Il Prof bocciato che dà dei “grillini” agli allievi

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Dal 2005 è obbligatorio un questionario di valutazione per tutti i professori universitari italiani e a dare i voti per una volta sono gli allievi. Così a Padova, alla facoltà di Economia, due professori sono stati “bocciati” dai loro studenti. In realtà la reazione causa-effetto non è così immediata anche perché se rinnovare o meno l’incarico spetta all’ateneo e non agli studenti, ma sicuramente quel feedback così negativo che parlava di continui ritardi, di assenze e di colloqui che spesso si svolgevano al bar invece che nelle aule della facoltà, ha pesato non poco sui due professori che alla fine non hanno visto rinnovato il loro incarico. Il consiglio del dipartimento infatti in occasione dei rinnovi si è spaccato e per 11 voti a 10 ha deciso di fare a meno dell’insegnamento di questi docenti.

Quali sono state le dichiarazioni di uno dei professori?

«La nostra è un’epoca grillina — si è difeso uno dei “bocciati” sul Corriere del Veneto —: le minoranze strillano e ottengono».

Veramente però il mancato rinnovo è stato votato a maggioranza… strano che un professore di economia parli di minoranze quando i numeri sono ben chiari: 11 a 10.

Intanto gli studenti esultano su Facebook: «una grande vittoria degli studenti per una didattica di qualità »: «Le nostre pressioni per un’analisi attenta della situazione sono servite – si legge nella nota pubblicata dal sindacato «Studenti per» di Economia -. Finalmente la valutazione della didattica comincia a dare i suoi frutti».

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Tensione a piazza Montecitorio, manifestante tenta di darsi fuoco

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Sit in nervoso quello di fronte a piazza Montecitorio dove in protesta c’erano i docenti ‘inidonei’ e i precari della scuola. L’amministrativa precaria Virginia Taranto, 55 anni, napoletana, separata e con figli a carico, da giugno senza stipendio, ha tentato di darsi fuoco, fortunatamente bloccata dai colleghi e dagli altri manifestanti presenti in piazza. «È stato un attimo – racconta Anna Grazia Stammati, dell’esecutivo nazionale Cobas – nessuno di noi era a conoscenza del suo intento suicida. Ha tirato fuori una bottiglia di alcol pronta a darsi fuoco. È disperata». Provvidenziale l’intervento dei colleghi per fermarla. «Subito dopo – spiega la sindacalista – ha avuto un malore ed è arrivata l’ambulanza per assisterla. La verità è che viviamo una situazione drammatica e il governo si mostra sordo alle nostre richieste. La giornata era iniziata bene ma ha rischiato di finire nel peggiore dei modi. Poi è arrivata la notizia che il cdm ha deciso di rinviare alcune decisioni a lunedì, ma nessuno è venuto a informarci delle scelte assunte e così in piazza è prevalsa la disperazione».

E’ un governo di servizio ai cittadini quello che rimanda ogni decisione a lunedì, mentre in piazza le persone si danno fuoco? Se l’esecutivo è bloccato dalla sentenza Mediaset perché continuare con gli annunci e rimandare le decisioni invece di prendere atto che le larghe intese hanno fallito?

Terrore in una scuola russa!

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Un uomo è entrato questa mattina, impugnando una pistola e prendendo in ostaggio, un insegnante e due studentesse, in un istituto professionale per l’ittica di Astrakan, capoluogo regionale sul Volga.
Immediato l’intervento delle  forze di polizia che hanno circondato l’edificio della scuola ed hanno evacuato docenti e studenti. Nessuna conferma ufficiale, ma, secondo indiscrezioni, gli ostaggi sarebbero un professore e due allieve, presumibilmente di età fra i 14 e i 16 anni.

Il sequestratore finora non ha avanzato alcuna richiesta se non quella di bere e mangiare. Tra gli ostaggi, secondo il comitato investigativo, c’è anche un guardiano, per un totale di quattro persone, anche se stando ad altre fonti i sequestrati potrebbero essere sino a cinque. Intanto sul posto sono arrivate le forze speciali.

Ecco quanto ci costano gli errori del ministero! Miur condannato.

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Un riscatto da precari!  L’assunzione a tempo determinato potrebbe presto infatti rivelarsi più sconveniente per il datore di lavoro (in questo caso lo Stato, rappresentato dal ministero) che per il docente. E’ questo lo scenario che si profila, dopo le sentenze emesse – l’ultima lo scorso 22 febbraio – da un giudice del lavoro di Trapani nei confronti del Miur (Ministero dell’istruzione, dell’Università e della Ricerca). Nel giro di due settimane il dicastero guidato da Francesco Profumo è stato condannato a risarcire tre insegnanti precari: uno di educazione fisica con 150mila euro, un altro di elettrotecnica a cui spettano 169.700 euro e un terzo che avrà diritto ad un risarcimento di quasi 173mila euro.

Le motivazioni? Le stesse per tutti e tre i casi: abuso dei contratti a termine, mancati scatti d’anzianità e stipendi estivi (luglio e agosto) non corrisposti per gli anni passati e per quelli futuri, fino all’età pensionabile. Una decisione significativa quella del giudice Mauro Petrusa che, non potendo imporre la stabilizzazione dei tre insegnanti – vista la sentenza della Cassazione che lo scorso giugno aveva rigettato la richiesta di un precario della scuola – ha trovato lo strumento per condannare la discriminazione da parte dello Stato nei confronti di chi ha un contratto a termine. Insomma il trattamento economico di un insegnante precario – puntualmente licenziato il 30 giugno, per poi essere riassunto dal 1 settembre – deve essere uguale a quello di un suo collega di ruolo, progressione economica compresa.

Il Miur a questo punto potrebbe dover sborsare molti più soldi, rispetto al mezzo milione di euro che, come stabilito dal giudice Petrusa, verserà ai tre insegnanti siciliani. In Italia infatti si stimano circa 20mila ricorsi già notificati, promossi dalle varie sigle sindacali di categoria, come la Flc-Cgil, l’Ugl-Scuola e l’Anief (Associazione nazionale insegnanti e formatori). E’ stato proprio quest’ultimo ad assistere i docenti siciliani. “Stiamo assistendo ad una striscia di condanne esemplari sul trattamento economico dei lavoratori precari – commenta il presidente Marcello Pacifico – ma è solo l’inizio: anche se ogni controversia presenta situazioni specifiche abbiamo serie motivazione per pensare che i giudici del lavoro di tutto il Paese non vogliano assecondare l’abuso cronico del datore di lavoro, in questo caso lo Stato, nel negare l’assegnazione di cattedre nella loro interezza, compresi i periodi estivi, e di quegli scatti stipendiali concessi erroneamente sino ad oggi solo al personale di ruolo. Al ragionamento del loro collega di Trapani – auspica Pacifico – potrebbero perciò adeguarsi tutti i giudici del lavoro d’Italia”.

E questo per il Miur vorrebbe dire scucire qualcosa come tre miliardi di euro.

E in tutto questo il Ministro Profumo che fa? NON COMMENTA!

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