Amanti della natura… fino a far sesso con gli alberi: treefisting

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Pier, Davide e Daniele sono tre ragazzi italiani del Trentino che hanno inventato il “treefisting”, ovvero una pratica sessuale con gli alberi che ha anche l’intento di essere una performance artistica. I tre ragazzi raccontano la loro “passione” a Lucignolo e attraverso un video mostrano le azioni principali del treefisting che consiste nello scavare nicchie tra le radici degli alberi, nicchie in cui vengono infilate le braccia esprimendo così tutto il loro amore, anche fisico, per gli alberi e la natura. “A mani nude è più soddisfacente”, provare per credere?

La strana storia… la morte di Lo Presti!

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Da predatori a prede così il quotidiano britannico Guardian riflette sulla morte di Daniele Lo Presti, fotografo dei vip ucciso da un colpo di pistola tre mesi fa sotto il Ponte di Testaccio a Roma.

 “Il fatto – scrive Tobias Jones – ha scioccato l’Italia perché Lo Presti era uno dei nomi più noti nell’ambiente dei paparazzi. Aveva pizzicato Brad Pitt a Malta, Rihanna a Capri e aveva scattato parecchie foto anche a Sara Tommasi, una delle ragazze del Bunga Bunga di Berlusconi, mentre faceva uno striptease davanti a un bancomat. Era considerato un professionista molto scaltro, disposto a qualsiasi cosa pur di fare uno scoop. Si è subito pensato che Lo Presti fosse stato ucciso per via di qualche scatto compromettente, o che fosse stato eliminato per via di grossi debiti. […] Ma, con il passare delle settimane tutte queste ipotesi si sono fatte via via sempre più inconsistenti: Lo Presti è stato ucciso da un professionista e nessuno viene ucciso soltanto per una fotografia”. Il Guardian quindi, arriva a una conclusione che la mano era quella di  un killer di professione… al soldo di chi? e perchè?

Il Guardian prende in considerazione l’ipotesi di Rino Barillari che aveva affermato che bisognava cercare in ambito personale e non professionale… forse una donna che faceva parte di una potente famiglia della mafia calabrese. Un mistero ancora aperto quello di Lo Presti.

Restivo s’innervosisce… alla vista della foto della Claps

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Danilo Restivo, imputato per l’omicidio di Elisa Claps, si è innervosito nell’Aula della Corte di Assise d’Appello quando la madre della studentessa potentina gli ha mostrato una foto della figlia. Restivo ad un certo punto ha anche sbattuto i fogli degli appunti che aveva in mano. La mamma di Elisa ha ribadito che “quello che dirà Restivo non mi interessa, lui sa cosa voglio sapere, voglio parlarci da sola”.

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Le parole di rabbia della mamma di Elisa Claps!

