Svendita totale! L’Italia al discount per ripianare il debito pubblico

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Svendita totale! L’Italia è pronta per finire su uno scaffale del discount? Sembra che tutto sia pronto e il governo ha annunciato un primo pacchetto di dismissioni da 10-12 miliardi che prevede, tra l’altro, la cessione di quote di controllo e non di controllo di alcune società, e la cessione del 3% di Eni con una operazione di buyback, cioè con un’operazione di acquisto di azioni proprie da parte di una società per azioni.

Durante il Consiglio dei ministri “c’è stata una discussione – spiega il premier – sul tema di un primo pacchetto di privatizzazioni, di cessioni di quote di società pubbliche finalizzato a dare una prima risposta al tema di avere nel 2014 non solo il deficit sotto controllo ma che il debilito pubblico inizi un percorso di discesa dopo 5 anni di salita”. Operazione che secondo le intenzioni del governo dovrebbe valere 10-12 miliardi. Privatizzazioni che riguarderebbero il 60% di Sace e Grandi stazioni oltre al 40% di Enav e Fincantieri.

Questo è quanto affermato dal premier, Enrico Letta, che è intervenuto spiegando i punti salienti previsti per gli introiti che deriveranno dalla vendita di società e immobili e che  “andranno metà alla riduzione del debito 2014 e metà alla ricapitalizzazione della Cassa depositi e prestiti”.

Eni vende! 2,94 miliardi per la cessione delle quote di Severenergia alla Russia

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Severenergia è Russa! Eni ha ceduto il 60% di Arctic Russia, che detiene il 49% di Severenergia, a Yamal Development, per 2,4 dollari.

“Con questa vendita, si legge in una nota del gruppo, Eni monetizza l’investimento, giunto ad un elevato livello di maturità, nell‘upstream siberiano russo,coerentemente con gli obiettivi di creazione di valore per i propri azionisti. Eni manterrà una presenza significativa e forti relazioni con la Russia, sia in termini commerciali che strategici”.

Eni è il maggiore acquirente di gas da Gazprom e uno dei maggiori acquirenti di greggio da Rosneft. Ha inoltre una joint venture con Rosneft per l’esplorazione congiunta di promettenti asset esplorativi nel Mar Nero e nel Mare di Barents, ed è partner di Gazprom nel progetto South Stream che, una volta completato, trasporterà 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno, contribuendo a migliorare la sicurezza energetica europea.

La Libia taglierà il petrolio all’Italia?

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Il gasdotto Greenstream, in Libia, potrebbe essere chiuso. Lo rende noto l’a.d. di Eni, Paolo Scaroni. “Proprio in queste ore il terminal di Mellitah da cui parte il Greenstream, che raggiunge la Sicilia, è sotto attacco da parte di manifestanti che ci stanno spingendo a chiudere le esportazioni verso l’Italia”. Scaroni ha tuttavia sottolineato come l’eventuale chiusura non dovrebbe comportare “problemi di approvvigionamento” per l’Italia. Di idrocarburi, ha spiegato Scaroni, ce ne sono molti “da tante parti del mondo” e tutta l’Italia sta godendo inoltre di clima “particolarmente benevolo”. Scaroni si è comunque detto preoccupato per la situazione in Libia.

I nostri 7 giorni e il sipario alzato!

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Il sipario questa settimana si è alzato in particolare su due notizie: su desecretazione dei verbali di Schiavone e i mali della Terra dei Fuochi e sull’intercettazione della Cancellieri sul caso Ligresti. Ma oltre a questi due temi centrali della settimana che hanno alzato polveroni e polemiche, tante altre notizie sono andate “in scena” in questi sette giorni a ridosso di Halloween.  Anche in questi primi giorni di novembre a dominare la scena politica ci sono stati i provvedimenti del Governo in materia pensionistica e oggi la tela si è strappata e si è scoperto che se molti cittadini non potranno andare in pensione perché non è stata ancora approvata una riforma pensionistica che abolisca i tanti limiti della Legge Fornero, c’è chi invece avrà un trattamento ben diverso e scivolerà sull’oro.  Ma se per qualcuno la vita è semplice, c’è chi ha la vita magica, chi entra incappucciato e chi fa scintille a “Ballando con le Stelle”! Ma non ci sono solo notizie venute alla ribalta ma anche personaggi, e uno di questi è senza dubbio la sensitiva che ha lanciato nuove speranze sul caso irrisolto di Roberta Ragusa e ha  “indirizzato” le ricerche nel cimitero di Orzignano. Ma se sulla cronaca nera le nubi non si dipanano, non va meglio neppure nei cieli di Alitalia, dove Air France ha svalutato le quote in suo possesso mettendo in nuove difficoltà non solo il gruppo, ma l’esecutivo stesso che pensava di aver trovato ormai una soluzione con Poste italiane!  Dove sarà la nuova chiave di volta?

