Non chiamateli Famiglia Addams… o arriva Crosetto!

fratelli-italia-fam-addams-tuttacronacaAl termine dell’incontro tra i rappresentanti di Fratelli d’Italia con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Crosetto, La Russa e Meloni, che nei giorni scorsi avevano mostrato le loro tessere elettorali ai giornalisti, optano per mostrare un vecchio volantino che chiede la liberazione dei marò, tuttora in India e che oggi si sono visti slittare, per la 26esima volta, l’udienza. Durante le foto di rito, Crosetto lancia uno scherzoso avvertimento ai giornalisti: “Al primo che scrive di nuovo Famiglia Addams lo vado a prendere fisicamente…”

Annunci

“L’appello” di Borghezio a Renzi: “lasci la Kyenge al suo posto”

borghezio-renzi-tuttacronacaGiorgio Napolitano affida l’incarico a Matteo Renzi e nello stesso giorno arriva il sarcasmo del leghista Mario Borghezio che “chiede” al premier in pectore che il ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge venga confermato. La tesi del politico del Carroccio, infatti, è che il ministro al suo posto porta voti alla Lega e proprio per questo “è una risorsa”. Da qui l’appello a Renzi, tramite una nota: “Se Renzi vuol farsi amica la Lega, è molto facile – scrive Borghezio in una nota – la mantenga al Governo, magari ampliandone le deleghe ma, per l’amor di Dio, la lasci lì dove l’ha messa, provvidenzialmente, Letta. Lì dove sta, a sproloquiare ogni giorno su tutto lo scibile migratorio, con quel simpatico tono da super esperta e l’inesauribile capacità di impartire lezioni di politica, diritto, deontologia professionale e bon ton, per noi della Lega – diciamolo! – è una risorsa. Ciò, anche in vista delle prossime elezioni europee, dove con il suo fondamentale contributo potremo superare di slancio lo sbarramento“.

Il giorno delle consultazioni al Colle: Fdi riconsegna la tessera elettorale

fratelliditalia-riconsegna-tessere-tuttacronacaGiornata di consultazioni al Colle, oggi, dopo le dimissioni dalla carica di presidente del Consiglio presentate da Enrico Letta. La delegazione di Fratelli d’Italia, formata da Giorga Meloni, Guido Crosetto e Ignazio La Russa, in dissenso con l’operazione del Pd, ha platealmente e simbolicamente consegnato la tessera elettorale nelle mani del presidente della Repubblica. Il loro voleva essere un segno di protesta per il fatto che si sta avviando “il terzo governo consecutivo che passa sopra le teste degli italiani”. Giorgia Meloni ha concluso: “Staremo all’opposizione. Se ci saranno provvedimenti votabili li voteremo, ma siamo poco ottimisti”.

Letta e la “sincera amicizia” di Barack Obama

letta-obama-amicizia-tuttacronacaEnrico Letta ha rassegnato le sue dimissioni da presidente del Consiglio e la notizia è rimbalzata in tutto il mondo. Lo stesso presidente americano Barack Obana, che ha sempre apprezzato il governo Letta specie in ambito internazionale, non ha mancato di far presente l’apprezzamento della Casa Bianca al premier uscente. Obama ha telefonato direttamente dall’Air Force One per comunicare a Letta “la sincera amicizia” degli Usa nei confronti del capo del governo, complimentandosi per il ruolo svolto dall’esecutivo nella politica estera.

E’ ufficiale: Enrico Letta si è dimesso!

Enrico-Letta-dimissioni-tuttacronacaEnrico Letta è salito alle 13 al Colle dove ha rassegnato le sue dimissioni irrevocabili da presidente del consiglio a Giorgio Napolitano. La situazione politica italiana già da ieri sera era “l’osservata speciale” dei media mondiali tanto che le previste dimissioni del primo ministro sono diventate la breaking news nel mondo: dalla agenzia France Presse al Financial Times, passando per El Pais e altri grandi media europei e mondiali.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Il calvario di Letta: alle 13 al Colle per le dimissioni

Letta-tuttacronaca-dimissioni

Il Colle oggi per Letta diventerà il Golgota nel quale il premier rimetterà nelle mani del presidente Napolitano il mandato e si darà quindi il via ad alcune consultazioni lampo, come richiesto dalla prassi, per poi affidare la formazione del Governo a Renzi che con molta probabilità già lunedì avrà pronto un nuovo esecutivo. Intanto Napolitano partecipando oggi alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte dei Conti a quanti gli chiedevano una sua dichiarazione sul momento politico che l’Italia sta vivendo ha risposto con «Buona giornata, oggi c’è il sole…». Intanto Renzi era a Firenze per presenziare una cerimonia a Palazzo Vecchio a cui hanno partecipato, nel giorno di San Valentino, 600 coppie che festeggiavano le loro nozze d’oro!

Il ministro dell’Immigrazione ha la colf in nero e si dimette

mark-harper-dimissioni-tuttacronaca

Mark Harper, ministro britannico per l’Immigrazione si è dimesso dopo che si è scoperto che la persona addetta alle pulizie della sua abitazione, lavorava senza permesso di soggiorno. Lo ha riferito la Bbc online specificando che Harper ha già presentato le sue dimissioni al premier David Cameron che le ha accettate e ha reso noto il comunicato.

Lotito e il tifoso arrabbiato che chiede le dimissioni!

Claudio-Lotito-tuttacronaca

Ennesimo show da parte del presidente della Lazio Claudio Lotito nel corso della sua ultima conferenza stampa.

Dopo aver riferito delle continue minacce ricevute da parte dei  sostenitori laziali delusi della sua gestione societaria, il presidente Lotito è statointerrotto da una telefonata: a chiamare un ignoto tifoso della Lazio che ha invitato il presidente a farsi da parte.

La dura contestazione al Dall’Ara: lo striscione in curva

BOLOGNA_ULTRAS_GIANNI_MORANDI_STRISCIONE_FUORI_MARONI_tuttacronacaL’Udinese ha battuto il Bologna allo stadio Dall’Ara nell’anticipo di questa giornata di campionato ma i tifosi in curva erano maggiormente intenti in un’altra contestazione per incitare la loro squadra. All’ingresso in campo delle due squadre, infatti, hanno esposto uno striscione che recita: “Morandi fuori dai maroni, a quando le dimissioni?” Il riferimento è al fatto che il cantante, a seguito della precedente partita casalinga aveva fortemente criticato i cori contro i napoletani che si erano levati anche mentre gli altoparlanti diffondevano le note della canzone “Caruso” di Lucio Dalla. In quell’occasione Morandi aveva detto di vergognarsi per quello che era successo, non escludendo le dimissioni.

Mastrapasqua si dimette dalla presidenza dell’Inps

mastrapasqua-dimissioni-tuttacronacaIn una nota si legge che il ministro del lavoro e delle politiche sociali Enrico Giovannini ha ricevuto questa mattina Mastrapasqua, presidente dell’Inps, il quale, “anche alla luce delle decisioni assunte ieri dal Consiglio dei Ministri, ha manifestato la sua volontà di rassegnare le dimissioni dall’incarico di Presidente dell’Inps”. Ieri, il governo aveva deciso di accelerare il processo di ridisegno della governance dell’Inps e dell’Inail, approvando inoltre un disegno di legge per disciplinare l’incompatibilità per tutte le posizioni di vertice degli enti pubblici nazionali, prevedendo, per quelli di particolare rilevanza, un regime di esclusività volta a prevenire situazioni di conflitto d’interesse.

La Kyenge si dimette a fine mese. Anzi no. L’errore targato Reuters

kyenge-cecile-tuttacronacaLa Reuters aveva riportato la notizia che il ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge si sarebbe dimesso. Si è poi scoperto che si era trattato di un equivoco sulle dimissioni del portavoce dello stesso ministro.  Cosimo Torlo, il portavoce che si trova al fianco di Cècile Kyenge sin dall’inizio del mandato del ministro, ha annunciato tramite l’ufficio stampa le sue dimissioni. Prima di annunciare le sue dimissioni, il portavoce ha chiarito l’equivoco e l’errore della Reuters: “La notizia delle presunte dimissioni del ministro Cècile Kyenge è del tutto priva di fondamento. E’ tutto falso. La Reuters ha sbagliato”, le sue parole.

De Girolamo-Pascale: botta e risposta da lontano

de-girolamo-tuttacronacaDopo le dimissioni di Nunzia De Girolamo, Francesca Pascale aveva commentato le voci su un possibile ritorno dell’ex ministro in FI dicendo: “De Girolamo ha voltato le spalle a Berlusconi nel momento più difficile. Che segnale sarebbe se lei tornasse nel partito, soprattutto per quelli che sono rimasti in Forza Italia? La verità è che io, se penso a chi ha tradito, provo totale disgusto”. Ma non è stata tenera neanche la risposta della diretta interessata: “Da donna che ama, posso capire le scelte e le reazioni di una compagna, anche quando non nascono da fatti reali. Infatti, non ho sentito Berlusconi né prima né dopo le mie dimissioni da Ministro, come ho dichiarato stamani a Mix24. Da politico però ammetto di provare tristezza verso coloro che si affrettano a commentare il nulla solo per guadagnarsi un posto in Paradiso”. E ancora: “Ho parlato con Berlusconi dopo il mio intervento in aula del 17 gennaio. L’ho detto in tv davanti a milioni di italiani. Non ho paura delle mie azioni, dico quello che penso, qualche volta forse con troppa foga, e non mi sono mai vergognata né ho mai rinnegato la mia storia e il mio affetto verso Silvio Berlusconi”. Ma la Pascale ha lanciato una palla che le “amazzoni” di Berlusconi non si lasciano sfuggire. Tra queste la Biancofiore: “Questo è un pensiero condiviso nei gruppi parlamentari e che intercetta il comune senso di giustizia del popolo azzurro, direi degli italiani in generale. Nulla di personale contro Nunzia De Girolamo, anzi, ma la politica per tornare credibile dovrebbe essere soprattutto di esempio alla società e l’utilizzo del movimento come un autobus sul quale scendere e salire a piacimento non lo è”. Porta chiusa anche da parte della Bergamini: “Ognuno di noi – scrive su Facebook – ha deciso liberamente quale strada prendere e proprio per questo oggi è giusto ricordarlo. La decisione di chi nel momento di massima difficoltà del presidente Berlusconi ha ritenuto di allontanarsene rende oggi evidente l’inopportunità di tornare su passi che hanno lasciato un solco profondo e indelebile in quello che è stato a lungo un percorso comune. Ora più che mai è importante tenere scisse le vie politiche dalla solidarietà personale”. Da parte sua, la Gelmini chiede di tenere separate vicenda personale e politica: “A Nunzia De Girolamo ho espresso la mia solidarietà per il gesto dignitoso compiuto lasciando l’incarico di ministro. Se poi mi si chiede quali conseguenze possono derivarne sul piano dei rapporti politici con Forza Italia, allora la precisazione è d’obbligo: nessuna conseguenza.” Parere che la Rizzotti appoggia: “Condivido la linea politica espressa dal nostro capogruppo in Senato Paolo Romani e le dichiarazioni di oggi sulla stampa di Maria Stella Gelmini. Così come umanamente, da elettrice e da iscritta a Forza Italia, comprendo il pensiero di Francesca Pascale che esprime il sentire di tutti i nostri elettori sul territorio”.