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«Voglio incontrare a quattr’occhi Danilo Restivo, è un mostro. So solo che deve marcire in un carcere inglese, quello è il suo posto. Io sono un moscerino, lui un gigante ma io non ho paura di Danilo Restivo. Pensavo di incontrare i genitori di Restivo, pensavo che venissero – ha aggiunto – ma né qui né in Inghilterra c’erano. Dopo due anni volevo vedere quel mostro e quel serpente che hanno concepito». Rabbia e disperazione nelle parole di Filomena, la mamma di Elisa Claps, presente nell’aula della Corte d’Assise di Appello a Salerno dove c’è stata l’udienza del processo di secondo grado per l’omicidio di Elisa Claps: Danilo Restivo è l’unico imputato.  
Ma se la madre è, giustamente, furiosa, la difesa di Restivo va al contrattacco «Restivo è innocente e spera che al più presto si trovi il colpevole per l’omicidio di Elisa. È addolorato per la sua famiglia e molto rispetto per il loro dolore. Danilo ci ha detto che è sereno, tranquillo e che ha fiducia bella giustizia. Ha poi ribadito la sua innocenza»
La difesa di Restivo. ha detto l’avvocato Alfredo Bargi, spiegando che l’imputato risponderà a tutte le domande e successivamente farà anche dichiarazioni spontanee. «Danilo Restivo ci ha detto che è sereno, tranquillo e che ha fiducia bella giustizia. Ha poi ribadito la sua innocenza»hanno detto Bargi e l’altro difensore Marzia Scarpelli. «Restivo ha anche ribadito che ha molto rispetto per il dolore della famiglia Claps», ha aggiunto Bargi. 
Restivo: posso parlare? «Non è escluso che nelle prossime udienze Danilo Restivo rilasci dichiarazioni spontanee, sicuramente lo farà». A dirlo, al termine dell’udienza del processo di appello, i suoi legali Alfredo Bargi e Marzia Scarpelli. «Nel corso del breve colloquio che abbiamo avuto – ha spiegato Scarpelli – ci ha chiesto proprio questo “quando posso parlare?”». Poi, i legali hanno anche sottolineato che Restivo non ha voluto che i suoi genitori fossero presenti «per non sottoporli ad un ulteriore stress».
Potrebbe essere esclusa dagli atti del processo la perizia che la difesa ha affidato al consulente Tagliabracci che riguarda l’ora e la data della morte della vittima. Lo ha reso noto Bargi, che ha aggiunto: «mi sembra non ci sia la volontà di accertare la verità». «Ho replicato che credo bisognerebbe far di tutto per cercare di mettere insieme tutti gli elementi da cui capire come arrivare alla verità. L’ho detto anche in aula. Ho anche contestato la presunta irregolarità della consulenza Tagliabracci e ho sottolineato che in questo processo bisognerebbe cercare di superare degli inutili formalismi per arrivare invece a degli accertamenti seri. E’ stato l’unico momento di polemica con la pubblica accusa». «E’ incomprensibile che si faccia opposizione all’introduzione di un elemento di carattere scientifico vogliamo sapere o no come è morta Elisa?». La corte di Assise di Appello deciderà in merito all’accettazione delle perizie al termine di tutte le udienze.
Il legale della famiglia Claps. «Restivo è stato impermeabile. Questo è l’unico termine che lo può definire. Non ha avuto reazioni neanche quando la mamma di Elisa, Filomena, si è seduta accanto alla gabbia dove stava Restivo e ha messo sul banco la foto della figlia». A dirlo ai giornalisti l’avvocato della famiglia Claps, Giuliana Scarpetta all’uscita dall’aula della Corte di Assise di Appello. 
«L’ udienza – aggiunge l’avvocato – è andata bene. È stata fatta la relazione del giudice relatore, una relazione molto precisa e puntuale com’è il dott.Siano, persona molto preparata. Adesso il tutto è stato rinviato al 26 marzo per sentire le altre parti. Il 26 marzo ci sarà la requisitoria del Procuratore Generale, mentre il 9 ci sarà la discussione delle parti civili e dei difensori». 
Su Restivo aggiunge: «non ha parlato oggi in aula. D’altra parte la Corte ha deciso che esaminerà tutte le questioni insieme al merito, per cui si discuterà tutta la causa, poi loro si ritireranno e decideranno anche su queste richieste. Non ho idea se lui deciderà di parlare, anche se la richiesta di sottoposizione all’ esame è stata avanzata. Il presidente stamattina, all’ esito della relazione ha invitato Restivo a fare dichiarazioni spontanee. Se vuole può farle in qualsiasi momento, ma da parte sua non c’ è stato alcun cenno». 
«Prove schiaccianti». «Sappiamo che è già stata fatta giustizia, siamo certi che il processo regge perché‚ ci sono delle prove davvero schiaccianti» ha aggiunto Scarpetta. «Entriamo nel vivo – aggiunge l’avvocato – del processo di appello. Siamo molto molto sereni. Per questo delitto ci sono più firme dell’accusato: c’è il taglio dei capelli, la prima firma e poi il dna».
Informata dai giornalisti che l’avvocato che difende Restivo contesta le perizie, dice: «c’‚è poco da contestare, anzi, quello è stato un lavoro di alta scienza». Sulla presenza di Restivo in aula aggiunge: «Mi fa piacere che sia venuto. Gli abbiamo dato questa possibilità anche in primo grado ma non ne ha mai voluto sapere e non è mai voluto intervenire neanche in videoconferenza. Ora aspettiamo, sono ansiosa di vederlo e, se possibile, di fargli tante domande. Vorrei anche – aggiunge l’avvocato Scarpetta – che lui dicesse la verità su tutto e, in particolare, su quelle che sono le coperture che ha avuto. E’ tutto chiaro sull’omicidio e sulle modalità Quello su cui stiamo ancora lavorando e su cui lui potrebbe essere utile è dirci il nome e cognome di chi lo ha coperto» 

Ucciso per debiti?

