Nuovo governo? Alla Cultura Max Pezzali ci metterebbe Jovanotti!

max-pezzali-tuttacronacaMax Pezzali è impegnatissimo: una tournèe, un disco che celebra i suoi anni di musica da solita e anche un’autobiografia, “Max 20”. Però non perde di vista neanche il panorama della politica italiana e così lancia la sua personale candidatura per quel che riguarda il governo Renzi: Lorenzo Jovanotti come ministro alla cultura. Del primo incontro con il collega e amico, in un’ntervista a Repubblica, racconta: “Quando incontrai Lorenzo a fine anni 80, già allora possedeva un’assoluta tendenza all’innovazione. Ha una curiosità verso il nuovo incredibile. Non si è mai posto il problema dei rischi che l’affrontare qualcosa di nuovo comportasse. In Italia tutto questo manca, specialmente nella musica. Ognuno considera le proprie conoscenze acquisite come intoccabili. Per Lorenzo, tutto si può fare”. Parla anche dell’Italia: “A volte penso che questo Paese sia spacciato, per colpa delle persone che lo hanno deturpato per troppo tempo, e non mi aiuta nemmeno pensare ‘e va be’, anche io faccio parte di questo Paese, anche se non ho fatto niente di grave sono nel sistema, un po’ è anche colpa mia’. Credo di possedere una forma di ottimismo incosciente che mi fa andare avanti. Ho la fortuna di non essere circondato sempre dalle stesse persone: incontro musicisti diversi, persone comuni, parlo con loro quando le incontro nei palazzetti dove suono, negli autogrill; questo mi fa fare i conti con la realtà vera, quella raccontata nella canzone, fatta di quelle persone decenti che sono poi l’assoluta maggioranza. Un po’ come quelli che si ostinano a voler puntare sempre sullo stesso numero alla roulette, convinti che prima o poi vinceranno, io sono fondamentalmente e irrazionalmente convinto che un giorno ci sarà un colpo di scena e ci sarà una presa di coscienza: allora le enormi potenzialità della maggioranza silenziosa faranno la differenza”. Del resto, dalle canzoni scanzonate degli 883 ora è arrivato alla sua fase matura e anche la sua musica parla di quello che accade in Italia: È l’habitat in cui dobbiamo purtroppo vivere. Ci pare lentamente di scivolare all’indietro. Solo una persona completamente fuori dalla realtà non se ne rende conto. Specialmente chi vive in provincia, lo sente: in provincia il palcoscenico è più piccolo e quello che non funziona è immediatamente visibile. In città puoi far finta di niente, c’è la possibilità di farsi abbagliare dal glamour di certe cose. In provincia vedi solo i negozi che chiudono e le persone che da un giorno all’altro si trovano a casa improvvisamente”. Alla domanda: Con la crisi di governo arriverà, probabilmente, anche un nuovo ministro della Cultura. Chi sceglieresti? non ha esitazioni: “Io non solo lo proporrei come ministro della Cultura ma lo proporrei addirittura come presidente del consiglio: Lorenzo Jovanotti. Voterei lui fino alla morte”. Non sarebbe improvvisato? “In effetti il problema dei nostri tempi è questo. Siamo usciti da un’epoca in cui c’era una classe politica obsoleta e impresentabile, che tra le altre cose è ancora lì, e siamo entrati in una fase in cui ci sono persone che vorrebbero scardinare tutto ma hanno un grosso problema: la complessità dei problemi non permette di avere persone che si improvvisano nelle ‘stanze dei bottoni’. Siamo arrivati a un punto in cui abbiamo capito che i vecchi piloti che stavano guidando l’aereo ci stavano portando per i cavoli loro, facendoci spendere un’enormità in carburante con un biglietto dal costo astronomico. Non è più sufficiente trovare persone oneste, abbiamo bisogno di piloti veri”.

Il terzo Bronzo di Riace ripescato?

terzo_bronzo-tuttacronacaIl popolo del web gioisce per la notizia che sta impazzando in rete: è stato trovato il terzo bronzo di Riace. La news circola con tanto di foto “a testimonianza” del fatto. Peccato solo che, come sottolinea NtaCalabria, l’immagine mostra il bronzo dell’Atleta della Croazia, in mostra a Firenze. Questa è la bufala che si legge in Internet:

“A qualche metro dalle coste di Riace, sarebbe stato ritrovato il terzo Bronzo di Riace. La località “Portu Fartucchiu” è stessa in cui furono ritrovati gli altri due Bronzi nell’agosto del 1972. La statua è stata riportata a galla dal mare dopo le violente mareggiate di questi giorni. A comunicarlo è stata la Soprintendenza Speciale per i Beni della Magna Grecia di Epizefiri(RC). La statua, piena d’incrostazioni, rappresenta un guerriero senza occhi. A ritrovarla sono stati quattro ragazzini che si trovavano nella zona per una battuta di pesca, ragazzini che vedranno riconoscere un cospicuo premio. Per anni si è pensato che il terzo Bronzo fosse stato ripescato e venduto illegalmente al Getty Museum, ma adesso possiamo smentire tutti. Secondo le istituzioni calabresi, la scoperta del Bronzo farà ripartire il turismo in Calabria e tutti potranno trarne dei benefici”.

Il più grande labirinto del mondo sarà italiano, la follia firmata FMR

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Franco Maria Ricci, editore d’arte, eclettico uomo di cultura, che ha saputo sempre fondere l’eccentrico con il buon gusto, torna prepotentemente alla ribalta con il labirinto di bambù che dal 2010 sta realizzando a Fontanellato, nel Parmense e che sarà inaugurato nel 2015. Il labirinto, che conta complessivamente sessantamila bambù sarà il più grande del mondo. Accanto al labirinto ci sarà anche un museo per esporre collezioni artistiche. Non mancherà neppure un ristorante e un negozio di prodotti gastronomici tipici dei luoghi.

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L’incredibile scoperta: l’opera inedita di Lope de Vega

lope-de-vega-tuttacronacaAlejandro García Reidy, ricercatore spagnolo della Syracuse University, negli Stati Uniti, legato al gruppo ProLope dell’Universidad Autónoma de Barcelona (UAB), ha scoperto un’opera inedita di Lope de Vega della quale si erano perse le tracce 400 anni fa, stando a quanto riferito dalla UAB e dalla Biblioteca Nacional, che hanno provveduto a diffondere un comunicato per rendere nota la scoperta. Si tratta dell’opera scritta dall’autore tra il 1613 e il 1614, Mujeres y criados, ed è stata trovata nell’estate del 2010 presso la Biblioteca Nacional, in una versione trascritta manualmente nel 1631 da Pedro de Valdés, un autore di commedie contemporaneo di Lope.Il comunicato diffuso riferisce inoltre che l’opera sarebbe arrivata alla Biblioteca Nacional nel 1886.

