I giovani “non sono abbastanza ambiziosi”? Elkann fa tutto in famiglia!

john-elkann-tuttacronacaCarlo Pesenti, azionista della Rcs Mediagroup e alleato fidato della famiglia Agnelli, si è staccato dal gruppo. Le dimissioni dal cda, rivela il Fatto Quotidiano, sono da ricercarsi nell’isoddisfazione di Pesenti nei confronti della conduzione di Pietro Scott Jovane, amministratore delegato, da sempre attenta agli interessi del maggiore azionista, appunto la Fiat. Il quotidiano spiega che il casus belli sarebbe stata “una strana operazione portata a termine a fine gennaio dal management, a quanto pare senza tenere informato il consiglio d’amministrazione”. La Rcs si è infatti trovata a fare i conti con una grave crisi finanziaria, la stessa che ha reso necessaria la chiusura di molti periodici, che ha spinto il gruppo all’acquisto di un sito di prenotazioni alberghiere chiamato Hotelyo, per inserirlo dentro il portale corriere.it, con il nuovo nome doveclub.it, associato alla rivista di turismo Dove. Un’operazione che Carlo Montanaro, direttore di Dove, spera possa condurre a risultati positivi: “Non abbiamo nessuna evidenza, ma le speranze sono altissime” dice. Fin qui sembra non ci sia nulla di strano e si potrebbe non capire la decisione presa in seguito da Pesenti. Ma va sottolineato che l’operazione è stata condotta senza avere l’ok del consiglio di amministrazione. Ma è il Fatto che rivela quello che davvero non è andato giù all’ex azionista: sembra che l’acquisto sia stato un “favore” fatto da Yaki ai suoi cugini: fra gli azionisti del sito infatti ci sarebbe la finanziaria torinese Lamse che fa capo ai fratelli Andrea e Anna Agnelli, i figli di Umberto Agnelli, nonché appunto cugini di John Elkann: tutto in famiglia, quindi, nonostante le numerose richieste che Rcs non sia solo affare di casa Agnelli e venga gestita con una politica più trasparente e non sbilanciata a favore della Fiat. Tra l’altro, lo stesso Elkann, nei giorni scorsi, aveva rimproverato i giovani “di non essere abbastanza ambiziosi“, “di non riuscire a trovare lavoro perché preferiscono stare a casa sul divano”. Nuova, clamorosa gaffe per lui!

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Renzi sugli spalti… e l’ironia su Twitter! Grazie “presidente”

Renzi-Fiorentina-Inter-tuttacronacaC’era anche Matteo Renzi, ieri sera, ad assistere all’anticipo della 24esima giornata di campionato che ha visto affrontarsi al Franchi la Fiorentina e l’Inter. E proprio su quello che potrebbe diventare il prossimo presidente del Consiglio hanno indugiato le telecamere. La partita, tuttavia, è sembrata essere l’unica “nota stonata” della settimana del sindaco fiorentino, visto che i viola, dopo aver recuperato lo svantaggio, hanno perso a causa di un gol di Mauro Icardi (vittoria arrivata ai nerazzurri grazie a un errore arbitrale che non ha segnalato il fuorigioco dell’argentino). Ma i tifosi dell’Inter non hanno mancato di far dell’ironia su quanto accaduto davanti agli occhi di Renzi, a partire da Fiorello che su Twitter ha scritto: “Porta bene Renzi! Grazie ‘presidente'”.

Schermata 2014-02-16 alle 10A lui ha risposto subito un altro showman, Nicola Savino, che citando l’utente @chedisagio ha scritto “Palacio Chigi”, dal nome di uno dei marcatori interisti. Per il segretario dem, tuttavia, l’accoglienza dei tifosi è stata calda e poco importa se è stato spesso distratto dall’incontro, impegnato in telefonate e sms: incoraggiamenti, pacche sulle spalle e foto in sua compagnia gli hanno tenuto compagnia sia prima che dopo la partita.

