Nuove grane al governo: scoppia il caso Zanonato

zanonato-tuttacronacaLa presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serrachiani commenta la dichiarazione resa al Gazzettino dal ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato, secondo cui “i problemi e le difficoltà del gruppo svedese riguardano solo lo stabilimento di Porcia e non quello di Susegana”. Dice la Serracchiani: “Nella gestione della crisi Electrolux il ministro Zanonato ha dimostrato di non avere l’equilibrio necessario per ricoprire il suo delicato incarico: dovrebbe dimettersi”. E rileva: “Come presidente di Regione devo esprimere un vivissimo rammarico per la condotta tenuta dal ministro Zanonato, che ha preferito saltare tutti i livelli di mediazione, inclusi quelli istituzionali, credendo di risolvere la crisi buttando a mare lo stabilimento di Porcia. Per noi è inaccettabile il metodo e soprattutto il merito”. E conclude: “Ricordo che il 26 novembre in prefettura a Trieste, alla mia presenza, il ministro Zanonato ha assicurato ai lavoratori di Electrolux che sarebbe andato in visita a Porcia: siccome lo stanno ancora aspettando, ci vada lui ora a dirgli che solo loro devono chiudere”. Zanonato non ha fatto attendere a lungo per la risposta: “La mia nota a Zaia dice il contrario di quanto ha inteso la Serracchiani. Mi concentro su Porcia, le polemiche sono dannose”, il tweet di replica di Zanonato.
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Eataly è con Matteo Renzi, e “sfama” la segreteria!

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Riuniti a Firenze per stare lontano dall'”aria mefistofelica” di Roma i componenti della segreteria del Pd che oggi sono stati riuniti dal neo segretario Matteo Renzi per la prima volta, i dodici membri sono stati sfamati da Eataly, il locale di Oscar Farinetti, inaugurato pochi giorni fa dal sindaco di Firenze. Erano circa le 13 quando alcuni addetti hanno portato in buste di plastica: panini, coca cola e pizza. Un vero e proprio pranzo al sacco?

Renzi tra la “diffidenza decrescente” con Napolitano e la “partita a scacchi”