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Chi invece sembra felice è la mamma di Dudù, lontano dai riflettori, lei passa la sua esistenza tranquillamente, a differenza del figlio che è finito anche in bocca a Crozza. Chi invece sembra passare un periodo davvero sfortunato è Balotelli che questa settimana è rimasto anche coinvolto in un incidente stradale. D’altra parte nella vita come nel calcio la palla gira e non si sa mai dove andrà a colpire, un po’ come il satellite Esa. Ma se non solo pezzi piovono dal cielo, anche pioggia e maltempo imperversano in Italia e sale l’acqua a Venezia. Sicuramente aria di bufera come quella che si respira tra Germania e Usa dopo le ultime rivelazioni sulle intercettazioni di Angela Merkel. Ma se il Datagate non si ferma e ci sono climi da guerra fredda tra le superpotenze internazionali, c’è chi fa invece la guerra informatica: Anonymous mette ko i siti di Eni e Saipem. Se l’attacco cibernetico fa male, sicuramente non ha fatto bene a Bergessio, infortunatosi contro la Juventus, sentirsi attribuire la frattura del pene invece che del perone. Brutta figura anche per Bieber, che è stato fotografato, mentre cercava di dileguarsi da un noto bordello di Rio de Janeiro… chi invece non si è dovuta nascondere affatto è stata la coppia che ha fatto sesso sulla metro di Roma. Meglio calare il sipario… invitandovi in platea già da domani per una nuova settimana da trascorrere insieme!

Eni e Saipem sotto assedio da parte di Anonymous

NEWOpGreenRights-tuttacronacaProtesta targata Anonymous contro gli impianti di rigassificazione per mettere in atto la quale il gruppo di attivisti ha effettuato un’incursione informatica seguita dalla pubblicazione di mail e documenti dei giganti italiani dell’energia. E’ stato lo stesso gruppo a dare in seguito l’annuncio del lavoro degli hacker: “#LEAKS #Italy #AntiSecITA #OperationGreenRights #LNG #OffShore #ENI #Saipem You have been HACKED!!!” Come ricorda Giornalettismo, “già la settimana scorsa membri del collettivo italiano avevano affiancato la manifestazione di Roma bombardando di attacchi DDOS i siti del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, del ministero dello Sviluppo Economico, nonché la Corte dei Conti e la Cassa Depositi e Prestiti, proseguendo poi nei giorni successivi contro il ministero dell’Istruzione, e contro il trio ministero dei Trasporti, dello Sviluppo Economico e Regione Piemonte in solidarietà al movimento NoTav.” A essere presi di mira ora, all’interno di #OpGreenRights, Eni e Saipem. Al momento non è però chiaro come il gruppo si sia impadronito di documenti e mail, molti dei quali riguardano la Saipem, controllata di Eni che si occupa della realizzazione d’infrastrutture e servizi per la ricerca di giacimenti e la costruzione di oleodotti. In una pagina web sono raccolte molte decine di account e dati personali su dipendenti Saipem ed Eni; nomi, email, società di appartenenza, cognome, password, nickname, telefono; ma niente di particolarmente compromettente a prima vista. Ma non solo, un’altra cartella contiene richieste di preventivi, documenti  su gare e valutazioni di offerte tecniche rivolti ad altre aziende come la Qatar Petroleum. Ci sono mail che trattano di viaggi in Congo, dove Saipem ha dovuto scontare un incidente che ha affondato una piattaforma petrolifera al largo di Pointe Noir. Ci sono anche file, vecchi di qualche anno, che contengono dati sulle flotta di navi usate per le attività di costruzione. Una serie di dati, quindi, che lasciano intuire come il gruppo volesse più che altro sfidare le aziende, anche se il collettivo ha annunciato che arriveranno anche altri documenti su Enel, Eni e Ansaldo.