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Fiorentina-Inter: e in tribuna… gli ospiti d’onore!

fiorentina-inter-renzi-tuttacronacaPotrebbe essere l’ultima volta che il sindaco di Firenze e segretario del Pd Matteo Renzi assiste a una partita dei suoi adorati viola in veste di “non-ancora-premier”. Il primo cittadino del capoluogo toscano ha infatti in agenda la sua presenza al Franchi per assistere all’anticipo della quinta di ritorno, mentre resta in attesa della quasi certa convocazione nelle prossime ore del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al Quirinale. Sembra che Renzi abbia infatti confermato ad alcuni dirigenti del club gigliato la sua presenza in tribuna autorità dove, tra l’altro, non sarà solo. Questa sera è infatti atteso anche l’azionista di maggioranza viola Diego Della Valle. Spiega l’AGI che il proprietario del gruppo Tod’s e Matteo Renzi avrebbero in programma anche un colloquio per definire i dettagli di un’offerta che dovrebbe presentare nelle prossime settimane il club viola per la costruzione di un nuovo stadio in città in zona Nord.

Della Valle insulta Elkann e prende le difese dei giovani

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Le vittime sono sempre i giovani italiani accusati di essere mammoni, nullafacenti, impreparati al lavoro… nessuno parla mai che parli della frustrazione dei giovani che si vedono chiudere le porte in faccia, che vedono schiere di “segnalati” calpestarli e passare avanti, subire una politica cieca e inadeguata senza neppure poter alzare la voce, perché ormai l’Italia o almeno gran parte di chi la governa, levate poche e rare eccezioni, ha i tappi nelle orecchie così come li hanno i grandi gruppi industraili capaci solo di mettere le persone in cassa integrazione, minacciare di andare all’estero e sottrarre diritti ai lavoratori. Però poi c’è anche chi non ancora appagato dei privilegi di cui gode, pagati soprattutto dagli italiani con i loro sacrifici si permette di salire in cattedra e giudicare i giovani. Stavolta però l’industriale di turno ha trovato qualcuno che non è il solito “cassa integrato”, “esodato” o disoccupato, ma a rispondere a John Elkann prendendo le difese degli sfortunati ragazzi italiani è Diego Della Valle che ha dichiarato:  “Il poveretto di Jaki non perde mai tempo di ricordare agli italiani che è un imbecille” per poi aggiungere “Dovremmo fare un referendum e chiederci se lo vogliamo ancora in Italia” e infine sottolineare “Appartiene a una famiglia che ha distrutto una quantità industriale di posti di lavoro e, di conseguenza, anche le speranze di molti giovani”.

Scontro Della Valle e Elkann: “Gli Agnelli sono scappati” e “Tod’s azienda nana”

elkann-dellavalle-tuttacronacaStoccate a distanza per Diego Della Valle, patron di Tod’s, e John Elkann, presidente di Fiat. Alla base della rissa a distanza le critiche dell’imprenditore marchigiano alle ultime operazioni di Rcs, dalla cessione degli immobili all’aumento di capitale, con Della Valle che ritiene che la gestione attuale sia troppo legata a Fiat e Intesa Sanpaolo, in particolare al presidente del consiglio di sorveglianza, Giovanni Bazoli. Replica Elkann: “Della Valle pensi alla sua azienda. Rispetto ai suoi competitor è una nana”. E la risposta non tarda ad arrivare: “Il presidente della Fiat venga a vedere la Tod’s. Potrebbe anche rimanere per uno stage, visto che ha molto tempo libero, così potrà imparare cosa vuol dire lavorare per davvero”. Ma Elkann sottolinea: “Non posso pensare che sia Rcs a preoccupare della valle. Penso che la Tod’s lo preoccupi perché va male. Come tutti sanno, è giù del 20% da inizio anno.Rispetto ai suoi concorrenti, come Prada, Armani e il gruppo di Pinault, è un nano. Io sono molto soddisfatto, come lo sono e dovrebbero essere tutti gli azionisti di Rcs. Dopo l’aumento del capitale il titolo è salito del 25%, la società è gestita bene. Le azioni del management sono state molto efficaci. Il cda è indipendente e decide nell’interesse della società”. Ma Della Valle torna a tuonare, attaccando la famiglia Agnelli: “Con un Paese che vive una situazione drammatica, invece di essere pronta a dare il massimo appoggio, è scappata nella penombra per sistemare al meglio i propri affari personali. Chi si comporta in questo modo non merita nessun rispetto. Ora, comunque, basta con queste discussioni da pianerottolo, ce ne sono già troppe in questo Paese e non servono a nulla”. Se Elkann “è pronto, lo invito ad un confronto pubblico tra di noi così ognuno dirà quello che pensa”.