Lutto nel mondo della cultura: addio ad Arnoldo Foà

Arnoldo_Foa-morto-tuttacronacaE’ morto oggi intorno alle 17.30, all’ospedale San Filippo Neri di Roma, dopo un’improvvisa crisi respiratoria, uno dei grandi protagonisti della cultura del ‘900, Arnoldo Foà. I funerali laici si terranno probabilmente lunedì nella Sala della Protomoteca del Campidoglio. Attore di teatro, di cinema, tv, regista e doppiatore, ma anche scultore, pittore e poeta, Foà era nato a Ferrara il 24 gennaio del 1916 ed ha attraversato il Novecento da protagonista della scena culturale.

Aveva iniziato la carriera artistica agli inizi degli anni Trenta a teatro per poi interpretare ruoli di primo piano al cinema e soprattutto nella televisione, quella degli anni del boom, nella quale fu uno dei volti più popolari. Al cinema, ha lavorato tra gli altri con Pietro Germi, Alessandro Blasetti, Orson Welles, Joseph Losey ed Ettore Scola. Prestigiosa la sua attività in scena con grandi registi (Visconti, Strelher, Menotti, Ronconi). Ha partecipato ad alcune delle più note produzioni della televisione italiana.

Ma Foà si è anche dedicato alla scrittura pubblicando diversi libri: tra i più recenti ‘Recitare. I mie primi 60 anni di teatro; ‘Joanna Luzmarina (2008); ‘Autobiografia di un artista burbero’ (Sellerio editore 2010). Di origini ebraiche e ateo dichiarato, Foà ha sempre affiancato alla sua attività artistica un concreto impegno nella vita civile e politica e qualche anno fa il suo nome è stato proposto per la nomina di senatore a vita. Nel 1985 era stato insignito del cavalierato di Gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica.

Before they pass away: un viaggio per tribù sconosciute

beforetheypassaway-tuttacronacaTramite al suo progetto fotografico Before They Pass Away, il fotografo Jimmy Nelson riesce a restituire un’anima a varie tribù indigene sparse nel mondo, anche a coloro che credono che la macchina fotografica la catturi portandola via. Nelson ha invece immortalato le tradizioni di coloro che ancora resistono alla globalizzazione, rendendo immortali cerimonie e artefatti di quasi una trentina di culture a rischio di estinzione. Il britannico, che ha compiuto 13 viaggi duranti i quali ha attraversato 44 Paesi, svela l’invisibile quotidianità di oltre 15 milioni di persone nel Pianeta. E’ così possibile scoprire i trucchi, le maschere e le parrucche che i Kalam utilizzano per initimidire i loro nemici a Papua, il regno degli Huaorani nella foresta dell’Amazzonia o anche i balli e i canti rituali dei Banna, nel sud dell’Etiopia. Racconta Nelson: “Ricordo di aver viaggiato da quando ho l’uso della ragione. Con queste immagini voglio preservare per le prossime generazioni la bellezza e la purezza di un modo di vivere che nasce dall’onestà”. Uno delgi insegnamenti del suo catalogo è che ancora è possibile vivere in armonia con la Natura.

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La mossa segreta per mettere vostro figlio al tappeto!

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Gavin McInnes, attore e co-fondatore di Vice, un magazine di arte, cultura e new topics, ha postato sul web un video in cui spiega il “punto debole dei bebé”: basta soffiargli in viso e il bimbo va ko. Il video in poco tempo diventato virale è stato però anche criticato da chi ha sostenuto che McInnes stesse maltrattando il figlio. Ma in molti lo hanno invece difeso sostenendo che il bimbo per primo si diverte e alla fine a soccombere è proprio McInnes!

Chiude un panificio e muore un pezzo d’arte italiana… l’ennesimo!

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Il panificio storico, un gioiello architettonico dall’insegna liberty realizzata a mosaico e fotografata da turisti di tutto il mondo, nonché citata nelle migliori guide che portano gli stranieri alla scoperta di Palermo ha chiuso i battenti. Il panificio Morello in via Cappuccinelle, al Capo ora è ancora più a rischio. Già il prezioso mosaico era danneggiato dalla mancanza di manutenzione, ma oggi sembra in pericolo di estinzione proprio per la chiusura del negozio e per il degrado che sempre più si sta diffondendo in Italia cancellando i nostri tesori… ma tutti sono indifferenti? Come si può sperare di rilanciare l’economia se non conserviamo la nostra arte? E’ giusto, ancora, pensare che la ripresa inizi dalle fabbriche o è ora di realizzare un nuovo modello economico in Italia basato su turismo, cultura, arte e civiltà?

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La Stabilità che mina la cultura? Al sud Università ferme

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Una Stabilità che mina la cultura? Poche quest’anno saranno le Università del Sud che riusciranno a restare dentro gli obblighi ministeriali alla voce “spese per il personale”. La nostra istruzione superiore, da sempre un fiore all’occhiello e un vanto internazionale sta attraversando uno dei periodi più bui e così le Università colpite dal decreto Punti organico soprattutto al sud soffrono per il personale. Così saranno 17 Università del Sud a fermarsi e protestare nei prossimi giorni.  Dopo le lettere al ministro dei quattro rettori pugliesi (“un decreto devastante”) e il grido angosciato del presidente della Regione Nichi Vendola (“Gli atenei del Sud si trovano in serissime difficoltà nell’erogazione dei servizi istituzionali”), giovedì molte università non terranno lezioni. C’è un accordo tra diversi rettori, associazioni studentesche come la Link, sindacati come la Cgil scuola: “Blocco della didattica”. E questo nel giorno in cui i diciassette rettori meridionali incontreranno il ministro Maria Chiara Carrozza a Roma.

 

Viaggi nell’era 2.0: il pacchetto comprende un giro all’Ikea

ikea-sant'antonio-tuttacronacaSon sempre molte le persone che trascorrono ore nei centri commerciali: un modo per approfittare dell’aria condizionata in estate e non camminare nel gelo quando arrivano i primi freddi. Si guardano le vetrine, magari si beve un caffè, c’è chi acquista qualcosa, molti si limitano ad osservare. Ma che dire se un’agenzia viaggi pubblicizza una gita “a Padova, tra cultura e shopping all’Ikea quota 66 euro a persona (pranzo incluso)”? L’annuncio comparso sulla pagina facebook dell’agenzia di viaggi Dart Travel di Pergine Valsugana. Forse chi conosce Padova potrebbe far notare che in una giornata difficilmente sarà possibile ammirare le bellezze della città, ma che la visita alla Basilica del Santo, prevista nel pacchetto, venga appaiata a un giro nel centro commerciale del mobile per eccellenza sicuramente non lascia indifferenti. Daniela Giardullo, dell’agenzia che ha organizzato la gita, spiega: “L’idea è arrivata da alcune clienti affezionate. Volevano organizzarsi per andare all’Ikea, visto che i mariti non le riuscivano ad accompagnare. Ci hanno interpellato ed è venuta fuori questa offerta”. A quanto pare, la risposta è stata entusiasta: “Avevamo già provato ad organizzare alcune uscite nei grandi outlet, ma non si erano concretizzate. Questa volta invece abbiamo già oltre venti partecipanti”. Una fortuna che comunque è limitata ad un segmento ben definito di persone. “Sono tutte donne, gruppi di amici oppure coppie composte da madre e figlia. Non abbiamo uomini o coppie di sposi”. L’organizzatrice conclude: “Andiamo all’Ikea soprattutto per cercare qualcosa di natalizio. Non abbiamo previsto acquisti ingombranti, tipo armadi o tavoli”.

