Ecco come i derivati hanno raso al suolo le pensioni

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I derivati o meglio l’uso inconsiderato che in questi ultimi anni si è fatto di questi prodotti finanziari ha portato a perdere almeno 250 milioni del fondo pensionistico dei medici italiani. I responsabili sono i vertici dell’Enpam che controlla appunto le pensioni di questo settore. Ora sono accusati di truffa aggravata e ostacolo alla Vigilanza dalla Procura di Roma (che chiede di processarli) l’ex presidente della Fondazione Enpam, Eolo Parodi e gli altri dirigenti Roberto Roseti, Maurizio Dallocchio e Leonardo Zongoli. La tesi dei magistrati è che attraverso raggiri e artifici abbiano usato fondi per 3 miliardi di euro da investire in derivati, che poi hanno portato alla perdita di 250 milioni.

Sarebbero otto in particolare i prodotti derivati oggetto della speculazione finita male, ma il comportamento dei dirigenti, almeno secondo la procura di Roma, sarebbe penalmente rilevante visto che avrebbe mirato ad aggirare paletti deontologici, criteri di prudenza vincolanti, direttive ministeriali precise che impongono ormai da anni di investire solo in prodotti dall’alto rating (cioè affidabili), che consentano rendimenti magari contenuti ma abbastanza certi. E invece, secondo la Procura, i dirigenti Enpam avrebbero occultato la reale solidità delle obbligazioni, mentendo al Consiglio di Amministrazione e anzi assicurando che, per esempio

l’obbligazione strutturata denominata Oak Harbour emessa da Saphir Finance Plc e proposta dalla banca Lehman Brothers di valore nominale pari a 20 milioni di euro era, contrariamente al vero, una obbligazione che garantiva il rimborso del capitale alla scadenza e assicurava un rendimento cedolare certo e redditizio. (Procura di Roma)

Laddove, al contrario, le obbligazioni erano ad alto grado di rischio: alla fine Enpam ci ha perso quasi il 20% del capitale investito, favorendo viceversa le banche, Lehman in testa, beneficiarie, dicono ancora i magistrati, di “un ingiusto profitto”.

 

Saccomanni e i derivati del Tesoro

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Sul rischio derivati emerso in questi giorni, ha spiegato Fabrizio Saccomanni, c’è stato un “normale controllo periodico della Corte dei Conti” e “nessun aggravio per i conti pubblici” che ha poi aggiunto che le “coperture certe” individuate “nel breve periodo non comportano aggravi per i cittadini” e “per i conti pubblici”.

I derivati del ’90 che potrebbero acuire la crisi italiana

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La crisi economica italiana potrebbe essere aggravata da 8 miliardi di euro di perdite create dai derivati che furono acquistati alla fine degli anni ’90, ovvero al periodo «precedente o subito successivo all’ingresso dell’Italia nell’euro». In quel periodo «Mario Draghi, attuale presidente della Bce, era direttore generale del Tesoro» afferma il Financial Times, sottolineando che il rapporto di 29 pagine non specifica le potenziali perdite dell’Italia sui derivati ristrutturati. Sentiti gli esperti e calcolato il valore al 20 giugno, il loro ammontare sarebbe intorno agli 8 miliardi di euro. Il rapporto – mette in evidenza il Financial Times – si riferisce solo alle «transazioni e all’esposizione sul debito nella prima metà del 2012, inclusa la ristrutturazione di otto contratti derivati con banche straniere dal valore nozionale di 31,7 miliardi di euro. Il rapporto lascia fuori dettagli cruciali e non fornisce una quadro completo delle perdite potenziali dell’Italia. Ma gli esperti che lo hanno esaminato – aggiunge il Financial Times – hanno detto che la ristrutturazione ha consentito al Tesoro di scaglionare i pagamenti dovuti alle banche straniere su un periodo più lungo ma, in alcuni casi, a termini più svantaggiosi per l’Italia». Il documento non nomina le banche né fornisce i dettagli sui contratti originali «ma gli esperti ritengono che risalgano alla fine degli anni 1990. In quel periodo Roma aggiustava i conti con pagamenti in anticipo dalle banche per centrare gli obiettivi di deficit fissati dall’Unione Europea per i primi 11 paesi che volevano aderire all’euro. Nel 1995 l’Italia aveva un un deficit di bilancio del 7,7%. Nel 1998, l’anno cruciale per l’approvazione del suo ingresso nell’euro, il deficit si era ridotto al 2,7%». Sul rapporto del Tesoro è intervenuta anche la Guardia di Finanza – riporta il Financial Times -, con perquisizioni lo scorso aprile negli uffici di Via XX Settembre.

Quando finiranno gli italiani di pagare gli errori del passato di cui non hanno colpa né peccato?