La De Girolamo passa a Forza Italia? La Pascale chiude la porta

de-pascale-tuttacronacaSecondo il Corriere del Mezzogiorno, la first lady di Forza Italia Francesca Pascale non sarebbe proprio convinta dal rientro del ministro nelle fila del partito. “Da quando l’ex ministro ‘Boccia De Girolamo Nunzia’ ha tradito suo padre politico, Silvio Berlusconi, non ho avuto alcun contatto con lei. Le inviai indignata e delusa un lungo sms con il riassunto della sua carriera politica e di tutta la sua trafila il giorno stesso del tradimento e da allora non l’ho più sentita e non ho alcuna intenzione di sentirla in un futuro prossimo”. Dopo aver letto sui giornali di stamane di un possibile ‘rientro’ in azzurro della De Girolamo anche grazie al suo sostegno, Pascale avrebbe precisato con chi ha avuto modo di sentirla in queste ore che non sente l’ex ministro dal giorno in cui ha lasciato Forza Italia e Berlusconi, suo padre politico, per restare al governo per il bene del Paese, come aveva detto la stessa De Girolamo.

La Pascale è durissima con Nunzia e gli alfaniani: «Provai forte indignazione – avrebbe aggiunto – per le sue motivazioni: secondo lei e i suoi compagni di merenda restare al Governo significava volere il bene del paese. Secondo me invece significava da una parte dimostrare l’orgoglio presuntuoso dell’allievo che supera il maestro, e dall’altra seguire i propri interessi personali. Comunque da quel momento ho cancellato il suo numero dalle mie rubriche».

Nessun contatto, dunque, e nessuno sconto da parte della Pascale, che ha un’idea ben precisa sui transfughi del Nuovo Centro Destra: «Gli alfaniani sono stati peggio di Fini: farei fatica a votare la coalizione se all’interno ci fosse il Ncd. Quello che hanno fatto all’Italia e al presidente Berlusconi – avrebbe ribadito commentando le dimissioni – è gravissimo e non deve essere dimenticato: hanno usato l’Italia per i propri interessi personali e hanno accompagnato chi li ha creati politicamente fuori dal Senato».

Il governo perde i pezzi, si dimette la De Girolamo!

de-girolamo-dimissioni-tuttacronaca

“Voglio salvaguardare la mia dignità”, così il ministro dell’Agricoltura Nunzia De Girolamo ha annunciato le sue dimissioni. Questa la nota con cui il ministro ha reso pubblica la sua volontà di dimettersi su Twitter.

“Mi dimetto da Ministro. L’ho deciso per la mia dignità: è la cosa più importante che ho e la voglio salvaguardare a qualunque costo. Ho deciso di lasciare un ministero e di lasciare un governo perché la mia dignità vale più di tutto questo ed è stata offesa da chi sa che non ho fatto nulla e avrebbe dovuto spiegare perché era suo dovere prima morale e poi politico. Non posso restare in un governo che non ha difeso la mia onorabilità”.

L’annuncio è arrivato 24h dopo la notizia che la Guardia di Finanza e la magistratura hanno aperto un’indagine sulla gestione dei fondi Comunitari  da parte di Agea e del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. Come scrive La Repubblica:

La Finanza di Roma che, ancora qualche giorno fa, per acquisire documenti, fatture, mandati di pagamento, verbali di gare d’appalto ha bussato alle porte del ministero dell’Agricoltura e dell’Agea, la società controllata al 51 per cento, che ha il compito di erogare proprio i fondi. L’genzia, cioè, dove la De Girolamo ha posizionato alcuni suoi collaboratori. Il sospetto è che per anni, e fino a oggi, un’associazione a delinquere abbia lavorato di nascosto per ingannare l’Unione europea e frodare milioni di euro. Il tema sono i Pac, i contributi destinati a sostenere chi in Italia coltiva la terra e alleva bestiame.

Sul suo sito il ministro aveva già scritto proprio ieri una nota: “L’indagine è in corso da tempo e riguarda vicende che precedono il mio insediamento al Palazzo dell’agricoltura, avvenuto nel mese di aprile 2013”.

Il ballo del sindaco dell’Aquila: vado, torno, resto!

cialente-tuttacronaca-dimissioni

Forse si era dimesso a sua insaputa e per questo qualche giorno dopo aver dato le dimissioni il sindaco Massimo Cialente ha deciso di pensarci su, ma poi, “coerentemente”, si era dimesso in modo irrevocabile. La sua decisione è durata 10 giorni, poi ha deciso di tornare. Le dimissioni erano state annunciate dal sindaco a causa di “un tradimento”, ma poi si è passati al “teatrino” dei colpi di scena e quindi al “balletto” del sindaco. 

Tutto era iniziato l’8 gennaio quando l’inchiesta “Do ut des” arriva all’apice: gli investigatori arrestano 4 persone, ipotizzano un giro di mazzette da 500 milioni. Tra gli indagati c’è anche il vicesindaco Roberto Riga: si dimette subito.

Riga è uomo di Cialente, è il suo vice. E quando scoppia lo scandalo il sindaco si presenta in conferenza stampa contrito, dice di stare malissimo, di sentirsi colpito al cuore. E’ l’inizio del percorso che porta alle dimissioni “brevi” di Cialente. 

Due giorni dopo, il 10 gennaio, c’è una riunione straordinaria al Comune in cui si parla di dimissioni imminenti del primo cittadino ferito. Sembra tutto fatto ma l’11 gennaio, il giorno dopo, con un primo colpo di teatro, Cialente spiega che le dimissioni ci sono ma sono “sospese” perché “ci deve pensare”. 

E in effetti Cialente ci pensa poco più di 24 ore. Alle 18 dell’11 gennaio, infatti, il sindaco annuncia le dimissioni. Tutto finito? Assolutamente no. Anche perché col sindaco non si sa mai, al punto che l’agenzia Ansa il giorno successivo gli dedica una scheda. Titolo eloquente: “Tutte le volte che il sindaco disse me ne vado”.

Il 17 gennaio il sindaco è fermissimo nel suo proposito e durante un’intervista dichiara secco: “Non ci ripenso”. La fermezza dura altri 4 giorni, fino al 21 gennaio, quando filtra la notizia che il sindaco sarebbe pronto a ritornare in sella. Così è: il 22 gennaio Cialente annuncia il “nuovo inizio”. In tutto è rimasto “dimesso” 10 giorni.

E Forza Italia “spara” su Cuperlo: “Si dimette, dunque esiste”

cuperlo-tuttacronacaGianni Cuperlo, come già si vociferava ieri sera dopo la direzione del Partito Democratico, oggi ha presentato le sue dimissioni. E Il Mattinale, la nota politica redatta dallo staff di Forza Italia nella camera dei deputati prende in giro proprio il dimissionario presidente del Partito Democratico. “Cuperlo si dimette, dunque esiste”.

o-CUPERLO-570

Cuperlo si dimette, troppi contrasti con Renzi

cuperlo-renzi-tuttacronaca

Posizioni inconciliabili e Gianni Cuperlo si dimette da presidente del Pd. L’annuncio è avvenuto durante la riunione della minoranza, in corso alla Camera. Cuperlo a letto pubblicamente la lettera che invierà al segretario Matteo Renzi per motivare la sua decisione. Con Renzi c’erano stati, in particolare, dissidi sulla proposta di riforma elettorale.

Questi i passi più importanti della missiva:

“Non mi dimetto per livore. E neppure per l’assenza di un cenno di solidarietà di fronte alla richiesta di dimissioni avanzata con motivazioni alquanto discutibili”, spiega nella missiva pubblciata su Facebook. “Non mi dimetto – aggiunge – neppure per una battuta scivolata via o il gusto gratuito di un’offesa. Anche se alle spalle abbiamo anni durante i quali il linguaggio della politica si è spinto fin dove mai avrebbe dovuto spingersi, e tutto era sempre e solo rubricato come una battuta”.

“Mi dimetto perché sono colpito e allarmato da una concezione del partito e del confronto al suo interno che non può piegare verso l’omologazione, di linguaggio e pensiero”, scrive Cuperlo. E ancora: “Mi dimetto perché voglio bene al Pd e voglio impegnarmi a rafforzare al suo interno idee e valori di quella sinistra ripensata senza la quale questo partito semplicemente cesserebbe di essere”.

“Voglio avere la libertà di dire ciò che penso” – “Mi dimetto – conclude – perché voglio avere la libertà di dire sempre quello che penso. Voglio poter applaudire, criticare, dissentire, senza che ciò appaia a nessuno come un abuso della carica che per qualche settimana ho cercato di ricoprire al meglio delle mie capacità”.

