L’ultimo scandalo della Rai? Andrà in onda Mission?

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Quello che sembra essere l’ennesimo scandalo Rai potrebbe essere fermato solo da un miracolo. Nonostante la petizione #nomission su Change.org per chiedere alla Rai di non mandare in onda lo show umanitario “Mission”  sembra invece che a poche ore dalla messa in onda ci sia la ferma volontà di non rivoluzionare il palinsesto. La mobilitazione è comunque in campo e il direttore generale della Rai, Luigi Gubitosi, e il direttore di Rai1, Giancarlo Leone, hanno ricevuto anche Andrea Casale, lo studente di Farmacia che aveva lanciato la petizione e che ha raccolto 100mila firme che proprio oggi sono state consegnate. Mission, nonostante tutte le critiche è stato comunque portato avanti e  terminato grazie anche alla collaborazione con l’Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite e Intersos. Mission vuole raccontare il dramma dei rifugiati attraverso i racconti di vari personaggi noti a iniziare da Emanuele Filiberto di Savoia a Paola Barale e da Barbara de Rossia a Michele Cucuzza, solo per citarne alcuni.

Andrà in onda o sarà fermato Mission?

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Vigili in azione su via dei Fori Imperiali: attenti alla velocità!

autovelox-via-dei-fori-imperiali-tuttacroancaE’ di 821 euro la multa più elevata tra quelle fatte fioccare dai vigili urbani che controllano il traffico su via dei Fori Imperiali e via Labicana. Muniti di autovelox mobili, sorvegliano infatti il rispetto del limite di velocità di 30 chilometri orari voluto dal Campidoglio. Le sanzioni previste sono diverse e divise per fasce: non oltre 10km/h la multa è di 41 euro, da 10 a 40km/h sale a 168 euro, oltre 40 e fino a 60km/h arriva a 527 euro con sospensione della patente da 1 a 3 mesi, e infine oltre i 60km/h, la più salata, che prevede 821 euro e sospensione della patente da 6 a 12 mesi. La maggior parte delle multe elevate stamane rientrano nella fascia ‘da 10 a 40km/h’ mentre solo un automobilista su via Labicana è stato ‘pizzicatò ad una velocità superiore a 90km/h: per lui la sanzione più elevata, di 821 euro.

Mission: “perchè non mandavamo Strada al posto della Canalis?”