La Fiat aumenta il suo peso nell’editoria: la vicenda Rcs

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Era nell’aria da giorni. Le indiscrezioni che parlavano di un rastrellamento dei diritti di opzione in Borsa di Diego Della Valle sul titolo Rcs avevano fatto intendere che ci fosse un altro concorrente. Ora la Fiat esce allo scoperto. L’azienda automobilistica, già impegnata per la sua quota parte dell’aumento Rcs, ha acquistato altri 10.700.000 diritti di opzione che danno diritto alla sottoscrizione di 32.100.000 azioni Rcs. “Al termine dell’aumento, nel caso in cui risulti integralmente sottoscritto, la partecipazione sarà pari al 20,135%”

A cedere i diritti sul mercato erano stati l’imprenditore della sanità, Rotelli, i Benetton, Merloni e le Generali. Tutti azionisti di via Solferino che avevano deciso di non sottoscrivere l’aumento di capitale di Rcs da 400 milioni di euro.

 

Piazza Pulita… della politica obsoleta! Incomprensibili votazioni!

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Al termine di un’intervista a Della Valle, a Piazza Pulita la parola passa agli ospiti in studio, tra cui la neo eletta Serracchiani che commenta la vittoria in Friuli: “Le persone votano ancora le persone. Il livello locale è riuscito a distinguersi da quello che accadeva a Roma. E’ stata dura. Ieri dicevo che mi avrebbe salvato solo un miracolo.” Per quel che riguarda il governo, per Bianca Berlinguer ci troviamo in un sistema quasi presidenzialistico, ma non per colpa di Napolitano, mentre, parlando di toto-ministri, Sallusti considera il governo già fatto, nel senso che Napolitano ha blindato al 90% la lista dei ministri. E il ruolo dei diversi partiti? Per Orfini un governo di larghe intese deve includere le prime 3 forze politiche. “Se così non fosse il Pd deve giocare all’attacco e rivendicare per sè la possibilità di fare una cosa. Chiedendo a Renzi se se la sente di ricevere l’incarico di governo”. Ma il problema di fondo è che manca la comunicazione tra “la base del Pd e coloro che dovrebbero rappresentarlo” mentre, secondo Scanzi Berlusconi è il vincitore di questi giorni… grazie ai passi falsi del centrosinistra! Al riguardo interviene la Serracchiani che ancora si pone una domanda della quale nessuno si è ancora liberato: “Voglio sapere a chi è venuto in mente Marini, senza spiegarlo nei territori. Mi devono spiegare perché no a Rodotà e perché sì Napolitano”. Secondo la Berlinguer, che ricorda il corteggiamento di Bersani nei confronti del M5S fino all’umiliazione, il tutto era da giocarsi negli accordi preventivi: se ci fossero stati, la candidatura di Rodotà sarebbe stata accolta ma, allo stato dei fatti, “Sarebbe stata una resa per il Pd, che si sarebbe consegnato nella mani del M5S.” Del resto, se, come propone Serracchiani, se l’avessero votato in terzo scrutinio, avrebbero almeno dimostrato che non c’erano abbastanza voti e si sarebbe evitato un atteggiamento infantile del partito. In cambio di un PD obsoleto, però, è pronto a scendere in campo un battaglione di giovani, gli stessi che, dopo gli imperdonabili errori della dirigenza del partito, hanno deciso di occupare le sedi. Sono i giovani che non sono stati ascoltati: “Noi siamo il Pd buono, l’altra faccia del Pd. Noi non bruceremo la tessera del Pd, pensiamo di poterlo rappresentare”. La loro soluzione ideale? Un governo di scopo a tempo con il Pd che dovrebbe dare un appoggio esterno, ossia quello che Napolitano non ha chiesto, lui che, come ricorda Sallusti, “si fida solo di Amato”. Del resto, nota un rappresentante GD, c’è differenza tra un Presidente condiviso e uno che diventa garante di un patto di governo col Pdl. Ma se in Italia la gente non è contenta, forse un motivo c’è. Infatti, nota la giornalista Reuscher di Die Welt, “in Italia negli ultimi 20 anni nessuno dei partiti ha lavorato”. E’ pessimista anche per quello che riguarda le eventuali grandi intese, per le quali prevede grandi difficoltà nel ricercare grandi intese, che comunque sono destinate, in breve, ad una nuova rottura. Ferragina supporta la tesi: né Berlusconi né Bersani, secondo il docente di Oxford, possono offrire un contributo all’Italia.

