Saint George’s Day!

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San Giorgio, ovvero “The Quick to Hear” (e oggi non c’è epiteto migliore per Napolitano), è il Patrono d’Inghilterra e si festeggia il 23 aprile. Un soldato valoroso, che si fece decapitare pur di non ritrattare la sua fede cristiana. Il primo a parlare di questo martire è Eusebio di Cesarea che, nel 322 d.c., scrive di un nobile soldato, di alto rango dell’esercito, che viene messo in carcere sotto Diocleziano poichè si professava cristiano. Viene torturato, ma non indietreggia e il 23 aprile viene trascinato per le vie di Nicomedia e decapitato. La moglie dell’Imperatore d’Alessandria colpita da tanto coraggio si converte e diventa cristiana… scacco all’Imperatore!

Ma oggi anche noi abbiamo da festeggiare il nostro Giorgio II. Ieri nel giuramento, con coraggio e senza paura, Napolitano ha puntato il dito contro quei partiti che non hanno voluto attuare una riforma elettorale tanto richiesta e attesa dalla popolazione ( che magari attendeva anche l’eliminazione del finanziamento pubblico ai partiti, ma questo argomento è un tabù). E di coraggio ce ne vuole per demonizzare una propria emanazione con un discorso oltre i poteri attribuiti al Capo di Stato dalla nostra Costituzione. I partiti certo un po’ troppo indipendenti lo sono stati, non si sono davvero comportati da bravi sudditi, quando con un atto di ribellione non hanno voluto adottare quelle “straordinarie riforme”  dettate dai dieci saggi. Riforme veramente rivoluzionarie che avrebbero portato l’Italia nel “futuro prossimo passato” con un solo balzo all’indietro di 50 anni.

Ma il nostro Giorgio II oltre che un uomo illuminato è anche lucido e cristallino, nemmeno un’ombra lo sfiora ora che le intercettazioni stato mafia sono andate distrutte, la sua “verginità” è stata rinnovata.

Inoltre il nostro Giorgio è un abile stratega capace di farsi applaudire anche da chi insulta. E come in un macabro teatro dell’assurdo ieri le forze politiche hanno applaudito le parole di rimprovero nei loro confronti… Sì, agli italiani è toccato vedere anche questo!

Cosa faremo ora? Diamo da bere al “Drago Finanziario” che ci sta con il fiato sul collo? Seppelliamo i morti della “crisi economica”, vera piaga italiana?  Ghettizziamo gli esaodati e i cassaintegrati per non eliminare il capitolo di bilancio?

No, oggi è il giorno dei festeggiamenti e se in Inghilterra sono previsti eventi e celebrazioni, in Italia è organizzata una bella Veglia Funebre per le consultazioni. Prosit!

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Piazza Pulita… della politica obsoleta! Incomprensibili votazioni!

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Al termine di un’intervista a Della Valle, a Piazza Pulita la parola passa agli ospiti in studio, tra cui la neo eletta Serracchiani che commenta la vittoria in Friuli: “Le persone votano ancora le persone. Il livello locale è riuscito a distinguersi da quello che accadeva a Roma. E’ stata dura. Ieri dicevo che mi avrebbe salvato solo un miracolo.” Per quel che riguarda il governo, per Bianca Berlinguer ci troviamo in un sistema quasi presidenzialistico, ma non per colpa di Napolitano, mentre, parlando di toto-ministri, Sallusti considera il governo già fatto, nel senso che Napolitano ha blindato al 90% la lista dei ministri. E il ruolo dei diversi partiti? Per Orfini un governo di larghe intese deve includere le prime 3 forze politiche. “Se così non fosse il Pd deve giocare all’attacco e rivendicare per sè la possibilità di fare una cosa. Chiedendo a Renzi se se la sente di ricevere l’incarico di governo”. Ma il problema di fondo è che manca la comunicazione tra “la base del Pd e coloro che dovrebbero rappresentarlo” mentre, secondo Scanzi Berlusconi è il vincitore di questi giorni… grazie ai passi falsi del centrosinistra! Al riguardo interviene la Serracchiani che ancora si pone una domanda della quale nessuno si è ancora liberato: “Voglio sapere a chi è venuto in mente Marini, senza spiegarlo nei territori. Mi devono spiegare perché no a Rodotà e perché sì Napolitano”. Secondo la Berlinguer, che ricorda il corteggiamento di Bersani nei confronti del M5S fino all’umiliazione, il tutto era da giocarsi negli accordi preventivi: se ci fossero stati, la candidatura di Rodotà sarebbe stata accolta ma, allo stato dei fatti, “Sarebbe stata una resa per il Pd, che si sarebbe consegnato nella mani del M5S.” Del resto, se, come propone Serracchiani, se l’avessero votato in terzo scrutinio, avrebbero almeno dimostrato che non c’erano abbastanza voti e si sarebbe evitato un atteggiamento infantile del partito. In cambio di un PD obsoleto, però, è pronto a scendere in campo un battaglione di giovani, gli stessi che, dopo gli imperdonabili errori della dirigenza del partito, hanno deciso di occupare le sedi. Sono i giovani che non sono stati ascoltati: “Noi siamo il Pd buono, l’altra faccia del Pd. Noi non bruceremo la tessera del Pd, pensiamo di poterlo rappresentare”. La loro soluzione ideale? Un governo di scopo a tempo con il Pd che dovrebbe dare un appoggio esterno, ossia quello che Napolitano non ha chiesto, lui che, come ricorda Sallusti, “si fida solo di Amato”. Del resto, nota un rappresentante GD, c’è differenza tra un Presidente condiviso e uno che diventa garante di un patto di governo col Pdl. Ma se in Italia la gente non è contenta, forse un motivo c’è. Infatti, nota la giornalista Reuscher di Die Welt, “in Italia negli ultimi 20 anni nessuno dei partiti ha lavorato”. E’ pessimista anche per quello che riguarda le eventuali grandi intese, per le quali prevede grandi difficoltà nel ricercare grandi intese, che comunque sono destinate, in breve, ad una nuova rottura. Ferragina supporta la tesi: né Berlusconi né Bersani, secondo il docente di Oxford, possono offrire un contributo all’Italia.

La morale? C’è un Presidente, per eleggere il quale si è definitivamente disintegrato il governo che, molto teoricamente, avrebbe dovuto formare il governo, per il resto, l’idea di creare una grande intesa con un PdL che potrebbe tranquillamente chiamarsi Partito di Berlusconi mentre quello democratico cerca di capire che ne sarà di lui e il MoVimento 5 Stelle deve fare i conti con la sonora bastonata presa in Friuli. Rinnovamento o ritorno al (tragico) passato? Certo che se qualcuno si augura che il Pd sia in grado di cambiare, magari grazie ad una scissione che lasci “libera espressione” anche a volti nuovi, ci pensa Barca ad uccidere la speranza, affermando che tale separazione sarebbe, semplicemente, una “sciagura” per il partito. Del resto si definisce anche troppo impegnato a riflettere sulla media-lunga distanza per rispondere ad una domanda in merito alla candidatura di Renzi. Un bell’esempio di trasparenza politica!

Della Valle dice NO al governo politico

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A Piazza Pulita stasera si è parlato della storica rielezione di Giorgio Napolitano e la domanda che aleggiava era: il cambiamento di cui tanto si è parlato, è finito prima ancora di cominciare? S’inizia con il riassunto degli ultimi giorni, con le votazioni ma anche con le contestazioni e la puntualizzazione, da parte di Della Valle, che dovrebbe essere ascoltata, più che quella in piazza, la contestazione silenziosa delle famiglie: “E’ vero che ci vuole un appello sacrosanto alla riflessione, al rispetto delle istituzioni. Però oggi bisogna fare il punto. Il Paese in modo civile sta dicendo a molti politici che non vogliono più vederli”. Dopo aver fatto notare che è sacrosanto il discorso di Napolitano sulla necessità di una riforma elettorale, l’industriale ricorda che la cooperazione non deve riguardare solo i politici ma, sul piano del lavoro, “Dobbiamo stare uniti, anche con i sindacati bisogna pensare in maniera più cooperativa”. Per lui Renzi può rappresentare una risorsa per l’Italia mentre dubita dell’efficacia delle larghe intese: “Non bisogna fare un governo politico perché è la gente che deve sceglierselo. Serve un governo tecnico che risolve alcune questioni; e poi di corsa a votare”. Della Valle auspica inoltre un coinvolgimento degli imprenditori e presenta le sue priorità: “Garantire la cassa integrazione, migliorare le pensioni, fare la legge elettorale e cercare di mettere nella macchina dello Stato liquidità”.

Renzi tifa Letta… non ci sono dubbi!

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Ospite di  Lilli Gruber a Otto e mezzo su La7, Matteo Renzi non ha dubbi… il Premier deve essere Enrico Letta. Il sindaco di Firenze si auspica per il Pd un entrata in governo da protagonisti, poi ammette, «Abbiamo perso le elezioni. Così ci tocca governare con gli altri. E non è un inciucio. Non è che propongo io un governo ampio con il Pdl. Ormai è un dato di fatto. C’erano tre alternative dopo il voto: o si tornava a votare, o si faceva un accordo con Grillo o con il Pdl. Invece per due mesi ci siamo bloccati solo su alcune possibilità. Bersani  ha fatto bene a sperare di convincere il M5S. Ma loro hanno ribadito il ‘no’. E Bersani ne ha preso atto. La sua strategia lo ha portato a dimettersi e gli va riconosciuta grande serietà.»

Quanto a Franco Marini, Renzi non si nasconde: «Dice che ho un’ambizione smodata? È vero. Io ho l’ambizione di cambiare l’Italia. Ho grande rispetto per Marini e mi è dispiaciuto aver fatto una battaglia con lui. Ma io quello che pensavo gliel’ho detto in faccia come quando disse che ci voleva un cattolico sul Colle. Io ho giurato sulla Costituzione non sul Vangelo. La religione non può essere un titolo per rivendicare un posto in politica. Essere ambiziosi è una cosa bella, di cui non vergognarsi diverso è essere arroganti. Penso che questa politica mediocre e meschina abbia ridotto la dimensione dei nostri sogni, preferisco dei giovani ambiziosi a dei giovani bamboccioni».

Matteo Renzi commenta anche il discorso di Napolitano «Un gesto straordinario accettare la candidatura. La politica aveva fallito. Le tre minoranze del Parlamento non riuscivano a trovare accordo. Il suo è stato un gesto straordinario che gli è costato molto. Le ha cantate chiare ai partiti anche se ho visto che lo applaudivano»

Poi si prende una rivincita meritatissima. Renzi fa notare come anche il Capo di Stato abbia accusato i partiti di aver perso tempo, esattamente come aveva affermato qualche giorno fa lo stesso sindaco di Firenze suscitando poi polemiche e accuse da parte del suo partito.

 

Come hanno illuso gli italiani… Bersani poteva governare?

