Romano Prodi visto da Travaglio

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Romano Prodi: fa parte della classe politica, è stato due volte Presidente del Consiglio, è stato parlamentare, è stato Ministro, ancora prima in forma tecnica credo negli anni 80 fu Ministro, se non erro, di un governo Fanfani, potrei sbagliarmi, Ministro dell’Industria, poi è stato Presidente della Commissione Europea. Di incarichi ne ha ricoperti molti anche di tipo elettivo, però il fatto che riscuota simpatie anche nel mondo dei Cinque Stelle è significativo, a dimostrazione del fatto che comunque è un mondo molto variegato, perché poi Prodi è il simbolo dell’Italia che entra in Europa e che adotta la moneta unica, quindi è evidente che c’è un bel dibattito tra europeisti e antieuropeisti. Probabilmente queste simpatie gli derivano dal fatto che con quello che ha passato il convento in questi ultimi 30 anni, probabilmente lo si ricorda come il migliore Presidente del Consiglio, come quello che diceva Montanelli: “profuma di bucato”, lo si può contestare per certe scelte, per certe prudenze, figuriamoci, però non emana fetore di scandali, non emana fetore di… soprattutto è l’unico che ha battuto due volte Berlusconi e soprattutto è l’unico che non ha mai trattato con Berlusconi e questo naturalmente spiega perché per Berlusconi è l’unico del centro-sinistra che non deve diventare Presidente della Repubblica.

Franco Marini visto da Travaglio

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Franco Marini: ex sindacalista della C.I.S.L., poi politico democristiano con Andreotti e poi con vari slalom diventato Presidente del Senato nel 2006, concluse poi magnificamente la sua presidenza con la seduta il giorno in cui cadde Prodi la seconda volta per mano dei mastelliani tra fette di mortadella sventolate, bocce di champagne stappate e lui che diceva “Signori non siamo in un’osteria” che forse è un po’ pochino come reazione per un Presidente del Senato. Ma proprio anche lui nell’ottica del bipartisan, del fatto che non bisogna mai contraddire il centro-destra, ha lasciato un po’ fare tutto quello che si voleva e ha lasciato soprattutto insultare in tutta quella legislatura i senatori a vita che venivano trattati come delle pezze da piedi, soltanto perché si permettevano ogni tanto di votare la fiducia a Prodi.
Diciamo che tra i candidati di casta: “Prendere uno per sbattere l’altro” si dice a Torino, stiamo parlando di uno peggio dell’altro. Restano i candidati che sono stati votati, la top ten che è uscita dalle quirinarie sul portale degli iscritti al MoVimento 5 Stelle e lì devo dire che sono usciti dei nomi che a me non hanno affatto sorpreso perché io conosco abbastanza bene la base del MoVimento 5 Stelle perché molto spesso ho incontrato, ho fatto conferenze, negli anni scorsi quando era una base ancora in fieri, nessuno pensava che poi si sarebbe trasformata addirittura in un movimento che ha sfiorato il primo posto alle elezioni, il primo posto di partito più votato.

