“Papa Francesco ha un problema con il sesso”: ne parla lo Spiegel

pope francis-tuttacronacaE’ lo Spiegel, il settimanale più letto in Germania, che facendo riferimento ai risultati appena diffusi del sondaggio vaticano sulla famiglia, distribuito alcuni mesi fa presso tutte le diocesi del mondo in vista del sinodo di ottobre, intitola un servizio: “Il problema del Papa con il sesso”. Il Papa ha rivolto ai fedeli domande che riguardano i temi caldi della contraccezione, del rapporto tra Chiesa e divorziati, delle unioni omosessuali. Le risposte, che come spiega l’Huffington Post sono state finora rese pubbliche solo dalle conferenze episcopali tedesca, svizzera e belga, ancora nessun riscontro dalla Cei, sembrano indicare un’esigenza molto chiara da parte dei credenti cattolici: che la Chiesa sia finalmente più accogliente e flessibile sulle questioni di etica familiare. I vescovi tedeschi, che hanno sintetizzato le risposte dei fedeli in un report dettagliato, scrivono: “Le posizione della Chiesa sul sesso prematrimoniale, l’omosessualità e i metodi contraccettivi nella grande maggioranza dei casi non sono messe in pratica dai credenti, oppure sono espressamente rifiutate”. Per quanto riguarda i legami gay, in particolare, i prelati rilevano la “marcata tendenza ad accettare come atto di giustizia” il riconoscimento legale delle unioni tra persone dello stesso sesso. Il documento, inoltre, evidenzia come il divieto dei sacramenti ai divorziati rappresenti per la maggioranza dei praticanti una “ingiustificata e crudele discriminazione”, mentre quasi tutti i fedeli “respingono come incomprensibile il divieto sui metodi artificiali di controllo delle nascite”. Per questo, il documento dei vescovi auspica che la Chiesa modifichi il suo approccio, passando dall’ “etica dei divieti” all’ “etica dei consigli”. I credenti svizzeri si trovano sulla stessa linea linea, come spiegato dai vertici della conferenza episcopale elvetica: nel 60 per cento dei casi, infatti, appoggiano la richiesta di riconoscimento e benedizione delle coppie omosessuali e nel 90 per cento vorrebbero una Chiesa più aperta nei confronti dei divorziati/risposati. Una sensibilità diffusa anche in Belgio, l’ultimo Paese da cui, finora, sono arrivati i primi risultati del sondaggio vaticano sulla famiglia: in una nota, la conferenza episcopale belga ha fatto sapere che i fedeli preferirebbero una Chiesa più “accogliente” verso chi non rispetta i suoi precetti, come i divorziati e gli omosessuali. Per quel che riguarda l’Italia,  il termine di consegna dei questionari dalle varie diocesi agli uffici della Cei è scaduto il 7 gennaio e finora la Conferenza episcopale ha preferito non rendere pubblici i risultati di del sondaggio. Scrive l’HuffPost:

In alcuni casi, tuttavia, diverse associazioni cattoliche hanno riscontrato reticenze e ritardi nella distribuzione dei questionari verso le parrocchie, come se alcuni vescovi volessero evitare che i fedeli potessero misurarsi con temi ritenuti “sensibili”: “In diverse diocesi si respirava un’aria di imbarazzo, per alcuni vescovi è meglio che i fedeli non dicano la loro sulle scelte della Chiesa, soprattutto su questioni così delicate – spiega all’Huffington Post don Nandino Capovilla, parroco a Marghera e consigliere nazionale di Pax Christi – Così, in alcuni casi, i questionari sono rimasti chiusi nei cassetti e i moduli sono stati compilati facendo partecipare i fedeli il meno possibile”.