-1reality-tuttacronacaSe Michele Anzaldi, deputato Pd e segretario della Commissione di Vigilanza Rai si chiede , riguardo il nuovo reality Mission, “Perché non mandavamo Gino Strada al posto di Elisabetta Canalis?”, Laura Boldrini, Presidente della Camera dei Deputati con un passato in prima linea all’ONU, ha inviato a La Repubblica una lettera in cui spiegava che l’idea del format fosse, originariamente, diversa. “L’anno scorso, in qualità di portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr), partecipai ai primi contatti con la Rai. Sull’esempio di analoghe trasmissioni prodotte da tv di altri Paesi, si ipotizzò una trasmissione che avesse l’obiettivo di rendere più comprensibile all’opinione pubblica italiana la condizione vera dei rifugiati, troppo spesso e troppo sbrigativamente raffigurati come una minaccia alla nostra sicurezza. In particolare venne da me suggerito un format australiano (Go Back To Where You Came From, ndr.), molto apprezzato, in cui ad essere coinvolte erano persone comuni, con idee molto diverse tra loro in tema di asilo, e comunque non certo vip. Si pensava dunque ad un’operazione di sensibilizzazione, non ad un reality o qualcosa di analogo, come invece indicherebbero le anticipazioni uscite nell’ultima settimana“. Ma il democratico non è convinto: “Bisogna capire dove sta la verità. La notizia del format australiano non è così esatta come si pensa. La prima puntata di Mission doveva uscire nel dicembre 2012, quindi non è vero che c’è un format australiano dietro. Detto questo, la scelta di accoppiare un tema del genere, così drammatico, con un pubblico da reality è una scelta azzardata. Sicuramente meglio Gino Strada che Elisabetta Canalis”. E ancora: “Bisogna capire se si fa qualcosa di formativo o no. Questo è un tema così delicato che da parte della Rai, il Servizio Pubblico in Italia, c’è bisogno di essere molto chiari nel presentare un programma del genere!” E chi è impegnato nel sociale non può non chiedere perchè proprio la Canalis passi dallo yatch ai campi profughi: “Siamo stati assaliti da mail delle associazioni volontarie. C’è gente che in Italia non fa ferie per andare in zone pericolose a dare una mano. Ci hanno scritto, anche insultandoci a volte: ‘chi ci guadagna in questo programma? La Commissione Vigilanza Rai che ci sta fare allora?’. Dobbiamo dare dei chiarimenti”. Pronte le risposte della Rai, con Giancarlo Leone che in Twitter scrive: “Tv. Due deputati sollecitano presidente Vigilanza di visionare un programma @RaiUno prima della messa in onda. o ?” Ma Anzaldi non risparmia nè una risposta, nè una frecciatina: “Giancarlo Leone ha parlato attraverso un tweet. Forse la Vigilanza Rai meritava qualcosa di più. Noi non vogliamo vedere tutta la puntata, ma alcuni minuti. Ci siamo appellati a Fico perché c’è bisogno di valutare: il presidente della Vigilanza deve visionare dato il tema delicato e drammatico delle missioni umanitarie. Dobbiamo rassicurare il mondo del volontariato.” Ma al parlamentare non piace che siano stati i giornali i primi a parlare del reality: “Siamo sotto pressione: noi parlamentari del caso di ‘Mission’ sapevamo tutto, tanto che c’è pure un’interrogazione parlamentare che è uscita prima di Repubblica. Una volta che è uscita la notizia in un grande giornale ed è stata data in pasto a tutti i media, c’è bisogno da parte nostra di lanciare un messaggio chiaro e rassicurante su quanto sarà fatto.” E intanto la Rai rassicura: “Il servizio pubblico saprà muoversi nel rispetto della dignità delle persone, dei rifugiati e della sensibilità dell’opinione pubblica“.

Polemiche alla Rai, il nuovo reality è nei campi profughi!

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E’ allucinante solo l’annuncio: il nuovo reality show targato Raiuno sarà ambientato in alcuni campi profughi. Qui otto “vip” tra cui Albano, Michele Cucuzza, Barbara De Rossi, Emanuele Filiberto sono chiamati ad aiutare gli operatori dell’Unhcr e e dell’Ong ‘Intersos’.

Il servizio pubblico probabilmente, volendo far colpo sul sensazionalismo e sulla tv del dolore, non si è accorto che probabilmente ha superato il limite della decenza e del buon gusto. Già molte associazioni e organizzazioni non governative hanno alzato la voce e si sono scagliate contro il programma, che dovrebbe andare in onda a novembre, definendolo  «inaccettabile» e «lesivo della dignità di chi deve fuggire dal proprio paese a causa di guerre o persecuzioni».  Il web insorge e si attiva con due petizioni online per bloccare il programma. I promotori, tra cui l’Ong Intersos continuano invece a difendersi dichiarando che il reality sarà un modo per dare riconoscimento ai profughi e sensibilizzare l’opinione pubblica».

La sensibilizzazione pubblica già c’è senza bisogno di inutili strumentalizzazioni che, almeno sulla carta, sembrerebbero andare solo a vantaggio di un programma che cerca di sfruttare il dolore, la sofferenza e il dramma sociale di quei profughi costretti anche alla privazione dell’anonimato. E’ dignitoso, ci si chiede, costringere i più deboli a essere ripresi da un obiettivo senza che possano avere mezzi e strumenti (culturali ed economici) per sottrarsi dall’ennesima “violenza” che li costringe a mostrarsi al pubblico?