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Dopo le “roboanti” parole di Giorgio Napolitano come al solito ci sono le dichiarazioni dei leader o “ex leader” delle principali forze politiche e così arriva anche il turno di Pier Luigi Bersani. Il quale ha affermato, mentre lasciava l’Aula, “Cos’altro doveva dire? Ha detto benissimo quel che doveva dire.”. Un ottimo discorso per l’ex segretario del centro-sinistra o forse delle parole trattenute da rabbia e umiliazione per quel passaggio non proprio edificante che gli è stato rivolto dal Capo dello Stato quando ha parlato di un vincitore che non è riuscito “a governare con una simile sovrabbondanza”?

Forse gli italiani si sono illusi che Bersani potesse governare l’Italia anche perché chi ha da smacchiare un giaguaro non ha proprio tempo da dedicare alla politica di un Paese!

 

Tutti pronti per le consultazioni!

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Dopo l’insediamento, avvenuto oggi con il giuramento e il discorso rivolto al Parlamento, senza perdere ulteriore tempo visto che le votazioni risalgono a 54 giorni fa, domani il neo(ri)eletto Capo dello Stato darà il via alle consultazioni. Si prevedono tempi brevi, visto che Napolitano ha sentito recentemente tutte le delegazioni (in quel caso affidò l’incarico a Bersani che, come il Presidente non ha mancato di ricordare oggi, ha fallito miseramente nell’intento) ed ha ben chiara la situazione all’interno dei vari schieramenti. Ora che Gargamella non c’è più… ce la farà Grande Puffo a scongiurare un pronto ritorno alle urne?

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Quando la politica diventa una buffonata: Berlusconi vs Grillo!

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«Sono dei burattini che prendono ordini da uno squilibrato»

Così l’autorevole leader liquida la linea di Beppe Grillo e del M5S che definisce anche «analfabeti della democrazia». Sarebbe comico, se non fosse tragico. E’ appena finito il  giuramento di Napolitano con relativo discorso alla coalizione di larghe intese ed ecco l’exploit di Berlusconi che forse in un attacco di bipolarismo riconosce negli altri una sua peculiare caratteristica.

Ma probabilmente le polveri che si respirano in Parlamento hanno effetti collaterali non indifferenti se il leader del Pdl dichiara anche che «il discorso più ineccepibile e straordinario che io abbia mai sentito in 20 anni… è stato un intervento che ci ha emozionato tutti, un discorso ineccepibile. Riandando a memoria devo dire che questo è il più straordinario. È completo ha toccato tutti i temi alla base delle decisioni politiche».  Così ha definito il Cav, l’intervento di insediamento del Napolitano bis.

Date le parole di Berlusconi è probabile che agli italiani sia stato mandato in streaming il discorso di un altro Capo di Stato?

Il messaggio di Napolitano: tra bastonate e ammonizioni

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“Giuro di essere fedele alla Repubblica e di osservarne fedelmente la Costituzione”, con questa formula, a norma dell’art. 91 della Costituzione, Napolitano s’insedia per la seconda volta a Capo dello Stato. Inizia quindi il suo discorso con un ringraziamento per la sua elezione e per “la fiducia e l’affetto che ho visto in questi anni crescere verso di me e verso l’istituzione che rappresentavo tra grandi masse di cittadini”. Passa a giustificare il suo cambio di posizione, lui che aveva negato ogni possibilità di essere rieletto: si è visto spinto ad accettare dall’attuale situazione, soprattutto considerato il clima di tensione e l’inconcludenza, nonché impotenza, del Parlamento nello svolgere l’elezione. La rielezione del Presidente uscente, che non è mai avvenuta prima, non è però resa impossibile dalla stessa Costituzione, come se si fosse voluto lasciare aperta una finestra per momenti di particolare crisi, come quelli che si stanno affrontando. Napolitano parla allora di “vitalità delle istituzioni”, chiamate ad un compito gravoso, ossia di rinnovare e riformare la politica mettendole a confronto con i partiti dove prevalgono lentezze e contrapposizioni, nonché calcoli di convenienza e tatticismi. Moralità, trasparenza e taglio di costi sono stati ignorati a causa di questo atteggiamento e, di contro, ingigantiti da rappresentazioni unilaterali e indiscriminate in senso distruttivo. Imperdonabile, per Napolitano, resta inoltre la mancata riforma della legge elettorale del 2005, fatto che ha portato “il vincitore a non riuscire a governare una simile sovrabbondanza” dopo le elezioni. Ricorda poi di aver fatto un’opera di “persuasione vanificata da forze politiche che ora mi hanno chiamato a riprendere il ruolo di Presidente” e ammonisce che, se si troverà nuovamente dinanzi a simili assurdità, non esiterà “a trarne le conseguenze dinanzi al Paese”. “Non si può più sottrarsi al dovere della proposta, alla decisione netta e tempestiva per le riforme di cui hanno bisogno per vivere e sopravvivere la democrazia e la cittadinanza italiana”. Napolitano rinvia allora ai documenti stilati dai 10 saggi come indicativi di quello che c’è bisogno di attuare. Chiede attenzione per rafforzamento e rinnovamento degli organi dello Stato, come forze dell’ordine e Magistratura, che vanno “protette” anche da attacchi mediatici riconoscendo l’importanza che hanno per il mantenimento alla libertà. Per il Capo dello Stato, serve poi affrontare la recessione, potenziare l’istruzione e il capitale umano, favorire ricerca, innovazione e crescita delle imprese anche all’interno di un ambito europeo. Chiede inoltre che sia rivolta l’attenzione alla questione lavoro. Il cambiamento va fatto quindi partendo da questi punti, per essere efficace. Napolitano invita i deputati pentastellati a non continuare ad aizzare la contrapposizione aula/piazza, ma a partecipare in modo attivo all’interno del Parlamento. Parla di metodo democratico e si augura che le forze presenti non temano di convergere su alcuni punti. Parlando dei suoi compiti, ora che si è assunto nuovamente le sue responsabilità, ribadisce che tocca al governo riuscire ad ottenere la maggioranza in ambedue le Camere e non spetta al Presidente dare mandati per costituirne uno. Napolitano prende ad esempio l’Europa parlando del fatto che forze contrapposte possono trovare dialogo e riuscire a collaborare, scorda però di notare che all’estero sono presenti figure politiche molto diverse da quelle che siedono nel nostro Parlamento! La sua conclusione è netta e precisa: svolgerà i suoi compiti fino a quando la situazione lo renderà necessario e a quando le forze glielo consentiranno. E chiude: “W il Parlamento. W la Repubblica. W l’Italia.”

All’uscita del Presidente, la banda intona l’inno di Mameli, anche se forse ci si aspetterebbe l’inno tedesco, visto che negli ultimi tempi sembrano tutti molto più interessanti a strizzare l’occchio alla Merkell piuttosto che ai cittadini italiani. Quello che resta di questo discorso è indubbiamente la dura critica all’inconcludenza di Bersani, che fino all’ultimo non ha voluto ammettere i propri errori nè cercare soluzioni alternative e, la minaccia, non troppo velata, a  chi l’ha votato: è rimasto perchè gliel’hanno chiesto, ma certo ora non permetterà più che le sue parole cadano inascoltate. Ma siamo sicuri che ci sia ancora qualcuno che voglia ascoltare le parole del Presidente? Ricordiamoci gli appelli Fatti da Napolitano nei mesi precedenti le elezioni perché venisse modificata la legge elettorale, appelli rimasti inascoltati proprio da quella sinistra felicissima che tutto restasse immobile  C’è da chiedersi che credibilità possa avere chi siede sulle stesse poltrone da più anni ed ha condotto l’Italia alle attuali condizioni. Del discorso di Napolitano quello che non è piaciuto e ha lasciato l’amaro in bocca è l’invettiva contro i grillini perchè è suonata come un’offesa a tutti i “cittadini” accorsi in piazza, ancora prima che i deputati o lo stesso Grillo “chiamassero all’appello”:  l’invettiva di napolitano è suonata purtroppo come una patemte d’inettitudine nei confronti del ” popolo ” come “soggetto” incapace di ragionare da solo.  E’ vero che determinate questioni dovrebbero anche essere disputate in aul,,come dice Napolitano, ma se ciò non avviene è solo perché non si possono più definire ” rappresentanti del popolo” quelli che oramai sono ripiegati solo al raggiungimento del loro interesse personale. Per fortuna, allora, che di persone in grado di ragionare da sole, ignorando gli inetti che dovrebbero rappresentarle ce ne sono ancora , le stesse che, solo per fare un esempio, al termine di questo discorso si domandano perchè tante belle parole siano state spese affinchè ci si impegnasse a risolvere la questione del lavoro  ma senza ribadire e imporre il fatto che prima di tutto il lavoro è  un diritto fondamentale e un obiettivo da raggiungere senza mai  disgiungerlo dal diritto alla salute. Presidente, augurandoLe buon lavoro, solo una domanda: va bene se  il  lavoro salta fuori grazie a fabbriche che ammazzano la cittadinanza? Perchè il Salva-Ilva qualcuno l’ha firmato…

#ècolpaditwitter è boom su TT!

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Twitter ha miliardi di colpe… il Napolitano bis, la caduta di Bersani, l’ascesa di Renzi, insomma è colpa dei social network se esiste una casta e se si salvaguardia e guai a chi la importuna. Guai a chi ne parla… e finiamola anche con i “grandi puffi” e con “gli 87 anni del capo dello stato”… è solo colpa di Twitter!

 

Contestato Fassina. In Pole Amato, l’inventore del prelievo forzoso.

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Napolitano bis non piace e non sono solo i militanti di M5S a gridare. I contestatori sono gli iscritti al Pd, la base di centro-sinistra che l’altra sera aveva preso di mira Franceschini in un ristorante al centro di Roma, e che oggi contesta Fassina.

 Sulla pagina Facebook dell’ex segretario Pd i commenti sono stati accusatori. Uno per tutti è stato quello di Canio Muscillo:  “La tua colpa è di avere distrutto il centro sinistra, di avere inciuciato con Berlusconi, di essertene fregato degli italiani che stanno male, di non aver rinunciato ai tuoi privilegi, di fare parte della casta, la mia è di esserti amico su Facebook”,

La sinistra che rinnega la sua classe politica e si scontra con i rampanti renziani che invece Amato come Premier lo voterebbero subito. Quell’Amato tesoriere di Craxi. Quel Giuliano inventore del prelievo forzoso che non ci penserà due volte a rimettere le mani sui conti correnti degli italiani per prelevare i soldi della Cassa Integrazione, del rimborso pubblico ai partiti e per gli esodati.

Il Giorno del GIURAMENTO e delle INTERCETTAZIONI DISTRUTTE

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Oggi è il giorno del giuramento per Giorgio Napolitano, ma è anche il giorno delle intercettazioni distrutte.

Il gip di Palermo, Riccardo Ricciardi, ha distrutto le intercettazioni dell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia relative alle conversazioni telefoniche tra il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e l’ex ministro Nicola Mancino. Questa mattina nel carcere Ucciardone, in cui si trova il server che conservava i file si è proceduto alla cancellazione. Alle operazioni ha partecipato il tecnico della Rcs, la società che gestisce gli impianti di intercettazioni per conto della Procura di Palermo.

Il via libera è arrivato venerdì scorso dalla sesta sezione penale della Cassazione. La suprema corte, infatti, ha dichiarato inammissibile il ricorso di Massimo Ciancimino che chiedeva di poter ascoltare, in virtù del diritto di difesa, i colloqui.

