#secadeilgoverno… la rete si scatena!

#secadeilgoverno-tuttacronacaIeri Enrico Letta, in conferenza stampa a Baku, capitale dell’Azerbaigian, ha spiegato che “Per riformare l’Imu, come per le altre questioni fiscali, serve un governo e un Parlamento. Se non ci fossero l’Italia pagherà le rate di settembre e dicembre”. Oltre a invitare “tutti a rileggersi gli impegni che ho preso nel mio discorso in Parlamento”. Alfano ha interpretato la dichiarazione a favore del Pdl e al Tg1 ha sottolineato: “Letta ha detto parole chiare: è evidente che se il governo va avanti l’Imu non si pagherà”. Ma anche il popolo di Twitter non ha tardato a reagire… dando una sua personale versione dell’affermazione. In poco tempo, nelle tendenze è infatti apparso l’hashtag #secadeilgoverno. Tra gli utenti c’è chi ha cinguettato “#secadeilgoverno niente più apericena in zona Duomo” (Luca Alagna), “#secadeilgoverno Napolitano presenta Sanremo” (Pinuccio), “#secadeilgoverno come la neve, non fa rumore” (Enrico Veronese) e ancora “#secadeilgoverno rimbalza. #napolitanolovuole” (Nerina Gatti). Ma c’è chi invece si pone delle domande: “Grandi domande di agosto: #secadeilgoverno si può esprimere un desiderio?” (Dio).

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Il camper e la roulotte equiparate a case? Scoppia la polemica!

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Per Luca Zaia, il primo a lanciare l’allarme è:

“Surreale e devastante per l’economia del Veneto, la prima regione turistica d’Italia e la prima in Europa per l’open air”.

Eppure il decreto del Fare  appena approvato dal Parlamento, equiparerebbe roulotte e camper a “interventi di nuova costruzione”, ossia nuovi immobili che hanno bisogno di un apposito “permesso di costruire” per stazionare.

Ma se la Lega tuona, il Pd risponde. Anche Debora  Serracchiani presidente del Fiuli Venezia-Giulia gli fa eco:

“Una norma assurda che va prontamente corretta perché gli effetti sull’economia turistica, anche del Friuli Venezia Giulia, sarebbero molto negativi. Roulotte e camper non sono case da assoggettare ad autorizzazioni urbanistiche ed edilizie”.

Solo nella regione guidata dalla governatrice del Pd, tra campeggi e villaggi turistici sono 35 le strutture che accolgono turisti in roulotte e camper (oltre che tende) facendo registrare nel 2012 223.800 arrivi e 1.883.000 presenze.

Il ministero dell’Ambiente è il responsabile dell’articolo, solo ritoccato in modo lieve dal Parlamento: nel rispondere alle critiche, dà una lettura opposta spiegando che la norma nascerebbe con l’esigenza di fare chiarezza rispetto al Testo unico dell’edilizia, una  legge approvata nel 2001. Spiega Valentina Conte su Repubblica che

“Laddove all’articolo 3 dice che ‘prefabbricati e strutture di qualsiasi genere, quali roulotte, camper, case mobili, imbarcazioni ” si considerano “interventi di nuova costruzione”, appunto, ma solo se“utilizzati come abitazioni, ambienti di lavoro, oppure come depositi, magazzini e simili, e che non siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee’.

Ma come viene espresso da più parti non si trova specifica di questa interpretazione che quindi un domani in mano a un giudice “zelante” potrebbe davvero impedire la villeggiatura e diminuire quindi gli introiti derivanti dal turismo. Il caso rimane aperto, mentre si teme anche da parte di Confindustria e i governatori del Nord-Est l’effetto “tassa sulle barche” e la fuga dei turisti in Slovenia e Croazia.  Zaia spiega infatti che “l’Italia sarà l’unico Paese in Europa dove si chiederà alle strutture ricettive di dimostrare, camper per camper, roulotte per roulotte, il regime di temporaneità. Già in queste ore si fa concreta la disdetta di unità mobili di pernottamento già commissionate. Il blocco degli investimenti non era proprio l’obiettivo che il decreto Fare voleva evitare?.

Norma bipartisan “salva-poltrone”: questo è il cambiamento del “decreto del fare”?

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Il governo delle larghe intese, al servizio dei cittadini (meno dei rifugiati politici), nel “decreto del fare” presenta nelle commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera un emendamento bipartisan, firmato da Pdl, Pd e Sel, che cancella l’incompatibilità tra ruoli di governo e la carica di sindaco nei comuni superiori a 5 mila abitanti dove le elezioni si sono tenute prima dell’agosto 2011. In pratica i sindaci delle grandi città, eletti in parlamento possono conservare le loro due poltrone. In questo modo  Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno e viceministro, non dovrebbe scegliere se continuare a fare il sindaco o prendere parte ai lavori dell’Aula. Ma è compatibile? Come si riesce ad amministrare bene un comune se si è continuamente chiamati a Roma per partecipare ai lavori parlamentari? Come si fa a partecipare ai lavori parlamentari se si è continuamente impegnati a gestire un comune con più di 5 mila abitanti che presenta diverse complessità? Forse i politici hanno giornate superiori alle 24h? Quanto deve lavorare un sindaco che è anche parlamentare? Quanto stress può accumulare da questo doppio incarico? E’ umanamente possibile gestire un carico così elevato di responsabilità che derivano sia dalla mansione di sindaco che da quella di parlamentare?