«La strumentalizzazione è di chi parla ora senza aver visto e capito il programma», replica Emanuele Filiberto di Savoia. «Forse è vero che al peggio non c’è mai fine, ma questa cosa è incredibile», tuona il Gruppo Umana Solidarietà (Gus). «Fermatevi!!», è l’invocazione. «Siamo una Ong che si occupa di profughi in Italia da ormai vent’anni e all’estero facciamo cooperazione con un’idea differente dal facile pietismo. Abbiamo difficoltà, nel nostro lavoro quotidiano, anche perché non abbiamo il supporto di una comunicazione oggettiva e spesso ci troviamo a gestire le conseguenze di articoli o servizi che cercano lo scoop su questa o quella organizzazione o su questo o quel gruppo di migranti», afferma il Gus.

«Siamo certi – proseguono – che anche il Papa, nel suo recente viaggio a Lampedusa, non si riferisse a un ‘reality’, quando auspicava e desiderava che si ponesse attenzione al dramma di chi fugge dalla propria terra, ma forse siamo noi a sbagliarci. Abbiamo difficoltà a credere che gli ideatori di questo programma abbiano mai visto territori martoriati dalle guerre o fatto esperienze di Cooperazione internazionale. L’aiuto ai popoli in fuga, ai profughi nei campi di accoglienza non passa da uno spettacolo che cerca di impietosire il pubblico di casa al quale chiedere poi un sms ‘solidale’ a favore di organizzazioni che, con una mera operazione commerciale, hanno reso possibile questo programma».

«Se la Rai avesse voluto raccontare il lavoro di tante Ong nei territori di guerra o nei campi lo avrebbe potuto fare in altri modi». «Purtroppo – conclude il Gus – si è spesso dedicata, anche nelle ultime emergenze, a far vedere gli sbarchi e poco più e ad amplificare le polemiche di italiani contro i migranti, di poveri contro disperati».

Dello stesso avviso padre Giovanni La Manna, presidente del Centro Astalli, il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati. Non ci sta alla spettacolarizzazione del dramma di migliaia di persone che soffrono perché costrette a lasciare la propria terra. «Tutto ciò che finisce in televisione – dice il gesuita all’Adnkronos – diventa spettacolo, al di là delle intenzioni di chi vorrebbe portare all’attenzione dell’opinione pubblica la vita di queste persone. Il pericolo è di provocare l’emozione dello spettatore per il solo tempo della visione, poi si cambia canale e si passa ad altro».

A padre La Manna, da una vita impegnato al servizio dei rifugiati, ‘The Mission’ ricorda un programma di qualche anno fa, ambientato a Parigi, che offriva la possibilità di vivere per qualche giorno l’esperienza di un clochard. «Peccato – dice – che dopo il protagonista di turno tornava nel suo bell’albergo a 5 stelle». E allora «è vero che molti sono alla ricerca di esperienze forti, ma bisogna chiedersi come sensibilizzare la gente, non solo a livello emotivo. La nostra posizione è quella di promuovere un incontro diretto fra i veri rifugiati e le persone in un contesto però – ammonisce – dove diritti e dignità siano salvaguardati». «Ci chiediamo che senso abbia tutto questo – prosegue – quale sia l’intento. Facciamo in modo che i protagonisti veri siano testimoni della loro esperienza. Noi lo facciamo con incontri nelle scuole, dove possono raccontare la loro esperienza. Dove è tutto vero».

Si chiede Padre La Manna: «perchè la signora benestante si commuove e invia i due euro con l’sms solidale per i poveri profughi afghani visti in tv, e poi la stessa signora incontra gli stessi ragazzi fuggita dal loro paese, che vivono e dormono sotto la stazione Ostiense di Roma, non si commuove più?. La Rai – conclude – poteva fare un documentario senza usare Vip. Così è inevitabilmente una cosa artificiosa, dietro la quale c’è sempre l’interesse di fare ascolti. E non si può sensibilizzare davvero su un tema se a muovere tutto ci sono logiche di mercato». «Tutto questo mette grande tristezza», conclude.

