Tegola sull’Expo, la Turchia non partecipa

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Tegola sull’Expo, anche perché la notizia arriva inattesa: la turchia ha deciso di non partecipare. L’annuncio era stato dato dal quotidiano Hurriyet, ma poi è stato anche confermato dall’ambasciatore italiano ad Ankara Gianpaolo Scarante.  Sconosciuto il motivo del gesto, anche se lo stesso giornale ipotizza che si tratti di una decisione presa in risposta al sostegno dato da Roma, e dal premier Enrico Letta, alla candidatura di Dubai per l’Expo 2020, in cui è in lizza anche la località turca di Izmir. Secondo Scarante, invece, una possibile giustificazione sarebbe data dalle difficoltà della lira turca sui mercati internazionali e in genere dall’attuale congiuntura economica della Turchia.

Dal canto suo, il quotidiano turco Hurriyet scrive che:

“l’inattesa decisione della Turchia ha scioccato l’Italia, alla quale l’iniziativa del governo turco è stata notificata la settimana scorsa senza un motivo ufficiale. La decisione è stata assunta dopo che l’Italia non ha appoggiato la candidatura di Izmir per l’Expo 2020, come invece aveva promesso di fare”.

“Molto probabilmente noi non parteciperemo all’Expo di Milano e questa iniziativa non è politica”, ha detto una fonte diplomatica turca al quotidiano secondo il quale “da parte italiana si spera comunque che la Turchia possa cambiare idea e partecipare alla Fiera, ma non si nasconde il disappunto per la decisione di Ankara”.

Ad Ankara si ritiene, scrive ancora il giornale, che tale decisione sia stata presa dall‘ufficio del primo ministro o dallo stesso premier Recep Tayyip Erdogan perché, sempre secondo la stessa fonte diplomatica, al ministero degli Esteri non sono al corrente del motivo principale alla base della scelta. Un altro motivo addotto per spiegare la mancata partecipazione, ma secondo il giornale “meno probabile”, “sarebbe quello economico, sebbene il costo per la partecipazione all’Expo 2015 e solo di 15 milioni di dollari”.

La decisione di Ankara di cancellare la propria partecipazione all’Expo 2015, conclude Hurriyet, “ha colto di sorpresa anche molti responsabili turchi” perché non solo la Turchia era stato il primo Paese a firmare il Protocollo di Partecipazione nel 2012 ma questo argomento era stato proprio uno dei temi più discussi dal presidente Abdullah Gul nel corso della sua visita ufficiale a Roma a fine gennaio.

Il video del match tra Federer e Agassi… le star del tennis tra le nuvole!

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Era il 2005 quando un eliporto a 650 metri di altezza sulla cima dell’hotel Burj Al Arab a Dubai negli Emirati Arabi fu trasformato in campo da tennis… naturalmente il più alto al mondo! Una scelta architettonica azzardata ma che riuscì a portare proprio su questo campo avveniristico e sospeso nel vuoto Roger Federer e Andre Agassi che giocarono, proprio qui, una partita di tennis per uno spot pubblicitario dell’ ATP’s Dubai Duty Free Men’s Open. Un match fra star giocato tra le nuvole!

Capodanno… da record! Il più grande spettacolo pirotecnico

dubai-fuochiartificiali-tuttacronacaE’ stato il più grande spettacolo pirotecnico mai organizzato quello che si è tenuto ieri sera a Dubai in occasione dell’arrivo del nuovo anno. “Dieci mesi di preparazione e oltre 500mila razzi sono stati utilizzati per produrre questo spettacolo di fuochi d’artificio durato sei minuti circ”», ha affermato sul suo sito il Guinness Book of Records, precisando che si tratta di un nuovo record mondiale. Lo spettacolo ha avuto luogo lungo 96 km di coste, a partire dal grattacielo Burj Khalifa, l’edificio più alto del mondo, fino alle isole artificiali di Palm Jumeirah e The World. Per realizzarlo sono stati utilizzati 500mila proiettili pirotecnici con circa 200 tecnici che hanno preparato e supervisionato lo spettacolo. Il costo è stato di circa sei milioni di dollari.

Maradona e Henry fanno gli arabi!