Luciano Violante visto da Travaglio

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Luciano Violante: Luciano Violante anche qui merita poche parole, uno che è entrato da Magistrato, da magistrato uscente in Parlamento negli anni 80, è rimasto lì a bivaccare per una trentina di anni, adesso per fortuna in Parlamento non c’è più, ma naturalmente per non farcelo mancare l’hanno trasformato in Responsabile riforme istituzionali del PD e addirittura Saggio, uno dei 10 mirabili saggi che hanno partorito quelle porcherie che avete letto l’altro giorno. 20 anni fa passava per il Capo delle Toghe Rosse anche se non lo era, ma non faceva nulla per smentirlo e oggi è stato candidato al Quirinale da Cicchito e La Russa, quindi immaginate che parabola, che carrierone, che soddisfazione essere candidati di Cicchito e di La Russa, perché? Perché naturalmente sono anni che fa di tutto per dare sempre ragione al Cavaliere e quindi come dicevo prima, avere una quinta colonna nell’altra parte vale doppio, perché se certe cose le dicono Ghedini e Longo, si dice: “Va beh, lo dicono per Berlusconi”, se le dice Violante invece le dice per Berlusconi, però è più difficile farlo capire soprattutto ai suoi elettori.
Ha provato con queste captatio benevolentiae addirittura con le aperture ai ragazzi di Salò, non bisognerebbe mai dimenticarsele queste cose, a ingraziarsi il centro-sinistra, ha tentato più volte di diventare giudice costituzionale e adesso naturalmente sta giocando la sua partitucola per diventare Presidente della Repubblica. Altro non c’è da aggiungere perché il discorso in Parlamento in cui nel 2002 o 2003 vantava che il suo partito non aveva mai fatto la legge sul conflitto di interessi, non aveva mai dichiarato ineleggibile Berlusconi e aveva addirittura moltiplicato per 25 volte il fatturato di Mediaset. Una cosa che ricordava la parodia di Corrado Buzzanti con la voce di Rutelli: vi abbiamo portato l’acqua con le orecchie, padrone ingrato, ricordati degli amici, era questo il senso, come ti permetti di contrastarci quando te le abbiamo tutte vinte, cosa vuoi ancora da noi e camminiamo in ginocchio perché siamo troppo alti e tu sei basso, questo era il senso, solo che Violante era tragicamente serio mentre diceva queste cose, però anche questo è uno dei video più cliccati in rete, quindi non ve lo sto a raccontare perché è molto meglio vederlo proprio in originale, con le facce di Fassino e di Visco che si disperano perché certe cose si fanno ma non si dicono, Violante.

Paola Severino vista da Travaglio

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Tra i candidati della casta non dobbiamo dimenticare l’altra grande favorita, l’altra foglia di fico, voi sapete che si sta cercando di utilizzare il tema delle quote rosa per nascondere gli interessi di casta, quindi chi meglio di una donna, naturalmente ben aggreppiata al sistema consolidato per buttare un po’ di fumo negli occhi alla gente? L’abbiamo già visto con la Presidenza del Senato a Piero Grasso, un uomo dell’apparato, un uomo del sistema, un uomo che ha sempre fatto gli interessi del sistema e che viene presentato come se fosse un figlio dei fiori, un estraneo al mondo del potere, anzi un feroce inquisitore, ”mentre sappiamo che la sua biografia è esattamente il contrario. Ebbene la donna che viene destinata oltre alla Finocchiaro a questo ruolo di foglia di fico, per coprire le vergogne del sistema è Paola Severino.