C’è chi si oppone al provvedimento come Mara Carfagna, portavoce del Pdl a Montecitorio e anche commissario provinciale del partito proprio a Salerno, che scrive sul suo blog: “Ritengo sbagliata questa norma e in aula voterò contro”.

Critiche anche dai pentastellati, che attraverso Angelo Tofalo, firma un’interrogazione sul caso. “La combriccola degli incompatibili – sottolinea il grillino – sferra un attacco improvviso per inserire nel decreto omnibus del fare il concetto dell’autoconservazione. L’emendamento è bipartisan. Per l’ennesima volta – continua Tofalo – il partito unico delle maggioranze mescolate e delle comode minoranze d’opposizione dedica il proprio tempo a conservare diritti acquisiti mentre il paese muore inascoltato”.

La soddisfazione di Berlusconi per l’approvazione del “decreto del fare”

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Ieri è arrivato il via libera del governo al decreto del “fare” e Berlusconi oggi, in una telefonata in diretta a Studio Aperto, si è dichiarato “molto soddisfatto”. Il Cavaliere ne ha approfittato per rivendicare il fatto che nel decreto siano presenti molte delle misure del programma del Pdl, che giudica “un grande risultato”. E se il “decreto del fare” è “un buon inizio”, non manca di puntare ancora una volta l’attenzione sulla necessità di cancellare definitivamente l’Imu sulla prima casa, perchè “il rispetto delle promesse fatte ai cittadini è il primo comandamento della buona politica”. Confermato dunque il “sostegno leale” del suo partito all’attuale governo, “un fatto epocale collaborazione tra centrodestra e centrosinistra dopo decenni di contrasti aspri”. Ha parole anche per l’Iva l’ex premier, che sottolinea come le risorse per non aumentarla “si devono trovare perchè non è possibile che sugli 800 miliardi di costo della nostra macchina dello Stato non si trovino 8 miliardi, 4 per l’Imu e 4 per l’Iva”.

Decreto del “fare”: oltre 80 norme. Basteranno? Quali i limiti?

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Arriva il decreto del “fare” e a comporlo sono circa 80 norme. Si spazia dalla wi-fi pubblica per cui non sarà più necessaria l’identificazione dell’utente alla nuova norma per Equitalia che impedirà il pignoramento della prima casa. Lascia più perplessi l’accesso a risorse per le aziende che vogliono investire in macchinari con il coinvolgimento della Cassa Depositi e Prestiti… quali saranno i tempi per accedere ai 5 miliardi previsti per le imprese? Mentre sembra che  si vada verso un accesso più facile al credito per la piccola e media impresa con un fondo di garanzia che è stato rafforzato. Ma purtroppo c’è stato anche il rinvio per il ddl semplificazioni, quindi tutte queste nuove potenzialità sembra che dovranno, almeno per il momento, scontrarsi con la vecchia e lenta procedura burocratica vigente. Un colpo d’uro alla giustizia civile con lo smaltimento di 1,2 milioni di pratiche arretrate… ma anche qui le intenzioni sono ottime, l’attuazione più complessa se non intervengono delle semplificazioni procedurali. Gli edifici scolastici potranno iniziare un lento percorso di manutenzione, purtroppo appaiono pochi quei 100 milioni per l’edilizia scolastica. Le scuole italiane hanno bisogno di innovazione, di messa in sicurezza e di interventi strutturali per essere competitive con le scuole a livello europeo.  Assunzioni anche per le università, ma saranno solo 1500 i professori ordinari e 1500 i ricercatori… un ago in un pagliaio?
Arrivano anche le borse di studio per studenti meritevoli che vogliono andare a studiare in un’altra regione… ma siamo ancora ben sotto il livello europeo di agevolazioni di cui possono godere gli altri studenti dell’area euro.  Si avvia una sperimentazione con la quale le amministrazioni saranno responsabili se vengono superati i termini. Anche per il settore nautico, fortemente in crisi, arriva la prima agevolazione con l’eliminazione della tassa sulle piccole imbarcazioni. Sulla cittadinanza invece si cercherà di evitare ritardi causati da errori burocratici… cioè quello che già si dovrebbe fare normalmente! E poi torniamo alle grandi opere. In primo piano l’Expo saranno 2 miliardi quelli che riguarderanno le opere strategiche legate all’evento di Milano. Poi altri 3 miliardi invece sono previsti per piccole, medie e grandi opere su territorio nazionale e dovrebbero creare almeno 30 mila posti di lavoro tra diretti e indiretti. Vengono diminuiti gli oneri per le imprese… alcuni sono quelli legati alla sicurezza sul lavoro, un risparmio per 450 milioni di euro!!! 

Intenzioni e propositi, avvio di sperimentazioni, quello che sembra mancare è la semplificazione burocratica… investire senza semplificare può portare benefici? 1500 professori nelle università non è un numero troppo limitato? 1500 ricercatori se non si investe in innovazione e adeguamento delle strutture di ricerca può bastare? E’ chiaro che delle scelte andavano fatte, ma perché ancora non si riesce a guardare più avanti promuovendo la banda larga e investendo sulla micro-imprenditoria? Perché non si lavora su progetti mirati invece che investimenti a pioggia per un ammontare di 3 miliardi?

Basterà per riavviare il motore Italia ora che arriverà la stangata Iva?

Si tagliano le spese per l’elettricità

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E’ il  ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, ad Ancona, ad aver annunciato che con il “decreto del fare” il cdm di domani approverà i tagli alle bollette  elettriche a cittadini e imprese di oltre 500 milioni di euro l’anno, riducendo oneri impropri e rendite.

 

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