L’attacco di Israele? Per i siriani è una dichiarazione di guerra

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Dopo l’attacco  avvenuto la notte tra giovedì e venerdì e quello al centro di ricerche militari a nord di Damasco, che già a gennaio aveva subito pesanti bombardamenti, della scorsa notte, Faisal al Mekdad, vice ministro degli Esteri siriano, oggi, nel rilasciare un’intervista alla Cnn ha definito il più recente attacco “una dichiarazione di guerra” da parte di Israele. Il viceministro ha inoltre annunciato che, in risposta, la Siria potrebbe esercitare ritorsioni con i suoi modi e tempi. Anche il ministro della difesa iraniana è intervenutoaffermando che “Episodi come l’attacco della scorsa notte in Siria accorceranno la vita di Israele”.

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Israele attacca ancora Damasco… ma chi sono i ribelli?

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Israele colpisce ancora la Siria con un nuovo blitz che si somma già a quello della notte tra giovedì e venerdì. L’obiettivo è un centro di ricerche militari a nord di Damasco che già a gennaio aveva subito pesanti bombardamenti. Si parla di una “palla di fuoco” proprio sul laboratorio di ricerche. Razzi israeliani che hanno colpito pesantemente la struttura. Anche fonti libanesi hanno confermato  che sono state oltre una quindicina i sorvoli degli aerei israeliani nei due giorni del primo attacco.

Da Israele non sono venute conferme o smentite. Neanche l’esercito israeliano ha voluto commentare, ma un funzionario del ministero della Difesa ha detto che «Israele sta seguendo la situazione in Siria e Libano, in particolare il trasferimento di armi chimiche e armi speciali». Nonostante l’acuirsi della crisi il presidente americano Barack Obama ha già detto che non ha intenzione di inviare le sue truppe in Siria, anche se fosse provato che il regime di Bashar al-Assad ha usato armi chimiche nella guerra contro i ribelli. Sembra quindi che ci sia una svolta nella politica estera americana che in questo caso non ceda a Israele. Ma Obama riuscirà davvero a sottrarsi a questa guerra? Avrà la forza di imporsi su Israele e sulle pressioni interne che da più parti premono affinchè gli Usa diventino “protagonisti” dell’ennesimo massacro?

Intanto arrivano immagini raccapriccianti dalla regione costiera siriana di Banias, dove, secondo testimonianze, le milizie fedeli al presidente Bashar al Assad hanno compiuto l’ennesimo massacro a sfondo confessionale. E mentre centinaia di famiglie hanno tentato di fuggire da Banias in direzione di Tartus verso sud, gli Stati Uniti si dicono «inorriditi» e l’Italia, tramite la Farnesina, ha espresso una condanna del crimine, giudicando «intollerabile» la spirale di violenza in atto nel Paese.

Ma chi sono i ribelli siriani?

Secondo le fonti di intelligence tedesche solo il 5% dei rivoltosi è siriano. Il resto proviene da gruppi armati, spesso a forte matrice religiosa, addestratisi ormai in vari campi di battaglia, dall’Iraq all’Afghanistan fino alla Libia. Il timore degli Usa e di molti europei è che aiutando la rivolta, fornendo armi e munizioni, si aiuti in realtà un fronte jihadista aggressivo e potenzialmente pericoloso.

Di fronte quindi a un regime ingiusto e spietato come quello di Assad vi sono dei ribelli estremisti e intransigenti che premono sulle popolazioni locali che sono allo stremo e cercano di “usarle” contro l’esercito dei miliziani. Gruppi armati che vogliono impossessarsi del paese solo per imporre ancora di più una religione che si mescola  con un potere esercitato con il terrore, gli atti di terrorismo e l’eliminazione di ogni tipo di libertà.
Non si può quindi prendere le parti di uno o dell’altro… non ci sono ribelli che lottano per ripristinare giustizia. C’è solo una guerra di grandi interessi economici e politici per il controllo di un territorio. Le vittime naturalmente sono i civili, le donne, i bambini e gli anziani che sono allo stremo e che si trovano in mezzo a una guerra che, anche se finirà, e se mai lo farà,  non porterà un miglioramento delle loro condizioni. Generazioni e generazioni spezzate in nome di un’ingiustizia che viene perpetrata tanto dai ribelli quanto dai miliziani.

Arrivano i ribelli? Si combatte vicino a Damasco, Aleppo, Idlib!

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