Lo striscione polemico contro Thohir

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Messaggio polemico oggi in curva nord per Erick Thohir andato ad assistere alla partita dell’Inter contro il cagliari. A San Siro infatti si è alzato lo striscione con su scritto: “Tanti lavorano nell’Inter, quanti lavorano per l’Inter?” La protesta era rivolta a quei dirigenti del club, che secondo alcuni tifosi, non starebbero contribuendo al bene della squadra.

 

Ibson atterra, ma non trova nessuno ad accoglierlo! Furia di Guaraldi

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Un episodio molto spiacevole quello occorso al brasiliano Ibson, nuovo acquisto del Bologna, che secondo alcune indiscrezioni, al suo arrivo in aeroporto non avrebbe trovato nessuno del club ad accoglierlo. Così, il Presidente del Bologna Albano Guaraldi dispiaciuto e irritato con i suoi manager ha sospeso temporaneamente quattro dirigenti del club: il collaboratore tecnico Adriano Polenta, il segretario generale Luca Befani, il responsabile della comunicazione Carlo Caliceti e Andrea Battacchi, componente dello staff del marketing. La posizione dei quattro sarà comunque discussa nel Cda, previsto per mercoledì. Ancora tensione in casa rossoblu quindi, dopo le contestazioni a Gianni Morandi, un’altra tegola si è abbattuta sull’intero staff.

Conte infuriato: “Mi tutelerò contro chi lede la mia dignità”

conte-calcioscommesse-tuttacronacaSi ricomincia a parlare di Calcioscommesse e il ct bianconero non accetta che il suo nome venga associato alla vicenda. In mattinata si era parlato delle parole di Coppola che, lo scorso 3 luglio, spiegava come l’allora allenatore del Siena in occasione di una partita “incriminata” si limitò a spronare i suoi giocatori desiderando la vittoria. Oggi Conte, che si è visto chiamato in causa in situazioni che non lo riguardano, ha usato termini al veleno: “Nella giornata odierna ho dovuto constatare con stupore e disappunto che alcuni organi di stampa hanno ritenuto dare grande risalto al mio nome in merito ad avvenimenti riguardanti nello specifico altre persone. In realtà le dichiarazioni oggi riportate, oltre a non avere di certo nei miei confronti alcuna nuova rilevanza giudiziaria, evidenziano realtà circostanti per le quali sono stato giudicato dalla giustizia sportiva e ho scontato una dolorosa squalifica. Con la ferma intenzione di tutelare in futuro la mia persona da chiunque intenda lederne la dignità, lascio alla coscienza di ognuno valutare la differenza tra informare e strumentalizzare”.

Calcioscommesse, si torna a parlare di Conte. “Ci lasciò decidere cosa fare”