Matteo-Renzi-tuttacronacaTra Matteo Renzi e Giorgio Napolitano corre una “diffidenza decrescente”, come spiega il neo segretario del Pd, colpito dall’incontro con il Capo dello Stato. “Un’ora faccia a faccia. Incontro serio, buono, importante”. La differenza tra i due è di cinquant’anni, con tutto quello che ne deriva. Come spiega La Stampa: “due mondi sideralmente distanti, in mezzo una guerra, la ricostruzione, l’Italia che si rimette in piedi. Eppure, un punto d’incontro lo si trova: il Paese va salvato di nuovo e, per farlo, servono riforme e stabilità.” I due si ritrovano proprio su questo punto. E intanto Renzi non rinuncia alle sue convinzioni: ” Credo che Napolitano vorrebbe che il governo andasse avanti, molto avanti, altro che 2015… Io non dico di no, però insisto: stabilità non può voler dire l’attuale immobilismo”. Il sindaco di Firenze si dimostra comunque soddisfatto delle sue prime ore da segretario. ” Il Presidente ha apprezzato, credo, il fatto che io non intenda imporre miei modelli in materia di legge elettorale – dice -. Ma contemporaneamente, ha chiaro che il Pd non mollerà sulla necessità di fare una riforma. Quel che mi pare di poter dire, al di là dell’incontro, è che molte cose sono già cambiate in appena tre giorni. Mi sembra si vada affermando – conclude soddisfatto – l’idea che la riforma vada fatta in tempi molto brevi, e credo sia ormai deciso che se ne occuperà la Camera: per cui Giachetti può interrompere il suo digiuno. E questa è quella che si può chiamare una buona notizia”.  Con Napolitano tutto bene quindi, così come sulla via della riforma della legge elettorale, lungo la quale, tuttavia, si muove con “crescente diffidenza”. “Temo che Angelino Alfano voglia perder tempo e menare il can per l’aia. Io con lui parlerò, figurarsi, ma non mi lascerò incantare e nemmeno rallentare: ho una mia exit strategy, un canale aperto anche con Berlusconi e Grillo, che la riforma adesso la vogliono davvero. E se il Nuovo centrodestra divaga, vuol dire che lavoreremo con qualcun altro”. Per quel che riguarda il leader del M5s, del resto, l’avversione è reciproca. Il segretario del Pd non ha affatto gradito, per esempio, l’ultima uscita del leader Cinque Stelle che lo ha sfidato a rinunciare al finanziamento pubblico, come ha già fatto il suo movimento. Renzi gli ha prima replicato con un tweet: “Caro Grillo ti rispondo nei prossimi giorni con una sorpresina che ti sto preparando”. E la “sorpresina” sembra essere già pronta: “Credo proprio che gli risponderò da Milano, all’Assemblea nazionale -dice -. Mi chiede di firmare una lettera di rinuncia al finanziamento pubblico? Troppo semplice. Facciamo le cose per bene: firmi lui una lettera nella quale dice sì ad una legge elettorale maggioritaria, alla riforma del Titolo V, all’abolizione del Senato e del finanziamento pubblico ai partiti. Vediamo se è pronto. Ma quel che è più importante è che deve mettersi in testa anche lui che l’agenda delle cose da fare la detta il Pd, e che non staremo più a rincorrere né lui né altri”. Soddisfatto della segreteria che ha impostato, resta però ancora il nodo Cuperlo e il neosegretario attende di sapere se ci stia davvero ripensando e alla fine accetterà la carica di Presidente dell’Assemblea nazionale. “So che ci ragiona – dice Renzi -. Sul momento mi aveva detto di no, ma nella sua componente si è aperta una complicata discussione e alla fine – io lo spero – potrebbe ripensarci. Comunque sia, non è che accetterò qualunque nome mi verrà proposto. So che D’Alema è furioso, per esempio, perchè ho annunciato che non lo ricandiderò alle Europee. Ma si volta pagina, e non sono preoccupato: anche in Direzione, su 120 membri una ottantina almeno è in maggioranza con me”. I campi sui quali si muove, insomma, sono molti e il livello è più alto: ” Fino a ieri, parliamoci chiaro, giocavo a tennis: cioè, buttavo la palla dall’altra parte del campo. Adesso è una partita a scacchi. Difficile. E se sbagli una mossa…”. Proprio questo è il problema, come sanno i suoi predecessori, solo per far due nomi, Veltroni e Bersani, che non possono che confermarlo.

Serracchiani: “Cambiare il Paese, ora o mai più”

serracchiani-tuttacronacaAl Gazzettino, la presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, chiamata dal neo-segretario del Pd a reggere nella sua squadra la delega nazionale delle Infrastrutture, ha detto: “Dobbiamo cambiare il Paese, ora o mai più. I forconi e in genere la protesta comincia a manifestarsi. Scegliendo Matteo Renzi la gente ha riposto l’ultima speranza”. Ma la Serracchiani era già in segreteria con Epifani: “Ho dato una mano, certo, ma con Renzi da tempo si è cementata un’amicizia che ha permesso quel gioco di squadra vincente che ora dobbiamo praticare per il Paese, dimostrando di essere capaci”. Riguardo al lavoro da fare ora, all’osservazione del giornalista che tra il dire e il fare… “C’è di mezzo la necessità di far accettare al Paese un cambiamento profondo, generale e vero. Occorre cambiare il volto dell’Italia attraverso scelte importanti per una società che sta a sua volta cambiando rapidamente”. Ed è sempre più arrabbiata. “L’urgenza è al massimo. In realtà Renzi e noi tutti abbiamo una responsabilità enorme. Un compito che è complicato ma insieme anche esaltante. Il Paese può inventarsi il cambiamento, deve farlo”. La Serracchiani pensa inoltre che ora sia possibile, per Letta, realizzare le riforme: “Lo credo, anche perché adesso con Renzi alla guida del Pd c’è una forte spinta nuova. E poi sono convinta che Letta avverta a sua volta questa necessità assoluta. Perciò subito riforme istituzionali e costi della politica. Altrimenti, come dice Matteo, ci portano via”.