Paola Severino: Paola Severino è un grande avvocato, grande nel senso che è molto brava come avvocato penalista e nel senso che il suo studio legale a Roma è forse il principale, il più prestigioso e più importante, almeno a giudicare dall’elenco dei clienti che ha avuto fino a un anno e mezzo fa quando la Severino divenne guardasigilli, Ministro della Giustizia del Governo Monti. La Severino è riuscita a difendere negli ultimi anni: Caltagirone di cui è tutt’ora ascoltatissima consigliera, la Rai, Fininvest, Eni, Enel, Telecom, Total, Geronzi, Prodi, Rutelli, Cesa, Formigoni, Mussari ultimo del Monte dei Paschi. Naturalmente lei mentre fa il Ministro non difende, ma per esempio nel suo studio lavora la figlia che degnamente la rappresenta. Più che un Presidente di larghe intese è un Presidente di larghe imprese, nel senso che le ha quasi tutte tra la sua clientela o le ha avute quasi tutte tra la sua clientela, naturalmente non ha mancato di difendere anche un uomo Fininvest come il complice di Previti nello scandalo Emissir e nello scandalo Mondadori e cioè il famoso Giovanni Acampora. Nessun avvocato ovviamente può essere chiamato a rispondere dei delitti dei suoi clienti ci mancherebbe altro, ma stiamo parlando comunque di una persona che è al centro, che è in crocevia di interessi e che evidentemente non potrebbe, per quanto ci provi e sicuramente ci proverebbe, spogliarsi di tutte quelle conoscenze, di tutte quelle relazioni nel momento in cui dovesse andare a rappresentare l’intero Paese. Infatti quando dei penalisti sono andati alla Presidenza della Repubblica, credo sia accaduto due volte e cioè con De Nicola, Presidente provvisorio e poi con Giovanni Leone, erano comunque dei giuristi che da un po’ di anni erano fuori dai giochi processuali e si occupavano di alto diritto. Volavano un po’ più in alto che non invece occuparsi del potere e poi all’epoca il potere non si processava com’è noto, quindi era difficile trovare tutti questi potenti imputati e bisognosi di un avvocato.
La Severino per quanto sia un avvocato molto competente e molto richiesto come abbiamo visto, sarebbe una sorta di consacrazione, di beatificazione del conflitto di interessi mentre noi invece abbiamo bisogno di un Presidente che non abbia nessun sospetto di conflitto di interessi e che aiuti il Paese a uscire da uno dei cancri che è quello dei conflitti di interesse che non riguardano solo Berlusconi ma che riguardano tutti gli intrecci e le cointeressenze che infestano l’economia, la finanza, la borsa e tutto quanto. Una netta distinzione fra il controllato e il controllore, quindi naturalmente questo identikit non può minimamente corrispondere, anzi proprio stride con la biografia dell’Avvocato e ancora per poco, Ministro Paola Severino. Fermo restando che comunque come Ministro della Giustizia è stata pessima: è riuscita a fare una legge anticorruzione che ha diminuito le pene per la concussione, mandando in prescrizione i reati di alcuni complici, coimputati, meglio di Penati nello scandalo delle tangenti di Sesto San Giovanni e naturalmente facendo anche un favore a Berlusconi che dello stesso reato, concussione per induzione deve rispondere nel processo Ruby. Da quando è passata la legge Severino anticorruzione è un reato punito con pene più basse e con prescrizione ancora più breve di quella che c’era prima!
Quindi, anche questa immagine di condottiera contro il malaffare non stiamo mica scherzando, anzi ha già annunciato che se fosse per lei farebbe l’amnistia, quindi noi di tutto abbiamo bisogno, tranne che di un Presidente di amnistia, abbiamo bisogno piuttosto di un Presidente che prenda a cuore la situazione delle carceri e che solleciti delle riforme strutturali per diminuire l’afflusso nelle carceri di chi eventualmente non ci debba andare, ma non certo per mettere fuori ogni due per tre qualche decina di migliaia di delinquenti che poi purtroppo in parte tornano a delinquere. Quindi fanno pure spendere un sacco di risorse in più allo Stato per riandarli ad acciuffare!

Anna Finocchiaro vista da Travaglio.