L’Europa strizza l’occhio ai giovani: aumenta lo stanziamento per l’Erasmus

erasmus-tuttacronacaEntro la fine dell’anno le istituzioni Ue dovranno confermare lo stanziamento di 15 milioni di euro per il programma Erasmus+, con un aumento di circa il 40% rispetto il periodo 2007-2013 che permetterà a quattro milioni di studenti di fare un’esperienza fortmativa all’estero dal 2014 al 2020. E’ stato il commissario per l’Istruzione e la cultura, Androulla Vassiliou, a presentare il nuovo programma a Bruxelle, nel corso di un Forum al quale sono intervenuti oltre 350 esperti del settore dell’educazione provenienti da 34 paesi europei. La revisione permetterà di elargire borse di studio in numero quasi doppio rispetto al passato, offrendo così a molti più giovani, la maggior parte delle quali sotto i 25 anni, opportunità di formazione e di lavoroi. L’aumento non era scontato, considerato che lo scorso autunno proprio il programma Erasmus era finito ostaggio dello scontro sul bilancio tra l’Europarlamento e il Consiglio a causa dell’austerità dei paesi rigoristi del fronte nordico che si erano opposti a onorare i debiti con l’Ue mettendo a rischio i pagamenti delle borse 2012-2013. Solo a febbraio si era poi raggiunto un accordo, mettendo così in salvo il programma che è un simbolo dell’Europa unita. Dice il commissario Vassiliou: “Erasmus è più importante che mai in tempi di crisi economica e di elevata disoccupazione giovanile”. L’incremento delle borse di studio ha uno scopo chiaro: permettere ai giovani di migliorare le conoscenze di una lingua straniera, certo, ma anche di acquisire competenze essenziali per le attuali esigenze del mondo del lavoro.

La legge sul figlio unico in Cina:necessità o cultura del terrore?

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Il dibattito è sempre al centro di polemiche. Il tema sulla legge del figlio unico in Cina ha sempre visto contrapporsi le politiche demografiche alla religione e alla tradizione. Oggettivamente mettere un freno, in un paese come quello cinese in cui il tasso di natalità era elevatissimo è diventata un’esigenza e un’emergenza, poi come ogni legge, sicuramente ha avuto delle devianze che, nel caso specifico, possono anche essere scadute nella tortura e nella violenza. Reggie Littlejohn, avvocato statunitense che da anni si batte contro gli aborti forzati e le sterilizzazioni forzate in Cina. La pianificazione familiare, imposta dal governo secondo Reggie,  fondatrice di Women’s Rights Without Frontiers, sarebbe lo strumento per cui il partito comunista può restare al potere. Forse come ipotesi è un po’ lontana dalla complicata situazione che si sta vivendo nella repubblica cinese, ma sicuramente è una delle voci che da tanti anni si occupa del problema.

L’intervista che proponiamo è stata tratta da una dichiarazione a margine per Asia News rilasciata in occasione della 10ma Conferenza internazionale sulla salute materna che si sta tenendo a Roma (18-22 settembre).

Come è arrivata a occuparsi della legge sul figlio unico? Qual è la sua storia?

Io sono un avvocato, mi sono laureata a Yale e per circa otto anni mi sono occupata di diritto fiscale e commerciale a San Francisco. In quel periodo ho rappresentato pro bono alcuni rifugiati cinesi nella loro richiesta di asilo politico negli Stati Uniti. La prima fu una donna, che era stata perseguitata perché cristiana e sterilizzata con la forza. Era mingherlina, sarà stata alta sì e no 1,50 m. Aveva già avuto due figli e le autorità facevano pressione affinché si facesse sterilizzare. Bussavano alla sua porta ogni giorno e ogni volta lei si rifiutava, perché molte donne del suo villaggio avevano gravi problemi di salute per le sterilizzazioni subite. Ha resistito finché non l’hanno presa di peso e trascinata via dalla sua casa, letteralmente. L’hanno gettata su un tavolo, le hanno aperto l’addome e legato le tube, senza anestesia. Mi raccontò che il dolore provato era inimmaginabile. Quella sterilizzazione le ha provocato un’infezione estesa, che l’ha lasciata con emicranie e dolori cronici alla schiena e all’addome. Ricordo che sedevo alla mia scrivania, nel mio bellissimo ufficio di San Francisco, circondata dalla civiltà e dalla libertà, e pensavo: “Non posso credere che cose del genere accadano sul serio, oggi, a un quinto della popolazione femminile mondiale”. Perché in Cina una donna su cinque è costretta ad abortire o a essere sterilizzata.

In seguito ho seguito altri due casi di donne vittime della legge sul figlio unico. Poi mi sono ammalata. Nel 2003 ho subito una mastectomia bilaterale, ma l’operazione ha avuto delle complicazioni e ho sviluppato un’infezione da stafilococco Mrsa resistente agli antibiotici. Per oltre 10 settimane sono stata sottoposta ad altri interventi e trattamenti antibiotici molto aggressivi. Non sapevo se sarei sopravvissuta o meno, e ho iniziato a pregare per tutte quelle persone che stavano peggio di me, come le donne vittime di aborti forzati e sterilizzazioni forzate, o le persone perseguitate per la loro fede.

Quando mi sono ripresa ho iniziato a scrivere una sceneggiatura, poi diventata il film Pearls of China, in cui racconto il dramma di queste donne. E ho fondatoWomen’s Rights Without Frontiers. Molte persone sanno che in Cina vige la legge sul figlio unico, ma non sanno che per attuarla il governo costringe le donne ad abortire e a farsi sterilizzare. Sentivo di dover far conoscere questa realtà ed è così che ho iniziato a occuparmi di questo. Women’s Rights Without Frontiers cerca di unire i movimenti pro-scelta e pro-vita contro gli aborti forzati. È qualcosa su cui tutti dovrebbero essere d’accordo, perché gli aborti forzati non sono una scelta e nessuno può sostenere gli aborti selettivi femminili. Ogni organizzazione che si occupa dei diritti riproduttivi delle donne deve opporsi agli aborti forzati e alla sterilizzazione forzata delle donne. Qualunque organizzazione si occupa della salute riproduttiva delle donne deve opporsi alle sterilizzazioni forzate, perché esse non distruggono soltanto l’apparato riproduttivo della donna, ma compromettono la salute nella sua totalità.

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Perché la Cina non elimina la legge sul figlio unico?