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Alitalia non vola più, carburante fino al 12 ottobre

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Alitalia avrà carburante solo fino al 12 ottobre. “Non possiamo certo tenerla in vita noi”, dice l’ad di Eni Paolo Scaroni. Ieri sera il flop della riunione a Palazzo Chigi e i tempi sembrano essere sempre più strette e le strade ormai obbligate. Air France è ormai una delle poche soluzioni, magari con un pacchetto di minoranza italiano: di fatto non abbiamo più una compagnia di bandiera con tutti i disagi che tale decisione può comportare. Sul tavolo naturalmente anche i licenziamenti che sono al momento la vera spina nel fianco che si sta cercando di contenere. Oggi ci sarà una nuova riunione e si spera in una soluzione meno drastica di quella che si prospetta all’orizzonte come preannunciano le parole di Scaroni: “Non possiamo rinnovare il fido a una società che non dà sicurezza. Abbiamo già un’esposizione importante, ma se la società non riscuote nemmeno la fiducia dei suoi azionisti, non possiamo tenerla in vita noi con il carburante”.

Fumo dalla Torre Eni… Allerta a Taranto

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Fiamme e fumo denso nero fuoriuscito da una torcia della raffineria dell’Eni hanno preoccupato i cittadini di Taranto che hanno chiamato la sede dell’Arpa locale per segnalare l’anomalia. Non è escluso, come accaduto in passato, che ci sia stato un blocco temporaneo a un impianto, che ha fatto scattare il sistema di eco-sentinelle. Un meccanismo che prevede proprio la fuoriuscita di fumo dalle torce.

Aggiornamento 8 luglio 2013, 22.00:

Dopo il black out alla raffineria di Taranto, probabilmente causato da un fulmine, nelle acque è c’è stato un ingente sversamento. Lo rende noto il presidente di Peacelink Taranto Alessandro Marescotti. «È accertato – scrive l’ambientalista – dal canale A dell’Eni. Si vede materiale grigiastro semiraffinato in acqua».

L’aria, aggiunge Marescotti, è «irrespirabile per le imbarcazioni che si avvicinano e la Capitaneria di porto mobilitata». I tubi andati in pressione per il black out, secondo Marescotti, hanno liberato liquido che sta inquinando l’acqua del mare a Taranto. «A quanto si è saputo, si tratta probabilmente di idrocarburi. La chiazza – secondo quanto riferiscono gli ambientalisti – è talmente estesa che non si assorbe con le barriere galleggianti». Sono al lavoro uomini e mezzi della Capitaneria di Porto e della società Ecotaras.

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L’Annunziata querela Grillo

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Lucia Annunziata querelerà Beppe Grillo e lo annuncia con una nota che la stessa giornalista ha inviato all’Ansa.

Beppe Grillo continua la sua personalissima campagna di demonizzazione dei giornalisti confondendo e sovrapponendo, non so quanto non volutamente, informazioni che non stanno insieme tra loro.

Per quanto riguarda il mio caso personale ha sostenuto cose non vere: che io sia stata contemporaneamente direttore del Tg3 e collaboratrice dell’Eni. Sono stata direttore del Tg3 dal 1996 al 1998, mentre la mia collaborazione con l’Eni e’ cominciata nel 2008 e finita nel maggio del 2012. Se non mi crede prenda pure le mie dichiarazioni dei redditi e verifichi.

Quanto alla mia collaborazione con l’Eni è vero, sono colpevole: colpevole di aver partecipato alla stesura di un testo teatrale per il Piccolo di Milano andato in scena nell’anniversario della morte di Enrico Mattei. Il mio coinvolgimento nel testo riguardava l’analisi della celebre polemica Montanelli-Mattei avvenuta sulle pagine del Corriere della sera. Sono poi anche colpevole di aver coordinato il comitato scientifico di Oil, una ‘rivista clandestina sovversiva’ su politica estera e petrolio, in collaborazione con due societa’ carbonare, rivoluzionare e sconosciute come Foreign Policy e The Washington Post.

Ci sono esodati ed esodati… Pietro Franco Tali è esodato con 7 mln!