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Anna Finocchiaro: Anna Finocchiaro è una specie di Violante in gonnella, nel senso che ha fatto il Magistrato anche se soltanto per due anni a Catania, poi nel 1987 è entrata in Parlamento e da lì non si è più mossa praticamente. Se non ricordo male ha 8 legislature all’attivo che è un record che condivide con la Bonino e lì ne ha combinate di tutti i colori, naturalmente. Tutti disastri di solito, quasi sempre veniva recuperata con il proporzionale perché non riusciva a farsi eleggere dai collegi maggioritari, quando non c’era il recupero come alla sua candidatura alle regionali in Sicilia è stata violentemente sconfitta, addirittura da Raffaele Lombardo, bel personaggino, e si è sempre fatta paracadutare altrove. L’ultima volta l’hanno paracadutata addirittura a Taranto e infatti in tutta la Puglia proprio il PD ha perso nonostante che abbia non solo il Sindaco di Taranto, ma anche il Presidente della Regione di centro-sinistra Vendola.
Nonostante sia un Magistrato, in Parlamento si è segnalata, esattamente come Violante, per inciuci di ogni genere sulla giustizia. Nel corso degli anni, stavo ripassando proprio il paragrafo di “Se li conosci li eviti” che è il nostro libro scritto insieme a Peter Gomez sugli impresentabili della scorsa legislatura, è riuscita a parlare a favore di amnistie, indulti, immunità parlamentare, di cui lei è una fervente sostenitrice. Contro l’indipendenza della magistratura, anzi ha detto che la magistratura si occupa di troppe cose, di solito lo dice quando qualche suo compagno di partito è coinvolto in vicende giudiziarie. Addirittura ha trovato da ridire sull’obbligatorietà dell’azione penale che purtroppo per lei è garantita dalla nostra Costituzione; ha avuto occasione di elogiare molto Andreotti per la sua assoluzione, peccato che Andreotti non sia stato assolto, ma sia stato salvato dalla prescrizione per il reato di mafia commesso fino almeno alla primavera del 1980. E se un somaro in fatto di diritto può confondere forse la prescrizione con l’assoluzione, un magistrato non può confonderla, quindi questi non sono errori in buonafede, sono errori dolosi dovuti naturalmente a magheggi e intrugli che si fanno in Parlamento.
È riuscita anche a nominare capo del suo staff, quello che le scriveva i discorsi Salvo Andò un vecchio arnese del Partito Socialista molto legato a ambienti addirittura malavitosi anche se poi nel processo è stato assolto, ma i contatti con elementi piuttosto pericolosi della Catania di un tempo li aveva e la Finocchiaro è riuscita a nominarlo praticamente suo ghost writer definendolo una personalità di altissimo livello, pensate Salvo Andò. Che altro dire? La cosa principale è che purtroppo la Signora Finocchiaro ha un marito, Melchiorre Fidelbo, il quale è attualmente sotto processo per truffa allo Stato. Mi sono segnato qua un’Ansa del 24 ottobre 2012: “il Gup di Catania Marina Rizza ha rinviato a giudizio 4 delle 5 persone indagate nell’inchiesta sulla procedura amministrativa che avrebbe portato all’affidamento senza gara dell’appalto per l’informatizzazione del Presidio Presidente di assistenza di Giarre, assegnato allo Solsamb”, società guidata da Melchiorre Fidelbo, che è il marito della Finocchiaro ma è anche un medico – ginecologo, piuttosto addentro nei sistemi della sanità regionale siciliana.
“Per abuso d’ufficio e truffa aggravata sono stati rinviati a giudizio oltre a Fidelbo, l’ex-direttore amministrativo dell’azienda sanitaria e provinciale di Catania, l’ex direttore generale dell’Asp 3 e il Gup ha disposto sentenze di non luogo a procedere invece per la responsabile di quella procedura etc., L’accusa è stata rappresentata dal PM La Rosa, al centro dell’inchiesta la stipula della deliberazione del 2010 e che autorizzava l’Asp di Catania a stipulare una convenzione con questa società del marito della Finocchiaro, che secondo l’accusa sarebbe stata redatta senza previo espletamento di una procedura a evidenza pubblica”. -Non hanno fatto la gara, gliel’hanno data così, brevi manu come si fa per i raccomandati, del resto tutti lo sanno chi è Fidelbo, è il marito della Signora Finocchiaro, quindi ha ottimi argomenti per ricevere eventuali favori, se poi il processo stabilisse che li ha avuti,- In violazione del divieto di affidare incarichi di consulenza esterna, come previsto dalla normativa regionale. L’atto, sostiene la Procura, avrebbe procurato un ingiusto vantaggio patrimoniale alla società Solsamb,- la società di Fidelbo- “Consistito nell’affidamento diretto alla società di una prima anticipazione di 175 mila Euro”.

Prendiamo una Presidente della Repubblica con il marito sotto inchiesta?

