Bellucci a casa della D’Amico. Si parla di Buffon?

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Domenica di campionato con la Juve che affronta il derby e deve cercare di non perdere punti importanti che potrebbero riportare i giallorossi in pole position. Ma gli occhi sono puntati su Buffon al centro della sua crisi matrimoniale e del gossip scoppiato nei giorni scorsi che lo vorrebbe al fianco di Ilaria D’amico, conduttrice e volto dello sport di Sky. Monica Bellucci, amica di lunga data di Ilaria D’amico, va a far visita nella’abitazione al centro di Milano, nel quadrilatero della moda, alla coduttrice di Sky… si parlerà anche di Buffon?

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Buffon e la D’Amico, galeotta fu la conferenza stampa

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Buffon in crisi con la Seredova, ma in love con la D’Amico? Cupido sarebbe arrivato il 16 ottobre del 2013 durante una conferenza stampa

“Quel giorno… – ricostruisce “Libero”  – lei, castigatissima con un dolce vita bianco e gli occhiali neri da professoressa. Lui, capello lungo e fascia d’ordinanza, un sobrio abito nero. A unirli, una nobile causa: i due avevano convocato la stampa per ufficializzare il loro impegno a favore dell’associazione onlus Amo la vita. Ai giornalisti seduti in sala, però, non era sfuggita la loro intesa: sguardi languidi, sorrisetti complici e un feeling difficile da nascondere. Pare che il portierone della nazionale non abbia resistito. La sbandata, rivelata in radio da Alfonso Signorini, sarebbe nata proprio in quest’occasione”

L’erede di Berlusconi? Per la D’Amico, Galliani ha le carte in regola

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Chi sarà l’erede di Berlusconi? Per Ilaria D’Amico, Galliani ha le carte in regola.

«Lui è il miglior comunicatore mai visto, dal punto di vista della comunicazione è il degno erede di Berlusconi», ha affermato la conduttrice che poi ha confessato che nel 1994 votò per Berlusconi: «A quei tempi andavo a votare pensando ad un’Italia liberale e liberista, per questo ho votato Silvio Berlusconi. Ma successe solo in quell’occasione, perché non ho più visto quell’Italia liberale e liberista di cui il Cavaliere parlava».

Il “paradiso” dei soldi riciclati in Vaticano, ecco la procedura.

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Sono state le parole di monsignor Nunzio Scarano,  l’ex capo contabile arrestato a giugno per aver esportato all’estero milioni di euro di proprietà degli armatori D’Amico, ad aprire un altro filone d’inchiesta che riguarda l’Apsa, cioè l’Amministrazione del patrimonio della sede apostolica. Come ha spiegato il monsignore:

«Noi come Apsa non potevamo avere clienti esterni, ma pur non potendo in realtà “facevamo banca”, nel senso che avevamo una raccolta di risparmio e forme di reimpiego con corresponsione di interessi ai depositanti. Fui ricevuto dal cardinal Bertone alcuni anni fa, subito dopo la sua nomina, ma l’incontro non ebbe alcun effetto».

Quando gli inquirenti chiedono al monsignore di entrare nei dettagli, Scarano afferma:

«C’erano conti di cardinali, gestiti da Giorgio Stoppa precedente delegato direttore dell’Apsa. C’erano anche conti laici ma non ricordo alcun nome specifico se non quello della duchessa Salviati, benefattrice del Bambin Gesù. Di recente mi recai dal cardinal Filoni (Ferdinando, attuale prefetto di Propaganda Fide, ndr) al quale dissi dei conti “laici”. Dato l’incontro al 2010 e in seguito a questo in effetti alcuni funzionari furono allontanati dall’Apsa. Mennini (Paolo, il direttore, ndr) era arrivato quando Stoppa andò in pensione e si trattava di trovare qualcuno che si occupasse anche di coprire gli scheletri da lui lasciati nell’armadio. Mennini portò con sé De Angelis. I due avevano uno stretto rapporto con Marco Fiore che lavora per i D’Amico a Montecarlo. Stoppa gestiva in maniera padronale e opaca il suo settore. Mennini gli riconobbe un trattamento pensionistico molto lauto. Mennini si era portato anche una certa Maria Teresa Pastanella che godeva di un trattamento privilegiato pur non avendo alcun titolo di studio. Per effetto del mio incontro con il cardinale Filoni furono anche chiusi dei conti di laici».

