Il mondo guarda all’Italia… e al flop di Grillo!

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E’ catalizzata su Grillo l’attenzione della stampa estera, tutta per quella caduta rovinosa dell’ex comico che è volato in alto alle precedenti elezioni e per il quale è stata ancora più dolorosa la caduta alle ultime amministrative. Pd e Pdl si suddividono poche righe, ma i titoli sono tutti per Beppe. Che affonda, evapora, crolla, così diconoi. Gli elettori “illudono Grillo ai comizi”, “Guadagna l’astensione e perde Grillo”, tutti titoli che sottolineano il flop del movimento, nelle urne. Solo El Diario sottolinea il fallimento dei sondaggi e la relativa “sorpresa” del risultato. Ma le amministrative sono state anche astensionismo, ed è infatti questo il secondo tema preferito. Nessuno però all’estero, pur esesndo gli interlocutori preferiti dal leader che parla di stampa venduta quando guarda all’Italia, espone la teoria elaborata dallo stesso Grillo, mancano i riferimenti  al poderoso blocco sociale di pensionati e dipendenti pubblici che tramerebbe alle sua spalle. Del resto solo in Italia quando qualcosa va male si cercano cause esterne…

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Alle amministrative italiane si vota anche il candidato morto

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E’ morto il 15 maggio scorso a causa di un infarto fulminante il candidato sindaco Fulvio Di Benedetto. Gli elettori di Sulmona, in provincia di L’Aquila, l’hanno votato ugualmente e il morto ha ottenuto 3.255 consensi, pari a una percentuale del 21,8%. Forte di questi voti, il candidato – un ingegnere molto conosciuto e amato nella zona – si piazza secondo nella corsa alla poltrona di sindaco e dovrebbe prendere parte al ballottaggio, ma al suo posto sarà in lizza il terzo qualificato nella corsa. Sulmona Unita rimpiange il suo candidato di punta anche con gruppi di sostegno creati ad hoc su “Facebook”, mentre la contesa politica prosegue tra il candidato del centrosinistra Peppino Ranalli e quello del centrodestra Luigi La Civita, in base a quanto prevede la legge elettorale italiana.

Tempi duri per Grillo: ora il M5S guarda alla TV?

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Beppe Grillo e il MoVimento 5 Stelle si pongono delle domande e, dopo aver accusato i media per il pessimo risultato elettorale, “E’ colpa della stampa, ne siamo stati vittime” ha detto De Vito, ora sembrano inizare a pensare che blog e Rete non siano più sufficienti. In cerca di possibili colpevoli, però, il leader ha fatto marcia indietro: “Non diamo la colpa ai giornalisti o ai talk show, per favore – scrive sul suo blog oggi – Possono aver inciso, ma non più di tanto. Il 50% o poco meno non ha votato”. Dopo le tante proteste, allora arriva il monito a riflettere mentre sempre più persone spingono perché Grillo vada a parlare in tv, e nelle tv italiane, non solo in quelle straniere come ha fatto finora. Vada in Rai, su Mediaset, su Sky, per parlare a tutti, anche a chi Internet non ce l’ha. Un cambio di rotta dunque? Potrebbe essere una scelta vincente o, piuttosto, rivelarsi l’ennesimo boomerang dopo il tema della trasparenza e la diatriba su scontrini e finanziamenti?   Perchè ora c’è anche un video che fa non poco discutere su youtube: un messaggio elettorale che il Semplice Portavoce ha indirizzato ai sostenitori ciociari del MoVimento, in particolare a quelli Ferentino, Torrice e Atina, tre piccoli comuni in provincia di Frosinone. In questo video Grillo fa sfoggio di tutte le sue doti di comico, visto che tutti quelli che sono accanto a lui si piegano in due dalle risate. Il Messaggero ha provato a descriverlo:

Grillo esordisce: «Cari elettori di Ferentino, Atina e…». Esita un attimo. Le persone che sono dietro la telecamera già ridono a crepapelle, una voce di donna ironizza «e… soreta». Risate. Invece è Torrice il terzo Comune dove corrono i 5Stelle. Imbarazzo. Si va avanti. «Siete in provincia di Frosinone – risate – città che ho sempre nel cuore – risate – quando i miei figli mi dicono dove vai, voglio andare a Frosinone». Valanga di risate. «Sentite gente che ride ma è una cosa seria», dice il comico.