La morale? C’è un Presidente, per eleggere il quale si è definitivamente disintegrato il governo che, molto teoricamente, avrebbe dovuto formare il governo, per il resto, l’idea di creare una grande intesa con un PdL che potrebbe tranquillamente chiamarsi Partito di Berlusconi mentre quello democratico cerca di capire che ne sarà di lui e il MoVimento 5 Stelle deve fare i conti con la sonora bastonata presa in Friuli. Rinnovamento o ritorno al (tragico) passato? Certo che se qualcuno si augura che il Pd sia in grado di cambiare, magari grazie ad una scissione che lasci “libera espressione” anche a volti nuovi, ci pensa Barca ad uccidere la speranza, affermando che tale separazione sarebbe, semplicemente, una “sciagura” per il partito. Del resto si definisce anche troppo impegnato a riflettere sulla media-lunga distanza per rispondere ad una domanda in merito alla candidatura di Renzi. Un bell’esempio di trasparenza politica!

Della Valle dice NO al governo politico

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A Piazza Pulita stasera si è parlato della storica rielezione di Giorgio Napolitano e la domanda che aleggiava era: il cambiamento di cui tanto si è parlato, è finito prima ancora di cominciare? S’inizia con il riassunto degli ultimi giorni, con le votazioni ma anche con le contestazioni e la puntualizzazione, da parte di Della Valle, che dovrebbe essere ascoltata, più che quella in piazza, la contestazione silenziosa delle famiglie: “E’ vero che ci vuole un appello sacrosanto alla riflessione, al rispetto delle istituzioni. Però oggi bisogna fare il punto. Il Paese in modo civile sta dicendo a molti politici che non vogliono più vederli”. Dopo aver fatto notare che è sacrosanto il discorso di Napolitano sulla necessità di una riforma elettorale, l’industriale ricorda che la cooperazione non deve riguardare solo i politici ma, sul piano del lavoro, “Dobbiamo stare uniti, anche con i sindacati bisogna pensare in maniera più cooperativa”. Per lui Renzi può rappresentare una risorsa per l’Italia mentre dubita dell’efficacia delle larghe intese: “Non bisogna fare un governo politico perché è la gente che deve sceglierselo. Serve un governo tecnico che risolve alcune questioni; e poi di corsa a votare”. Della Valle auspica inoltre un coinvolgimento degli imprenditori e presenta le sue priorità: “Garantire la cassa integrazione, migliorare le pensioni, fare la legge elettorale e cercare di mettere nella macchina dello Stato liquidità”.

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