Dopo la direzione… le voci di dimissioni di Cuperlo

cuperlo-renzi-tuttacronacaHa presentato il suo “Italicum” alla direzione nazionale del Pd il segretario Matteo Renzi, ma forse non si aspettava che la situazione prendesse una simile piega. Il sindaco fiorentino vuole le preferenze nel sistema di voto e, si sapeva, non ci va leggero con chi gli fa storie per questo motivo. Il dibattito oggi è durato circa quattro ore e si toglie i sassolini. L’idea era di non far nomi, con i suoi che già nel pomeriggio dicevano: “Chiedono le preferenze ma poi alcuni di loro sono arrivati in Parlamento senza passare dalle primarie…”. Il nome di riferimento era noto e alla fine è stato fatto, proprio da Renzi: “Gianni, avrei voluto sentirti parlare di preferenze quando vi siete candidati senza fare le primarie – ha attaccato Renzi – se me lo dice Fassina che ha preso 12 mila preferenze ok, ma non chi è entrato con il listino, non è accettabile aprire il tema della preferenza in modo strumentale adesso, non lo accetto”. E poi: “Se vuole Cuperlo può replicare, è giusto…”. Ma non fa nemmeno in tempo a finire la frase, si gira e non lo vede più al tavolo della presidenza. Ne prende atto: “Andato via, mi dispiace per lui…”. Alla fine, alla votazione, l’Italicum è passato con solo 34 astensioni della minoranza, che decide quindi di non esprimersi in materia contraria sulla relazione del segretario pensando di compiere un gesto di pacificazione. Ma, come spiega l’Huffington Post, è andato in fumo. Se non sul voto, il dramma si apre sul caso Cuperlo. Che scoppia subito in sala. Non appena terminata la direzione, i bersaniani Alfredo D’Attorre e Davide Zoggia, lo stesso Guglielmo Epifani, la lettiana Paola De Micheli, il ministro Andrea Orlando conferiscono con il renziano Luca Lotti. Poi vanno da Cuperlo, parlano fitto fitto e decidono di riunirsi come minoranza. Stefano Fassina pensa sia bene compiere il passo fino in fondo: dimissioni dalla presidenza dell’assemblea Pd. La senatrice Di Giorgi invoca: “Cuperlo lasci la presidenza del Pd. Il livore e l’astio che hanno caratterizzato il suo intervento contro il segretario Matteo Renzi rendono evidente che non è in grado di garantire la terzietà richiesta da un ruolo di garanzia, come quello che ricopre”. Sfogo isolato. Davide Faraone è più morbido, anche se non chiede a Cuperlo un passo indietro: “Mi dispiace che non si sia trovato d’accordo con le nostre posizioni. Spero che si possa recuperare strada facendo, lungo il percorso che abbiamo avviato. C’è una grande convergenza tra le forze politiche del Paese e spero che anche nel partito si possa ritrovare unità su questi temi perché altrimenti sarebbe un peccato: in pochissimo tempo stiamo riuscendo in quello in cui tutti hanno fallito negli ultimi trent’anni”.

L’omicidio dell’attrice Monica Spears: i ministri venezuelani si dimettono

Thomas-Henry-Berry-Monica-Spear-tuttacronacaDue giorni fa l’ex Miss Venezuela Monica Spear Mootz e il marito Thomas Henry Berry, sono stati uccisi da dei ragazzini che volevano compiere una rapina ai danni della coppia approfittando di un guasto dell’auto sulla quale stavano viaggiando. Nel Paese sudamericano si sta vivendo un periodo di grande commozione e tutti i ministri hanno presentato le dimissioni al presidente Nicolas Maduro “per facilitare il rinnovo del governo in questo nuovo anno appena iniziato”. Lo ha reso noto lo stesso Maduro su Twitter.

La morte dell’attrice di Pasion Prohibida, telenovela mandata in onda in Italia dalla Rai, ha acuito l’emergenza nazionale su sicurezza ed economia.  “Ringrazio tutti i ministri per lo sforzo e per la lealtà dimostrate in questi tempi di Rivoluzione. Chavez vive! La Patria continua!”, ha aggiunto Maduro sul social network.

Il duplice omicidio, avvenuto davanti agli occhi della figlioletta di appena cinque anni, ha riacceso i riflettori sul tema della sicurezza, una delle maggiori sfide del Venezuela, tra i più violenti Paesi del mondo per tasso di omicidi. Esecutivo e opposizione hanno così deciso di unire le forze, aprendo un gabinetto di crisi per predisporre un piano di emergenza contro la criminalità dilagante. In nove mesi al potere, Maduro ha poi dovuto fare i conti con un’evidente crisi economica interna, culminata in un’inflazione che ha raggiunto il 56% nel 2013.Nel frattempo, cinque ragazzi sono stati fermati in relazione al delitto.

Le dimissioni di Fassina. Renzi: “Siano politiche”

renzi-fassina-tuttacronacaIeri le dimissioni del viceministro dell’Economia Fassina hanno creato uno strappo che mette in agitazione tanto il Pd che il Governo e il nuovo segretario del partito, Matteo Renzi, torna a prendere la parola. Lo fa con un lungo post in Facebook, nel quale spiega che “Noi rispondiamo agli elettori delle primarie, non alle correnti del Pd. Fassina spiegherà le proprie dimissioni, io non rinuncio alle battute. Fassina oggi mi accusa di ‘avere una visione padronale del partito’: non me ne ero accorto quando si trattava di confermare i capigruppo o di scegliere il presidente dell’assemblea o di tenere aperta la segreteria anche a persone non della maggioranza”.

facebookIl tutto è iniziato con un sms inviato ieri pomeriggio da Stefano Fassina, sostenitore di Cuperlo, al Premier Letta: “Enrico, mi dimetto”. In precedenza, Renzi aveva sfidato il Nuovo Centrodestra di Alfano sul tema delle unioni civili mentre aveva risposto con una battuta a un giornalista che, riguardo il rimpasto di governo, nominava il viceministro dell’Economia: “Fassina chi?” Le dimissioni, tuttavia, restano problemi del Pd, concetto ribadito da Alfano che ad Avvenire dice: “Fassin è un viceministro del Pd che lascia un governo guidato da un premier Pd dopo uno scontro con il segretario del Pd. Devo commentare?”

“Fassina… Chi?”, la reazione di Renzi

matteorenzi-stefano-fassina-tuttacronaca

Al giornalista che gli stava chiedendo “So che è allergico al termine rimpasto, ma Fassina…”, Matteo Renzi ha abilmente interrotto la domanda e ribadito “Chi?” Questa la reazione del sindaco di Firenze che sembra voler proprio tagliare i ponti con il “vecchio” Pd e promuovere una nuova immagine del suo partito, a iniziare dalla trasferta della segreteria. Intanto il viceministro all’economia ha deciso di dimettersi e la sua decisione è irrevocabile.

 

Irrevocabili! Fassina presenta le dimissioni: Pd spaccato!

Fassina-dimissioni-tuttacronacaAppena qualche giorno fa, il 2 gennaio, Stefano Fassina diceva: “Il congresso del Pd segna una svolta inequivocabile. Non solo è legittimo ma è anche un dovere politico che le straordinarie energie positive che si sono mobilitate alle primarie, soprattutto grazie a Renzi, incidano per una svolta del governo. Tutti vogliamo che una svolta ci sia, ma dobbiamo discutere e capire bene cosa voglia dire in concreto” Il viceministro dell’Economia spiegava: “Ho letto i temi su cui intende concentrarsi la nuova segreteria e mi paiono condivisibili. Ora bisogna sviluppare i titoli per costruire l’agenda del Pd e favorire quel cambio di passo che viene richiesto al governo. Ma una cosa deve essere chiara: non si può andare avanti con questo gioco in cui dalla segreteria Pd si fanno delle caricature distruttive dell’azione del governo, mentre autorevoli ministri si arrampicano sugli specchi con interpretazioni minimali di questi attacchi, che paiono imbarazzanti e persino poco dignitose. È un giochino insostenibile “. Oggi il viceministro è tornato a parlare del rimpasto, assecondando lo sprint di Matteo Renzi che molti invece tentano di fermare. A Repubblica Fassina ha affermato: “È doveroso che la nuova segreteria guidata da Renzi segni l’agenda di governo. E siccome le idee camminano sulle gambe di uomini e donne, il nuovo programma va di pari passo con una nuova squadra a Palazzo Chigi”. A una condizione: “Basta che lo si faccia in modo costruttivo, per esempio portando le proposte su legge elettorale e lavoro prima in direzione e poi fuori, e non viceversa”. Per dimostrare di fare sul serio, il viceministro mette sul tavolo la propria lettera di dimissioni: “Sono prontissimo a mettere il mio mandato nelle mani di Letta e del segretario del Pd”. E spiega il suo ragionamento: “C’è una valutazione politica che lo impone: la squadra nel governo Letta è la fotografia di un Pd archiviato dal congresso. Ora il partito nato dalle primarie è un’altra cosa, c’è un altro leader che legittimamente punta a una discontinuità con quel gruppo di ministri e con quel programma”. Fassina lancia poi l’affondo nei confronti della sua stesasa compagine di governo: “Pure autorevoli ministri fanno finta di raccogliere stimoli positivi da quelle che in realtà sono soltanto bordate polemiche. Ecco perché serve un chiarimento, nella prossima riunione della direzione del Pd, sul rapporto fra il governo e il partito uscito dalle primarie”. Ora, le dimissioni di Fassina sono state presentate, un duro colpo per il governo Letta. “Lascio il mio incarico – ha detto – dopo le parole del segretario Renzi su di me. Non c’è nulla di personale”. “Le parole su di me – ha infatti spiegato – confermano la valutazione politica che ho proposto in questi giorni: la delegazione del Pd al governo va resa coerente con il risultato congressuale. Non c’è nessuna questione personale, si tratta di una faccenda puramente politica. E’ un dovere lasciare per chi, come me, ha sostenuto un’altra posizione”.

E se si dimettessero tutti i pentastellati..?

legge-elettorale-dimissione-grillini-tuttacronacaSi continua a parlare della Legge Elettorale, con Renzi che cerca accordi e Grillo che indice le consultazioni sul web, ma ancora si attendono le motivazioni della sentenza con cui la Corte Costituzionale ha bocciato il Porcellum. E’ il Corriere della Sera a scrivere che, quando saranno rese pubbliche, tra una decina di giorni, il M5S potrebbe decidere di protestare con le dimissioni di massa dei parlamentari.

Tra le righe del messaggio serpeggia l’idea che serva un gesto di rottura estremo una volta che saranno rese note le motivazioni della Consulta. Si fa largo anche l’ipotesi di dimissioni di massa da parte dei parlamentari del Movimento — «una suggestione più che un’intenzione », dicono alcuni Cinque Stelle —, uno spunto che però viene preso in considerazione. «Nel caso in cui dalle motivazioni della Corte dovesse trasparire che il Parlamento è illegittimo, le dimissioni di tutti i deputati e senatori del Movimento sarebbero a mio avviso un atto radicale e coerente», dice Paolo Becchi.

