Il video della polizia turca che picchia i manifestanti in garage

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Una quindicina di poliziotti che picchiano brutalmente tre manifestanti turchi. Sono queste le immagini registrate in un video reso noto oggi sul sito del quotidiano Hurriyet e destinato a riaccendere le polemiche sulla dura repressione delle proteste di Gezi Park da parte della polizia turca. A riprendere le immagini una telecamera di sorveglianza di un parcheggio di Antalya, nel centro-sud della Turchia. Il video risale al 2 giugno, giorno in cui nella città si è svolta una manifestazione antigovernativa. Si vedono due ragazzi e una ragazza che vengono raggiunti dalla polizia che li individua, li afferra e getta i due ragazzi sul pavimento per poi picchiarli  selvaggiamente e a sangue freddo per alcuni minuti, con calci, pugni e manganellate. Alla fine vengono sollevati e portati via, ma secondo Hurriyet non sono stati arrestati. Anche la ragazza viene portata via. L’Associazione degli avvocati progressisti ha fatto richiesta all’autorità municipale che gestisce il parcheggio del video che viene diffuso proprio nel giorno in cui il premier Recep Tayyip Erdogan ha elogiato la polizia per il suo comportamento «eroico» e «moderato» nella gestione delle proteste antigovernative delle scorse settimane.

Il ragazzo tedesco che suona in piazza in Turchia, ha origini italiane

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Si chama Davide Martello il ragazzo tedesco, di chiare origini italiane, che ieri sera ha improvvisato un vero e proprio concerto in Piazza Taksim, a Istanbul. Quando il ragazzo ha iniziato a suonare molti hanno dimenticato la violenza e la brutalità degli ultimi giorni e tutta la piazza si è fermata ad ascoltare quella musica. Davide Martello, durante il suo tragitto per arrivare in Turchia, si è fermato anche in Bulgaria e in Kosovo per altri concerti all’aperto.

Il braccio di ferro tra le due Turchie

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La polizia ha fatto irruzione in piazza Taksim ieri mattina presto e la situazione è presto diventata ingestibile. In poco tempo alcune decine di persone hanno iniziato a tirare molotov contro le forze dell’ordine e gli idranti, scatenando la violenza in una protesta che fino a questo momento aveva colpito il mondo per la sua dignità e la sua compostezza. L’escalation ha poi permesso al premier Erdogan di alzare i toni promettendo “tolleranza zero” contro i “vandali”. Sono quindi bastate poche ore perchè  fossero distrutte le strutture che fungevano da bancarelle delle varie associazioni e trasformando in caos l’equilibrio che regnava solo un giorno prima. Stando agli ospedali della zona, in poche ore sono arrivate 340 persone avvelenate dai gas, un attacco cardiaco, 14 traumi cranici, 11 fratture, 6 ustionati gravi da gas, attacchi di epilessia e 5 accoltellati. E se il Gezi Park fino a quel momento ancora era un’area relativamente sicura, a metà pomeriggio alcuni manifestanti hanno denunciato il lancio di lacrimogeni anche all’interno del parco. Ma la situazione appare fuori controllo, con appartenenze che non appaiono più ben definite: 20 deputati dell’opposizione hanno trascorso la notte accampati nel parco per rendere più difficile un intervento della polizia contro i manifestanti mentre il leader del partito nazionalista Kemal Kilicdaroglu ha accusato il premier di essere “un dittatore”. Da parte loro, i ragazzi sono certi che la stessa polizia abbia inviato agenti sulla piazza con il compito di aizzare gli animi e sarebbero stati questi a lanciare le molotov. Le forze dell’ordine hanno rivelato le identità dei reali colpevoli, ma non hanno convinto, anche a causa del video in cui si mostra un agente sparare sui manifestanti e per l’arresto dei 50 avvocati mentre si trovavano a palazzo di Giustizia, alcuni con ancora indosso la loro toga. Intanto, hanno iniziato anche a girare voci sulle molestie della polizia nei confronti delle donne, torture nelle caserme contro le persone arrestate. Ieri, Erdogan se l’è presa anche con la stampa straniera, accusata di aver organizzato un “attacco coordinato contro la Turchia”, che con lui “ha acquisito diritti e libertà impensabili 10 anni fa”, mentre un cameraman della Cnn ha denunciato di essere stato preso a calci e pugni dalle polizia.