Ci può essere democrazia? Oggi ha vint la piovra! Ha vinto sui cittadini e si è ancor più radicata nei vertici politici… quel tentacolo orrendo che stritola la legalità e uccide l’etica colpirà di nuovo, agendo indisturbato dietro le immunità dei potenti.

Ruzzle della politica e il rebus del Pd

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Il Napolitano bis, appena nato e già tanto odiato. Il primo probabilmente a odiarlo è proprio Giorgio Napolitano, che tuttavia ora si trova in una posizione di “gioco forza” che normalmente sarebbe negata al Presidente italiano. Monti e Napolitano due facce della stessa medaglia, due uomini che giurano che loro mai e poi mai si sarebbero ricandidati in politica e invece entrambi con prepotenza e determinazione ritornano alla ribalta dopo che il popolo aveva chiesto a gran voce che si ritirassero a vita “privata”. “Costretti” per il “bene del Paese”, “sacrificati” che si “immolano per l’Italia” a rimanere in prima linea.

Un Presidente eletto come afferma lo stesso Travaglio:

“con una votazione dal sapore vagamente mafioso (ogni scheda rigorosamente segnata e firmata, nella miglior tradizione corleonese). Pur di non mandare al Quirinale un uomo onesto, progressista, libero, non ricattabile e non controllabile, il Pd che giurava agli elettori “mai al governo con B.” va al governo con B., ufficializzando l’inciucio che dura sottobanco da vent’anni. Per non darla vinta ai 5Stelle, s’infila nelle fauci del Caimano e si condanna all’estinzione, regalando proprio a Grillo l’esclusiva del cambiamento e la bandiera di quel che resta della sinistra (con tanti saluti ai “rottamatori” più decrepiti di chi volevano rottamare). La cosa potrebbe non essere un dramma, se non fosse che trasforma la Repubblica italiana in una monarchia assoluta e la consegna a un governo di mummie, con i dieci saggi promossi ministri e il loro programma Ancien Régime a completare la Restaurazione. Viene in mente il ritorno dei codini nel 1815, dopo il Congresso di Vienna, con la differenza che qui non c’è stata rivoluzione né s’è visto un Napoleone. Ma il richiamo storico più appropriato è Weimar, con i vecchi partiti di centrosinistra che nel 1932 riconfermano il vecchio e rincoglionito generale von Hindenburg, 85 anni, spianando la strada a Hitler. Qui per fortuna non c’è alcun Hitler all’orizzonte. Però c’è B., che fino all’altroieri tremava dinanzi al Parlamento più antiberlusconiano del ventennio e ora si prepara a stravincere le prossime elezioni e salire al Colle appena Re Giorgio abdicherà”

Quello a cui abbiamo assistito è stato un vero e proprio Ruzzle, un mescolare “le lettere” per non cambiare nulla. Un mescolare le lettere e formare le stesse parole e perseguire gli stessi ideali: illegalità legalizzata, corruzione impunibile (tanto i parlamentari godono dell’immunità), privilegi inestirpabili.

Abbiamo assistito anche alla decapitazione della democrazia… un vero e proprio colpo di spugna in barba alla Costituzione. Quella migliore del mondo, quella che garantisce il popolo e lo fa sovrano sul suo suolo e quella osannata da Benigni è stata mozzata di netto, in un sol colpo, con una matita che ha grattato via ogni diritto ai cittadini scrivendo solo i propri interessi:

Cosa ci resta?

Ci resta il rebus del Pd. Quel partito che ha origini nobili e un futuro ignobile. Quel Pd che ha preferito il Caimano, che ha distrutto la dignità di milioni di lavoratori, di quegli operai che ci credevano in un uomo che si è rivelato ancor peggio di B., ma anche lui, dopo tutto, era un B.  Un Bersani cieco, sordo, incapace di andare oltre agli interessi personali, incapace di un cambiamento (pensava davvero che bastava pronunciare la parola per attuarlo?) , immobile come un bambino testardo a cui viene negato un gioco. Peccato che in gioco c’era l’Italia e lui non ha saputo, con responsabilità, guidare una delicata fase politica del Paese. Un incapace prima di tutto che si è posto come un novello “Gesù”… ma l’Italia non ha bisogno di martiri, ha bisogno di capacità, di programmaticità, di una limpidezza di idee e di animo. Come si può sentire un bersaniano convinto a vedere il suo leader abbracciato ad Alfano? Come si può sentire quando viene fatto un “accordo” con il nemico di sempre? Con quel Berlusconi indagato anche di prostituzione minorile? Ma davvero non c’è più nessuna dignità in questo paese? Davvero Bersani pensava che si potesse accettare il più infimo inciucio? Non tutti sono così marci… non tutti sono così schizzofrenicamente amorali… Il rebus è di un partito i cui elettori, quei veri martiri che ogni giorno con dignità ed etica vivono nel rispetto di alcuni ideali che ci vengono tramandati di generazione in generazione e che da sempre hanno formato l’ossatura di questo paese, sono ormai uccisi nel profondo, sono stati strangolati da un leader che gli ha mostrato il più becero tra i compromessi, che una volta naufragato, ha dato vita  a una soluzione  che è stata quella più malsana: morte alla democrazia!

Il rebus del Pd non è ricostruire un partito, ma è ricucire le coscienze dilaniate perchè dopo quello che si è visto sabato, ognuno oggi può essere delinquente, ognuno si sente autorizzato a evadere, a colludere, a rapinare… tanto ci hanno già strappato e fatto a brandelli la memoria e i sogni… in un colpo solo ci hanno ucciso passato e futuro… GRAZIE PARTITO INDEMOCRATICO!

La corsa di Renzi verso il cambiamento

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“Cambiare il Partito Democratico per cambiare l’Italia”: è questa la sfida del sindaco fiorentino Matteo Renzi che, appena iniziata l’era Napolitano bis e con un partito privo di gruppo dirigente, si accinge a candidare il suo progetto a favore di un “nuovo riformismo”. L’idea è quella di un PD rinnovato, che sia in grado d’interpretare il Paese senza paralizzarsi nella difesa delle “sue correnti”. Per Renzi è tempo di smettere d’inseguire Grillo e di mettersi al lavoro per proporre una nuova agenda individuando le priorità, come l’emergenza lavoro, e confrontandosi anche con il popolo del web. “A questo punto il Pd è in un angolo. O ne esce oppure salta in aria”, e per questo è necessario, secondo il sindaco, oganizzare un esecutivo in grado di far passare una nuova legge elettorale e di approvare un pacchetto di provvedimenti in grado di far respirare i cittadini. Un progetto con scadenza da qui ad un anno, per poi tornare al voto, possibilmente dopo aver introdotto l’elezione diretta del Capo dello Stato., ancora una volta, caldeggia l’abolizione del finanziamento pubblico ai partitie lancia un attacco a Grillo: la trasparenza non è lo streaming ma il rendiconto di spesa.

Jaccuse di Marini a Renzi!

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Ora c’è un Presidente della Repubblica e arriva il tempo dei bilanci all’interno del Pd. Il primo a puntare il dito è proprio Franco Marino che accusa senza mezzi termini il sindaco di Firenze.

A Lucia Annunziata che gli chiedeva dell’ipotesi di una divisione in due gruppi Marini ha replicato che “la discussione che si aprirà non potrà lasciare tutto come sta, può darsi si accenda un dibattito perché avverto differenti visioni politiche sotto la cenere, ma è bene che la cenere si levi”.

Marini risponde poi a Renzi che aveva definito la sua candidatura un dispetto all’Italia: “L’ambizione lo porterà fuori strada” si dice preoccupato per il presente del Pd: “E’ un partito allo sbando, deve recuperare credibilità, l’ha persa tutta. Su futuro governo la posizione dell’ex segretario Cisl è chiara: “bisogna fare un governo politico, che può avere anche l’esperto e intellettuale dentro, purché sia un esecutivo politico”.

Politica… niente che fuori esca da questa sfera e nulla che possa cambiare le cose… perché i politici nell’Italia in crisi ci vivono molto bene!

Non è un Paese per i cittadini: la manifestazione a Montecitorio

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Napolitano raggiunge il quorum e dalla piazza di Montecitorio iniziano tutti ad urlare: “Buffoni! Buffoni! Vergogna! Vergogna”. I “tutti” sono persone che sono arrivate prima ancora che Beppe Grillo lanciasse l’appello alla manifestazione, ci sono elettori Pd, Popolo Viola, elettori di Ingroia, Movimento 5 Stelle e anche alcuni rappresentanti di Rifondazione Comunista che, nonostante un primo screzio perchè “non si volevano bandiere”, si sono uniti all’appello “Rodotà Presidente!” Perchè tante sono le facce dell’Italia, c’è la studentessa che afferma di essere fortunata perchè “ho dietro i miei che mi sostentano gli studi. Io non voglio che se ne fuggano dalla porta secondaria del palazzo. Voglio che mi spieghino perché”. Ancora aspettano una risposta,  alle otto e mezzo di sera, nonostante Beppe Grillo abbia detto che non si sarebbe presentato, la gente è leggermente diminuita ma riesce comunque a bloccare via del Corso e gli ingressi laterali. Il passaggio i grandi elettori non riescono a crearselo, scelgono di uscire per via della Missione, ancora una volta il rifiuto netto di confrontarsi con gli elettori. La senatrice PD Rosa Maria Di Giorgi ci prova e viene accolta dalla constatazione che “Adesso l’elettorato non lo prendete più”. Però la domanda resta ancora nell’aria: perchè no Rodotà? La risposta rasenta l’assurdità, farebbe ridere se non fosse tragica la lotta di potere che determina, una posizione per partito preso: “Io con Rodotà – spiega la senatrice – ci ho lavorato insieme, purtroppo… l’ha bruciato Grillo”. Confermata allora la tesi dei deputati grillini: Rodotà no solo perchè il nome è stato fatto dalle loro fila? Forse i cittadini di Taranto potrebbero dire: “Napolitano no, perchè ha firmato il Salva Ilva”… e avrebbero più ragione! Anche Carlo Giovanrdi ha scelto l’entrata principale per fare la sua apparizione: per il parlamentare Pdl lancio di monetine e l’urlo: “mafioso!”. Ma lui non esita a rispondere che sia manifestanti che Grillo sono dei fasicsti a parlare di golpe di Stato. I politici non possono mostrarsi: “Hanno tradito il Paese”, ben accetti solo i pentastellati e i rappresentanti del Sel. Gli stessi che avranno il ruolo dell’opposizione nel governo che s’inizierà presto ad intravedere e che, al momento, è una confusa massa informe, con il Pd che si sgretola, perde pezzi per strada e, di certo, ha perso non solo elettori ma anche la faccia, e forse dovrebbe perdere anche il nome, che di democrazia non se n’è vista molta… Vendola ha allora in mente una nuova idea di “centrosinistra”: la lancerà l’8 maggio e, probabilemtne, vedrà nel gruppo il ministro della Coesione territoriale Fabrizio Barca e il suo sostegno via tweet, Maurizio Landini (segretario della Fiom) e Sergio Cofferati (ex segretario della Cgil). Il Movimento viene visto “come un possibile alleato”, su cui “convergere per alcuni punti del loro programma”. Nel frattempo il Pd non esiste in più e in molti si spostano attorno all’area Renzi. Nessuna piega per Berlusconi, si è ancora una volta aggiudicato un Presidente generoso per quel che riguarda i problemi con la giustizia e il suo partito esce ancora un volta compatto e sereno. Intanto sopraggiunge la sera, alle nove qualcuno ancora spera che Grillo riesca ad arrivare, che la sua presenza non si faccia ttendere fino all’indomani, ma la speranza è fugata: “No, no non possiamo. L’abbiamo scongiurato. E’ una questione di ordine pubblico. Basta davvero poco e può scatenarsi il disastro” spiega un parlamentare 5 stelle. Chi dorme tranquillo, poche ore dopo, è quella parte di elettorato che ancora una volta ha votato Berlusconi e l’ha visto trionfare, a tutti gli altri non resta che manifestare, ancora e ancora!