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Per i festeggiamenti  a Dubai del 42esimo anniversario degli Emirati Arabi Uniti c’erano anche Diego Armando Maradona e Thierry Henry vestiti in abititradizionali. L’ex Pibe de Oro si è anche divertito a cantare e ballare. Il video è stato soprannominato “Diego bin Armando Al-Maradona”.

Dubai tra le nuvole ma non sono effetti speciali

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Nessun effetto speciale, non è fantascienza, ma solo scienza! La nebbia a Dubai avvolge la città solo due o tre volte l’anno. Per realizzare quindi una foto così bisogna arrivare nella stagione giusta e aver la pazienza di attendere, poi l’abilità con la macchinetta fotografica fa il resto!

Una vittima italiana nel disastro delle Filippine

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Una vittima italiana è stata identificata nelle Filippine. La donna sarebbe morta in seguito a un infarto dopo il passaggio del tifone Haiyan. Al momento secondo il ministero degli Esteri mancano ancora due italiani all’appello «Tutti sono monitorati e una donna è stata ritrovata senza vita, deceduta pare a causa di un infarto per il tifone Haiyan», ha detto il ministro Bonino a margine di un suo intervento a Milano per la conferenza ‘Science for Peace’. «Mancano due soli italiani all’appello», ha aggiunto precisando: «È anche possibile che non si riescano a mettere in contatto con l’Italia, perchè i cellulari non funzionano».

«Proprio questa mattina alle 8 è atterrato il primo cargo di Agire (l’Agenzia italiana per le risposte alle emergenze, ndr) e della cooperazione italiana. Atri sono in partenza, uno già domani, anche su Manila, con materiali che avevamo o a Brindisi nel deposito o a Dubai». A dirlo Emma Bonino, il ministro degli Affari Esteri, a margine del suo intervento alla conferenza mondiale di ‘Science for Peacè, all’università Bocconi di Milano. Le principali difficoltà nel raggiungere le Filippine, spiega poi il ministro, sono legate alla devastazione del territorio: «Stiamo parlando – ha continuato – di 2milioni di sfollati e 400mila case allagate e una situazione di grande difficoltà per raggiungerli. Per cui non solo non bisogna intasare gli aeroporti, ma il problema è anche quello dei trasporti: le zone colpite sono lontane e servono delle navi per distribuire gli aiuti». A proposito della ‘macchina della solidarieta« che si è attivata in Italia per aiutare Manila, la Bonino ha specificato che è necessario »avere cuore e disciplina«. »Non dobbiamo – ha proseguito – mandare quello che abbiamo, ma quello che serve. Siamo in collegamento soprattutto con Echo (la direzione generale per gli aiuti umanitari della Commissione Europea, ndr) e con i nostri umanitari che si trovano sul posto per evitare duplicati e confusione«. Anche per questo motivo la Farnesina ha deciso di rafforzare la sua unità di crisi che opera sul posto, in aiuto all’ambasciata italiana delle Filippine, inviando due militari dell’unità di crisi e due del Centro Operativo Interforze