Non ci sono ragioni logiche per cui mantenere la legge sul figlio unico. In primo luogo perché questa politica ha ridotto la forza lavoro disponibile, e il Paese sta già perdendo molti affari, in favore di altri Paesi che hanno una manodopera più numerosa ed economica. In secondo luogo per quello che io chiamo “China senior tsunami”. La legge ha dato un duro colpo al tasso riproduttivo: dopo il boom demografico dell’epoca di Mao – dove le donne avevano in media 5,9 figli – oggi la media è di 1,7 a testa. Ma i figli di quel boom stanno invecchiando e andando in pensione, e non ci sono abbastanza giovani che possano prendersi cura di loro, né un programma di sicurezza sociale. Sembra di assistere a un disastro demografico a rallentatore. Infine, c’è un problema di squilibrio di genere. Oggi in Cina ci sono 37 milioni di uomini in più rispetto alle donne e questo destabilizza la società: genera traffico di esseri umani, dentro e fuori del Paese; favorisce la criminalità; molte donne vengono rapite e vendute come mogli. A differenza degli uomini, le donne possono migliorare la loro condizione sposando uomini di livello sociale più alto. Questo ha creato i cosiddetti “villaggi degli scapoli”, dove vivono solo uomini. Sono zone molto remote e questi abitanti vengono chiamati bare branches, “rami nudi”, perché non porteranno mai avanti il loro albero genealogico.

Tutto questo non ha senso, ma dubito che la legge sul figlio unico sarà abbandonata in breve tempo, perché permette al Partito comunista di restare saldo al suo posto, per diversi motivi. Anzitutto, questa legge tocca tutti i cittadini: attraverso aborti forzati e sterilizzazioni forzate il Partito si assicura la sua autorità e afferma il suo potere. Un potere che parte da Pechino, si irradia in tutto il Paese e dà il potere di dichiarare la vita o la morte di chiunque. Questo crea una cultura del terrore, che consente al Partito di controllare la popolazione attraverso il terrorismo. Gli stessi funzionari della pianificazione familiare agiscono come dei terroristi: possono fare qualunque cosa, anche uccidere chi si oppone, senza subire alcuna ripercussione.

C’è poi un sistema di informatori pagati: una donna può essere denunciata dai suoi vicini, colleghi, amici. Questo sgretola i rapporti umani: se non sai a chi puoi credere, perché chiunque potrebbe denunciare la tua gravidanza, come puoi instaurare una democrazia? Inoltre l’attuazione della legge sul figlio unico coinvolge milioni di persone: queste strutture di coercizione vanno mantenute, perché sono una grande macchina per soldi. Ogni anno il Partito guadagna miliardi di dollari grazie alle multe che le persone pagano per aver violato la legge sul figlio unico. È un controllo sociale mascherato da controllo della popolazione.

Come funziona la campagna “Save a girl” e come si lega al documentario “It’s a girl!”?

In Cina abbiamo una rete sotterranea di attivisti che lavorano sul campo e riescono a identificare donne che si sono sottoposte a test per la determinazione del sesso, che non vogliono avere una bambina, che stanno per avere un aborto, o hanno già avuto una bambina e hanno deciso di abbandonarla. Quando le troviamo, diciamo loro di non abortire e di non abbandonare queste creaturine solo perché sono femmine. Offriamo loro uno stipendio mensile per un anno con il quale crescere la bambina. Nel 90% dei casi queste donne decidono di tenere le loro figlie. Il momento più vulnerabile per una bambina è tra il quinto mese di gravidanza – quando puoi stabilire se è un maschio o una femmina – fino a quando ha tre-quattro mesi di vita, perché è quando inizia a sviluppare la sua personalità, a sorridere, a interagire di più. Se si riesce a intervenire in quel lasso di tempo, possiamo salvare la vita di una bambina. Questo è quello di cui si occupa la campagna.

Women’s Rights Without Frontiers sostiene anche le donne che scappano da aborti forzati; donne così povere che anche i loro figli sono a rischio; figli di dissidenti perseguitati. Ci occupiamo anche dei “bambini dimenticati” (forsaken children): a volte quando una coppia divorzia e si risposa, abbandona i figli del primo matrimonio, sia che siano maschi o femmine. Anche questi bambini sono vittime della legge sul figlio unico, che vieta di avere figli nel secondo matrimonio se già ne hai avuto uno nel primo.

Il film It’s a girl! è associato a una campagna d’azione. L’obiettivo non è solo denunciare un problema, ma anche coinvolgere le persone e spingerle a fare qualcosa. In Cina la campagna legata al documentario è la nostra Save a girl.

Come mai India e Cina, due Paesi radicalmente diversi, hanno in comune una pratica come gli aborti selettivi e gli infanticidi femminili?

India e Cina sono molto molto diversi tra loro, ma in tutta l’Asia c’è una preferenza nei confronti del figlio maschio. Nel caso dell’India e della Cina si dice che crescere una figlia è come innaffiare il giardino di qualcun altro. Una ragazza è considerata inutile per diverse ragioni. Anzitutto è il maschio che compie i riti funebri per la famiglia, quindi hai bisogno di un figlio quando morirai. Tuttavia, [avere un maschio] è ancora più importante in una prospettiva matrimoniale. Secondo la tradizione, in entrambi i Paesi con il matrimonio la donna diventa parte della famiglia del marito. I genitori dello sposo guadagnano una nuora e la nuova coppia sosterrà i genitori di lui per tutta la loro vita. Al contrario, la famiglia della sposa perde una figlia.

Nel caso della Cina, con la legge sul figlio unico – se hai un solo figlio e quel figlio è una femmina – molte coppie si sentono divise tra il praticare un aborto selettivo o affrontare la povertà quando saranno anziani. Nel caso dell’India c’è un ulteriore fattore: la dote. Quando una donna scopre di essere incinta di un maschio, lei sa che quando lui si sposerà, la famiglia si ritroverà con un mucchio di soldi dalla famiglia della futura moglie. Quando una donna resta incinta di una femmina, sa che per far sposare sua figlia dovrà dare molti soldi alla famiglia dello sposo. Quindi in India c’è un forte incentivo economico a non avere una bambina. Ma in Cina il non poter avere più di un figlio è una forza ancora più potente. E nelle campagne è anche peggio: lì è possibile avere due figli se il primo è una femmina. Ma secondo le analisi demografiche, è proprio quando si cerca di avere il secondo figlio che avviene la maggior parte degli aborti selettivi. Perché sanno che quel secondogenito è la loro ultima possibilità per avere un maschio.

