Dario Franceschini… Ora è il tempo di decidere… inginocchiamoci!

 

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Ora abbiamo solo 2 ore per decidere per una volta tutti insieme come partito… Abbiamo davanti a noi un sistema tripolare con Grillo che ha un terzo di parlamentari per una legge sbagliata di elettore.

“Bersani paga colpe non sue! Ognuno di noi guardi nelle coscienze e sia generoso. No a Rodotà perchè non è un sistema presidenziale, non è la piazza che lo può legittimare!” E’ surreale che un uomo di sinistra possa dire che non deve ascoltare la piazza perché la contestazione non è legittimata dalla Carta Costituzionale. Ma come si fa a ragionare in questi termini e aggrapparsi al Palazzo? Ma il Presidente è dei partiti o del popolo?  La Carta Costituzionale non dice che il popolo è sovrano o l’abbiamo cambiata senza accorgercene? Ma è possibile che si sia perso da parte dei partiti l’etica della rappresentatività dei cittadini?

In sintesi Franceschini dice: noi ci dobbiamo inginocchiare al Presidente… da buoni sudditi Franceschini china la testa e chiede al partito di fare lo stesso!

 

Per la prima volta Bersani ha un dubbio “sto esagerando io?”

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Bersani inizia a parlare in un clima freddo e teso dove si percepisce solo il disagio di un uomo che abbandona la partita affermando che  “era mia intenzione passare la mano al prossimo congresso e di cambiare la generazione nel mio partito. Ma ho dovuto dare le mie dimissioni in anticipo dopo che i franchi tiratori mi hanno bocciato la candidatura a Presidente di Marini e Prodi”.

Bersani incolpa sempre gli altri, ma non riesce  fare un esame di coscienza sugli errori che lui stesso a compiuto. E poi parla di missili? MISSILI? Missili sull’Europa per un titolo di giornale che vedeva “il Pd boccia Prodi per affossare Bersani”.

Il segretario poi parla del suo partito come “una storia di successo”, il successo per Bersani forse è dimettersi? Forse Bersani è un vincente e non ce ne siamo accorti? Hanno fatto un cambiamento riconfermando Napolitano?

E poi Bersani s’infervora e dichiara che “Ora si può dire tutto sulle elezioni, ma per la prima volta tocca e toccherà a noi dire che cosa si fa ed essere i primi a dirlo…”

Un discorso frammentato, confuso…delirante. Bersani parla di “anarachismo e feudalizzazione” e poi di “perdita di autonomia che ci ha reso inservibili per il Paese”  e ancora  “c’è qualcosa di strutturale e questo avviene in un Paese che è in crisi!”

La domanda fondamentale è vogliamo un soggetto politico o uno spazio politico? (ma io sono o non sono? Il dramma di Bersani che come un condottiero feito a morte non riesce ancora a fare harakiri e riconoscere una colpa individuale che ha portato il partito allo sfaldamento)

 

Bersani conclude con la smentita dell’ipotesi B e l’iniziativa A!

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”Da questa riunione non ho sentito ipotesi B, ma iniziativa A. Dopodiche e’ legittimo vedere le difficolta’, non e’ proibito. E’ un sentiero stretto, o lo si supera o almeno sgombreremo il sentiero dalla nebbia”. Lo ha detto il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, concludendo la Direzione del partito. Per quanto riguarda invece l’ipotesi di un ‘governo del presidente’, Bersani rimanda al Capo dello Stato: ”non spetta a noi” dirlo. APPROVATA LA LINEA BERSANI, UN SOLO ASTENUTO! SE QUESTO E’ UN PARTITO DI SINISTRA…

E NOI ASPETTIAMO L’INIZIATIVA “A”?! COSI’ ADESSO ABBIAMO TUTTI LE IDEE PIU’ CHIARE, GRAZIE SOTTOSEGRETARIO.

Orfini invoca il Congresso!!!