 Il caos provocato dal tifone Haiyan produce una macabra guerra di cifre sulle vittime nelle Filippine. L’Onu parla di circa 4.400 morti, Manila è ferma a 3.600, ma si teme che il bilancio crescerà. Nel frattempo, la comunità internazionale è attiva nei soccorsi. Dagli Stati Uniti sono in arrivo 900 marines e l’Ue ha inviato un team in una delle città più colpite. L’Italia entro domenica farà partire tre voli umanitari. Stamane, intanto, sono stati rintracciati altri due nostri connazionali. Ora ne mancano all’appello quattro. Il numero delle vittime risulta ancora molto inferiore ai diecimila stimati nei primi giorni del disastro. L’Onu riferisce di 4.460 morti, citando la protezione civile filippina, che però replica con un bilancio ufficiale di 2.360. Al governo di Manila, invece, risultano 3.621 morti, più 1.140 dispersi: una cifra che sostanzialmente coincide con la stima Onu. Il Comune di Tacloban, del resto, afferma che almeno 4.000 morti provengono dalla città costiera tre le più devastate dal tifone. La Croce Rossa, tra l’altro, teme che la cifra sia ancora provvisoria poichè diverse testimonianze parlano di cadaveri non identificati che giacciono ancora per le strade, tra le macerie. Le operazioni di soccorso intanto proseguono a pieno regime. Gli Stati Uniti annunciano il dispiegamento di un migliaio di marines, che dovrebbero arrivare nelle Filippine tra circa sei giorni. L’Unione Europea invia a Tacloban un team guidato dall’italiano Luigi D’Angelo, per facilitare l’arrivo degli aiuti e coordinarsi con le autorità locali e le altre organizzazioni internazionali. Da Roma il Consiglio dei ministri decreta lo stato di emergenza per sbloccare l’invio dei soccorsi. Alla Farnesina si fa il punto in una riunione presieduta dal viceministro degli Esteri Lapo Pistelli con ong, enti locali e Ministero della Difesa. In totale sono previsti tre voli umanitari entro domenica. Il primo doveva partire giovedì scorso con tende, coperte, taniche d’acqua e potabilizzatori, ma è rimasto bloccato per «affollamento» nei cieli filippini. Altri due porteranno un presidio medico avanzato, 11 tonnellate di generi di prima necessità dall’Italia e altri paesi, un ospedale da campo e un team di funzionari della protezione civile e delle regioni. Ed è in preparazione anche un quarto volo. Sul fronte delle ricerche degli italiani, oggi si registra il ritrovamento di altre due persone. «Stanno bene ed hanno retto emotivamente», fa sapere il ministro Emma Bonino. Pistelli poi aggiunge che per i quattro che ancora mancano all’appello si è «ragionevolmente ottimisti», perchè «l’assenza di notizie è collegata a un totale collasso delle comunicazioni», tanto più che i nostri connazionali si troverebbero «nell’epicentro del tifone» e questo rende «un pò faticoso ritrovarli».

Nuovo aeroporto a Dubai: gestirà 160 milioni di viaggiatori

aeroporto-tuttacronacaNon è ancora ultimato ma già è stato inaugurato, a Dubai, un nuovo aeroporto il cui costo finale, includendo costruzione e sviluppo, sarà attorno ai 32 milioni di dollari. L’Al Maktoum international, questo il nome, mira a diventare lo scalo più grande al mondo per quel che riguarda il numero di passeggeri. Una volta completato, si stima in 10 anni, avrà cinque piste e quattro terminal, il tutto per poter sostenere almeno 160 milioni di passeggeri all’anno. Attualmente per trovare lo scalo maggiore bisogna volare fino ad Atlanta, dove transitano oltre 90 milioni di visitatori, viene quindi quello di Pechino con 77 e Heathrow a Londra con 69 milioni. L’altro aeroporto di Dubai, in grado di gestire 57 milioni di viaggiatori, si piazza al quarto posto.

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Arrestato a Dubai, l’ex deputato condannato per mafia

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L’ex deputato Amedeo Matacena, difeso da Franco Coppi (difensore di Silvio Berlusconi per il processo Mediaset) e dall’ex Guardasigilli Alfredo Biondi era stato condannato in via definitiva a giugno scorso. La pena inflittagli era di  a 5 anni e 4 mesi, più l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, per concorso esterno in associazione mafiosa. L’ex deputato infatti, secondo quanto accertato dai giudici, favorì la cosca Rosmini. Subito dopo la sentenza si rese irreperibile. Non era rintracciabile né a Roma, né a Reggio Calabria e neppure a Montecarlo dove ha la residenza. Perché poi un politico italiano dovrebbe avere la residenza a Montecarlo? Sicuramente non è l’unico caso, ma almeno pretendere che chi sta al Parlamento o al Governo abbia la residenza in Italia, a meno che non si tratti di un deputato che sia eletto dagli italiani all’estero sembrerebbe il minimo da richiedere.

Dopo la grande fuga… ora è stato arrestato a Dubai!

Il più alto grattacielo del mondo comodamente in poltrona

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Non serve andare a Dubai per visitare il Burj Khalifa, il grattacielo più alto del mondo, ora, basta sedersi comodamente in poltrona, o su una sdraio e attraverso a Google Street View si può visitare esternamente e internamente questo gioiello architettonico. Sono occorsi tre giorni e l’utilizzo dello Street View Trekker, per ottenere le immagini mostrate dal video. Alta definizione e vista a 360°… un volo d’uccello offerto da Google!

