Rai sorda agli appelli di Pd e Pdl: perché chiudere “la storia siamo noi”?

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Vendette private? Costi troppo alti? La Rai parla solo di termine del contratto con Minoli… Pd e Pdl chiedono spiegazioni, ma sembra che hai piani alti c’è chi vuole invece portare la tv di Stato verso una tv d’intrattenimento spicciolo e certi programmi non trovano spazio in un palinsesto sempre più volto a fare concorrenza alla tv commerciale e sempre meno servizio pubblico.

Luigi Gubitosi, il direttore generale Rai, spiega in questi termini la decisione della Rai: ”La Storia siamo noi non chiude. Termina semplicemente il contratto con Giovanni Minoli che era andato già in pensione tre anni fa ed aveva avuto un contratto triennale per i 150 anni dell’Unità d’Italia che scade il 31 maggio. Il format della Storia siamo noi è della Rai, era stato ideato da Renato Parascandolo, poi gestito da Minoli per una fase che adesso si chiude”, ha aggiunto Gubitosi, che non esclude collaborazioni future con lo stesso Minoli. Termine molto elegante per dare un ben servito?

Il Pd e il Pdl si mobilitano. Michele Anzaldi e Andrea Marcucci, parlamentari del Pd, hanno immediatamente protestato ”Secondo quanto riportato sulla stampa – spiegano i parlamentari – la direzione generale della Rai ritiene un’esperienza finita la trasmissione condotta da piu’ di dieci anni da Gianni Minoli. Non c’è stata, però, nessuna comunicazione ufficiale e nessuna trasparenza. E’ difficile pensare che la tv pubblica, pagata con i soldi dei contribuenti, possa cancellare dalla sera alla mattina un appuntamento cosi’ caratterizzante per il servizio pubblico, popolare tra i telespettatori ben oltre gli appassionati del racconto della storia in televisione, senza che ci sia la dovuta chiarezza. L’azienda renda pubbliche le motivazioni alla base di una scelta del genere in modo da poter verificare tutte le opzioni. Prima di arrivare alla chiusura possono essere valutate altre strade, come la riduzione dei costi o l’utilizzo di risorse interne, tenendo comunque conto che la quota maggioritaria di finanziamento della Rai è il canone. ‘La storia siamo noi’ rappresenta un patrimonio del servizio pubblico, merita perlomeno una riflessione approfondita prima di arrivare all’esclusione dai palinsesti”.

“Sono incomprensibili le ragioni per le quali la Rai ha deciso di cancellare, dopo ben 12 anni, una delle sue trasmissioni piu’ importanti e autorevoli, ‘La storia siamo noi’ di Gianni Minoli”, avevano invece dichiarato in una nota stampa congiunta le deputate del Pdl, Mariastella Gelmini e Stefania Prestigiacomo. “Si tratta infatti di un programma di cultura e storia, di grande interesse e qualita’ che ha ricevuto negli anni innumerevoli premi e riconoscimenti a livello internazionale per la meticolosa e approfondita ricostruzione dei fatti trattati, programma realizzato peraltro a costi bassissimi, che risponde pienamente agli obiettivi, alla missione e al ruolo del servizio pubblico. Abbiamo presentato, insieme ai parlamentari Dario Nardella e Paolo Gentiloni, un’interrogazione al governo per conoscere i motivi di tale decisione che riteniamo essere una grave perdita per la Rai e i suoi telespettatori e per chiedere, dunque, che ‘La storia siamo noi’ non sia eliminata dal palinsesto”.

 

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3096 GIORNI!

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E’ stato presentato a Vienna il film “3096 giorni” che racconta la terribile vicenda della 25enne austriaca Natascha Kampusch, rapita da un maniaco quando aveva dieci anni (nel 1998) e tenuta segregata per oltre otto anni. Natascha è arrivata con un’ora e mezza di ritardo ed è stata l’ultima a percorrere il tappeto rosso del Cineplexx.
Il film è basato sull’autobriografia tradotta poi in sceneggiatura da Bernd Eichinger e Ruth Toma che ha finito il lavoro con la regista Sherry Hormann e il marito e cameraman, Mario Ballhaus. Non mancano le scene inquietanti come quella in cui la Kampusch chiede al suo carnefice, a letto: “Perché hai scelto me?”. “Ti avevo visto sorridere”, risponde il suo aguzzino nel film. Dopo 3096 giorni in prigionia, in una una cella di due metri per tre, lo scantinato nella casa di Prikopil alla periferia di Vienna, Natascha riuscì a liberarsi da sola nell’agosto del 2006. Poche ore dopo la sua liberazione, Prikopil si suicidò gettandosi sotto un treno. Dubbi su come andarono veramente le cose, e sulla possibile esistenza di un complice quando la piccola, il 2 marzo 1998, fu rapita mentre si stava recando a scuola, hanno accompagnato per anni le indagini, senza però svolte clamorose.

Sguardo indecifrabile, capelli mossi e abito nero lungo, con un motivo rosso come le scarpe, una sciarpa colorata, la Natascha ha sorriso alle macchine fotografiche della stampa di Germania, Francia, Svizzera, Croazia, Ungheria e Spagna, oltre naturalmente a quella austriaca. Spesso è stata sorpresa mentre faceva un espiro profondo. E alle domande dei giornalisti non ha voluto rispondere.

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