Termina poi, tra il paternalistico ed il civilizzatore, spiegando che bisogna partire dai piccoli centri, per poi espandersi. Apprezzato l’omaggio? No! il primo commento, infatti, di un utente ciociaro che, offeso, commenta: “Il paese si chiama Ferentino…tanto per la cronaca…grazie per aver deriso la Ciociaria, dimostrate come sempre che la vostra pochezza rasenta il ridicolo. E non venite a parlare di sarcasmo…ma come pretendete di essere presi sul serio?”.

Verso il ballottaggio: riscossa PD?

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Sono già cinque le vittorie nette del PD, che nel corso di queste amministrative si è aggiudicato Pisa, Sondrio, Vicenza, Massa e Isernia, negli altri seggi, con l’attenzione nazionale puntata su quelli romani, si va al ballottaggio, sempre in scontro diretto Pd-PdL con il MoVimento 5 Stelle in netto calo di consensi. Tra due settimane in quasi tutte le città capoluogo il centrosinistra partirà in vantaggioincluse storiche roccaforti del centrodestra come Brescia e Treviso, a riprova che se, a livello nazionale, il PdL guadagna consensi, le cose stanno in maniera diversa in assenza del Cav. Il centrodestra ha quindi di che preoccuparsi, con un elettorato che si sta erodendo soprattutto al Nord ed è indietro nel mini-test nazionale della Capitale. Ballottaggio Pd-Pdl anche a Siena, con i democratici in testa, nella città tornata alle urne dopo lo scandalo Mps. Un risultato che è stato letto come un riconsolidamento del partito dem ma anche come un buon segnale a livello nazionale, come ha fatto notare il presidente del Consiglio Enrico Letta a Repubblica: “Si diceva che il cosiddetto inciucio dovesse portare Grillo all’80 per cento. Invece ai ballottaggi vanno solo candidati del centrosinistra e del centrodestra. Perché non c’è un inciucio, ma un governo di servizio”. Vendola, all’opposto, ha rivendicato la vittoria di un centrosinistra di popolo: “Oggi il centrosinistra risorse, ha ritrovato ossigeno, respira a pieni polmoni e sembra essere tornato capace di vincere la partita”. Soddisfatto Marino, che non si fida però del risultato del primo turno e apre la porta al M5S: “Hanno parlato di trasparenza, di riduzione dei costi della politica, di democrazia partecipata. Sono temi che che ci appartengono e porteremo avanti da domani”. In tutto questo, Alemanno, continua a nutrire fiducia nel futuro e nel ballottaggio: “Ci sono ancora due settimane di tempo, riusciremo a recuperare”. Sua anche un’analisi sul mancato voto: “C’è sicuramente un elemento di insoddisfazione rispetto a quello che abbiamo prodotto, ma più di questo è emersa la distanza dei cittadini dalla politica. Se avessero voluto votare contro di me, i romani avevano a disposizione tre scelte: Marino, Marchini e De Vito. Il problema è più generale e riguarda tutti”.

MoVimento 5 Stelle stelle tagliato fuori da tutti i ballottaggi dunque, lo stesso tsunami che doveva spazzare via tutto e tutti, che doveva rispedire tutti a casa, è crollato in queste ammininistrative, anche se c’è chi nega. Paolo Becchi si rifugia sul dato allarmante di chi è rimasto a casa “Tutti sapevano che non avremmo ripetuto il risultato delle politiche, ma non c’è stato nessun crollo”. Per lui a perdere è stato il “sistema dei partiti”, considerata la bassa affluenza. Ma sembra che, per la prima volta qualche ripensamento ci sia anche in casa pentastellata. Arrivano allora i primi dubbi sulla strategia politica adottata, considerati i numeri molto lontani dell’exploit esaltante dello scorso febbraio. Il senatore Zaccagnini lancia, dalle pagine di Repubblica, uno strale all’intero movimento: “Abbiamo sbagliato a dire sempre no, ci ha lasciato chi voleva cambiare”, quindi passa ad attaccare il capogruppo al Senato Vito Crimi: “Non ha senso limitarsi alla protesta. Occorre fare delle proposte e parlare di strategie politiche: il contrario di quel che dice Crimi”. Ma anche la base è delusa e sui social network piovono le critiche, mentre il nodo principale resta quello della democrazia interna: “Avete buttato un potenziale di 9 milioni di elettori”, si critica. Altri spiegano: “Non fate gli struzzi, abbiamo perso”. Internet è il termometro della rivolta dei militanti, tanto che il leader starebbe pensando di andare in tv. Tutto mentre dallo staff del M5S si sta cercando di frenare le dichiarazioni degli eletti, per evitare polemiche.