Il presepio del Pd: Renzi fa il Bambinello!

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Un presepio anomalo è comparso su Facebook nelle ultime ore e la Natività di Pietro Ivaldi, grazie al lavoro in photoshop di  Ciro Becchimanzi, dirigente renziano del Pd a Prato e blogger è stata trasformata in una vera e propria cartolina del Pd con i protagonisti che nelle ultime settimane hanno sostenuto o contrastato il sindaco di Firenze e oggi neo segretario del Partito Democratico. Grazie a photoshop  al lavoro di Becchimanzi, Renzi conquista il centro della scena e dà il suo volto al Bambinello, che viene vegliato Maria Elena Boschi nel “ruolo” di Maria e Dario Parrini, segretario regionale in pectore che impersona Giuseppe. Il bue e l’asinello sono rispettivamente assegnati a  Nico Stumpo e Stefano Fassina.

Tra i pastori in adorazione si riconoscono la senatrice Maria Rosa Di Giorgi con in braccio in bambino-Dario Nardella, il portavoce Marco Agnoletti e Brenda Barnini, candidata sindaco a Empoli, il senatore Andrea Marcucci, il sottosegretario alle infrastrutture Erasmo D’Angelis, il ministro Graziano Delrio, in ginocchio come Dario Franceschini e la parlamentare renziana Simona Bonafè.

Enrico Letta invece è raffigurato come un agnello ai piedi della culla-mangiatoia.

E poi i consiglieri regionali Enzo Brogi e Nicola Danti ma anche, un po’ distanti che indicano il Bambinello, Piero Fassino e Walter Veltroni. Sullo sfondo, lontani, Bersani, D’Alema e gli sfidanti Cuperlo e Civati, mentre in alto, nel ruolo di cherubini, con il cartiglio Gloria in eccelsis Dei, il coordinatore della campagna di Renzi, Stefano Bonaccini e altri strettissimi collaboratori del sindaco: Luca Lotti, Matteo Biffoni e Marco Carrai.

Ultimo tocco, anzi ritocco, del ”presepe” nel quale anche l’autore si è raffigurato seminascosto, un tacchino che troneggia sul tetto di colonne in rovina.

Il dream team di Renzi! Chi sono e cosa fanno?

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Ecco come Renzi rivoluziona il Pd: 7 donne e 5 uomini. Filippo Taddei all’Economia, Davide Faraone al Welfare, Francesco Nicodemo alla Comunicazione, Maria Elena Boschi alle riforme istituzionali, Marianna Madia al Lavoro, Federica Mogherini a Europa e affari internazionali, Debora Serracchiani alle infrastrutture, Alessia Morani all’Ambiente, Stefano Bonaccini agli Enti Locali, Luca Lotti all’Organizzazione e Pina Picierno alla Giustizia. Lorenzo Guerini sarà il portavoce della segreteria.

Chi sono?

Filippo Taddei, bolognese, vicino a Civati, insegna alla Johns Hopkins University – School of Advanced International Studies (SAIS) di Bologna ed è research fellow del Collegio Carlo Alberto. Dice di essere “diventato adulto a New York“. Sulla situazione del nostro paese ha dichiarato: “da noi accade che quando qualcuno comincia a lavorare (se comincia a lavorare) questo paese non è più dalla sua parte. Non lo è come tassazione, non lo è come servizi. Questo perché l’Italia ha scelto di non essere dalla parte di chi produce, ma dalla parte di chi possiede“.

Davide Faraone eletto deputato regionale nelle file del Partito Democratico nel 2008 ,con più di 8.000 preferenze nel collegio di Palermo. A Palazzo dei Normanni Davide è tra i più giovani e produttivi deputati in carica: membro della quarta commissione parlamentare Ambiente e territorio, primo firmatario di ben 24 disegni di legge, 54 interrogazioni, 7 interpellanze, 4 mozioni, 7 ordini del giorno. È cofirmatario di 58 disegni di legge, 33 mozioni e 65 ordini del giorno. Per tutto questo Davide Faraone può vantare di essere fra i primi cinque deputati più attivi all’Ars.

