La malasanità… costa una gamba! Amputano l’arto sbagliato a un paziente

malasanità-amputazione-tuttacronacaAveva una gamba diabetica che doveva essere amputata ma, dopo l’intervento, la terribile scoperto: i medici hanno operato sulla gamba sana. Il grave errore che è costato a un meccanico di 54 anni è stato fatto in Brasile, all’ospedale universitario Pedro Ernesto di Rio de Janeiro. Ora i femiliari del paziente hanno deciso di rivolgersi alla magistratura mentre dall’ospedale si difendono: sostengono infatti di aver chiesto l’autorizzazione per amputare entrambi gli arti.

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Pietro D’Amico scelse il suicidio assistito per un errore medico

d'amico-suicidio-assisstito-tuttacronacaAveva richiesto il suicidio assistito, l’ex magistrato calabrese di 62 anni Pietro D’Amico, di Vibo Valentia, morto in una clinica di Basilea, in Svizzera. L’uomo aveva scelto la dolce morte perchè convinto di essere affetto da una malattia incurabile. Stando a quanto emerso dall’autopsia voluta dalla figlia e dalla vedova e disposta dalla magistratura elvetica, però, questa patologia non esisteva, così come dimostrato anche dai “sofisticati e approfonditi esami di laboratorio dei reperti prelevati dal corpo”, che “hanno escluso perentoriamente l’esistenza di quella grave e incurabile patologia dichiarata da alcuni medici italiani e asseverata da alcuni medici svizzeri”, come rende noto l’avvocato Michele Roccisano, amico del magistrato morto e legale della vedova. In una nota si legge quindi del fatale errore medico: “D’Amico non era affetto da quella grave patologia che lo aveva convinto a chiedere il suicidio assistito. Un errore scientifico che ha portato a conseguenze fatali, poiché D’Amico, già depresso e convinto di essere gravemente malato, ebbe purtroppo quella terribile conferma che lo spinse a richiedere il suicidio assistito a Basilea. Furono proprio quelle errate diagnosi a convincere alcuni medici svizzeri, soprattutto Erika Preisig, dell’Associazione Eternal Spirit lifecircle, ad assisterlo in quel suicidio”. La nota prosegue quindi spiegando che sarà ora la magistratura italiana a stabilire se i medici italiani siano responsabili dell’errata diagnosi e se lo sbaglio sia dipeso da negligenza, imperizia, imprudenza, “tenuto anche conto del fatto che per poter accertare l’esistenza di quella patologia, avrebbero dovuto sottoporre il paziente ad esami strumentali specifici” che a D’Amico non furono mai prescritti. “La stessa magistratura – si legge poi – dovrà accertare il nesso di causalità fra l’errata diagnosi e il triste evento. Tanto più che in precedenti tentativi, non ancora provvisto di quelle errate certificazioni, D’Amico non aveva ottenuto dai medici svizzeri il suicidio assistito.” Ma un’indagine è stata aperta anche in Svizzera, dove ai medici è imposto “di accertarsi che sia affetto da una patologia terminale, non potendo gli stessi accogliere acriticamente i referti presentati dal paziente e/o i sintomi descritti dal paziente che spesso, specie se depresso, tende a somatizzare disturbi a volte dovuti a malanni molto più benigni. La legge svizzera prescrive anche che la diagnosi sia fatta da almeno due medici svizzeri diversi da quello che poi assiste il paziente al suicidio, mentre, nel caso, ciò sembra non essere avvenuto poiché uno dei medici che ha confermato la malattia era la stessa Erika Presig, ovvero la ‘dottoressa Morte'”.

Uccisa per un errore medico: levano le ovaie invece che l’appendice

Maria De Jesus-tuttacronaca

Un errore medico è costato la vita a Maria De Jesus, una 32 enne, incinta di 32 settimane che è rimasta uccisa in sala operatoria. Una storia incredibile iniziata per una banale operazione di appendicite che invece si è trasformata in tragedia quando i chirurghi hanno asportato per errore l’ovaia. Maria è stata dimessa dalla clinica dopo 8 giorni di degenza, ma fin da subito ha iniziato ad accusare dolori di stomaco e malessere generale. I medici si sono subito dell’errore appena la donna è tornata in ospedale e hanno cercato attraverso l’aborto di salvarle la vita, ma il suo ventre si era riempito di liquido settico e nonostante gli interventi pochi giorni dopo è deceduta. Probabilmente a causare il fatale errore sono stati dei tirocinanti che hanno confuso gli organi durante l’intervento, ma l’ospedale ha aperto l’inchiesta.Come riporta il Daily Mail, distrutto sarebbe il marito della donna: «La morte di Maria era evitabile, era entrata in ospedale per un’appendicite». La donna lascia anche un altro figlio di 16 anni, Pedro, che in lacrime ha dichiarato: «É stata una grande ingiustizia».

Come può nel 2013 morire così una donna? Un banale errore dei tirocinanti distrugge una vita umana? Non c’è nessun medico esperto in sala operatoria quando si opera?

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