Il reality «sicuramente potrà avere un effetto positivo, quello di far conoscere al grande pubblico il tema dei rifugiati, in un contesto caratterizzato da una totale penuria di spazi informativi. Ma il prezzo da pagare è, per noi, troppo alto», commenta Christopher Hein, direttore del Consiglio Italiano per i Rifugiati (Cir). «Il rischio di strumentalizzazione, di un utilizzo inappropriato di immagini, storie e pezzi di vita di persone in condizione di estrema vulnerabilità, è davvero elevato».

«Qual è il messaggio che verrà fatto passare? E quale è il costo che i rifugiati coinvolti dovranno pagare?», si chiede Hein. «Il reale cambiamento comunicativo è quello di riuscire a parlare dei rifugiati non attraverso un uso spettacolaristico delle loro storie, ma riuscendo a cambiare la cultura dei media in questo paese». «E come Consiglio Italiano per i Rifugiati non crediamo davvero che questo programma possa raggiungere questo obiettivo». Contro ‘The Mission’ si muove anche la rete, dove sono già due le petizioni online per chiedere lo stop del reality. La prima, lanciata sulla piattaforma Change.org, chiede alla Rai di «fermare questo scempio che specula sul dolore della gente e spettacolarizza i drammi umani di chi vede ogni giorno negati i propri diritti!».

L’altra petizione è lanciata dal sito Activism.org per chiedere «l’interruzione delle riprese, la sua cancellazione da parte della Rai e un passo indietro da parte dell’Unhcr». «Riteniamo inaccettabile che la tv pubblica realizzi questo progetto. Lo sfruttamento della sofferenza cui sono sottoposti i profughi a fini di spettacolo – si legge – non può essere tollerato ed è per noi motivo di indignazione». «Ancor più inaccettabile è il comportamento di Unhcr e Intersos, che si sono prestate a questa iniziativa, rinnegando i valori di umanità ed etica professionale che dovrebbero caratterizzarle».

«A tale proposito ricordiamo la Carta di Roma del 2008, ossia un protocollo deontologico concernente l’utilizzo dell’immagine e dell’identità di rifugiati, richiedenti asilo, migranti e vittime di tratta redatto dall’Ordine dei Giornalisti e dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana in collaborazione proprio con l’Unhcr». «Esistono altri codici per fare informazione – prosegue il testo della petizione – e dare visibilità alle varie comunità di rifugiati nel mondo. ‘The Mission’ servirebbe piuttosto a rilanciare l’immagine dei cosiddetti Vip, non certo darebbe una spiegazione delle cause dall’origine della condizione di queste persone, dei problemi che affrontano quotidianamente, delle loro prospettive per il loro futuro. Perché la Rai non realizza dei documentari o dei reportage al posto di un becero reality? In Italia abbiamo le risorse umane per fare dell’ottima informazione, che non necessariamente deve essere noiosa».

«Quando abbiamo deciso di aderire a questo esperimento di comunicazione eravamo ben consapevoli di esporci a critiche, commenti e di suscitare interrogativi purtroppo, anche qualche insulto», afferma Marco Rotelli, Segretario generale di Intersos, Ong impegnata in 30 paesi nel mondo. «Da molti anni le organizzazioni umanitarie dibattono sulla comunicazione, su metodi e limiti del loro rapporto con il pubblico. Quanto alle crisi umanitarie, l’opinione condivisa da molti è che se ne parli troppo poco: tranne in rare eccezioni, solo quando gravi tragedie scuotono le emozioni del grande pubblico e si accende la luce mediatica sulla sofferenza di milioni di persone, altrimenti dimenticate».

«Proprio per dare riconoscimento a queste persone, in particolare ai rifugiati – spiega – abbiamo accettato di partecipare al programma». «Molti giornalisti della tv, della radio, della carta stampata e più del web ci hanno cercato, sono venuti a trovarci nei programmi in vari paesi, hanno condiviso con noi fatica, passione, pericolo, successi, frustrazioni, competenza e talvolta fallimenti. Purtroppo, raramente tutto questo è potuto esser trasformato in un messaggio, un’informazione destinata a molti. L’umanitario è sempre rimasto nelle ultime pagine dei giornali quotidiani, nei piccoli box a margine dei settimanali o nei programmi della mezzanotte della tv».