“Sono lesbica, non cercarmi marito”. La toccante lettera di una figlia

gigi-chao-tuttacronacaCecil Chao, magnate di Hong Kong, non riesce ad accettare l’omosessualità della figlia Gigi e ha offerto 100 milioni di euro all’uomo che riuscirà a “convertire la figlia lesbica. Non è la prima volta che il tycoon cerca di “comprare” un compagno alla figlia, ma questa volta la 33enne ha scritto una lunga lettera, pubblicata su South China Morning Post, cercando d’interrompere questa pratica. “Caro papà, credo che questo sia il momento giusto per parlarti con sincerità. Io ti amo molto, sono orgogliosa di aver un padre come te. So che è difficile per te comprendere come io possa sentirmi attratta da una donna e credo di non essere neanche in grado di spiegarlo. Semplicemente accade, gentilmente e pacificamente”. Gigi usa parole d’amore nei confronti del genitore che definisce “una delle persone più istruite, energiche e intelligenti che questa umile terra abbia conosciuto”. “Il tuo carisma illumina ogni stanza” scrive. E forse, proprio in virtù di questa “fiducia e del rispetto” che lei prova per lui, non riesce a spiegarsi come possa non capire dove è la sua felicità. E ancora prosegue: “Sono fiera della mia vita e non sceglierei di vivere in nessun altro modo. Mi dispiace se ti ho indotto a pensare che avevo una relazione omosessuale perché c’era carenza di uomini adatti a Honk Kong. Ci sono molti uomini buoni, solo che non fanno per me”. Del resto la 33enne ha sposato due anni fa la donna che ama, Sean, “la persona che mi ha cambiato la vita, dalla quale mi sento protetta, accudita, che mi ha reso una persona migliore”. “Non ti chiedo di essere il suo migliore amico, ma significherebbe molto per me se tu non ne fossi così terrorizzato e la considerassi come un essere umano normale e dignitoso”. E sottolinea: “Il mio rammarico è che non hai idea di quanto io sia felice nella mia vita e che ci sono aspetti della mia felicità che non posso condividere con te”. E conclude: “ho impiegato un sacco di tempo per capire chi sono, che cosa è importante nella mia vita, cosa amo e quale è il modo migliore per vivere”. Ma ora che è “orgogliosa” e non “vorrebbe vivere in altro modo” chiede solo di essere accettata dall’uomo che più ama e stima sulla Terra: il padre. “Pazientemente tua, Gigi”.

“Sono gay ma il coming out dovrebbero farlo i ladri”. Parla Amelio

gianni-amelio-tuttacronacaGianni Amelio è alla Berlinale con il film “Felice chi è diverso” e a Repubblica parla dell’omosessualità sua e di tanti “uomini che sono stati giovani quando gli omosessuali non esistevano, se non in una vita clandestina temuta, perseguitata, irrisa”. Il regista denuncia: “Alla mia età sarebbe un po’ tardivo, forse ridicolo. Altri dovrebbero essere i coming out davvero importanti, di chi froda il fisco per esempio, di chi usa la politica per arricchirsi”. E aggiunge: “Credo che chi ha una vita visibile abbia il dovere della sincerità: e allora sì, lo dico per tutti gli omosessuali, felici o no, io sono omosessuale”. Ma la società non è poi cambiata tanto e oggi come ieri fatica ad accettare l’omosessualità. “L’omofobia è ancora imperante, capita ancora che ragazzi si uccidano perché froci o ritenuti tali”, racconta ancora Amelio nell’intervista, “Scherniti, isolati, picchiati. Insomma la battaglia non è vinta”. Ma la sua ultima pellicola vuole lanciare un messaggio positivo, come spiega Natalia Aspesi: “E’ un film molto bello, che comunica felicità carnale e la bellezza di una giovinezza difficile e nascosta, e la serenità raggiunta negli anni nell’accettazione di sé e del proprio posto nel mondo”. Il regista aveva 15 anni quando un suo professore gli disse, “un omosessuale o guarisce o si suicida”. Oppure diventa vecchio e felice come i tanti protagonisti del film.

Atleti gay: gli Usa non sono molto più tolleranti della Russia

avery-stone-tuttacronacaLa giocatrice di hockey Avery Stone, che gioca nella squadra dell’università di Amherst, un un commento pubblicato sul Washington Post denuncia il fatto che non solo in Russia ma anche negli Stati Uniti gli atleti gay vengono discriminati. “Gli atleti gay, e coloro che sono sospettati di esserlo, devono ancora affrontare discriminazioni ed esclusione in tutti gli Stati Uniti. Giuridicamente, abbiamo più libertà, ma il mondo dello sport negli Stati Uniti non è molto più illuminato di quello dei nostri opponenti a Sochi”, ha scritto l’atleta ricordando che “le violazioni dei diritti civili dei cittadini russi gay ha reso Sochi un test di forza morale oltre che fisica” e che la composizione della delegazione americana include tre atleti apertamente gay, Billie Jean King, Brian Boitano e Caitlin Cahow. “Questo gesto dell’Amministrazione si propone di inviare un messaggio forte: gli olimpionici americani dimostreranno alla Russia quanto lontano è andato questo paese in termini di libertà di scelta. Ma mentre la Russia è dietro agli Stati Uniti per quanto riguarda i diritti dei gay, gli Stati Uniti non possono rivendicare maggior requisiti morali per quanto riguarda i loro atleti”, aggiunge citando fra l’altrolo studio del 2012 secondo cui atleti gay, bisessuali e transgender negli Stati Uniti hanno subito il doppio degli abusi rispetto ai loro pari eterosessuali e che un atleta gay su quattro denuncia di aver subito pressioni per nascondere la sua identità sessuale.