Francesco Nicodemo, un passato da consigliere comunale di Napoli e dirigente del partito, ha saputo trovare il modo di cogliere gli umori del popolo democratico; quelli che vengono dal cuore e dalla pancia di simpatizzanti, tesserati, attivisti ed amministratori. In un’intervista rilasciata a La Discussione alla domanda se la politica è davvero così lontana dai cittadini e dai loro bisogni Nicodemo rispose così: “Secondo me si. Ce ne siamo accorti ben prima dell’elezione del Presidente della Repubblica e dei siparietti ad essa legati a cui abbiamo assistito. I partiti storici della seconda repubblica insieme non rappresentano nemmeno il 50% degli italiani. Il voto a Grillo ha ulteriormente confermato questa sfiducia.”

Maria Elena Boschi: laureata in Giurisprudenza, svolge la professione di avvocato a Firenze, membro del CdA di Publiacqua, e già membro della direzione del Partito Democratico di Firenze. Renziana di ferro da sempre sostenitrice del sindaco di Firenze.

Marianna Madia: è figlia del giornalista e attore Stefano Madia. Ha frequentato il Lycée Chateaubriand di Roma ottenendo la maturità francese. Dopo il conseguimento dellalaurea con lode in scienze politiche, si è specializzata all’Istituto di Studi Avanzati di Lucca, dove ha conseguito il dottorato di ricerca in economia del lavoro. Collabora con l’ufficio studi dell’AREL, l’Agenzia di ricerche e legislazione fondata da Nino Andreatta[2]. Vi coordina la redazione della rivista mensile telematica ELE (Europa Lavoro Economia). Dal giugno 2012 è membro del comitato direttivo dell’Arel. Dal 2011 componente del comitato di redazione della rivista Italianieuropei. La sua storia politica inzia nel 2008 quando viene scelta da Walter Veltroni per candidarsi alle politiche. Presentata come capolista della XV Circoscrizione (Roma e provincia) è stata eletta alla Camera dei deputati, nella quale è proclamata il 22 aprile 2008 e confermata il 18 dicembre dello stesso anno. È membro della Commissione permanente XI Lavoro pubblico e privato. Eletta alla Camera dei deputati nella XVII legislatura. È confermata membro della Commissione lavoro.

Federica Mogherini: studia Scienze Politiche all’Università La Sapienza di Roma, dove si laurea con una tesi di filosofia politica sul rapporto tra religione e politica nell’Islam, fatta durante l’Erasmus a Aix-en-Provence, in Francia. Nel 1996 si iscrive alla Sinistra giovanile. Nel 2001 è entrata nel Consiglio Nazionale dei DS, successivamente nella Direzione Nazionale e nel Comitato Politico. Nel 2003 ha iniziato a lavorare al Dipartimento Esteri dei DS, prima come responsabile del rapporto con i movimenti, poi come coordinatrice del Dipartimento, e da ultimo come responsabile delle Relazioni Internazionali. Ha seguito in particolare i dossier relativi all’Iraq, l’Afghanistan, il processo di pace in Medio Oriente. Ha tenuto le relazioni con il Partito Socialista Europeo, l’Internazionale Socialista, ed i partiti che ne fanno parte. Ha curato in particolare i rapporti con i Democratici americani.

Debora Serracchiani: presidente della regione Friuli Venezia Giulia. Nel 2009 sostenne Dario Franceschini nella sua corsa alla riconferma come segretario del Partito Democratico, contribuendo a creare la lista per le primarie Semplicemente Democratici, che aveva come punti salienti il ricambio e ringiovanimento della classe dirigente del Partito Democratico, la promozione di politiche a sostegno dei giovani e la legalità e trasparenza del partito.