 

Il camper più costoso del mondo

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E’ un palazzo su ruote composto di una camera da letto matrimoniale colossale, una Tv da 40 pollici, bar, camino e persino una terrazza sul tetto ed è stato venduto a Dubai per 2 milioni di euro.

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Il successo della vettura si è diffuso rapidamente tra gli sceicchi arabi anche solo per lavarsi dopo una giornata di guida attraverso il deserto mediorientale. Naturalmente il mezzo offre ogni confort ed è un gioiello di hi- tech. E’ disponibile in due colori bianco o dorato.

Bin Laden è morto, ma non sarebbe stato ucciso…

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Il Daily Mail riporta quello che sembra essere un nuovo tentativo di mitizzare la figura di Osama bin Laden. L’ex guardia del corpo del fondatore di al Qaeda, l’egiziano Nabeel Naeem Abdul Fattah, intervistato dal quotidiano Gulf News di Dubai, ha provato infatti a modificare la versione accreditata dell’eliminazione, avvenuta  il 2 maggio 2011, di bin Laden da parte del ‘Team Six’ dei Seals nell’ormai celebre ‘Operazione Geronimo’. Spiega che il leader non sarebbe stato materialmente ucciso dagli americani: dopo essere stato ferito alla coscia, infatti, si sarebbe fatto saltare in aria con una cintura esplosiva che indossava costantemente da dieci anni. L’unica concessione dell’uomo e’ di non essere stato testimone dell’evento ma che la storia gli e’ stata raccontata da alcuni parenti di bin Laden, presenti nel rifugio pakistano di Abbottabad al momento dell’attacco.

Justin Bieber aggredito durante il concerto!

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Justin si stava esibendo al piano durante il concerto a Dubai quando un fan impazzito è salito sul palco e l’ha afferrato alle spalle. Il ragazzo è stato bloccato dagli uomini della sicurezza, ma Bieber era comunque riuscito a sottrarsi alla sua presa, defilandosi poi verso la zona laterale del palco per continuare il suo show mentre le guardie trattenevano l’aggressore. Mentre le ragazze presenti al concerto continuavano a gridare il nome del loro idolo, come impazzite dall’idea che qualcuno potesse fargli del male, la popstar, scossa ma illesa, ha fatto sfoggio di disinvoltura cantando Boyfriend’ e ‘Baby’. Non smette quindi di stupire con colpi di scena il tuor Believe, iniziato lo scorso aprile. Bieber era stato criticato per aver aggredito un paparazzo e, in seguito, per una battuta infelice su Anna Frank quando si trovava ad Amsterdam. Però è stato anche in grado di stupire positivamente durante i suoi spettacoli in Medioriente, quando ha deciso di fare un intervallo per permettere ai ragazzi di pregare nonchè di lasciare fuori dalla scaletta le canzoni che avrebbero potuto offendere i musulmani.

Il maialino rosa della 97enne che fa impazzire il web!

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Sette centimetri di lana rosa per quattro, con tanto di naso e codina, in grado di scatenare il delirio di quasi 22mila fan su Twitter: i maialini che la 97enne nonna Frieda realizza da undici anni all’uncinetto, e che il nipote vende online agli appassionati, sono ormai diventati un oggetto di culto per chi li possiede, in Germania e non solo. Tutto e’ iniziato 11 anni fa, racconta lo Spiegel online, quando il giovane, ormai 39enne, Michael Budde di Gottinga, il nipote di nonna Frieda, torno’ da un mercatino delle pulci con un maialino fatto all’uncinetto. Fatto male, osservò la nonna, che vive nel paese di Hude, a sud di Brema. Comprò  un gomitolo e ne realizzò uno migliore che regalò al nipote. Da allora nonna Frieda, con la pazienza di un amanuense, ne ha preparati oltre 15mila con 270 chilometri di lana, che negli anni, grazie al marketing d’assalto del nipote Michael, hanno fatto il giro del mondo. Come il nano del Favoloso mondo di Amelie, i suoi fan lo hanno infatti portato e fotografato nelle calli veneziane, sui grattacieli di Dubai, sotto la torre Eiffel, a Citta’ del Capo, Memphis, Sumatra, in Australia.  Per i maialini bisognera’ pero’ avere pazienza: nonna Frieda – nata sotto il Kaiser, che ha perso il padre nella Prima guerra mondiale, il marito nella Seconda e ciononostante ha tirato su quattro figli – oggi e’ convalescente. Fra pochi giorni sara’ il suo compleanno. E c’e’ da scommettere che anche quest’anno i fan si ricorderanno di lei, spedendole, come l’anno scorso, centinaia di cartoline di auguri.