Il premier, insomma, dimostra di non aver intenzione di tornare sui suoi passi e il braccio di ferro tra lui e i manifestanti diventa sempre più cruento. Dopo otto ore di scontri, è stata riconquistata nella notte dalla polizia piazza Taksim a Istanbul. Cessati gli ultimi lanci di lacrimogeni, i manifestanti si sono ritirati nel parco e i poliziotti hanno ripreso il controllo della piazza. Al momento i camion della nettezza urbana stanno ripulendo l’area. Un’altra manifestazione anti-Erdogan ad Ankara, con 5mila persone, è stata dispersa martedì sera dalla polizia. Intanto Gezi Park a Istanbul si è trasformato in un ospedale da campo per i feriti negli scontri con la polizia che intende sgomberare il parco e piazza Taskim. ”Nell’ultima ora, circa 25 feriti sono passati dal nostro centro prima di essere trasportati in ambulanza negli ospedali”, ha spiegato un’infermiera volontaria. ”Si tratta soprattutto di ustioni, di persone colpite dai bossoli dei lacrimogeni, alla testa o altrove, di cadute, fratture, crisi d’asma, o di chi necessita di punti di sutura”, ha aggiunto l’infermiera: ”Qui ci accontentiamo di fermare le emorragie, poi li mandiamo in ospedale”.

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Turchia: tra la violenza della polizia e i cori di “Bella Ciao”

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In Turchia la “resistenza”, partita da Piazza Taksim, si è allargata a diverse città dove si protesta contro il governo del primo ministro conservatore Recep Tayyip Erdoğan, accusato di essere sempre più autoritario e di mettere a rischio la laicità dello stato attraverso un progressivo processo di islamizzazione. Ma sembra ci si sia introdotto anche un pizzico d’Italia: sono migliaia le persone che marciano cantando la versione turca di Bella Ciao, il cui ritornello è però rimasto identico. La canzone diventata simbolo della lotta dei partigiani in Italia durante la Resistenza al nazifascismo dopo una diffusione iniziale nel 1945 in Emilia Romagna. Ha poi varcato le frontiere tre anni dopo, quando il testo venne cantato pubblicamente per la prima volta nel 1948 al Festival della Gioventù di Berlino da un gruppo di studenti italiani. Si è poi diffusa, in varie lingue, entrando nelle tradizioni dei comunisti greci, del movimento della sinistra rivoluzionaria in Turchia, il TKP, e anche in molte comunità zapatiste del Chiapas.

Nel frattempo, oggi, il premieri Erdogan ha deciso di tornare a colpire duro contro la protesta che dura ormai da due settimane e la polizia è di nuovo scesa in campo per riprendere Piazza Taksim. Ha anche ribadito che gli alberi di Gezi Park, contro la cui distruzione erano iniziate le proteste due settimane fa, saranno tagliati, aggiungendo un’accusa verso le lobby finanziarie e la stampa estera, colpevoli di attaccare il Paese. Di fronte al Parlamento ha quindi decretato: “Le proteste non saranno più tollerate. I manifestanti si ritirino immediatamente dal parco Gezi”. Erdogan ha quindi invitato gli attivisti che occupano il parco a “capire ciò che sta succedendo, capire chi stanno servendo con le loro azioni, perché le proteste a piazza Taksim e nel parco Gezi – dal suo punto di vista – sono state pianificate sistematicamente per coprire altre azioni. Con il pretesto del parco si sta giocando ad un gioco più grande”. Questa mattina, dopo che centinaia di agenti in tenuta anti-sommossa hanno investito piazza Taksim, con blindati, cannoni ad acqua e lacrimogeni, i manifestanti hanno optato per ritirarsi verso Gezi Park, alcuni lanciando sassi e qualche bottiglia incendiaria verso la polizia. Ci sono stati feriti e arresti.

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La mappa segreta dei manifestanti turchi!

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Google Maps aiuta sempre e aiuta quando uno ne ha più bisogno lo sanno bene i manifestanti in Turchia che possono usufruire di una mappa strategica per la protesta. Un utente infatti ha modificato Google Maps in modo da segnalare le posizioni della polizia, le barricate, le strade libere e le vie bloccate e persino dove rifocillarsi, alle mense pubbliche organizzate dai manifestanti. Ci sono state finora 53.500 visualizzazioni, in meno di una settimana. La mappa viene anche regolarmente aggiornata. I simboli sono chiari: rosso per indicare le barricate, il triangolo verde per simboleggiare il cuore della protesta, gli spilli verdi per indicare la polizia che si prepara ad azioni contro i manifestanti e infine coltello e forchetta per le proteste che prevedono di suonare pentole e arnesi da cucina:

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Il mondo si coalizza con i manifestanti di Piazza Taksim: per loro pranzo da asporto

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Continuano le proteste in Turchia e la scorsa notte la polizia ha arrestato 24 persone a Smirne, con l’accusa di avere “incitato ai disordini e fatto propaganda” a sostegno delle manifestazioni contro il premier, Recep Tayyip Erdogan mentre altre 14 persone sono ricercate. Sembra, stando alle fonti locali del principale partito di opposizione, il Chp, gli arrestati avessero solo invitato, attraverso Twitter, a partecipare alle proteste di piazza che si stanno tenendo in Turchia. Ma se la polizia combatte strenuamente la protesta, migliaia di anonimi sostenitori della rivolta hanno ordinato su Internet, anche dall’estero, pasti da recapitare ai manifestanti di Piazza Taksim. Il direttore di Yernel Sepeti, una delle principali catene di fast food a domicilio del Paese, ha spiegato che ieri sono state ricevute oltre mille ordinazioni. “Ci sono stati alcuni problemi di consegna, ma tutto è stato risolto”.

