“Grazie Enrico”: un lenzuolo davanti casa

grazie - enrico-lenzuolo-tuttacronacaE’ bastato un lenzuolo davanti all’abitazione romana di Enrico Letta realizzato dai militanti del circolo Pd di Testaccio, il quartiere dove il Premier risiede da sempre e che non ha voluto cambiare neppure quando è divenuto Presidente del COnsiglio, a far capire che il suo operato per alcuni cittadini non cadrà nel dimenticatoio. Quella scritta rossa davanti alla sua casa è la testimonianza di quanti avevano creduto in un governo stabile e in un Pd compatto. Letta e Testaccio: quella casa nell’ex quartiere popolare a ridosso del Gasometro, in quel quartiere in cui la gente è discreta e cordiale e dove la vita ruota intorno al mercato in piazza. Testaccio, quasi un paese nella Capitale.  “Abbiamo deciso, proprio durante lo svolgimento delle Primarie per il segretario regionale del Pd Lazio – spiega la segretaria del circolo Claudia Santoloce – di esprimere pubblicamente il nostro apprezzamento a Letta per l’impegno, la serietà e la coerenza dimostrate nel suo operato come Presidente del Consiglio, esponendo uno striscione di ringraziamento sotto la sua abitazione. E’ doveroso e non c’è alcuna polemica, siamo anche a fianco a Renzi”.

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Mi fido o non mi fido? Letta scioglie i dubbi, ma non quelli degli italiani

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La politica sempre più riversa su se stessa e autoreferenziata. Renzi rassicurava Letta e diceva avanti per tutto il 2014, ma poi, fra le righe, faceva allusioni al fatto che forse il Premier non si fidasse di lui. Ora dal Messico, Letta si riavvicina a Renzi e persone del suo staff affermano “se il problema è un problema di fiducia, dal suo punto di vista non esiste. Enrico si fida di Matteo, continuerà a lavorare con lui su quel che serve al paese”. Ma cosa serve al paese? O meglio di chi si possono fidare gli italiani se da una parte c’è stato il bisogno da parte dell’entourage del Premier di ribadire la fiducia a Renzi e dall’altra parte c’è stata l’incertezza da parte del sindaco di Firenze di dare fiducia a un governo ormai in stallo? Di chi si devono fidare gli italiani? Di questo esecutivo o del Letta bis che verrà? Ma non era forse questo l’esecutivo che doveva del “dl fare”? Ora il “fare” lo rinviamo al nuovo esecutivo che verrà? E ancora chi farà le riforme per gli italiani? Dopo i saggi e i tecnici, chi ci sarà? E poi, il nodo più stridente, è sempre quello della ripresa economica, che Letta ha già annunciato esserci e che i dati Istat soprattutto quelli legati alla disoccupazione sembrano negargli. Sarà quindi una ripresa economica senza occupazione? Si possono fidare gli italiani che invece ci sarà non solo la ripresa economica, ma anche il lavoro? E il Jobs Act di Renzi è sostenibile? Il piano carceri si risolverà con l’indulto e l’amnistia o con una programmazione e una ridistribuzione della popolazione carceraria? Mi fido o non mi fido? I politici sciolgono i dubbi, mentre agli italiani aumentano!

Rabbia in Sardegna, Enrico poteva essere salvato, un uomo ci provò

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«Li potevo salvare, ci ero quasi riuscito ma nessuno mi ha aiutato. Anzi, chi poteva fare qualcosa si è rifiutato. Sembra difficile da credere ma è successo davvero in quel momento d’inferno. C’era un operaio dell’Anas, rinchiuso dentro una macchina, quando Francesco Mazzoccu e il suo figlio Enrico erano appesi a un palo, sull’orlo del canale che ha invaso via Canaglia e che diventava più grande e più aggressivo. Lui, Francesco, urlava come un disperato e chiedeva aiuto. Io ci ho provato in ogni modo ma da solo non sono stato in grado di strapparlo alla furia della corrente. Se quell’operaio fosse sceso dalla macchina il bilancio di questa tragedia sarebbe stato meno drammatico. Non può passarla liscia, spero che i carabinieri lo trovino al più presto». Le parole sono di Piero Mariano, titolare di un’officina meccanica in città, che ieri ha presentato una denuncia, nella speranza di rintracciare l’uomo dell’Anas che non aiutò a soccorrere gli alluvionati. Mariano aggiunge: «Nella zona di Putzolu, lunedì sera, io non sono capitato per caso: sono corso per aiutare un’amica che era in difficoltà insieme al figlio di undici mesi – racconta Piero Mariano –. L’ho portata al sicuro ma mentre tentavamo di andar via ho sentito qualcuno che urlava. Ho rallentato e visto un ragazzo agganciato a un palo. All’inizio non l’avevo riconosciuto, poco dopo ho capito che si trattava di Francesco Mazzoccu, lo conoscevo bene. In un attimo sono sceso e ho cercato di dargli una mano. Da solo però non potevo far nulla. E allora sono andato in giro a cercare rinforzi. Poco distante ho incontrato un anziano e gli ho chiesto di venire con me: in quel momento ho scoperto che era il padre di Francesco. Ci siamo avvicinati di nuovo al ponte ma raggiungere Francesco e il suo bambino era impossibile. Il livello dell’acqua cresceva continuamente. Era sempre più critica la situazione, ma c’era il tempo per fare qualcosa di utile. Senza perdere secondi preziosi ho fatto un giro per cercare qualcun altro. Ho trovato l’auto dell’Anas e all’operaio che era seduto al posto di guida ho chiesto subito di scendere. Rispondeva di andar via, che non si poteva far nulla e che non sarebbe sceso. Mi ha persino minacciato».