«Noi sappiamo con certezza che quel che facciamo è importante, vitale, essenziale, oltre che meraviglioso», spiega ancora Rotelli. «Per questo vogliamo portare questo messaggio e questa consapevolezza alla gente che oggi non li trova nell’informazione. Ci è stata offerta questa possibilità. L’abbiamo valutata, considerata rischiosa per l’immagine dell’organizzazione ma unica per il potenziale di diffusione che portava con sè. Abbiamo quindi chiarito bene le cose, gli obiettivi, i limiti e le modalità, a garanzia di tutto quello che cerchiamo quotidianamente di salvaguardare, a partire dalla dignità di ogni essere umano. Infine, abbiamo deciso di partecipare. La causa ci è sembrata più importante dei rischi di una simile operazione», conclude.

Perchè la Rai, tv di stato, in grave indebitamento, continua a perseguire la strada di una tv che propone programmi irriverenti verso la sofferenza umana?

La Notte dei Fori e le proteste contro la discarica: Alemanno in prima linea

-nottefori-alemanno-tuttacronacaLa Notte dei Fori interrotta da chi protesta contro la discarica al Divino Amore e, tra i manifestanti, appare anche Gianni Alemanno, che finisce sotto accusa nelle parore del governatore del Lazio: “E’ lui a fomentare la folla”. Nicola Zingaretti, in una nota, scrive: “Non mi sorprende Alemanno che fa il sabotatore. Non ha mai amato, nè pensato a Roma, ma solo a se stesso. La città l’ha usata e continua oggi con questa aggressione contro la voglia dei romani di riappropriarsi della propria città. Una vicenda penosa”. E sempre nei confronti del predecessore, è duro il commento di Marino: “Non faccio e non farò mai polemica politica, ma apprendere che rappresentanti che provengono legittimamente da una storia culturale che risale al fascismo, come Gianni Alemanno e il senatore Augello, che hanno avuto percorsi di vita ispirati a quelli della dittatura, oggi si comportano con uno stile che dimostra la loro diversità culturale. L’aver capeggiato la protesta credo che sia un fatto positivo ed emblematico perché marca la differenza tra chi ama Roma e quando parla di potere lo usa come un verbo, poter fare e migliorare, e chi lo usa, come loro, come un sostantivo: il sostantivo ‘potere”’. Rispetto ai manifestanti che lo hanno ‘accompagnato’ nella passeggiata in via dei Fori Imperiali, il sindaco ha parlato di ”gruppetti di tre o quattro persone rispetto a una folla di 100-150 mila persone”. A non rimanere è stata il presidente della Camera Laura Boldrini che, dopo aver fatto una passeggiata in via dei Fori Imperiali con il sindaco Ignazio Marino, è andata via, senza fare il previsto intervento per l’inaugurazione. “Mi dispiace, ma vai avanti così” ha detto rivolta al primo cittadino prima di allontanarsi. E se il neo eletto ha assicurato ad alcuni dei manifestanti che li incontrerà lunedì mattina alle 11 in Campidoglio, Donatella Scafati, comandante facente funzione dei vigili urbani di Roma, è rimasta ferita alla testa da uno stendardo agitato da un manifestante. L’urto le avrebbe procurato un’ecchimosi con tumefazione. Scafati non si è recata in pronto soccorso ed è ora a casa dove ha ricevuto una chiamata da parte del sindaco di Roma Marino.