Ora spetterà agli  specialisti del Nucleo valutario della Guardia di finanza guidati dal generale Giuseppe Bottillo ricostruire altri dettagli, ma sembra già che ci sia stata un’operazione di riciclaggio da 20 milioni di euro che il religioso avrebbe favorito sui conti personali dello Ior per “aiutare” i D’Amico.

I magistrati durante gli interrogatori gli avevano chiesto di parlare con le gerarchie vaticane di quanto era avvenuto all’interno dell’Apsa.

Lui dichiara: «A Filone riferì di un’operazione fatta dal banchiere Nattino». Il riferimento è alla famiglia fondatrice della banca Finnat. Poi prosegue: «Questi aveva un conto all’Apsa (poi chiuso) e un figlio di Mennini, Luigi, lavorava nella banca da lui diretta. Fece un’operazione di aggiotaggio di cui si parlava nei corridoi che riguardava titoli della sua banca che subivano oscillazioni e che venivano comprati e venduti, di fatto, sotto mentite spoglie. A quanto ricordo i titoli erano stati fatti artatamente scendere di valore e Nattino li riacquistò al momento giusto senza apparire e servendosi dello schermo Apsa. Vi furono più operazioni simili. Quando il cardinale Filoni prese provvedimenti, la cosa scatenò il finimondo e io fui promosso in seguito a questi eventi, anche se la promozione, di fatto mi collocò fuori dal perimetro operativo. Avevo anche sospetti su improvvisi cambiamenti nelle banche con cui operavano (si consideri che spostavamo milioni di euro). In un caso fu interessato un istituto in cui lavorava il padre del genero di Mennini, ma non so quale sia la banca»

Pietro D’Amico scelse il suicidio assistito per un errore medico

d'amico-suicidio-assisstito-tuttacronacaAveva richiesto il suicidio assistito, l’ex magistrato calabrese di 62 anni Pietro D’Amico, di Vibo Valentia, morto in una clinica di Basilea, in Svizzera. L’uomo aveva scelto la dolce morte perchè convinto di essere affetto da una malattia incurabile. Stando a quanto emerso dall’autopsia voluta dalla figlia e dalla vedova e disposta dalla magistratura elvetica, però, questa patologia non esisteva, così come dimostrato anche dai “sofisticati e approfonditi esami di laboratorio dei reperti prelevati dal corpo”, che “hanno escluso perentoriamente l’esistenza di quella grave e incurabile patologia dichiarata da alcuni medici italiani e asseverata da alcuni medici svizzeri”, come rende noto l’avvocato Michele Roccisano, amico del magistrato morto e legale della vedova. In una nota si legge quindi del fatale errore medico: “D’Amico non era affetto da quella grave patologia che lo aveva convinto a chiedere il suicidio assistito. Un errore scientifico che ha portato a conseguenze fatali, poiché D’Amico, già depresso e convinto di essere gravemente malato, ebbe purtroppo quella terribile conferma che lo spinse a richiedere il suicidio assistito a Basilea. Furono proprio quelle errate diagnosi a convincere alcuni medici svizzeri, soprattutto Erika Preisig, dell’Associazione Eternal Spirit lifecircle, ad assisterlo in quel suicidio”. La nota prosegue quindi spiegando che sarà ora la magistratura italiana a stabilire se i medici italiani siano responsabili dell’errata diagnosi e se lo sbaglio sia dipeso da negligenza, imperizia, imprudenza, “tenuto anche conto del fatto che per poter accertare l’esistenza di quella patologia, avrebbero dovuto sottoporre il paziente ad esami strumentali specifici” che a D’Amico non furono mai prescritti. “La stessa magistratura – si legge poi – dovrà accertare il nesso di causalità fra l’errata diagnosi e il triste evento. Tanto più che in precedenti tentativi, non ancora provvisto di quelle errate certificazioni, D’Amico non aveva ottenuto dai medici svizzeri il suicidio assistito.” Ma un’indagine è stata aperta anche in Svizzera, dove ai medici è imposto “di accertarsi che sia affetto da una patologia terminale, non potendo gli stessi accogliere acriticamente i referti presentati dal paziente e/o i sintomi descritti dal paziente che spesso, specie se depresso, tende a somatizzare disturbi a volte dovuti a malanni molto più benigni. La legge svizzera prescrive anche che la diagnosi sia fatta da almeno due medici svizzeri diversi da quello che poi assiste il paziente al suicidio, mentre, nel caso, ciò sembra non essere avvenuto poiché uno dei medici che ha confermato la malattia era la stessa Erika Presig, ovvero la ‘dottoressa Morte'”.

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