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Ex amministratore delegato della Saipem, Pietro Franco Tali, si era dimesso lo scorso 5 dicembre dopo essere stato iscritto nel registro degli indagati per delle presunte tangentipagate dalla società in Algeria. Come si legge nella relazione depositata dalla stessa Saipem, il manager ha percepito una una buonauscita di 3,81 milioni, a titolo di tfr e di incentivazione all’esodo a cui poi si sono aggiunti 2,28 milioni di bonus. Inoltre è stata pagata la retribuzione annua pari a 837mila euro. Insomma si sono sfiorati i 7 milioni di euro per un indagato costretto a  rassegnare le dimissioni. Ma da dove sono usciti questi soldi? La Saipem è una controllata Eni che a sua volta fa capo al ministero del Tesoro… quindi dalle casse dello Stato italiano!

Il sancta sanctorum dei segreti di Stato al M5S? Possibile!

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Forse è una bella favola, forse è un’utopia, forse è solo una leggenda metropolitana… Ma potremmo davvero mettere le mani sui “segreti di stato”? verrà il giorno in cui potremo dare una risposta a

Portella della Ginestra, alla bomba senza artificieri di Piazza Fontana, alla strage di Brescia, a quella della stazione di Bologna, alla strage dell’Italicus, all’omicidio di Aldo Moro, a quello di Mauro De Mauro, alla morte di Ilaria Alpi e di Mauro Rostagno. A Pier Paolo Pasolini massacrato di botte da mani oscure e all’aereo del presidente dell’Eni Enrico Mattei. E poi a un altro aereo, quello caduto su Ustica senza un perché. All’ombra di Stay Behind dietro la strage di Alcamo Marina, agli apparati, ai servizi e ai boss che confezionano il botto in via d’Amelio, all’agenda rossa di Paolo Borsellino e alla scomparsa di Emanuela Orlandi, alla strage degli innocenti in via dei Georgofili. E poi a quella di Brindisi, alla scomparsa troppo presto dalle pagine dei quotidiani. Dipanare il filo rosso delle stragi irrisolte di questo Paese fa quasi impressione. Fa impressione soprattutto perché i botti senza colpevoli che hanno insanguinato la storia italiana sono molto più diffusi di quelli che hanno poi trovato ricostruzioni credibili nelle aule di tribunale.

Uno dei problemi di questo Paese è che non c’è ad oggi una narrazione condivisa della Storia italiana. A ben pensarci di storie d’Italia ne esistono più di una: una ufficiale, una ufficiosa e presunta, ed un’altra – la più importante – fatta di dubbi, domande e oscuri interrogativi. Tutte questioni alle quali hanno provato a dare una risposta inchieste giornalistiche e storiche. Ma quando si tratta di trovare il bollo di autenticità in un’aula di giustizia quei dubbi rimangono fermi e cristallizzati. Solo per fare un esempio, ci sono voluti 50 anni esatti perché un giudice terzo mettesse nero su bianco che l’aereo di Enrico Mattei non era caduto per un incidente ma era stato sabotato.

Eppure in questo Paese un sancta sanctorum delle verità occultate potrebbe anche esserci. Sono gliarchivi dei servizi, che troppo spesso hanno giocato molteplici e controversi ruoli sullo sfondo delle stragi. La procura di Palermo, indagando sulla scomparsa del giornalista dell’Ora Mauro De Mauro, chiese ai servizi di produrre i fascicoli delle operazioni messe in atto dal Sid (l’allora servizio informativo della difesa) nel periodo della scomparsa del cronista. “Il Servizio informazioni della Difesa ha comunicato di non aver svolto alcuna indagine sulla scomparsa del giornalista Mauro De Mauro” fecero sapere gli 007 su carta intestata del Ministero della Difesa. Eppure più di un testimone aveva raccontato di come l’allora capo del Sid Vito Miceli si fosse precipitato a Palermo nel novembre del 1970 per ordinare di insabbiare le indagini sulla scomparsa di De Mauro. Forse di quelle operazioni non esistono fascicoli o prove scritte. Forse non esistono più. O forse semplicemente non verranno mai fornite ad una procura.

Adesso però si parla di una possibile presidenza del Copasir al Movimento Cinque Stelle. Un’ipotesi che sembra atterrire alcuni commentatori di indubbia autorevolezza. “Ma come? I grillini a guardia della sicurezza della Repubblica?”  Forse in questo modo scopriremo davvero il volto dell’Italia celato dai troppi segreti di stato!

L’Eni di Taranto sotto indagine europea! Si controlla anche progetto gasdotto

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Nel futuro dell’Eni c’è la Libia: piano a 10 anni per investimenti

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