Piero Mariano non si è arreso. Si è avvicinato di nuovo al ponte quasi sommerso e con una corda ha cercato di tirare a sé il bambino e il suo papà che oramai avevano l’acqua alla gola. «Niente, era impossibile, perché la corrente stava portando via anche me. Pensavo al bambino e ripetevo a me stesso che non dovevo arrendermi. Sono tornato dall’operaio dell’Anas, ma non c’è stato niente da fare per convincerlo. Mi ha detto che mi avrebbe spaccato la faccia». Dopo interminabili momenti di angoscia, Piero Mariano ha incontrato qualcuno pronto a intervenire. «Ho trovato un ragazzo e insieme abbiamo fatto arrivare un trattore. Ma era troppo tardi».

La storia di Enrico che vive in un ponte

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E’ orfano da quando aveva 14 anni, l’uomo, oggi 42enne, che vive all’interno del ponte di Coroglio, vicino alla Città della Scienza, nei pressi di Bagnoli-Fuorigrotta a un passo da Napoli. Enrico, questo è il nome dell’uomo, dice di essersi trasferito lì per “per sfuggire alle cattive frequentazioni”. E proprio qui viene aiutato da un centro accoglienza e per guadagnare qualche soldo ogni mattina scende la scala, che in realtà è una struttura di ferro, e ripulisce la spiaggia a due passi dal rudere della Città delle Scienze. Enrico vorrebbe lavorare, qualsiasi lavoro andrebbe bene, ma non ha mai avuto l’occasione, nessuno mai che gli ha offerto un lavoro e così si è rifugiato nel ponte, diventando “l’uomo delle caverne”. Ad aiutare Enrico c’è  Pina Dello Iacolo, residente di Cavalleggeri e amica dell’uomo che le dispiace pensare che “passi nel ponte tutti i giorni festivi in totale solitudine” e aggiunge “quando posso, gli offro un aiuto, gli lavo i panni o cose del genere”. Una storia di solidarietà, in cui qualcuno cerca di aiutare come può chi si trova ai margini di una società che non concede una seconda chance.

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IL PEGGIO DEL PALAZZO!

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Ecco cosa hanno detto nelle ultime due settimane i politici italiani:

“Ci affidiamo completamente a Lei, Presidente Napolitano, con lo stesso trasporto di Papa Francesco quando si rivolge all’Altissimo” di Enrico Letta.

“Ammettiamo che abbia frequentato questi individui, pure il capo mandamento, ammettiamo che io abbia conosciuto Bontate, Teresi, Mangano, Cinà, Graviano… ma il reato, dove sta? Il reato, dov’è?!” di Marcello Dell’Utri

“Se gli italiani potessero scegliere un presidente della Repubblica, sceglierebbero sicuramente Silvio Berlusconi”  di Daniela Santanchè

“L’analisi demografica delle adesioni alla mia pagina facebook mi da un segnale chiaro: le donne non sono attratte dal mio messaggio politico. Perché?” di Manlio Di Stefano, M5S.

 

 

Lo show del Don… quando la Chiesa diventa spettacolo!

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Il parroco della frazione Villa San Carlo di Valgreghentino, Lecco, don Enrico Spreafico, durante la messa di domenica ha fatto portare sull’altare il suo televisore e lo ha distrutto utilizzando una mazzetta da muratore. Chiaro il messaggio del gesto eclatante: mai, per nessuna ragione, si deve essere schiavi della tecnologia e in questo caso della televisione. ‘Non e’ la prima volta che cerco di scioccare i miei parrocchiani – ha detto don Enrico – cosi’ riesco a farmi capire’.

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