Roberto Vecchioni tra i candidati al Nobel per la Letteratura

Roberto-Vecchioni-nobel-letteraturaIl premio Nobel per la Letteratura potrebbe essere consegnato, quest’anno, a un cantautore, a dimostrazione che le canzoni sono poesie. E potrebbe giungere in Italia. Tra i nomi dei papabili, infatti, oltre a Bob Dylan e Leonard Cohen, c’è anche Roberto Vecchioni. L’Accademia di Svezia consegnerà il premio “all’autore o all’autrice dell’opera letteraria più considerevole d’ispirazione idealista” il 10 dicembre e la candidatura di questi maestri della musica ha sorpreso molti. Utenti di Twitter compresi, tanto che puntuale è arrivato l’hashtag per l’occasione: #sgomento. C’è chi pensa che la notizia sia una bufala e chi si chiede “Perchè lui e non un altro? Perchè non Francesco De Gregori?”, ma per l’Accademia svedese, Vecchioni avrebbe tutte le carte in regola per ricevere il premio. Sia per i testi delle sue canzoni che per il suo impegno in campo letterario. Il professore di lettere, infatti, si è sempre dedicato alla scrittura, anima e cuore: racconti, libri per bambini e soprattutto la pubblicazione di due romanzi: “Il libraio di Senilunte” e “Scacco di Dio”.

Via Facebook, il cantautore commenta così la candidatura: “Sono onorato, emozionato e sorpreso per questa nomination al Nobel per la Letteratura che va ben oltre qualsiasi aspettativa personale. Quando mi hanno avvisato pensavo a uno scherzo”.

vecchioni-nobel-facebook-tuttacronacaRiguardo i suoi “sfidanti, Bob Dylan è candidato al premio da più di 15 anni e ogni volta sembra abbia il potenziale giusto per ricevere il riconoscimento, considerato il valore sociale e letterario dei suoi testi. Finora, però, non l’ha ancora ottenuto.

Ma in lizza c’è anche il canadese Leonard Cohen, l’autore della struggente “Halleluja” la cui carriera iniziò iniziò dalla letteratura, con la scrittura di poesie: i suoi primi album erano di reading, di poesie registrate. La musica si affacciò in seguito, ma le sue raccolte di canzoni, inizialmente, non ebbero successo a causa del carattere “introverso” dell’autore che non riusciva a cantare, era timido. Gli operatori dello studio di registrazione erano arrivati ad arredare lo studio perchè somigliasse alla sua stanza da letto, e si sentisse più a suo agio.

MAXXI regalo da 5 milioni di euro, 1 mln per gli archivi di partito

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Scandalo Maxxi? Per il momento c’è solo un “regalo” da 5 milioni di euro alla Fondazione, presieduta dall’ex ministro Giovanna Melandri (PD). La denuncia però arriva dal Movimento 5 Stelle e in particolare da  Barbara Lezzi che insieme ai colleghi Elisa Bulgarelli e Ornella Bertorotta che si sono detti contrariati a quanto contenuto nell’emendamento al decreto cultura.

Tante le polemiche anche per l’emendamento a firma Marcucci (Pd) che chiede di assegnare 1 milione di euro in più l’anno dal 2014 per la “conservazione e informatizzazione degli archivi dei partiti“. Un punto contrastato dal Movimento 5 Stelle: “E’ assurdo i partiti politici sono associazioni private” commentano Fabrizio Bocchino e Nicola Morra. “Per questo abbiamo deciso di proporre un subemendamento per di destinare quel 1 milione di euro in più a Musei, Biblioteche, Archivi di Stato e storici. “Finanziamenti alla vera cultura. Ora vedremo chi sta veramente dalla parte della cultura di tutti e chi vuole finanziare quella legata esclusivamente ai partiti”.

Il decreto, del resto, sarebbe dovuto arrivare in Aula ieri, ma nonostante il lungo iter svolto in Commissione Istruzione, il testo è rimasto bloccato nell’organismo parlamentare. Il motivo? La solita battaglia degli emendamenti, circa 330.

Tra gli oppositori anche l’ex ministro Sandro Bondi secondo cui il provvedimento comporterebbe un aumento della spesa pubblica ricorrendo a nuove tasse. Il decreto prevede l’istituzione della Unità Grande Pompei come elemento di coordinamento di progetti e stanziamenti anche internazionali per realizzare concretamente la messa in sicurezza dell’area archeologica.

“Per veder me stesso, perché il buio riecheggi, faccio versi.”

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Lutto nel mondo della cultura: addio a Séamus Heaney

seamus-heaney-tuttacronacaSi è spento all’età di 74 anni il grande poeta irlandese Séamus Heaney, premio Nobel per la Letteratura nel 1995, definito da Robert Lowell il più importante poeta irlandese dopo William Butler Yeats. A darne notizia la famiglia: “Il poeta e premio Nobel è morto in un ospedale di Dublino, questa mattina, dopo una breve malattia”. Heaney era nato il 13 aprile del 1939 a Castledawson, nell’Irlanda del Nord, da una famiglia cattolica. A Belfast, ha studiato lettere, materia in cui consegue la laurea. Stabilitosi a Dublino mel 1976, insegna letteratura inglese fino al 1984, quando si trasferisce all’Università di Harvard per poi vincere, nel 1989, la cattedra di poesia a Oxford. Heaney è stato uno dei massimi esponenti del Rinascimento poetico irlandese. Uno sei suoi componimenti più famosi è “Scavando”: “Ma io non ho la vanga per seguire uomini così/Tra l’indice e il pollice/Ho la penna./Scaverò con quella”. La sua prima raccolta, “Morte di un naturalista”, risale al 1966 mentre il suo capolavoro è considerato “North”. Fra gli altri suo titoli “Electric light”, “District and Circle” e “Catena Umana”. Con la motivazione “Bellezza lirica e profondità morale, che esalta i miracoli quotidiani e il passato vivente”, nel 1995 diventa il terzo irlandese a vincere il Nobel per la letteratura, dopo Yeats e Samuel Beckett. Ma Séamus Heaney è stato anche legato all’Italia e alla sua cultura: aveva fatto sua la lezione di Dante (“Ho cominciato a interessarmi a lui negli anni Settanta quando ho ricordato le persone assassinate dall’Ira o dall’esercito britannico, ho lasciato che fossero loro a parlare attraverso la mia poesia. Sono sicuro che non avrei potuto farlo senza l’esempio di Dante”) e recentemente aveva scoperto Giovanni Pascoli, che aveva cominciato a tradurre. Risale a un anno fa la sua partecipazione alle celebrazioni per il centenario del vate.  Lo scorso settembre ha inaugurato il FestivalLetteratura di Mantova, dove è stato il primo a firmare l’appello al presidente della Repubblica per il restauro e la riapertura della Camera degli sposi, danneggiata dal terremoto, fatto che ha concorso ad attribuirgli la cittadinanza onoraria di Mantova. Heavey era spostato ed aveva tre figli.