PRIGIONIERO X!

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Chi è? Cosa ha fatto? Quali sono le ipotesi sulla morte? 

Il caso del Prigioniero X che ha scosso i media israeliani e australiani nell’ultima settimana sembrerebbe avere uno dei suoi snodi proprio in Italia. Secondo gli ultimi sviluppi, Ben Zygier, questo il nome del trentaquattrenne israelo-australiano, membro del Mossad, avrebbe retto un doppio gioco fra i servizi segreti di Israele e Australia. L’uomo sarebbe implicato in varie operazioni in Europa, compresa l’Italia e secondo il Guardian, operava sotto la copertura di una compagnia europea che esporta componenti elettroniche in Iran.

Secondo il programma Foreign Correspondent della televisione autraliana ABC, le cui fonti non sono conosciute, Ben Zygier passava informazioni riservate riguardanti operazioni del Mossad all’agenzia di spionaggio nazionale australiana ASIO. Una di queste sarebbe un’operazione del Mossad, “di enorme rilevanza”, proprio in Italia.

L’agente segreto israeliano avrebbe infatti richiesto un visto di lavoro in l’Italia in uno dei suoi quattro viaggi in Australia, nel 2009, e possedeva diversi passaporti falsi per l’Europa. Il Sydney Morning Herald suggerisce che il Prigionero X stava per divulgare informazioni riguardo l’uso da parte del Mossad di passaporti falsi australiani alle autorità e ai media del Paese. Ma un ufficiale della sicurezza australiana ha dichiarato che “anche se forse era vicino a rivelare delle informazioni, di sicuro non ha fatto in tempo”.

Fino a mercoledì 13 febbraio la sua identità era sconosciuta. Nel 2010 venne rinchiuso nella cella d’isolamento dell’Ala 15 di Ayalon, carcere di massima sicurezza di Ramla, in Israele, dove sarebbe morto impiccato, 4 mesi più tardi.

Per anni la morte di Ben Zygier, questo sembrerebbe il suo vero nome, è passata nel silenzio. Il quotidiano Yediot Ahronot online era stato silenziato dopo aver dato la notizia per primo e da allora sulla stampa nazionale nulla sul detenuto X. Addirittura, secondo il Guardian, il governo di Benjamin Netanyahu avrebbe minacciato le testate israeliane con multe e incarcerazioni qualora avessero fatto parola dello strano caso.

Poi, mercoledì scorso, la ABC, Australian Broadcasting Corporation, ha rotto il silenzio facendo esplodere le polemiche in Israele riguardo il mistero che tuttora avvolge la sua morte e spingendo i media a fare pressioni su Netanyahu per rimuovere il divieto.

Le autorità israeliane hanno amesso di averlo detenuto ad Ayalon, proprio in quella cella che già aveva ospitato noti criminali nazionali quali Yigal Amir, assassino dell’allora Primo Ministro Yitzhak Rabin. Ma dicono che si tratta di suicidio. L’avvocato di Zygler e difensore dei diritti umani, Avigdor Feldman, dice però di averlo visto pochi giorni prima della sua morte e di non aver notato nessun segnale che preludesse ad un suicidio.

Il prigionero X era rinchiuso sotto falso nome tanto che le sue stesse guardie carcerarie non ne conoscevano l’identità e non gli erano concesse visite. Si pensa a un caso di spionaggio e alto tradimento. Degli ufficiali della sicurezza australiana peròsuggeriscono che l’uomo stesse per rivelare delle informazioni riservate del Mossad al governo di Sydney, fra cui l’uso fraudolento di passaporti australiani per compiere azioni di spionaggio.