Conte-calcioscommesse-siena-tuttacronacaSi torna a parlare dello scandalo calcioscommesse e nell’ordinanza emessa dalla Procura di Cremona si leggono altre testimonianze di Stellini e Coppola. Riguardo alla partita del 2011 tra Albinoleffe e Siena, per la quale Conte venne squalificato per quattro mesi per omessa denuncia, Coppola racconta: “Non so se sapesse di questo accordo. Ribadì di volere arrivare primo, ma ci avrebbe lasciato fare se la squadra si fosse ritenuta impegnata dall’accordo con l’Albinoleffe”. Il portiere, il 3 luglio 2013, rese le seguenti dichiarazioni: “Non ho mai sentito Stellini fare riferimento ad accordi o promesse intervenute in occasione della partita di andata che avrebbero dovuto essere rispettati in occasione della partita di ritorno. Successivamente, dopo che era stata disputata la partita con il Torino e la squadra aveva ormai raggiunto l’obiettivo della Serie A, ci fu l’abituale riunione tecnica alla quale parteciparono, come sempre, sia l’allenatore che lo staff e tutti i giocatori. Ricordo che in quella occasione io sono stato tra quei quattro, cinque giocatori che più hanno insistito sull’opportunità di non accontentarci della promozione, ma di cercare di arrivare primi, conseguendo peraltro un premio che era abbastanza sostanzioso. Tale era anche l’obiettivo dell’allenatore che in quell’occasione ha insistito anche lui spronandoci a proseguire nel nostro impegno. Aggiunse anche che avrebbe dato più spazio a chi era più motivato o che aveva giocato poco. A questo punto è accaduto che Carobbio e Terzi rappresentarono che, qualora ci fossimo impegnati con l’AlbinoLeffe nella partita in programma il 29 maggio 2011, ci avremmo rimesso la faccia in quanto vi era un accordo con i predetti nel senso che gli avremmo fatti vincere qualora a noi non fosse stato necessario un risultato diverso. Stellini confermò la cosa e cioè che c’era questo accordo con l’AlbinoLeffe. Io non sapevo niente della cosa come già riferito. Non sono in grado di precisare quali altre persone fossero al corrente di questa situazione. Non so se Conte fosse a conoscenza preventivamente di questo accordo assunto in occasione della partita di andata. Posso solo dire che quando l’argomento fu introdotto ci lasciò sostanzialmente decidere come meglio credevamo, ciascuno per conto suo. In sostanza lui si chiamò fuori. Conte ribadì che lui ci teneva ad arrivare primo, ma che, qualora la squadra si fosse ritenuta impegnata dall’accordo con l’AlbinoLeffe ci avrebbe lasciato fare”.

Ringhio e il calcioscommesse: “Piuttosto mi toglierei la vita”

rino-gattuso-tuttacronacaL’ex milanista e Nazionale Rino Gattuso, sul quale indaga la procura di Cremona per l’inchiesta calcioscommesse, ha commentato a Sky Sport: “La gente sa come sono fatto. Piuttosto che truccare una partita, vado in piazza e mi tolgo la vita”. Ringhio è indignato: “Sono arrabbiato e offeso. Stamattina mi ha avvisato del coinvolgimento mia moglie visto che io ero a Napoli.  Sono sereno e vado a chiarire tutto. Non voglio avere macchie sulla mia carriera.  Mai e poi mai ho pensato minimamente di poter truccare una partita. Se venisse dimostrato, sono disposto ad andare in piazza – so di dire una cosa forte – e ad ammazzarmi.  Chi mi conosce sa che non ci sto a perdere neanche una partitella, neanche a scopa con gli amici”. L’ex tecnico del Palermo era stamattina a Napoli dove avrebbe dovuto partecipare a una sessione con Benitez del corso Uefa per allenatori, ma è tornato a Milano dopo essere stato raggiunto dalla notizia. “È una roba assurda e incredibile perché non so cosa vogliano da me . Io non so cosa significhi truccare una partita, non saprei nemmeno da dove cominciare. Adesso vediamo cosa succede ma sono certo di chiarire tutto”. Nell’ordinanza del Gip di Cremona Guido Salvini si legge, tra le altre cose: “l’analisi dei contatti telefonici di Francesco Bazzani, in occasione della partita Chievo-Milan del 20 febbraio 2011, ha fatto emergere la singolare coincidenza di un contatto (un sms in uscita) con un’utenza intestata al calciatore del Milan, Gattuso Gennaro Ivan”. “Tale contatto – osserva il gip – ha consentito di verificare che Bazzani, nel periodo oggetto di indagine, aveva intrattenuto 13 contatti con l’utenza in uso al calciatore, per 13 stagioni in forza al Milan, poi trasferitosi nella stagione appena conclusa nella formazione del Sion, militante nella massima serie svizzera”.