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Matteo Orfini, 35 anni, responsabile delle relazioni istituzionali della Fondazione Italiani Europei, prendendo la parola alla Direzione Generale del Pd, ha invocato il Congresso. Rinnovamento sì, ma non quello dettato da Bersani. Nelle parole di Matteo Orfini si respira voglia di cambiare radicalmente pagina, di voler sconfiggere l’M5S non sul piano personale, ma piuttosto con una fattiva proposta di risposta alle esigenze del paese. Orfini considerato uno dei fedelissimi di Bersani, mette in discussione il proprio leader. Anche i “giovani turchi”, corrente di sinistra antiblariana e antiliberista, alla quale appartiene Orfini si oppongono a questa linea politica portata avanti dal pd. Anche chi lo ha sempre appoggiato ora scende dalla nave Bersani che affonda?

D’Alema e l’attentato alla democrazia da parte della corruzione!

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Rinnovamento sì, ma non quello che si è fatto. Un Pd che deve cambiare, ma non nella direzione che ha preso. Poi parla dell’attentato alla democrazia operato dalla corruzione, di cui sicuramente il Pd è stato parte lesa, ma comunque è un fattore da considerare. E poi l’inciucio è percepito come debolezza.

Renzi se ne va… lascia la direzione generale senza parlare! No comment!

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Chiarisce che l’obiettivo non è corteggiare Grillo ma capire il malessere della società civile. Cosa che, ammette, il Pd non è riuscito a interpretare in maniera adeguata. Pier Luigi Bersani ha aperto la direzione nazionale del partito e, nel suo intervento dal palco, ha sottoposto la sua linea politica alla platea. Un «governo di cambiamento» con un programma articolato in otto punti chiave: dalla correzione «irrinuciabile» delle politiche europee di stabilità alle misure urgenti sul fronte sociale e del lavoro, alla riforma della politica (im primis nuova legge elettorale, sulla linea del doppio turni di collegio), alla cittadinanza per chi nasce in Italia da genitori stranieri. Il segretario ha proposto di cercare un’intesa con il Movimento 5 Stelle («chi ha avuto un consenso di 8 milioni elettori e ha scelto la via parlamentare deve dire cosa vuole fare») e ha chiuso all’ipotesi di un “governissimo” con il Pdl. Matteo Renzi ha lasciato la direzione, secondo quanto si apprende non interverrà.

Franceschini e la sua visione del Pd

Dario Franceschini - tuttacronaca -direzione generale

“Siamo dentro una bufera. La prima cosa che non possiamo fare è regalare ad altri le nostre divisioni. Non apriamo dibattiti su subordinate, ci fermiamo su questa proposta, sapendo che la gestione collegiale fa sì che in caso la situazione muti ci riuniamo e capiamo che fare”. Così Dario Franceschini, intervenendo in direzione, invita all’unità del Pd, consigliando “di allargarci e di non rinchiuderci” visto che il risultato elettorale e’ stato condizionato da scelte di esclusione.

Tra avvii e revisioni… la guerra di Bersani a Grillo e Berlusconi. E l’Italia?

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La direzione generle del Pd si apre con Rosy Bindi che dà la parola a Bersani e si scusa per non poter seguire i lavori a causa di impegni parlamentari. Una riunione che si doveva svolgere ieri, ma all’ultimo istante è stata rinviata ad oggi. Forse la Bindi non vuole incontrare Renzi? Ritornerà a seguire i lavori appena Renzi abbandonerà la sala?

Bersani: “Quale è l’ordine di grandezza di questa fase? Per me è di dimensione storica, è in corso da anni una fase di transizionee le elzioni sono state un termometro. E’ una dimensione Europea soprattutto dei Paesi del Mediterraneo, Spagna, Portogallo e Grecia.” e continua “lo sciame sismico muove le democrazie europee… la politica senza credibilità e prestigio perde aderenza con la realtà…”

La prima parte del discorso di Bersani è solo un analisi storica, un excursus degli ultimi anni e un’analisi che poco ha che vedere con l’economia reale e il momento attuale vissuto dall’Italia. Si parla di riforme e di transizione, come in una lezione universitaria.

Bersani “bucare il muro dell’autoreferenzialità del sistema perchè sta collassando…” poi riconosce la sconfitta con M5S perchè non c’è stata una buona risposta al malcontento popolare. L’elettorato di M5S è soprattutto giovani e ceti sociali più colpiti dalla crisi e dalle tasse… CIOE’ L’ELETTORATO CHE DOVREBBE ESSERE DEL PD!