Alessia Morani: impegnata fin da giovanissima nell’associazionismo e nel volontariato, l’attività politica inizia nel 1995 con l’elezione a segretario provinciale della Sinistra giovanile di PesaroUrbino. Successivamente viene eletta segretario dei Ds della sezione di Macerata Feltria (PU) responsabile di zona del Montefeltro e membro della segreteria provinciale. Nel 2006 entra a far parte del consiglio nazionale dei Ds. Dal 2007 e’ membro dell’assemblea provinciale e regionale delle Marche del Pd. Ha ricoperto dal 2003 al 2009 l’incarico di consigliere ed assessore del Comune di Macerata Feltria (PU). Dal 2009 al 2013 ha ricoperto l’incarico di assessore della Provincia di Pesaro e Urbino. Ha partecipato alle elezioni primarie per la scelta dei parlamentari del Pd, piazzandosi quarta nella Regione Marche. Viene eletta deputata della Repubblica alle elezioni di febbraio 2013. E’ membro della Commissione giustizia della Camera dei Deputati. Il 9 dicembre 2013 viene scelta da Matteo Renzi, segretario del Partito Democratico, ad occuparsi della materia giustizia all’interno dell’ufficio di segreteria del partito.

Stefano Bonaccini, come riporta Il Fatto Quotidiano: il segretario del Partito democratico dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini è stato assolto dal giudice per le udienze preliminari di Modena Eleonora Pirillo, nell’ambito del processo Chioscopoli, nel quale il politico, braccio destro della campagna elettorale di Matteo Renzi, era accusato di abuso d’ufficio. Bonaccini ha commentato a caldo con ilfattoquotidiano.it: “Sono molto soddisfatto, avevo chiesto io il rito abbreviato perché volevo che ci fosse un tempo certo per la sentenza. Mi avete sempre sentito sereno – ha spiegato al telefono il segretario Pd, che potrebbe correre anche per la poltrona di sindaco a Modena – perché nella mia vita ho sempre interpretato il rispetto delle leggi come una delle qualità fondamentali per la politica. Voglio ringraziare tutte le persone che mi stanno mostrando e mi hanno mostrato la loro lealtà. Di fronte a una assoluzione piena mi auguro che qualche scusa arriverà” . Poi Bonaccini spiega di avere sentito anche Matteo Renzi via sms: “Gli ho detto dell’assoluzione e lui mi ha risposto ‘ Non avevo dubbi’”

Luca Lotti:  Laureato in Scienze di governo e dell’amministrazione all’Università di Firenze nel 2006, Lotti era già capo dello staff del presidente della Provincia nonché ai vertici di gabinetto del Comune di Firenze. Dallo scorso anno siede alla Camera dei Deputati, in commissione Difesa.

Pina Picerno: nata a Santa Maria Capua Vetere e residente a Roma, lavora come consulente in comunicazione e collabora con la cattedra di Metodologia e Tecniche della Ricerca Sociale dell’Università di Salerno. Diplomata al Liceo Pedagogico e sociale di Vairano Scalo, si è laureata con 110 e lode in Scienze della Comunicazione all’Università di Salerno con una tesi di laurea sul linguaggio politico di Ciriaco De Mita. Alle elezioni del 2008 è stata eletta alla Camera dei deputati. Dal 9 maggio 2008 ricopre l’incarico di ministro-ombra per lePolitiche Giovanili all’interno del governo ombra del Partito Democratico. Nel febbraio 2013 è stata ricandidata dal Partito Democratico alle elezioni politiche per il rinnovo della Camera dei Deputati nella circoscrizione Campania 2 risultando nuovamente eletta.

In FVG le agevolazioni per la prima casa arrivano anche alle coppie gay!

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La Serracchiani prende in mano la questione dopo che era sorta una diatriba a seguito di un provvedimento di Mediocredito Fvg – ente che eroga i contributi – che lo scorso 28 febbraio aveva rigettato una domanda per la prima casa avanzata da una coppia omosessuale di Pordenone. La giunta riprendendo un parere dell’Avvocatura della Regione in merito all’esclusione delle coppie omosessuali dal beneficio che considera tale provvedimento discriminatorio e lesivo del diritto alla vita familiare, ha deciso  di equiparare il diritto all’agevolazione tanto alle coppie gay che a quelle etero. La Serracchiani ha commentato così: «In concomitanza con la Giornata di lotta contro l’omofobia la decisione che abbiamo preso oggi adegua in questo settore il Friuli Venezia Giulia agli standard dei diritti civili previsti dall’Ue. C’è ancora parecchio lavoro da fare, ma almeno un punto fermo siamo in grado di metterlo e così abbiamo fatto».