Emanuele Buzzi, autore dell’articolo, spiega che a questo punto potrebbe arrivare la sorpresa:

Il professore, indicato più volte come ideologo dei Cinque Stelle, vede nel post di Grillo «una risposta implicita » alle sollecitazioni di Renzi («Come è possibile fare riforme con un’Aula delegittimata? », si chiede) e lamenta il fatto che «la Consulta la stia tirando alla lunga per le motivazioni: la situazione è già insostenibile ». Ecco, quindi, «la necessità » di una prova di forza, che però non convincerebbe tutti i vertici del Movimento. A partire proprio da Gianroberto Casaleggio. La conseguenza di un atto simile «sarebbe solo quella di far subentrare i primi non eletti alle Politiche», afferma un pentastellato. «Meglio puntare sull’impeachment nei confronti di Giorgio Napolitano », ripetono alcuni esponenti. E anche Becchi condivide la linea: «Nel caso si arrivasse al voto in Aula, per il capo dello Stato sarebbe già una sconfitta: non rappresenterebbe più l’unità del Paese, a maggior ragione se la nostra proposta venisse appoggiata da qualche altra forza politica».

Il consigliere che si dimette per una bestemmia

consigliere-bestemmia-tuttacronacaA novembre, durante una discussione politica in consiglio comunale il consigliere Nilo Martin, rappresentante della maggioranza, si era lasciato sfuggire una bestemmia.  Accadeva a Pravisdomini, in provincia di Pordenone, e attorno alla vicenda si è subito generato un certo clamore. Tant’è che il leghista Angelo Vincenzi, qualora lo statuto comunale lo prevedesse, chiederà, probabilmente insieme con gli altri componenti dei gruppi di minoranza, le dimissioni di Martin. “L’altra sera – ha commentato Vincenzi – abbiamo assistito a un qualcosa di sgradevole. Bestemmiare è già di per sè spregevole, figuriamoci se le parole blasfeme escono, durante un’assemblea civica, dalla bocca di un consigliere”. Ma è stato lo stesso Martin a presentare al sindaco Graziano Campaner le proprie dimissioni, aggiungendo le scuse per il suo comportamento. Come spiega il Gazzettino, le dimissioni sono irrevocabili, anche se il sindaco Campaner insieme a tutta la maggioranza hanno fatto quadrato attorno a Martin cercando, invano, di farlo tornare sui propri passi. La decisione, però, era ormai stata presa. Nel prossimo Consiglio comunale, dunque, si provvederà alla surroga con l’ultimo dei non eletti alle scorse elezioni. Amareggiato, Campaner ha mostrato la propria vicinanza a Martin. “La sua – sottolinea – è stata un’imprecazione durante un Consiglio comunale molto acceso. Per Pravisdomini ha fatto molto, anche quando si è trattato di appoggiare l’ex sindaco Siagri. Purtroppo, però, a volte ci si dimentica troppo in fretta di chi fa del bene”.

Si dimette il sindaco di Anagni, la frattura del centro-destra portala bufera nei comuni

Carlo-Noto-anagni-tuttacronaca

Carlo Noto, sindaco di Anagni si è dimesso dall’incarico e la decisione è stato ufficializzata nel pomeriggio di oggi, dopo che il Consiglio comunale, che si era svolto sabato 30 novembre, non aveva approvato il bilancio di previsione: 10 erano stati i voti contrari contro i 9 favorevoli. La maggioranza di centrodestra, che dal 2009 governava la città dei Papi, si è sfaldata nelle ultime settimane e ora a Palazzo d’Iseo è crisi politica. La frattura avvenuta a Roma tra Berlusconi e Alfano ha ripercussioni anche nei comuni dove il centro-destra non è più compatto.

 

Il premier lettone dà una lezione di responsabilità

lettonia-crollo-tetto-tuttacronacaLa scorsa settimana nella periferia di Riga, in Lettonia, era crollato il tetto di un supermercato causando la morte di oltre 50 persone. Ora la Bbc ha riferito che il premier lettone Valdis Dombrovskis ha rassegnato le sue dimissioni in seguito alla tragedia. “Il paese ha bisogno di un governo che sia in grado di risolvere situazioni come questa”, ha detto il premier. Qualche giorno fa il presidente della Lettonia Andris Berzins aveva definito il crollo del tetto un “omicidio”.

Dopo Alfano, Schifani! Il capogruppo del Pdl al Senato si dimette

schifani-tuttacronacaLe divisioni all’interno del Popolo della Libertà hanno portato alla scissione divenuta definitiva con la rinascita di Forza Italia. E se, in attesa del 16 novembre, quando si terrà il Consiglio Nazionale, Angelino Alfano ha annunciato la rottura mentre si organizza la nasciata di una nuova forza politica, Nuovo Centrodestra, anche il capogruppo del Pdl al Senato Renato Schifani si è dimesso in attesa della nascita del nuovo gruppo.

La Cancellieri fa sanguinare il Pd?

pd-sangue-cancellieri-tuttacronaca

Il caso Cancellieri non è ancora archiviato, nel Pd la ferita è aperta e sanguina e la tensione sale anche in vista del Congresso. Quella telefonata rivelata da La Repubblica, che a questo punto sarebbe la terza e di cui non si è fatta menzione in Aula durante i chiarimenti che il Ministro della Giustizia ha dato in parlamento, ora diventa una lama tagliente che ferisce il partito democratico già ampiamente dilaniato dalle lotte intestine. Pippo Civati chiede che il gruppo del Pd metta “ai voti al suo interno” la posizione da assumere quando alla Camera (il 20 novembre) verrà discussa la mozione di sfiducia per la Guardasigilli accusata di favoritismi nei confronti di Giulia Ligresti, ma stavolta non è solo. Con lui anche    Felice Casson  che rivela all’Huffinghton Post Ero per le dimissioni e l’ultima novità non fa che acuire il problema. Quanto meno ne dobbiamo discutere nel Pd”. Ad aprire la strada nei giorni scorsi era stato Matteo Renzi che aveva dichiarato “Fossi stato segretario le avrei chiesto di dimettersi”.

Dal canto suo, Civati rincara: “Siccome oltre a me anche Renzi ha fatto capire di volere le dimissioni del ministro, e siccome lui conta su una larga schiera di deputati (i ‘suoi’ e i fassiniani, i veltroniani, i lettiani, i franceschiniani che lo sostengono), è probabile che la decisione passi. Altrimenti ci troveremmo di fronte al solito equivoco”.

No all’aumento di capitale per Alitalia! Air France non sottoscrive ed è bufera!

alitalia_tuttacronaca

“I rappresentanti del gruppo Air France-Klm nel Consiglio di amministrazione dell’Alitalia hanno apprezzato le modifiche al piano industriale, ma non le hanno ritenute sufficienti, soprattutto sul fronte della ristrutturazione del debito” con queste parole Alitalia continua a volare nella bufera. Dopo tante indiscrezioni ora è arrivata la nota ufficiale  nella quale Air France si dice indisponibile a sottoscrive l’aumento di capitale di Alitalia, anche se resterà partner del vettore italiano. Ieri, in tarda serata, Alitalia aveva approvato un nuovo piano industriale della compagnia, prorogando l’aumento di capitale al 27 novembre. Ora serve un nuovo socio industriale, si deve quindi ricominciare a cercare un nuovo partner e soprattutto limitare gli esuberi che potrebbero avere una ripercussione pesante, proprio a tale riguardo il  vicepresidente Salvatore Mancuso si era limitato a dire “sono stati tenuti in grande considerazione i lavoratori e le loro famiglie”. Ma nel comunicato finale c’è scritto: “Il piano industriale si basa sulla ricerca di una accresciuta efficienza nella gestione delle attività e su un miglioramento della capacità di competere sul mercato anche attraverso una severa riduzione dei costi”. In particolare il nuovo piano prevede la riduzione del numero di aerei a medio raggio con il mantenimento di ore volate rispetto al 2013 grazie ad un miglior utilizzo della flotta. “Saranno aumentati – si legge ancora – i voli internazionali e intercontinentali”.

Alitalia come la fatina dei soldi: ne dava a tutti… e ora è crisi nera!

alitalia-tuttacronacaL’Alitalia si è rivelata un pozzo senza fondo. Colaninno ha lasciato e Del Torchio ha fornito una prospettiva a tinte fosche: con prenotazione e vendite dei biglietti in calo, ha paventato il rischio che, a marzo 2014, la manovra da 500 milioni – di cui 300 di aumento di capitale e 200 di nuova finanza – possa non essere sufficiente. Dalle previsioni fatte, come riporta il Messaggero, tra cinque mesi ci potrebbe essere un fabbisogno ulteriore di 450 milioni. Questo se nel frattempo non verrà praticata una cura da cavallo. E rispetto a questo, più di un consigliere ha colto un allineamento del top manager con le posizioni di Parigi. In una riunione avvenuta ieri, Del Torchio avrebbe anticipato le linee generali del nuovo piano industriale anche se i dettagli potranno scaturire solo a valle della ricapitalizzazione: solo il 16 novembre scade infatti il termine per l’esercizio del diritto di opzione, poi potrebbero esserci altri 30 giorni di tempo per l’inoptato. Riporta il quotidiano, parlando dell’incontro di ieri:

In base alla delibera assembleare del 15 ottobre «l’apporto è inscindibile fino al corrispettivo complessivo di 240 milioni e scindibile da 240 fino all’importo massimo stabilito». Questo significa che in funzione di quanto arriverà nelle casse sarà possibile tarare gli interventi in termini di tagli e risparmi di costi. Peter Hartman e Bruno Matheu, i due rappresentanti francesi, sono stati ad ascoltare. La trimestrale è passata con numeri migliori rispetto al budget. Qualche ulteriore elemento di tensione verso la parte finale dell’ordine del giorno. Del Torchio aveva previsto un memorandum of understanding (mou) con British Petroleum per la fornitura di carburante. Con questa mossa, probabilmente intendeva diversificare il rischio, smarcandosi da Eni con cui Alitalia ha un debito di 150 milioni sui 240 milioni di scaduto. Ma su questa operazione ci sarebbe stata la contrarietà di Antonino Turicchi, l’ex capo della Cdp, che rappresenta Benetton. Di fronte alle sue riserve, Del Torchio ha rinviato la decisione al prossimo consiglio del 12 novembre.