atleta-gay-tuttacronaca

Indovina chi viene a cena da nero si tinge di arcobaleno!

omofobia

Si torna all’antico per cercare di far accettare ai genitori l’omosessualità del figlio. Già il concetto sembra nascere come qualcosa di già visto e già sentito… soprattutto quando a essere copiato è uno dei film più irritanti della storia del cinema che vuol far accettare le persone di colore (ops la Kyenge dice nere) nell’America post ’64: Guess Who’s Coming to Dinner (Indovina chi viene a cena). Un film che già per l’epoca strideva con i moti rivoluzionari che avevano attraversato il coast to coast e che si stavano per imporre al mondo intero con la Summer Love qualche anno dopo.  Il nero naturalmente era più borghese dei bianchi, appartenente alla high class americana, medico con alle spalle una delle migliori università americane solo in questo modo si poteva “accettare” il suo colore. Un film aberrante che oggi viene preso come spunto per un video contro l’omofobia.

Il video si apre con la mamma che prepara la polenta e il padre che impaziente seduto a tavola guarda l’orologio. Arrivano gli invitati, segue lo scambio di saluti, qualche battuta, il solito rimprovero paterno al figlio che non si fa vedere molto spesso. Poi, mentre tutti mangiano, uno dei piatti resta troppo pieno: è quello dell'”amico” del figlio, colmo di polenta. In Italia i genitori premurosi rimpinzano di leccornie figli e accompagnatrici o accompagnatori, mostrare di non gradire può essere davvero un brutto affare. La cinepresa indugia su quel piatto, ma qualche secondo dopo segue la mano dell’amico che abbandona la forchetta, scivola sotto il tavolo e va a congiungersi con la mano del figlio. Qui l’ira del padre si scatena: il fotogramma che immortala l’espressione del figlio quando la voce del genitore si fa imperiosa “Lorenzo perché non me lo hai detto! “

Quello che vorrebbe essere uno schiaffo al senso comune è invece un’esaltazione, in cui l’ironia scade nella banalità. Dal rito del pranzo all’intreccio di mani… vogliamo raccontarlo così l’amore? Che sia omosessuale o eterosessuale non riusciamo a raccontare in modo più emozionato questo sentimento? O non lo facciamo sulla tematica omofoba?

Ecco perché il video realizzato in occasione della giornata mondiale contro l’omofobia (17 maggio) dall’associazione lecchese Renzo e Lucio (in collaborazione con Tele Unica e con il Teatro Invito sotto il patrocinio dei comuni di Lecco e di Mandello del Lario) appare un bel tentativo mancato. Troppi limiti e troppa voglia di farsi accettare per essere sinceramente se stessi.

 

DITE NO AL GHETTO DEI GAY!

gay-pride

I gay di San Pietroburgo possono manifestare, ma lontano dalle vie del centro. Più precisamente, in un piccolo villaggio della periferia. È la decisione del sindaco della città russa che per due volte ha negato il permesso alle associazioni omosessuali che avevano chiesto di manifestare lo scorso weekend contro la legge in via di approvazione alla Duma, il parlamento russo, che vuole vietare la “propaganda gay” in pubblico con la scusa di proteggere i bambini dai “comportamenti devianti”.Secondo la giunta di San Pietroburgo, gli attivisti potrebbero utilizzare un’area riservata appositamente per le proteste a Novoselki Vyborg, paesino-satellite raggiungibile soltanto in treno.

