Pentola a pressione nel Pd: divisi su regole, premier e segretario

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L’assemblea del Pd, nel suo secondo e conclusivo giorno, assomiglia molto a una pentola a pressione.

«La crisi non è crisi del modello della destra, cui dobbiamo corrispondere con la nostra proposta. La crisi» della politica «interpella tutti noi. In questi 20 anni abbiamo governato anche noi, ci siamo stati anche noi. Se non siamo in grado di interpretare il cambiamento è un nostro problema», così Matteo Renzi, mette in chiaro alcuni tasselli fondamentali della sua politica e della sua idea di partito democratico all’assemblea Pd. Il sindaco di Firenze ha poi aggiunto «Continuiamo a parlare del nostro piccolo mondo, delle tv. Ma rispetto a 18 anni fa il mondo della comunicazione è cambiato. I nostri talk show pieni di politica arrivano a percentuali da prefisso telefonico, segno evidente che la nausea di chi è dall’altra parte del video sta crescendo». Renzi poi gioca il ruolo dell’ottimista e dei sogni realizzabili  «Sono qui per dirvi che sogno un partito democratico che abbia l’ambizione di governare il Paese e, lo dico a Fassina, di governare l’Italia da soli» perchè «la linea la dobbiamo dare noi». Poi come già era successo quando vinse Bersani, Renzi afferma ancora una volta la sua volontà di lottare fino alla fine e poi chi perde si mette al fianco del vincitore per sostenerlo contro l’avversario «Se dovessi essere sconfitto sarei in prima fila, accanto a Gianni» Cuperlo

Con la candidatura alla segreteria, il sindaco parla di una nuova visione «inizierò un percorso di abbattere dei tabù, anche i nostri», e poi sottolinea  «Se abbiamo il coraggio di fare un dibattito serio, ci sono dei tabù che vanno abbattuti. Continuiamo a definirci partito dei lavoratori, ma i lavoratori non votano più o per noi». Analizziamo la sconfitta elettorale o «dobbiamo far finta che non ci sia stato niente nel nostro passato?», domanda. «Fino ad oggi c’è stata un’attenzione spasmodica su regole, procedure» per il congresso del Pd, «che sottintende una visione tutta basata su quanto dura il governo, chi fa questo o quello, e anche su legittime aspirazioni personali non inserite però in una scelta strategica». «Può succedere che Berlusconi dica parole che noi condividiamo, che il gruppo dirigente del Pd condivida…», ha aggiunto Renzi riferendosi al fatto che il Cav lo ha definito un ambizioso battutista.

Renzi, nel suo discorso a 360 gradi tocca anche la tassazione e il fisco «L’ Imu è un modello di assoluta miopia. Ma come, hai un sistema fiscale che è il peggiore di Europa e non sei nelle condizioni di fare una riforma ampia» e poi si lascia andare a quel che brucia ancora sulla pelle dei democrat «Sono venti anni che consentiamo a loro di dettare l’agenda» e quindi sferra il colpo finale «L’Imu è l’emblema straordinario di un modello che dice che loro non fanno pagare le tasse e noi sì, ci siamo cascati» per poi tornare sulla progettualità di uno Stato diverso «Se siamo in grado di dettare l’agenda e spiegare che non siamo solo quelli che tassano, siamo credibili, se stiamo a rincorrere la nostalgia, noi perdiamo l’occasione di cambiare… Abbiamo bisogno di un modello di partito in cui non solo il Pd sia capace di imporre una linea, ma rifiuti la logica della bandierina, che è quella che anima il Pdl sull’aumento dell’Imu», aggiunge tra l’altro il sindaco di Firenze.

Il colpo non tarda ad arrivare neppure per il Premier Letta «Lo dico a Enrico», che va sostenuto, ma «sostenere» sullo sforamento del deficit-Pil che «compito del governo è farsi carico di un problema che deriva dall’instabilità politica è ingiusto. È antipolitica». «Se si è sforato», ha sottolineato Renzi, anche se di uno 0,1, «o si ha il coraggio di dire che quei parametri vanno rivisti» o «si rientra con l’Imu» o con altre politiche. «Il Pd sarà in grado di vincere solo se sarà in grado di dire parole nuove e che profumano di speranza e se sarà in grado di collegare le parole che dice ai fatti. In questi venti anni c’è stata totale lontananza tra quello che abbiamo detto alle elezioni e quello che abbiamo fatto. Ci vuole la coerenza e il coraggio della politica».