Ma se questo è quanto detto ieri durante il consiglio, in mattinata erano state dettate le condizioni per proseguire la rotta comune anche se sembra che Air France sia intenzionata a sondare i soci medio-piccoli per rilevare le loro partecipazioni. Se dovessero salire nel capitale, potranno alzare  il tiro imponendo un  loro ulteriore  giro di vite.  Certo sono bel lontani i tempi in cui la compagnia di bandiera italiana una volta si godeva i suoi fasti e l’attuale situazione di guai che si trova ad affrontare non é certo imputabile, almeno non esclusivamente e non in primo luogo, alla crisi economica. A ripercorrere la storia di un’Alitalia pronta a spendere (e buttare) soldi è il Corriere, che ricorda come una volta eisisteva la “biglietteria speciale”: biglietti a costo zero per la prima classe staccati inizialmente per i Vip, poi anche per parenti a amici. “Quando nel 2004 Giancarlo Cimoli arrivò all’Alitalia per il suo certo non indimenticabile passaggio al timone della compagnia di bandiera scoprì che la «biglietteria speciale» aveva staccato in sette anni almeno quattromila di quegli specialissimi biglietti”. Una bella spesa, ma certo non l’unica per la compagnia, spolpata dalla politica alleata a gestioni scandalose e indifferenza dei sindacati. Tanto poi veniva utilizzata per rastrellare voti in vista delle elezioni… I soldi si spendevano, meglio, si buttavano.

Chiamato a officiare la sepoltura della vecchia compagnia di bandiera che aveva passato il marchio a Roberto Colaninno e ai «capitani coraggiosi che lo affiancavano», il commissario Augusto Fantozzi ebbe un ufficio nella gigantesca sede della Magliana, a venti chilometri da Fiumicino, che sarebbe stata troppo grande anche per la General Motors. L’avevano pagata 250 miliardi di lire (quando i miliardi erano miliardi) dopo aver venduto per 90 il palazzo dell’Eur. Una rimessa secca di 160 miliardi, con in più i costi faraonici di un complesso faraonico. Ma quella era solo una tessera del mosaico. Da lì Fantozzi scoprì che c’erano 60 (sessanta) sedi all’estero. Rimaste aperte per anni, nonostante gli scali coperti dalla compagnia italiana si fossero negli anni miseramente ridotti a una quindicina.

Sedi a Mumbai, Delhi, uffici a Hong Kong e poco importa se i voli italiani non arrivavano, si pagavano tranquillamente anche le stanze d’albergo. All’estero e anche in Italia. Perchè la compagnia anche anche pagato

per un anno intero seicento stanze negli hotel intorno a Malpensa destinate agli equipaggi che avrebbero dovuto fare base nello scalo varesino. Rimaste ovviamente vuote.

Per non parlare delle sponsorizzazioni. Tra queste appaiono quelle per concorsi ippici, marce podistiche di Ostia, stadi di pallavolo del varesotto, giornalino dell’Eur di Roma… Anche quando la crisi era ormai diventata nera, nerissima. E se non bastasse, a crisi già debordante, si pensò al doppio restiling della costosissima rivista di bordo Ulisse 2000, che vanta illustri collaborazioni da parte di importanti firme giornalistiche. Insomma, amavano il lustro e la bellezze all’Alitalia… ma riusciranno a rivedere un po’ di quell’antico splendore ora che la compagnia si sta drammaticamente schiantando contro questa crisi?

Colaninno ufficializza le sue dimissioni, in picchiata Alitalia

alitalia-aereo-colaninno-tuttacronaca

“Dopo aver sostenuto la ricapitalizzazione di Alitalia, annuncio che, al termine delle operazioni ad essa relative, quando le mie dimissioni verranno formalizzate insieme a quelle di tutto il Cda, non sarò disponibile ad assumere nuovamente incarichi di vertice nella società”. Lo afferma il presidente della compagnia aerea Roberto Colaninno.

L’azienda vuole che si dimetta. Motivazione: è troppo grassa per lavorare

donna-grassa-lavoro-tuttacronacaEra il 17 ottobre quando un medico del lavoro di un’azienda stabiliva l’inidoneità di un’operaia specificando, tra le giustificazioni, che il suo peso eccessivo non le avrebbe permesso di svolgere il compito per il quale era stata assunta. La donna che si è, in pratica, sentita dire di essere troppo grassa per lavorare, non ha accettato di essere allontanata per un simile motivo ma la fabbrica, decisa ad allontanarla, non demorde. Prima l’invita ad accettare la messa in mobilità volontaria, poi le offre un incentivo all’uscita e, infine, la sospende con tre giorni di ferie. A questo punto la donna cerca di capire se un simile atteggiamento sia legittimo e si rivolge alla Cgil e a uno dei medici dello Spisal, che annulla il certificato redatto dall’azienda. Per la single ultraquarantenne viene intimata la reintegrazione. Al momento il caso, che è stato riportato dalla Tribuna di Treviso ed è accaduto a Vittorio Veneto, dove in molti hanno parlato di discriminazione, è sotto esame del direttivo della Fiom Cgil di Treviso.

“Avanti pancia a terra”, così Letta dopo la pace con Fassina

fassina-letta-tuttacronaca

“L’incontro è stato positivo. Ora avanti pancia a terra”, secondo fonti di Palazzo Chigi, ha commentato così il premier Enrico Letta le dimissioni scongiurate da parte di Stefano Fassina. Ora il vice ministro seguirà la legge di Stabilità in Parlamento e il confronto con le parti sociali per migliorarla. Letta e Fassina hanno “ragionato su come superare i problemi di collegialità che Fassina ha posto”. Letta ha incontrato il vice ministro a sorpresa il 19 ottobre visto che inizialmente l’incontro era in programma per lunedì. Letta e Fassina, riferiscono fonti di Palazzo Chigi, “hanno esaminato insieme il complesso della situazione e valutato come gestire ora sia il passaggio della legge di stabilità che il vice ministro seguirà in Parlamento sia il confronto con le parti sociali per migliorarla”. Premier e vice ministro, riferiscono le stesse fonti, “hanno anche ragionato su come superare i problemi di collegialità posti da Fassina”.

La Legge di Stabilità rende instabili le cariche, ma non Letta

letta-tuttacronacaSarebbe pronto a presentare le dimissioni Stefano Fassina, mentre Mario Monti già ieri ha lasciato il suo posto come presidente di Scelta Civica. Ma questo non destabilizza il premier Letta che, intervistato dal Tg1 sulle possibili nuove fibrillazioni nella maggioranza ha spiegato: “Ormai sono abituato a convivere con la instabilità. Certo, parlerò con Monti e Fassina, ma sono convinto che sono questioni che ci consentiranno di essere più forti”. E ha aggiunto: “È stata votata la legge per l’abolizione del finanziamento ai partiti con il pasaggio al 2 per mille, sembrava impossibile, invece si possono fare le riforme per la trasparenza e una politica più credibile”. Riguardo la presunta prudenza nel taglio del costo del lavoro ha invece sottolineato: “Noi abbiamo messo a disposizione 5 miliardi di euro in tre anni di riduzione di tasse per i lavoratori. Il Parlamento e le parti sociali decideranno come usare questi 5 miliardi di euro e io spero che li usino al meglio per far sì che il beneficio fiscale vada a chi ha più bisogno, penso alle famiglie con più figli”. Ma non poteva mancare una parentesi sul congresso del Pd e sulla possibilità che Matteo Renzi venga eletto segretario: “Non lo temo, anzi spero che ci sia forte impegno, una forte leadership perchè i problemi sono complicati”. Quindi ha aggiunto: “Ho bisogno di leadership forti, di partiti coesi e di un governo come il nostro che, nonostante difficoltà e instabilità, ha voglia di affrontare i problemi per come sono e soprattutto di mettere in campo le soluzioni”.

La scelta di Angelino: Berlusconi mette Alfano a un bivio

berlusconi-alfano-tuttacronacaMinistri Pdl a palazzo Grazioli ieri dove, dopo un incontro di circa tre ore, Berlusconi ha concluso con un: “Caro Angelino, sono d’accordo con te che un sedere può stare in una sola poltrona e tu potresti cominciare a dare l’esempio, magari lasciando la guida del Pdl”. Il primo ad arrivare in via del Plebiscito era stato proprio il delfino, dopo che l’ex premier aveva avuto un incontro con Ghedini e non era del migliore degli umori. All’ora di pranzo si sono aggregati anche i ministri Lorenzin, De Girolamo, Lupi e Quagliariello, con i quali si è discussa la legge di stabilità, che al leader non piace eccessivamente, la riforma elettorale e la compattezza della coalizione. E se anche si cerca di tener separate le vicende del governo da quelle personali, i piani s’intrecciano e Berlusconi, quando si è toccato il tema dello slancio di cui ha bisogno il governo ha espresso la sua richiesta ad Alfano: passo indietro, “dal governo o dal partito, in modo che potrai occuparti meglio dell’uno o dell’altro”.Sembra che il vicepremier abbia lasciato l’onere della scelta al Cavaliere, di modo che, in caso di reimpasto di governo, sia lui a doversela vedere con Letta, che non sarebbe per nulla favorevole all’opzione. Ma quello che realmente Berlusconi vuole non è tanto una poltrona, che sia da ministro dell’Interno o da vicepremier, piuttosto il ruolo di segretario del Pdl, per il quale è pronto a combattere nel consiglio nazionale del Pdl che potrebbe essere convocato a breve anche su richiesta della pattuglia dei lealisti guidata da Fitto, con il quale ha avuto un lungo incontro in serata da cui non è trapelato nulla. Quello che è certo è che l’ex premier continua a ripetere “non possiamo stare con i carnefici della nostra storia politica”. Il problema è che il governo potrebbe andare avanti grazie ai voti di una parte del Pdl, da qui la necessità di muoversi con i piedi di piombo. Nel frattempo continua a slittare il voto sulla decadenza nell’aula del Senato, che potrebbe arrivare fino a gennaio ma che permette a Berlusconi di circondarsi di un’aura da “martire” della democrazia. L’opuscoletto che intenderebbe diffondere “sulle aggressioni giudiziarie subite” diventerà di fatto il primo passo della campagna elettorale che si va aprendo e che, secondo i calcoli di Berlusconi, dovrebbe portare il Paese al voto a primavera.