Si tratta dell’ennesimo sopruso delle istituzioni russe a danno della comunità lgtbq, mobilitata contro una normativa che dovrebbe entrare in vigore a fine maggio e che consegnerà la Russia all’oscurantismo medievale contro i gay a vent’anni dalla depenalizzazione dell’omosessualità,avvenuta nel 1993. Sarà infatti vietato parlare di omosessualità in pubblico, dunque saranno bandite proteste, articoli di giornale, dibattiti, convegni. Un noto presentatore tv, Anton Krasovski, caporedattore di una emittente del Cremlino, a fine gennaio ha voluto sfidare il governo annunciando pubblicamente di essere gay davanti alle telecamere. È stato licenziato. In una intervista al Los Angeles Times ha però puntato il dito contro le associazioni omosessuali del suo Paese: «Non vedo nessun Harvey Milk russo. La comunità gay è troppo tranquilla, non hanno il coraggio di lottare per i propri diritti in una nazione dove è più appropriato e onorevole essere un ladro che essere gay».

In realtà uno dei leader della minoranza omosessuale, Nikolai Alekseev, nei giorni scorsi ha chiesto l’aiuto del Consiglio d’Europa affinché vigili sull’applicazione delle sentenze della Corte di Strasburgo, che nel 2010 aveva condannato la Russia poiché Mosca non aveva dato il permesso allo svolgimento del Gay pride nel 2006, 2007 e 2009. Molte associazioni si stanno muovendo a livello internazionale per fare pressione sul Cremlino. In Italia i consigli comunali di Venezia e Milano hanno sospeso il gemellaggio e i rapporti con San Pietroburgo per protesta contro la legge omofoba in discussione al Parlamento russo. Equality Italia, associazione in difesa dei diritti umani, ha promosso una petizione al governo italiano perché chieda alla Federazione russa di ritirare la normativa anti-gay. Tra gli altri finora hanno aderito Lucia Annunziata, Natalia Aspesi, Stefano Rodotà, Ritanna Armeni, Alessandro Gassman, Anna Paola Concia, Aldo Nove, Michela Murgia, le associazioni lgbtq e molti esponenti politici locali.

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Corte di Strasburgo… il partner è partner anche se gay!

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Via libera all’adozione da parte del partner anche nelle coppie gay!

Nelle coppie omosessuali i partner devono avere il diritto ad adottare i figli dei compagni, cosi come avviene per le coppie eterosessuali non sposate. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani in una sentenza emessa su un ricorso presentato da una coppia di donne austriache e dal figlio di una di loro.

La sentenza, definitiva perché emessa dalla Grande Camera della Corte di Strasburgo, riguarda l’Austria, ma i principi valgono per tutti gli altri 46 Stati membri del Consiglio d’Europa. Nella sentenza la Corte afferma che l’Austria ha violato i diritti dei ricorrenti perché li ha discriminati sulla base dell’orientamento sessuale dei partner, visto che in Austria l’adozione dei figli dei compagni è possibile per le coppie eterosessuali non sposate. Il caso in questione è nato da un paradosso: la concessione dell’adozione alla partner avrebbe fatto perdere i diritti alla madre naturale, sua compagna. I giudici di Strasburgo hanno affermato che il governo austriaco non è riuscito a dimostrare che la differenza di trattamento tra coppie gay ed eterosessuali è necessaria per proteggere la famiglia o gli interessi dei minori. Tuttavia la Corte ha nel contempo sottolineato che gli Stati non sono tenuti a riconoscere il diritto all’adozione dei figli dei partner alle coppie non sposate. Il caso su cui la Corte ha stabilito la violazione dell’articolo 14 e 8 della convenzione europea dei diritti umani, che sanciscono la non discriminazione e il diritto al rispetto della vita familiare, riguarda due donne che vivono da anni in una relazione stabile e il figlio che una di esse ha avuto da un uomo con cui non era sposata. Nel 2005 le donne hanno concluso un accordo di adozione per creare un legame legale tra il minore e la compagna della madre. Ma quando si sono rivolte al tribunale per far riconoscere l’accordo, questo ha opposto un rifiuto. In base l’articolo 182.2 del codice civile austriaco la persona che adotta “rimpiazza” il genitore naturale dello stesso sesso, interrompendo quindi il legame con quel genitore. Nel caso in questione quindi l’adozione non avrebbe creato un nuovo legame o rimpiazzato quello con il padre, ma avrebbe reciso quello con la madre naturale del bambino.

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