Quei maledetti articoli 3 e 18 che continuano a bollire in pentola sembrano sul punto di far scoppiare l’intera assemblea.

L’articolo 3 farebbe in pratica eliminare l’automatismo per cui il sottosegretario è anche candidato premier, con la cancellazione della parte che prevede che il segretario sia proposto dal partito per Palazzo Chigi. Contestualmente, all’art. 18 si prevede che il candidato alla premiership sia scelto attraverso primarie di partito o di coalizione alle quali partecipano oltre al segretario altri iscritti al Pd.

I veltroniani e i bindiani a questo compromesso non ci stanno. Soddisfatto, invece Pierluigi Bersani che tuttavia rimarca come sia tecnicamente «non semplice» la gestione del compromesso, facendo probabile riferimento anche alla parte in cui si prevede che i Congressi provinciali e di circolo si svolgano prima di quello nazionale stabilendo allo stesso tempo che i segretari regionali siano eletti con primarie aperte anche agli elettori ed entro il 31 marzo 2014.

Il termine ultimo per le candidature per la segreteria nazionale è stabilito invece per l’11 ottobre. Per la sua elezione la commissione conferma l’attuale Statuto, prevedendo la «possibilità di iscrizione all’albo degli elettori anche al momento del voto» con una quota di partecipazione suggerita di 2 euro. Tutte disposizioni che sembrano accontentare i renziani. «Pensare di arrivare all’Assemblea senza un accordo sarebbe stato un errore. Abbiamo trovato credo un buon compromesso», è il parere di Lorenzo Guerini.

Un compromesso per rifondare un partito dalle origini o altra legna sul fuoco su cui scontrarsi? La pentola a pressione continua a bollire, chissà chi disinnescherà l’ordigno?

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Rosy Bindi all’assemblea del Pd: “rispettiamo troppo questo governo”

bindi-direzionepd-tuttacronacaSi sta svolgendo l’assemblea nazionale del Pd, oggi, e Rosy Bindi presenta il suo pensiero: “Se c’è un problema in questo momento, è che siamo troppo rispettosi” verso l’esecutivo, “proprio perché alla sua guida c’è un nostro esponente”. Ha quindi spiegato: “Come dice il premier questo non è il nostro governo. Non serve un partito ripiegato nella costruzione di se stesso, ma che costruisce se stesso per essere sempre più forza nel proprio governo, non in quello delle larghe intese”.

Quel maledetto Congresso all’Immacolata e Renzi spera che non sia a Natale

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Si arriva in assemblea e non ci sono regole, eppure si discute da mesi su quale debbano essere, ma l’accordo non è stato trovato. Così Pippo Civati, uno dei candidati alla segreteria del Pd, arrivando all’Assemblea Nazionale del partito ha sottolineato  “Ho chiesto anche al segretario Epifani di occuparsi di tesseramento – ha aggiunto Civati -, o parliamo di sostanza e contenuti o questo partito non esisterà più”.

Intanto Cuperlo ha i suoi problemi con Renzi. Un caffé?  “Se me lo offre sì, anzi no: lo pago io”, che poi ha aggiunto “Non è obbligatorio litigare, ma si discute seriamente perchè la discussione è necessaria e utile quando è seria”.

Poi arriva anche Bersani “Partire dal basso è la cosa giusta. C’è una nobiltà in questa discussione che non riguarda solo il Pd ma l’Italia. È da 20 anni che giriamo attorno a partiti personali. Di questo stiamo discutendo non di una settimana, io lo faccio domani mattina il congresso”.

Ma quando lui era segretario la pensava allo stesso modo?

Il congresso all’Immacolata, lo annuncia Epifani, intanto Renzi, ospite di Otto e mezzo, si augura che non sia a Natale: “Basta che non sia Natale, abbiamo già perso l’Immacolata Concezione…. Non so se comincia la corsa”, verso la segreteria democratica, “vediamo se il Pd farà rapidamente le primarie perchè qui c’è un Paese che soffre di percentuali pazzesche”.

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