Mario Monti si dimette da presidente di Scelta Civica

mario_monti-dimissioni-sceltacivica-tuttacronacaMario Monti, con una nota, ha rassegnato le sue dimissioni da Scelta Civica dopo che oggi un gruppo di undici senatori di Sc hanno presentato una dichiarazione sulla Legge di Stabilità che viene intesa da Monti come “una mozione di sfiducia nei miei confronti”.  Nella nota si legge: “La presidenza verrà assicurata dal vicepresidente vicario Alberto Bombassei, fino all’attivazione delle procedure previste dallo Statuto per la nomina del nuovo presidente. Domani lascerò il gruppo Sc del Senato e chiederò l’iscrizione al gruppo misto. Nella mia veste di senatore a vita, non verrà meno il mio impegno per contribuire all’affermazione di quei valori e di quella visione per i quali, confido, quanti hanno aderito al progetto di Scelta Civica per l’Italia continueranno a battersi”. E continua: “Sulla base degli elementi resi noti dal governo sul disegno di legge Stabilità approvato martedì sera, ho avuto ieri scambi di opinioni all’interno di Scelta Civica, in particolare con i presidenti dei Gruppi parlamentari al Senato (Susta) e alla Camera (Dellai), con i responsabili economici (Lanzillotta, Ichino, Zanetti) e con il portavoce politico (Della Vedova). Su tale base, nella serata di ieri ho rilasciato una dichiarazione come presidente di Scelta civica. Vi si esprimeva una prima valutazione, secondo la quale il ddl Stabilità appare soddisfacente quanto al rispetto dei vincoli europei, timido per quanto riguarda la riduzione delle tasse, insoddisfacente per quanto riguarda l’orientamento alla crescita”, sottolinea Monti. “Oggi, dal canto loro, undici senatori appartenenti al Gruppo di Scelta Civica – Albertini, Casini, De Poli, Di Biagio, Di Maggio, D’Onghia, Luigi Marino, Merloni, Olivero, Lucio Romano, Maurizio Rossi – hanno rilasciato una loro dichiarazione congiunta. È difficile non convenire con il pochissimo che viene detto in ordine alla valutazione del ddl (‘è un primo passo nella giusta direzionè). Ma vi è un quid specifico, di rilievo politico, che permea la dichiarazione, unisce le posizioni tenute di recente dagli undici firmatari e le connette ad un altro senatore di Sc, che non è tra i firmatari in quanto fa parte del governo, il ministro della Difesa Mauro”, avverte il senatore.  Da fonti di Scelta Civica, si apprende che il vice presidente vicario di Scelta Civica Alberto Bombassei sta per convocare un’assemblea plenaria dei deputati e senatori di Sc e degli organi di partito che si terrà martedì alle 12 alla Camera.

La stabilità che destabilizza il Governo: Fassina pronto alle dimissioni?

stefano-fassina-tuttacronaca-dimissioni

Avrebbe deciso Stefano Fassina! Secondo le indiscrezioni raccolte  dall’Huffington Post in ambienti politici il vice ministro all’Economia, ha già pronte le dimissioni e attenderebbe solo il ritorno di Letta dagli Stati Uniti per presentarle. Alla base della decisione ci sarebbe l’estromissione a cui il vice di Saccomanni sarebbe stato “sottoposto” in occasione dei lavori preparatori per la legge di stabilità.  Provvedimento che, anche in base alle deleghe ricevute, avrebbe dovuto seguire e difendere durante l’iter parlamentare che inizierà in Senato il prossimo 22 ottobre. Del resto Fassina non ha nascosto di non condividere quasi nulla dell’impianto della manovra che Letta e Saccomanni si preparano a firmare. In un durissimo post pubblicato solo ieri proprio su Huffpost, Fassina ha praticamente smontato pezzo per pezzo la legge di stabilità.

La stabilità destabilizza il Governo?

Sindaco vs patto di stabilità: piuttosto che alzare le tasse ai cittadini si dimette

renato_modenese-tuttacronacaRenato Modenese, sindaco di Casale di Scodosia, in provincia di Padova, chiede che venga modificato il patto di stabilità, che gl’impone di aumentare le tasse impedendogli di attingere alle risorse comunali. Per non infierire sui suoi concittadini, nel frattempo ha preferito rinunciare all’incarico: si è infatti dimesso durante il Consiglio comunale. “Ora ho venti giorni di tempo per ritirare le mie dimissioni: lo farò solo se mi arriveranno altri trasferimenti dallo Stato o se sarà decisa una modifica del patto di stabilità. Ho 500 mila euro di avanzo di amministrazione 2012 e non ho intenzione di alzare le imposte ai miei cittadini solo perché una regola assurda mi impone di non toccarli”. 20 giorni quindi, ma tornerà sui suoi passi solo in caso a Roma cambino rotta: è il suo modo di protestare contro una tassazione che in Italia è decisamente eccessiva. Ha continuato il sindaco: “Nel mio territorio ho 400 aziende piccole e medie che già soffrono per la crisi economica. Con che coraggio aumento l’Imu, i rifiuti e l’addizionale Irpef sapendo che ho da parte dei soldi che non mi permettono di spendere? Io non ci sto e a queste condizioni preferisco non fare più il sindaco”.

Roberto Fico vs la Commissione di Vigilanza Rai, di cui è il presidente

ROBERTO-FICO-tuttacronacaDomenica, intervenuto a Che Tempo che Fa, Roberto Fico, presidente della Commissione di Vigilanza, a una domanda riguardo #OccupyRai ha spiegato: “Quando sono stato eletto presidente ho dichiarato che vorrei essere l’ultimo perché la Rai non può essere appannaggio dei partiti. Ci vuole questo stacco perché i cittadini pagano un miliardo e settecentocinquanta milioni di euro di canone. I cittadini, non i partiti”. Fazio ha allora ricordato le polemiche dei grillini con Floris ed altri. “A essere cacciato dalla Rai fu Beppe Grillo. “Noi non abbiamo lottizzato, non abbiamo consiglieri di amministrazione. La Rai costa 3 miliardi di euro, una sproporzione totale sugli appalti esterni davvero clamorosa”. E ancora: “Tanti dipendenti vorrebbero essere valorizzati e sono messi da parte”. “Dobbiamo avere un servizio pubblico degno di tale nome. Dobbiamo combattere insieme. Io ho deciso di combattere”. E ora che tanti chiedono le sue dimissioni, a Repubblica spiega: “Noi non abbiamo occupato proprio niente. Occupy Rai era solo il nome della manifestazione”. E ancora: “Dovrebbero ricordarsi che il capo del Viminale Angelino Alfano, insieme ad altri ministri, è andato sulle scale del palazzo di giustizia di Milano a protestare contro una sentenza che riguardava Silvio Berlusconi. Inviterei chi chiede che me ne vada a fare poche chiacchiere”. E alla domanda: “Si metta nei panni dei giornalisti Rai, che avete definito ‘camerieri’ della politica. Come possono sentirsi tutelati dalla sua presidenza?” Risponde: “Le lamentele che abbiamo riportato alla dirigenza ci arrivano da moltissimi dipendenti Rai. Abbiamo chiesto che vengano valorizzati gli interni, persone spesso capaci mobbizzate a favore di altre cui vengono appaltate regie, conduzioni, testi, riprese. Abbiamo un’azienda che costa 3 miliardi di euro l’anno e ne appalta all’esterno un milione e 400mila pur avendo 13mila dipendenti”. E riguardo al fatto che il M5S abbia detto che presidente, direttore generale, cda, devono andare tutti a casa, “Da presidente non ho chiesto nulla del genere. Da deputato – insieme agli altri – vorrei vedere il prima possibile dei risultati sul versante della libertà, della trasparenza e del pluralismo”. roberto-fico-dimissioni-tuttacronacaE mentre il popolo della rete si mobilita, pro o contro Fico, in una nota, pubblicata sul sito dei deputati democratici, Peluffo spiega le sue perplessità sulla vicenda Fico: “Il gruppo del Pd oggi ha sollevato nella sede formale della commissione di vigilanza Rai l’incompatibilità dei comportamenti del presidente Fico con il suo ruolo istituzionale di presidente della commissione. La settimana scorsa ha, infatti, partecipato ad una manifestazione di partito, e fino a qui nulla di male, che è sfociata però in una sorta di “occupazione” della Rai. Da presidente di una commissione di vigilanza e di indirizzo ha piegato il proprio ruolo di garanzia a interessi di parte, esercitando un’indebita pressione sull’azienda che dovrebbe controllare con atteggiamento super partes. Nella discussione che si è sviluppata il presidente Fico non ha dimostrato alcuna attenzione alla gravità del comportamento ne’ alla lesione prodotta alla credibilità della sua presidenza. A questo punto si presenta una profonda divergenza di interpretazione del ruolo stesso della commissione di vigilanza, per questo intendiamo sottoporre con lettera formale l’accaduto ai presidenti di Camera e Senato perché dirimano la questione ed intervengano in proposito per ripristinare il corretto funzionamento di un organo del Parlamento”. In effetti, la richiesta formale di dimissioni non c’è, ma sarebbe pronta una nota da inviare a Grasso e Boldrini dove si sottolinea il comportamento di Fico per la manifestazione #OccupyRai. In commissione però, dopo le dimissioni presentate da Piero Martino, anche Scelta civica spinge perchè Fico lasci. Continua la bufera sulla Rai, dove sicuramente qualcosa va rivisto, considerato anche come vengono spesi i soldi per i regali

Questo slideshow richiede JavaScript.

Raffaele Paganini dimesso: l’etoile si sta riprendendo dopo l’incidente

Raffaele-Paganini-dimesso-tuttacronacaE’ il policlinico Gemelli a rendere noto che “Dopo oltre due mesi di ricovero, a seguito dell’incidente stradale che lo ha visto coinvolto con il suo scooter il 24 luglio scorso, il noto etoile della danza classica italiana Raffaele Paganini è stato dimesso oggi dal Reparto di Riabilitazione 1 del Policlinico universitario Agostino Gemelli in buone condizioni generali.” Il comunicato prosegue spiegando che “Dopo l’intervento chirurgico di riduzione delle fratture, Paganini è stato sottoposto, con beneficio, a un programma intensivo di riabilitazione neuro-motoria impostato e svolto da un team multidisciplinare del Gemelli coordinato dal Professor Francesco Landi. Paganini proseguirà i trattamenti riabilitativi ambulatorialmente”.