Clamoroso! Volevano truccare anche le partite di Brasile 2014!

brasile-calcioscommesse-tuttacronacaE’ il Corriere dello Sport a scrivere che, dall’ordinanza sul calcioscommesse emessa questa mattina dal Tribunale di Cremona, è merso anche un clamoroso retroscena sui prossimi Mondiali, che si disputeranno nel 2014 in Brasile. Il Gip Salvini scrive: “L’arresto avvenuto a Singapore di Tan Seet Eng e di altre 13 persone è il nuovo dato estremamente significativo che, seppur formalmente ancora ai margini della presente indagine, non può essere letto se non come una piena conferma degli elementi raccolti dall’Autorità giudiziaria italiana e via via arricchitisi nel tempo in merito alla organizzazione transazionale che dirigeva le mosse dei suoi inviati in Italia e rendeva possibile la corruzione dei giocatori di squadre anche sconosciute o pochissimo conosciuta all’estero. Le accuse, in base alle notizie raccolte da fonti aperte e da sintetiche relazioni del Servizio Centrale Operativo, essendo stato inoltrata solo recentemente una formale richiesta di rogatoria internazionale, riguardano la manipolazione di un gran numero di partite in molti paesi e ad altissimo livello sino a progettare, a quanto sembra, un piano di interventi illeciti sui prossimi campionati del mondo che si svolgeranno in Brasile».

Si torna a parlare di calcioscommesse: tra gli indagati Gattuso e Brocchi

gattuso-calcioscommesse-tuttacronacaQuasi tre anni dopo l’inizio dello scandalo del calcioscommesse, un’organizzazione criminale continuava a truccare le partite del calcio italiano. Stanotte i poliziotti del Servizio centrale operativo di Roma e gli uomini della squadra Mobile di Cremona hanno portato in carcere quattro persone: Salvatore Spadaro, Francesco Bazzani, Cosimo Ricci e Fabio Quadri, che avrebbero continuato la loro attività fino all’ultima partita dello scorso campionato, sia in serie A che in serie B. Si tratta di novanta gare in totale, delle quali una dozzina in serie A, comprese quelle di Juventus, Inter e Milan finora escluse dall’inchiesta. Tra queste, anche Palermo-Inter 1-0 dello scorso anno. Ma tra gli indagati compaiono anche nomi illustri, come  Gennaro Gattuso, anche perquisito, e Cristian Brocchi, che ha giocato anche con le maglie di Inter, Milan, Fiorentina e Verona e attualmente è allenatore nelle giovanili rossonere: l’accusa nei loro confronti è associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla frode sportiva. Secondo le prime indiscrezioni, i due erano in contatto con due de i quattro arrestati nel blitz. In particolare Francesco Bazzani, detto Civ, in un’occasione si era introdotto nel centro sportivo di Milanello, dove si allena il Milan, e aveva inviato messaggi allo stesso Gattuso. È accaduto nel febbraio del 2012 quando si erano svolte partite di Milan, Lazio e Juventus sulle quali Bazzani avrebbe cercato di influire.Fra i 20 nuovi indagati, ha detto Andrea Grassi, direttore della divisione operativa del Servizio centrale operativo della polizia (Sco), ci sono anche “un paio di giocatori ancora in attività”. Grassi ha aggiunto che “con l’operazione di oggi salgono a 120 gli indagati e 54 gli arrestati dalla fine del 2010. E’ questo il bilancio di tre anni di lavoro: un lavoro che non si è mai fermato e che dimostra che il fenomeno non è sopito”. Andrea D’Amico procuratore di Rino Gattuso, ha commentato la notizia delle indagini su “Ringhio” nell’inchiesta di Cremona sul calcioscommesse ai microfoni di Sky Tg24: “È stato un fulmine a ciel sereno. Rino è caduto dalle nuvole. Non sa come mai il suo nome sia balzato fuori. Ora bisogna capire come escono certi nomi, quali sono le circostanze che hanno determinato questa situazione. E prima di trarre conclusioni bisogna verificare tutto. Sappiamo bene che quando vengono fuori queste notizie l’eco che ne deriva è importante. Dobbiamo aspettare prima di dare giudizi. È doveroso attendere in attesa degli sviluppi futuri per la moralità di Rino”. Quattro i mandati d’arresto firmati dal Gip Guido Salvini e legati all’ultima fase dell’inchiesta «Last Bet», partita a giugno del 2010, che ha già coinvolto decine di giocatori ed ex giocatori anche di serie A, tra cui Beppe Signori, Cristiano Doni e Stefano Mauri. Gli arresti sono stati eseguiti a Milano, Bologna, Rimini, Messina. In manette anche i due intermediari, Mister X e Mister Y, com’erano stati identificati nel corso delle precedenti fasi dell’inchiesta dai giocatori coinvolti. Si tratta di Salvatore Spadaro e Francesco Bazzani. I due, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, erano il collegamento tra il mondo delle scommesse clandestine e i giocatori e le società di calcio. Spadaro, secondo l’accusa, sarebbe legato al giro dei “bolognesi” di Giuseppe Signori mentre Francesco Bazzani avrebbe avuto collegamenti sia con i commercialisti dell’ex bomber della Nazionale, Bruni e Giannone (entrambi finiti in carcere in una delle precedenti fasi dell’inchiesta), sia con Almir Gegic, uno dei leader del gruppo degli zingari. Ancora, le altre due ordinanze di custodia cautelare sono state emesse nei confronti di Cosimo Rinci, amico di Spadaro e dirigente del Riccione calcio nonché in contatto con l’ex presidente dell’Ancona calcio Ermanno Pieroni, a sua volta coinvolto nella prima fase dell’inchiesta, e Fabio Quadri, considerato il factotum dello stesso Spadaro