Credo che un Presidente della Repubblica non possa avere il marito sotto processo, mettetevi nei panni di chi sta facendo quel processo, con quale serenità potrebbe giudicare il marito del Presidente della Repubblica, quindi la Finocchiaro, mi dispiace, ma almeno questa volta per decenza dovrebbe saltare un turno. Ed è sorprendente che il suo partito non si renda conto dell’imbarazzo che creerebbe a tutti gli italiani, oltre che, spero, al suo partito di provenienza, l’ascesa della Finocchiaro addirittura sul Colle più alto, dove non solo si fa il Presidente della Repubblica, ma si fa anche il Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura. E’ evidente che un magistrato dovendo processare il marito della Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura è evidente che non sarebbe affatto sereno e non potrebbe essere certamente scevro da quei condizionamenti che invece non devono minimamente sfiorare chi deve giudicare.

Massimo D’Alema visto da Travaglio

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Berlusconi sta cercando di scegliere uno della sinistra che possa poi, se il caso lo richiede, sconfessare, quindi andrebbe bene anche:

Massimo D’Alema:  D’Alema potrebbe essere per lui un’ottima soluzione infatti è un candidato forte di Berlusconi, naturalmente. D’Alema è quello che tutti sappiamo, è l’uomo della bicamerale, è uno delle incarnazioni della casta è l’uomo che si è impicciato in varie vicende finanziarie che hanno contribuito a distruggere o a indebolire almeno, il nostro sistema economico, pensate soltanto alla privatizzazione a debito fatta per la Telecom nel 1999 con i famosi capitani coraggiosi, capitani senza capitali però che si fecero prestare i soldi dalle banche e riempirono la Telecom di debiti e la lasciarono come un colabrodo al loro successore. Era un gruppo di finanzieri, di raider che era stato proprio creato in laboratorio in quella che Guido Rossi chiamò la Merchant Bank dove non si parla inglese. Era Palazzo Chigi sotto il governo D’Alema con la fattiva collaborazione anche di Bersani e di altri geni della politica finanziaria di sinistra. Da allora poi abbiamo avuto il caso Unipol, il caso Monte Paschi, nei quali comunque un partito di cui D’Alema ha sempre conservato il pacchetto di azioni di maggioranza, ha la sua responsabilità quantomeno politica. Vorrei chiarire che oggi non si parla di questioni penali, perché nessuno dei candidati ha in proprio vicende penali. Quindi stiamo parlando di errori, tragedie a volte politiche, morali, parliamo di correttezza, non parliamo di reati, parliamo di conflitti di interessi, non parliamo di delitti.
D’Alema quindi, lo conosciamo molto bene e è inutile spendere altre parole se si vuole ricordare lui sì che un processo lo ha avuto, ha avuto una prescrizione per una tangentina, nemmeno tanto piccola, visto che era degli anni 80, di 20 milioni di lire da un costruttore legato alla Sacra Corona Unita, il re delle cliniche pugliesi, Cavallari. Uno che aveva anche il vizio di fare manganellare i sindacalisti della C.G.I.L. che facevano il loro lavoro dentro le sue cliniche da Mazzieri della criminalità organizzata, travestiti da infermieri o da sindacalisti gialli. D’Alema accettò un finanziamento illecito, perché poi non lo registrò e andò tutto in prescrizione, ma insomma, anche D’Alema sembrerebbe in questo momento non in pole position, non perché Berlusconi non lo voglia, ma perché tanto per cambiare il PD è spaccato in 200 correnti, quindi forse non otterrebbe i voti neanche nel suo partito.

Giuliano Amato visto da Travaglio

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Giuliano Amato: nasce politicamente con Bettino Craxi, erano gli anni in cui esplodeva il debito pubblico ed era il braccio destro proprio del leader del PSI.  Era il 1992 quando, nel mese di luglio, il Governo Amato approvò un decreto legge che acconsentiva al prelievo forzoso del 6 per mille, da versare entro il settembre di quello stesso anno. Giuliano Amato aveva giustificato questa manovra in extremis con “un interesse di straordinario rilievo” e con il fatto che stavamo vivendo “una situazione di drammatica emergenza della finanza pubblica”. Ancora oggi non si dice pentito della tassa che aveva imposto: “continuo a pensare che quella fu un imposta giusta: dal ’92 ad oggi di tasse ne avete viste tante, il 6 per mille sui depositi di un piccolo risparmiatore è davvero poco. Solo 60.000 lire su un conto corrente di 10 milioni. Certo, chi aveva di più in banca ha pagato di più…”. Prende una pensione di 31mila euro al mese, piace molto a Napolitano e a Berlusconi e piace molto anche al centrosinistra.