Il debito italiano, in balia degli scandali, ostaggio delle banche straniere

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Il debito italiano è controllato dalle banche straniere. E’ un gruppo composto da 20 banche di cui 17 sono straniere a controllare i circa 2 mila miliardi di euro che formano il debito italiano. Si chiamano “specialisti in titoli di stato” anche se poi non svolgono solo la funzione organizzativa, ma anche il “risultato finale”. Ma chi sono questi istituti di credito? Sicuramente alcuni nomi li abbiamo sentiti nominare, perchè sono i gruppi bancari più potenti degli Usa come ad esempio Merrill Lynch, Morgan Stanley, Citigroup, Jp Morgan e Goldman Sachs. Ma ci sono anche le banche inglesi Barclays, Hsbc, Royal Bank of Scotland… e francesi come Bnp Paribas, Crédit Agricole, Société Générale… e tedesche come Deutsche Bank e Commerzbank… naturalmente non poteva mancare la Svizzera con Ubs e Credit Suisse… poi una banca giapponese e una olandese! Ma le banche italiane chi sono? Imi (Intesa- SanPaolo), Unicredit e, udite, udite, Mps. E sì proprio la banca trascinata nello scandalo dei derivati è una delle tre banche italiane che controllano i nostri titoli di Stato… era ovvio, l’interessamento di Mario Monti a convogliare i soldi pubblici verso Il Montepaschi cercando di evitare lo scandalo che invece ha comunque travolto l’Istituto.

Ma se pensate ceh la Mps sia l’unica banca a controllare il debito italiano e ad avere degli scandali in corso vi sbagliate… la Barclays, che è ritenuta la banca più attiva nel collocamento dei titoli di stato italiani dal Dipartimento del Tesoro per l’anno 2012,  è coinvolta nello scandalo Libor.

Cos’è il Libor?

Ovver la Barclays avrebbe manipolato i tassi di interesse che vengono praticati sui prestiti alle imprese e i sui mutui hai cittadini. La banca inglese, attraverso una serie di operazioni finanziarie, sarebbe riuscita a lucrare denaro ai propri clienti alterando questi indici.

Insomma, il Tesoro italiano ha consegnato la medaglia d’oro per la gestione del nostro debito a una banca che negli anni scorsi si è divertita a manipolare i tassi interbancari.

Ma veniamo alla banca giapponese, la Nomura, accreditata per gestire il debito italiano, è la banca che insieme a Mps è coinvolta nello scandalo del derivato “Alexandria”.  E non è immune da scandali neppure la tedesca Deutsche Bank su cui sono ricaduti i sospetti dell’operazione Santorini, sempre in collaborazione con la famigerata Mps.

SIAMO IN BUONE MANI!

ECCO L’AFRICA DEL PD. MPS E LA BENEFICIENZA AI…POLITICI!

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Da una parte, c’era il Monte dei Paschi di Siena che garantiva “sconti” a mutui e conti correnti per Pd, Cgil e Arci. Dall’altra, e lo rivela  c’era la Fondazione Mps che elargiva finanziamenti alle più svariate associazioni ed enti: 10 mila euro all’Accademia di studi storici Aldo Moro di Roma,30mila all’associazione Audax Randonneur di Parabiago per “la creazione di una rete stradale a elevata ciclabilità”; 10mila all’associazione “amici del Guatemala” di Siena; 20mila all’associazione “amici onlus” di Roma per “la realizzazione della Baobab University college in Ghana”; 20mila per la progettazione e l’allestimento di mostre al Meeting di Cl a Rimini; 30mila alla Fondazione Etica di Brescia (presieduta dall’avvocato Gregorio Gitti, genero di Giovanni Bazoli e candidato nella lista Monti alle prossime elezioni) per “la costruzione di un indice di sostenibilità della Pubblica amministrazione”; 10mila alla Fondazione “Alcide De Gasperi” presieduta da Franco Frattini, per la pubblicazione dei “quaderni degasperiani”; 50mila alla fondazione San Raffaele Monte Tabor di Milano, per “lo studio prospettico comparativo tra prostatectomia radicale nerve-sparing versus laparoscopica” e poi soldi ai circoli Arci di mezza Toscana, a botte di 20-25mila euro ciascuno, associazioni operaiste, bande musicali e associazioni sportive… Un giro d’affari che sembra esser andato a far beneficienza direttamente nelle tasche dei politici che attraverso Fondazioni e Associazioni per l’Africa in realtà ottenevano finanziamenti a pioggia e sconti sui mutui. Una storia tutta italiano e uno scandalo che sta allargandosi a dismisura.

Comune di Roma indagato per i derivati

derivati finanziari

“Abbiamo avviato una indagine sui contratti derivati che riguardano il Comune di Roma e che vennero stipulati alcuni anni fa”. Lo ha detto il procuratore della Corte dei Conti del Lazio, Raffaele De Dominicis, nel corso di una conferenza stampa a margine della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario. Il pm ha anche ricordato che questo tipo di contratti sono una sorta “di bomba a fior d’acqua” in cui sono inciampate molte amministrazioni.

