Uno sguardo al Giappone: Kuroi kawa di Kobayashi

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Film del 1957 ma che ancora oggi mantiene inalterato il suo fascino. Girato con mano felice da Masaki Kobayashi, lo stesso autore che firmerà poi nel 1967 l’ultimo samurai, racconta la storia di Nishida, uno studente di ingegneria che affitta una stanza in uno stabile abitato da prostitute, alcolizzati e disoccupati. Nel palazzo nessuno paga l’affitto e ben presto la proprietaria, un’avida cinquantenne, si affida a un delinquente, Jo, per far sgomberare l’immobile. Jo è anche il fidanzato della cameriera che pulisce le stanze. Lei si innamora del giovane studente e in un finale a sorpresa riuscirà a uccidere il suo fidanzato per essere libera di amare Nishida.

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Un film che esce prima di quello che viene considerato il gran capolavoro di Kobayashi, “La trilogia sulla condizione umana”. Un film personale, intimo e che si avvale di una fotografia eccellente. Un film da riscoprire!

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Uno sguardo al Giappone: Forbidden Colours di Yukio Mishima!

Un romanzo di Yukio Mishima sull’omosessualità, sul narcisismo, sulla misogenia, sul contrasto giovinezza/vecchiaia e sullo scontro tra la vita e la morte.

La storia, sicuramente autobiografica, racconta un matrimonio di convenienza tra un giovane gay e una donna. Il protagonista è Yuichi, un bellissimo ragazzo, adorato sia dalle donne che dagli uomini. Lui, così consapevole della sua bellezza, è interessato solo a far del male a chi lo ama, anche alla sua giovane moglie che tradisce costantemente.

Della bellezza del giovane Yuichi approfitta anche il  vecchio Shunshuke, scrittore e maestro del giovane che vuole vendicarsi con tutte le donne che lo hanno sempre respinto a causa della sua bruttezza.

Per gran parte del romanzo il protagonista è glaciale e superficiale, interessato solo a rapporti con bellissimi giovani capaci di appagare il suo edonismo e la sua voglia di superiorità. Verso la fine anche Yuichi dovrà far i conti con l’amore.

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Uno sguardo al Giappone: Sushi!

Domani nella rubrica di cucina andrà in scena il SUSHI!

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Uno sguardo al Giappone: biografia di un suicida, Yukio Mishima

Nasce nel 1925 e  subito la nonna prende il ruolo della madre e lo avvicina alla letteratura classica e al teatro  Nō e Kabuki. Il ruolo ossessivo della nonna verso il nipote divenne il tema principale del suo romanzo Confessions of a Mask. Nel 1931 viene mandato in una delle migliori scuole di Kyoto, dove inutilmente cercarono di avviarlo alla carriera militare, ma Yukio, invece,  si iscrisse al gruppo letterario e in breve  le sue poesie furono pubblicate sulla rivista della scuola.

o-matic3Il suo primo romanzo importante è The Forest in Full Bloom. Qui si sente la lezione classica di quella letteratura romantica giapponese caratterizzata dall’amore spirituale come forza che permette all’individuo di essere libero e il distacco dalla società per coltivare i propri interessi.

Scrittore controverso sia per la sua latente ( o forse non tanto latente) omosessualità che per le sue idee da molti etichettate come fanatismi di destra, è oggi ritenuto uno dei più grandi scrittori a livello internazionale. Un uomo capace di mettersi a capo di un suo personale esercito, 100 giovani selezionati dallo stesso Yukio.

Una personalità sicuramente poliedrica e contraddittoria che lo porterà nel 1948 a entrare a far parte della rivista letteraria Kindai Bungaku legata ad ambienti di sinistra. Lui, patriota e uomo di destra, probabilmente voleva solo entrare in contatto con uomini di cultura. Nei suoi romanzi, infatti, si astenne sempre dal giudicare le fasi politiche del suo paese e a prendere posizione.

L’arte e la passione per i libri. Quel premio Nobel che sfugge dalle mani di Yukio Mishima per andare al suo maestro Kawabata.

Mishima e l’amore. Costretto a sposarsi a 32 anni con una donna per mettere a tacere le accuse di omosessualità e o-matic2tranquillizzare la sua famiglia. Una moglie trovata attraverso gli omiai, incontri per matrimoni combinati, e messa subito in ombra con una serie di rigide regole. Quasi una schiava più che una consorte.

Il suo esibizionismo legato all’egocentrismo che per tutta la vita lo portò ad essere al centro dell’attenzione nel bene e nel male.

I viaggi. Definì New York “Tokio tra 500 anni” e si innamorò invece della Grecia. La culla del classicismo vista con gli occhi romantici di un giapponese che era stato seduto nel salotto dei baroni Rotschild a Parigi e aveva partecipato alle conferenze della Michigan University.

LA MORTE. Il vero tema di Mishima che attraversa tutta la sua letteratura e che lo porterà allo show del suo suicidio nel 1970 dopo aver catturato un generale dell’esercito.

Eccessi, egocentrismi e altissima letteratura in una figura da scoprire e rileggere con gli occhi del 21° secolo.

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Uno sguardo al… GIAPPONE!

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