Secondo quanto affermato da un giornalista australiano, Jason Koutsoukis di Fairfax, al Guardian, il Prigionero X poco prima di finire nella cella di Ayalon, rischiava l’incarcerazione anche in Australia. Sarebbe infatti stato uno di tre israelo-australiani a lavorare per il Mossad, fingendosi impiegati di una compagnia europea che vende oggetti di elettronica all’Iran. Il Ministro degli Esteri australiano, Bob Carr, ha però affermato che nel 2010 Israele aveva assicurato che Zygler era tenuto in buone condizioni.

Zygler aveva 34 anni, veniva da una ricca famiglia ebrea di Melbourne, era sposato con un’israeliana e aveva due figli. Secondo amici e familiari, era un uomo felice e non aveva ragioni per togliersi la vita. A sostenere l’ipotesi del suicidio c’è solo la prigionia, probabilmente molto lunga, a cui andava incontro. Come scrive il quotidiano israeliano Haaretz, però, le celle di Ayalon sono monitorate 24h/24, proprio per evitare suicidi ed infatti ce ne sono stati pochissimi in quelle celle. Il sistema di telecamere rileva addirittura il respiro e i movimenti dei detenuti e suona un allarme nel caso in cui non percepisse segnali di vita per più di 50 secondi. Difficile dunque immaginare che riuscisse ad impiccarsi senza essere soccorso in tempo.

Questo è il secondo caso in pochi anni in cui il servizio di intelligence israeliano si trova coinvolto in un empasse diplomatica e mediatica. Proprio nel 2010, infatti, Mahmoud Al-Mabhouh, responsabile degli approvigionameti di armi per Hamas, era stato ucciso in un hotel di Dubai, secondo molti per mano del Mossad e con l’utilizzo di passaporti falsi, fra cui alcuni proprio austrailani.

Il mistero sull’identità dunque è risolto, ma quello sulla sua morte rimane e attivisti e politici continuano a chiedere chiarimenti al governo israeliano, che domenica hadichiarato che indagherà sul caso mentre il Primo Ministro Netanyahu ha dato il suo pieno supporto al Mossad dicendo di “fidarsi ciecamente” del sistema di monitoraggio legale sotto cui opera.

E’ nato DIEGO FERNANDO, FIOCCO AZZURRO PER MARADONA!

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E’ nato Diego Fernando, il figlio di Diego Armando Maradona e Veronica Ojeda.

Nel mezzo delle liti familiari e delle dispute legali, il bambino è nato all’ospedale di Los Arcos. Il figlio dell’asso del calcio mondiale è nato alle 23.55 di ieri e pesa 3,200 chili, come confermato dall’avvocato di Ojeda, Jorge Auruccio.
“Diego è assolutamente al corrente di tutto. Dello stato di salute della madre e del bambino”, ha aggiunto l’avvocato, che non ha potuto confermare se Diego si recherà nelle prossime ore a far visita al bimbo.

Dopo la separazione dalla sua compagna, Maradona(52) ha trascorso gli ultimi mesi lontano da lei, e cioè a Dubai. Le figlie di Diego, Dalma e Giannina, e la ex moglie Claudia Villafane hanno tempo fa litigato con la donna, anche via Twitter, scontro che è finito davanti alla magistratura di Buenos Aires. I giudici hanno così emesso una restrizione nei confronti di Claudia, la quale – ricordano i media argentini – non può avvicinarsi a meno di 300 metri dall’abitazione di Veronica e a meno di 100 metri da lei.

Il provvedimento, emesso per 120 giorni, scade a marzo, ed era stato chiesto dalla stessa Veronica mentre si trovava al sesto mese di gravidanza.

Dubai e il suo 25esimo Pet show a scopo benefico!

Oltre 1.000 i cani hanno preso parte il 25esimo Dubai Pet show . Al Pet Show di quest’anno hanno partecipato ani di tutti i tipi: sia quelli di grossa taglia, come quelli da caccia, che possono superare anche il metro di altezza, sia quelli di piccole dimensioni, che possono essere portati in giro stando in una borsetta. L’evento si è svolto per raccogliere fondi da donare ad associazioni che si occupano di animali meno fortunati.

Tufo al posto di componibili di cucine destinate al Dubai. Sgominata banda!

L’organizzazione era specializzata nello svuotare i camion e riempirli con blocchi di tufo di egual peso. Sgominata banda a Parma.

Ora i cittadini di Dubai possono godersi le loro cucine!

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