Altre perquisizioni per Mps… si stringe il cerchio!

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BOMBA A OROLOGERIA PER IL PD! Perquisizioni disposte dalla procura di Siena sono in corso da parte del nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza a carico dell’ex presidente della Banca Monte dei Paschi Giuseppe Mussari e dell’ex direttore generale della Antonio Vigni.
Le perquisizioni a carico di Mussari e Vigni – da quanto si è appreso – riguardano le abitazioni private dei due. Perquisizioni da parte della Guardia di Finanza sono in corso anche nella sede di Mps a Siena, nell’ufficio dell’ex vicedirettore generale Davide Rossi.

SEGRETI E ANCORA SEGRETI SU MPS! Scandalo su scandalo…

monte paschi siena baldassari
Nella cassaforte dell’ex direttore generale del Monte dei Paschi di Siena Antonio Vigni “c’era altra documentazione” oltre all’accordo con la banca Nomura per la ristrutturazione del derivato Alexandria. E’ quanto ha riferito ai magistrati di Siena il dg di MpsFabrizio Viola sentito lo scorso 30 ottobre. Un passaggio della sua audizione è contenuto nell’ordinanza d’arresto emessa dal Gip di Milano nei confronti di Gianluca Baldassarri.
“Preciso – si legge nel verbale sulle dichiarazioni di Viola – che ho rinvenuto l’originale dell’accordo nella cassaforte del Vigni. Mi sembra di ricordare che nella bozza consegnata da Contena ci fosse scritto ‘depositato in cassaforte’. Mi sono così messo alla ricerca della cassaforte, che ho trovato nell’ufficio già occupato da Vigni”.Secondo il direttore generale, la chiave della cassaforte “era, per quanto a mia conoscenza, in mano al solo segretario del collegio sindacale. Posso ragionevolmente ipotizzare che una chiave l’avesse anche Vigni perché la cassaforte nel suo ufficio ed al suo interno ho rinvenuto effetti personali del Vigni”. Inoltre, “oltre all’accordo cui faceva riferimento la bozza consegnata da Contena, c’era altra documentazione che ho messo in un pacco – conclude Viola – che poi ho sigillato, firmato e fatto firmare anche a Leandri (capo dell’audit) ed infine consegnato alla Gdf”.

Rizzi: “Vertici Mps sapevano dei derivati” – “Quando si parlava dell’operazione Alexandria, Baldassarri mi faceva intendere che i vertici della banca erano partecipi”. E’ quanto ha raccontato l’ex capo dell’area legale di Mps Raffaele Giovanni Rizzi ai magistrati di Siena lo scorso 8 febbraio. Rizzi è indagato in concorso per falso in prospetto, assieme a Mussari, Vigni e all’ex direttore finanziario Daniele Pirondini. Rizzi chiarisce ulteriormente cosa intende dire quando afferma che i vertici della banca “erano partecipi”: dal tenore delle affermazioni di Baldassarri si capiva in sostanza che sia Vigni sia Mussari “erano al corrente degli aspetti salienti dell’operazione e si tenevano regolarmente informati”.

Avanti popolo… pagate la Morgan Stanley!

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Perché il Tesoro italiano versa soldi nelle casse della Morgan Stanley, nota banca newyorkese? Il tutto ha avuto inizio il 3 gennaio scorso quando in Italia imperversavano i bunga bunga o le notizie glamour del natale appena passato, che, nel silenzio più assoluto e nella massima disattenzione da parte dei media, si è effettuato il trasferimento di denaro.   Sono stati gli stessi vertici della Morgan Stanley ad aver comunicato che l’esposizione verso l’Italia è scesa da 6,268 a 2,887 miliardi di dollari: una differenza di 3,381 miliardi corrispondenti a 2,567 miliardi di euro, circa un decimo della manovra “salva-Italia” varata dall’esecutivo Monti.

La banca newyorkese si è limitata ad annunciare trionfalmente il recupero della somma, che veniva versata per estinguere un’operazione di derivati finanziari. Il governo italiano ha stangato i pensionati e i contribuenti in genere per andare a onorare un debito proprio con una delle banche più potenti d’America. L’unico giornale a porre delle domande senza aver risposte è stato L’espresso che ha cercato con un articolo di Orazio Carabini, di far emergere la questione… ma in tempo di elezione gli argomenti scomodi vengono messi a tacere… dalla MPS, alla Morgan Stanley, dagli scandali di Bossi ai processi di Berlusconi.

Lancio di monetine contro Mussari! Lo scandalo Mps chi trascinerà?

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Dalla parte opposta della strada un gruppetto di persone  ha cominciato ad insultarlo, sono volate offese come “ladro” e “buffone, buffone”. Una volta entrato Mussari è salito al terzo piano dove si presenterà tra poco davanti ai pm Antonino Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso. E pensare che fino a poco tempo fa Mussari aveva amicizie per bene!!!

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