La Notte Bianca di Marino… e le notti in bianco per la discarica

-1fori-nottebianca-discarica-tuttacronacaSono iniziate le celebrazioni per l’inaugurazione della pedonalizzazione di un tratto di via dei Fori Imperiali, a Roma, mentre in città si protesta contro la discarica al Divino Amore. I manifestanti, dopo aver attraversato piazza Venezia, hanno raggiunto l’imbocco dei Fori Imperiali, in piazza Santa Maria di Loreto. Stefano Ambrosini, presidente del comitato organizzatore della protesta, ha dichiarato: “Le nostre notti in bianco per la discarica hanno rovinato la Notte Bianca di Marino”. Il luogo è presidiato dalle forze dell’ordine.

Altro che festa ai Fori Imperiali… per il momento sono solo polemiche

pedonalizzazione dei fori imperiali roma -tuttacronaca

Erano le 5.30 di sabato 3 agosto quando è scattata la pedonalizzazione dei Fori imperiali che va da Largo Corrado Ricci al Colosseo. Autorizzati solo bus, taxi, ncc e veicoli d’emergenza. L’ultima auto a passare è stata una Smart grigia metalizzata.

Sulla pedonalizzazione Marino ha rilasciato un’intervista alla Bbc “Ho scritto una lettera al primo ministro Letta e al presidente della Repubblica Napolitano in cui ho chiesto loro di utilizzare per le auto blu percorsi alternativi a via dei Fori Imperiali e cosa ne pensassero di quest’idea. Mi hanno risposto che sarà un bel segnale da dare”.

Il sindaco ha poi aggiunto «La questione era di fare una scelta tra una strada trafficata o ridare quest’area archeologica alla storia. Non credo che se in Inghilterra ci fosse stato il Colosseo sarebbe stato usato come una rotatoria per il traffico. Non ci sorprende che tutte le più grandi testate della Terra siano interessate a quello che stiamo facendo perché è chiaro che questo non è il dibattito di un quartiere ma un dibattito relativo all’archeologia che racchiude i valori più importanti dello sviluppo della civiltà occidentale».

Ma la festa dei fori Imperiali e il risalto internazionale della notizia come è stato vissuto a livello locale?

Molti disagi e una pioggia di lamentele e polemiche:
«E’ un casino, non si capisce nulla e manca segnaletica verticale».

«Siamo impazziti! Sono due volte che faccio il girotondo. Arrivando da via degli Annibaldi mi fanno girare solo sulla corsia di sinistra di via Labicana e non su quella di destra per andare a San Giovanni».

«Ci hanno detto che bisogna arrivare fino a via Emanuele Filiberto e poi girare. Ma lì non si può fare! È incredibile qui è un casino. Non si riesce a raggiungere San Giovanni venendo da Colle Oppio».

«Dovevano mettere dei cartelli per dire direzione S.Giovanni- Eur o Esquilino. Attorno al Colosseo è un rebus e non si sa che strada prendere».

Ma Marino si gode il suo sogno:  «Oggi è l’inizio di un sogno. Una grande rivoluzione per la nostra città».

E la discarica? La sicurezza nei quartieri? I disservizi dei mezzi pubblici? Facciamo solo una città museo? I sogni di Marino sono gli incubi dei romani?

Emanuele Filiberto… nuovi problemi per il tumore al naso

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Continua la lotta di Emanuele Filiberto contro il tumore al setto nasale.

Il principe di Savoia si è sottoposto ad un delicato intervento un anno fa per debellare la formazione tumorale, che tuttavia si è ripresentata.

«Rimasi senza voce, non ci badai più di tanto, dopo una settimana Clotilde mi convinse ad andare dal dottore. Salvandomi la vita. Fortunatamente si trattava di un tumore benigno al setto nasale, ma una volta tolto si è riformato», spiega Emanuele Filiberto in un’intervista nella quale ringrazia la moglie, l’attrice francese Clotilde Courau che lo convinse ad andare dal medico e affrontare il problema.

«Mi sono già sottoposto a tre interventi, ora sta ricominciando a svilupparsi. Il rischio è che prima o poi si positivizzi. Sto sperimentando una cura nuova a Ginevra, mantengo l’ottimismo. Sono un fatalista, certo ho vissuto e vivo momenti di angoscia e paura, specie pensando a chi mi ama».

 

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