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Un caso avvolto nel mistero, quello dell’omicidio di Daniele Lo Presti, il fotografo dei vip ucciso a Roma, sotto Ponte Testaccio. Dall’autopsia arriva una risposta: a sparare, da distanza media, è stata una pistola calibro 7,65. Un testimone, inoltre, avrebbe visto Lo Presti parlare animatamente con due persone, non lontano dalla pista ciclabile, dove è stato trovato morto poco dopo.
Le indagini sono concentrate sui numerosi debiti economici che aveva Lo Presti.

Negli ultimi tempi, forse scoraggiato da un mercato sempre più avaro, pensava di ritirarsi e aprire un ristorante in Calabria assieme a uno zio. Lo Presti non si era mai sposato e viveva assieme a un amico per dividere le spese. «Aveva le sue storie sentimentali, ma niente di impegnativo, si dedicava quasi esclusivamente al lavoro», racconta un collega.

Quattro anni fa, un precedente che il team investigativo di Renato Cortese, il capo della mobile, e Mario Viola, dirigente del commissariato di Monteverde, stanno riesaminando: il fotografo aveva ricevuto alcune minacce di morte in Calabria e la sua auto era stata data alle fiamme. In quel caso si trattava, a quanto sembra, di una storia di gelosia. Escluso un legame con la morte di un altro fotoreporter della stessa agenzia, Danilo Cerreti, 51 anni che, il 25 gennaio scorso, si schiantò col suo scooter contro gli archi di Porta Ardeatina. Sull’asfalto, nessun segno di frenata. Un incidente atipico di cui si occupò anche la trasmissione Chi l’ha visto?.

E nell’attesa di imboccare una pista precisa, gli investigatori stanno ripercorrendo le ultime ore della vittima. Due ore prima della sua morte, Lo Presti era andato a un appuntamento in Prati, vicino alla sede della Rai.

Poi era tornato a casa in macchina, si era cambiato per indossare la tenuta sportiva ed era uscito a piedi. Gli amici, con cui aveva ripreso di recente ad allenarsi per buttare giù qualche chilo, avevano deciso di cambiare il solito percorso perché l’Isola Tiberina era quasi allagata dalla piena. L’assassino potrebbe aver aspettato il fotografo all’uscita di casa e averlo seguito fino alla banchina. Poi lo sparo, forse preceduto da una lite. Il colpo, secondo chi indaga, è stato esploso da un metro e mezzo di distanza, ma il bossolo non è stato ritrovato e, senza sapere di che arma e munizioni si trattasse, queste valutazioni sono ipotetiche.

Denaro, amore, una foto al personaggio sbagliato, magari legato a un giro di malavita e perfino un cecchino che ha sparato al primo bersaglio disponibile, come nel caso Marta Russo: le ipotesi, in questa fase sono tutte valide. E tutte, ugualmente, campate in aria.

Quel che è certo, è che poche ore prima di morire Daniele Lopresti ha litigato con qualcuno. Se n’è accorto il vicino di casa che lo ha sentito urlare, forse al telefono, «almeno in cinque riprese, a distanza di un minuto una dall’altra» durante le quali il fotografo «sembrava molto arrabbiato e imprecava». I tabulati sono già nelle mani degli investigatori. Verso le 16.30, secondo la ricostruzione, Lopresti esce dall’appartamento al terzo piano di via Portuense 145.

Nessuno lo sente andarsene. Ha appuntamento con alcuni amici per una corsa, com’è abituato a fare ultimamente. Qualcun altro conosce le sue abitudini. Il reporter scende la riva del lungotevere e comincia a correre. All’altezza della volta di Ponte Testaccio incontra il suo assassino, non si capisce se andando o tornando dal giro. Un podista, dopo il ritrovamento del cadavere, dirà ai poliziotti di aver incrociato il fotografo lungo il percorso. Ma sono dichiarazioni confuse, come quelle degli amici.

Il magistrato, intanto, ha disposto gli esami tossicologici. Anche la perizia balistica è fondamentale. Capire l’angolazione del tiro e la forza d’impatto del proiettile è importante per la ricostruzione. Perché se è possibile che un killer abbia agito da solo sparando a distanza ravvicinata, c’è un’altra ipotesi che gli investigatori della squadra mobile non intendono lasciare al caso: qualcuno potrebbe aver sparato con una carabina da lontano. Una sorta di tiro al piccione che per errore, o forse no, ha incrociato la vita di Daniele Lopresti, il fotografo dei vip.