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Beppe Grillo conferenza stampa!

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Un discorso quello di Grillo alla stampa che parte dall’elezione di ieri del Presidente della Repubblica e spazia su tanti temi della politica e dell’economia. I punti fondamentali sono stati sulla riunione notturna tra Berlusconi, Monti, Bersani e Presidente della Repubblica, Napolitano che hanno poi portato alla rielezione del Presidente uscente, quando lo stesso Napolitano tempo fa aveva detto che non avrebbe mai accettato un altro settennato.  Ora faranno un governo sull’agenda Monti rivisitata con le opinioni dei 7 saggi. “L’applauso a Napolitano è stato liberatorio, dopo la paura di perdere i privilegi!”

Grillo torna anche sul problema del debito verso le imprese dicendo che nella liquidazione dei 40 miliardi non vi era riferimento alla piccola e media impresa e grazie a Crimi e alla Lombardi è stata inserita all’interno della legge le parole piccole e media impresa. Quindi quei soldi sarebbero sì arrivi nelle casse delle banche ma con nessun obbligo che poi arrivassero nelle casse delle imprese.

Poi fa convergere il discorso su Bersani e sulla sinistra:

“Noi siamo stati solo oggetto di scouting non ci voleva Bersani rendere partecipe di quello che si poteva fare insieme. Avevamo chiesto prima di levarsi il finanziamento pubblico ai partiti, poi avevamo chiesto di votare Rodotà. Invece non c’è stato un dialogo. E se ci fossero state le  le commissioni le leggi l’avevamo già fatte, perchè in questi mesi noi abbiamo continuatoa  lavorare per non perdere tempo”.

Sull’economia ricorda lo scandalo Mps e l’Imu pagata per coprire la falla lasciata dall’Istituto di credito, lo scudo fiscale che ha permesso di coprire i soldi delle tangenti e della corruzione dei partiti, oltre che quelli dell’attività delle cosche mafiose. Ma non risparmia neppure gli economisti che si occupano solo di Alta Finanza e dello spread senza dare soluzioni per l’industria o per l’economia pratica del paese “ci dovrebbero dire cosa produrre e non produrre non occuparsi dello Spread!”

Bindi frena Enrico Letta… non è il momento per farlo premier!

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La Bindi frena la candidatura di Enrico Letta come premier che afferma in un intervista a SkyTg24:

“Ieri è stato un giorno bello grazie alla disponibilità di Giorgio Napolitano, però indubbiammente il nostro gruppo prlamentare ha dato una brutta prova di sé.  Noi non abbiamo scelto la linea delle larghe intese e credo che sia una strada da non perseguire neanche adesso. Non possiamo allontanarci da un governo del presidente o da un governo di scopo nel quale i partiti sono un metro indietro, non un metro avanti. Se noi dovessimo mettere il vicesegretario del partito come uomo di governo (Letta, ndr), verremo meno alla linea politica del nostro partito. Ho grande stima di lui – ha detto – e credo che sarebbe molto capace, ma non è certo questo il momento”.

Poi punta il dito contro Bersani:

“Rinnovare la classe dirigente non siginifica fare operazioni di immagine, ma formare le persone”.

Ma poi parla anche della possibile scissione:

“Ora si va a congresso e si apre una fase molto importante: dobbiamo ritornare ad essere affidabili. Saremo chiamati a sostenere un governo. Nessuna delle componenti del partito può essere esclusa. Possiamo evitare una scissione se gestiamo bene questa fase. Bersani ha pensato di vincere rottamando e questo è stato un grande errore. Oggi abbiamo i franchi tiratori e dobbiamo richiedere un ulteriore sforzo a un 87enne”.

Il sogno di Enrico Letta si avvera Pd e Pdl insieme per forza

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Il sogno di Letta si avvera. Era il 13 luglio 2011 quando, in una intervista al Corriere della Sera, Enrico Letta dichiarava “Preferisco che i voti vadano al Pdl piuttosto che disperdersi verso Grillo“.  Sempre secondo Letta il Pdl senza Berlusconi è: “un interlocutore affidabile e credibile”.   Quindi Alfano piace e già si candida a Vicepremier al fianco di Letta che subentra a Bersani. 

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Ma chi è Letta? L’uomo dei mille compromessi? Sicuramente è l’uomo che ha scritto una lettera a Monti nel 2011 che riportava queste parole: «Mario, quando vuoi dimmi forme e modi con cui posso esserti utile dall’esterno. Sia ufficialmente (Bersani mi chiede per es. di interagire sulla questione dei vice) sia riservatamente. Per ora mi sembra tutto un miracolo! E allora i miracoli esistono!» firmato Enrico

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I miracoli esistono? Lo vogliamo chiedere ai suicidi delle marche come esistono i miracoli?

Ma questo non è nulla se si pensa che Enrico Letta abbia anche dichiarato che ”Sono convinto che la presenza di gruppi d’interesse economici e non economici, privati o pubblici, che si organizzano per influenzare la decisione pubblica, non sia scandaloso di per se’. Puo’, anzi, essere un segnale di vitalita’ del sistema democratico.”

Un vero esponente del centro sinistra che parla come il centro destra?

Chi meglio di lui per fare un governo di larghe intese? Con Angelino Alfano come vicepremier il governo di “scopo” è servito!

Ecco chi ha voluto Napolitano? La Chiesa?

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Quanti elettori ha la Chiesa  in Parlamento? Quante telefonate saranno intercorse tra Santa Sede ed elettori? Appena eletto Napolitano arriva immediatamente il messaggio di Papa Francesco che auspica di “continuare la sua azione illuminata e saggia sostenuto dalla responsabile cooperazione di tutti”.

Così, con la benedizione del Santo Padre, lunedì alle 17.00 il “nuovo” Presidente giurerà al Quirinale. Poi potremo iniziare una bel governo di “cambiamento” con un Enrico Letta – nel migliore dei casi – che applicherà i punti “illuminati”  dei 10 saggi.

“Non siamo qui come 5 stelle!” un cittadino, un uomo, non un parlamentare CRIMI!

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Grandissima presa di posizione del M5S che ricorda ai cittadini italiani che questa sera nessuno è 5 stelle, è una manifestazione pacifica e ricorda che loro che da dentro il parlamento faranno il possibile. Crimi e la piazza che si infiamma.

Sarà rivoluzione?

Sono milioni, Roma è blindata, giornata storica e Crimi parla da cittadino… scende in Piazza come chiunque e chiama la calma.

Inoltre si vocifera che potrebbe non essere piazza del Popolo la “location” di un’eventuale manifestazione del Movimento 5 Stelle con Beppe Grillo: la piazza dalle 20 alle 24 ospita infatti un altro evento, “A passo di tango in onore del Papa”, festa dedicata a papa Francesco e promossa da Roma capitale in collaborazione con l’Ambasciata argentina in Italia. I parlamentari del Movimento stanno cercando una soluzione alternativa, ma al momento non risultano richieste ufficiali di autorizzazione alle autorità di pubblica sicurezza. Ma è proprio strettamente necessaria la manifestazione a Passo di Tango in questo momento così delicato della democrazia?

Intanto Renzi, incurante del malessere della piazza twitta “Golpe? Ridicolo”. ”Parlare di golpe è ridicolo. Adesso il Pd ha l’occasione di cambiare davvero, senza paura. Ci proveremo”: cosi’ il sindaco di Firenze Matteo Renzi  su twitter. Non è il partito da prendere, non è la  Bastille da conquistare è da percepire che c’era una volontà netta del paese di eleggere una personalità che non fosse un politico.

Rielezione… A volte ritornano… ora si aspetta la resurrezione di Amato e Letta

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A volte ritornano… Ora stanno risorgendo anche se la Pasqua è passata… si parla già di un Governo dalle sbrindellate intese con Amato e Letta alla guida. Intanto Grillo sta cercando una piazza, un posto per gridare ai cittadini il suo dissenso… ormai l’Italia ha indietreggiato. Verrà applicato il programma dei “saggi”, di quegli uomini illuminati che hanno saputo fare un mare di carta straccia su riforme importanti come l’eliminazione del finanziamento pubblico ai partiti … per loro è sacrosanto il privilegio di casta. Un passo indietro, un’inciviltà prima che un inciucio, un schiaffo in faccia ai suicidi di uomini e donne oneste che con dignità abbandonano questa vita per non chiedere l’elemosina dopo una vita di sacrifici. Amato o Letta a questo punto diventano prestanomi… siamo all’interno di una tragica realtà che si ripropone senza aver cambiato nulla e lasciandoci il paese arcaico di sempre, sottomesso ancora di più all’Europa!

Si è dimessa la segreteria del PD!

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Le dimissioni del Segretario Nazionale del Partito Democratico Pier Luigi Bersani fa sorgere spontanea una domanda: chi sarà ora il nuovo reggente? Al Tg3, che chiede ad Enrico Letta se assumerà lui il ruolo, il politico fa sapere: “Si è dimessa l’intera segreteria e andremo a congresso”. E il sindaco fiorentino Renzi commenta tramite il suo profilo Twitter: “Adesso il Pd ha l’occasione di cambiare davvero, senza paura. Ci proveremo”. Sulla stessa pagina, porge i migliori auguri a Napolitano, a nome suo e di tutta la città di Firenze, ringraziandolo “per la straordinaria generosità che ha animato la sua scelta”. Approfitta della piattaforma anche per prendere posizione contro Grillo: “Napolitano è il presidente di tutti Parlare di golpe è ridicolo”.

Verso Roma: 2/3 di Parlamento vs la Piazza

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Dopo gli attacchi di Grillo, che parla di colpo di Stato sul suo blog, i politici prendono le distanze e gli chiedono non vengano esasperati i toni. “Occorre misurare le parole, per non instillare veleno nel dibattito politico – dice Nichi Vendola – non è un golpe, o un’involuzione autoritaria, ma la nomenklatura che si allea”. E Stefano Fassina del Pd aggiunge: “Grillo parla di golpe: smentisca e si scusi perché le sue sono parole incendiarie”. Anche Stefano Rodotà, da Bari, prende le distanze dopo aver ringraziato chi ha caldeggiato la sua nomina: “Sono sempre stato convinto che le decisioni parlamentari possano e debbano essere discusse e criticate duramente, ma partendo dal presupposto che si muovono nell’ambito della legalità democratica” e, di fronte al clima di tensione crescente, aggiunge “Sono sempre stato contrario alle marce su Roma”. Nel frattempo è giunta l’adesione di Forza Nuova all’appello di M5S e, sul profilo ufficiale Twitter, dice “No al Golpe Napolitano!” e “chiama tutti a manifestare stasera a Montecitorio”. Da parte sua Fico (M5S), uscendo da Montecitorio per raggiungere i cittadini raccolti in piazza, dichiara che “Questa è dittatura dei partiti, una partitocrazia che non vuole cedere e che oggi si è manifestata nel modo più evidente. Loro non hanno interesse per i cittadini, sono auto-arroccati nei palazzi”.

L’Italia traghettata nel passato, con gli stessi volti al potere, quelle stesse persone che hanno permesso la caduta nel baratro ora tirano un sospiro di sollievo perché sentono salde le loro posizioni. Berlusconi stringe le mani ai suoi vicini, Monti sorride soddisfatto dal suo seggio, Bersani respira libero ora che in qualche modo “ce l’ha fatta”. La gente fuori urla, si lamenta, organizza manifestazioni e i rappresentanti della “legalità diplomatica”, quelli che godono del legittimo impedimento per non presentarsi in tribunale, hanno stretto il cappio attorno al collo dei troppi suicidi per la crisi, si sono fatti finanziare da chi inquina il territorio e condanna una città alla morte per inquinamento, tutti loro festeggiano. Rinnovamento? Parole da campagna elettorale!

E nel frattempo la polizia raggiunge Montecitorio, il dispositivo di sicurezza viene aumentato e s’intravedono i sistemi di protezione leggera.

BOMBA ATOMICA IN PARLAMENTO alla votazione n.6 è BIS

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L’Italia in retromarcia che vota Napolitano e ritorna al passato della Prima Repubblica. Annullato il lavoro di mani pulite, annullati in uno scrutinio 20 anni di storia. Il vero vincitore è il Diabolik!

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Si ricomincia da Amato e Napolitano?

Dovremo ringraziare comunque il segretario Bersani che con la sua direzione ci ha permesso un vero Ritorno al Passato!

Come hanno potuto calpestare un popolo sovrano?  A essere traditi sono stati gli italiani, non Bersani che continua a fare il martire dopo che ha fatto affondare un partire storico.

La posta in gioco ora è alta e tutto il potere è nelle mani di un “Presidente-monarca” che può dettare le sue condizioni come ha già fatto in sede di accettazione del rinnovo “…Mi muove in questo momento il sentimento di non potermi sottrarre a un’assunzione di responsabilità verso la nazione, confidando che vi corrisponda una analoga collettiva assunzione di responsabilità”. Si parla già di un governo di larghe e sbrindellate intese, un immenso inciucio di dimensioni ipergalattiche, che riporti vecchi nomi nei posti chiave e che pian piano “la piovra” della longa manus della politica si riappropri di tutte le sue sedie.

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Rimane l’amarezza, lo sconforto di quello che poteva essere, di quello che milioni di elettori del Pd credevano possibile… Il Rinnovamento. Quella voglia di non dover più assistere ad appalti pubblici truccati, a favoritismi, a una politica sorda e cieca davanti al dramma sociale della povertà. Rimane quel sentimento di impotenza davanti al potere sconsiderato amministrato solo per interessi privati e non per nome e conto del popolo. Ora ritornerà la moda dello spread e del default dell’Alta Finanza che come la terza mano, come una Corte Suprema influirà sulle scelte di Governo monitorata dai poteri internazionali. Perché son giorni che non si sente più parlare delle società di rating? Perché senza un governo il ricatto non è attuabile per l’Alta Finanza internazionale. Ecco perché serviva un Presidente fuori da ogni ricatto politico, ecco perché serviva una personalità che potesse senza paura di ricatti e fuori da ogni contesa politica ergersi come garante di uno stato sovrano. Ecco perché serviva Rodotà. Oggi hanno strappato a brandelli le speranze degli italiani, rottamato i sogni dei giovani, sradicato le radici di un popolo che ha sempre lottato con dignità per essere rispettato nel mondo. Come si sentono oggi gli italiani in patria? Come si vergognano gli italiani all’estero? Che modelli possiamo offrire agli adolescenti? Chi sarà più interessato a lottare per un ideale giusto o sbagliato che sia? Chi ci darà la forza? Chi avrà il coraggio? Ci sarà spazio per una rivoluzione? Sarà pacifica? Forse quella pacifica è già stata sotterrata nel passato… ora è tempo di rinnovamento!

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Grillo urla al Golpe e chiede la mobilitazione! #TuttiaRoma

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Grillo lancia un appello in twitter: “Sto andando a Roma. Sarò davanti a Montecitorio stasera. Dobbiamo essere milioni”. Nel suo blog, inoltre, spiega il suo stato d’animo e legge la situazione in cui vessa attualmente il Paese:

Ci sono momenti decisivi nella storia di una Nazione. Oggi, 20 aprile 2013, è uno di quelli. E’ in atto un colpo di Stato. Pur di impedire un cambiamento sono disposti a tutto. Sono disperati. Quattro persone: Napolitano, Bersani, Berlusconi e Monti si sono incontrate in un salotto e hanno deciso di mantenere Napolitano al Quirinale, di nominare Amato presidente del Consiglio, di applicare come programma di Governo il documento dei dieci saggi di area pdl/pd che tra i suoi punti ha la mordacchia alla magistratura e il mantenimento del finanziamento pubblico ai partiti. Nel dopoguerra, anche nei momenti più oscuri della Repubblica, non c’è mai stata una contrapposizione così netta, così spudorata tra Palazzo e cittadini. Rodotà è la speranza di una nuova Italia, ma è sopra le parti, incorruttibile. Quindi pericoloso. Quindi non votabile. Il MoVimento 5 Stelle ha aperto gli occhi ormai anche ai ciechi sull’inciucio ventennale dei partiti.”

Si parla di golpe politico quindi, con i “4 soliti noti” che continuano a restare arroccati sui loro scranni. Ecco allora che arriva l’appello a tutti gli italiani, di far sentire la voce che per troppo tempo è rimasta inascoltata.

“Il M5S da solo non può però cambiare il Paese. E’ necessaria una mobilitazione popolare. Io sto andando a Roma in camper. Ho terminato la campagna elettorale in Friuli Venezia Giulia e sto arrivando. Sarò davanti a Montecitorio stasera. Rimarrò per tutto il tempo necessario. Dobbiamo essere milioni. Non lasciatemi solo o con quattro gatti. Di più non posso fare. Qui o si fa la democrazia o si muore come Paese.

LA STRAGE DEGLI ITALIANI: I 10 SAGGI NELL’ESECUTIVO

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La proposta è lì sul tavolo… prendere o lasciare. Già B & B sono stati informati, questa mattina mentre scalavano rapidi il Colle e si inginocchiavano davanti a sua Maestà il Re Giorgio. Il benevolente Giorgio accetta e rilancia. Uno scandalo all’interno di un altro scandalo. Il Secondo mandato a condizione di un Premier, forse Amato e un esecutivo composto dai 10 saggi che assicurino un entrata in porto alla politica: La Prima Repubblica.

Un bel regalo per chi cercava il cambiamento, il rinnovamento, un ruolo da protagonisti nel panorama internazionale:  ci presenteremo con un Presidente che ha sulle spalle 88 primavere e dei politici che appartengono all’era del Psi e della Dc. Abbiamo davanti a noi larghe intese di inciucio e larghe prospettive di corruzione.

BENVENUTI NELL’ITALIA DEL CAMBIAMENTO! PROSIT.

NAPOLITANO BIS, se questa è politica… agli italiani non resta che il suicidio!

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L’Italia non è un paese per gli italiani, ma solo per i politici. Pd e Pdl non sapendo chi scegliere, tra ipocrisie e interessi scelgono il vecchio che “puzza di bruciato” e lo rinstallano sul piedistallo per conservare i loro privilegi. Dopo una campagna elettorale che inneggiava al cambiamento ora vengono giù le maschere e si scoprono i volti senza cerone. Quello noto di Berlusconi lo conoscevamo fin troppo bene, ma quello di Bersani getta nello sconforto il popolo del Pd che aveva creduto nell'”uomo forte”, che invece si è dimostrato un dittatore fragile, un uomo d’argilla che si è frantumato da solo volendo imporre idee non condivise dal resto del partito.

Naturalmente il suo secondo mandato ha un prezzo: un governo di larghe intese: immobile e ingovernabile, l’ennesimo inciucio alle spalle degli italiani.

Ora c’è il “vecchio saggio” che ci traghetterà dalla Seconda Repubblica verso la Prima Repubblica.

Perché il popolo in Italia non si mobilita per impedirlo? Ce lo meritiamo? Ci meritiamo ancora i suicidi? Ancora la corruzione della prima repubblica che si sommerà alla seconda? Ancora il finanziamento pubblico ai partiti? Ancora una legge elettorale ingiusta e indifferente alla volontà del popolo? Una Carta Costituzionale rivista per potenziare i poteri forti? La giustizia al soldo della politica? La stampa sottomessa ai partiti? Le tv di stato con i talent show e la pubblicità Mulino Bianco per obnubilare le menti delle nuove generazioni? E’ questa l’Italia che vogliamo?

Ma tanto anche domani, domenica all’ora di pranzo, milioni di italiani staranno a pranzare tranquilli con le lasagne sul tavolo e  a discutere del campionato… quindi sì, ce lo meritiamo!

Il flash-mob improvvisato dai grillini: Rodotà Presidente!

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Sia deputati che senatori grillini scendono in piazza assieme ai manifestanti. Tutti 160 brandiscono un cartello con scritto “Rodotà perchè no” o, in alternativa, “Rodotà presidente”. Colgono di sorpresa anche i giornalisti presenti con questo flash mob improvvisato. E’ Vito Crimi che prende la parola per far notare che il nome di Rodotà viene urlato in tutte le piazze ed il PD risponde con l’ennesimo inciucio con il PdL dimostrando una volta in più che il Partito Democratico non ascolta né base né cittadini ma solo i propri interessi. E ancora manca la risposta alla fatidica domanda: “Perchè no Rodotà?”. Ci sarà un motivo, a parte il fatto che sia stato il MoVimento 5 Stelle a proporlo, visto che non è un uomo di partito. Ancora una volta in più, comunque, i grillini sono riusciti a far passare un’immagine evocativa: sono gli unici ad ascoltare quello che vuole il popolo ossia, chiaramente, il loro candidato.

Il bianco vergognoso della quinta votazione… Rodotà perchè no?

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Se ne va anche la quinta votazione con un nulla di fatto studiato a tavolino ora che il Pd si è frantumato come “come un savoiardo dentro la tazza del caffelatte bollente”, se si vuole utilizzare quella che potrebbe essere benissimo una metafora bersaniana.

Ma purtroppo la tragedia è palese… è un vuoto incolmabile da cui si teme che possa emergere il vecchio e il peggio come un bis di Napolitano, come la Cancellieri, come un D’Alema o peggio ancora un outsider plurindagato dell’ultimo momento che possa cancellare i processi a Berlusconi e affidare il governo a un “tecnico” per una nuova manovra finanziaria, vistoc eh i conti dello stato restano in sospeso e la Cig non è coperta… uno strangolamento ulteriore dei cittadini per l’incapacità di aver messo un uomo illuminato che possa guidare il paese fuori da questo tunnel perverso in cui i partiti, troppo collusi, corrotti e potenti, non intendono mollare i loro privilegi. Che paghino gli italiani… che paghi il popolo… e il popolo pagherebbe se potesse come ha sempre fatto, nonostante i furbetti di evasori… ma ora sembra che per pagare si debba dare la vita, non abbiamo più nulla da immolare a “lor signori”… Si accontenteranno delle nostre misere vite così prive di ogni valore per loro che hanno interessi internazionali e conti all’estero da tutelare?

Napolitano bis… un pericolo da scongiurare!

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Giorgio Napolitano in queste ore sta subendo diverse pressioni per candidarsi a un secondo mandato… e questa doveva essere la legislatura del cambiamento? Napolitano è un pericolo da scongiurare ed ecco il perchè!

Come lo stesso Travaglio affermava a dicembre è l’uomo che entrò a gamba tesa:

“nell’ inchiesta dei pm di Salerno sul verminaio politico- affaristico-giudiziario che aveva insabbiato le indagini di De Magistris a Catanzaro, chiedendo di leggere gli atti (non si sa bene a che titolo) durante la perquisizione degli uffici giudiziari calabresi, il capo dello Stato si crede il capo dei giudici, autorizzato a immischiarsi nelle indagini che gli danno noia. La scena si ripeté nell’aprile scorso quando, incalzato dallo stalking di Mancino, Napolitano e il suo consigliere mobilitarono in gran segreto il procuratore antimafia e il Pg della Cassazione per deviare le indagini di Palermo sulla trattativa Stato-mafia”.

Poi si scoprì che fra le telefonate intercettate sulle utenze di Mancino, ce n’erano anche quattro con Napolitano e lo stesso giornalista del Fatto Quotidiano commenta così:

“Allora questi scatenò un conflitto di attribuzioni alla Consulta contro la Procura, accusata di aver leso le sue prerogative per non aver distrutto le telefonate con la sua voce, The Voice. Peccato che il Codice assegni il potere di distruggerle non al pm, ma al gip. Ora Napolitano si accinge a firmare il decreto incostituzionale del governo Monti che dissequestra gli impianti inquinanti dell’Ilva, sequestrati da un gip per fermare il disastro colposo e gli omicidi colposi. Cioè fa proprio ciò che imputa falsamente ai pm di Palermo: lede le prerogative di un potere dello Stato. Ma chi si crede di essere: la Supercassazione di lorsignori? Chi gli vuol bene gli regali una copia della Costituzione e gli spieghi che non può fare così. Altrimenti i cittadini comuni, colpevoli di non avere un cognome famoso o una lobby alle spalle, dunque sprovvisti del numero verde di Sos Colle, si fanno strane idee”.

Ma Napolitano è anche il Presidente della grazia a Sallusti, in una vicenda giudiziaria che se non fosse tragica sarebbe comica e quella ancor più grave, a fine mandato, concessa al  colonnello americano della Nato Joseph Romano, condannato a 7 anni definitivi per il sequestro di Abu Omar e latitante dal 2007. Marco Travaglio fa notare quindi:

“Forse non tutti colgono lo scandalo di questa grazia. Romano è stato giudicato colpevole dalla Cassazione per aver rapito nel 2003 – insieme a 27 agenti Cia e con l’appoggio del Sismi del generale Pollari – l’imam di Milano e averlo poi imbarcato della base Nato di Aviano a quella di Ramstein, e di lì al Cairo, dove fu interrogato e torturato per mesi. Il sequestro – scrive la Cassazione – “venne realizzato per trasportare il prigioniero in uno Stato, l’Egitto, nel quale era ammesso l’interrogatorio sotto tortura, a cui Abu Omar fu effettivamente sottoposto. E pazienza se la tortura è bandita non solo dalla leggi europee, ma anche da mezza dozzina di convenzioni Onu e Ue. Tutte regolarmente sottoscritte dall’Italia, tutte violate dai sequestratori italiani e americani di Abu Omar e dai governi italiani di destra e di sinistra, che dal 2006 a oggi proteggono questi delinquenti col segreto di Stato, con tre conflitti di attribuzioni contro i giudici alla Consulta e col blocco dei mandati di cattura disposti dai giudici per assicurarli finalmente alla giustizia”.

E’ poi il presidente che ha salvato Silvio Berlusconi per ben due volte:

“nel novembre 2010 con il rinvio del voto di sfiducia a dopo la finanziaria (intanto quello comprava deputati un tanto al chilo). E il risalvataggio di B. nel dicembre 2011 con l’idea geniale del governo Monti al posto delle elezioni che avrebbero asfaltato il Caimano”.

Ed è poi il Presidente che ha temporeggiato con “i 10 saggi” per assicurare il posto da Capo del Governo al suo protetto Pierluigi Bersani, candidato premier del Pd, congelando un incarico di governo pronto a scongelarsi appena il partito democratico avesse scelto un suo successore che, compiacente e compromesso, ridesse l’incarico di governo proprio al  leader del pd.  Che nel frattempo ci siano stati diversi suicidi per la crisi e l’immobilismo in cui Napolitano ha gettato il paese che importa? Era solo il popolo che si sacrificava in nome del potere politico e delle sorti di Pierluigi Bersani!

Un presidente capace di non riconoscere una forza politica avendo più volte affermato che Beppe Grillo non sapeva neppure chi fosse. Una vergogna per i cittadini che credevano, a torto o a ragione, in un rinnovamento e cambiamento.

E’ un Presidente? Chi lo vuole? Berlusconi per far piazza pulita dei suoi processi, il Pd per avere un amico sulla sedia al Quirinale che come un Re conceda la grazia agli amici e condanni il popolo a morire di stenti in nome dei privilegi politici che da sempre Napolitano difende avendo fatto ribadire tramite i 10 saggi che è giusto il finanziamento ai partiti anche in tempi di crisi.

Facciamolo per loro… Non votate Napolitano Bis.

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I post di Renzi da Facebook: l’analisi del “rottamatore”

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“Seguo con preoccupazione ciò che sta accadendo a Roma, sperando che il voto dei grandi elettori dia al Paese un Presidente della Repubblica autorevole. Nel post precedente vi ho detto la mia su ciò che è accaduto ieri riguardo alla mancata elezione di Prodi”.

Esordisce così nella giornata di oggi il sindaco di Firenze che ieri si era espresso in questi termini:

“Per tutto il giorno di oggi sono stato accusato su Facebook di sostenere una candidatura, quella di Romano Prodi. Adesso l’accusa é opposta: aver complottato contro la candidatura Prodi. Se non ci fosse di mezzo l’Italia ci sarebbe da ridere. Primo punto: io le cose le dico in faccia, sempre. I doppiogiochisti non mi piacciono. Se dico che sosteniamo Prodi, lo facciamo. Se andiamo contro Marini lodiciamo a viso aperto. Secondo punto: il Quirinale richiede per definizione una persona esperta e competente. Lasciatevelo dire da rottamatore, il Quirinale non si trova il candidato “nuovo”. Il Presidente della Repubblica deve avere caratura internazionale e senso dello stato: Prodi sarebbe stato un ottimo presidente. Ma lo hanno fatto fuori alcuni parlamentari PD che al mattino avevano applaudito la sua designazione a scena aperta. Occorre dire a questi rappresentanti del popolo che non si fa così: si deve avere il coraggio delle proprie azioni. Io non sono un grande elettore e non ho mai espresso UN candidato. Ho sempre detto che ce ne sono molti, donne e uomini. Chi ha la responsabilità di guidare il partito adesso abbia la lucidità di indicare una soluzione autorevole, per l’Italia. Chi sta in Parlamento sappia che sta scherzando con il bene più prezioso, la dignità della politica…”

Il post di Renzi inviato oggi su Facebook continua parlando anche delle dimissioni di Bersani e della crisi del Pd:

Trovo inevitabile e saggio che Bersani abbia annunciato le sue dimissioni e spero che il mio partito possa subito uscire dalla delicata crisi che stiamo attraversando dal dopo elezioni: nel mio piccolo farò di tutto per dare una mano al Pd e al Paese. Nel frattempo continuo il mio lavoro in Palazzo Vecchio. Come sapete non sono un grande elettore e dunque trovo corretto mantenere gli impegni da Sindaco. Ho portato il saluto di Firenze ai Maestri del Commercio, adesso celebro due matrimoni, quindi vado all’inaugurazione della Mostra dell’Artigianato in Fortezza. Faccio il mio dovere, insomma. E spero tanto che i grandi elettori facciano il loro dovere, con trasparenza e senza i disgustosi giochini di ieri…

L’analisi lucida e puntuale di Matteo Renzi scandisce il percorso all’inferno in cui leader democratico ha gettato il proprio partito. Quello che Renzi aveva costruito nelle primarie, quando poi era uscito sconfitto riconoscendo la premiership a Bersani.  E se senza dubbio tramare alle spalle è un “gioco politico disonesto e pericoloso per la nazione” c’è da interrogarsi quanto sia stato aperto il dialogo all’interno delle riunioni del Pd proprio dal leader Bersani. Spesso un’errata direzione porta    a distorsioni del sistema come quelle a cui abbiamo assistito nella giornata di ieri.

Senza Capo di Stato, senza Premier, senza Segretario del Partito: TRADITORI!

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Un’assemblea tesissima dove Bersani, descritto dai presenti come furioso, annuncia le sue dimissioni accusando i franchi tiratori di essere dei traditori:

“Guardatevi in faccia, uno su quattro di voi è un traditore”

Nel delirio di onnipotenza Bersani è diventato Gesù?

Da buon servo sciocco gli fa eco Dario Franceschini che ripete le parole di Bersani (tante volte qualcuno non avesse capito): ‘uno su quattro ha tradito’.

Insomma Franceschi a questo punto non ha certezza dell’intelligenza dei suoi… spera ancora che non hanno scritto il nome giusto perchè non hanno capito? C’è bisogno di ripetere le cose così da fissarle nel cervello? Manipoliamo anche i pensieri?

L’addio di Bersani dopo che sara’ risolto il nodo del presidente della repubblica si consuma cosi’ tra gli applausi, anche polemici, di qualcuno, e le accuse incrociate tra le varie tifoserie, alimentando il sospetto che il Pd sia a un punto di rottura nel quale non si escludono scissioni.

BERSANI SI DIMETTE… IL GIAGUARO LO AVEVA IN CASA!

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Bersani è crollato! L’impalcatura non ha retto, si è smontata di colpo e lo ha trascinato a picco. Ha voluto portare avanti le sue idee che si sono rivelate perdenti, all’ultimo momento ha tentato il colpo di coda e ha stretto la mano all’avversario, ne ha baciato l’erede e si è inchinato di fronte al Re Berlusconi che lo ha condotto dentro “il lato oscuro della forza!”

Ma Bersani poteva stare nel lato oscuro? Bersani non sta in nessun lato, meno che meno a sinistra di Berlusconi… Bersani non ha posto, non ha terra, è talmente fragile che una piuma lo può uccidere, e una goccia di pioggia… seppellire. E’ stato un vortice e lo abbiamo visto scomparire dentro un urna che è diventata una bara. Le sue idee tirate forse fuori dalla lampada di  Aladino non hanno esaudito i desideri degli italiani, ma neppure quelli dei parlamentari… perdente, sconfitto, va a smacchiare i pantaloni dopo che il giaguaro, che era in casa sua, lo ha sbranato!

E’ morto Angelo Rovati, braccio destro di Prodi, travolto dallo scandalo Telecom

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È morto a 67 anni Angelo Rovati, ex consigliere di Romano Prodi durante il secondo governo. Rovati da giovane era stato un giocatore di basket negli anni ’60 e ’70 a Cantù, Bologna (Fortitudo), Venezia e Forlì. Rovati fu presidente della Lega pallacanestro di serie A dal ’96 al ’98. Dopo il ritiro dal campo giocato, divenne imprenditore nel settore dei montaggi industriali, logistica e catering.  Nel 1996 iniziò la sua collaborazione pubblica con Romano Prodi, sostenendolo durante la campagna elettorale. Nel 2006 divenne consigliere della presidenza del Consiglio dei ministri, incarico che lasciò poco dopo essendo travolto dallo scandalo del piano di ristrutturazione di Telecom Italia, consegnato in modo privato a Marco Tronchetti Provera.

Renzi e le teorie complottistiche!

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Matteo Renzi prende le distanze dall’affossamento di Romano Prodi nella corsa al Quirinale: “Per tutto il giorno sono stato accusato su Facebook di sostenere una candidatura, quella di Romano Prodi. Ora l’accusa è opposta: aver complottato contro la candidatura Prodi. Se non ci fosse di mezzo l’Italia sarebbe da rider . Io le cose le dico in faccia, sempre. I doppiogiochisti non mi piacciono”

Prodi ruggisce contro Bersani… ora c’è da calmare il leone?

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Prodi non ce la fa durante la quarta votazione e il Pd già logorato implode. E’ la resa dei conti, la Bindi si dimette e Prodi chiede le dimissioni di Bersani con una frase che non lascia equivoci:

‘Chi mi ha portato a questa decisione si assuma le sue responsabilità. Io non posso che prenderne atto’

”Oggi mi è stato offerto un compito che molto mi onorava anche se non faceva parte dei programmi della mia vita. Ringrazio coloro che mi hanno ritenuto degno di questo incarico. Il risultato del voto e la dinamica che è alle sue spalle mi inducono a ritenere che non ci siano più le condizioni. Ritorno dunque serenamente ai programmi della mia vita.”

Intanto Silvio Berlusconi è appena giunto a Palazzo Chigi insieme con i capigruppo del Pdl per incontrare Mario Monti. L’incontro servirà per fare il punto su una possibile convergenza del Pdl sul nome di Anna Maria Cancellieri come candidato al Colle, proposta avanzata da Scelta Civica.

Prima “vittima” delle scelte del PD: Rosy Bindi si dimette!

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Il presidente dell’assemblea del PD, Rosy Bindi, ha presentato le sue dimissioni. Dopo la spaccatura interna del Partito Democratico con la candidatura di Marini e il ricompattamento sotto il nome di Prodi, la batosta della quarta votazione ha come risultato la firma di uno dei pilastri del partito sotto il foglio di dimissioni. Se Renzi, il rottamatore, non era riuscito a svecchiare il quadro dirigente, i risultati di questi ultimi due giorni, che si sommano all’incapacità di raggiungere la maggioranza congiunta in Camera e Senato dopo l’ultima chiamata alle urne, riescono nell’intento. Non è l’unica defezione: Romano Prodi ha infatti ritirato la sua candidatura. Chi sarà il prossimo?

Il tweet di Maria Laura Rodotà!

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Sta facendo molto discutere un tweet di Maria Laura Rodotà, giornalista del Corriere della Sera e soprattutto figlia di Stefano Rodotà, in cui racconta di essere bersagliata dalle telefonate degli esponenti del Pd. Il contenuto è facilmente immaginabile:

Fantastico. Pur di non parlare col garante quelli del piddì chiamano me per convincermi a convincerlo non si sa di che #aldolapachealcolle

Il tweet ha provocato tantissime reazioni, anche perché dove si è visto mai che gli esponenti del Pd chiamano la figlia del ex garante della Privacy? E poi per cosa? Convincere il padre a rinunciare alla candidatura al Quirinale? Sono impazziti nel partito? Sono allo sbando?

A rispondere al tweet, fra gli altri, anche la piddina Anna Paola Concia che afferma di aver contattato Rodotà e che lui le ha risposto senza problemi.

Se questa è sinistra… Ivan Scalfarotto non ho votato Rodotà ecco il perchè!

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Ivan Scalfarotto, vicepresidente dell’Assemblea nazionale del Partito democratico e deputato al Parlamento, oggi ha scritto sul suo blog le motivazioni per cui secondo lui non era giusto votare Rodotà:

La persona che viene eletta, almeno nel nostro sistema costituzionale che deliberatamente non prevede l’elezione diretta da parte del popolo, non deve rappresentare solo se stessa ma una soluzione politica che assicuri stabilità ed equilibrio politico al paese per un periodo di sette (lunghissimi, sul piano istituzionale) anni“.

Cioè il Presidente della Repubblica visto che non è eletto diretto dal popolo deve essere un gioco di potere? Che assicuri stabilità ed equilibrio? Non che sia super partes e garantista?

“Veniamo dunque a Rodotà. Tolte dal campo le sue straordinarie qualità personali, cosa rappresenterebbe un voto per Rodotà? La risposta è che la scelta del professore avrebbe senso solo se, in termini politici, essa costituisse la legittimazione e lo “sdoganamento” del M5S nel quadro politico-istituzionale del paese. Se costituisse, in altri termini, l’accettazione da parte di M5S del sistema istituzionale della democrazia rappresentativa, disegnata intorno ai partiti, voluta dai nostri costituenti”.

Cioè se l’M5S venisse a dover reggere in piedi un governo con Bersani abbracciato ad Alfano? La democrazia rappresentativa svuotata del significato (cioè se non condivisa la scelta con il popolo) cosa rappresenta? Se stessa?   I nostri costituenti hanno solo parlato di democrazia rappresentativa espressa attraverso i partiti, non di una democrazia che rappresenti i partiti ignorando i cittadini.

“Il problema è che M5S non ha inteso proporre Rodotà a questo scopo. La scelta del candidato Rodotà non significa che il movimento di Grillo ha accettato la responsabilità che deriva dall’essere diventato un protagonista della nostra vita parlamentare. Rodotà è stato scelto solo per essere arrivato terzo alle “quirinarie” e per il fatto che Gabanelli e Strada hanno rinunciato. Non è un’idea che si vuole condividere, ma solo un’altra proposta “prendere-o-lasciare” che non risponde a un pensiero di costruzione di un sistema comune, ma impone al parlamento la combinazione, piuttosto casuale, dell’esito di una competizione online.”

Invece Marini è frutto di un lungo studio a tavolino tra Bersani e Berlusconi? Prodi è frutto di tanti compromessi delle diverse correnti del Pd? Il risultato è noto… ci sono parlamentari che ancora hanno rispetto per il popolo e non li votano.

Inoltre, una volta per tutte, la sinistra la smette di scrivere in modo burocratese e incomprensibile e si avvicina al popolo spiegando le proprie idee in modo semplice ed esaustivo e non coprendosi dietro grandi paroloni solo per mascherare i privilegi acquisiti?

BERSANI LASCIA?

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E ‘ possibile, è probabile, forse sta  diventando certo. Il partito è chiaro che lo sta silurando in ogni modo possibile, il Sel è più vicino ai grillini che al Pd e la base è contro di lui. Cosa resta a Bersani? La certezza di aver perso portando avanti le sue idee. Di non essersi piegato, di non aver ascoltato e di non aver dialogato… di non aver fatto partecipare al suo progetto il partito, i cittadini e soprattutto di aver scelto l’alleato più sbagliato e compromesso che possa esistere al mondo: il corrotto Silvio Berlusconi, che ne esce ringiovanito e rinvigorito da così tanto squallore. Bersani abbracciato ad Alfano, un pugno in faccia agli italiani, una pistola alla tempia per chi sognava un Paese di Sinistra. Sinistra che non è il “sole dell’avvenire”, anche perchè a questo punto neppure con la bomba nucleare riaccendiamo la luce nel cuore di quegli italiani che alla politica ci tengono, che la passione di vedere una legge che nasce e poi cambia e si modifica attraverso l’iter parlamentare e alla fine si applica e consente una qualità di vita  migliore ai cittadini è come un piccolo seme da cui nasce un albero (quell’Ulivo che oggi si è seccato definitivamente e ha mandato al rogo Prodi).

Bersani se va? Forse il partito risorge, forse l’Italia può continuare a sperare che non c’è proprio bisogno di smacchiare il giaguaro sono solo da candeggiare gli animi di certi dirigenti di partito!

BRUCIATO PRODI… Incontro Pd e M5S già da stasera?

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”La candidatura di Prodi non c’è più”. Così Matteo Renzi parlando con i cronisti lasciando Palazzo Vecchio. Il sindaco fiorentino ha poi aggiunto: “Bersani aveva chiesto un voto per Prodi e tutti avevano detto di sì. Ma poi quel voto non c’è stato”. Come dire: il segretario è sfiduciato nei fatti.

Da Roma invece Roberta Lombardi, capogruppo alla Camera del M5S, conferma l’incontro tra grillini e partito democratico ma mette in chiaro le condizioni:
”Noi abbiamo risposto loro che per noi va bene  a patto che l’incontro venga allargato a tutti i deputati e i senatori che intendono partecipare. Ancora non abbiamo ricevuto una loro risposta, anche se i parlamentari Pd ancora non ne sapevano nulla”.

Scalando il Colle… Sfiora Prodi e sprofonda Bersani! Il presidente non c’è

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Alla 4 votazione sfiora il Quirinale Prodi candidato del Pd, ma non ce la fa. Ma quello che è più evidente è la sconfitta di Bersani che ha dovuto cedere al candidato di Renzi, mettendo da parte le sue velleità di fare il capo del governo. Ora sembra sempre più probabile che ci sia la confusione più totale nelle file del Pd, mentre il Pdl e Scelta Civica si compattano sul nome della cancellieri. M5S e Sel su Rodotà.

Resta l’amarezza di chi come Crimi esprime il suo dissenso che è sicuramente quello della maggior parte di italiani che avevano anche manifestato davanti al Parlamento: Chiediamo agli onorevoli parlamentari di questo paese di rispondere a questa semplice domanda #rodotàperchèno?

Qualcuno ce la farà a far votare al Pd Rodotà?

Il caos in Aula e le manifestazioni in Piazza… così si diventa Presidenti!

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Sin da ieri un gruppetto di cittadini grillini e del popolo viola scandiscono slogan a favore di Stefano Rodotà; a questi si sono uniti nel pomeriggio manifestanti del Pdl chiamati a protestare contro l’ipotesi che Romano Prodi possa salire al Quirinale. Quindi, a sorpresa, sono rumorosamente comparsi una trentina di militanti di Casa Pound, anche loro schierati contro Prodi. Nessun problema di ordine pubblico. La polizia schierata osserva tranquilla mentre i cameraman e fotografi riprendono la scena.