 

Il Travaglio di un Grillo o un Grillo in Travaglio?

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Impresentabili nella corsa nel Quirinale.

“I partiti si stanno chiedendo se il nuovo presidente riuscirà a salvare Berlusconi o dare l’incarico di nuovo a Bersani”.

Esordisce così Travaglio a “La Cosa” il canale in streaming di Beppe Grillo e già dichiara guerra aperta ai futuri candidati al Colle. Il problema di fondo che emerge è sul passato politico di alcuni nomi che non dovevano proprio essere neppure nominati per la carica più alta del nostro Stato. Il problema di fondo rilevato dal giornalista  Marco Travaglio è avere un presidente che non possa essere attaccato per “comportamenti poco limpidi del passato”. Non si parla di condanne o di inchieste, ma proprio di una lucidità e trasparenza della carriera politica. E’ una vergogna sentire ancora oggi alcuni nomi che servono solo a mantenere poltrone o evitare processi!

 

 

 

 

Il video degli attori a sostegno della Bonino

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Un video collettivo per chiedere a gran voce che venga eletta Emma Bonino come Presidente della Repubblica. La richiesta questa volta non viene da perfetti sconosciuti, ma dalle facce note dello spettacolo che lo hanno girato per rompere il silenzio in questo deserto istituzionale che si è creato e che ha paralizzato l’Italia intera con gravi ripercussioni anche sull’industria televisiva e cinematografica che sono state le prime a risentire della mancanza di una pianificazione e dei contributi allo spettacolo quasi completamente annullati dalla politica di austerity.

Gli artisti 7607 che hanno quindi messo la faccia nel loro endorsement per il comitato Bonino Presidente sono: Gigio Alberti, Urbano Barberini, Alessio Boni, Paolo Calabresi, Valeria Cavalli, Chiara Conti, Carmen Giardina, Alessandro Haber Lucrezia Lante della Rovere, Licia Maglietta, Alberto Molinari, Ignazio Oliva, Rocco Papaleo, Paco Reconti, Claudio Santamaria, Pietro Sermonti, Valeria Solarino, Raffaele Vannoli, Franca Valeri. I promotori del comitato Bonino Presidente (www.boninopresidente.it) sono Renzo Arbore, l’attore, autore e conduttore Toni Garrani, il costituzionalista Alessandro Pace, la stilista Anna Fendi, il disegnatore Stefano Disegni, l’astronoma Margherita Hack.

Le ombre della Bonino raccontate da Travaglio

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Travaglio contro la Bonino che si avvia ad essere candidata per la Presidenza della Repubblica. Il giornalista del fatto quotidiano lanciale ombre (dimenticate ai più) per far sorgere dubbi su una sua possibile nomina a Capo dello Stato.

Si inizia con:

“Da sempre radicale, si è poi candidata nel ’94 con Forza Italia fondata da Berlusconi, Dell’Utri, Previti & C., e col centrodestra berlusconiano è rimasta alleata, fra alti e bassi, fino alla rottura del 2006, quando è passata al centrosinistra. Ha ricoperto le più svariate cariche: deputata, senatrice, europarlamentare, commissario europeo, vicepresidente del Senato, ministro per gli Affari europei nel governo Prodi”.

