarato piuttosto che proprio perché si trattava di una traccia mista e non genuina con diversi alleli per ciascuno dei 17 loci del profilo, si poteva trovare chiunque, persino il DNA del Presidente della Corte, qualora fosse disponibile per una comparazione. Non è vero che sulla traccia c’era solo la Y che corrispondeva a Raffaele, ma almeno altre due Y, che non è stato possibile attribuire, perché non vi erano profili disponibili per il confronto e comunque di queste altre due nessuna corrispondeva a quella del Guede. Ergo le altre 2 sono di persone ancora oggi sconosciute. Non è vero che la traccia di DNA isolata dai Periti d’Ufficio era situata in prossimità del punto in cui la biologa della Polizia Scientifica aveva trovato l’esigua traccia di DNA, che poi ha attribuito a Meredith. Questa traccia si trovava infatti nell’innesto della lama nel manico, zona in cui più facilmente si può trovare del materiale organico e/ inorganico e sulla quale la Polizia Scientifica inspiegabilmente non ha eseguito alcun prelievo. Questa è la ragione, per cui i Periti d’Ufficio hanno chiesto di poter smontare il coltello, autorizzazione che è stata negata dalla Corte d’Appello per la ferma e a mio parere immotivata opposizione da parte della Procura Generale di Perugia e della parte civile.
Non è vero che il perito d’ufficio prof.ssa Vecchiotti ha deciso in perfetta solitudine e addirittura non ottemperando all’incarico ricevuto dalla Corte d’Appello di non procedere alla analisi di questa traccia di DNA: in una riunioneUFFICIALE con TUTTI i consulenti di parte, a cui erano presenti il prof. NOVELLI e la dott.ssa STEFANONI ha espresso chiaramente il motivo, per il quale era sua intenzione non procedere alla analisi, per l’estrema esiguità della quantità e per l’impossibilità di procedere ad una seconda amplificazione e in quella occasione TUTTI si sono mostrati concordi con il perito d’Ufficio e non hanno fatto alcuna obbiezione, SOTTOSRIVENDO il verbale. Non è vero che fra il primo e il secondo sopralluogo la casa è rimasta protetta dai sigilli. E’ vero piuttosto il contrario, visto che in quei 46 giorni vi sono state ben 3 perquisizioni, di cui una neanche verbalizzata, (quindi nessuno può sapere quali e quante persone sono entrate nella casa e se sono state prese delle cautele) durante le quali la casa è stata messa letteralmente a soqquadro con mobili e suppellettili smontati e portati in giro per tutta la casa, tanto è che il famoso pezzetto di stoffa con i gancetti del reggiseno era da tutt’altra parte, rispetto al primo rinvenimento e sotto un tappetino scendiletto, che a sua volta si trovava appallottolato sotto la scrivania nella stanza di Meredith, quindi potrebbe essere tranquillamente successo che durante le 3 perquisizioni si sia fatto più volte il giro della casa sotto i piedi di qualcuna delle persone che hanno partecipato alle perquisizioni.
Non è vero che i frammenti di vetro nella stanza della Romanelli erano sopra i vestiti, ma è vero che erano TUTTI sul pavimento, su di un tappetino scendiletto a fianco del letto e SOTTO i vestiti, come dimostrano le numerose foto ed i filmati eseguiti dalla Polizia Scientifica di Roma durante il primo giorno del primo sopralluogo, quindi in un momento in cui non vi poteva essere ancora alcuna alterazione della scena del crimine. Non è vero che il Guede non aveva ferite alla mano destra: queste ferite (per quanto superficiali e in via di cicatrizzazione), sono evidenti sulla faccia palmare delle sue dita nelle foto, scattate dalla Polizia tedesca subito dopo il suo arresto in Germania.”

Gli errore/orrori della stampa italiani!

CORRIEREDELLUMBRIA-papa-francesco i -  tuttacronaca

La fretta, l’euforia o, più probabilmente, la distrazione. Di fronte alle edicole umbre è apparsa questa mattina questa singolare civetta , il piccolo manifesto che riassume i principali titoli dei giornali in vendita, del Corriere dell’Umbria. Titoli, in questo caso, che combinati hanno prodotto un equivoco che non è sfuggito ai più. E l’immagine è finita presto condivisa sui principali social network.

 

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