Dirigente di se stesso

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Succede nella Regione Sicilia dove ci sono 1776 dirigenti e tra questi ce ne sono anche tre che sono dirigenti… di se stessi. Si trova a  Pantelleria, ed è l’unico dipendente, nonché dirigente, del Parco archeologico. Ma non è l’unico vi è un suo collega che è dirigente al parco archeologico siciliano, Morgantina, anche lui dirigente di se stesso.

Unici due casi? Forse no, succede lo stesso alla «Sezione operativa di assistenza tecnica» dell’assessorato all’Agricoltura, ufficio di Buseto Palazzolo.

Come racconta il Corsera:

Anche questi danno il loro onesto per quanto piccolo contributo ad alzare la media. Perché con 17.531 dipendenti a tempo indeterminato, compresi i 1.776 dirigenti (cui se ne devono aggiungere altri 41 esterni, per un totale di 1.818), la Regione siciliana è come un esercito con meno di nove soldati semplici per ogni ufficiale. Un rapporto abnorme. Come dimostra la media di un dirigente ogni 19 dipendenti che si registra nel complesso di tutte le Regioni a statuto speciale, nessuna delle quali è mai stata particolarmente tirchia nella distribuzione dei galloni.

Ma nella relazione sul personale messo a punto dagli uffici di palazzo dei Normanni il sito internet LiveSicilia ha scovato decine e decine di altre perle. Per esempio, il numero dei dipendenti regionali di stanza a Palermo: 7.647, il doppio degli impiegati di tutta la regione Lombardia. Per esempio, gli stipendi che vengono pagati per l’ispettorato regionale del lavoro di Castelvetrano, in Provincia di Trapani: 77, contro i 17 di Marsala, che ha due volte e mezzo i suoi abitanti. Per esempio, le dimensioni dell’ufficio legale della regione: 102 avvocati.

E che dire dell’affollamento dei musei? Affollamento non di visitatori, s’intende, quanto di custodi e impiegati. Al «Pirandello» di Agrigento ce ne sono 66. Ben sessantotto, invece, sono al «Pietro Griffo». Mentre il museo «Alessi» di Enna si accontenta di 55 persone, esattamente come il «Piepoli» di Enna. Numeri che ovviamente si devono aggiungere alle 244 buste paga del dipartimento dei Beni culturali. Ancora. Il dipartimento «Acque e rifiuti» ha 511 dipendenti. Al Corpo forestale se ne contano 480. Al dipartimento del Bilancio, 229. All’Ambiente, 220: uno in più rispetto al dipartimento «Interventi strutturali in agricoltura». Per non parlare delle 127 (centoventisette) persone dell’autoparco regionale.