Nell’indifferenza totale chiude il museo di Antonello da Messina

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Nell’indifferenza totale chiude il museo dove è conservata una delle opere più celebri e ammirate del Rinascimento italiano:  il Ritratto dell’Ignoto Marinaio di Antonello da Messina. Il quadro, conservato al  Museo Mandralisca a Cefalù, è quasi l’apoteosi dell’uomo siciliano. Un’icona di cui non si conosce il committente e che ancora incanta per quel sorriso enigmatico che ne fa uno dei migliori esempi di ritrattistica del pittore siculo. La luce, il richiamo ai modelli fiamminghi, la forte carica psicologica rendono poi l’opera un unicum ( su cui a lungo si è dibattuto che ancora oggi andrebbe approfondito visto che i dubbi permangono e ancora non si è certi che si tratti di un marinaio, ma c’è chi propende per l’ipotesi che si tratti un nobiluomo) che verrà sottratto ai turisti e ai visitatori. E’ stato Vittorio Sgarbi dalle pagine del suo blog a lanciare l’allarme:

“Nell’ignoranza generale, che rappresenta la vera decadenza dell’Italia del nostro tempo, può capitare che un meraviglioso ciclo di affreschi di un grande maestro del ‘400, che prende il nome dal suo paese – maestro di Cercenasco – sia lasciato deperire con infiltrazioni d’acqua e vistosi sollevamenti dell’intonaco, mentre a poche decine di metri si progetta e realizza una rotatoria con una orripilante scultura alta 5 metri, e si affida a un artista alla moda, Paolo Grassino, il disegno dei tombini, delle fogne, con una spesa superiore a quella che occorrerebbe a conservare gli affreschi”.

Lo stesso critico d’arte in un’altra parte del suo articolo denuncia:

“Chiudere un Museo è sempre una sconfitta, ma tanto più lo è se dentro al Museo vi è una delle opere più celebri e ammirate del Rinascimento italiano”

E ancora:

“Quale autorità penserebbe, a Milano, di decidere o di consentire la chiusura del Museo Poldi Pezzoli? Ma in Sicilia questo può accadere, ed è il più evidente segno delle lacerazioni e delle ferite della mafia. A parole si combatte la mafia, intanto si chiude un Museo così straordinario nella bellissima e turistica Cefalù”.

Poi l’attacco di Sgarbi è diretto:

“Ma non si vergogna Crocetta? Ha speso energie per contrastare i radar nelle basi americane per demagogia e retorica ed è stato del tutto sconfitto. Ma non si è preoccupato di fare ciò che la sua coscienza doveva imporgli: fare qualunque cosa per impedire questa serrata che umilia la cultura nei luoghi simbolici, con tutto il parlare che si fa della formazione dei giovani. Ma non importa a nessuno: tutte parole vane. Nessuna idea, nessuna consapevolezza dei valori che s’invocano per puro vaniloquio. Il Museo è ricco di collezioni: oltre alla Pinacoteca, una sezione archeologica, una raccolta malacologica, una collezione di monete e un arredo di mobili e oggetti pregevoli. Il Museo è anche ricercato, nonostante la cattiva politica turistica. Ed è visitato da circa 20 mila persone l’anno. È importante osservare che, nel testamento, il fondatore, il barone Enrico Piraino, nel pieno fervore di ideali risorgimentali, espresse programmaticamente l’intendimento di legare alla città le sue raccolte allo scopo di favorire la formazione di una classe popolare cittadina colta ed evoluta (come nei decenni si è dimostrata la popolazione di Cefalù). Responsabile e cosciente. Era una dimostrazione, anche politica, della posizione del barone Piraino, rispetto alla tradizione aristocratica degli eruditi siciliani. E a tal punto credeva in questi principi, d’aver disposto, a fianco del museo, la creazione di un Liceo e di una scuola serale, mantenuti con i suoi propri beni. Il Museo era quindi, con la biblioteca, il deposito di un sapere, vario ed esemplare, nel quasi totale vuoto d’istituzioni scolastiche a Cefalù e nelle cittadine vicine (con 4 abitanti su 5 analfabeti). Il Liceo Mandralisca fu dunque una emanazione del Museo; e il nesso così forte che le materie d’insegnamento e il personale scolastico erano stati indicati nel testamento del fondatore con grande precisione. Nacque così la «Fondazione scolastica Mandralisca», che adottò i dipinti e gli oggetti della Pinacoteca comunale. Una storia esemplare, consacrata, nella letteratura, da Guido Piovene nel suo Viaggio in Italia, e da Vincenzo Consolo, con il libro Il sorriso dell’ignoto marinaio ispirato al dipinto di Antonello. Di quella civiltà e di quella cultura, nella coscienza degli attuali amministratori, non rimane più niente. Fumo e falsa lotta alla mafia”.

E proprio sul problema della lotta alla mafia il critico si sofferma:

“In Sicilia occorre inventare il contrasto con le mafie praticandone lo stesso modello d’ignoranza e d’insensibilità, come ha dimostrato, proprio a Cefalù, con inaccettabile retorica Manfredi Borsellino, senza rispettare neppure i nobili insegnamenti e riconoscimenti materni. Con il suo ministro Alfano, ha contrastato la mia presenza a Cefalù. Ne vediamo oggi i risultati e gli imperdonabili errori. Io avevo tentato di riaccendere l’attenzione, nell’indifferenza delle istituzioni, sul Museo Mandralisca, segnalando nel Museo un altro capolavoro: una Vanitas di Angelo Caroselli, originale ed eccentrico pittore caravaggesco. Tutto inutile e cieca indifferenza da parte della Regione. Il presidente Crocetta non sente la responsabilità del Museo Mandralisca, con la sua eredità culturale e morale, ma si sente minacciato dalle proteste dei rappresentati del Movimento Cinque Stelle. E l’uno e gli altri conoscono soltanto la retorica e non hanno nessun interesse e sensibilità per una così grave umiliazione per la città di Cefalù. Vivono, l’uno e gli altri, di retorica. Parlano per astrazioni, non hanno coscienza dei valori”.

E poi naturalmente lo sguardo si amplia a livello internazionale:

“Crocetta non si rende conto che, come lo stato di Pompei, la notizia della chiusura del Museo Mandralisca e della sottrazione di Antonello, indignerà il mondo, se questa notizia uscirà dai confini delle cronache locali e nazionali. Provvederò a trasmetterla oltre che all’Ansa, alla Reuters e alla Bbc. E se Crocetta non avrà capito, perso nei fumi dei suoi stereotipi, rischierà di cadere, non per i radar delle basi americane, non per le contestazioni del Muos, ma per non aver garantito la dignità e l’apertura del Museo Mandralisca. Suo primo e trascurato dovere”.

L’ultimo annuncio di Letta: sulla cultura invertiremo rotta

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“Quelli sulla cultura sono tagli precedenti che danno effetti ora. Nella legge di stabilità, come ho promesso, invertiremo la rotta”. Questo l’ennesimo annuncio del premier Enrico Letta, su Twitter, in risposta a un follower che gli chiedeva perché, nonostante il suo impegno, siano stati tagliati i fondi al ministero dei Beni Culturali.

Il governo di servizio è diventato il governo degli annunci? E come pensa il Premier di invertire la rotta se solo non si riesce a eliminare l’Imu? Che significa invertire rotta, affondare? 