 

 

Un mese fa era morto un altro fotografo… Danilo Cerreti

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Il giallo della morte di Daniele Lo Presti segue poco più di un mese un’altra morte misteriosa: quella di Danilo Cerreti, 51 anni, fotografo collaboratore della stessa agenzia con la quale lavorava il reporter assassinato ieri a Ponte Testaccio. Cerreti perse la vita il 25 gennaio, schiantandosi con il suo scooter contro uno degli archi di Porta Ardeatina a Roma. Aveva appena percorso via delle Terme di Caracalla e stava per immettersi su via Cristoforo Colombo quando, per cause ancora da accertare, il suo mezzo è uscito di strada.

L’incidente è avvenuto intorno alle 14 in una giornata di traffico intenso per lo sciopero dei mezzi pubblici. Dai rilievi effettuati dai vigili urbani non sarebbero risultati segni evidenti di frenata. Forse Cerreti ha effettuato una sterzata brusca nel tentativo di evitare qualcuno o qualcosa. Della vicenda si è occupata anche la trasmissione “Chi l’ha visto” alla ricerca di possibili testimoni e notizie utili a chiarire la dinamica dell’incidente.
Secondo la ricostruzione dei vigili urbani, Cerreti andava così veloce che nello schianto il casco si è spaccato. La Municipale non esclude che l’incidente possa essere stato causato da un altro mezzo, che però non si sarebbe fermato.

Ucciso Lo Presti, fotografo dei vip!

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Il fotografo dei vip Daniele Lo Presti, trovato morto ieri a Roma, e’ stato ucciso da un colpo di pistola alla testa. Inizialmente si era pensato ad una caduta accidentale forse dovuta ad un malore mentre stava facendo jogging, poi e’ stato verificato che l’uomo e’ stato ferito mortalmente da un proiettile. Il corpo di Lo Presti e’ stato trovato ieri pomeriggio nel quartiere Testaccio. A riconoscere il corpo sono stati alcuni colleghi che avevano preso appuntamento con lui per correre insieme. Daniele aveva al collo una chiave, probabilmente della sua auto, ma nessun documento con sé. Lo Presti è autore di diversi scatti ad attori e cantanti internazionali. Era fotografo per l’agenzia La Presse. Aveva scattato tra l’altro anche le foto di Sara Tommasi nella manifestazione con Marra di qualche mese fa.

Morto Crisafulli… il Terry Schiavo Italiano, Aveva fondato Sicilia Risvegli.

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Salvatore Crisafulli è morto questa mattina a 45 anni nella sua casa di Catania, circondato dai suoi familiari. Soprannominato il “Terry Schiavo italiano”, in seguito ad un incidente nel 2003 era finito in coma vegetativo dal quale era uscito. Fondò col fratello Pietro l’associazione Sicilia Risvegli per aiutare persone in situazioni post-comatose. Le sue condizioni si erano aggravate negli ultimi giorni.
La vita di Salvatore aveva subito un brusco arresto nel 2003 quando, una mattina, nell’accompagnare uno dei quattro figli a scuola in vespa, si schiantò contro un furgone di gelati. Per lui una diagnosi terribile: coma vegetativo permanente. Poi, quasi per miracolo, nel 2005, mentre negli Stati Uniti a Terry Schiavo veniva staccata la spina, in Italia lui si è risvegliato. Il 5 aprile, dopo due anni di coma, la dottoressa Cecilia Morosini di Milano attestava che Salvatore era sveglio e attento e poteva migliorare la propria condizione. Da lì si erano riaccese le speranze per la famiglia e per lui che era arrivato a vivere paralizzato, ma completamente cosciente, riuscendo a comunicare con gli occhi, con il movimento del capo, a sorridere e ad emozionarsi. Salvatore aveva poi fornito il proprio impegno sociale nel sostegno a persone come lui fondando l’associazione “Sicilia Risvegli”.

Il 12 febbraio aveva fatto un ricorso urgente al tribunale di Catania per essere sottoposto a terapie con le cellule staminali come concesso ai bambini Daniele, Smeralda e Celeste, con buoni risultati. In questi giorni attendeva la visita di un medico indicato dal tribunale. Ma le sue condizioni si sono aggravate: ieri ha perso coscienza, poi oggi è spirato.

Dal momento dell’incidente, la sua vita e quella dei familiari è stata una lunga battaglia legale e mediatica con le autorità per ottenere l’assistenza adeguata. La giornalista Tamara Ferrari ha seguito la vicenda fin dalle prime battute e ha scritto con il fratello Pietro Crisafulli il libro “Con gli occhi sbarrati”.

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