Arrivano le prime ammissioni sulle vittime degli scontri turchi

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Le rivolte in Turchia ormai vanno avanti da giorni e stanno, come un’epidemia, montando di città in città. Nell’ultima notte i manifestanti hanno protestato ad Ankara dove sono stati dati alle fiamme alcuni uffici del partito islamico Akp, la forza politica che ha permesso a  Tayyip Erdogan, di diventare premier. Nella notte si è reso necessario anche isolare le strade intorno agli uffici del primo ministro e sono stati lanciati alcuni lacrimogeni dalla polizia per far indietreggiare i manifestanti che si stavano avvicinando al palazzo.

Arrivano anche le prime ammissioni sulle vittime degli scontri. In particolare è stata diffusa la notizia della morte di un giovane ferito da un colpo d’arma da fuoco alla testa ad Ankara.

Non si placa ancora la rivolta in Turchia, che entra ormai nel quarto giorno: nella notte tra il 2 e il 3, la protesta si è trasferita da Istanbul alla capitale Ankara dove i manifestanti hanno dato fuoco ad alcuni uffici del partito islamico Akp del premier Tayyip Erdogan. Sempre nella notte, le strade intorno all’ufficio del primo ministro sono state isolate mentre i poliziotti hanno usato gas lacrimogeni per respingere l’avanzata dei manifestanti.. Lo ha riferito il segretario generale della Fondazione turca per i diritti umani, Metin Bakkalci, da Ankara. «Il giovane si chiama Ethem Sarisuluk ed è stato raggiunto da un colpo di pistola alla testa. Si trova in stato agonizzante e i medici hanno dichiarato la sua morte cerebrale», ha spiegato Bakkalci.

Nelle prime ore dell’alba di lunedì ad Ankara la protesta sembra che sia stata sedata, almeno al momento non si registrano scontri. Invece, è notizia delle ultime ore, che gli scontri si sono spostati a Smirne (Izmir), città nel centro-occidentale della Turchia.

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Qui i manifestanti hanno lanciato molotov contro le sedi del partito Akp. Intanto a Instabul sono state danneggiate fermate dei bus e segnali stradali.

Dopo la protesta del bacio, in Turchia, arriva quella della birra!

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Nella notte di Ankara è avvenuta la protesta delle birre, proprio come era avvenuto in occasione della legge che poneva drastiche restrizioni all’uso di alcolici.  Lungo la centrale arteria commerciale di Tunali una folla, molti laici con la bandiera turca rossa con la mezza luna bianca o con stendardi rossi con le sigle del fondatore della Turchia moderna, Moustafah Kemal Ataturk, sulle spalle, hanno sfilato cantando  contro il premier islamico Erdogan al grido di “Tayyp vattene”. Poi le bottiglie di birra sono state sistemate sulla strada a formare una lunga fila illuminata da alcuni lumini accessi, proprio come simbolo contro quel potere islamico che prepotentemente, giorno dopo giorno, sta ledendo i diritti dei cittadini turchi.

Su quella strada molte coppie si sono anche baciate in pubblico sulla bocca proprio per protestare contro le autorità islamiche che qualche giorno fa avevano tentato di impedire la “protesta del bacio” in una stazione nel centro della capitale invitando i passeggeri della metropolitana ad avere un “comportamento morale”

Sventati attacchi terroristici a Erdogan e Abdullah Gul

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Erdogan, premier turco, lancia una crociata contro lo spreco del pane

Uccise 3 donne in Francia, esponenti del Pkk. Curdi in piazza a Parigi

Tra queste anche la fondatrice  Sakine Cansiz. Alla diffusione della notizia molti curdi, a Parigi, sono scesi in piazza per manifestare contro Erdogan.

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Turchia, dopo le hostess, anche a scuola le donne col velo!

Erdogan vorrebbe una “Turchia statunitense”, non ha i numeri in Parlamento

Non ha i numeri al Parlamento per fare una riforma costituzionale e introdurre in Turchia il sistema elettorale americano.

 

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