E proprio nel ’94…

“Nel ’94, quando si candidò per la prima volta con B., partecipò con lui e la Parenti a un comizio a Palermo contro le indagini su mafia e politica. Poi, appena eletta, fu indicata dal Cavaliere assieme a Monti come commissario europeo. Il che non le impedì di seguitare l’attività politica in Italia, nelle varie reincarnazioni dei radicali: Lista Sgarbi-Pannella, Riformatori, Lista Pannella, Lista Bonino. Nel ’99 B. la sponsorizzò per il Quirinale, anche se poi confluì su Ciampi. Ancora nel 2005, alla vigilia della rottura, la Bonino dichiarava di “apprezzare ciò che Berlusconi sta facendo come premier” (una legge ad personam dopo l’altra, dalla Gasparri alla Frattini, dal lodo Schifani al falso in bilancio, dalla Cirami alle rogatorie alla Cirielli) e cercava disperatamente un accordo con lui”.

Senza dimenticare:

“Alle meritorie campagne contro il finanziamento pubblico dei partiti, fa da contrappunto la contraddizione dei soldi pubblici sempre chiesti e incassati per Radio Radicale. Nel 2010 poi la Bonino fece da sponda all’editto di B. contro Annozero : il voto radicale in Vigilanza fu decisivo per chiudere i talk e abolire l’informazione tv prima delle elezioni. Con tutto il rispetto per la persona, di questi errori politici è forse il caso di tenere e chiedere conto”.

Forse è l’editto contro Annozero che pesa più di tutto?

Guerra fra Pannella e Cruciani… ci va di mezzo la Bonino!

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Marco Pannella e Giuseppe Cruciani, un politico e un cronista che si scontrano alla Radio e nasce un caso destinato a far discutere ancora. Non sono stati i toni del botta e risposta tra il radicale e il giornalista a destare l’attenzione dell’opinione pubblica, ma piuttosto l’argomento trattato. Emma Bonino, probabile candidata a Capo dello Stato, che viene tirata al centro di una discussione che si conclude tra parolacce, provocazioni e minacce di abbandonare la trasmissione. In pochi minuti “La Zanzara” programma capace di entusiasmare per l’originalità della conduzione si trasforma in un campo di battaglia indegno. L’irritazione di Cruciani che si contrappone all’irruenza di Pannella, i toni che si elevano e il linguaggio che scade in volgarità… Quanto nuoce ad Emma Bonino una sponsorizzazione del genere?

Una bella botta quella dei trombati… pensioni d’oro e liquidazioni!

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Una bella botta sì, essere “trombato”, ma la vera mannaia ricadrà sul bilancio dello stato che dovrà liquidare e pensionare i politici che non sono entrati in parlamento. Pensionati con un bel conto in banca, pensionati in barba alla legge Fornero. Pensionati di platino (non le pensioni d’oro, che poi d’oro spesso non sono), privilegiati anche nel loro essere stati “licenziati”!

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Bonino al Colle? Per Monti si può fare.

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“Emma Bonino sarebbe una candidata molto buona al Quirinale”. Lo dice il presidente del Consiglio Mario Monti. “In Commissione Ue insieme abbiamo fatto un ottimo lavoro. E’ una di quelle persone di cui ce ne vorrebbero di più”, conclude. “Io al Quirinale? Ho detto che non ho la minima idea. In questa materia l’autovalutazione non è buon esercizio. Certo, non credo di aver fatto tutto il possibile per ingraziarmi quelli che parteciperanno all’ elezione…”. Lo dice a Radio Anch’io il presidente del Consiglio Mario Monti che a chi lo incalza chiedendogli se gli sia stato proposto di essere eletto presidente della Repubblica risponde: “Proposto non è il termine esatto; tuttavia. personalità molto autorevoli della politica nei ragionamenti con me valutavano questa ipotesi. Più d’uno”. “Mi dicono che se io me ne stessi tranquillo sarei tra i più accreditati a diventare Presidente della Repubblica. Ho fatto una grande rinuncia e non ho idea se ci siano ancora delle possibilità”

Storace – Radicali: quale scandalo? solo un errore! Così Emma Bonino

UN ERRORE DA NULLA!

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Leggi gli articoli precedenti.

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