E qui è in discussione soltanto una parte dei dipendenti della Regione siciliana, che in realtà sono molti di più, anche senza voler considerare l’assistenzialismo puro e semplice. Ovvero quei 28 mila lavoratori precari stipendiati formalmente dall’ente ma che sono in forza ai Comuni. Ai 17.531 lavoratori fissi si deve infatti aggiungere il personale esterno e a tempo, che porta il totale, dice la Corte dei conti, a 20.213 unità. Ci sono poi i dipendenti delle società partecipate: circa 7 mila. E lì si apre un altro capitolo.

A onor del vero, bisogna precisare che il numero degli stipendi pagati dalla Regione sta lentamente diminuendo. In compenso, però, aumentano le pensioni, che escono pur sempre dalle casse regionali. Soltanto lo scorso anno ne sono state liquidate 580 nuove di zecca. Con il risultato che al 31 dicembre gli assegni previdenziali erogati dall’amministrazione di palazzo dei Normanni erano 16.377. Delle 580 di cui sopra ben 365, cioè quasi i due terzi del totale, erano pensioni particolari. Concesse cioè in base a una normativa che sarebbe stata archiviata con decorrenza primo gennaio successivo, grazie alla quale era consentito ai dipendenti di pensionarsi a qualunque età avendo un genitore disabile. Prima che la tagliola calasse, ne hanno approfittato dunque in 365. Uno al giorno.

 

A volte ritornano: lo scandalo del calcioscommesse

calcioscommesse-tuttacronacaLa procura di Cremona torna a puntare il dito sui campi da calcio e si ricomincia a parlare di calcioscommesse. Due anni non sono bastati a ripristinare la legalità sui rettangoli di gioco e ora ci sono nuovi indagati, “con dirigenti e tecnici” di prima fascia in contatto con criminali che in cambio di risultati esatti sulle gare “pretendono somme dell’ordine delle centinaia di migliaia di euro a partita”.  E’ stata la stessa procura che aveva scoperto lo scandalo a notificare una nuova proroga di indagini  a 41 persone, tra calciatori e dirigenti. Omissati, al momento, i nomi. Il pm Fabio Saponara, che affianca il procuratore Roberto Di Martino nell’indagine, scrive: “Le investigazioni sono molto complesse perché hanno per oggetto molti fatti tra loro collegati: si indaga sulla manipolazione di circa 110 partite e gli indagati sono più di 150”. Ma non si guarda solo all’Italia, sono infatti partite anche una serie di rogatorie all’estero, non solo per capire i movimenti dell’associazione criminale che partendo da Singapore e da Tan Set Eng, passando per i Balcani con il gruppo degli Zingari di Hrystian Ilyevki, è arrivata in Italia per truccare i campionati. Quello a cui si mira è intercettare i movimenti di denaro. Torna in auge anche il nome di Stefano Mauri, contro il capitano della Lazio sarebbero “emersi ulteriori indizi, rispetto all’originaria richiesta di misura, costituiti da ulteriori collegamenti con indagati di grande spessore, recentemente iscritti”. “In particolare – continua il pm Saponara – molto recentemente è stata depositata una corposa informativa, con la quale sono stati denunciati numerosi nuovi indagati ed è stata evidenziata la manipolazione di altre partite, alcune delle quali riferibili all’ultimo campionato. Quindi l’attività di manipolazione è ancora in corso”. “Sono stati identificati – continua la procura – alcuni personaggi che tenevano i contatti tra il sodalizio e dirigente delle squadre si serie A. E sono in corso di accertamento i legami di questo soggetto in riferimento alla manipolazione delle partite, con accertamenti fondamentali sui tabulati”. Per il 10 dicembre, inoltre, è in calendario l’incidente probatorio durante il quale verranno aperti circa 200 apparecchi informatici sequestrati in più di due anno di inchiesta a tutti gli indagati. Quattro periti che avranno altrettanti mesi di tempo per tirare fuori tutto il materiale importante per l’indagine, compresi i messaggi e le mail cancellate.