Al voto, al voto!!! Grillo vuole le elezioni, ma difficilmente le avrà

voto-grillo-rien-ne-va-plus-tuttacronaca

Al voto! Al voto! Il blog di Grillo con il post dal titolo Rien ne va Plus è un inno alla gioia e l’auspicio di elezioni subito. Porcellum o non porcellum l’M5S invoca solo le urne sperando che, aiutati anche da una legge elettorale davvero “sui generis”, l’M5S possa davvero spiazzare gli altri partiti raccogliendo non solo i delusi del Pd, ma anche quanti, avevano creduto a un centro-destra diverso. Grillo ci ha abituato ai toni forti e alle uscite esagerate e anche questa volta non fa circonlocuzioni per raccontare, dal suo punto di vista, lo stato attuale della politica italiana e dettare, quello che a suo dire, possono essere le soluzioni per uscire da tutte le crisi che hanno strangolato l’Italia.

“Non era necessario un indovino per prevederlo. L’Italia non può più reggersi sulle spalle di un ultra ottuagenario che sta, volontariamente o meno non importa, esercitando poteri da monarca che nessuno gli ha attribuito. Napolitano deve rassegnare le dimissioni”,

così esordisce il Semplice Portavoce del M5S che poi aggiunge:

“L’Italia ha perso un anno a gingillarsi mentre l’economia stava precipitando. Rinvio dopo rinvio questi parassiti hanno tirato a campare mentre l’Italia tirava le cuoia. L’ultimo regalo l’assurdo aumento dell’IVA che colpirà le classi sociali più deboli. Un cambiamento immediato è necessario”.

E dopo il preambolo arriva il colpo di grazia:

“Bisogna tornare al voto. Gli italiani devono poter decidere se vivere o morire. Napolitano non si opponga. I prossimi mesi saranno per cuori forti. In alto i cuori”.

Ma quanti saranno i dissidenti tra le file del M5S? Nell’ultimo conteggio c’era chi avrebbe messo la mano sul fuoco su almeno 15 persone… ma poi l’aula si sa, è come il campo da calcio e la partita è tutta da giocare voto su voto!!!

  

Letta punta il dito: “Berlusconi rovesciafrittata”

letta-attacco-berlusconi-tuttacronacaMentre il Pdl annuncia le dimissioni dei suoi ministri, il premier Enrico Letta scrive in Twitter per avvisare gli italiani e ricordare loro che il mancato stop all’aumento dell’Iva è “colpa dimissione parlamentari che ha provocato crisi e reso impossibile continuare. Berlusconi rovesciafrittata, italiani non abbocchino”.

letta-tweetNel frattempo, i siti d’informazione internazionali fanno rimbalzare la notizia delle dimissioni: “Berlusconi ministers ‘resign posts'” (i ministri di Berlusconi lasciano gli incarichi) si legge sulla versione online della Bbc mentre su Le Monde scrivono: “Italie : Les ministres du parti de Berlusconi dèmissionnent”. Similmente, su Le Figaro, “Italie : les ministres du parti de Berlusconi dèmissionnent”. La notizia è in primo piano anche sul tedesco Die Welt, “Via i ministri di Berlusconi, governo rischia la caduta” mentre lo spagnolo El Pais sostiene che “i ministri di Berlusconi assestano un duro colpo al governo Letta”. Sguardo puntato sull’Italia anche da Oltreoceano, con il sito del New York Times che informa i propri lettori delle “dimissioni dal governo dei ministri di Berlusconi”.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Il contro canto di Cicchitto che punta il dito verso Forza Italia

fabrizio-cicchitto-tuttacronaca

Un contro canto quello di Fabrizio Cicchitto che sembra lontano da quell’orchestra di Forza Italia che sta suonando un Requiem per lo Stivale. Cicchitto critica il suo partito e le modalità con cui si è arrivati alle dimissioni di massa. In particolare per il parlamentare Forza Italia sarebbe mancata “una discussione approfondita negli organismi dirigenti e nei gruppi parlamentari del Pdl”.

“Apprezzo la decisione dei ministri sul terreno di una cristallina condotta scevra da ogni preoccupazione di potere – che ribadisce una netta distinzione dalla sinistra che anche in questa occasione si è assunta gravissime responsabilità – così come ho apprezzato la loro azione di governo”, ha assicurato Cicchitto. “Ma ritengo che una decisione di così rilevante spessore politico avrebbe richiesto una discussione approfondita e quindi avrebbe dovuto essere presa dall’ufficio di presidenza del Pdl e dai gruppi parlamentari, il cui ruolo in questa così difficile situazione politica andrebbe esaltato, sia sul piano delle scelte politiche da prendere sia su quello dell’iniziativa politica”, ha concluso.

 

Il Sabato delle Dimissioni ovvero perché Berlusconi ha giocato d’anticipo?

il-sabato-del-villaggio_tuttacronaca

Letta invoca il Parlamento, ma Berlusconi non permette la verifica e gioca d’anticipo. Questo potrebbe essere stato dettato dalla paura del leader di Forza Italia di non avere un fronte compatto… stavolta i franchi tiratori potrebbero annidarsi nel partito di centro destra. Il Premier o meglio da qualche minuto ex tenta ancora che la crisi venga compiuta “alla luce del sole e di fronte ai cittadini”, in modo da cercare i voti dei dissidenti di Forza Italia che sicuramente avrebbero permesso di continuare fragilmente e in costante bilico l’avventura del governo Letta. Il Presidente Napolitano sta in queste ore in diretto contatto con Letta e stanno vagliando diverse ipotesi, anche se la più remota sembra essere quella di tornare alle urne.

Il Pd non è pronto, non ha fatto il Congresso e l’unico che forse avrebbe potuto battere l’indebolito Pdl è Matteo Renzi che in questo momento si trova in attesa di primarie che lo possano investire del ruolo di segretario candidato alla Premiership. L’alternativa M5S è tutta da vagliare, se mai qualcuno vorrà sondare il terreno che in questo momento però potrebbe nascondere molte insidie. Quanti potrebbero votare un governo M5S? Forse se con uno scenario da fantapolitica, il Presidente Napolitano chiedesse al Pd un atto di responsabilità, forse la strada sarebbe percorribile.

L’ipotesi di un governo con i fuoriusciti del centro-destra

Si sta facendo spazio l’ipotesi di un governo più stabile anche se sembra che i segnali di ottimismo lanciati dal civico Olivero al momento debbano essere poi valutati e sostenuti in Aula se mai si arriverà a dichiarare una nuova coalizione di governo:

“Ed è chiaro – dice Olivero – che il punto non è il tradimento di Berlusconi ma la creazione di un progetto più forte, per dar vita ad un soggetto moderato che superi l’attuale bipolarismo. Un progetto che ha una prospettiva e non si limiterà ad accogliere transfughi”.

In definitiva Scelta Civica cerca di distogliere l’attenzione dalla crisi italiana e rilanciare su un nuovo progetto. Ma cosa succederà alla riapertura dei mercati di lunedì? La Borsa di Milano che ripercussioni avrà? La crisi italiana come sarà presa dai Paesi dell’Eurozona? Si accetterà un rimpasto di governo o, soprattutto per il buon nome dell’Italia, sarebbe auspicabile tornare alle urne anche se la legge elettorale non è stata cambiata?

Gli interrogativi restano mentre si sonda il terreno. Casini da New York ha appena dato la sua disponibilità. Sulla stessa rotta sembrano essere i dissidenti di Forza Italia Gaetano Quagliariello e Carlo Giovanardi. Tra questi si potrebbe aggregare anche Maurizio Sacconi, nonostante le dimissioni firmate a Berlusconi. Altra pedina che potrebbe staccarsi dal centro-destra è  Guido Viceconte, senatore della Basilicata. Al momento se ne conterebbero, ma poi bisogna vedere come si comporterebbero in aula, più o meno una decina. Altri dieci, ma anche qui tutti da verificare, sarebbero i fuoriusciti o in “procinto di distacco” del M5S.

Il Letta bis sarà un governo appoggiato dai “dissidenti M5S” e dai “pentiti Forza Italia”? Sarà il governo dei delusi dei partiti a dare stabilità nei prossimi mesi a un progetto politico capace di traghettare l’Italia fuori dal tunnel, lontano dallo spettro della Troika?

Fiducia prima della Giunta… la crisi al buio esce allo scoperto?

crisi-al-buio-tuttacronaca

La crisi al buio è conclamata ma forse i tempi non sono ancora maturi per venire allo scoperto ed Enrico Letta, da New York, risponde al ricatto di Berlusconi rilanciando sul piatto con la fiducia prima del voto della Giunta che farà, presumibilmente, decadere il Cavaliere da senatore.

“Se vogliono buttare giù il governo se ne devono assumere la responsabilità di fronte al Parlamento e al paese”. Il piano di Letta è ampiamente condiviso da Napolitano.

“Se oggi non rientra la minaccia di Berlusconi – spiega un ministro del governo vicino a Letta – allora la prossima settimana si va in Parlamento e vediamo se il Pdl vota contro”.

Oggi intanto Napolitano si occuperà in prima persona della questione e incontrerà i capogruppi del Pdl. stavolta non bastano le buone intenzioni ci vogliono le garanzie e quelle sembra che non arriveranno al Colle. A questo punto quindi non resta che la fiducia, un voto con il quale il Pdl di fronte alla Nazione deve essere pronto ad assumersi le responsabilità.

Un segnale del clima che si vive nel governo è gelo tra Franceschini e Alfano materializzatosi nella telefonata di stamattina. Quell’Alfano che rassicura nei Palazzi poi esce e partecipa a manifestazioni dai toni eversivi ed è questa la sintesi che si respira nel governo: tutti nelle larghe intese ma pronti a sferrare il colpo finale e tenere in pressing Letta… ma forse ora le cose cambieranno!

 

L’Italia dimissionaria: muoia Sansone e tutti i filistei?

sansone-e-i-filistei-letta-napolitano-berlusconi-tuttacronaca

Lettere nel cassetto e pronti all’addio. Questa sembra essere la contromossa di Letta e Napolitano all’annuncio delle dimissioni in massa del Pdl. Enrico Letta sarebbe pronto a darlo anche immediatamente, anche da New York, anche oggi stesso dal Palazzo di Vetro dove sta portando avanti incontri e colloqui. Giorgio Napolitano la lettera ce l’ha pronta da tempo e sembra che ora sia più deciso che mai a presentare le sue dimissioni e ritirarsi a vita privata. Berlusconi intanto si sente circondato dalla magistratura e allarmato dalle  voci sempre più insistenti che gli avrebbero preannunciato nuove misure cautelari disposte dalla Procura di Milano sulle cosiddette “Olgettine“.  Intanto adirato Silvio Berlusconi vorrebbe una crisi di governo anche se per il Pdl a questo punto non ci sarebbe più nulla da guadagnare, ma sembra che la linea che si vuole seguire è “muoia Sansone e tutti i filistei”.