Le amministrative: cartoline da Roma

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A Roma continuano gli spogli ma da subito una cosa è apparsa chiara: a vincere è stato l’astensionismo. Le percentuali di elettori sono in calo quasi ovunque, ma nella Capitale è stato registrato il maggior numero di astenuti con solo il 52,8% degli aventi diritto a recarsi alle urne, contro il 73,6% del 2008. Un crollo di quasi 21 punti percentuali dunque, che dimostrano come la politica italiana, complice anche il governo di larghe intese che per molti elettori ha rappresentato un tradimento.

Ma se è già deciso il ballottaggio tra Marino e Alemanno, con il primo saldamente in testa e il sindaco uscente che consiglia al Pd di non cantar vittoria, molti sono stati gli interventi “alternativi” per i quali vale la pena ricordare queste elezioni. Una “cartolina dalle elezioni” è quella che ritrae il candidato al I Municipio Augusto Caratelli (Pdl), già presidente del gruppo Pdl nel consiglio uscente e presente nella campagna elettorale con una singolare foto sui suoi manifestini che lo ritrae nelle vesti di centurione romano. Il candidato ha votato… ma nel seggio sbagliato! Si è infatti presentato a un seggio della scuola Manin di via Bixio all’Esquilino. La deroga, permessa dal presidente del seggio, è stata vivacemente contestata dai rappresentanti di lista del Pd e di Sel, che hanno ricordato il fonogramma specifico inviato domenica mattina dall’Ufficio elettorale del Comune secondo il quale “i componenti del seggio, i rappresentanti di lista e le forze dell’ordine possono votare solo se elettori del medesimo municipio”. Ma forse nessuno ha avvisato il centurione, perchè, intervistato al telefono, ha chiuso la chiamata con un secco: “Non ho tempo per rispondere, sono con persone al seggio… E poi io sono rappresentante di lista e mi risulta che posso votare ovunque”.

Chi dovrà nettamente rivedere la propria linea, però, è il Movimento 5 Stelle, ora che anche la loro base si sta spaccando e in molti iniziano ad incolpare gli stessi Grillo e Casaleggio per il netto crollo. Ma De Vito, il candidato sincado per Roma, ha affermato che “Il dato di oggi non è così negativo se confrontato con il 16,64 ottenuto a Roma alle regionali, un calo non drammatico e così vistoso. Non siamo scontenti del risultato ottenuto, si parla del 13-14%. Siamo contenti di entrare in Consiglio, faremo un’ottima opposizione”. La causa del calo, per De Vito, è da trovare nel fatto che “abbiamo avuto pochissimo spazio, i giornali hanno parlato pochissimo di noi. I partiti hanno messo in campo un potere e una forza economica superiore alla nostra che ha permesso meglio di intercettare piu’ voti rispetto agli astenuti”. Una stoccata infine anche ad Alfio Marchini: “Ci si e’ messo anche Marchini che ha messo una forza economica molto forte e ha preso un 9-10%”. Sul Semplice Portavoce? “Il movimento non e’ Beppe Grillo: Grillo e’ una persona importante, e’ venuto e ha fatto il suo comizio, come lo avevo fatto io mezz’ora prima parlando dei temi della campagna romana”. Insomma, sembra parlare da politico navigato, puntando il dito contro gli altri ma senza fare una seria analisi delle difficoltà effettive del Movimento. Ma in fin dei conti meglio non guardarsi attorno, come spiega Zaghis: “non paragoniamo mele con pere”.

Ci si chiede cosa potranno fare i due candidati che affronteranno il ballottaggio per riuscire a catturare gli astenuti, considerato che lo spoglio sta dimostrando che gli italiani sono stanchi e che anche l’antipolitica non riesce ad attecchiare, così come non non premia pienamente neanche una novità civica e di territorio come il movimento di Alfio Marchini, imprenditore romanissimo nè un voto di nicchia come quello per la sinistra di Sandro Medici. Alemanno giustamente osserva che “nessuno vuole essere sindaco del 50% dei romani” e prosegue: “Bisogna portare al voto metà dei romani, bisogna capire il perché dell’astensionismo soprattutto dei giovani”. Marino risponde invece in modo pragmatico, con un discorso di politica che si basa sui dati di fatto: “buche, senza casa, senza lavoro”. Il rappresentante del Pd ringrazia chi “ha votato” prima di setenziare: “la città vuole cambiare, la corsa però non è finita”. Un appello poi agli elettori del M5S in vista del prossimo turno, per ricordare che “abbiamo temi in comune”. Di certo Marino molto dovrà contare sulle proprie forze, considerato che alle spalle ha un partito che al momento sembra inesistente.

Può essere invece fiero di sè Marchini, che infatti afferma: “abbiamo ucciso il consociativismo” e giudica il risultato ottenuto “straordinario: un popolo si è messo in marcia”. Non parla di endorsement l’accorto Marchini ma, precisa, “non farò il vice di nessuno ma faremo una grande attenzione ai programmi e ai valori”.

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Nell’attesa del ballottaggio del 9 e 10 giugno, viene da chiedersi a chi potrà dare la colpa in caso di sconfitta Alemanno. Perchè ieri, dopo aver invitato i tifosi di Lazio e Roma a mantenere la calma e non dare uno spettacolo negativo della città, non ha trovato altra motivazione per la scarsa affluenza se non nel derby valido per la Coppa Italia. Affermazione questa che ha fatto sbizzarrire il popolo di Twitter, come una rapida raccolta di cinguettii di elettori insoddisfatti può dimostrare. Si va dal “Dopo #colpaditwitter #colpadelderby ma #colpavostra mai?!” al: “se Roma è uno scandalo dal punto di vista delle barriere architettoniche #romaèvita”. Ma non mancano le riletture all’affermazione del sindaco: “é #colpadelderby se sono il sindaco peggiore della storia di Roma”. Ma anche: “#colpadelderby se i parenti di #alemanno non l’hanno votato”. C’è poi chi nega che sia successo qualcosa ieri allo Stadio Olimpico: “#colpadelderby Quale derby? Ieri non si è giocato nessun derby”. Ma qualcuno si spinge anche oltre: “È decisamente #colpadelderby se nelle strade ci sono buche così grosse che fanno provincia”. Forse qualche spunto da prendere c’è…

Elezioni amministrative: urne quasi vuote? L’affluenza è bassa

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Se serviva un’ennesima conferma per il fatto che gli italiani siano delusi dalla politica che ci amministra, sta arrivanto. Sono sette milioni le persone chiamate aller une oggi e domani per le elezioni del sindaco e del consiglio comunale di 563 comuni, con la sfida più importante che si svolge a Roma dove, alle 12, ha votato solo il 9.32% degli aventi diritto: cinque punti in meno se confrontata con le precedenti omologhe. Non se la passano meglio i comuni, che perdono oltre quattro punti rispetto e si fermano a un’affluenza dell’11.57%. Al voto sono chiamati anche i cittadini di Ancona e di altri 14 capoluoghi di provincia: Avellino, Barletta, Brescia, Iglesias, Imperia, Isernia, Lodi, Massa, Pisa, Siena, Sondrio, Treviso, Vicenza e Viterbo. In Valle d’Aosta, invece, ad essere eletto sarà il consiglio regionale.

Perchè le amministrative di domenica sono importanti?

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Saranno fondamentali, importanti e cambieranno gli equilibri del governo? E’ probabile che chi uscirà vincitore poi faccia acquistare più forza a un partito piuttosto che all’altro ed essendoci un esecutivo di larghe intese è chiaro che questo avrà riflessi importanti anche nella politica nazionale oltre che locale.  In particolare sarà interessante chi vincerà a Roma, centro amministrativo importante e sede dei palazzi del potere. Sarà anche importante la sfida in Sicilia per capire quanti voti prenderà M5S. Nell’isola ci sono importanti città che vanno al voto come Catania, Messina, Ragusa e Siracusa che possono spostare anche qui gli equilibri della regione e fare da cassa di risonanza nazionale. Sarà anche interessante il voto di Brescia, di Lodi e di Sondrio per vedere se al nord la Lega ancora ha il suo elettorato a livello locale o se sta subendo una flessione dopo la scelta di andare all’opposizione a livello nazionale. Pisa e Siena faranno da ago della bilancia per la Toscana e si toccherà con mano quanto la spaccatura del Pd è profonda. Sono quindi elezioni amministrative che valgono come un’elezione nazionale? Sicuramente hanno un peso ben più elevato rispetto a quelle degli anni passati.

C’è del marcio in MPS? Siena, lo scandalo e le elezioni.

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Elezioni amministrative a Siena… naturalmente il clima è bollente e nel cuore della Toscana, c’è ancora quella ferita che viene curata con il silenzio perché alzare il coperchio in questo momento può significare creare un terremoto politico i cui esiti travolgerebbero inesorabilmente l’esecutivo. Alle 19 Grillo fa il suo comizio e inevitabilmente c’è al centro lo scandalo MPS, ma già nella mattina di oggi una delegazione di parlamentari pentastellati è scesa in sala stampa alla Camera e ha annunciato: “Abbiamo presentato una proposta di legge per istituire una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla banca senese. Non basta il lavoro svolto dalla magistratura, perché molte delle domande che ruotano attorno alla banca e che necessitano di una risposta esulano da un aspetto prettamente giudiziale.” Quindi si va in cerca di responsabilità politiche?

Ma è solo Grillo a sostenere questa linea? E’ solo Grillo e i parlamentari del suo Movimento a indicare tra i responsabili dello scandalo MPS anche alcuni politici? Sembra proprio di no. Mauro Aurigi, sindacalista alla Mps dal 1957, critica l’istituo dagli anni ’90. C’è chi sostiene che sia uomo vicino ai pentastellati, ma Grillo ha fondato il M5S solo nel 2009… O Augeri è un profeta con la palla di cristallo o qualcosa di marcio c’era già in Mps. E’ lo stesso sindacalista che ha dichiarato  “Il problema è che la nostra è una città affiliata e succube a cosche di potere, come purtroppo accade in tante città meridionali. Se la quotazione di borsa iniziale fosse stata mantenuta, oggi avremmo una banca che varrebbe 60miliardi di euro. Invece ne vale 2”

Dove è il peccato originale? “La privatizzazione. Ha sradicato un’istituzione che faceva dell’attaccamento dei suoi dipendenti alla città una delle sue fortune, e che in virtù di quell’amore avrebbero respinto le operazioni spericolate fatte in questi anni”.

E i responsabili?  “Ma ormai del Pci delle origini in questo contesto non c’è nulla. Sono solo arrampicatori sociali spaventosi, che si nascondono dietro un’etichetta di partito”.

Secondo Grillo e  il M5S la cura per la banca è la nazionalizzazione… ma purtroppo per alcuni e per fortuna per altri sembra proprio che i pentastellati non riusciranno a conquistare la fascia tricolore… eccezion fatta per i miracoli o le sorprese che ci possono sempre essere.

A dirlo è lo stesso Aurigi:  “L’arrivo di Grillo a Siena sposterà uno o due punti percentuali, ma il ballottaggio purtroppo è lontano” eppure fino a qualche settimana fa c’era davvero la possibilità che si vincesse. Cosa è accaduto? E’ sempre il sindacalista, che senza troppi giri di parole afferma: “Hanno inciso le questioni romane: settimane a parlare di scontrini, e quella cretina della Lombardi che è andata a dire a Bersani che sembrava di stare a Ballarò invece di farci un governo insieme e provare a cambiare le cose”. E secondo la stampa Aurigi sarebbe un uomo vicino a Grillo e tenderebbe a fare propaganda per l’M5S parlando di implicazioni del Pd con l’MPS?

Si andrà al ballottaggio quindi  e ci saranno Pd e Pdl  a contendersi la Rocca… Una fetta ormai magra… spolpata da quei derivati che hanno minato le fondamenta di Salimbeni.

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