Cultura in crisi: a Palermo il Biondo agonizza

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Lenta agonia del Teatro Stabile Biondo di Palermo:

Il commissario straordinario della provincia di Palermo Domenico Tucci ha comunicato al direttore del Teatro Biondo Stabile di Palermo Pietro Carriglio «che i pesanti tagli ai trasferimenti statali e regionali alle Province, impediscono la formulazione immediata del proprio bilancio e quindi non consentono di poter autorizzare il direttore a iscrivere nel bilancio dello Stabile la quota associativa prevista dallo Statuto».

Tuttavia il Commissario si impegna ad intraprendere «ogni possibile iniziativa – afferma una nota – per consentire al Biondo di continuare a svolgere la sua apprezzata attività che rappresenta per il nostro territorio un punto di riferimento insostituibile. In tal senso farà il possibile per assicurare in sede di approvazione del bilancio risorse, anche se più limitate, in quanto tra gli obiettivi principali del Commissario rimane comunque quello di tutelare la cultura siciliana in tutti i suoi aspetti».

Il Biondo non è l’unico a dover chiudere i battenti a causa dei tagli alla cultura, nella città siciliana infatti sono diversi gli enti culturali che hanno chiuso o sono in procinto di serrare i cancelli e per fortuna qualche mese fa Enrico Letta a Che tempo che fa aveva detto che si sarebbe dimesso se ci fossero stati altri tagli alla cultura… quali taglia ci possono essere se non ci sono fondi per questo settore?

 

Benvenuti in Italia: i Bronzi di Riace adagiati supini, aspettano il Museo

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Ormai la cultura in Italia viene calpestata quotidianamente. Una risorsa che potrebbe far risollevare il Pil è schiacciata dai tagli e dai ritardi. Così i Bronzi di Riace si trovano ancora adagiati sul dorso in una sala di palazzo Campanella a Reggio Calabria. Sono lì dal 23 dicembre 2009 e dopo 1291 giorni non è stato fatto nulla per poter trovare una collocazione. Le previsioni sono che passeranno in questa posizione altri 8 mesi… una vergogna senza fine! Il Museo della Magna Grecia, dove sono stati esposti per ventotto anni nella pressoché totale indifferenza, è chiuso dalla vigilia di Natale di tre anni e mezzo fa causa restauri. Doveva riaprire un anno dopo, in tempo per le celebrazioni del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia. Ma come sempre i lavori si sono rivelati interminabili, fra problemi tecnici, pastoie burocratiche e la solita inevitabile carenza di soldi. Naturalmente un restauro che doveva costare circa 10 milioni ora ne costa 33.

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Così i Bronzi di Riace sono condannati a passare il loro 41esimo compleanno dal ritrovamento, avvenuto il 16 agosto 1972, sdraiati a terra, in una sala visitata solo da chi naturalmente conosce la triste storia di questo patrimonio culturale unico al mondo. Nessuna indicazione per i turisti, nessuno che si sia preso il disturbo di segnalare che i Bronzi sono visibili, gratis, presso la sala di palazzo Campanella. Dell’esistenza dei Bronzi di Riace non si trova traccia nemmeno nella home page del sito Internet del Consiglio regionale che pure li ospita. Bisogna cliccare sul link della «visita virtuale» al palazzo Campanella, quindi entrare nella pagina del «Salone Federica Monteleone», cui è stato dato il nome di una sfortunata studentessa sedicenne morta nel gennaio 2007 per un errore medico, per apprendere che «l’aula attualmente ospita il laboratorio di restauro dei Bronzi di Riace». Così quelle meraviglie giacciono lì nel dimenticatoio di un’Italia che ha perso completamente il senso della vita civile. Un’Italia imbarbarita dai soldi facili, che hanno deturpato il paesaggio, la nostra educazione, ma soprattutto hanno estirpato i valori nei quali credere… Questo è il vero oblio di una popolazione che ha anche smesso di credere nel futuro e arranca giorno dopo giorno attaccandosi all’ultimo annuncio di cambiamento che naturalmente non si verifica.

 

Cala il sipario? Il cinema e lo stato di agitazione permanente contro i tagli

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Era il 5 maggio quando il neo premier Letta aveva fatto la sua apparizione a Che tempo che fa e, dopo aver toccato vari temi, aveva dichiarato “mi prendo l’impegno: io mi dimetto se facciamo altri tagli alla scuola, alla ricerca e alla cultura”. Forse la scarsa memoria italiana, forse il clima estivo che fa pensare ad altro, forse ancora lo spauracchio Iva e Imu, fatto sta che la parola non è stata mantenuta e sembra nessuno ne sia rimasto colpito. Almeno questa era l’impressione che si aveva fino ad oggi. Ma nelle ultime ore il clima si è fatto rovente: a Cinè – Le giornate professionali di cinema, in corso a Riccione, le associazioni del settore cinematografico, tra cui Anica, Agis, Anec, Anem, Apt e Centoautori, hanno annunciato lo stato di agitazione permanente contro i tagli al tax credit. A infiammare ulteriormente gli animi è intervenuto Veronesi che ha proposto di bloccare tutto “con uno sciopero a oltranza, devono capire che la nostra risposta sarà dura. Si può fare creando una cassa comune in cui i più ricchi mettono dei soldi, e chi perde il lavoro può attingere là, per sei/sette mesi, un anno, quanto serve. Per bloccare una cosa del genere basta fermarsi”. Il regista ha poi aggiunto: “Qui non si parla di artisti che vogliono fare i film, ma delle migliaia di precari, di lavoratori del mondo del cinema. Quello dei tagli è un passo veramente sbagliato di un governo nuovo che sta mettendo il piede in una fossa. Io non sono per chiedere incontri o mediare. Loro non ci sono venuti incontro mai, ci hanno sempre detto di sì come ai cretini, ora la reazione dev’essere forte, solo così se ne accorgeranno”. Ma le associazioni di settore non lo seguono su tutta la linea, essendo ancora aperte al dialogo pur tenendo pronto un calendario d’iniziative bellicose come il presidio nelle sedi del Ministero della cultura e la possibilità, che qualcuno accarezza, di non mandare i film italiani ai grandi festival autunnali di Venezia e Roma. Tutto questo per riportare il tax credit, dimezzato dal governo nel 2014, almeno ai 90 milioni di euro iniziali per poi riuscire a stabilizzarlo nel tempo. Anche il presidente dell’Anica Riccardo Tozzi è intervenuto al riguardo: “Tutto il cinema è unito nella battaglia per il tax credit, dagli autori alle film Commission e se non otterremo quello che chiediamo prenderemo tutte le iniziative per bloccare il cinema italiano. Ci troviamo di nuovo nella situazione di lottare contro i tagli, e stavolta è particolarmente sbalorditivo, visto che c’è un presidente del Consiglio che si era impegnato a dimettersi se ci fossero stati tagli alla cultura. Eppure questo è il più drammatico taglio al nostro settore degli ultimi anni”. Ma trova anche una giustificazione per questo atteggiamento, dichiarandosi convinto che “Letta sia in buona fede, c’è stato un malinteso. Al governo non hanno capito che questa decisione rischia di avere effetti micidiali, così rischia di essere falcidiato soprattutto il nostro cinema d’autore, resterebbero solo opere prime e commedie blockbuster”. Stando a Tozzi, quindi, il governo non si sarebbe reso conto che l’introduzione del tax credit rappresentava la soluzione contro la riduzione costante del Fondo Unico per lo spettacolo, che oggi, aggiunge  il presidente dall’Anec Lionello Cerri, “è di 478 milioni di euro complessivi, di cui solo 71 milioni per cinema, nei quali sono inclusi anche i 30 che vanno al Festival di Venezia a Cinecittà luce e alla Scuola nazionale di Cinema. Il cinema non pubblico lavora su 40 milioni di euro, di cui 20 per la produzione cinematografica”. Ma nella discussione è intervenuto anche il cugino del premier, l’ad di Medusa Giampaolo Letta: “Non vi farò fare il titolo Letta contro Letta le premesse per un ascolto da parte del governo sono delle migliori, ma a maggior ragione dobbiamo far sentire la nostra voce. Iniziative, come quelle fatte nel 2010 al festival di Roma erano state efficaci. I soldi ci sono o c’erano, basta poco”.