Scandalo al parlamento… la Mussolini e la sua maglietta contro Prodi

mussolini - maglietta

IL DIAVOLO VESTE PRODI!

La mussolini indossa una maglietta  con la scritta “Il diavolo veste Prodi” e la votazione subisce uno stop.

La Mussolini inveisce contro la Boldrini che la richiama “Lei non può farmi nulla, io sono una senatrice”. Grasso tace.

La Boldrini chiede massima collaborazione e prega i Capogruppi dei partiti a intervenire. Inoltre richiama anche al rispetto per la votazione che si sta svolgendo che è delicatissima.

Alla fine la Mussolini viene accompagnata fuori dall’Aula e la votazione riprende.

Stefano Ro-do-tà! Lo gridano i parlamentari a M5S

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«Ro-do-tà! Ro-do-tà!». Alla fine dell’assemblea dei parlamentari del Movimento 5 Stelle i cori sono quasi da stadio, con il candidato al Quirinale Stefano Rodotà acclamato a gran voce dai grillini allo stesso modo in cui veniva acclamato dai cittadini in piazza fuori da Montecitorio, ieri e due giorni fa. 

Il video degli applausi dei neo-parlamentari del M5S è stato pubblicato sul web da Claudio Messora, consulente per la comunicazione per il gruppo dei grillini al Senato.
‘L’urlo che taglia la testa al toro’, si intitola il post che accompagna il video. «La realtà è quella che vedete qui – c’è scritto in uno stralcio del post – Diffondetela. Democrazia diretta vuol dire anche questo».

 

La politica non dovrebbe essere partecipazione? Ancora schede bianche

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La politica dovrebbe essere partecipazione… di idee prima di tutto! Le schede bianche in parlamento per l’elezione del capo di stato denotano la totale mancanza di partecipazione e di idee… un bianco che è immagine del vuoto istituzionale che stiamo vivendo e che convergerà su un nome di compromesso, chiudendo ancora una volta la faccia al dialogo con gli elettori ed estromettendoli dalla partecipazione.

Sembra che Rodotà ormai sia un’utopia!

Alla terza votazione per il Presidente della Repubblica i risultati hanno portato l’ennesima fumata nera.

La scelta del Presidente vista dall’Europa

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L’Italia il paese che non si può governare sta scegliendo il Presidente che la guiderà nei prossimi 7 anni. Ci guardano, ci studiano e non ci capiscono… ma non ci capiamo neppure noi con Bersani abbracciato ad Alfano e con Prodi candidato mentre il popolo invoca Rodotà… Improvvisamente l’Italia è stata sconvolta dalla pandemia grillina?

“Ci sono eventi nella politica italiana, che ci ricordano perchè la raffinata arte degli intrighi politici abbiano avuto origine in questo paese. Occasioni, come la scelta del nuovo Capo dello Stato, dove come diceva Giulio Andreotti, non esistono regole, ma solo errori, che bisogna evitare di compiere” così scrive il settimanale tedesco Die Zeit.

L’Europa si aspetta poi un Presidente che che possa convincere che l’Italia sia una nazione affidabile, nonostante la sua crisi economica e la paralisi politica che l’ha colpita da ormai due anni e mezzo, quando il governo Berlusconi collassò sotto i colpi dello spread. Gli italiani si aspettano un Presidente che chieda all’Europa come si possa ridurre a stracci nazioni come la Grecia (che potrebbe essere ricca solo con il turismo), come si può ridurre a pezzi Cipro (che ha i giacimenti di gas), come si può mettere in crisi Spagna e Portogallo? C’è una volontà di alcuni Paesi che non hanno sbocco al mare di appropriarsi di nazioni contornate dal mare attraverso i ricatti dell’alta finanza? C’è un disegno preciso del nord Europa di dilaniare il sud? E l’Italia è l’unico Paese che tra stenti e sacrifici ancora non si è fatto sottomettere? Quindi ancora noi a dover dimostrare qualcosa?

 Inoltre il settimanale tedesco loda Giorgio Napolitano e le sue scelte… gli italiani se sentono ancora parlare di saggi prendono a calci il Quirinale. Senza poi parlare delle intercettazioni… che naturalmente all’estero non interessano e non hanno rilievo, neanche possono immaginare un Italia senza la mafia, i mandolini e la pizza.

Ecco all’Europa serve un Presidente che possa sottomettere l’Italia al suo volere, agli italiani serve un Presidente che sappia imporsi a livello internazionale! Ecco perché all’Europa va bene Prodi e agli italiani Rodotà.

 

Gli italiani non contano nulla… il PD sceglie Prodi!

Quanto conta l’idea di un italiano?

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In questo momento ZERO. Per tutta la giornata di ieri la base del Pd ha chiesto a gran voce di elegge Rodotà, ma invece Bersani sceglie di ascoltare solo i dirigenti del partito e candida Prodi. E’ una sconfitta per il popolo della sinistra ed è un “oltraggio” a destra. Fino a ieri dovevamo avere un uomo che garantisse tutte le forze in parlamento e a meno di 24h spunta il nome di un ex leader di sinistra. Nei giorni scorsi vi è stata anche la lettera del Presidente del Inps che accusava Prodi e sembra che ora tutto sia stato dimenticato… altra polvere da mettere sotto il tappeto. Bersani non è più un leader, ma forse non lo è mai stato, era solo un uomo fragile che con delirio di onnipotenza ha provato a fare il dittatore non avendone le capacità, riuscendo alla fine solo a centuplicare le correnti interne al suo movimento. Lui se ne andrà questo è chiaro ormai lasciando il Pd agonizzante. La sinistra ha mostrato il suo lato peggiore, quel lato che ha umiliato e dilaniato la coscienza di tanti elettori, di quelli che nella sinistra ci sono cresciuti e hanno condiviso la storia e gli ideali. Di quelli che hanno avuto i parenti partigiani, di quelli che hanno visto scorrere il sangue per un ideale, di quelli che vorrebbero davvero un po’ di giustizia sociale, di uguaglianza, di libertà…  La sinistra ha sempre deluso, è sempre stata incapace di lottare per gli ideali in cui credeva, incapace di proporre l’aborto, il divorzio, incapace di amministrare lo stato se non chiedendo nuovi sforzi ai cittadini. Ecco ora al Colle salirà colui che mise l’una tantum per entrare nell’euro, entrerà un europeista al soldo della Merkel, entrerà quello che Marco Travaglio ha definito un uomo che “profuma di bucato”. Ecco gli italiani non si meritano un uomo risciacquato e una centrifugato… si sarebbero meritati, dopo tanti sforzi e tanti suicidi, un Rodotà!

(Vai a: Romano Prodi visto da Travaglio)

#occupyPD: quando i giovani dicono NO all’inciucio!

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Il senatore del PdL Scilipoti ha lanciato un comunicato: “Voterò il professore Rodotà, politico dell’anticasta”. Ha anche “giustificato” la decisione: “Mi sono lasciato convincere dal tumulto dei 50 dimostranti che da stamattina si sono assiepati a Montecitorio. In fondo, il professore può essere un degno rappresentante dell’anticasta, un esempio di nuovismo a cui non bisogna porre argini”. La sua era una forma ironica, e infatti hanno subito fatto seguito le dovute ‘spiegazioni’: “Il professore è stato deputato al parlamento italiano solo per quattro legislature consecutive (dall’VIII all’XI) mentre solo per undici anni ha calcato i banchi del parlamento europeo; e’ stato per otto anni garante per la protezione dei dati personali, e ora, a soli 80 anni, ha davanti a sé un fulgido e splendente futuro”. Il popolo del web si è sbizzarrito a commentare tali dichiarazioni, ma c’era qualcuno che, altrove, faceva sul serio. Sono i Giovani del Partito Democratico, che, stanchi dell’atteggiamento dei loro “rappresentati”, hanno optato per una manifestazione di protesta che si è estesa lungo tutto lo Stivale. Perchè i giovani dicono NO a un Presidente scelto a tavolino assieme al PdL. Ed ecco allora che #OccupyPD diventa il loro urlo di protesta!

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Cosa c’è nel passato di Sergio Chiamparino?

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Cosa c’è nel passato di Sergio Chiamparino?
C’è il cimitero monumentale di Torino, c’è una storia di esumazioni sbrigative e di tante famiglie a cui viene sottratto il proprio caro e non hanno neppure più una tomba su cui deporre i fiori. Possiamo pure pensare che non è in un cimitero che si trovano le anime dei defunti o che tutto finisca con la morte o che sarebbe meglio per tutti spargere le ceneri in mare senza avere posti di culto che se ci si pensa bene possono anche risultare macabri. Ma la libertà delle persone è di poter scegliere per i propri cari una tomba, un cimitero, un luogo dove portare anche i nipoti a pregare o magari solo a portare un fiore. Se pure ci può suonare retorico, non abbiamo nessun diritto di vietarlo e soprattutto non dovrebbero eliminare questo diritto le istituzioni.
Al centro dello scandalo essenzialmente una società, la Ics e due calabresi, Antonio Marchio di Albi e Ilario Umbaca di Locri.  Alla società il comune affidò un progetto per 24mila esumazioni in due anni esatti e per 9 milioni di euro. Dovevano essere 34 esumazioni al giorno e invece finirono per essere 108 per ottimizzare le spese per le ossa da traslare e gli operai da pagare. Inizia il contenzioso tra la ditta e il Comune. I familiari non trovano più i loro cari. Ammassati insieme agli altri. Tombe profanate da escavatori impazziti, senz’arte e senza grazia. La polvere e lo scandalo sotto la Mole. La Procura indaga per vilipendio delle bare. La storia va su tutti i giornali. Nella sala del Consiglio salta la poltrona dell’assessore di allora, Beppe Lodi, con delega ai Cimiteri. Il sindaco pro tempore, Sergio Chiamparino, chiede scusa ai cittadini. Ma ormai la frittata è fatta. La proposta choc è quella di cremarli al costo di 430 euro o di rimetterli in terra a soli 830.
Dopo sei anni la tegola della giurisdizione. C’è stato un difetto di giurisdizione, la vicenda va trattata non in sede civile ma in un Tribunale amministrativo. Lo scandalo si riduce ad un pugno di mosche. Il comitato dei parenti è sconcertato. A pagarne solo i due calabresi. Rimasti senza lavoro. Sono accampati sul tetto del cimitero monumentale da più di un mese. Chiedono il diritto di sfamare le loro famiglie. All’Ics subentra un’altra ditta che non ne vuole più sapere. Eppure il contratto prevedeva l’obbligo del reintegro.
C’è un capro espiatorio in questa storia. I calabresi calzano bene. Hanno provato pure ad infangarli per furto di bare, Marchio, e molestie sessuali, Umbaca. Non ci sono riusciti. E li hanno licenziati. Sotto la Mole c’è un forte desiderio di dimenticare quella che è ancora una ferita aperta.  Tutto questo avveniva nel lontano 2004 quindi ora Chiamparino è un uomo nuovo, senza macchia nè peccato?

  

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