 

Debora Serracchiani ce la fa!

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Debora Serracchiani esce dal suo ufficio nella sede del Pd di Udine e afferma: “Abbiamo vinto!”. Ha aspettato mancassero solo 40 sezioni da scrutinare per poterlo affermare, dopo un testa a testa con il governatore uscente Toldo che ha superato per circa 2ooo voti. L’elezione per il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia e il rinnovo del consiglio regionale se l’aggiudica dunque il Pd, un respiro di sollievo dopo i fatti coincitati degli ultimi giorni. Dopo 1364 sezioni scrutinate (su 1.374) Debora Serracchiani è in vantaggio con il 39,36% dei consensi mentre  Tondo, per il centrodestra, si ferma al 39,01%. Oltre all’affluenza scarsa, solo il 50,52% degli aventi diritto, spicca il dato delle schede nulle, oltre 11800, mentre sono oltre 5800 quelle bianche. La situazione è sicuramente indice di un malumore generale e sembra che il partito pentastellato, che aveva messo in campo Saverio Galluccio che si è aggiudicato il 19,21% dei voti, stia pagando maggiormente l’astensionismo. Il loro candidato ha però affermato “Ho sempre detto che per me abbiamo già vinto, perchè abbiamo messo in piedi un movimento” ed ha lanciato una sfida alla vincitrice rivendicando di “non aver mai fatto promesse in campagna elettorale; vediamo invece se chi vincerà manterrà le sue. Noi siamo stati sempre umili e questo ha pagato”. Nonostante il successo della Serracchiani, tuttavia, è la coalizione di centrodestra ad uscire vencitrice: inclusa l’Udc, ha raggiunto il 45,17%, mentre il centrosinistra è al 38,99%.

Testa a testa tra Serracchiani e Tondo… Tragica affluenza.

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Il centrosinistra vince con la Serracchiani in Friuli Venezia Giulia, ma non è la vittoria del partito… è di un singolo che ha avuto il coraggio di alzare la testa e di uscire fuori dal coro.

Ieri la Serracchiani, in un’intervista alla Stampa, si è dichiarata “inc*****a” col suo partito e ha detto che bisognava votare per Rodotà presidente della Repubblica, definendo “tragica” la candidatura di Marini.

L’affluenza definitiva alle urne ha seguito il trend delle ore scorse è stata del 50,51%, in forte calo, quindi,  rispetto alle precedenti elezioni che fu del 72,33%. Questo è il dato più sconcertante, quello che segna con la matita rossa il distacco tra cittadini e politica. L’indifferenza che si concretizza nell’astensionismo per l’assenza totale di dialogo con il popolo “sovrano”, anche se sembra che ormai la sovranità risieda al Quirinale.

Guerra del Pd… da Trieste a Roma.

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Matteo Renzi fa sentire la sua voce da Trieste, dove si è recato per sostenere la candidatura di Debora Serracchiani a governatrice della regione: «Se ci sono nuove elezioni vedremo cosa accadrà. Ora sono fuori dai giochi della politica romana. Ora sto facendo il sindaco della mia città. Spero si vada alle elezioni il prima possibile. Se dovesse dipendere da me tornerei alle elezioni domani mattina. Se Bersani e Berlusconi riterranno più opportuna qualche forma di accordo nell’interesse del Paese, spero facciano il più veloce possibile».

 Poi torna sulla questione dei grandi elettori:

«Mi avevano detto vai avanti tranquillo ti votiamo, ma poi è arrivata qualche telefonata da Roma per fare il contrario. Mi avrebbe fatto piacere rappresentare la mia Regione»

Secca la replica di Bersani: «Nella sequela di quotidiane molestie mi vedo oggi attribuiti non so quali giochini tesi ad impedire la nomina di Renzi a grande elettore per la  Toscana. Smentisco dunque di aver deciso o anche solo suggerito, o anche solo pensato alcunchè, a proposito di una scelta che riguarda unicamente il consiglio regionale Toscana»

 

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