Uno sguardo a… Filetto di maiale all’alloro.

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La ricetta puoi trovarla QUI!

Penelope Cruz sul set di… Nine di Rob Marshall

Penelope Cruz sul set di… Non ti muovere di Sergio Castellitto

Penelope Cruz sul set di… Tutto su mia madre di Pedro Almodovar

Gente di Alcobendas… Penelope Cruz

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Uno sguardo ad Alcobendas… il centro dell’arte

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Uno sguardo ad Alcobendas… il teatro.

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Uno sguardo ad… ALCOBENDAS, Madrid, Spagna.

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Uno sguardo al… Caviar d’Aubergine

La ricetta puoi trovarla QUI!

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Michel Piccoli sul set di… Habemus Papam di Nanni Moretti

Michel Piccoli sul set di… Compartiment tueurs di Costa-Gavras

Michel Piccoli sul set di… La mort en ce jardin di Luis Buñuel

Gente di St. Germain… Michel Piccoli

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Uno sguardo a St. Germain… una strada.

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Uno sguardo a St. Germain… i fiori

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Uno sguardo a… ST. GERMAIN, Paris

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Uno sguardo… i crauti!

La ricetta puoi trovarla QUI!

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Monica Vitti sul set di… L’Eclissi di Michelangelo Antonioni –

Monica Vitti sul set di… La Notte di Michelangelo Antonioni

Monica Vitti sul set di… L’avventura di Michelangelo Antonioni

Gente di Roma… Monica Vitti!

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Uno sguardo all’Eur… il palazzo dei Congressi

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Uno sguardo all’Eur… il palazzo dell’INA

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Uno sguardo all’… EUR, Roma!

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L’apocalisse dei musei italiani, quando impareremo a far soldi con l’arte?

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L’Italia, il paese dell’archeologia e dei musei, ha un bilancio disastroso per quel che riguarda i luoghi deputati all’arte e alla cultura. Tutte le biglietterie statali italiane messe insieme hanno fatto introiti nel 2012 solo per un centinaio di milioni. I nostri musei guadagnano il 25% in meno del Louvre da solo. Come possiamo permetterci il lusso in tempo di crisi di non pubblicizzare e di non far pagare la nostra arte? Lo stato chiede più tasse ai cittadini quando basterebbe saper fare il merchandising nei musei. La mente ottusa di troppi direttori di museo, spesso provenienti da studi ancestrali e completamente a digiuno di economia, non sa far decollare la ricchezza italiana. Chi l’ha detto che non dobbiamo far soldi con statue, dipinti, ville? Possiamo tutelare meglio le nostre opere d’arte solo se facciamo adeguatamente pagare ciò che possediamo. Il nostro patrimonio è unico e ci permettiamo il lusso di mandarlo in rovina per mancanza di fondi e per incapacità di gestione? Perchè siamo incapaci di offrire all’interno dei nostri musei una serie di servizi che normalmente si trovano nel resto del mondo? Perchè solo rari casi le caffetterie o i ristoranti all’interno dei luoghi deputati alla cultura? Perchè anche l’ultima università americana riesce a vendere magliette e cappellini e noi non riusciamo a sponsorizzare nel giusto modo i nostri beni artistici? I nostri amministratori non sono solo corrotti, ma anche incompetenti!

Cultura e scuola… L’Italia fanalino di coda!

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Che la cultura in Italia non avesse più rilievo era chiaro. Tagli ai finanziamenti per il cinema, per l’editoria, teatri che calano il sipario e sale cinematografiche che chiudono. L’Italia strozzata dalla crisi che è miope alla cultura… eppure potrebbe essere un business. Non a caso si chiama industria cinematografica, non a caso per anni il cinema ha mantenuto famiglie e famiglie di addetti ai lavori… non stiamo parlando di attori o registi o produttori, ma stiamo parlando dell’indotto che un prodotto cinematografico crea. Dalla manovalanza per il set all’industria del catering, dai montatori alla cartellonistica, dalle sarte ai parrucchieri, dai compositori agli studi di doppiaggio… il business ci sarebbe e chi lamenta le sale cinematografiche vuote vuol dire che non ha la capacità di guardare avanti. Se la sala langue occorrerebbe una riconversione… non solo sala cinematografica ma spazio dove creare un evento tra cui il cinema. In America stanno nascendo le sale cinematografiche in piscina, i cinema nei musei ormai sono la norma, così come nelle esposizioni raramente manca l’evento multimediale. Luoghi che siano flessibili ad accogliere l’arte in ogni sua forma, che non siano fossilizzati nei grandi blockbuster sempre più dedicati agli adolescenti, ma diventino un luogo di incontro per condividere un film o un’installazione. Un’esperienza non visibile attraverso un prodotto piratato in internet… la pirateria andrebbe combattuta con le idee e con le proposte non con leggi sterili e divieti astratti che di fatto non debellano la violazione  dei diritti d’autore. Si dovrebbe pensare a una fruizione del prodotto cinematografico come materiale che possa viaggiare su diversi supporti, che possa essere assaporato in diversi luoghi con finalità diverse… non si può far morire il sogno, la fantasia, le idee…

Ma se la cultura langue, la scuola affonda. Anche qui l’Italia si pone al penultimo posto seguita solo dalla Grecia. Insomma i luoghi con maggiore ricchezza archeologica e maggiore storia artistica sono stritolati dall’austerity e dal malgoverno che ha portato a un impoverimento con delle politiche disattente verso l’istruzione.  La spesa pubblica italiana si aggira intorno all’8,5 rispetto al 10% della media europea.

 

Uno sguardo al… cavolo ripieno!

La ricetta puoi trovarla QUI!

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