Letta a New York non vuole essere triturato nella macchina di Pdl e Pd e ha fissato una dead line al 15 ottobre, quando si licenzierà la Legge di Stabilità. Una scarna nota dal Quirinale comunica che il Presidente procederà a “verificare con esattezza” le ventilate dimissioni del Pdl.

Giorgio Napolitano ha quindi ricevuto una telefonata da Enrico Letta che gli ha confessato tutta la sua frustrazione, «è inaudito, convocano un’assemblea per far saltare il governo mentre io qui a New York cerco di rappresentare un’Italia solida agli investitori stranieri, e un’Italia che lavora alla stabilità internazionale davanti all’Assemblea dell’Onu…». (La Stampa)

 

#esigorispetto Grillo e l’attacco a Laura Boldrini sul blog

beppe-grillo-boldrini-tuttacronacaDuro attacco contro la presidente della Camera Laura Boldrini da parte di Beppe Grillo oggi, che pubblica un lungo post nel suo sito sottolineando come “Laura Boldrini non è stata eletta, ma nominata da Nichi Vendola“. La presidente viene inoltre definita “un oggetto di arredamento del Potere”. Il post, dal titolo “Rispetto #esigorispetto”, arriva il giorno dopo le polemiche a Montecitorio durante le quali un deputato pentastellato, Cristian Iannuzzi, accusando la Boldrini di non essere imparziale, ha affermato “Se non riesce a esserlo, si dimetta“. Di seguito il testo del post:

“Il Sistema, quel coacervo di partiti, lobby e interessi che sono spesso contigui con poteri occulti come la massoneria e occasionalmente compagni di viaggio di organizzazioni criminali non si è ancore reso conto, non vuole ammettere che il MoVimento 5 Stelle è il primo movimento italiano. L’unico democratico. I partiti, nessuno escluso, non lo sono. Hanno ignorato il referendum sull’abolizione del finanziamento pubblico, hanno nominato i loro rappresentanti in Parlamento con il Porcellum sottraendo la decisione ai cittadini, questo dal 2006, per due legislature con buona pace degli attuali proclami e pruriti presidenziali. Per i partiti gli italiani non devono avere alcuna voce. Quasi nove milioni di italiani hanno votato per il M5S per un cambiamento. Queste persone meritano rispetto. Vogliono cambiare democraticamente il Paese. Tra loro ci sono anche le 350.000 che hanno firmato nell’ormai lontano 2007 per la legge popolare Parlamento Pulito che nessuno di questi sedicenti rappresentanti del popolo ha neppure voluto discutere.

Rispetto, non voglio sentire i queruli rimproveri di una signora che dal suo scranno tratta i nostri rappresentanti come degli scolaretti. Chi le dà questa autorità? La Boldrini, un oggetto di arredamento del Potere, non è stata eletta, ma nominata da Vendola. Il suo partitino è entrato in Parlamento solo grazie alla truffa della coalizione con il pdmenoelle, alleanza subito rinnegata dopo le elezioni in un eterno gioco delle parti che esautora il cittadino da ogni decisione.

Rispetto. Esigiamo rispetto. I tafani della Repubblica, i saggi, discettano di Costituzione? Chi gli ha dato l’autorità per farlo? Non è previsto dalla nostra Costituzione che un presidente della Repubblica spogli il Parlamento delle sue decisioni con un gruppetto extraparlamentare con personaggi squalificati del calibro di Quagliarello e di Violante, lo smemorato di Palermo. Il M5S, la prima forza del Paese, non è stata neppure considerata. In questi cosiddetti saggi non è stato inserito neppure un nome del M5S. Per me è un vanto, ma è l’ennesima riprova che non c’è più alcun limite alla spregiudicatezza istituzionale.

E che dire della RAI, questo organismo politicamente modificato, prostituitosi ai partiti come una vecchia sgualdrina senza più pudore? Strumento di propaganda dei Casini, dei Monti, dei Renzi che vomita veleno sul M5S ogni minuto? Chi autorizza questi giornalisti ad agire indisturbati contro la prima forza democratica del Paese? Come è possibile questo scandalo? La Tarantola, Gubitosi, il cda , i direttori di testata? Signori, voi siete servizio pubblico, siete responsabili di fronte al Paese di disinformazione, è un reato gravissimo. Rispetto. Lo pretendiamo e ce lo prenderemo democraticamente, ma implacabilmente. Non accettiamo lezioni da chi si pone fuori dalla democrazia”.

Polemiche a Montecitorio con l’M5S che attacca la Boldrini: “Si dimetta”

boldrini-m5s-tuttacronacaAccusandola di non essere imparziale, il deputato pentastellato Cristian Iannuzzi ha chiesto le dimissioni del presidente della Camera Laura Boldrini. Dice il “cittadino” 5 stelle: “Se non riesce ad esserlo si dimetta”. A Montecitorio si stava discutendo del provvedimento sull’omofobia quando sono iniziate le polemiche. A difesa del presidente sono intervenuti gli esponenti di Pdl, Pd e Sel. Roberto Giacchetti, si è poi rivolto ai deputati 5 stelle dicendo: “La presidente può sbagliare come tutti noi, perché siamo fallibili, ma rappresenta l’istituzione. La rappresenta anche fuori. Come tutti noi, può sbagliare, ma mettere in discussione che sia super partes è grave, anche per voi”.

Letta a Porta a Porta, tra parafulmini, dimissioni e bilico

letta-porta-a-porta-tuttacronaca

Non è certo il Premier entusiasta e ottimista quello che oggi si è presentato negli studi di Porta a Porta per essere intervistato da Bruno Vespa. Letta ha esordito con:

“Non possiamo essere io e il Presidente della Repubblica i parafulmini che tengono in piedi il sistema” e poi ha sottolineato “noto che da qualche settimana si è alzato il livello dello scontro politico tra i partiti”.

Sul suo ruolo e su quello del presidente Napolitano Letta ripondendo alle domande del conduttore di Porta a Porta ha affermato: “Dico attenzione: non governo a tutti i costi, non possiamo essere io e il Presidente della Repubblica i parafulmini e coloro che tengono in piedi tutto il sistema. C’è bisogno- dice Letta- di una responsabilità collettiva”.

Sull’ipotesi di dimissioni ha affermato “La situazione è così complessa che se verificassi che la mia permanenza peggiorasse la situazione non ci metterei un attimo a tirare le conseguenze. Ma non credo che siamo in questa situazione”e poi ha aggiunto “Siamo di fronte a delle scelta molto importanti, siamo proprio in bilico. Andare da una parte o dall’altra non dipende dalla scelte di Berlusconi, non eravamo salvi allora, non siamo salvi adesso”.

Per quanto riguarda l’annosa riforma dell’Iva ha invece spiegato: “Se me la sento di escludere l’aumento dell’Iva dal primo gennaio? “Ne parleremo, perché è una vicenda molto complicata. Quel che posso dire è che faremo una riforma”

Letta ha poi voluto spiegare i progetti per la riforma del lavoro: “Vogliamo spingere il lavoro a tempo indeterminato. Perché il nostro paese è morto sulla precarietà” e ha anche aggiunto “Nella legge di stabilità l’incentivo maggiore sarà per l’assunzione a tempo indeterminato”.

Durezza su quanti fino a oggi lo hanno accusato di non aver fatto le riforme di cui l’Italia aveva bisogno: “Non ne posso più di quelli che Raccontano la falsità, che in questi 4 mesi ci siamo girati i pollici così e così”.

E per la Spending review, arriverà anche il commissario: “Sarà nominato entro settembre e sarà una persona che farà molto bene”.

Greta nasce in auto: la mamma era stata mandata a casa 2 volte

parto-in-auto-tuttacronacaIl Corriere della Sera riporta la notizia di una donna, residente nella periferia sud di Milano, che all’alba di martedì si era recata al pronto soccorso dell’Ospedale Buzzi con le contrazioni. Visitata e dimessa a metà mattina, si ripresenta nuovamente nel pomeriggio ma verso le tre viene nuovamente “rispedita a casa”. La donna, alla seconda gravidanza, solo un’ora dopo ha capito di essere a un passo dal parto e si è nuovamente avviata alla volta dell’ospedale, in compagnia del marito. Ma era già tardi e la piccola Greta è nata in auto. Racconta la neomamma: “Mi tenevo al sedile dell’auto e alle maniglie, sentivo che la bambina stava nascendo, avevo paura di schiacciarla. Mio marito continuava ad accelerare, è stato pericoloso, ma ormai non avevamo più scelta. Così la bambina è nata, l’ho tirata su, me la sono appoggiata sulla pancia, pelle a pelle, la macchina continuava a correre, a quel punto ho solo sperato che andasse tutto bene”. I tre hanno quindi raggiunto il più vicino pronto soccorso, quello dell’Ospedale San Paolo dove mamma e neonata sono state trovate in buone condizioni. Aggiunge la donna: “Credo che faremo una denuncia siamo stati fortunati, ma una cosa del genere non è accettabile”.

Newwhitebear's Blog

Poesie e racconti: i colori della fantasia

Avenues2

Just another WordPress.com weblog

Chef and Dog

In the Kitchen with Cara and Abner

RunningWithEllen's Blog

Two sides of God (dog)

Que Onda?

Mexico and beyond

Just a Smidgen

..a lifestyle blog filled with recipes, photography, poems, and DIY

Silvanascricci's Weblog

NON SONO ACIDA, SONO DIVERSAMENTE IRONICA. E SPARGO INSINCERE LACRIME SU TUTTO QUELLO CHE NON TORNA PIU'

Greenhorn Photos

A fantastic photo site

mysuccessisyoursuccess

Just another WordPress.com site

The Spots Hunter

Saves the right places

Stacy Alexander

Arte California

max lucien

il linguaggio della passione

blueaction666

Niente che ti possa interessare.....

rfljenksy - Practicing Simplicity

Legendary Wining and Dining World Tour.

metropolisurbe

Just another WordPress.com site

Real Life Monsters

Serial killers and true crime

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: