Ok al cellulare acceso in aereo? E’ polemica!

telefono-aereo-tuttacronacaLa Commissione federale delle comunicazioni (FCC) si sta muovendo per consentire ai passeggeri di utilizzare i loro telefoni cellulari sugli aerei. Secondo il sito del Washington Post, l’agenzia proporrà di consentire le chiamate una volta che l’aereo raggiunge la quota di 10000 piedi. L’uso del telefono rimarrebbe così ancora sarebbe vietato durante il decollo e l’atterraggio. La commissione, che ritiene che tali regole “Vanno riviste, sono obsolete e restrittive”, affronterà la questione nella riunione di dicembre. Tutto bene quindi, anche a rischio di perdere l’ultimo avamposto del concetto di irraggiungibilità? Potremo restare connessi anche ad alta quota? In realtà il fronte dello scontento per una possibile apertura si allarga. Come spiega Repubblica, ad esempio, tra i sindacati degli assistenti di volo in Usa si rileva che le conversazioni a voce alta potrebbero diventare “motivo di diverbio tra i passeggeri, e quindi un rischio per la sicurezza del volo”. Dopo qualche invito ad abbassare il volume si rischierebbe infatti di passare a forme di contestazione più forti. Il problema potrebbe essere risolto con una divisione dello spazio in cabina, tra telefonanti e non telefonanti. Ma i problemi finirebbero probabilmente per concentrarsi in una sola zona del velivolo. Del resto, chiunque abbia preso un treno sa cosa significa desiderare di godersi il viaggio e incappare nel “vicino urlatore cellulare dipendente”. Ovviamente le compagnie telefoniche appoggiano l’idea, ma c’è da chiedersi a questo punto che senso avrebbe per le compagnie aeree fornire le cuffie per godere del sistema di intrattenimento di volo se poi si rischia che un’intera cabina sia costretta ad ascoltare i fatti altrui. Comunque sia, dopo che la FCC avrà deliberato l’apertura dei cellulari in volo, saranno le singole aziende a decidere che politica adottare al riguardo. Con l’augurio che trovino il modo di preservare il sistema nervoso, e le orecchie dei passeggeri.

L’aereo decolla ma perde pezzi. Malpensa chiude le piste!

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Problema al volo A320 di Easyjet in partenza per Lisbona, ieri lunedì 12 agosto, dal Terminal 2 di Malpensa delle ore 18. L’aereo sulla pista dopo aver ottenuto il permesso di decollare, accelera come da manuale, ma appena l’aereo si stacca da terra perde immediatamente un pezzo della copertura del reattore sotto l’ala sinistra, che in gergo viene chiamato “gondola”. Il pezzo viene “sparato” sulla pista. La torre di controlla blocca atterraggi e decolli. Un passeggero racconta:

“Durante il decollo , a muso già puntato verso l’alto abbiamo sentito un suono fortissimo e sordo. Pochi secondi e i passeggeri seduti sul lato sinistro hanno urlato: c’è un’ala rotta! Silenzio, panico e qualche secondo dopo le hostess hanno rassicurato tutti dicendo che i piloti erano a conoscenza del problema. Un minuto più tardi il pilota ha comunicato che avevamo perso un pannello, forse sull’ala, e che saremmo rientrati al più presto a Malpensa. Atterrati, lo scenario è quello delle foto che vi abbiamo mandato. Il pannello che ricopriva il motore sinistro era completamente squarciato e una crepa s’insinuava fino al punto di aggancio del motore all’ala”.
Ma non è finita  l’aereo Easyjet, di comune accordo con la torre di controllo, torna indietro, ma quando tocca la pista il contraccolpo fa staccare un altro pezzo della copertura. I passeggeri vengono fatti sbarcare: tanto spavento ma per fortuna nessuna conseguenza; poi vengono caricati su un aeromobile sostitutivo che li porta a destinazione.

Arrivano anche le scuse da parte della compagnia:

“L’aeromobile è atterrato con procedura standard e in sicurezza utilizzando entrambi i motori. Tutti i passeggeri sono stati sbarcati e hanno raggiunto Lisbona nella serata di ieri con un altro aeromobile. La sicurezza dei membri dell’equipaggio e dei passeggeri è la priorità assoluta di easyJet. Ci scusiamo con tutti i passeggeri per qualsiasi inconveniente causato da questo ritardo.  EasyJet sta facendo tutti gli accertamenti tecnici necessari e lavorerà insieme alle autorità competenti, come da procedura della Compagnia. L’aeromobile era un Airbus A320 in servizio da 4 anni e trasportava 174 passeggeri e 6 membri dell’equipaggio”.

Un aereo che perde pezzi lascia comunque perplessi!

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Scontro tra aerei in fase di decollo, nessun ferito.

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Panico sulla pista dell’aeroporto di Melbourne, in Australia, dove un Boeing 737 della compagnia Virgin Australia, durante le operazioni di decollo ha urtato un Airbus A320 della compagnia Jetstar che era parcheggiato, strappando parte della coda. Il Boeing ha subito danni all’ala, ma fortunatamente non ci sono stati né vittime né feriti.

Odissea in vacanza? 17 ore di ritardo per un volo Meridiana

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Giugno è alle porte e iniziano le prime odissee vacanziere… Andare a Sharm El Sheik può comportare un viaggio anche di oltre 20 ore! A causa di un guasto che il pilota a rilevato al momento del decollo i 131 passeggeri del volo Meridiana previsto per ieri alle ore 17 sono stati fatti scendere e accompagnati in hotel. Un brutto disguido, ma necessario per non mettere a repentaglio la sicurezza dei passeggeri. Il problema è stato questa mattina quando il volo è stato ulteriormente posticipato e non è decollato fino alle 10,20. Più di 20 ore sottratte a una vacanza!

 

LO SCANDALO DEGLI F35… NON HANNO VISIBILITA’ POSTERIORE!!!

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Per il cacciabombardiere F-35 potrebbe essere la mazzata definitiva. C’è un nuovo rapporto del Pentagono secondo cui il jet da combattimento che dovrebbe equipaggiare anche l’Aeronautica italiana non funziona, e stavolta la bocciatura americana è più pesante di quella di qualche settimana fa, perché riguarda difetti strutturali e non problemi ordinari, di quelli che normalmente si scoprono e si risolvono nella fase di sviluppo di qualunque macchina. La critica all’F-35 è così radicale che il nuovo caccia viene definito per diversi aspetti peggiore dei velivoli più vecchi di decenni, che è destinato a sostituire.

L’F-35 viene prodotto dall’americana Lockheed Martin ma, come ormai è d’uso, lo si fabbrica nell’ambito di un’ampia collaborazione internazionale, che coinvolge anche l’Italia nello stabilimento di Cameri, in provincia di Novara. Ne esistono varie versioni, in particolare a decollo corto o verticale, pensate soprattutto per le portaerei, e a decollo normale per l’impiego da basi terrestri. Finora, i rapporti critici del Dipartimento della Difesa americano avevano coinvolto solo le varianti del primo tipo, mentre l’ultimo dossier le mette sotto accusa tutte.

La questione che aveva fatto rumore qualche tempo fa era la vulnerabilità dell’F-35 ai fulmini. Si era obiettato che il difetto c’è ma si può risolvere. Il nuovo rapporto invece cita, fra nuovi problemi, alcuni impossibili da eliminare, e in particolare la visibilità posteriore che risulta pessima e sarebbe molto penalizzante in un combattimento aereo. E non si dica che il problema non esiste, perché il pilota del terzo millennio non vede con gli occhi ma con gli strumenti elettronici: sull’F-35, dice il rapporto, fanno cilecca anche quelli, perché il display nel casco di volo non fornisce un orizzonte artificiale analogo a quello reale, a volte l’immagine è troppo scura o scompare, e il radar in alcuni voli di collaudo si è mostrato incapace di avvistare e inquadrare bersagli, o addirittura si è spento.

La tragica considerazione finale di questo rapporto del Pentagono è che in un futuro duello aereo l’F-35 verrebbe abbattuto dai vecchi caccia americani F-15, f-16 e F-18, che volano da 30 o 40 anni, dal pan-europeo Typhoon e dal Sukhoi 30 russo e dal J-10 cinese.

Ma non finisce qui perchè è stato riscontrato anche il problema della manutenzione che risulta troppo laborioso e limita l’efficienza operativa. Inoltre l’affidabilità tecnica generale lascia a desiderare e il dispositivo di carica delle batterie tende a non funzionare quando fa freddo, e, tanto per gradire, viene confermata la vulnerabilità dell’aereo ai fulmini.

E l’Italia ha investito 16 miliari di euro per la sola acquisizione, quindi a questa somma poi dovranno essere aggiunti i costi di gestione e manutenzione, più gli eventuali (che eventuali poi non sembrano data l’analisi del Pentagono) costi in caso di problemi tecnici e guasti.

ERA UNA SPESA INDISPENSABILE IN TEMPO DI CRISI ECONOMICA? CHI CI HA MANGIATO? CHI CI DOVRA’ MANGIARE? CHI CI DOVRA’ MORIRE SU QUESTI APPARECCHI CHE NON SONO SICURI E NEPPURE EFFICIENTI? POI PIANGEREMO I MORTI CHE SI POTEVANO EVITARE?

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