Rai, tangenti per far lavorare? Le accuse di Di Lorenzo

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Pietro Di Lorenzo accusa la Rai e parla di presunte tangenti che gli sarebbero state richieste cinque anni fa. Ora la questione è arrivata al Parlamento europeo dove l’imprenditore e presidente della società di produzione televisiva ‘LDM Comunicazione’ ha tenuto una conferenza stampa.

Di Lorenzo ha riferito di aver denunciato un anno fa alla Procura di Roma «un gruppetto di dirigenti Rai che avevano chiesto tangenti per far lavorare» la sua casa di produzione. In particolare ha affermato che anni prima «un signore aveva valutato un progetto 278.000 euro a puntata» ma che poi, dopo il rifiuto di pagare una tangente, tale valutazione è «scesa a 204.000 euro a puntata» per dieci puntate.

«Fate i conti: se pagavo una tangente da centomila euro, me ne sarei portati a casa 640.000» ha precisato Di Lorenzo. Secondo l’imprenditore, il rifiuto di pagare le tangenti e la sua denuncia ha provocato «la reazione pazzesca dei direttori Rai» di «cancellare praticamente la società dal panel dei fornitori e di lasciare a casa un centinaio di persone che oggi giustamente contestano la decisione del sottoscritto di rifiutare il pagamento delle tangenti». Ricordando che «in un anno» di denunce «non sono mai stato querelato» ed augurandosi di esserlo, Di Lorenzo ha anche parlato di «telefonate fatte da Gubitosi al vicepresidente della Commissione europea e al vicepresidente del Parlamento europeo per non farmi parlare qui».

Annunciando di avere «fiducia nella Procura di Roma», di avere «paura delle conseguenze», ma anche di non avere «alcuna intenzione di fermarsi», ha lanciato «un appello al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, perché faccia chiarezza». «Il risultato di tutto questo – ha inoltre affermato – è che quei delinquenti che hanno chiesto tangenti si sentono più forti, perchè nessun’altro avrà il coraggio di denunciare tangenti. Ma mi chiedo perchè se ci si ribella al ‘pizzo’ in Sicilia arriva il plauso, mentre a un imprenditore che denuncia la Rai gli si distrugge l’azienda».