“L’idea che non ci fosse l’avversario ci ha danneggiato, discutiamone se è colpa nostra!” Adesso è colpa degli elettori??? Un partito che si è sentito vittorioso ancor prima di andare alle urne? una sicurezza ostentata dal leader del Pd che in televisione parlava come Capo del Consiglio? Non è colpa della direzione del Partito?

“Qui si apre un bivio, non solo per le prossime settimane…” Ma il bivio, quale è? Bersani si perde e cambia discorso senza indicare il bivio.

“Non c’è sicura governabilità con il nostro risultato al di sotto delle aspettative”

“Non c’è cambiamento senza responsabilità. Tocca a noi ribaltare lo schema… Noi parliamo chiaramente al Paese e gli altri parlassero così chiaramente. Programma essenziale per rimuovere le barriere tra istituzioni e elettori”

Una serie di misure che si avviano a politiche sociali.

1) Meno austerity e più crescita

2)Misure urgenti sul lavoro

3) Riforma della politica e della vita pubblica. Una serie di revisioni ma non abolizione del finanziamento pubblico

4) Legge sulla corruzione e sul falso in bilancio.

5) Legge sui conflitti d’interesse.

6) Economia verde.

7) Prime norme sui diritti. Stranieri e coppie di fatto.

8) Istruzione e ricerca.

Sono punti che se praticati possono dare energia al paese e sono punti irrinunciabili.

Il Pd deve mettersi da un lato di cambiamento, ma non far un’avventura. Bisogna fare quello ceh si deve non quello che si vuole sopratutto a iniziare da me.

Gli otto punti appaiono da subito come una serie di avvi e revisioni, parole che c’è ricorrono spesso nelle parole di Bersani soprattutto quando si parla di lavoro e di costi della politica. Una serie di punti da avviare per il sussidio di disoccupazione, menter il apese ha bisogno di uan risposta immediata. Una serie di riduzioni dei costi della politica, ma non di abolire il finanziamento pubblico ai partiti. Una guerra insomma che Bersani vuole giocare contro i suoi avversari Grillo e Berlusconi. Un piano quindi per spianare la strada per quando si tornerà alle urne. La legge del conflitto d’interesse per eliminare il leader del Pdl e una falsa riforma sui costi della politica per battere sullo stesso terreno il M5S. Un piano che parla di “facciamo finta di cambiare, ma non cambiamo nulla”. Un piano che non tocca i privilegi di “casta”. Sulla green economy, Bersani espone un programma già vecchio, con una politica ecosostenibile che non trova riscontri immediati. A livello di crescita non fa riferimento alla “banda larga”, ma si attiene a un economia di ripresa che potrebbe essere utile intraprendere in tempi di “normale amministrazione”, non di “emergenza sociale”. Il problema degli immigrati, giusto dare la cittadinanza, ma poi li teniamo disoccupati? Disoccupati su disoccupati? Italiani che lottano contro “italiani”? Dove abbiamo le risorse economiche per sostenere anche la cittadinanza agli stranieri? Creiamo false illusioni anche presso di loro? E’ solo per ottenere il voto se si torna alle elezioni? E’ solo un esempio da dare a livello internazionale che inevitabilmente si ripercuoterà sul popolo italiano? Gli “italiani” prenderanno le case popolari agli italiani? I sussidi? Le scuole? E’ così che si genera razzismo, volendo fare una politica populista verso gli stranieri senza avere un “onesto” futuro da offrirgli… illudendoli che l’Italia può provvedere a loro quando non può provvedere neppure al suo popolo!

Unioni di fatto, ma non matrimonio gay. Un compromesso che è una vergogna per chi si dichiara di sinistra. Un mettere a tacere alcune forze politiche senza risolvere il problema di fondo, senza lasciare la possibilità alle persone di vivere liberamente la propria sessualità anche attraverso un matrimonio (che fra l’altro ha sempre maggior tutela di un’unione di fatto)

Un programma quindi che è  contraddittorio, confuso e soprattutto non è la risposta che sta cercando il popolo italiano. E’ come la diretta della direzione generale… costretti a farla perchè Grillo lo ha fatto!

E’ un dispiacere profondo vedere un partito ( al di là di come la si pensa politicamente) che ha una storia profonda e radicata in Italia, ondeggiare come una canna al vento parlando di cambiamento e non avendo idea da dove iniziare!

 

 

 

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