Dirigenti Rai nel mirino della giustizia: mazzette per lavorare

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L’imprenditore Pietro di Lorenzo, un mese fa, aveva scritto alla commissione parlamentare di vigilanza, ai capigruppo dei partiti, ad alcuni ministri e senza mezzi termini aveva dichiarato: “Ho rifiutato di pagare tangenti ad alcuni funzionari e per questo a viale Mazzini non mi fanno più lavorare”. Le sue parole non sono cadute nel vuoto e per i dirigenti Rai arrivano le prime iscrizioni nel registro degli indagati., a finire sotto inchiesta proprio i capistruttura dell’Ente di Stato che avrebbero ostacolato l’attività della sua Ldm. Dopo le sue affermazioni, infatti, la Procura di Roma ha disposto delle verifiche e ora si vuole accertare, come spiega il Corriere della Sera, “se anche i vertici, informati di quanto era accaduto, possano essere chiamati a rispondere delle irregolarità che sarebbero state compiute da chi aveva il mandato di organizzare le «prime serate» di Raiuno e Raidue”. I programmi di cui si parla sono quelli di grande richiamo, come I raccomandati, Butta la luna, Ciak si canta, ma anche fiction che hanno ottenuto un buono share. Di Lorenzo ha dichiarato: “Faccio altro, sono un imprenditore di successo ma resto convinto che questo sistema debba essere stroncato e solo per questo ho deciso di rivolgermi alla magistratura”, ma resta il fatto che 7 anni fa, quando il rapporto con la Rai era idilliaco, il fatturato dell’azienda fu di 18 milioni di euro, adesso è sceso a 2 milioni. Nella denuncia presentata, vengono elencati i “soprusi” subiti da quella che si definisce come “una banda di dirigenti Rai infedeli” a cui fanno seguito i nomi degli alti funzionari che lo avrebbero boicottato: l’ex capostruttura di Raiuno Giampiero Raveggi, ora in pensione; sua moglie Chiara Calvagni, attuale capostruttura dell’Ufficio Risorse; Chicco Agnese, responsabile dei palinsesti di Raiuno. Tutti ribattono che le accuse sarebbero “campate per aria, chiariremo tutto”, ma intanto, nonostante l’istanza ipotizzasse il reato di concussione, i magistrati contestano l’abuso d’ufficio. Nell’esposto si legge: “Fu proprio nel 2006 che Raveggi mi chiese in prestito 5.000 euro. Mi accorsi ben presto che non voleva un prestito ma somme di ben altra portata, nonché una serie di ‘favori’ da elargire a persone a lui vicine. Quando rifiutai di versare una tangente da 100 mila euro, ho subito vessazioni che hanno portato la Ldm ad essere praticamente azzerata dalla Rai”. La tesi dell’imprenditore è che i suoi format siano andati in onda con una controprogrammazione forte “in modo da farli risultare un flop”, mentre gli ospiti scelti per partecipare “sono stati contrattualizzati soltanto all’ultimo momento e con cachet molto inferiori alle richieste”, infine, alcuni show e fiction sono stati “cancellati senza alcuna spiegazione”. Spiega il Corriere che “Tra i testimoni indica tra gli altri Fabrizio Frizzi, Claudio Lippi, Martina Colombari, Elisabetta Canalis.” In un’intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano, Di Lorenzo ha parlato di pressioni subite dall’ex sindaco Gianni Alemanno affinchè il programma Ciak si canta fosse presentato da Eleonora Daniele. Per lo stesso programma, in un capito della denuncia si legge “quanto accaduto con il figlio di Agnese, perché suo padre mi chiese di farlo lavorare e quando un dirigente della mia società lo contattò si sentì chiedere un ingaggio da 6.000 euro a puntata come operatore di clip esterne per il programma”. Pensando si trattasse di un equivoco, l’imprenditore ne parlò “con lo stesso Agnese, ma lui mi rispose seccato che allora la cosa non gli interessava più”. Nella denuncia ha quindi aggiunto: “Ho le prove di convocazioni in Campidoglio dei direttori generali Mauro Masi e Lorenza Lei, dei direttori di Raiuno Fabrizio Del Noce e Mauro Mazza, del direttore dei rapporti Istituzionali Guido Paglia”. I pm sono a conoscenza di tutti i dettagli e la Daniele sarà interrogata come testimone la settimana prossima.

Totti ululerà ancora? Offerte da importanti squadre straniere!

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Potrebbe scegliere di andare a giocare all’estero “er Pupone”, come lui stesso rivela a France Football: avrebbe ricevuto, infatti, “offerte da importanti squadre straniere, non italiane”. Una scelta da non escludere quindi, soprattutto considerando che l’anno prossimo scadrà il suo contratto da giocatore con la Roma. Ma il capitano, che compirà 37 anni a settembre e ancora appare in splendida forma, già in passato ha rifiutato la corte dei migliori club europei, tra i quali il Real Madrid, per diventare il simbolo della Roma così come la conosciamo. Si può quindi ipotizzare che, l’anno prossimo, il contratto verrà sostituito con uno quinquiennale che gli garantirà un posto nei quadri dirigenziali della Roma.

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